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I vecchi manuali di D&D su DMs Guild ora hanno un Disclaimer

Disclaimer: vista l'alta sensibilità del tema trattato in questo articolo (considerato Tema a Rischio, come specificato negli articoli 1.6 e 1.12 del Regolamento di Dragons' Lair), abbiamo deciso di disabilitare i commenti. Si tratta di una soluzione temporanea, che abbiamo deciso di adottare in attesa di poter introdurre una versione più aggiornata del Regolamento. Nei prossimi giorni, infatti, lo Staff di DL' si riunirà per definire nuove linee guida riguardanti proprio la discussione di argomenti simili. Nel frattempo ci scusiamo per il disagio.
 
In linea con un annuncio sul trattamento della Diversità da lei rilasciato qualche settimana fa e in riconoscimento del fatto che, rispetto a 40 anni fa (quando D&D è nato), il mondo è cambiato, la Wizards of the Coast ha deciso di inserire all'interno dei vecchi manuali di Dungeons & Dragons pubblicati sul DMs Guild un Disclaimer riguardante il contenuto in essi trattato. Tale Disclaimer ha lo scopo di avvisare i lettori di oggi che quei manuali sono figli del loro tempo e che, quindi, possono contenere idee, concetti e affermazioni che non rispecchiano i valori del D&D di oggi. Un esempio di manuale in cui è stato inserito il Disclaimer è Oriental Adventures per la 1e.
Qui di seguito potete trovare la traduzione del Disclaimer in italiano:
Ed ecco qui la versione originale:
Fonte: https://www.enworld.org/threads/older-d-d-books-on-dms-guild-now-have-a-disclaimer.673147/
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By aza

ManaDinamica – Magia ed Entropia

La magia può sembrare una cosa meravigliosa: si tratta di uno strumento in grado di fare, in prima approssimazione, qualunque cosa.
Abbiamo tuttavia già visto nel precedente articolo che la faccenda non è così semplice: infatti, per ottenere un qualunque effetto magico che sia fisicamente coerente, abbiamo bisogno di spendere energia. E abbiamo bisogno di ottenere questa energia da qualche parte.
Ma il problema non si ferma qui: ogni volta che l’energia viene trasformata da una forma all’altra, una porzione di essa sempre maggiore viene dispersa, diventando inutilizzabile per il suo scopo originario
Oggi parliamo del secondo principio della termodinamica… applicato alla magia!

Calore e movimento
Se mettiamo a contatto tra loro due oggetti a diverse temperature, il più caldo comincerà a raffreddarsi e il più freddo a scaldarsi finché non raggiungeranno la stessa temperatura.
Questo fenomeno, detto “principio zero della termodinamica”, è evidente se mettiamo un cubetto di ghiaccio nell’acqua d’estate: il cubetto si scalda, sciogliendosi, ma nel farlo raffredda l’acqua.
Quello che è accaduto è che una certa quantità di energia, detta calore, ha abbandonato il corpo caldo, raffreddandolo, per introdursi in quello più freddo e riscaldarlo.
Questo passaggio di energia può essere “imbrigliato” per ottenere movimento: le macchine in grado di compiere queste trasformazioni sono dette Motori Termici, tra cui il motore a scoppio, il motore stirling e l’immancabile motore a vapore.

Un modellino di motore stirling. Una lieve differenza di temperatura tra il sopra e il sotto della base è sufficiente per far girare la ruota.
Un motore termico ha infatti bisogno di due “ambienti”, uno più caldo dell’altro, e la sua capacità di funzionamento dipende proprio da tale differenza di temperatura.
Quando, nel mondo reale, gli scienziati, ingegneri e inventori del ‘700 e ‘800 cominciarono a studiare il rapporto tra il calore fornito a una macchina a vapore e l’energia meccanica (cioè legata allo spostamento della vaporiera) che essa era in grado di rilasciare, si accorsero che una porzione di tale energia veniva perduta.
Infatti, parte di quel calore andava comunque a riscaldare l’ambiente esterno, più freddo ovviamente della caldaia: questo implica che, se da una parte l’aria esterna circola ed è in grado di rinnovarsi, la caldaia va via via raffreddandosi e richiede sempre nuovo combustibile.
Per quanto si possano migliorare numerose parti di un motore, per esempio riducendo gli attriti (che dissipano ulteriore preziosa energia), una porzione di dispersioni energetiche dovute a questo scambio di calore sarà sempre, inesorabilmente presente.
Tale evidenza portò a una delle formulazioni del “Secondo Principio della Termodinamica”, quella di Lord Kelvin: “È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea” 
Fu questa triste scoperta, l’inevitabile dispersione dell’energia, che portò gli scienziati del tempo alla definizione di una nuova grandezza fisica: l’Entropia.
Energie inutilizzabili
L’Entropia viene spesso definita come lo “stato di disordine di un sistema”, ma si tratta di una definizione che può confondere: infatti non si tratta banalmente di sistemi nei quali gli elementi siano “riposti ordinatamente”.
Due oggetti a temperature diverse e a contatto tra loro, infatti, sono ugualmente “ordinati” prima o dopo aver scambiato calore tra loro.
Quello che invece sappiamo grazie ai motori termici è che se due oggetti hanno temperature diverse è possibile usarli per generare energia meccanica, mentre questo è impossibile se hanno la stessa temperatura.
In questo secondo caso, infatti, la loro energia è stata “distribuita” tra di essi, mentre inizialmente essa era “disponibile” per generare lavoro.

Se immaginiamo le unità di energia termica come palline, esse possono essere utilizzate per produrre movimento solo finché sono separate
Badate bene che, dopo lo scambio di calore, tale energia non è stata “perduta” nel nulla: l’energia totale è conservata e così il primo principio della termodinamica, solo essa non è più “sfruttabile” alla stessa maniera.
La sua “qualità” è diminuita.
L’Entropia è, di fatto, la misura di questa “riduzione di qualità” dell’energia di un sistema.
Un’evidenza nata sia dall’osservazione naturale che dagli studi di Carnot è che l’entropia è sempre in continua, inesorabile crescita, e quindi la “qualità” dell’energia è in perenne calo.
Ciò ha portato a un’ulteriore formulazione del secondo principio della termodinamica: “in un sistema isolato l’entropia non può mai diminuire”.
Tutti i fenomeni spontanei, infatti, aumentano (o quantomeno mantengono inalterata) l’entropia del sistema: il calore fluisce da un corpo caldo a uno freddo, anche quando si cerca di imbrigliarlo con un motore, riducendo inevitabilmente l’efficacia del processo (come abbiamo già visto).
Tutti i fenomeni naturali che portano alla dispersione dell’energia sono prima o poi inevitabili: il ghiaccio fonde, gli oggetti cadono, il ferro si ossida, le pile si scaricano, le stelle si spengono e gli esseri viventi, alla fine, periscono.
Questo non significa che sia impossibile ottenere effetti opposti a quelli spontanei: abbiamo ad esempio inventato frigoriferi e condizionatori per abbassare la temperatura.
Tuttavia, tali macchinari si “limitano” a spostare il calore, ad esempio, del cibo congelato nell’ambiente fuori dal frigo, e consumano energia per farlo: parte di questa energia poi, ovviamente, non sarà utilizzabile per raffreddare gli alimenti ma verrà dispersa.
Se noi cercassimo di utilizzare la differenza di temperatura tra frigo e stanza per alimentare un motore termico, otterremmo ancora meno energia di quella necessaria per mantenere il cibo congelato.
L’energia necessaria per raffreddare un oggetto è insomma superiore a quella che si otterrebbe utilizzandolo come ambiente freddo per un motore termico: questo perché parte di quell’energia è stata dispersa proprio a causa dell’entropia.
Come per un cambio di valuta, scambiare euro per dollari avrà un costo: riscambiando indietro dollari con euro, un ulteriore costo, ci troveremmo in mano meno soldi di quelli iniziali.

Ogni trasformazione d’energia riduce quella disponibile per nella nuova forma, disperdendone inevitabilmente altra a causa dell’entropia
Inoltre, andando ad effettuare il calcolo, vedremmo che, dove l’entropia dell’interno del frigorifero è diminuita, quella del suo esterno è aumentata di una quantità superiore: l’entropia totale infatti aumenta sempre.
A seguito di un’azione su un sistema che ne riduca l’entropia ci sarà sempre un sistema più grande che lo circondi la cui entropia totale è aumentata (o al limite è rimasta identica): si dice in gergo che “l’entropia dell’universo” non può mai diminuire.
Come per i frigoriferi, anche i meccanismi degli esseri viventi riescono a mantenere sotto controllo l’entropia, a scapito tuttavia delle sostanze che espellono: gli scarti del corpo umano, se anche non fossero per esso dannosi, sarebbero comunque meno nutrienti dell’equivalente cibo necessario per crearli.
Se fossimo in grado di assimilare gli elementi nutritivi del terreno e produrre autonomamente determinate molecole biologiche necessarie per il nostro organismo, come alcune proteine, troveremmo svantaggioso nutrirci di piante e animali poiché il loro “passaggio” ha rubato energia.
Ogni trasformazione di energia ha, infatti, un determinato “rendimento”, cioè una percentuale dell’energia investita che è effettivamente utilizzabile dopo una trasformazione: il rendimento è sempre inferiore al 100% e tale perdita, dovuta all’entropia, va accumulandosi ad ogni passaggio.
Se, per esempio, della benzina viene bruciata per spingere un’automobile, tale processo è più efficiente (si ha cioè a disposizione più energia effettiva) che se tale motore fosse usato per produrre energia elettrica ed essa, a sua volta, utilizzata per alimentare un motore elettrico di un’automobile: motivo per cui le auto elettriche sono efficienti e meno inquinanti solo se ci sono scelte oculate nella produzione dell’energia elettrica.
A loro volta, i combustibili fossili come il petrolio, “fonti” di energia, non sono che l’effetto della degradazione di energie ben superiori accumulate milioni di anni fa durante la crescita, ad esempio, delle piante ormai fossilizzate e dell’azione dei batteri su di esse: l’energia spesa, insomma, per creare un albero e trasformarlo in carbone fossile è superiore a quella ottenuta bruciando quello stesso combustibile.
Per riassumere il concetto, l’entropia è la misura della degradazione dell’energia di un sistema: essa aumenta inesorabilmente a ogni trasformazione d’energia, rendendola sempre più inutilizzabile e portando spontaneamente a fenomeni come la dispersione del calore, dell’energia e la devastazione del tempo.
Gli effetti sulla magia
Ma quali effetti avrebbe l’entropia sulla magia, alla luce anche dell’articolo precedente?
Tanto per cominciare, l’energia magica disponibile sarebbe, se possibile, ancora meno.
Che sia accumulata fuori o dentro il mago, l’energia magica tenderebbe a disperdersi: sarebbe forse questo fenomeno a concedere l’esistenza di incantesimi che permettano la percezione della magia.
Questo implicherebbe, per esempio, che gli effetti magici vadano a svanire nel tempo e causino tutti quei classici eventi come l’indebolimento dei sigilli magici per trattenere chissà quale oscuro demone del passato.
Sarebbe anche molto in linea con tutte quelle ambientazioni nelle quali la magia si è via via ridotta e non sia più facile come un tempo produrre chissà quali effetti meravigliosi, un classico anche di tanti racconti  che pongono spesso le vicende in epoche successive a quelle degli dei e degli eroi: un tale sapore si respira, ad esempio, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, nel Signore degli Anelli ma anche, da un certo punto di vista, in ambientazioni dove magia e tecnologia si confondono come Warhammer 40.000.

Ma come giustificare la presenza di antichi artefatti di ere perdute in grado di garantire immensi poteri, come quelli tipici della terra di mezzo?
Una maniera per limitare lo scambio di energia al minimo è quello di utilizzare contenitori adiabatici, che riescono quasi ad azzerare lo scambio di calore (chiaramente non è possibile azzerare completamente le perdite per un tempo infinito… proprio per colpa dell’entropia!).
L’idea di ridurre la dispersione dell’energia è ampiamente utilizzata in ambito tecnologico per materiali isolanti (basta pensare all’edilizia o ai termos) nonché per altre applicazioni come i Volani, pesanti oggetti tenuti in rotazione nel vuoto su cuscinetti magnetici in modo che non disperdano il loro movimento rotatorio (il quale viene poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia).
Impedire a un oggetto magico di rilasciare energia potrebbe essere sia una maniera per allungare la sua vita sia, nell’ottica precedente, di celarne la natura.
Ma un oggetto di potere immenso in grado di durare millenni potrebbe somigliare di più a una forma di vita magica, che ottiene la sua energia dall’ambiente esattamente come le piante (entro un certo limite) dal sole.
In base a come funzioni il mana in un mondo di finzione, oggetti e creature che si nutrono di esso potrebbero ridurne la disponibilità magica in una determinata area, cosa che potrebbe portare a divertenti implicazioni.

Ma l’effetto più importante dell’entropia sulla magia è che la sua energia è ancora più preziosa: ad ogni trasformazione, infatti, viene dissipata, che sia per il passaggio dal metabolismo umano a una riserva magica, dall’ambiente circostante agli incantesimi stessi.
Gli incantesimi poi dovrebbero, se possibile, agire in maniera estremamente diretta: sollevare un masso, per esempio, dovrebbe evitare di richiedere l’apertura di un portale sul piano elementale dell’aria per manifestare una corrente ascensionale (anche se può darsi che un mero sollevamento non sia poi così facile da ottenere… ma ne parleremo oltre!).
Alla stessa maniera, una palla di fuoco potrebbe essere ottenuta separando ossigeno e idrogeno nel vapore acqueo presente nell’aria, spezzando i loro legami tra loro e ottenendo, per ricombinazione, un effetto esplosivo… ma questo richiederebbe un enorme dispendio di energia.
Perfino l’arco elettrico di un fulmine sarebbe molto più semplice da causare, ma richiederebbe comunque più energia di una punta affilata sparata magicamente sul nemico.
Diversa invece la situazione se queste energie magiche fossero presenti e pronte a svilupparsi in maniera selvaggia: in tal caso, il mago potrebbe limitarsi a gestire con perizia il flusso magico incontrollato, lasciando la dispersione energetica più grande alla fonte magica…

Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/22/manadinamica-magia-ed-entropia/

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By aza

ManaDinamica – Conservazione dell’Energia

Uno dei problemi da affrontare, nei giochi e nella fiction in generale, dovuto all’introduzione della magia è integrare tali fenomeni all’interno del mondo per creare un contesto coerente e in qualche modo credibile.
In questa rubrica, dedicata soprattutto agli inventori di mondi (che siano scrittori o dungeon master), cercheremo di analizzare come potrebbe funzionare una magia “fisicamente corretta” ed evitare la classica domanda: “ma perché, se c’è la magia, la gente continua a zappare la terra e morire in modi atroci?”.

IL PROBLEMA ENERGETICO
Se la magia fosse fisicamente corretta, dovrebbe rispettare alcune leggi fra le quali i famosi Principi della Termodinamica (o, per l’occasione, della “Manadinamica”).
Tra questi, il primo è il cosiddetto “Principio di conservazione dell’Energia” che richiede che l’energia totale coinvolta in un fenomeno sia conservata, cioè che la sua quantità totale al termine del processo sia uguale a quella iniziale (contando, in entrambi i casi, tutte le forme di energia presente).
Ma cos’è l’Energia?
L’Energia è una grandezza fisica che descrive vari fenomeni simili capaci di trasformarsi l’uno nell’altro: l’energia elettrica usata per alimentare una stufa si trasforma in energia termica, e quella termica in un motore produce energia meccanica sotto forma di velocità (energia cinetica) e/o sollevando pesanti carichi (energia potenziale).

Ma l’energia è anche la base del funzionamento del nostro corpo: noi otteniamo energia dal cibo che mangiamo (dove è accumulata in forma di energia chimica dei suoi costituenti nutritivi) e usiamo questa energia per muoverci, respirare, pensare e per il corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Possiamo dire tranquillamente che la stragrande maggioranza dei fenomeni che conosciamo prevede trasformazioni e scambi di energia, e la magia non può non ricadere in questo sistema: per sollevare un masso con il potere di un incantesimo, l’energia necessaria deve essere ottenuta da qualche parte.
È questo continuo richiamo al “pagamento” di energia che permette di creare un sistema magico fisicamente coerente. Non solo, l’incantesimo deve richiedere tutta l’energia necessaria per ottenere l’effetto desiderato: la generazione di temperature estreme di una palla di fuoco, la crescita di una pianta o lo spostamento di masse ingenti può richiedere una quantità estrema di energia, e talvolta anche difficile da calcolare (soprattutto quando ci sono di mezzo creature viventi o teletrasporti, ma avremo modo di parlarne in altri articoli).
Cerchiamo dunque di rispondere alla domanda: da dove proviene tutta questa energia?
MICROORGANISMI E CONDENSATORI
Una prima possibilità evidente è che l’energia possa essere ottenuta da quella del mago stesso.
Il corpo umano consuma l’energia ottenuta dal cibo per le sue attività, compresa una fetta importante (circa il 60-70%) unicamente per mantenere le funzioni vitali come la respirazione, la circolazione, il pensiero e il mantenimento della temperatura.
Un essere umano, in base all’età, al sesso e all’attività che compie, ha un consumo energetico quotidiano che può andare tra le 1500 e le 2500 kilocalorie circa: la stessa quantità di energia, espressa in Joule (l’unità di misura dell’energia nel sistema internazionale), oscilla tra i 6300 e i 10500 KiloJoule.
Se fosse possibile prendere una piccola frazione, ad esempio l’1% dell’energia di una “persona media” (8000 KJ per comodità), avremmo a disposizione 80 KJ, cioè 80.000 Joule.

Ma “quanti” sono 80.000 Joule?
Sono, ad esempio, pari all’energia necessaria per sollevare di un metro un masso di 8 tonnellate!
L’energia per una simile impresa titanica, ben lontana dalle capacità umane e facilmente assimilabile a un “prodigio magico”, è pari al solo 1% dell’energia consumata da un essere umano “medio”.
Ciò che impedisce a una persona di usare la sua energia in questa maniera è il concetto di “potenza”, cioè l’ammontare di energia che può essere emessa in un determinato ammontare di tempo. I nostri muscoli non sono abbastanza potenti da sollevare massi di una tonnellata (1000 kg) in alto di un metro, ma più che capaci di trasportare un oggetto di 10 kg per un dislivello di 100 metri: queste due azioni richiedono lo stesso ammontare di energia, ma la prima richiede molta più forza e molto meno tempo.

Se riuscissimo a rilasciare energia in tempi inferiori, potremmo letteralmente dare vita alla magia partendo dalla stessa energia dei corpi umani: ma come accumulare questa energia e rilasciarla tutta assieme?
Un mago potrebbe avere una “riserva” di energia magica che viene lentamente ricaricata dal suo stesso metabolismo e che può essere rilasciata rapidamente dando vita a effetti magici, e l’energia mancante del mago potrebbe giustificare la classica carenza di forza fisica che accomuna i maghi in molti giochi di ruolo.
Un’opzione potrebbe essere fare ricorso a sostanze prodotte dall’organismo e accumulate in appositi tessuti, come facciamo già nella realtà con i grassi, in grado di essere “bruciate” per ottenere un picco di energia.
Se invece non volessimo alterare la biologia umana, potremmo immaginarci un microorganismo simbiontico simile ai famosi Midi-Chlorian di Star Wars, in grado di sopravvivere solo in organismi molto specifici (magari in maniera simile a quello che accade con gli antigeni del sangue, solo più complesso).
Infine, il mago potrebbe ottenere energia sottraendola dagli esseri viventi circostanti, in pieno stile “rituali sacrificali” o, più semplicemente, prendendo ispirazione dalla recente serie di The Witcher.

Il rilascio dell’energia dovrebbe essere rapido, con un funzionamento simile a quello del flash delle macchine fotografiche. Le pile, infatti, non sono in grado di fornire una potenza sufficiente per il lampo: il flash, in questo caso, è ottenuto da un Condensatore, un componente dei circuiti in grado di accumulare al suo interno cariche elettriche (cioè, sostanzialmente, elettroni, le particelle che compongono la corrente elettrica) e di scaricarsi molto velocemente.
In questo modo, anche se la velocità di ricarica della pila è ridotta, il condensatore è in grado di fornire rapidamente una grande quantità di energia per il flash: allo stesso modo, un mago dovrebbe essere in grado di bruciare rapidamente la sua riserva energetica per ottenere, in poco tempo, grandi quantità di energia per dare vita ai suoi incantesimi.

Un condensatore. La vostra scheda madre ne è piena.
CATALIZZATORI
Se invece l’energia fosse ottenuta esternamente dal mago, come potrebbe egli averne accesso? E come giustificare una quantità limitata di uso di tale potere?
Sempre pensando a un consumo (almeno iniziale) di energia da parte del mago, si potrebbe ipotizzare un’interazione tra il mago e una sostanza esterna, simile alla Trama nel mondo di Forgotten Realms, grazie al quale il mago ottiene i suoi effetti facendo da catalizzatore.
In chimica, molti processi che trasmettono energia verso l’esterno (esoergodici) non avvengono spontaneamente, ma devono essere “stimolati” tramite una certa quantità di energia iniziale, detta energia di attivazione. Si può immaginare, ad esempio, che una certa reazione rilasci 5 Joule di energia, ma che la sostanza debba prima ricevere due Joule come energia di attivazione per avere inizio.
Un esempio pratico di questi fenomeni sono le combustioni, delle quali parleremo in un futuro articolo: un oggetto che brucia emette energia termica, ma ha prima bisogno di un innesco, un evento in grado di fornirgli l’energia necessaria per far partire la combustione.

Un Catalizzatore è un elemento, di solito una sostanza chimica, in grado di produrre un effetto di Catalisi, cioè di ridurre l’energia di attivazione: nell’esempio precedente la reazione potrebbe, grazie a un catalizzatore, richiedere un solo Joule per avere inizio.
Se il mago fosse in grado di agire da catalizzatore per la magia, questo spiegherebbe come mai solo i maghi sono in grado di usare tale potere, cioè perché l’energia di attivazione è troppo elevata e i non-maghi non sono in grado di abbassarla.
Contemporaneamente, se fosse sempre lui a fornire l’energia iniziale (ridotta grazie alla catalisi) si giustificherebbe anche un utilizzo limitato della magia da parte dell’incantatore.
MASSA ED ENERGIA
Un’ultima, notevole fonte di energia è la cosiddetta annichilazione della materia: la possibilità cioè di trasformare direttamente materia in energia mediante la famosa formula di Einstein.

Si tratta di una quantità di energia enorme: mezzo grammo di materia produrrebbe la stessa energia della bomba di Hiroshima.
Fortunatamente si tratta, nel mondo reale, di un processo assai complesso da ottenere: per avere una annichilazione è necessario far incontrare ogni particella del nostro materiale con la sua antiparticella. Queste ultime sono complesse da ottenere e prodotte solo da reazioni nucleari rare e altresì molto costose, in termini energetici (e non), da ottenere: all’attuale stato delle cose, il più grande apparato in grado di generare tali antiparticelle (il Large Hadron Collider, o LHC, del CERN di Ginevra) sarebbe in grado di ottenere un grammo di antimateria in… qualche milione di anni!
Tuttavia, immaginando di ottenere energia dai due processi precedenti, sarebbe forse possibile annichilire quantità di materia sufficientemente piccole da concedere comunque effetti prodigiosi… se l’antimateria fosse già presente. Infatti, produrre antimateria richiede processi molto più costosi (in termini di energie) di quanto poi riottenuto dall’annichilazione, fino a 10 miliardi di volte tanto.
Anche se, infine, essa fosse già disponibile al mago, questi dovrebbe assicurarsi di mantenere l’antimateria confinata nel vuoto, impedendogli di interagire con qualunque genere di materia, perfino l’aria: tale situazione viene comunemente ottenuta, nel mondo reale, tramite potenti campi elettromagnetici che possono risultare letali alle persone che si avvicinano troppo.

Sarebbe invece possibile ottenere parte dell’energia dagli atomi mediante fusione e fissione: in questo caso, tuttavia, la quantità di energia ottenuta da ogni atomo è molto inferiore e sarebbero necessarie quantità importanti di materiale (e il materiale giusto!), nonché condizioni peculiari di temperatura e pressione altrettanto complesse da ottenere (che richiederebbero ulteriori, drammatiche energie iniziali).
IL PREZZO DA PAGARE
Questa (relativamente) vasta serie di opzione potrebbe far pensare che ottenere energia possa essere semplice, ma si tratta di una conclusione errata.
Il mago dovrebbe indubbiamente pagare il prezzo iniziale consumando parte della sua stessa energia, energia che, se fosse accumulata in una sorta di condensatore magico, non sarebbe disponibile dell’incantatore (al di fuori del suo uso magico) e lo lascerebbe permanentemente spossato.
Se facesse inoltre da catalizzatore per una qualche fonte esterna di energia, essa si andrebbe, nel tempo, a consumare inevitabilmente la fonte di energia magica esterna proprio come i combustibili che diventano inutilizzabili dopo essere bruciati.
Infine, la stessa capacità di annichilire materia richiederebbe una grossa fonte di antimateria oppure energie tali da non giustificarne l’utilizzo, e anche l’energia nucleare si potrebbe sfruttare solo con condizioni estreme di temperatura e pressione.

E’ evidente dunque che l’idea di usare la magia per affrontare problemi altrimenti risolvibili è una mossa assai sconveniente, e che rivolgersi agli incantesimi dovrebbe essere giustificato solo da una necessità particolare e immediata.
E ancora non abbiamo parlato del fatto che non tutta quell’energia può essere utilizzata per lanciare una magia… ma per quello, aspettate il prossimo articolo di Manadinamica!
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/15/manadinamica-conservazione-energia/

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Exploring Eberron uscirà a Luglio 2020 su DMs Guild

Inizialmente previsto per Dicembre 2019, Exploring Eberron di Keith Baker - il creatore originale dell'ambientazione Eberron - ha finalmente una data di uscita definitiva: Luglio 2020. Come spiegato sul suo sito ufficiale, infatti, Kaith Baker si è trovato costretto a posticipare la pubblicazione del supplemento non solo per via del COVID-19 e di altri contrattempi personali, ma anche per darsi il tempo necessario a inserire al suo interno tutto il materiale promesso. Nonostante il ritardo, tuttavia, ora il manuale è nella fase conclusiva della sua produzione e sarà dunque disponibile a Luglio sul DMs Guild, lo store online ufficiale della WotC.
All'interno di Exploring Eberron, Keith Baker esplorerà nel dettaglio i luoghi e i piani d'esistenza di Eberron a cui i manuali del passato hanno prestato minor attenzione. E' possibile dare un primo sguardo al contenuto del manuale grazie alle Anteprime rilasciate dall'autore il Maggio scorso. Trattandosi di un manuale Terze Parti pubblicato su DMs Guild, invece, purtroppo non è possibile aspettarsi una sua traduzione in lingua italiana (a meno che la WotC decida altrimenti).
Inoltre, come rivelato dall'autore sul suo sito ufficiale:
Trattandosi di un manuale pubblicato da Terze Parti (si tratta di un supplemento realizzato da Baker e non dalla WotC), il materiale contenuto in Exploring Eberron non potrà essere considerato canone ufficiale di Eberron. Poichè, tuttavia, ogni gruppo può decidere da sé la forma che Eberron avrà al proprio tavolo (come ricordato da Baker stesso), starà ad ogni gruppo decidere se considerare valide o meno le informazioni pubblicate da Baker in questo supplemento.
  Exploring Eberron sarà disponibile sia in versione con copertina rigida, sia in versione PDF. La prima versione sarà un libro con copertina rigida premium da 8,5″ x 11″ (simile al formato dei manuali ufficiali WotC).
  Non è possibile preordinare Exploring Eberron (DMs Guild non consente le prenotazioni), quindi i tempi di consegna della copia cartacea cartonata sono di almeno 1-2 mesi, ma sarà possibile avere immediatamente la copia PDF. Prima di ordinare la versione cartacea, tuttavia, assicuratevi che su DMs Guild sia disponibile la spedizione nel nostro paese.
  Il supplemento avrà un totale di 247 pagine e conterrà 49 illustrazioni originali. Grazie a @senhull per la segnalazione.

Fonte: http://keith-baker.com/bts-exploring/
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Guidiamo assieme la DL verso il futuro

Come vi accennavamo nell'annuncio di settimana scorsa, lo Staff D'L ha ora aperto per voi un sondaggio tramite cui ci potrete fornire informazioni ed indicazioni per meglio impostare il futuro corso degli articoli del nostro amato forum. Il sondaggio resterà aperto per 2 settimane, fino al 06 Luglio.
Oltre a fornirci alcuni indicazioni generali su voi come utenti e sui giochi che più amate e giocate, vi chiederemo anche di darci delle indicazioni sul grado di interesse che potreste avere verso alcune generiche categorie di articoli, dagli approfondimenti su determinati aspetti del gioco (il che può intendere sia un'analisi di come certi aspetti sono presenti nei giochi attuali, sia una visione della loro evoluzione negli anni) ai consigli di varia natura su come gestire i vostri gruppi, le situazioni di gioco o la creazione di materiale per le sessioni.
Vogliamo potervi offrire informazioni e articoli sugli argomenti di maggiore interesse per la community e faremo affidamento sulle informazioni che ci fornirete tramite questo sondaggio per meglio dirigere il futuro corso della nostra community.
LINK AL SONDAGGIO
Grazie ancora per il supporto che ci dimostrate sempre e buon gioco a tutti!
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Drimos

Fumetti e libri: un confronto

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Perché hanno poteri che la gente vorrebbe avere e di cui può sognare. Ci si può immedesimare.

I fumetti non sono libri?

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No, i fumetti sono fumenti, nulla togliere al loro valore, ma i libri hanno discorsi indiretti molto più ampli che una semplice didascalia ogni tanto in qualche vignetta.

Naturalmente a nulla togliere al grande valore che possono avere certi fumetti, certo...

Però se consideriamo libro una serie di pagine rilegate e con una copertina allora la cosa cambia e si, i fumetti sono libri .-.

Giro la domanda

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I fumetti non sono libri?

I fumetti sono libri.

I fumetti nascono come tramite per raccontare una storia. Laddove un libro "standard" usa diverse pagine per descrivere un pensiero o un'azione, il fumetto utilizza un disegno, chiusa lì. Sminuire il fumetto classificandolo come prodotto di second'ordine rispetto ad un libro semplicemente perchè sfrutta poco il discorso indiretto mi sembra un pò una boiata, per almeno due motivi: gran parte dei discorsi indiretti che si potrebbero inserire vengono resi obsoleti per via della presenza delle figure, inoltre sono esistite (ed esistono, immagino) varie correnti letterarie che favoriscono l'utilizzo del discorso diretto piuttosto che quello indiretto... Correnti letterarie che hanno prodotto libri standard venduti in librerie.

Oltretutto, titoli come "Capire il fumetto. L'arte invisibile" (saggio scientifico completamente a fumetti) smontano tutta l'idea del fumetto come "cugino mongolo" del libro un pò alla base.

Perchè la gente vede il fumetto come il cugino mongolo del "libro"?

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Di base, molti esperti concordano nel dire che sia a causa del fatto che il fumetto è nato e si è sviluppato in America, con un parallelo completamente diverso in Giappone (ma questo non ha nulla a che fare con il discorso dell'Europa e dell'Italia). Apparendo come una maniera semplificata di esprimersi e fare umorismo, da cui la parola comics, era inizialmente diretto ad un pubblico vastissimo e non acculturato.

Data la maggiore separazione temporale esistente al tempo, mentre il fumetto in America si sviluppava, in Europa e in Italia era stato appena impiantato. Non mi dilungo a spiegare la crescita del fumetto in Italia, ma di base questa separazione si è mantenuta e la diffidenza verso il nuovo metodo di espressione artistica (ritengo il fumetto tale) ha impedito un'evoluzione anche qui, nel bel paese là dove il sì suona.

Giro la domanda perché qualcuno risponda con le sue personali impressioni, cosa che non ho fatto per non monopolizzare l'argomento.

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Sinceramente non ne ho idea >.> io non li reputo così, benché lo reputo un fumetto e non un libro, sennò si chiamerebbero nello stesso modo... Per me un buon libro ha la stessa valenza un buon fumetto...

Probabilmente ipotizzo che molti lo reputano così perché lo associano erroneamente a qualcosa di infantile.

Giro la domanda, voglio sapere se qualcuno conferma ampliando le mie ipotesi.

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Porto la mia esperienza personale:

Io lo ritengo molto differente da un libro. A livello qualitativo, sono imparagonabili dato che ognuno utilizza una tattica differente, anche se in linea generale ritengo il libro superiore.

Sinceramente l'associazione da "cugino mongolo" spesso mi viene per la qualità di quello che si rappresenta nel fumetto. Non ne conosco molti, ma tra quelli che ho letto spesso si cercava o l'umorismo (ed in tal caso io sono molto inglese) oppure la scenografia, due cose che non penso dovrebbero essere il tema della letteratura "impegnata". Ci sono però anche dei fumetti che non sono "mongoli" come cugini ma sono dignitosi e belli: l'unico fumetto giapponese che mi è piaciuto leggere è stato Berserk, anche se poi la presenza del personaggio Pak me l'ha fatto abbandonare perchè diventato intollerabile e scemo al pari di ogni altro manga giapponese. Il migliore fumetto secondo me rimane Dylan Dog, sia per le battute di Groucho (che spesso non sono stupide ma anzi parecchio articolate) che per l'atmosfera. Al di fuori di questo, i miei amici leggono tonnellate di fumetti dove io apro una pagina e mi viene lo sdegno, per stile di disegni, personaggi, tematiche eccetera eccetera. Quasi tutti manga, i marvel non li tocco nemmeno.

Il libro secondo me ha il vantaggio indiscutibile che ti permette di visualizzare autonomamente un personaggio, una scena, una musica, quindi ogni lettore se lo immaginerà nel modo a lui più congeniale, cosa che il fumetto invece non fa, perchè ti spiattella l'immagine e quella è.

Come vedere un film dopo averne letto il libro: io sono stato deluso il 90% delle volte (unica eccezione: il Signore degli Anelli, dove i pro ed i contro si bilanciavano), perchè quando immagino con la mia mente lascio che sia la mia immaginazione ad interpretare i dettagli non precisati, e questa è la potenza narrativa del libro, che il fumetto non ha.

Dato che la discussione è interessante, prolungo la domanda ai posteri.

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Aspetta, quindi una forma artistica è inferiore a un'altra perché fa ridere? A parte che c'è un gran numero di fumetti che non fa ridere affatto, comunque ciò vorrebbe dire che anche un libro con delle gag o parti umoristiche perde la sua dignità di libro? I Promessi Sposi è inferiore rispetto a Dei delitti e delle Pene come opera letteraria perché ci sono scene umoristiche? Un Candido non è impegnato per l'umorismo di fondo?

E per quanto riguarda le descrizioni c'è sempre quello che si guadagna e quello che si perde: uno scrittore non può descrivere il volto del suo protagonista con paura, rabbia e concitazione durante una scena cruciale senza digradare in una descrizione sovrabbondante, per un disegnatore è lì.

Chiedo alla moderazione di splittare in un altro topic, se possibile, per favore. Qui sembra andare per le lunghe.

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Dato che la discussione è interessante, prolungo la domanda ai posteri.

Suggerisco l'apertura di un topic apposito. Personalmente ritengo il fumetto un tipo di libro. Ce ne sono di belli e di brutti, come in tutti i generi. Il fumetto può essere impegnato? Si, Maus ne è un esempio. Il libro permette di immaginare a piacimento? Si, ma una delle regole della scrittura, specie la narrativa è che lo specifico è più efficace del generico. Mostrare, non raccontare. Se descrivi un dettaglio io non devo interrompere la sospensione dell'incredulità per decidere come immaginare quel dettaglio. In attesa del topic giro la domanda.

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Info - %2$s

Lascio qui la discussione per una questione di maggior visibilità invece di spostarla in Intrattenimento.

Per il resto divertitevi :D

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Grazie per lo split!

Aspetta, quindi una forma artistica è inferiore a un'altra perché fa ridere? A parte che c'è un gran numero di fumetti che non fa ridere affatto, comunque ciò vorrebbe dire che anche un libro con delle gag o parti umoristiche perde la sua dignità di libro? I Promessi Sposi è inferiore rispetto a Dei delitti e delle Pene come opera letteraria perché ci sono scene umoristiche? Un Candido non è impegnato per l'umorismo di fondo?

E per quanto riguarda le descrizioni c'è sempre quello che si guadagna e quello che si perde: uno scrittore non può descrivere il volto del suo protagonista con paura, rabbia e concitazione durante una scena cruciale senza digradare in una descrizione sovrabbondante, per un disegnatore è lì.

PER ME SI ci sono delle forme artistiche che IMHO sono superiori ed altre inferiori. Ovviamente la cosa è ULTRA-SOGGETTIVA e vorrei che fosse considerata tale fin dall'inizio.

Poi la differenza non è tanto sul "far ridere" secondo me, quanto sulla profondità di contenuti trattati. Sinceramente il fumetto più "serio" che abbia mai letto è stato Maus, ma che per sua stessa conformazione sinceramente mi è parso piuttosto irriverente ed inappropriato, bambinesco, ecco il termine. L'immagine di ebrei-topi e nazi-gatti mi ha sortito sinceramente un effetto molto, ma molto sgradevole, pur avendo chiaro in mente l'obiettivo divulgativo del fumetto.

Il fumetto di per se è proprio una forma "d'arte" che non reputo in grado di rappresentare certe cose, prima fra tutte la serietà di alcuni cose, tipo quelle trattate in Maus, proprio perché per sua natura è nato con un preciso motivo di intrattenimento differente dal libro, mi risulta intrinsecamente "inferiore", per certi scopi.

EDIT:

Mostrare, non raccontare. Se descrivi un dettaglio io non devo interrompere la sospensione dell'incredulità per decidere come immaginare quel dettaglio.

Sinceramente non sono affatto d'accordo: dipende troppo dalle tematiche. Ho letto di recente un libro di raccolta di racconti di fantascienza di "grandi" autori (per me, tutti sconosciuti dato che la letteratura Sci-fi non è il mio pane quotidiano), e ho invece notato che laddove vi era la descrizione, più o meno abbozzata, di qualcosa, il libro scadeva inevitabilmente nel ridicolo.

In Guerra Eterna ad esempio, l'autore ha messo insieme Bombe Nova, viaggi extra-tempo e poi... gli ordini vengono consegnati in busta sigillata.

Ora quel passaggio mi ha dato veramente fastidio, è stato un brusco rendersi conto che il libro era stato scritto negli anni '50, e così altri racconti, che puntualmente mostravano una scarsissima abilità di immaginazione e lungimiranza (e sono scrittori sci-fi "grandi", dicono).

Mentre in altri racconti, (Centro Galattico e soprattutto il meraviglioso Una storia di fantasmi di Thisledown) anche più semplici volendo, affrontavano la cosa con molta più astrattezza, appunto riconoscendo la propria impossibilità di descrivere qualcosa di fantascientifico. In questi racconti non c'era mai un richiamo ad una tecnologia, una descrizione ecc, ma sempre una sfumatura, una metafora, un lasciare intuire.

Per me, meraviglioso. E non c'è paragone tra il piacere che ho avuto a leggere gli uni e gli altri.

EDIT 2: poi, è lo stesso che nei film horror: mi piace finché non si "vede" la bestia, poi diventa banale, anzi brutto. Quel che mi paice è la tensione che la "bestia" crea, non la bestia in sè. "vederla" la rende troppo tangibile, spreca tutto.

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Innanzitutto, come nota eviterei di usare la parola "inferiore". È pura semantica, ma per quanto soggettiva e personale possa essere l'opinione, rimane un termine offensivo, anche se si cerca di non utilizzarlo o interpretarlo come tale.

A parte questo, leggi Watchmen.

Penso di aver detto tutto.

Spoiler:  
Espando in caso non avessi detto tutto: Watchmen tratta temi assolutamente degni della letteratura "alta" fra i quali il libero arbitrio, il valore della vita e la società in genere con un livello tecnico (a livello di sceneggiatura) paragonabile a quello di qualsiasi altra forma artistica. La gestione dei ritmi è perfetta, la cura dei dettagli è maniacale e l'uso "virtuoso" del mezzo è a livelli insensati: prova a guardare come in ogni vignetta si crei una corrispondenza fra la didascalia, i dialoghi e le immagini.

I temi sono abbastanza pesanti da aver anticipato di trentanni una buona fetta di cultura popolare: esempio stupido, i temi di Watchmen sono gli stessi di Assassin's Creed, Naruto, e in parte di Evangelion; l'opera è stata abbastanza influente da risollevare da sola un intero medium in crisi; la psicologia dei personaggi è profonda e tutt'altro che banale, e si esprime in dialoghi curati ancora una volta in maniera maniacale (il vecchio Gufo Notturno dice "l'hanno crocifisso, quel ragazzo", perché suo nonno era un cristiano radicale e gli ha passato il lessico!).

Se non fosse sufficiente, Watchmen è stato inserito dal Times nella lista dei cento romanzi inglesi migliori di tutti i tempi e ha vinto un premio Hugo. Mi sembra abbastanza per legittimarlo.

Dire che i fumetti sono poco profondi perché Marvel è come dire che i libri fanno schifo perché Moccia.

Ad ogni modo, considero fumetti e libro due medium diversi della stessa forma d'arte, la letteratura.

Dire che sono equivalenti però sarebbe stupido, perché il fumetto si esprime graficamente e il libro no, e questo non è un giudizio di valore, ma un dato di fatto.

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PER ME SI ci sono delle forme artistiche che IMHO sono superiori ed altre inferiori

Boh, a me continuano a sembrare affermazioni incoerenti, ma vabbeh.

l'unico fumetto giapponese che mi è piaciuto leggere è stato Berserk, anche se poi la presenza del personaggio Pak me l'ha fatto abbandonare perchè diventato intollerabile e scemo al pari di ogni altro manga giapponese

Puck non è un personaggio scemo inserito a random, ma anzi uno dei fondamenti principali di tutta la storia.

Puck è stato inserito col preciso scopo di alleggerire determinati momenti e ricordare a Gats la sua parte umana, dargli la speranza che qualcosa di buono, prima o poi, capiterà anche a lui. Ricorda che il protagonista della storia è stato abusato, ferito, tradito, deviato, raggirato, ingannato fin dai suoi primissimi momenti di vita, vita che ha quasi sempre vissuto nel peggiore dei modi.

Berserk, se ti fossi realmente immedesimato nella storia, avresti capito che è un manga estremamente triste e pesante. Dopo che Gats è stato privato anche di Casca durante il tradimento di Griffith/Femto, Puck resta l'unico elemento positivo a cui quel relitto d'uomo che è diventato può aggrapparsi.

Oltre a questo, bollare tutta la produzione manga giapponese come qualcosa di brutto a priori, oltretutto dopo aver detto di aver letto o visto veramente poco di questa, mi sembra quantomeno azzardato.

Poi la differenza non è tanto sul "far ridere" secondo me, quanto sulla profondità di contenuti trattati

A questo punto mi viene da chiedere cosa sia, per te, un contenuto "profondo".

Io ho letto manga e fumetti che trattano di amore, odio, passione, del degrado della società, amicizia, della speranza per un domani migliore, della voglia di migliorare il mondo che si ha intorno, del giusto sentimento di rivolta e disgusto verso ciò che è ingiusto...

Io sono un lettore accanito sia di "libri" che di fumetti/manga e tutto questo discorso mi sembra fondato principalmente su dei pregiudizi che all'effettivo non sono verificati.

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A livello di semiotica fumetto e libro sono completamente diversi, e questo è evidente anche alla prima vista: il fumetto ha immagini, il libro no.

A proposito delle origini si può notare che le immagini correlate da dialoghi sono molto antiche come idea (forse qualcosa di egizio, e dovrei ricontrollare ma mi pare anche qualcosa di sumerico); né dobbiamo dimenticarci delle celebri pitture su una celebre chiesa di Roma, che inaugurano il "fumetto italiano" con una bella parolaccia. Senza dimenticare i romanzi illustrati.

Comunque, al di là dell'alterità dei due media, direi che il discorso superiore/inferiore ha poco senso: se oggi esistono più libri di qualità rispetto ai fumetti di qualità è per pure ragioni cronologiche, i libri hanno una tradizione plurimillenaria alle spalle mentre il fumetto propriamente detto non ha neppure qualche secolo di vita, e per buona parte di questo periodo è stato solo un'opera di intrattenimento di bassa lega. Non che oggi, beninteso, si faccia molto di meglio, eh: gran parte delle serie di fumetti più blasonati sono qualitativamente pari ai romanzi d'appendice, e per un Dumas o un Salgari o un Lovecraft (e non è che anche questi ultimi scrivessero solo capolavori, eh!) che emerge ci sono tanti autori di anonime vaccate. Di certo, fra un libro di Fabio Volo e Watchmen o Gea vince il fumetto, ma se il paragone è fra qualsiasi romanzo di qualità elevata e una storia Marvel o DC (o Bonelli, o una serie manga) casuale sono i libri tradizionali a vincere a man bassa. Ora come ora, poi, è troppo presto per stabilire quali fumetti resteranno come "classici", ma di certo non mi stupirei se potessi vedere un futuro lontano in cui anche alcuni fumetti verranno riconosciuti quali opere letterarie, così come è accaduto ai film.

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Poi la differenza non è tanto sul "far ridere" secondo me, quanto sulla profondità di contenuti trattati. Sinceramente il fumetto più "serio" che abbia mai letto è stato Maus, ma che per sua stessa conformazione sinceramente mi è parso piuttosto irriverente ed inappropriato, bambinesco, ecco il termine. L'immagine di ebrei-topi e nazi-gatti mi ha sortito sinceramente un effetto molto, ma molto sgradevole, pur avendo chiaro in mente l'obiettivo divulgativo del fumetto.

Il fumetto di per se è proprio una forma "d'arte" che non reputo in grado di rappresentare certe cose, prima fra tutte la serietà di alcuni cose, tipo quelle trattate in Maus, proprio perché per sua natura è nato con un preciso motivo di intrattenimento differente dal libro, mi risulta intrinsecamente "inferiore", per certi scopi.

In quel che tu vedevi ridicolo l'autore voleva far vedere il grottesco. Un fumetto che tratta di un tema come la Shoah con disegni realistici sarebbe stato certamente poco immersivo. Riducendo i protagonisti a personaggi delle fiabe, esso ci richiama istinti primordiali, ci fa vedere le cosa in una luce scarna e terribilmente reale. Questo è ciò che intendeva l'autore. Dire che Maus è bambinesco vuol dire semplicemente essersi fermati a una o due vignette, senza tra l'altro osservarle bene.

Sinceramente non sono affatto d'accordo: dipende troppo dalle tematiche. Ho letto di recente un libro di raccolta di racconti di fantascienza di "grandi" autori (per me, tutti sconosciuti dato che la letteratura Sci-fi non è il mio pane quotidiano), e ho invece notato che laddove vi era la descrizione, più o meno abbozzata, di qualcosa, il libro scadeva inevitabilmente nel ridicolo.

In Guerra Eterna ad esempio, l'autore ha messo insieme Bombe Nova, viaggi extra-tempo e poi... gli ordini vengono consegnati in busta sigillata.

Ora quel passaggio mi ha dato veramente fastidio, è stato un brusco rendersi conto che il libro era stato scritto negli anni '50, e così altri racconti, che puntualmente mostravano una scarsissima abilità di immaginazione e lungimiranza (e sono scrittori sci-fi "grandi", dicono).

Dai, non si può dar la colpa a un uomo degli anni '50 per non aver immaginato una cosa di cui non c'erano, o quasi, indizi.

Poi la differenza non è tanto sul "far ridere" secondo me, quanto sulla profondità di contenuti trattati

Numero 31 di One Piece: un medico rischia la sua vita per fermare dei selvaggi che credono che bisogni fare sacrifici di sangue a un dio serpente per curare una malattia che rischia di spazzarli via tutti. "Quello che noi chiamiamo Dio, tu lo chiami biscia. Dimmi, uomo... puoi davvero curare il mio popolo?"

E in One Piece c'è spazio per questo, per umorismo becero, azione e una trama semplice più altre sottotrame intricatissime, non lo definirei poco profondo.

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Poi la differenza non è tanto sul "far ridere" secondo me, quanto sulla profondità di contenuti trattati. Sinceramente il fumetto più "serio" che abbia mai letto è stato Maus, ma che per sua stessa conformazione sinceramente mi è parso piuttosto irriverente ed inappropriato, bambinesco, ecco il termine. L'immagine di ebrei-topi e nazi-gatti mi ha sortito sinceramente un effetto molto, ma molto sgradevole, pur avendo chiaro in mente l'obiettivo divulgativo del fumetto.

Il fumetto di per se è proprio una forma "d'arte" che non reputo in grado di rappresentare certe cose, prima fra tutte la serietà di alcuni cose, tipo quelle trattate in Maus, proprio perché per sua natura è nato con un preciso motivo di intrattenimento differente dal libro, mi risulta intrinsecamente "inferiore", per certi scopi.

Ergo anche i film e le rappresentazioni teatrali sono inferiori, dato che si basano pesantemente sulle immagini?

EDIT:

Sinceramente non sono affatto d'accordo: dipende troppo dalle tematiche.

Certo, un saggio deve spiegare. Ma se parliamo di narrativa è piuttosto noto che mostrare è meglio di raccontare.

Ho letto di recente un libro di raccolta di racconti di fantascienza di "grandi" autori (per me, tutti sconosciuti dato che la letteratura Sci-fi non è il mio pane quotidiano), e ho invece notato che laddove vi era la descrizione, più o meno abbozzata, di qualcosa, il libro scadeva inevitabilmente nel ridicolo.

In Guerra Eterna ad esempio, l'autore ha messo insieme Bombe Nova, viaggi extra-tempo e poi... gli ordini vengono consegnati in busta sigillata.

Ora quel passaggio mi ha dato veramente fastidio, è stato un brusco rendersi conto che il libro era stato scritto negli anni '50, e così altri racconti, che puntualmente mostravano una scarsissima abilità di immaginazione e lungimiranza (e sono scrittori sci-fi "grandi", dicono).

Mentre in altri racconti, (Centro Galattico e soprattutto il meraviglioso Una storia di fantasmi di Thisledown) anche più semplici volendo, affrontavano la cosa con molta più astrattezza, appunto riconoscendo la propria impossibilità di descrivere qualcosa di fantascientifico. In questi racconti non c'era mai un richiamo ad una tecnologia, una descrizione ecc, ma sempre una sfumatura, una metafora, un lasciare intuire.

Per me, meraviglioso. E non c'è paragone tra il piacere che ho avuto a leggere gli uni e gli altri.

Sarà. Innanzi tutto c'è modo e modo di mostrare. Ci sono futuri e futuri, ci sono idee diverse. Poi, per carità, se ti piace "intuire" come fa una catapulta a centrare un drago al volo, buon per te. Evidentemente abbiamo idee diverse. Il problema non è il lasciare intuire un mistero, il problema è essere o meno specifici. Poi per carità, possiamo buttare nel cesso tutti i manuali di scrittura che si vuole.

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Sbaglio o avevo premesso che era un discorso personale? :)

Comunque abbiate pazienza per l'inferiore, non voleva essere offensivo.

Comunque sono parecchio d'accordo con Fenapi sul ritenere il fumetto una cosa "giovane" che quindi parte con un notevole svantaggio, è un fattore puramente cronologico e di quantità di opere prodotte, quando pensiamo ai libri solitamente pensiamo ai migliori tra quelli prodotti in un lasso di tempo enorme.

Comunque mi spiace, a me un fumetto non sorte la stessa "suggestione" di un libro, lo trovo uno strumento differente e pertanto inappropriato a certi temi. Maus per esempio mi è sembrato pessimo, che ci posso fare? Ho dei gusti. Aveva il che del grottesco, è vero, ma per quello che ho letto il grottesco si fermava alla rappresentazione, non al messaggio. Ripeto: capivo l'intento, ma secondo me lo realizzava maluccio usando un metodo sbagliato. Per altri magari è un capolavoro, c'est la vie.

Per quanto riguarda Pak di Berserk... bhe lo scopo del folletto non mi interessa sinceramente, io da lettore valuto solo il contributo del folletto al fumetto e mi spiace che ci sia come personaggio, avrei molto preferito senza. Magari ha uno scopo successivo a cui non sono arrivato, ok, ma le "facce buffe" tipiche del manga che certe volte si permette mi rovinano tutto, in quel caso è proprio uno stile che non mi soddisfa per niente. Non è che comprenderne la funzione me lo fa apprezzare esteticamente. Purtroppo il fumetto è schiavo della dicotomia testo-disegno e quindi è doppiamente difficile da realizzare IMHO. Uno dei due aspetti può rovinare l'altro.

Pregiudizi non verificati? estremamente possibile, io sono un lettore di libri e quasi nulla di fumetti perchè i fumetti non mi piacciono, spiegavo appunto i perchè.

OT:

Sui film e teatro: apparte che siamo OT, ma no. Son parecchio differenti da un fumetto. Non criticavo l'arte figurativa in generale (altrimenti cosa penserei dei quadri, sculture, architetture?) bensì lo stile del fumetto (connubio disegno-lettera) che personalmente non mi piace e non lo trovo stimolante né adatto ad esprimere certi contenuti, si veda l'effetto che mi ha fatto Maus ed i vari "Storia di Roma/Bibbia/Umanità a fumetti" che avuto occasione di sfogliare in vita mia.

Per il tema Mostrare VS Raccontare...

bhe non puoi definire cos'è "meglio" senza definire cosa vuol dire "meglio" (obiettivo) e il modo misurabile che usi per ottenerlo (metodo). Se è meglio per vendere libri ci sta, se è meglio per allungare il racconto ci sta, se è meglio per riuscire a dare idea di cosa si sta dicendo al 50%+1 dei lettori ci sta... ma non è "meglio" astrattamente. Sarà anche piuttosto noto (io sono un lettore non uno scrittore) ma i miei gusti non lo sanno quando valutano uno scritto.

(PS: mamma mia che ginepraio :D)

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Comunque mi spiace, a me un fumetto non sorte la stessa "suggestione" di un libro, lo trovo uno strumento differente e pertanto inappropriato a certi temi. Maus per esempio mi è sembrato pessimo, che ci posso fare? Ho dei gusti. Aveva il che del grottesco, è vero, ma per quello che ho letto il grottesco si fermava alla rappresentazione, non al messaggio. Ripeto: capivo l'intento, ma secondo me lo realizzava maluccio usando un metodo sbagliato. Per altri magari è un capolavoro, c'est la vie.

Guarda, Maus non è piaciuto nemmeno a me, ma questo non lo rende un'opera scadente.

Semplicemente non è riuscito a colpirmi personalmente, ma questo non vuol dire che non abbia una realizzazione tecnica valida o che il medium sia inappropriato.

Anzi, più qualcosa è grande, meglio è che ne parlino anche i mezzi "inappropriati": non si sa mai che non arrivi a qualche persona in più.

Per il tema Mostrare VS Raccontare...

bhe non puoi definire cos'è "meglio" senza definire cosa vuol dire "meglio" (obiettivo) e il modo misurabile che usi per ottenerlo (metodo). Se è meglio per vendere libri ci sta, se è meglio per allungare il racconto ci sta, se è meglio per riuscire a dare idea di cosa si sta dicendo al 50%+1 dei lettori ci sta... ma non è "meglio" astrattamente. Sarà anche piuttosto noto (io sono un lettore non uno scrittore) ma i miei gusti non lo sanno quando valutano uno scritto.

Diciamo così: non si può sapere se sia oggettivamente meglio, ma quando il 100% (non il 50%+1) delle scuole di scrittura, dei manuali, degli scrittori e della critica ti consigliano qualcosa, puoi essere abbastanza certo che sia la cosa che più si avvicina al "meglio" obiettivo, anche se magari ci sarà una persona al mondo che pensa il contrario, rendendo la definizione non assoluta.

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Guarda, Maus non è piaciuto nemmeno a me, ma questo non lo rende un'opera scadente.

Semplicemente non è riuscito a colpirmi personalmente, ma questo non vuol dire che non abbia una realizzazione tecnica valida o che il medium sia inappropriato.

Anzi, più qualcosa è grande, meglio è che ne parlino anche i mezzi "inappropriati": non si sa mai che non arrivi a qualche persona in più.

Si era ovviamente un parere personale... per quanto possa apprezzare "l'efficienza" dello strumento purtroppo devo (in me medesimo) riconoscerne la non altrettanta "efficacia", per cui non lo posso considerare "un buon prodotto per me", ecco.

Per l'assolutezza della terminologia: appunto. Mai usare la parola "meglio" senza definirla. Sono abbastanza sicuro che non sia solo una persona ad avere un'idea contraria e non è raro che la critica ed i giudizi cambino col cambiare del tempo ;)

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diventato intollerabile e scemo al pari di ogni altro manga giapponese.

Leggi "Monster" o "Pluto", di Naoki Urusawa, e ricrediti, o uomo di poca fede! :cool:

Ammetto che nemmeno a me piacciono eccessivamente i manga troppo demenziali, ma una buona risata ogni tanto ci vuole.

Il libro secondo me ha il vantaggio indiscutibile che ti permette di visualizzare autonomamente un personaggio, una scena, una musica, quindi ogni lettore se lo immaginerà nel modo a lui più congeniale, cosa che il fumetto invece non fa, perchè ti spiattella l'immagine e quella è.

Come vedere un film dopo averne letto il libro: io sono stato deluso il 90% delle volte (unica eccezione: il Signore degli Anelli, dove i pro ed i contro si bilanciavano), perchè quando immagino con la mia mente lascio che sia la mia immaginazione ad interpretare i dettagli non precisati, e questa è la potenza narrativa del libro, che il fumetto non ha.

In linea di massima ti dò ragione, ma alle volte le descrizioni dei libri sono un pò confuse, per cui non capisci bene come si svolge una certa azione (cosa particolarmente grave durante scene d'azione come le battaglie) o come sono disposti certi elementi "scenografici" (è il motivo per cui amo le mappe nei libri con molti viaggi, in modo da farmi capire meglio i percorsi).

E, tanto per dirne una, di "Jurassic Park" ho preferito il film al libro.

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A mio parere ci siamo addentrati troppo nello specifico, mancando il quadro generale: il paragone tra fumetto e libro. Ovviamente la qualità di questo spinge all'osservare l'argomento più in dettaglio, ma prima analizzerei dall'inizio. Il libro è un testo dalle mille sottotrame capace di far sforzare l'intelletto umano e usare la sua fantasia per immaginarsi le varie scene che accadono. Il fumetto invece, a mio parere, è un libro visivo. Pone la fantasia del libro sulla carta invece che nella testa. A livello di lettura, entrambi donano qualcosa, ma il secondo è più abbordabile e per la maggior parte della gente meno noioso. Se parliamo di generi trattati, troppo spesso ci si riferisce ad un fumetto come la parte scema della letteratura ma non perchè lo si pensi davvero, ma perchè la maggior parte dei fumetti che potremmo chiamare con abuso di termine "commerciali" sono più presenti di quelli più originali, previe eccezzioni. Da questo vorrei rimandare al vero ruolo del fumetto: esso è a mio parere un aiuto grafico che nulla toglie al succo di un libro, anzi aggiunge una parte grafica che aiuta e allegerisce la lettura. Ovviamente il libro da parte sua ha suscitato sempre quel fascino dell'immaginazione delle parole, ma nessuno dei due è inferiore all'altro.

Posso adesso passare a casi più particolari: di sicuro la saga di Watchmen è una delle migliori che abbia mai letto e questo è già un esempio del "commerciale" originale e quindi sono d'accordo con The Stroy. Invece per Mauz devo dire che mi ha appassionato come storia. Non mi è piaciuto tantissimo, ma nel mezzo ti prende.

Quindi la mia conclusione finale è che non c'è nulla di meglio che leggere entrambi :D

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