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Dragons´ Lair

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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte

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Scarlett Bloomblight

Nel bosco con Tanaka

Si è svegliato!

Lo guardo stando ancora stesa a terra. C@zzo... e ora che gli dico?? Mi tiro su sui gomiti e cerco di cancellare la stanchezza e il dolore dalla mia espressione per assumerne una calda e preoccupata, in modo che sia più incline ad ascoltarmi.

Poi il mio istinto fa capolino, e la "strada" di parole si palesa davanti a me, le frasi giuste affinché si tranquillizzi un attimo e decida di seguirmi a casa mia; quando sarà al caldo, pulito e più tranquillo forse sarà pronto a sentire la storia completa.

"Senti... non lo so bene neanche io..." Che non è proprio una bugia. "Sì, ci siamo beccati nel bosco ed eri con Cory, ci siamo allontanati e poi abbiamo scopato." Non fare storie, ti prego. "Poi è tutto abbastanza confuso... credo che siamo svenuti, forse ci siamo andati troppo forte..." Arrossisco e distolgo lo sguardo, in modo da riaprire quel tipo di connessione con lui. "Quando mi sono svegliata non c'eri: ho provato a chiamarti e guardato in giro ma niente, poi è arrivato Nathan; era conciato male, i tuoi amici ci sono andati giù pesanti prima di lasciarlo andare. Non potevo lasciargli credere che eravamo d'accordo, quindi l'ho seguito e siamo tornati a casa; ho continuato a chiamarti ma non rispondevi, ho pensato che te ne fossi andato e che fossi andato a letto." Torno a guardarlo preoccupata. "Quando mi sono svegliata stamattina e di nuovo non rispondevi mi sono preoccupata e sono tornata nel bosco a cercarti; certo non mi sarei mai aspettata di trovarti mezzo nudo, sporco e infradiciato..." Mi lascio scappare una risatina, cercando di sdrammatizzare la situazione e per far scendere la sua tensione.

A questo punto mi alzo in piedi, mi tolgo il giubbotto e glielo porgo. "Non sarà della tua taglia, ma almeno puoi coprirti un po'." Gli sorrido. "Senti... mia mamma è via per lavoro qualche giorno, andiamo da me a darci una ripulita e proviamo a rimettere insieme i pezzi al caldo? Che ne dici Tanaka?"

@Loki86 offgame

È stato abbastanza complicato fare questo post: spiegargli il giusto per farlo abboccare ma senza spaccargli la testa col sovrannaturale 🤣

Se avessi un FILO su di lui lo spenderei per tentarlo a fare ciò che voglio (seguirmi), ma purtroppo non ce l'ho quindi rip.

Se reputi che ci sia da fare un tiro di Eccitare dimmelo che lo faccio.

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Immagini pubblicate

Orion Kykero

Con Alice

Odio educazione fisica, la odio e la odierò sempre, ma oggi è quasi tollerabile. Quasi. Solo perché mi distrae da quello che mi verrà dopo, sicuramente peggio di cento giri di corsa. Almeno essere troppo stanco per pensare a volte ha i suoi vantaggi.

Ma ci sono modi decisamente più piacevoli di distrarsi. Ad esempio parlare con un' amica. Saluto Alice con un cenno della mano, avvicinandomi a lei. So che non mi ha ancora del tutto perdonato per quello che è successo con Nathan, ma almeno sembra essere sulla buona strada per farlo. E questo è un bene, perché dopo oggi pomeriggio mi servirà tutto l' aiuto possibile.

Con Marcus è andata una meraviglia. Credo di averlo impressionato sai? Gli ho tenuto testa per una volta e lui si è rivolto a me con i pronomi giusti. A volte con i bulli bisogna mostrarsi tosti. Pure se si rischia. Le dico, il riferimento anche a Nathan particolarmente ovvio. Nel mio caso il rischio ha ripagato. Chissà nel caso di Nathan. Sicuramente gli è andata peggio che a me, ma forse è la volta buona che il coach mette in panchina quel gorilla una volta per tutte. Magari ne può ancora uscire qualcosa di buono in tutta questa storia.

Modificato da Theraimbownerd

Ana Rivero

A casa di Gustav

Quello che Gustav mi dice mi sconvolge molto meno di quanto pensassi. Non urlo. Non lo scuoto più. Per un attimo non faccio niente, accovacciata davanti a lui, con le ginocchia che quasi toccano il pavimento. L’odio mi sale comunque. È un uomo piccolo, fragile. Uno che ha barattato la propria dignità per “diventare qualcuno”.

Eppure. Eppure lo capisco. Perché se c’è una cosa che so, è che anch’io darei qualsiasi cosa per essere umana. Qualsiasi cosa. Anche l’anima, se ne avessi una. Lui non ha dovuto dare la sua. Ha creato me. Una non-anima.

Stringo le dita fino a farmi male, sento la crepa tirare sotto la pelle. "Quindi è così…" mormoro piano. "In cambio ha voluto… me."

Lo guardo dall’alto in basso, inginocchiato com’è, piangente, svuotato. Un tempo avrei voluto vederlo così. Ora no. Ora mi fa quasi male.

"Lilith." Mi avvicino ancora un poco. Non lo tocco. "Rispondimi, Gustav. Una cosa mi interessa."

Lo fisso negli occhi, senza lasciargli via di fuga. "Mio padre… Rivero…" Deglutisco. "Sa chi è Lilith?"

  • Autore

@TheBaddus

Scarlett Bloomblight - a casa con Tanaka

Tanaka ti ascolta in silenzio. L’espressione confusa che già gli aleggiava sul volto si fa più evidente, più profonda. Sembra sul punto di dire qualcosa, le labbra si muovono appena… poi si ferma.

Si rimette in piedi con fatica. Per un istante resta immobile, combattendo contro un improvviso capogiro. Quando sembra riprendersi, afferra il tuo giaccone e se lo stringe addosso come può.

«Grazie…»
È una parola semplice, detta con un tono che non sei abituata a sentire nella voce di Tanaka. Resta in silenzio ancora un momento, come se stesse cercando di mettere ordine nei pensieri. Poi annuisce piano.
«Sì… forse è meglio fare come dici. Tanto dubito che mio padre si sia accorto della mia assenza…»
Nell’ultima frase cogli una nota di rabbia trattenuta, un risentimento che non prova nemmeno a mascherare.

Vi incamminate di nuovo verso l’uscita del bosco. Ogni tanto ti volti indietro, quasi aspettandoti di vedere riapparire la creatura dal teschio di cervo. Ma non succede nulla.

Alla fine lasciate gli alberi alle spalle e raggiungete Liliac Hallow. Il bosco resta lì, immobile, come se non fosse mai esistito.
Ora che la tensione si è sciolta e la fatica si è attenuata, ti senti sorprendentemente bene. Le mani ti fanno un po’ male per lo sfregamento della corda, ma l’energia è tornata a scorrere. Ti senti potente. Forte. Quasi come nel sogno della notte precedente.

Qualcosa di quella strana euforia, estranea e pungente, non se n’è andata del tutto. È rimasta dentro di te come una scia sbiadita… ma la senti ancora.

Arrivati a casa tua, fai entrare Tanaka e chiudi la porta alle tue spalle. È infreddolito, tremante, ma finalmente siete al sicuro. Il calore della tua stanza vi avvolge entrambi, morbido e accogliente.

@SNESferatu

Ana Rivero - uscendo da casa di Gustav

Gustav alza di nuovo lo sguardo su di te. Sostenere il tuo è per lui uno sforzo enorme. Nei suoi occhi leggi vergogna, senso di colpa, il bisogno disperato di un perdono che, forse, sa di non meritare. La testa gli si muove appena, incerta, da una parte all’altra. «Tuo padre? No… io… non credo...» risponde infine. «Non ha mai pronunciato il nome di Lilith. È venuto da me perché aveva sentito parlare delle mie capacità…» Si interrompe, il respiro spezzato. Poi ripete, più piano: «No. Non credo che sappia chi sia Lilith.»

Suona più come un’ipotesi che come una certezza. Ma, per ora, è tutto quello che ti può offrire.

Ti rimetti in piedi e ti volti... Senza parole.. confusa... Non sai più nemmeno tu quali siano le emozioni che ti attraversano in questo momento... Prima era la rabbia... Un'emozione che ben conosci e che sai gestire... Ma ora? Quali emozioni ti stanno pervadendo, Ana? Come le chiamerebbero i normali esseri umani con un'anima?

Ti avvii verso l’uscita senza dire altro. Gustav non ti ferma. Anche se non lo guardi, lo immagini lì, accovacciato sul pavimento. Tremante. Piccolo. Insignificante. Forse ti sta osservando andare via. Forse non ha nemmeno il coraggio di alzare gli occhi e sta fissando il pavimento. Esci da quella casa con più domande di quante ne avessi entrando, la mente più confusa che mai.

Cammini senza una meta precisa, cercando di rimettere ordine nei pensieri. Il tempo scorre senza che tu te ne accorga. A un certo punto ti sembra di aver intravisto Scarlett, che camminava in fretta accanto a qualcuno… un ragazzo avvolto in un giubbotto troppo piccolo per lui. Ma non ne sei certa. Eri troppo assorta per esserne sicura.

Quasi senza rendertene conto, porti la mano al telefono. Forse per controllare l’ora. Ci sono due notifiche. Due. Più del normale. La sorpresa è sufficiente a riportarti almeno in parte al presente.

La prima è di Max: “Ehi Ana, tutto bene sorella? Non dirmi che sei tornata nel bosco senza il resto della truppa!!”

La seconda ti fa sussultare. È di Eliza. “Come stai?” Un messaggio semplice, diretto, di circa un’ora prima.
Subito sotto, un altro, più recente: “Ana, ci sei? Il coach Moss mi ha appena detto che alla fine delle lezioni vuole parlarmi nel suo ufficio… Non prevedo nulla di buono.”

@Ghal Maraz

Nathan Clark - in infermeria... di nuovo...

Quando entri in infermeria, la Morris alza lo sguardo dalle cartelle che stava sistemando.
Per un istante resta immobile. «Clark?»
La sorpresa le passa sul volto in modo fin troppo evidente. Non serve che dica altro: nei suoi occhi leggi chiaramente la domanda che non fa. Com’è possibile che tu sia di nuovo qui?

Dopo una tua rapida spiegazione del perché sei lì, sospira piano e ti fa cenno di avvicinarti al lettino. «Va bene. Togliti la maglietta.»

L’aria della stanza è più fredda di quanto ricordassi. Quando la stoffa scivola via, la Morris si avvicina e il suo sguardo indugia sui lividi che ti segnano il torso. Grossi, scuri, irregolari.

Non dice nulla. Allunga una mano e inizia a visitarti con movimenti esperti, ma attenti. Quando esercita pressione in certi punti, il dolore si riaccende, improvviso e tagliente. Ti sfugge un respiro più forte, difficile da trattenere. La Morris si ferma. Il suo volto si è fatto serio, le sopracciglia leggermente corrugate.

«Fa male qui?» chiede, anche se conosce già la risposta. Poi scuote appena la testa, come infastidita da ciò che sta vedendo. «Nathan…» Alza finalmente lo sguardo su di te. «Chi è stato a ridurti così?»
La voce è bassa, controllata, ma carica di preoccupazione. Subito dopo aggiunge, senza lasciarti il tempo di prepararti una scusa: «E non provare a dirmi che sei caduto per caso o cose del genere. So riconoscere i segni di percossa.»

Il silenzio che segue pesa più delle sue mani sui lividi. Sembra aspettare una risposta, ma anche temerla.

@Ghal Maraz @Voignar @Theraimbownerd

Nathan, Orion e Darius - Lezioni della mattina

Il resto della mattinata scivola via senza scosse particolari, come se la scuola stesse cercando di tornare a una normalità che nessuno sente davvero sua.

La professoressa Lane riprende alcuni degli argomenti affrontati lunedì, li riannoda con voce piena di passione e poi prosegue con il programma. Tra i banchi c’è chi segue con attenzione, chi prende appunti per inerzia e chi approfitta dell’ora per riprendersi dalla fatica di educazione fisica, lasciando vagare lo sguardo fuori dalla finestra o fissando il quadrante dell’orologio.

La lezione di francese non va diversamente. Parole che scorrono, verbi coniugati senza entusiasmo, una noia tranquilla che riempie l’aula senza lasciare traccia. Nessun momento davvero degno di nota. Nessun incidente. Nessuna rivelazione.

Quando finalmente suona la campanella ed è ormai quasi mezzogiorno, la classe si rianima quel tanto che basta. Le sedie strisciano sul pavimento, gli zaini vengono chiusi in fretta, piccoli gruppi si formano quasi per abitudine.

Il gruppo si divide.
Orion, Tyler, Alice, Ben, Mei-Lin, Emily e Harper si avviano verso l’aula di giornalismo.
Darius, Nathan, Max, Eliza, Noah e Sasha prendono invece la direzione dell’aula studio, pronti a consumare l’ora buca tra libri aperti a metà e pensieri che faticano a restare al loro posto.

@Theraimbownerd

Orion Kykero - Lezione di giornalismo

L’aula di giornalismo ha sempre avuto un’aria diversa dalle altre. Più piccola, più vissuta. Le pareti sono coperte di vecchi numeri del giornalino scolastico, ritagli di articoli, fotografie di eventi che nessuno ricorda più davvero. L’odore è un miscuglio di carta, pennarelli secchi e caffè. Prendi posto insieme agli altri. Il brusio è basso, quasi rispettoso. Qui dentro nessuno urla mai davvero.

Julian Crane entra senza cerimonie, come fa sempre. Giacca di pelle consumata, capelli raccolti in una coda disordinata, il solito pizzetto. Appoggia la borsa sulla cattedra e si guarda intorno, contando le presenze con un colpo d’occhio rapido.

«Allora...» dice, battendo una volta le mani. «Oggi niente impaginazione e niente titoli a effetto. Oggi parliamo di una cosa molto più semplice.»
Fa una breve pausa. «Come si trovano le informazioni per scrivere un buon articolo.»

Qualcuno si raddrizza sulla sedia. Crane si siede sul bordo della cattedra invece di restare in piedi.
«Perché scrivere è facile. Copiare è ancora più facile. Ma capire cosa chiedere, a chi e perché…» scuote appena la testa. «Quella è la parte che separa un pezzo inutile da qualcosa che vale la pena leggere.»

Prende un pennarello e scrive sulla lavagna, senza aggiungere altro:

CHI
COME
PERCHÉ

«Se sapete rispondere a queste tre domande...» continua, «...avete già metà articolo.»
Si volta verso di voi. «L’altra metà è scoprire cosa non vi viene detto. Chi evita di rispondere. Chi cambia versione. Chi vi parla solo quando è sicuro di controllare la storia.»

Il suo sguardo scivola sui banchi.

«Le fonti non sono mai neutre...» aggiunge. «E spesso quelle più utili sono quelle che non si considerano tali.»

Si alza, lasciando il pennarello sulla cattedra.
«Il vostro lavoro non è fare accuse. È fare domande abbastanza giuste da costringere la realtà a mostrarsi per quella che è.»

Lascia che nell'aula cali il silenzio e vi osserva, come per aspettare di vedere se qualcuno di voi ha qualche domanda.

Ana Rivero

Fuori da casa di Gustav

Sono soddisfatta. In parte mi sento più leggera. So qualcosa in più che prima non sapevo, che a Darius potrebbe interessare. Darius. Ormai davvero si merita di sapere di più, magari è anche in grado di aggiustarmi la spalla. Forse sono stata troppo dura con lui ieri, ma mi ha preso di sprovvista, e mi ha colpito nell'unica cosa che mi appartiene, e pure poco. Il mio corpo.

Lascio Gustav alle mie spalle. "Ci rivedremo, lo sai, no?". Non aspetto risposta. Non guardo indietro. Ho altri pensieri, troppi che si accavallano per avere la mente coerente.

Quasi mi perdo, fino a quando non vedo una scena che posso solo descrivere come "strana". Scarlett, accanto a un ragazzo. Scarlett sta ricicciando troppo spesso ultimamente. Almeno non sembra essere in fiamme come prima. Oh, bè. Non sono affari miei. Chissà che giri strani ha, sta sempre con gente poco raccomandabile. E se sono io a dirlo, è davvero poco raccomandabile. Mica mi è piaciuto come ha parlato lunedì. Lunedì... sembra mesi fa.

L'attenzione passa al telefono, improvvisamente. Non è frequente per me ricevere messaggi, non credo di avere il numero di... bo, quasi nessuno. Max, ed Eliza. Ok, la mia cricca. Non dovevo aspettarmi niente di diverso. Rispondo al volo a Max. "No bosco. Mi faceva male la spalla, tutto ok". Tecnicamente, non una balla. E non posso metterlo in mezzo con tutta la faccenda della setta, che in effetti esiste. Quel nanerottolo dell'amico suo aveva ragione.

Ma è quanto leggo da Eliza che non mi piace. Quel vecchio porco del prof, non la posso lasciare da sola. Sicuramente ci avrà scoperte, me lo sento. Strano che non abbia provato a convocare me. Se l'ha convocata da sola, non ha troppe prove, o sarebbe andato in presidenza. Oppure, vuole farsi giustizia da solo. Quel porco. E se non ci ha scoperte, vuol dire che ha Eliza come nuovo bersaglio. E fa pure parte della setta! Non ce la faccio, ci sono troppi pezzi in questo puzzle. Le scrivo al volo. "Sto meglio, corro a scuola. Dobbiamo preparare un piano di attacco."

Mentre mi dirigo a passo spedito verso il liceo, scrivo anche un messaggio a mio padre. Sì, è poco in character per me, in genere i nostri messaggi si limitano a "Dove sei" e io che non rispondo, o "ok" e altre variazioni a domande che necessitano di risposte più lunghe. "Cosa mangiamo oggi a cena? Andiamo fuori? Olive Garden?". Non lo so, ogni tanto devo dargli un contentino, e oggi mi sembra il giorno giusto.

Scarlett Bloomblight

Con Tanaka, nel bosco e a casa

Sentire quel tono da parte di Tanaka mi sconvolge un attimo, non ha mai abbassato quel velo di arroganza che tiene sempre. Ma poi all'improvviso, come un attacco arrivato da un punto cieco, nomina il padre. E percepisco la rabbia.

Sono fin troppo affine a questo tipo di sentimento, non c'è bisogno di dire o fare altro; il filo dorato attorno al mio polso sembra molto più vivido in questo momento.

Non infierisco né indago, anche perché a ruoli invertiti io non vorrei mai che qualcuno mi venga a chiedere cose su Zarneth.

Semplicemente mi avvio assieme a lui per uscire dal bosco, cercando di ritrovare e ripercorrere la strada dalla quale sono arrivata; sempre all'erta nel caso quella cosa con il teschio di cervo decida di tornare, anche se preferirei evitare un ulteriore scontro: non avrei la minima idea di come potremmo uscirne vivi stavolta.

Una volta fuori dal bosco tutte le mie energie della prima mattina tornano, e benché abbia le mani un po' sporche di sangue secco non mi fanno più male, come ogni altra parte del mio corpo. Da quello che sapevo il post botta della coca era diverso, sembra quasi che mi sia tornata su...

Cerco di dare poco peso ai miei viaggi mentali e concentrarmi sul presente concreto: ovvero arrivare a casa prima che qualcuno ci veda conciati così, non sarebbe la situazione migliore del mondo.

Una volta entrati lo guido verso la mia stanza. "Vieni pure, la mia camera è di sopra." Sono consapevole che si potrebbe percepire un doppio senso così come quando lo ho invitato mentre eravamo nel bosco, ma non credo che sia abbastanza lucido o in forze per pensarci. "Il bagno è qui." Dico aprendogli la porta. "Butta pure tutto per terra e infilati in doccia." Lo guardo controllando che non scivoli a terra e poi mi spoglio anche io, seguendolo.

Lascio che l'acqua calda distenda i muscoli di entrambi e che lo aiuti a togliergli il freddo dalle ossa, probabilmente era carico; poi lo aiuto a lavarsi, controllando nel frattempo che non sia ferito da nessuna parte. Nei miei gesti non c'è nulla di erotico, solo cura e dolcezza.

Inizialmente mi sembra strano che mi venga da comportarmi così, quasi da mamma (parola non a caso), ma poi mi rendo conto che non c'è nulla di diverso dai gioielli di cui mi prendo cura: lui fa parte del mio tesoro e allo stesso modo in cui pulisco e lucido quelli anche lui è da tenere in buone condizioni.

Quando siamo asciutti gli porgo una maglia, una felpa e un paio di pantaloni, tutti quanti baggy. Non saranno proprio della sua taglia, ma essendo molto larghi magari a lui vanno giusti; tralasciando pure che non ho mutande da uomo.

"Come ti senti?" Gli chiedo infine, rendendomi conto che non ha detto una parola per tutto questo tempo.

@Loki86 offgame

All'inizio pensavo di portarla un po' più avanti, però volevo vedere più che altro come risponde a questa Scarlett "diversa", oltre al fatto se gli torna in mente qualcosa.

Nathan Clark

In infermeria (nuovo posto preferito di Nat, ormai)

Guardo l'infermiera per qualche istante. E mi rendo conto che ľho vista più volte in questi tre giorni, che nel resto del liceo.

"Lei... lo sa già, chi è stato. No?", é una domanda retorica, forse senza senso, ma che mi permette di raccogliere i miei pensieri ancora per un attimo.

"Non ľho detto al coach. Forse sarebbe stato anche inutile, viste le sue... predisposizioni. È stato Cory, ovviamente. Cory Edwards con il suo branco. Ieri pomeriggio, nel bosco", alla fine cedo alla pressione della verità (e di quello sguardo, tra il preoccupato e il severo).

E quindi, poi, racconto anche il resto. Lascio fuori Scarlett, per adesso; voglio prima capire cosa vuole fare.

"E no. Non so ancora come comportarmi: finora, non avevo fatto i nomi con nessuno. Ma ormai tutta la scuola ha già capito comunque".

Mi rendo conto di non avere nemmeno tanta fretta di andarmene da qui.

Evitare educazione fisica è già una vittoria. Poi, con tutto che non sono un idiota che si fa ridicole illusioni, devo ammettere comunque che la Morris mi fa bene all'umore.

Intermezzo (uscito dalla infermeria)

Approfitto del libero vagare nel corridoio vuoto, prima che esploda il trillo della campanella, per recuperare il mio cellulare dell'armadietto e rispondere a Kathlyn: "Volentieri. Anche prima, se riesci. Io alla quinta ora non ho lezione".

@Voignar @Theraimbownerd

Lezioni

'Per fortuna che in questa scuola esiste la Lane. Dovrebbero fare un orario con venti ore settimanali di Letteratura Inglese', mi trovo a pensare, mentre raccatto i libri e mi accingo a spostarmi verso la classe della Dupont.

Niente. Non ci posso fare niente. È più forte di me... E dovrei pure risponderle riguardo alla questione della scrittura... se avessi deciso qualcosa!

Comunque, prima di entrare in aula studio, controllo il cellulare. Potrebbero esserci sorprese. E non necessariamente positive: chissà quando deciderà di rifarsi vivo, il gorillone picchiatore?

Darius

Mattinata

Archiviata la questione dell'infermeria, decidendo che chi pesta e da chi si fa pestare Nathan non è esattamente in cima alle mie priorità, decido di evitare di ripetere l'esperienza con Ana

Rivelarmi, parlarne apertamente e roba del genere non sembrano funzionare bene, quindi è ora di tornare ai vecchi e cari metodi del sotterfugio e della segretezza, che funzionano malissimo, ma pare diano più risultati del confronto diretto

Tuttavia, all'ora buca, la prima cosa che faccio è spingere un momento sulle uniche due piste "esposte" che mi ritrovo; cellulare alla mano, mando un messaggio ad Ana, sperando che lo legga e risponda in giornata

@SNESferatu Ehi, come va? Ancora gli effetti collaterali di ieri?

Mando anche un messaggio a Scarlet, anche se dubito fortemente che mi risponderà; è troppo elusiva, troppo fissata sul fare le cose da sola, e pure se cercassi di tenderle una mano probabilmente mi allontanerebbe senza nemmeno prendere la cosa in considerazione; l'unico piano è continuare ad offrirmi di aiutarla, sperando che prima o poi raccolga l'aiuto

@TheBaddus Ciao Draghessa, come te la passi? Non ti sei alzata dalle monete stamattina?

Ultimo, ma non ultimo, mi serve un modo per uscire da scuola almeno per quest'ora. Ed è rischioso, ma mentre ci spostiamo nel corridoio, mi avvicino a Sasha, abbassando la voce perché solo lei mi senta

Scusa Sasha, so che è una cosa strana, ma... mi serve una mano per uscire di nascosto; per favore, non fare domande, sarò qui per la prossima ora, non è niente di illegale o pericoloso, ma è troppo lungo da spiegare adesso

Orion Kykero

Lezione di Giornalismo

Mi congedo da Alice e mi avvio a fare le lezioni. Oggi è una giornata lenta, quasi come se la scuola non volesse darmi altre preoccupazioni, come se riconoscesse che queste sarà una giornata difficile a casa.

La lezione di giornalismo però sembra particolarmente interessante. Conosco bene il potere delle informazioni. Buona parte del rispetto che ho a scuola deriva da quello. E dalle droghe.

Quindi presto la massima attenzione alle parole del prof, e sono il primo a fare una domanda non appena ha finito

Una domanda professor Crane. Se quello che non viene detto è così importante...se non basta riportare un' intervista per fare una storia...come si fa a rendere quella storia convincente ed evitare che sembri tutto troppo...speculativo? Alla fine senza prove tangibili una bella storia è tutto quello che abbiamo no?

  • Autore

@SNESferatu

Ana Rivero - verso scuola

Ti dirigi verso scuola a passo svelto.
La testa ti rimbomba, affollata da troppi pezzi di un puzzle che non riesci ancora a mettere in ordine. Faresti qualsiasi cosa pur di non rientrare in classe, di non sederti dietro un banco come se tutto fosse normale. Eppure le due persone con cui senti più urgenza di parlare sono proprio lì.

Il messaggio di tuo padre arriva mentre stai per varcare il cancello.

“Certo, bambina mia! Ottima idea! Chiamo subito l’Olive Garden per bloccare un tavolo per tre! Ti voglio bene!”

Quando entri in classe, a metà dell’ora di francese, il silenzio cala all’improvviso.
Avverti gli sguardi curiosi e sorpresi dei tuoi compagni addosso, soprattutto quelli di Darius, di Max e di Eliza. La professoressa ti squadra con i suoi soliti modi rigidi e ti invita a sederti, non prima di aver sottolineato che, se si arriva in ritardo, il minimo sarebbe presentarsi al cambio d’ora, non nel bel mezzo della lezione.

Per fortuna, si limita a quello. Nessuna nota scritta.

Quando la campanella suona, vedi subito Max dirigersi verso di te. Ormai fa parte di quella che ti piace chiamare la tua “cricca”, ma in questo momento hai altro per la testa. Devi parlare con Eliza, per la questione del coach. E con Darius, che forse è l’unico a sapere come ripararti dopo averti… rotta.

Stai già pensando a come liquidare Max in fretta, senza sembrare fredda o snob, quando Eliza ti toglie d’impiccio.
Si infila tra voi prima che lui possa aprire bocca, ti afferra per una mano e dice un secco:
«Seguimi.»

Poi si blocca, accorgendosi solo allora di Max davanti a sé. Lo guarda un istante, sorpresa, quindi accenna un sorriso.
«Scusa… se avevi bisogno di Ana, al momento è prenotata.»

E senza aggiungere altro, ti trascina via.

Max vi osserva allontanarvi, le sopracciglia sollevate, forse colpito dal fatto che tu ed Eliza sembriate improvvisamente così affiatate. Poi sorride.
«Ok, ok… allora a dopo, Ana. Sono contento che tu stia meglio.»

Raggiunto un punto più isolato del corridoio, Eliza si ferma. Si guarda attorno con attenzione, come a controllare che nessuno stia ascoltando.
«Menomale che sei arrivata..» sussurra. «Devo andare adesso dal coach. Credi che ci abbia scoperte? E se mi dice che sa cosa abbiamo fatto? Cosa gli rispondo?»

La sua voce è tesa, carica di preoccupazione. Ma c’è dell’altro, sotto.
Un’eccitazione sottile. Come se il rischio, invece di paralizzarla, la facesse vibrare.

Stai per risponderle quando qualcosa cattura il tuo sguardo alle sue spalle.
In fondo al corridoio scorgi Darius insieme a Sasha. Si muovono in fretta, diretti verso l’uscita che dà sul cortile della scuola. Di certo non verso l’aula studio.

Che stiano tramando qualcosa?

Rimani ferma per un istante, spiazzata. Davanti a te c’è Eliza, che ha bisogno di te adesso. E poco più in là c’è l’unica persona che, forse, potrebbe sapere come rimetterti insieme… prima di sparire andando chissà dove.

@TheBaddus

Scarlett Bloomblight - a casa con Tanaka

Quando dici a Tanaka di seguirti in camera, nulla nella sua espressione lascia intendere che abbia colto un doppio senso. Annuisce appena, stringendosi nelle braccia, il corpo ancora pallido e scosso da piccoli tremiti. Sembra fidarsi di te in modo istintivo, quasi cieco.

Ti segue fino al bagno. Ti osserva in silenzio mentre apri la doccia, il rumore dell’acqua che inizia a riempire l’aria. Quando glielo chiedi, si spoglia senza esitazioni, con gesti automatici, come se in quel momento non avesse energie da sprecare in imbarazzi o difese. Fai lo stesso anche tu.

Entrate sotto il getto caldo.

Siete entrambi nudi, ma non c’è nulla di erotico in quella vicinanza. Solo necessità. Cura.
Tanaka è esposto come non lo hai mai visto: fragile, vulnerabile non per scelta, ma perché le sue condizioni non gli permettono di essere altro. E tu, quasi senza rendertene conto, metti da parte la tua solita corazza. I movimenti diventano più lenti, più attenti. C’è qualcosa di quasi materno nei tuoi gesti, lo stesso istinto con cui ti prendi cura di tutto ciò che senti di dover proteggere. Di tutti i tuoi “tesori”. Di tuo padre.

A poco a poco, il calore fa il suo effetto. Il colorito di Tanaka migliora, la mandibola smette di tremare, il respiro si fa più regolare. Per un istante cogli qualcosa nei suoi occhi: una scintilla diversa. Non desiderio vero e proprio, piuttosto il bisogno di non sentirsi così scoperto, così indifeso davanti a te. È un lampo breve, che si spegne quasi subito.

La magia silenziosa del momento prosegue finché non sei tu a decidere che è ora di fermarsi.

Uscite dalla doccia. Vi asciugate. Gli porgi dei vestiti che potrebbero stargli addosso, e lui li accetta senza dire nulla, ringraziandoti solo con lo sguardo. Quando vi sedete sul letto, il silenzio che cala tra voi inizia a farsi pesante, carico di tutto ciò che è successo e di quello che ancora non avete detto.

Sei tu a spezzarlo.

Tanaka ti guarda per qualche secondo. Sta decisamente meglio ora. Il volto ha ripreso colore, la postura è meno rigida. Sembra esitare, come se stesse decidendo quale maschera indossare: quella da duro strafottente di sempre… o questa nuova, inedita versione di sé.

«Direi… meglio.»
Il tono è una via di mezzo: lontano dalla solita arroganza, ma nemmeno fragile come poco prima.
«Anche se… non riesco proprio a ricordare nulla di quello che è successo.» Fa una breve pausa. «Ricordo noi due… insieme…» noti subito il cambio di parole rispetto a quando aveva espresso lo stesso concetto meno di un’ora fa. «Poi più niente. Mi sono svegliato infreddolito… con te che mi chiamavi.»

Ti guarda, chiaramente confuso.

«Cos’è successo, Scarlett?»

off game

Considera più o meno che il messaggio che ti ha scritto Darius (visibile nell'ultimo post di Voignar) ti arriverà più o meno in questo momento. Decidi pure tu se lo guardi e leggi ora oppure più tardi... Anche perchè sono curioso di vedere come reagirà scarlett quando vedrà che darius l'ha chiamata draghessa ahahaha

@Ghal Maraz

Nathan Clark - infermeria ed ora buca

IN INFERMERIA

La Morris ti ascolta senza interromperti, limitandosi ad annuire di tanto in tanto mentre i suoi occhi continuano a scorrere sui lividi che macchiano la tua pelle. Le dita premono con attenzione clinica, abbastanza da capire, non abbastanza da farti urlare. Quando hai finito di parlare, si raddrizza e ti porge la maglietta. «Puoi rivestirti.» C’è una nota sorprendentemente gentile nella sua voce. «Per fortuna non credo ci sia nulla di rotto. Le costole sono sempre infide… una radiografia servirebbe per escludere microfratture, ma anche in quel caso la terapia non cambierebbe: riposo, ghiaccio e antidolorifici.»

Mentre parla apre un armadietto, prende una pastiglia, riempie un bicchiere d’acqua e te lo porge. «Tieni. Questo dovrebbe attenuare il dolore.»

Poi ti volta le spalle e va a sedersi alla sua piccola scrivania. Nessun commento. Nessuna reazione. Dentro di te qualcosa si stringe. Forse è così che va sempre. Forse anche lei, appena ha sentito il nome Edwards, ha deciso che non valeva la pena mettersi contro una delle famiglie più ricche e intoccabili di Liliac Hallow. Un altro adulto che guarda dall’altra parte. Un altro silenzio comodo. La Morris si sistema una ciocca di capelli dietro l'orecchio, prende una cartellina… poi parla, senza guardarti.

«Sai che dovrò fare rapporto alla preside su quello che mi hai raccontato, vero?»

Alza finalmente lo sguardo verso di te.

«Nathan…» il tuo nome, detto così, senza durezza, ti colpisce più di quanto dovrebbe. «Non so se non hai detto nulla prima per paura di ritorsioni… o perché speravi che la cosa si risolvesse da sola.» Fa una breve pausa. «Ma tenere tutto nascosto è peggio. Sempre.» Il tono non è autoritario. È fermo. Onesto. «Fidati.»

INTERMEZZO

Quando esci dall'infermeria, Darius non è più lì ad aspettarti. Controlli l'orologio e noti che, ormai, mancano meno di dieci minuti alla fine della lezione. Questo, unito al fatto che la Morris ti abbia firmato un'esenzione per l'attività sportiva, ti fa propendere per tornare verso lo spogliatoio prendendotela con calma. La risposta di Kathlyn è abbastanza veloce "Prima purtroppo non riesco... Io ho matematica 😭 ci vediamo in mensa allora, a dopo 😘".

DOPO FRANCESE

Quando controlli il telefono non c'è nessun messaggio. Cory lo hai intravisto solo di sfuggita, prima dell’inizio delle lezioni. Parlava con qualcuno, le spalle rigide, la mascella serrata. Aveva l’aria di uno che sta stringendo i denti per non esplodere. Forse sta aspettando. Forse spera che la faccenda si sgonfi da sola, prima di decidere come colpire. Di una cosa, però, sei certo: il post su Blabber, anche se non faceva nomi, lo ha fatto infuriare. Lo ha messo in cattiva luce. In difficoltà. E Cory Edwards non perdona chi lo fa sembrare debole.

Mentre ti avvii verso l’aula studio ti rendi conto che, in realtà, a seguire quella direzione siete rimasti solo tu, Max e Noah.
Eliza si è fermata in un angolo appartato del corridoio con Ana, arrivata a scuola a metà dell’ora di francese. Darius, invece, si è attardato con Sasha e ora i due stanno puntando verso l’uscita che dà sul cortile. Ti passa per la testa che, ultimamente, non sei l’unico ad avere qualcosa che non torna.

Poi, quando riporti lo sguardo davanti a te, lo vedi. Uno degli scagnozzi di Cory ti sta venendo incontro. Cammina piano. Sicuro. Lo sguardo beffardo, cattivo, puntato dritto su di te. Quando si avvicina abbastanza lo riconosci senza ombra di dubbio.
È quello che hai colpito con un calcio all’inguine. Ha le mani infilate nelle tasche, come a voler sembrare innocuo, quasi rilassato. Ma il suo corpo ti si piazza davanti, occupando lo spazio, tagliandoti la strada. Costringendoti a fermarti. Qualche metro più avanti Noah si accorge della scena. Si gira verso Max, che non sembra aver notato nulla. Noah resta lì, immobile, a fissarvi con l’aria tesa di chi capisce che sta per succedere qualcosa ma non sa se, o come, intervenire.

Il ragazzone inclina la testa, studiandoti. «Ancora vivo, Clark?» Il tono è canzonatorio. Quasi divertito.

Poi qualcosa cambia. La voce si fa più bassa. Più ruvida. «Che ca**o di fine avete fatto fare a Tanaka?»

La domanda arriva secca, a bruciapelo. Il tuo silenzio dura solo un istante. Ma per lui è abbastanza per fraintendere.

«Se scopriamo che eri in combutta con quella troi***a doppiogiochista di Scarlett…» Fa un mezzo passo avanti. Troppo vicino. «…non la passerete liscia. Né tu, né lei.» L’aria tra voi si tende come una corda pronta a spezzarsi.

@Voignar

Darius Whitesand - con Sasha

Il fatto che Ana si sia presentata a scuola solo a metà dell’ora di francese non sai bene come interpretarlo.
Da un lato potrebbe essere un segnale positivo: l’occasione giusta per riprendere il vostro discorso e cercare finalmente un po’ di chiarezza. Dall’altro, però, temi che possa essere arrabbiata con te per qualcosa che ancora non riesci a mettere a fuoco.

Quando la lezione termina, resti combattuto. Ben ti osserva da qualche banco di distanza, con quello sguardo attento, quasi calcolatore, come se non volesse perdersi una tua singola mossa. Allo stesso tempo, una parte di te vorrebbe andare dritto da Ana. La vedi mentre Max le si avvicina… ma dura poco. Eliza lo precede, le si pianta davanti e la trascina via senza tante cerimonie. A quanto pare, la decisione è stata presa da altri. Forse è davvero meglio così. Non è il momento giusto per un confronto diretto. Lo avevi pensato anche tu, fuori dall’infermeria: buttarcisi a testa bassa non ha portato a nulla di buono.

Mentre esci dall’aula, Sasha ti passa accanto a passo svelto. È lì che sposti le tue priorità. La raggiungi e, senza troppi giri di parole, le chiedi una mano per uscire di nascosto dalla scuola. Lei si ferma di colpo, inarca un sopracciglio e ti squadra.
«Uscire dalla scuola? Ora?» domanda, a metà tra la confusione e il divertimento. «Non puoi aspettare un’ora? Vai in mensa, mangi al volo e poi sei libero di sparire dove ti pare.» La logica è ineccepibile. Ma quando incrocia il tuo sguardo serio — quasi supplichevole — lascia andare una risatina nervosa. «Ok, ok… va bene.» Fa spallucce, come a dire contento tu. «Se proprio vuoi uscire di nascosto, conosco un modo.»
Poi ti fa cenno di seguirla. Percorrete il corridoio che conduce all’uscita sul cortile. Una volta fuori, ti stringi nel giubbotto: nonostante sia quasi mezzogiorno, l’aria è ancora tagliente. Sasha si guarda attorno con attenzione e allunga una mano verso il tuo petto, fermandoti. «Ok… via libera.» Poi, con il suo solito tono: «Seguimi, idiota.»

Si blocca all’improvviso e si volta di scatto verso di te. I vostri volti sono a poche decine di centimetri di distanza. Ti osserva come se avesse appena realizzato qualcosa. «Ehi… se questa è solo una scusa per trascinarmi fuori e fare il maniaco, sappi che per te peggiora solo la situazione.» Stringe la mano a pugno, in modo eloquente. Poi sorride. Un sorriso che sembra smentire la minaccia, come se tutto fosse stato uno scherzo… o forse no.

Riparte, lasciandosi dietro quel suo profumo ferale e stranamente piacevole.

La segui a qualche passo di distanza. Costeggiate il campo esterno, dirigendovi verso il punto in cui inizia il percorso della corsa campestre. I cancelli che danno accesso al bosco sono chiusi, ma Sasha punta dritta verso un tratto preciso della rete di recinzione. Si ferma, si guarda attorno ancora una volta, poi ti fissa. «Qui la rete si solleva.»

Afferra una maglia metallica e la tira verso l’alto. Un varco stretto si apre davanti a te, come per magia. Ti abbassi per passare, ma lei ti appoggia una mano sul petto, fermandoti.

«Ah… idiota.»
Ti guarda con aria seria. «Non so perché tu abbia tutta questa fretta di uscire e, sinceramente, non mi interessa. Ma se vuoi usare di nuovo questo passaggio, assicurati di non farti beccare.»
Ritira la mano.
«Ogni tanto lo uso anch’io. Se lo scoprono e lo sistemano, ci perdo una via di fuga.»

Il suo sguardo è abbastanza minaccioso da farti capire che non sta scherzando. Si sposta, liberando il passaggio.
«Ah… e sei in debito con me.»

@Theraimbownerd

Orion Kykero - lezione di giornalismo

La tua domanda parte rapida, forse persino troppo. Mei-Lin, nel banco davanti al tuo, aveva già inspirato, la mano appena sollevata dal banco. Si blocca a metà gesto quando ti sente parlare. Si volta e ti lancia uno sguardo obliquo, più infastidito che sorpreso, e abbassa lentamente il braccio. Non dice nulla, ma il messaggio è chiaro: ti sei infilato davanti.

Crane, invece, sorride. Un sorriso vero, interessato. Si appoggia con la schiena al muro, incrocia le braccia e ti fissa come se avessi appena fatto la domanda giusta nel momento giusto. «Questa...» dice, «è una domanda da giornalista. O da qualcuno che sa già quanto possano fare male le storie raccontate bene.» Lascia passare un istante. Non risponde subito. Vuole che la classe resti agganciata. «Partiamo da una cosa semplice.» continua. «Una storia speculativa non è una storia senza prove. È una storia che non ha ancora trovato il modo giusto di mostrare ciò che sa.»

Si stacca dalla parete e comincia a camminare lentamente tra i banchi.

«Un’intervista è solo una voce. Anche dieci interviste sono solo dieci voci. Convincente non è chi parla più forte, ma chi riesce a far capire perché quella voce esiste.» Ti guarda di nuovo. «E soprattutto: chi ha interesse a farla tacere.»

Qualcuno prende appunti. Altri no. Crane se ne accorge, ma non sembra importargli. «Le prove tangibili non sono solo documenti o registrazioni...» prosegue. «Sono schemi che si ripetono. Silenzi coordinati. Tempistiche sospette. Contraddizioni minime, quelle che nessuno nota perché sembrano irrilevanti.»
Si ferma accanto a un banco. «Se riesci a dimostrare che qualcosa non torna, hai già fatto metà del lavoro.»

Poi aggiunge, con un tono più basso: «Il trucco non è dire “questa è la verità”. È portare il lettore a pensare: se non è così, allora spiegami come altro potrebbe essere

Fa una pausa. Ti osserva ancora un istante, come se stesse valutando quanto sei disposto a spingerti oltre.

«E c’è un’altra cosa...» conclude. «Un buon giornalista non cerca solo prove. Cerca testimoni che non sanno di esserlo. Gente che non vuole raccontare una storia, ma che la vive.» Torna verso la cattedra, battendo le mani una sola volta.

«Per oggi voglio questo da voi: scegliete un fatto apparentemente banale della scuola. Qualcosa che tutti danno per scontato. E provate a scrivere tre domande che nessuno ha mai pensato di fare.» Un mezzo sorriso. «Se le domande sono buone, vedrete che uscirà fuori una buona storia anche partendo da un fatto banale!»

Orion Kykero

Aula di giornalismo

Guardo Mei-Lin con il mio sorriso più acido e odioso, quasi a dire "stavolta sei stata lenta, secchiona", prima di prendere attentamente appunti alle spiegazioni del prof Crane.

Quando inizia a parlare del fatto che io sappia già quanto possano fare male le storie raccontate bene aggrotto per un attimo la fronte. Che sappia quello che è successo con Nathan? Naaah, non è possibile, i professori non stanno su Blabber...anche se...naah, mi sto facendo i film in testa.

Il resto della spiegazione è decisamente più interessante. In particolare la parte riguardo testimoni che non sanno di esserlo. Potrebbe essermi utile stasera, quando mi incontrerò con la ragazza che ha rifiutato Jeremy.

Per un attimo rimango sorpreso dall' incarico datoci dal prof. Per un attimo penso a tutti i gossip che conosco sui miei compagni....ma non sono certo cose che posso mettere in un compito scolastico! Ci vuole qualcos'altro, magari qualcosa che abbia a che fare con i professori stessi...qualcosa di così comune e ovvio che sembra strano anche solo pensarci...

Qualcosa come l' ora di religione.

Ma certo! È qualcosa che fa tipo il 90% degli studenti, praticamente l' opzione di default qui. Non obbligatoria, ma fortemente consigliata. Certo, tutti sanno che la St. Liliane era parte di un convento una volta, ma quella è storia antica. Ho sentito un paio di volte mamma parlare del fatto che ci sono diversi professori e genitori che frequentano St. Lydia, sempre in maniera alquanto dispregiativa, ma comunque il fatto che ci sia una presenza religiosa così forte nella scuola è... quantomeno bizzarro. Almeno vale la pena investigare.

Quindi mi metto a scrivere le mie domande sul quaderno e, dopo svariati tentativi, cancellature e correzioni, arrivo a queste tre.

Perché religione ha uno status così importante tra le materie opzionali?

Chi ha deciso che Suor Margaret sarebbe stata l' insegnante di St. Liliane?

Come mai tanto interesse della comunità di St. Lydia nei confronti della scuola?

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