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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 12: The Great Gig In The Sky
Decidiamo di tentare il tutto per tutto fronteggiando Gavigan, ma le cose prendono una piega inaspettata. Gli investigatori decidono di mettersi sulle tracce di Edward Gavigan, confidando di riuscire a mandare all'aria i suoi piani. In un certo senso ci riescono, ma le conseguenze sono totalmente inaspettate… e potenzialmente fatali per l'intero gruppo. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 12 febbraio Dopo quanto accaduto a Derby troviamo rifugio in una magione lungo la costa nelle East Midlands, ospiti ancora una volta del nostro benefattore Arthur Vane. Qui possiamo riposare al sicuro, e cercare di unire i puntini. Riesaminiamo il Blueprint di Gavigan rinvenuto alla fabbrica e prendiamo nota delle annotazioni appuntate da Edward Gavigan (la calligrafia combacia con la lettera che ci ha fatto recapitare a Lesser Edale): "Mombasa Imports", "Come profetizzato da Nitocris", "Nyarlathotep", ed altre cose che ci sono incomprensibili… un altro dettagli ci salta all'occhio: il progetto della bomba è firmato "Vipera Pallida", pseudonimo ben noto a Hector Torres Rojas. Il nostro nuovo compagno, infatti, indagando su Gavigan per conto del detective James Barrington ha scoperto che l'autoproclamato investigatore era solito firmare con questo nome i fascicoli dei casi da lui risolti (che ego maniaco!). Sappiamo che Gavigan non alloggia a Londra, dunque chiediamo al maggiordomo di Lord Vane di mettersi all'opera per scoprire dove si trova la "Misr House" indicata nel blueprint. Sospettiamo, infatti, che possa essere la base operativa di Gavigan. 1925, 16 febbraio Il maggiordomo impiega ben quattro giorni per risalire, tramite lo spedizioniere della Handson Manufactoring, all'indirizzo esatto di questa dimora. Assieme al maggiordomo, torna a casa anche il nostro ospite. Lord Vane ci convoca per ragguagliarci sulla gravità della nostra situazione: solo grazie alla sua influenza è riuscito a non far ancora diramare un dispaccio indirizzato a Scotland Yard nel quale veniamo individuati come i piromani che hanno incendiato la Handson, e Gavigan ha sporto denuncia contro di noi! Ci consegna quindi una busta contenente un salvacondotto che ci permetterà, in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione, di lasciare il Regno Unito. Il maggiordomo ha avuto successo nella sua missione: apprendiamo che Misr House, in passato nota come Over View, si trova nella contea di Hessex, in un'area costiera dove due i delta di due fiumi si incontrano a formare un isolotto. Inoltre, si è imbattuto in Zahra Shafik: la donna desidera incontrare da sola le tre avventuriere facenti parte del nostro gruppo, ed ha fissato un appuntamento per la sera a venire al North Bar di Denver. Ricordiamo che al Blue Pyramid Zahra parlava a Gavigan con disprezzo e questo ci fa sperare che possa essere una potenziale alleata, dunque ci rechiamo al luogo prestabilito. L'atmosfera nel bar è fumosa, il pub è affollato, pare tutto tranquillo. Le tre investigatrici siedono al tavolo di Zahra, che sembra preoccupata. Afferma di non essere alleata di Gavigan ma bensì una vittima delle sue mire espansionistiche: l'uomo sfrutta le antiche tradizione egiziane trasformandole in qualcosa di perverso ed oscuro, ricattandola (pare che Gavigan abbia fatto rapire sua sorella) per costringerla a portare cultisti nella sua Fratellanza del Faraone Nero. Dice che Gavigan non si lascia mai sfuggire le sue prede, e che dobbiamo liberarci di lui quanto prima. Zahra afferma che il nostro nemico è circondato da un sortilegio che lo rende invincibile, ma torna ad essere vulnerabile quando, durante ogni notte di luna nuova,celebra un rito propiziatorio… lo stesso rito che eseguiva in antichità la Regina Nitocris… un rituale che richiama il Faraone Nero stesso! Il rituale consiste nel percuotere un certo numero di cultisti con pugnali simili ai mambele usati da La Lingua Scarlatta, chi rimane vivo è dato poi in sacrificio al Faraone nero o ai suoi emissari che talvolta si manifestano al suo posto: il Persecutore, un serpente alato di materia oscura, e l'Araldo, una creatura tentacolare ed alata. Zahra presiederà il rituale su richiesta di Gavigan, e sarà lei a comunicarci quando intervenire facendoci un cenno d'intesa. Noi dovremo "solo" essere presenti sul posto al momento giusto… Apprendiamo che durante il culto i partecipanti indosseranno lunghi abiti cerimoniali di tessuto viola, con un ankh rovesciato ricamato. Zahra si congeda con un avvertimento: dovremo essere pronti a tutto. Nei giorni successivi otteniamo, grazie al catasto di sua maestà, una mappa della tenuta e dei documenti che la descrivono. Documentazione Misr House. Ci rechiamo lì in barca, risalendo la foce del fiume, ed un pensiero continua a girarmi per la mente: oltre alle informazioni condivise da Zahra ed alle planimetrie di Misr House, non abbiamo idea di cosa aspettarci. Sento che siamo totalmente impreparati per ciò che dovremo affrontare. Ho un bruttissimo presentimento, ma non ne parlo con i miei compagni: non voglio minare il morale del gruppo, che è già vacillante. Abbiamo tutti i nervi a fior di pelle. La magione sembra abbandonata, a giudicare dai rampicanti che crescono lungo le pareti esterne. Edera, muschio e salsedine si appiccicano ai muri come sanguisughe. Ci avviciniamo a motore spento, remando il più silenziosamente possibile, ed ormeggiamo nei pressi di una porta di servizio sul retro dell'abitazione. La situazione precipita praticamente subito: Anne rinviene le tracce di un cane che sembra essere uscito dalla casa da poco, ed anzichè allontanarsi il più rapidamente possibile decide di seguire le impronte. Questo sfocia in una rissa contro un enorme mastino dalle mandibole d'acciaio, che morde ripetutamente Anne ed abbaia furioso attirando sicuramente l'attenzione degli abitanti della magione prima che si riesca a zittirlo… povera creatura, gettiamo la carcassa del cane nel fiume e dissimuliamo il sangue versato sul selciato il meglio possibile. Entriamo dunque in casa, e ci tuffiamo oltre la porta alla nostra sinistra appena in tempo: preannunciato dallo scricchiolio del pavimento in legno, qualcuno percorre il corridoio: uno strano individuo dalla pelle grigiastra e cadente. Fortunatamente non ci nota. Ci troviamo in un disimpegno rimesso a nuovo da poco, e non ci mettiamo molto ad individuare una traccia di alabastro che faceva parte del pavimento più antico della struttura religiosa che un tempo era Misr House (un convento o qualcosa del genere). Seguiamo la vena di pietra antica, sperando che ci porti ad un ingresso nascosto verso i sotterranei della villa dove, dalle planimetrie che abbiamo recuperato, è probabile che ci sia qualcosa di interessante. Nella stanza seguente non siamo soli: un uomo vestito da cultista ci nota e fugge via per dare l'allarme!! Anne lo ricorre, riuscendo ad acciuffarlo e ad ucciderlo prima che capiti il peggio. Occultiamo il cadavere alla meno peggio, nascondendolo in un bagno, e ci concentriamo sull'enorme caminetto di pietra lucida che salta subito all'occhio di chiunque entri nella stanza. Il nostro istinto ci suggerisce bene, troviamo un meccanismo nascosto che rivela due passaggi verso il basso. Imbocchiamo quello di sinistra, speranzosi ed inquieti allo stesso tempo. Il passaggio conduce a quella che sembra essere una stanza delle torture, a giudicare dal tavolo con legacci e dagli strumenti di ferro sparpagliati nelle sue vicinanze. Ma troviamo anche dei documenti importanti, scambi di corrispondenza tra la Gavigan ed un certo Omar al-Shakti, una lettera incompiuta indirizzata alla Vipera Pallida, una pagina di un registro di spedizioni, un telegramma da Giza… oltre a delle statuine del faraone nero e di una divinità egizia dalla testa di coccodrillo e ad una serie di reagenti e sostanze che al momento non riusciamo a riconoscere. Intaschiamo tutto quello che possiamo. Lettera a Gavigan, Lettera alla Vipera Pallida, Telegramma da Giza, Pagina di registro Udiamo dei rumori dalla sala sopra di noi, un gruppo di persone sta probabilmente per scendere! Frettolosamente tento di fare delle fotografie ai manufatti che non possiamo portare con noi, ma nella frenesia la mia adorata Leica cade a terra, danneggiandosi. Hector Torres Rojas resta indietro, per cercare di rimettere in ordine la stanza mentre noi fuggiamo, ed ahimè viene catturato dai cultisti. Mentre percorriamo un passaggio che scende ancora verso il basso e pare proseguire per una distanza interminabile, alle nostre orecchie giungono il rumore delle percosse e le urla del nostro compagno. Egli si è sacrificato per noi, facendoci guadagnare del tempo prezioso. Riemergiamo in superficie in uno spazio aperto, di fronte ad un circolo di pietre dall'aria molto antica, probabilmente in antichità era un luogo di culto celtico. Il nostro sesto senso ci dice che il rituale avrà luogo qui… c'è abbastanza spazio da accogliere un grande numero di partecipanti, nel prato a valle. Ci nascondiamo tra la vegetazione ed attendiamo. C'è una strana vibrazione nell'aria… dall'antico tunnel che abbiamo percorso per fuggire da Misr House emerge una lenta processione, decine e decine di individui in viola camminano lentamente verso il circolo di pietre e si dispongono ordinatamente alcuni attorno ad esso, altri nel prato per assistere. Sei cultisti si posizionano in cerchio all'interno del circolo di pietre. Al centro di essi si posiziona Edward Gavigan, che regge in mano uno scettro, accompagnato da Zahra Shafik. Altre quattro persone vengono condotte nel circolo, riconosco Hector Torres Rojas e Mickey Mahoney. L'altro uomo probabilmente è James Barrington (scomparso durante le indagini su Continuano gli omicidi!) mentre la donna potrebbe essere la sorella di Zahra. Gavigan pare molto soddisfatto, compiaciuto per la presenza di ben quattro vittime sacrificali inaspettate. Si lancia in un lungo discorso in cui si loda come guida della Fratellanza ed artefice di quanto accaduto finora, attribuendosi il merito di aver radunato un così grande numero di seguaci che sicuramente renderanno il Faraone Nero molto felice. Inizia il rituale, i quaranta cultisti iniziano a ruotare attorno al cerchio dei sei, che con lunghi coltelli percuotono i loro compagni e di tanto in tanto ne pugnalano uno, che resta riverso a terra in una pozza di sangue mentre gli altri avanzano senza fermarsi… è un rituale suicida, assurdo. Anne, che si era mescolata tra la folla, è ad un passo da finire pugnalata a sua volta. È nuovamente Hector a salvare la situazione, rivolgendosi a Gavigan e punzecchiandolo fino a farlo spazientire. Con un cenno, il cerimoniere dichiara conclusa la prima fase del rituale ed inizia la seconda intonando una litania, un brusio che cresce d'intensità fino a quando il cielo si tinge di rosso ed il sangue dei cultisti morti si leva verso l'alto a formare una sfera sanguinolenta nel cielo! Le nuvole turbinano e creano spirali, come bocche affamate, o come una galassia al centro di un universo dominato da un dio oscuro. La sfera esplode inondando di sangue gli astanti, ed al suo posto si manifesta una creatura serpentina ed alata che scende in picchiata iniziando a nutrirsi dei cultisti in estasi. Alcuni addirittura si gettano volontariamente tra le fauci della bestia immonda. In quel momento, Zahra fa un cenno: è il momento! Margaret Rockefeller ed Oscar Navarro si lanciano allo scoperto, le armi spianate, colpendo Gavigan in pieno petto. Il tempismo è perfetto e l'uomo cade a terra esanime, squarciato dai proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Un'onda d'urto fa crollare a terra tutti i cultisti rimasti e lo scettro che stringeva in pugno rotola sul fango, arrivando ai piedi di Zahra Shafik. Zahra, sulla quale abbiamo riposto la nostra fiducia credendola un'alleata inaspettata, raccoglie lo scettro con aria trionfante. Ci rivela, mentre il mondo ci cade addosso, che era quanto aveva sempre desiderato: ora la confraternita si riapproprierà delle sue vere origini egiziane e si libererà del giogo occidentale. Si incorona così sacerdotessa del Faraone Nero, chiamandosi "Vipera Nera": era lei! È sempre stata lei la vera Vipera Nera, non l'impostore Gavigan, che si è appropriato del busto del Faraone (quello che abbiamo rinvenuto nel sotterraneo della magione e che ci siamo intascati) e che non ha mai voluto restituire al suo padrone Omar al-Shakti. Nel mentre il serpente alato si dissolve, ed al suo posto appare qualcosa di peggiore. L'Araldo di Nyarlathotep, una cretura dal volto tentacolare e con ali da rettile, si manifesta a noi. Forse stavolta siamo davvero al capolinea.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 11: Atom Heart Mother
Può l'uomo fabbricare l'apocalisse? Di rientro da Lesser Edale, gli investigatori incontrano un nuovo, inaspettato alleato. Una scia di spezie esotiche li porterà da un affascinante negozio ad un esclusivo club, dove faranno spiacevoli incontri. Infine, dovranno salvare un amico rapito trattenuto in una fabbrica dove, a quanto pare, ignari operai stanno contribuendo alla costruzione di un'arma capace di segnare il destino dell'umanità. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 11 febbraio All'indomani del salvataggio di Miss Vane, la giornata inizia con un fattorino ad attenderci con una lettera scritta su quello che sembra proprio un foglio di autentico papiro. L'eccentrica missiva è di Edward Gavigan: scrive di essere venuto a conoscenza del nostro viaggio fuori città ed afferma di volerci raggiungere per aiutarci nelle indagini. La lettera arriva tardi, dato che tutto ciò che poteva accadere si è già verificato. Tramite il fattorino rispondiamo all'uomo ringraziandolo per il cortese pensiero ma declinando l'offerta, dato che siamo intenzionati a tornare quanto prima in città. Torniamo a Londra rapidamente, grazie all'auto e allo chauffeur messi generosamente a disposizione da Lord Vane, intenzionati a seguire la pista dei cosiddetti "omicidi egizi" descritti dallo Scoop nell'articolo Continuano gli omicidi! Prima di dirigerci a Scotland Yard decidiamo di tornare al The Scoop per frugare negli archivi, alla ricerca di informazioni sugli omicidi occorsi gli anni passati. Fuori dall'edificio, un uomo in impermeabile e cappello ci aspetta. Si rivolge a noi in un inglese spagnoleggiante, osservandolo meglio notiamo che il copricapo che indossa è certamente quello appartenuto al nostro caro Edward Alistair Hargrove! L'uomo, sul quale iniziamo a nutrire immediatamente sospetti, si presenta come Hector Torres Rojas. Ci porge una lettera di Alistair, nella quale il nostro amico ci scrive di fidarci di Hector in quanto amico nonché capacissimo investigatore. La grafia è sicuramente quella di Alistair, ma talvolta muta divenendo squadrata, cuneiforme, per poi tornare normale… chissà cosa sta passando il nostro caro professor Hargrove, ha sicuramente bisogno di tempo per riprendersi. Superata la diffidenza ed accettando Hargrove con riserva, entriamo nella sede del giornale e notiamo subito che qualcosa non quadra: Mickey Mahoney non è presente, eppure giacca ed ombrello sono al loro posto. La porta è aperta, così come la finestra - spalancata nonostante la pioggia e l'aria gelida. Possibile che sia stato rapito? Non ci sono tracce di sangue, ma sento che gli è successo qualcosa di brutto. Nel cestino troviamo i resti bruciati di documenti: forse quelli che cercavamo noi? Uno dei resti bruciati è di papiro, pregno di una sostanza oleosa traslucida che ci resta appiccicata alle dita. Sul davanzale della finestra troviamo delle impronte unte della stessa sostanza: le seguiamo attraverso la stanza e ci conducono fino alla porta… l'aria trasuda di una strana magia, cosa può essere successo a Mickey? La sostanza oleosa sembra la stessa che ci è rimasta sulle dita dopo aver aperto la missiva di Gavigan, stamane, ed anche il papiro utilizzato per sembra lo stesso. Deve essere opera sua! Seguendo ancora le impronte oleose giungiamo fino all'archivio, esaminando i faldoni mancanti capiamo che Mahoney - forse sotto l'influenza di qualche oscuro incantamento - ha prelevato dei documenti nella sezione in cui sono elencati gli esercizi commerciali della città ed in particolare i negozi di spezie, oltre a tutto ciò che poteva essere inerente la Penhew Foundation e le strutture industrial-siderurgiche dell'East Midlands. Probabilmente è stato indotto poi a bruciare tutto nel cestino. Tra le scartoffie che affollano la sua scrivania troviamo la bozza di una lettera indirizzata ad un certo Mr Marshall, in cui Mickey esorta l'uomo a smetterla con le intimidazioni in quanto il popolo ha diritto di sapere che nell sua fabbrica vengono utilizzati agenti inquinanti. Sembrano cose di poco conto, pertanto ci concentriamo per prima cosa sulle spezie: l'Egitto è il principale esportatore di spezie verso il Regno Unito, alcune di esse vengono usate nei riti occulti e venivano anche messe nei vasi canopi. L'olio, invece, è usato nell'imbalsamazione! Oscar ricorda del Biglietto da visita Empire Spices trovato nella Mauretania: si tratta di un luogo di Londra dove certamente potrebbero trovarsi tutti questi elementi. Facendo mente locale ed aiutandoci con il poco di documenti sopravvissuti alla razzia dell'archivio, individuiamo la proprietaria: Zahra Shafik, che gestisce anche il Blue Pyramid. Grazie all'influenza di Arthur Vane riusciamo a rimediare un pass per entrare nel club, che è proprio adiacente al negozio. L'Empire Spices è un luogo fuori dal tempo: improvvisamente lasciamo le strade di Londra per trovarci immersi in un bazar arabo, un mix di profumi e odori che si mescolano insieme in modo inebriante e caotico. Al bancone c'è la bellissima proprietaria, Zahra. Intrattiene una conversazione con Liz mentre Anne tenta di consultare il registro contabile con scarsi risultati, in compenso Elizabeth riceve dall'affascinante commerciante un dono: uno scarabeo di giada, un portafortuna molto potente. Chiacchierando con Margareth, la donna ammette di essere una consulente della Penhew Foundation, anche se ultimamente i suoi affari sono stati danneggiati dalle voci che la additano come una sovversiva, una di quegli egiziani che non si sono arresi ai britannici, una terrorista. Inoltre parla di un olio particolare che, secondo le credenze, permetterebbe addirittura di rintracciare le persone che vi entrano in contatto (sarà lo stesso olio di cui era cosparso il papiro che ci ha inviato Gavigan?). In quel momento, a Liz cade di mano lo scarabeo, che si infrange sul pavimento: Zahra è molto scossa, rompere lo scarabeo è una terribile sciagura! Attira la maledizione del Faraone Nero! La donna dice che per lei sono solo storielle, ma chissà… Tra gli scaffali, a Liz salta all'occhio un preparato con l'etichetta "1919, Carlyle". È una copia dei un preparato composto su commissione per la Spedizione Carlyle su richiesta di Lord Penhew, mescolando un reagente capace di stimolare ricordi positivi e negativi, forse il reagente per un qualche rituale? Anne, invece, individua un passaggio segreto che collega il negozio al club, attraverso un dipinto dotato anche di due fori attraverso i quali è possibile spiare il locale adiacente. Ci congediamo da Zahra e ci reciamo al Blue Pyramid. Un uomo egiziano registra il nostro accesso, concedendoci di varcare la soglia. Si rivela a noi un ambiente pieno di cuscini su cui gentiluomini arabi ed inglesi bevono e fumano hashish. Un danzatrice si muove sinuosa. La clientela è variegata: artisti, uomini d'affari, scrittori… abbiamo la sensazione che ogni nostro passo sia seguito con attenzione e che ogni nostra azione potrebbe essere notata ed usata contro di noi. Seduto su una poltroncina addossata ad una parete, proprio di fianco al quadro che comunica con il negozio di spezie, notiamo Edward Gavigan . Sicuramente anche lui ci ha visti. Zahra, dopo poco, esce dalla porta segreta e si siede vicino a Gavigan iniziando a parlargli a bassa voce. Liz si accorge di un rumore sommesso, che proviene dal bagno delle signore: sembra un pianto. Si allontana per indagare ed incontra nella toilette una danzatrice in lacrime per essere stata schiaffeggiata da uno dei membri premium del club. Anne si accorge che alcuni uomini hanno addosso il simbolo dell'Ankh rovesciato che avevamo già incontrato in passato: il simbolo del Faraone Nero, Nyarlathotep! Hector attacca bottone con un gruppo di giocatori d'azzardo, si presenta ad un uomo che si chiama Frank Marshall (come quello della lettera trovata al The Scoop!), al quale cerca di sfilare il gemello a forma di Ankh rovesciata che porta al polso! Ma fallisce e viene scoperto…qualcosa accade, sente la sua vista annebbiarsi! Io ed Oscar, nel frattempo, decidiamo di entrare nel negozio per tentare di avvicinarci alla porta segreta ed origliare la conversazione tra Zahra e Gavigan. Tentando di forzare la porta facciamo molto più rumore del previsto, non brilliamo come scassinatori. Mentre attraversiamo la bottega mi infilo in tasca il preparato Carlyle, e ci prepariamo una via di fuga "pirotecnica": non si sa mai. Ci accostiamo dunque al falso quadro… G.: "Cosa sta succedendo, come mai gli amici di Elias sono nel club?" Z.: "Non lo so, non so come siano arrivati, pensavo avessi messo si di loro la traccia!" G.: "La traccia necessita di tempo, e la prole si attiva solo dalle 22 per la caccia…" Z.: "Non ti sembra eccessivo…?" G.: "Zitta, ho già tollerato abbastanza! La confraternita del Faraone Nero sta preparando un rito molto importante, ed ora abbiamo più di una vittima sacrificale… Marshall ne ha appena trovato un altro, lo sta portando alla sua fabbrica, la Hanson Manufacturing a Derby (vedasi Ricevuta di una cassaforte)" Z.: "Quindi l'espianto avverrà stanotte?" G.:" Certo. Io sono uno stakanovista ed adoro il mio lavoro. Quando da piccolo lavoravo al British, nella sezione dedicata ai Faraoni, e l'anfora ha iniziato a parlarmi con voce spaventosa, ho capito che cosa avrei dovuto fare. Nessuno ha mai indagato il British, sui canopi lì custoditi, altrimenti avrebbero capito…! Ora è ormai tempo di che tutto si compia." Z.: "Spero tu stia agendo negli interessi di tutti noi. Omar mi ha detto che…" G.: "Basta. Mi accomiato, vado a Derby per l'espianto, ma non prima che i ficcanaso sia gestiti a dovere…" Mentre la conversazione volge al termine, mi accordo di un rumore: quattro individui stanno irrompendo nel negozio! Ci lanciano contro dei coltelli ed esplodono due colpi di pistola che miracolosamente riusciamo a scansare. Fuggiamo precipitosamente attraverso la porta segreta, irrompendo nel Blue Pyramid ed attivando la trappola da noi preparata: fuoco! Brucia tutto! Esplode tutto! Assieme agli altri nostri compagni, che ci guardano straniti, corriamo fuori mentre negozi e club vengono avvolti dalle fiamme. Balziamo in auto, Anne guida come una matta verso Derby: dobbiamo assolutamente arrivare prima di Gavigan, per interrompere qualunque cosa stia architettando e salvare Hector. Arriviamo a destinazione alle 21:30, abbiamo trenta minuti prima che inizi "la caccia" di cui parlava Gavigan. La fabbrica è un enorme capannone con un comignolo altissimo, circondata da un muro di mattoni. Notiamo le tracce di due veicoli che hanno lasciato lo stabile. Con un colpo deciso spezziamo la catena che serra il cancello d'ingresso ed entriamo in un inferno industriale, la luce arancione e pulsante dell'altoforno sembra un cuore che batte lentamente. Ponteggi, tralicci, catene penzolanti, un calore quasi insopportabile, pile di casse etichettate Randolph Shipping (Etichetta di Spedizione Randolph Shipping co.) affollano l'ambiente rendendolo un labirinto. Apparentemente siamo soli, ma Anne - arrampicatasi su di una pila di casse - individua tre guardie di pattuglia. Liz prova ad arrampicarsi sulla scaletta che conduce ad una passerella sospesa che attraversa la fabbrica da un lato all'altro, portando ad un ufficio con vetrata dal quale si più avere un colpo d'occhio su tutta la linea produttiva: qualcosa ci dice che Hector è tenuto prigionieri lì; ma la sua attenzione è attirata da una cassa aperta: contiene un oggetto metallico, gelido, elicoidale, dalle geometrie indefinite, iscrizioni in lingue ignote… viene da Pnakot! Miracolosamente riusciamo a mettere fuori combattimento i sorveglianti e ad arrivare all'ufficio indisturbati: è stato trasformato in un'area di culto, Hector giace legato su un tavolo a torso nudo, sul quale sono state tracciate con un pennarello i punti da sezionare per estrarre i suoi organi. Sicuramente è parte di quell'espianto al quale si riferiva Gavigan, ma siamo arrivati in tempo! Non c'è nessuno oltre a noi e non sono ancora le 22. Troviamo dei documenti: gli operai non hanno idea di quel che stanno assemblando, sono convinti di lavorare per il governo ma in realtà sono alle dipendenze di altri… C'è un calendario con due date contrassegnate: 23 febbraio 1025 e 14 gennaio 1926. Nell'ufficio individuiamo anche una cassaforte, evidentemente quella per la quale è stata emessa la ricevuta da noi rinvenuta sulla Mauretania. La apriamo e mettiamo le mani su qualcosa che ci fa gelare il sangue nelle vene… sono i blueprint di qualcosa che stanno realizzando in questa fabbrica. Dapprima non capiamo, poi dai disegni e dalle formule chimiche annotate iniziamo ad intuire: una bomba. Un ordigno atomico, di tale potenza da poter spazzare via migliaia di vite in un colpo solo. Un'arma diabolica, messa a punto da un folle con un unico scopo: compiacere il suo dio, uccidendo gli infedeli. Blueprint di Gavigan Non possiamo di certo andarcene di qui permettendo a Gavigan ed ai suoi compagni di ultimare la costruzione di quest'arma! Mentre una nebbia inconsistente e mutevole inizia a salire, miniamo l'edificio e fuggiamo a tutto gas. Ci lasciamo alle spalle fuoco e fiamme, l'ennesima esplosione che scuote questa folle notte britannica. Abbiamo distrutto la fabbrica e forse anche quella "prole" che avrebbe dovuto darci la caccia, ma non è ancora finita. A Londra dovremmo affrontare l'ira di Gavigan. Ammanicato com'è con l'aristocrazia, sicuramente avrà fatto di noi dei criminali ricercati e probabilmente non avremo vita facile… ma abbiamo una missione da compiere. Non possiamo abbandonare il Regno Unito prima di aver eliminato questa minaccia. La setta degli adoratori del Faraone Nero deve essere estirpata!
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[Alonewolf87 - 3.5] Ritorno al Tempio del Male Elementale - Topic di servizio
Theraimbownerd ha risposto a Alonewolf87 a un discussione Discussioni in Ritorno al Tempio del Male ElementaleSe gli altri preferiscono fare a livelli un po' più alti mi adatto senza alcun problema, effettivamente permette build interessanti. Ne ho una pronta che inizia dall' 8 per dire, quindi non ci sarebbero problemi.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 10: Nebbie su Lesser Edale
Tra le nebbie del Derbyshire, una misteriosa creatura miete delle vittime Gli investigatori si spingono nelle Midlands ed un viaggiatore si unisce al gruppo nelle indagini sulla misteriosa creatura che ha turbato un tranquillo paesino nel cuore della brughiera. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 10 febbraio Oggi ci aspetta un viaggio fuori da Londra: abbiamo infatti deciso di spingerci fino a Lesser Edale, un villaggio nel Derbyshire divenuto famoso nella cronaca recente per quanto narrato nell'articolo titolato Mostruosi omicidi nel Derbyshire . Sospettiamo che la belva protagonista dei misteriosi fatti possa avere qualcosa a che vedere con le nostre indagini, o quantomeno ci speriamo: dopo quanto accaduto ieri (9 - The Big Smoke) sarebbe davvero un terribile spreco di tempo inseguire un'altra pista che potrebbe rivelarsi un buco nell'acqua. Impieghiamo alcune ore per andare da Londra fino ad Edale in treno, e da lì approfittiamo della gentilezza di un fattore per arrivare fino a destinazione a bordo del suo carretto. Condividiamo il fortuito mezzo di trasporto con un uomo di mezza età dall'aria molto indaffarata, che stringe nervosamente una valigetta da medico. Più tardi si presenterà a noi come Nabil Farouk, medico anatomopatologo inviato sul posto da Scotland Yard per eseguire un'autopsia sul corpo del povero Harold Short - la vittima più recente della fantomatica creatura. Il viaggio attraverso la nebbiosa brughiera scorre lento ma tranquillo, osservare il paesaggio mi trasmette una sensazione di pace e tranquillità. Lesser Edale è un microscopico villaggio sorto ai piedi di una formazione rocciosa sulla quale troneggia un antico castello che - scopriamo con sorpresa - attualmente è la dimora della famiglia Vane, il ramo inglese dei Carlyle. Vi sono una manciata di case, una piccola chiesa, un cimitero, lo studio di un medico-veterinario ed una stazione di polizia… ma il cuore pulsante della comunità è un pub dall'aria rustica e vissuta, colmo di gente festante e dall'aria alticcia. Tra tutti spicca Hubert Tumwell, il poliziotto del paese, al quale è attribuito il merito di aver abbattuto la bestia (un enorme cane nero, a suo dire) che avrebbe mietuto così tante vittime. Sia noi che il dott. Farouk condividiamo uno scopo: riuscire a vedere il corpo del defunto mr. Short! Scopro presto che Tumwell ha un debole per le lodi: mi basta assecondare il suo ego e farlo sentire importante per convincerlo almeno a dirci dove è custodito il cadavere, ovvero nelle celle frigorifere dell'ambulatorio veterinario di Ned Lauton. Anche costui è al pub, un uomo pallido e dall'aspetto cagionevole. Quando ci sente parlare con Tumwell della bestia, interviene per descrivercela: una creatura demoniaca che si aggirava per le strade del villaggio stando su due zampe, pareva uscita direttamente dal libro dell'Apocalisse, nulla a che vedere con quella uccisa dall'agente e che il veterinario ritiene essere un semplice cane! Incuriositi, Io, Oscar Navarro e Nabil Farouk seguiamo Lauton nel suo studio (Tumwell si rifiuta categoricamente di lasciare il pub e la sua birra). Anne Winters, Elizabeth Thompson e Margaret Rockefeller, invece, si trattengono nel locale, per ascoltare le dicerie del posto. Apprendono che al momento la famiglia Vane è guidata da Lord Arthur Vane, giudice della corte suprema. Risiede qui da decenni, il castello è della loro famiglia da generazioni. Incontrano anche un uomo dall'aria afflitta, intento a guardare pensieroso fuori dalla finestra borbottando minacce a mezza voce proprio contro il castello. Quando Liz gli si avvicina per cercare di parlargli, l'uomo si presenta come il padre di una giovane donna uccisa dalla creatura pochi giorni prima di Harold Shord. L'uomo è convinto che il colpevole sia Lawrence Vane, figlio di Lord Vane: afferma infatti di aver visto il giovane rampollo della nobile famiglia aggirarsi con aria sospetta nei pressi del luogo dell'omicidio! Nel frattempo, noi tre siamo giunti alla clinica veterinaria. È solo metà pomeriggio, ma le giornate sono brevi e la luna sta già facendo capolino nel cielo… tra poco sarà buio! Veniamo condotti senza tante cerimonie alle celle frigorifere: è un ambiente tetro, umido, spoglio e freddo, che accoglie i corpi irrigiditi di cani e capre. Sul tavolo operatorio, il corpo di Harold Short. Su un altro tavolo, vi è la carcassa di un cane nero. Mentre documento fotograficamente l'operato del dottore, Oscar si concentra sul cadavere del cane ucciso da Tumwell: tutto pare tranne che un randagio, tant'è che nello stomaco del povero animale Oscar rinviene addirittura tracce di croccantini di ottima qualità. Farouk conferma nel giro di poco che Short non è stato vittima di un cane: l'apertura della mandibola che lo ha morso è decisamente troppo grande per essere quella di un canide, ed i segni di multiple file di denti farebbero pensare più ad uno squalo! Farouk si adopera ad estrarre un microscopio portatile dalla sua valigia, ed esamina velocemente un campione di tessuto. Impallidisce quando riscontra una concentrazione assurdamente elevata di putrescina, un fatto che gli richiama alla mente una serie di omicidi sui quali ha indagato a Londra in passato… omicidi collegabili a macabri rituali… L'uomo abbandona quindi i suoi testi scientifici ed estrae dalle pieghe del cappotto un volume dall'aria antica e consunta, un grimorio scritto fittamente con caratteri geroglifici. Si sofferma su una pagina che narra di un discepolo di Maometto che venne ingannato da una creatura del deserto travestitasi da donna, che lo indusse a recarsi con lei in un luogo nascosto dove il malcapitato venne ucciso e sbranato. Una curiosa similitudine con la leggenda di Mordigian, dea dell'oltretomba venerata anche in Scozia dai pagani e dalle streghe, i cui seguaci avevano il potere di tramutarsi in creature della notte. Farouk ci confessa dunque di essersi imbattuto in passato in accadimenti inspiegabili. Lo rincuoriamo raccontandogli parte della nostra storia, e pare essere lieto di aver trovato qualcuno con cui condividere le sue sventure… e lo stesso vale per noi. Forse, dopotutto, non siamo soli! Al pub, le nostre compagne apprendono qualcosa di più sulla storia di Lesser Edale: un tempo sotto al castello si trovava una miniera di argento, da tempo estinta ma che in passato ha contribuito a far prosperare i Vane e gli abitanti. Oggi delle miniere non restano che una serie di cunicoli abbandonati, accessibili dal versante nord della collina sulla quale sorge Castel Plum, perlopiù meta di curiosi per via della antica statua pagana che ospitano. All'imbrunire ci ricongiungiamo e condividiamo quanto appreso, decidendo quindi di recarci nelle grotte sotto a Castel Plum seguendo uno stretto sentiero che ci conduce nelle profondità della collina. Troviamo la statua pagana: un cuore di piombo e argento, coperto da iscrizioni antiche ma non quanto la scultura stessa. Anne, da brava archeologa, riesce ad attribuire una data alle iscrizioni: 1600 circa, decisamente recenti. Una di queste sembra quasi un graffito lasciato da una coppia di innamorati: "Starry and Brad", forse due giovani di passaggio che hanno deciso di incidere i loro nomi a memoria dei posteri. Ci guardiamo attentamente attorno ed il mio occhio di allenato fotografo individua rapidamente delle tracce: conducono ad un passaggio segreto che sembra portare dritto ai piani inferiori del castello! Un'altra serie di impronte invece imboccano un tortuoso sentiero che risale verso la superficie. Nemmeno a dirlo: nessuna delle tracce somiglia a quelle lasciate da un uomo… le impronte sono fuori misura e calcate a terra come solo una creatura di considerevole mole potrebbe fare. Decidiamo di seguire il sentiero, e sbuchiamo fuori nel cimitero del villaggio. Guardandomi attorno, riaffiorano le memorie delle vicende vissute a Londra ormai più di una decade fa… non posso non chiedermi se anche qui albergano quelle creature dell'oltretomba, quei ghoul a metà tra la vita e la morte, i figli maledetti di Anput, mangiatori di cadaveri. Nel cimitero si aggira un uomo, apparentemente intento a portare fiori ad una tomba: si tratta di padre Jeremy Stratton, al quale ci presentiamo quasi senza indugiare. L'uomo appare spaventato e sembra non veda l'ora di liberarsi della nostra presenza, tenta di congedarsi in modo sbrigativo e frettoloso. Oltremodo sospetto, oserei dire! Farouk deve pensarla allo stesso modo, perché lancia contro l'uomo una qualche polvere la quale reagisce al contatto con la putrescina: Stutton ne è pieno! Con un guizzo, Anne estrae la sua arma e la punta alla gola dell'uomo, terrorizzato. Il prete ci mostra il simbolo druidico che porta al collo e ci racconta di aver visto una creatura immonda aggirarsi nel cimitero… ammette di essere stato incaricato da Lord Vane di far luce su una maledizione che affligge la famiglia: pare che nel 1600 circa Lady Evangeline Vane processò una strega e la fece giustiziare, e venne maledetta da essa. Da allora tutte le donne della famiglia sono state afflitte da una terribile condizione. Dopo decenni di tranquillità, ora la maledizione si è nuovamente manifestata nella giovane Eloise! Da novembre la tengono nascosta durante le notti di luna piena, l'hanno addirittura accompagnata a New York per cercare all'asta dello scomparso Roger Carlyle un qualche antico artefatto in grado di contrastare la sua sventura ma senza successo. Stutton è convinto che le risposte siano custodite nella cripta di famiglia, nei sotterranei di Castel Plum. Altresì ci narra di un rituale druidico da compiere: occorre bruciare le spoglie della strega e recitare una formula pagana, ed il prete ha già provveduto a far portare nella cripta i corpi di quattro donne sepolte nel cimitero nel corso dei secoli: una di esse dovrebbe essere la strega che cerchiamo! Ma occorre sbrigarsi, il rito va portato a compimento prima che sorga la luna piena. Nel frattempo Margaret Rockefeller, rimasta all'ingresso del cimitero per farci da palo, incrocia Lawrence Vane. Attacca bottone con il giovane, sfoderando il suo fascino, e scopre che Eloise Vane è la sorella di Lawrence. Pare sia tornata da New York con una brutta malattia e da allora è indisposta. Con qualche scusa, la nostra Margaret riesce a farsi invitare al castello! I due si incamminano quindi verso l'antica magione. Mentre Margareth distrae i padroni di casa, noi corriamo alle grotte con Padre Stutton e ci introduciamo, attraverso il passaggio da me scoperto, nel castello. Nella cripta troviamo, come detto dal prete, quattro bare di legno dall'aria consunta. Vi sono poi altrettanti sarcofaghi di pietra, nei quali riposano gli antenati di Arthur, Lawrence ed Eloise Vane. Ritroviamo, tra gli antichi volumi scritti in latino e greco riposti in una libreria, un testo che pare dar ragione a Padre Stutton. Il mio sesto senso mi dice che il rituale è benigno, deve essere compiuto per spezzare la maledizione. Iniziamo ad aprire le quattro bare, nei resti straordinariamente ben conservati in esse contenuti troviamo qualcosa che ci lascia interdetti: tutte le donne portano al collo lo stesso simbolo di Padre Stutton, il marchio dei Circolo del Druido D'Oro. Dunque non sono streghe, ma druide? Se le streghe non sono loro, allora… cosa sta succedendo? Le conoscenze di Farouk ci vengono in soccorso: secondo quanto da lui appreso, i corpi di coloro i quali hanno compiuto stregonerie in passato dovrebbero avere i polpastrelli delle dita annerite. Nessuna delle quattro salme ha dita annerite, non sono streghe! Cerchiamo allora, colti da un terribile sospetto e da un altrettanto terribile senso di urgenza e disperazione, tra le tombe dei Vane. Una delle quattro è datata 1642. È il sarcofago di Evangeline Vane. Lo apriamo con fatica: la salma, perfettamente conservata, ha le dita nere. La strega era lei! Deve aver condannato a morte un'innocente per sviare i sospetti! Margareth giunge, nel frattempo, alla stanza di Eloise. Lawrence la accompagna ma la avverte: la sorella non sta affatto bene… come testimoniano i pesanti catenacci messi alla porta. Catenacci inutili, perché l'uscio viene sbalzato via da una creatura con una forza sovrumana che non rassomiglia minimamente alla ragazza che abbiamo incontrato a New York! Il ghoul, inferocito, corre in direzione della cripta. Lo spirito che lo possiede deve aver percepito ciò che ci apprestiamo a fare. Margharet, basita, non può che gettarsi al suo inseguimento. Eloise, o meglio, la creatura, irrompe nella cripta con un ruggito proprio mentre stiamo adagiando il corpo di Evangeline su di un piccolo altare di pietra. Incitiamo Stutton ad iniziare il rituale, mentre tentiamo di tenere a bada il mostro. Non dobbiamo ucciderlo, o uccideremo anche la povera Eloise! La creatura ha una forza sovrumana, scaglia Farouk di lato come fosse un fuscello. Anne ed Oscar tentano di imbrigliarla con una corda, ma senza successo. Memore di quanto letto nel Libro dei Ghoul donatomi anni prima, cerco di attirare la creatura verso di me nel disperato tentativo di distogliere la sua attenzione da Stutton per permettergli di proseguire il rituale di purificazione. Liz intona il canto assieme al prete ed a Farouk. Ciò che segue poi è confuso e concitato; tuttora non so spiegare come siamo riusciti a portare a compimento il rito ed a salvare Eloise. La storia di Evangeline Vane si perde nel passato, possiamo solo supporre che si sia data alla stregoneria per far invaghire di se un uomo, rendendolo suo schiavo, ma che la cosa le si sia ritorta contro alla nascita della loro prima figlia: la figlia di una strega e di un servitore maledetto, qualcosa che in qualche modo è simile alla maledizione dei ghoul. L'indomani, siamo di ritorno verso Londra. È stato un buco nell'acqua, non abbiamo scoperto assolutamente nulla sulla sparizione di Roger Carlyle o sulla misteriosa setta che opera in tutto il mondo. Ma, almeno, ci siamo guadagnati l'eterna riconoscenza di Lord Arthur Vane. Potrebbe rivelarsi un prezioso alleato. Farouk ci saluta con affetto, chissà se lo incontreremo ancora.
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[Alonewolf87 - 3.5] Ritorno al Tempio del Male Elementale - Topic di servizio
Darione ha risposto a Alonewolf87 a un discussione Discussioni in Ritorno al Tempio del Male ElementaleConcordo in pieno sulla 3,5 Concordo anche su non partire da livelli molto bassi perché mi piace avere già il personaggio già abbastanza specializzato su quello per cui l'ho ideato, però sono apertissimo a trovare un punto d'incontro.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 9: The Big Smoke
A Londra si fanno nuovi incontri (a sangue freddo) ed un amico si congeda. Londra è una città piena di opportunità, ed anche piena di piste da seguire. Incuriositi dal talento di Miles Shipley, gli investigatori decidono di andare a visitarlo, incappando in incontri a dir poco spiacevoli. Infine, uno di loro annuncia di volersi prendere del tempo per dedicarsi allo studio di quanto appreso. Tornerà? Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 9 febbraio Ora che siamo finalmente arrivati, non sappiamo bene dove andare. Abbiamo tra le mani numerose piste, da dove iniziare? Dalla misteriosa bestia che terrorizza il Derbyshire (Mostruosi omicidi nel Derbyshire), o forse dal prodigioso artista che sta facendo tanto parlare di sé sui giornali (Follia per i quadri)? Il buon Mickey Mahoney ci aiuta a scegliere, mettendoci una pulce nell'orecchio: ci racconta che non molto tempo fa un altro uomo si è rivolto a lui per chiedere informazioni sull'artista Miles Shipley … si riferisce all'eccentrico pittore spagnolo José Raphael Quiñones, famoso per essere scomparso dalla scena per un intero anno per poi ricomparire in circostanze misteriose. Decidiamo dunque di prendere un taxi per raggiungere il centro città, con l'intenzione di svagarci un pochino visitando il famoso British Museum e passeggiando nella National Gallery, ed in seguito recarci da Shipley ed infine da Madame Maxime. Al British, Margaret Rockefeller rimane compita dalla ricostruzione di una sala contenente un altare di alabastro: stando al pannello didascalico, l'installazione allestita dalla Penhew Foundation in memoria di Roger Carlyle ricrea l'interno della "Piramide Rossa"; ma Margareth la riconosce come lo stesso luogo della visione avuta a bordo della Mauretania (vedi 8 - Mauretania). Quantomeno inquietante. La sala seguente fa sorgere un altro interrogativo che per ora non ha risposta: "I suoni delle sabbie rosse", un'ambiente nel quale si può ascoltare il suono di un didgeridoo e che richiama immediatamente alla mente l'Australia. Ma com'è possibile che la Piramide Rossa sia rivestita dello stessa sabbia scarlatta dei deserti australiani? Come ha potuto quella sabbia attraversare terre ed oceani, arrivando fino all'Egitto? Oscar Navarro si imbatte nella ricostruzione di un animale curioso, che colpisce anche Wu: un fascio di luce illumina le statue in basalto nero di un felino e di una donna con testa di gatto, la dea Baast, le cui origini sembrano partire dall'Asia ma il cui culto si è diffuso poi in tutto il globo, dall'Africa all'America Latina. Anne Winters visita invece la biblioteca del museo, alla ricerca di una connessione tra i culti del passato e quanto a noi noto de La Lingua Scarlatta, partendo dal presupposto che tutti hanno dinamiche simili: il tentativo di connettersi ad una divinità, o di soddisfare una necessità. Ma la ricerca di Anne, nei polverosi tomi, fa emergere altro… la nostra compagna è preda di una visione nella quale si trova in un'ala deserta del museo, di recente costruzione: "donne attraverso i secoli". Tutte loro sono accomunate da un elemento, ovvero la presenza al loro fianco di un uomo che sorregge, guidandole con saggezza e magnanimità. Ma agli occhi di Anne, quegli uomini altro non sono che padroni e carnefici, manichini neri che ricordano in modo sinistro un'entità senza nome che abbiamo già visto nei nostri sogni peggiori. Accanto a lei, ha la sensazione che vi sia una figura altrettanto indesiderata ed insistente.Una presenza si allunga verso di lei, con l'intento di farle del male, ma contro la quale non riesce a difendersi. La figura parla con voce sepolcrale: "Non preoccuparti, dammi la mano, non mi interessa il tuo corpo. Io voglio fare di te una dea!" La silhouette dell'uomo è tanto nera da risucchiare la luce, e sembra contenere intere galassie. È di nuovo lui: l'ombra oscura chiamata Nyarlathotep! Allarmati dall'assenza prolungata della nostra amica, andiamo a cercarla nella biblioteca. La troviamo svenuta, riversa a terra accanto ad un tavolo affollato di libri polverosi. La National Gallery, polveroso ritrovo di artisti falliti e di anime perdute che per una piccola somma possono esporre le loro opere, è un luogo che custodisce quadri di ogni sorta. Edward Alistair Hargrove cerca di ripercorrere i passi di Quiñones, le cui opere sono qui esposte. Tra le linee caotiche ed incomprensibili tracciate sulle tele astratte, Alistair cerca risposte su ciò che esiste oltre al Velo che separa il mondo razionale dagli accadimenti inspiegabili a cui abbiamo più volte assistito. Dai quadri, è chiaro che José deve aver vissuto qualche esperienza che l'ha turbato profondamente, in quanto tutte le sue opere ritraggono praticamente solo alberi. Un guardiano ci informa che l'artista, alla ricerca di nuovi pigmenti da utilizzare sulle sue tele, non si fa vedere da qualche settimana… non pagando più l'affitto degli spazi, i suoi quadri stanno per essere rimossi dall'esposizione e riposti nel magazzino della galleria. Alla National, la mia intenzione è simile a quella di Alistair: approfittare del mio occhio allenato alla fotografia per tentare di individuare nelle opere esposte tracce di esperienze simili a quelle vissute da noi a New York ed in Perù. Mi imbatto in svariati dipinti ricchi di simbolismi, firmati da Crowley, Blackwood e diversi altri i quali rappresentano realtà alternative alla nostra, mondi dove archetipi e fantasie prendono vita e che taluni potrebbero visitare nel sonno onirico, nel quale vivono anche tutte le divinità del nostro mondo… dipinti che narrano di una guerra nel mondo onirico, scoppiata quando entità provenienti da altre galassie hanno annichilito i nostri dei, divenendo virus per le menti degli uomini. Entità che si annidano ovunque, nei luoghi bui e reconditi del globo… come in Polinesia, dove leggende narrano di una creatura nascosta nel fondo degli oceani, in attesa ed in contemplazione da eoni. Cosa accomuna questi artisti visionari? Che sono tutti scomparsi. Nel tardo pomeriggio, ci avviamo verso casa Shipley per incontrare il giovane Miles, pittore che da qualche tempo mette su tela delle mostruosità dal realismo impareggiabile. Forse è collegato con gli altri artisti scomparsi? La casa all'esterno sembra in stato di abbandono: circondata da un alto muro di cinta che la isola dalla strada, imposte chiuse, giardino incolto e morente, non un rumore proviene dall'interno. Con timore, bussiamo alla porta, la quale si socchiude dopo pochi istanti mostrando una vecchietta dall'aria gentile. Si presenta come Bertha Shipley, nonna di Miles. Quando le spieghiamo che siamo stranieri desiderosi di conoscere il prodigioso pittore, ci invita ad entrare con entusiasmo! La casa all'interno è molto più accogliente, profuma di tè e biscotti. Il nipote è al piano di sopra, dunque la donna ci precede su per una scalinata scricchiolante. Il piano superiore appare incredibilmente trascurato, in grande contrapposizione con il pianterreno caldo e confortevole, un curioso odore permea l'aria: ricorda quello che si può avvertire al rettilario dello zoo. Bertha ci accompagna su per un'altro piano di scale, al sottotetto, e ci presenta Miles. Quest'ultimo appare come un giovanotto dall'aria stanca ed emaciata, si gratta insistentemente un gomito (come farebbe un tossico). Il sottotetto, spoglio per eccezione di un letto sfatto in un angolo, ospita quattro tele coperte da lenzuola bianche. Ho la sensazione che qualcosa non quadri… e ne ho la conferma quando, con fare prima mellifluo e poi insistente, Bertha chiede ai miei compagni di accompagnarla di sotto a preparare il tè, ed essi acconsentono come in trance! Sembrano essere vittime di qualche sortilegio, tanto che quando mi precipito a sbarrar loro la strada Alistair tenta di buttarmi di sotto - mi salvo da una rovinosa caduta solo grazie alla prontezza di riflessi che mi consente di scansarmi. L'unica che pare non essere persuasa a seguire la decrepita vecchietta è Elizabeth Thompson! Incrocio il suo sguardo per un attimo: dobbiamo fare qualcosa. Mentre gli altri scendono di sotto, guidati da Bertha che suona il suo campanellino di servizio come un ammaestratore schioccherebbe la frusta, Liz si lancia verso uno dei quadri e rimuove la tela che lo copre - nella speranza che questa azione possa in qualche modo interrompere il flusso degli eventi. E qualcosa, difatti, accade: si palesa a noi un quadro tanto realistico e brillante da poter essere scambiato per una fotografia, che ritrae una foresta lussureggiante sulla quale si staglia un tempio piramidale, attorniato da figure con corpi umani e teste di cobra, risucchia Elizabeth! Dalla cornice del quadro la osservo impotente mentre precipita cadendo nel fiume tumultuoso che scorre attraverso il dipinto, dal quale riesce ad uscire per miracolo. Non ha nemmeno il tempo di prender fiato che alcuni di quegli individui rettiliani la attorniano con aria minacciosa. Si scosta con rapidità, sottraendosi ai loro attacchi, ma non potrà resistere a lungo… Ignorando l'attonito Miles, che continua a biascicare scuse e frasi come "oh no, perché l'avete fatto? Perché proprio quello?", mi getto verso il letto e strappo via lenzuola e coperte che lego tra loro a formare una corda. Calo la fune improvvisata all'interno della cornice del dipinto, ed assurdamente le lenzuola discendono verso Liz, stagliandosi nel cielo blu della tela e restando sospese sopra la testa della mia compagna. Con un colpo di reni ed un balzo deciso, Liz afferra la fune e la traggo in salvo. Siamo increduli. Capovolgiamo il quadro, rivolgendolo al pavimento, affinché sia innocuo. Ma non c'è tempo per cercare una spiegazione logica all'assurdità accaduta: dobbiamo pensare ai nostri compagni! Ci precipitiamo di sotto, trascinando Miles con noi, discendendo fino alla cantina fredda e umida. C'è odore di morte… La vecchia Bertha si rivela finalmente per ciò che è: una creatura dalla testa di rettile, proveniente non da un'altra galassia ma dal passato di questo mondo! Alle sue spalle, sugli scaffali, sono disposti in ordine contenitori di brillanti pigmenti colorati che, a suo dire, consentono di aprire portali nello spazio e nel tempo se usati per dipingere da mani esperte… come quelle di Miles! Anche il ragazzo è stato assoggettato dal rettile, costretto a tracciare quei dipinti spaventosi per lui. Il suo popolo, ci dice colui che si fa chiamare Ssathasaa, sta morendo proprio come gli esseri conici delle Sabbie Rosse (a chi si starà riferendo? Cosa vorrà dire? Sta parlando dell'Australia?), e tramite i portali dipinti con quei prodigiosi colori sta tentando di salvarlo. Ciò che accade poi è concitato: il mostruoso Ssathasaa azzanna Alistair, che non oppone alcuna resistenza. Tentiamo di intervenire ma gli altri compagni si rivoltano contro di noI! Usiamo Miles come scudo ed io riesco in modo rocambolesco a strappare dalla cinta del rettiliano la campanella odiata, e la suono: finalmente il maleficio sembra spezzarsi ed i nostri compagni si riscuotono dal torpore delle loro menti! Oscar imbraccia il fucile con rapidità ed esplode due colpi a bruciapelo contro il rettiliano, la cui testa esplode come poltiglia. Assieme alla testa, come per prodigio, scoppiano anche tutti i vasetti di colore: il pigmento prodigioso di disperde, la sua lucentezza si affievolisce… per un attimo vediamo frammenti del passato: una biblioteca sotto alle sabbie, una piramide rossa con una folla adorante, creature dal passato che vogliono sostituirlo al presente. Miles si rialza, pallido, intinge il pennello nel poco colore rimasto e dipinge un simbolo serpentino sulla parete. Il simbolo scatena un'altra visione, che ci mostra quanto accaduto: il ragazzo ha trovato, durante le sue peregrinazioni, quel pigmento per puro caso. Con entusiasmo l'ha usato per dipingere, tracciando su tela il portale in modo inconsapevole, come guidato da una forza superiore. Dal portale è uscito Ssathasaa, che l'ha assoggettato al suo volere con l'ipnosi. Il rettiliano venuto dal passato ha dunque ucciso Bertha e ne ha indossato le carni per camuffarsi, obbligando al contempo Miles a continuare a dipingere per attirare in casa persone curiose… da mangiare. La visione si affievolisce e Miles cade a terra in ginocchio: consumato dal potere dei colori venuti dallo spazio, si polverizza divenendo a sua volta una nube di colore, il colore della vita che da sempre ricercava. Fotografo il corpo di Ssathasaa: potrò mostrarlo a Mickey Mahoney, ne sarà entusiasta! Alla fine potrà dire di aver avuto ragione… i rettiliani camminano davvero tra noi! Spinto dalla curiosità e dalla bramosia incontrollabile di conoscere di più il mondo ignoto che mi circonda, torno al piano di sopra assieme ad Alistair, animato dalla stessa sete di conoscenza: desideriamo, prima di distruggerli, vedere gli altri quadri. Sono davvero terrificanti: uno di essi rappresenta due cultisti che stanno incidendo una figura su un monolite; un alto una creatura serpentina intenta a sezionare un uomo disteso su di un tavolo operatorio; il terzo ritrae donne nude che danzano attorno ad un fuoco, al centro del quale vi è un umanoide dalla testa caprina; il quarto illustra una parata immensa in un paesaggio egiziano, guidata da una biga sulla quale vi è un faraone dalla pelle nera. La biga trascina sulla sabbia due uomini, uno sembra avere le sembianze di Oscar Navarro! L'ultimo ritrae una piramide a gradoni, con in cima un essere terrificante dalla forma tubolare, con tre gambe aggrovigliate alla piramide, tre braccia ed al posto della testa una lunghissima lingua rossastra, che urla amenità al cielo stellato. Nel cielo, durante un'eclissi, si apre una crepa dalla quale fuoriescono ammassi di tentacoli ed occhi. Questa immagine… ci da la brutta sensazione di rappresentare avvenimenti futuri! Discostiamo lo sguardo ed appicchiamo il fuoco. Usciamo dalla casa di Miles turbati. Questa pista non ci ha portato a nulla, ed al contempo ci ha mostrato quanto poco sappiamo delle creature che vivono ed hanno vissuto sulla Terra prima di noi. E quel faraone nero… di nuovo Nyarlathotep! Alistair, in particolar modo, appare molto scosso. Acconsente ad accompagnarci da Madame Maxime, spinto dalla curiosità di incontrarla ancora una volta, ma con una premessa: dopo quest'ultima tappa, si congederà. Sente il bisogno di dedicarsi ai suoi studi, di meditare su quanto appreso. Povero vecchio… lo capisco, nonostante mi dispiaccia perdere un formidabile alleato, accetto la sua decisione e mi preparo a salutarlo come un amico che spero di rivedere presto. Non so come descrivere quanto accaduto da Madame Maxime: si è offerta di guidare per noi una seduta spiritica, cosa che inizialmente mi ha fatto storcere il naso - convinto di aver di fronte a me l'ennesima ciarlatana pronta a spillar soldi ai creduloni. E invece… Jackson Elias, in qualche modo, ha davvero comunicato con noi attraverso quella tavoletta di legno sulla quale erano riportate lettere e numeri. Comprendere a pieno quanto ha tentato di dirci è stato complesso e forse non ci riusciremo mai, ma ci ha chiaramente messi in guardia su una cosa: abbiamo un nemico, a Londra, qualcuno di cui non ci possiamo fidare e che trama contro di noi. Qualcuno che si è presentato come un amico. Qualcuno che custodisce l'Ankh Nero appartenuto a Roger Carlyle. Si tratta di Edward Gavigan. L'ora è tarda, è tempo di riposare. L'indomani di buonora ci avvieremo verso la vicina Derby, probabilmente con il treno. Se la pista dei quadri non ci ha portato a nulla, speriamo che quella della della creatura descritta nell'articolo sui Mostruosi omicidi nel Derbyshire sia più proficua.
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Hanno ALLAGATO Krynn. . .!!
Kalkale ha risposto a Steven Art 74 a un discussione OOC (Out Of Character Thread) in The Speartip Of The DragonlanceGuarda ho cercato una nuova immagine per sistemare il tutto, quella inziale non era veramente così importante 😅 Sisi, scusate ma il ritorno tra i banchi è un po' un casino dato che ho tantissimi test per cui studiare. In ogni caso le statistiche e le competenze ci sono l'equip idem, per il carattere scriverò giusto 2 righe perchè tanto emerge più ruolando; mi restano solo alcuni dubbi nella scelta degli incantesimi non so se alcuni potrebbero essere utili, quindi mi affiderò a voi. Per la scheda ho scaricato un file compilabile, non ha proprio l'estetica della classica scheda PG della 5e, ma si capisce tutto. La nuova immagine Si, è cambiata molto nel vestire e anche alcuni tratti del viso son diversi, ma va bene comunque.
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Kalkale ha iniziato a seguire Hanno ALLAGATO Krynn. . .!!
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 8: Mauretania
Attraversiamo l'Atlantico alla ricerca di risposte Gli investigatori attraversano l'Oceano a bordo della RMS Mauretania, un poderoso transatlantico. Si prospettano sette giorni di navigazione da New York fino a Liverpool, durante i quali accadranno gli avvenimenti più disparati: omicidi, fenomeni di vampirismo, accuse, profezie, una caccia al tesoro ed incontri con donne e uomini famosi. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 30 gennaio Siamo in partenza! Il molo è gremito da curiosi e parenti che salutano i passeggeri ormai imbarcati. Viste dal Ponte A, le persone laggiù in basso sembrano piccole formichine accalcate che si agitano nevrotiche. Le operazioni di stoccaggio del carico dei bagagli e dei beni più preziosi (nella loro stiva dedicata, che per ragioni di sicurezza è accessibile solo tramite un'apertura esterna ed a nave ormeggiata) sono accompagnate dalle note allegre dell'orchestra di bordo. I biglietti di cui siamo fortunosamente venuti in possesso garantiscono a me e ad i miei compagni un lussuoso alloggio privato sul Ponte A, quello di prima classe. Solo una piccola parte dei passeggeri potrà vantare un simile privilegio, in quanto le suites sono poche e molto costose. Tra i nostri compagni di viaggio ci saranno numerose personalità in vista: tra i più importanti si annoverano gli scrittori Ser Rudyard Kipling, madame Agatha Christie e madame Virginia Woolf I Ponti B e C saranno difatti affollati da circa altre duemila anime, senza contare i membri dell'equipaggio alloggiati ancora più in basso, a ridosso della stiva e della sala macchine. La nave sta finalmente salpando. Di seguito riporterò, nei prossimi giorni, poche righe relative ai principali accadimenti che riguarderanno me ed i miei amici. In cuor mio, mi auguro di poter finalmente riposare al sicuro per qualche tempo, e dunque di avere ben poco da trascrivere su queste pagine di diario. 1925, 31 gennaio Devo già smentirmi: la prima esperienza assurda è capitata ad Anne Winters, stavolta. Dopo aver deciso di scendere ai ponti inferiori, stanca e stressata dalla chiassosa mondanità del Ponte A, si è imbattuta in un inserviente in perfetta uniforme: incontro alquanto insolito da fare nel Ponte C, dove il personale a servizio del Ponte A non è solito avventurarsi. Anne decide quindi di seguire l'individuo attraverso il dedalo di corridoi. L'ha infine sorpreso mentre stava nascosto in un piccolo magazzino, poco più che un ripostiglio, intento a suggere sangue da un ratto da poco acciuffato! Senza indugiare oltre, memore degli incontri con gli spaventosi Kharisiri, Anne sguaina la Spada di Azoth (che è solita portare con se, ultimamente) e decapita il vampiro. Perquisendolo recupera la chiave del suo alloggio, che viene immediatamente perlustrato dall'investigatrice: si rivela essere un cubicolo pieno di candele accese, pentacoli, appunti incomprensibili e libri disordinati. Il cameriere pareva essere stato ossessionato - fino alla follia - da un inquietante dettaglio del Mauretania: i ghirigori arzigogolati che adornano pareti e soffitti dell'imbarcazione non sono solamente forme geometriche casuali, bensì intrecci di forme che formano disegni stilizzati che richiamano l'antico Egitto, per non parlare delle statue di gatti e faraoni che adornano i corridoi… ora che mi è stato fatto notare, non riuscirò più a distogliere lo sguardo da quelle trame ipnotiche ed a ignorare le statut nei corridoi. 1925, 1 febbraio - pomeriggio Pare che il maltempo abbia intenzione di seguirci per tutto il viaggio: stamane ha iniziato a piovere ed il nostromo sostiene che il tempo non cambierà per l'intera traversata. Poveri noi! Per ingannare il tempo, tra gli ospiti del Ponte A vengono spontaneamente organizzate disfide letterarie, declamazioni di libri e prove d'abilità sui campi più disparati: dal canto all'artigianato. Il buon Oscar Navarro decide di cimentarsi in una di queste prove, presentando agli entusiasti spettatori una curiosa cassetta di legno con all'interno un diorama marino ed un'automa dalle fattezze di piovra, con tanto di tentatoli mobili! Ser Kipling si dimostra particolarmente interessato, tanto da commissionare ad Oscar una serie di lavori analoghi che rappresentino gli animali descritti nella sua ultima opera appena ultimata: "Il Libro della Giungla". Oscar accetta volentieri, ed approfitta dell'apertura di Kipling per chiedergli una consulenza. Lo conduce in una saletta più appartata, e mostra allo scrittore i guanti artigliati trafugati dal covo de La Lingua Scarlatta ad Harlem. L'uomo esamina con attenzione il manufatto, esprimendosi poi con estrema sicurezza: gli artigli di felino che adornano i guanti sono appartenuti ad un ghepardo del Kenya, probabilmente ad una particolare variante dal manto nero che è autoctona della zona delle Montagne delle Nebbie, a nord del paese. Ancora una volta, l'Africa incrocia il nostro cammino. Coincidenza…? 1925, 1 febbraio - notte La seconda esperienza spaventosa del viaggio è capitata a Margaret Rockefeller. La mia amica si sveglia di soprassalto nel cuore della notte con un pensiero in mente: è sicura di aver lasciato aperto un oblò della sua suite, deve sbrigarsi a chiuderlo prima che la temperatura interna della stanza precipiti! Le notti in mare aperto sono fredde ed ostili… Ma, a sorpresa, si rende conto che l'aria nella stanza è invece tanto calda da toglierle il fiato, e di avere il naso e la gola irritati dalla sabbia calda che volteggia pigramente nell'aria agitata da una serva intenta a sventolare un grande ventaglio. L'ambiente attorno a lei è sontuoso ed illuminato da una luce solare intensa, un piccolo ruscello gorgoglia attraverso la sala formando un piccolo laghetto artificiale adorno di ninfee. Si alza per andare a specchiarsi su di una lastra di alabastro levigato, ed ha finalmente modo di rimirare la sua pelle brunita, i ricchi monili ed il trucco che adornano il suo corpo mozzafiato ed il suo viso regale. sulla sua testa è posata la Tiara degli Occhi, indossata come una corona. Si affaccia dunque al balcone e rimira la sua corte, centinaia di persone inchinate al suo cospetto. Una mano gelida si posa sulla sua spalla: un uomo dalla carnagione tanto nera da assorbire la luce attorno a se. Sembra un faraone, ma è qualcosa di più… una voce risuona nella sua mente: "Vuoi tu diventare una dea con me?" Quando Margareth si ridesta dalla visione si ritrova sulla prua della Mauretania, avvolta da una camicia da notte zuppa per via del temporale scrosciante che è in corso già dalla mattina. Constata con stupore di indossare la Tiara, ed ha la vaga consapevolezza di aver vissuto qualcosa di più di un semplice sogno: ha la sensazione di aver sperimentato sulla sua pelle un episodio facente parte della vita di qualcun altro… la Regina Nitocris? E quell'uomo…era forse Nyarlathotep? Quella stessa notte, non riuscivo ad addormentarmi. Chiuso tra le pareti della suite di prima classe, non riuscivo a smettere alla traversata fatta nemmeno dieci anni prima: le pareti d'acciaio della corazzata, le strette brandine impilate l'una sull'altra, il respiro delle decine di persone con cui condividevo la camerata: poche di esse sono state tanto fortunate da tornare a casa con me dall'Europa. In guerra la fanteria era carne da macello e noi non eravamo altro che giovani reclute, sacrificabili, rimpiazzabili. Mi mancava l'aria, dovevo uscire da quella stanza! Mi sono gettato sulle spalle l'impermeabile ed ho indugiato per qualche istante su quel bastone che oramai utilizzo ogni giorno come stampella. Quel manufatto mi conferisce più della sicurezza di un appoggio stabile, portandolo con me mi sento forte in un modo che che non so spiegare. Forse l'artefice di quel bastone, che ho portato via con me dalla Juju House di Harlem, vi ha gettato qualche strano maleficio o qualche stregoneria… Scuoto la testa per scacciare questi pensieri, che un tempo avrei reputato sciocche superstizioni che ora non mi sembrano poi così inopportuni. Lascio il bastone accanto al letto e, facendo affidamento sulle mie gambe, esco. Fuori venti di burrasca spazzano il ponte, la pioggia scroscia incessante da ore e non accenna a voler smettere. Mi stringo nell'impermeabile e mi guardo attorno. Al limitare del chiarore irradiato dalle tremule luci esterne, vedo la sagoma di qualcuno a prua. Strizzo gli occhi per mettere a fuoco: misericordia, è una donna! E sembra sul punto di buttarsi di sotto! Senza pensarci due volte, vado verso di lei: devo riuscire a fermarla prima che sia troppo tardi! In men che non si dica mi ritrovo a percorrere il ponte di corsa, ci metto qualche istante a realizzare che il mio passo è reso più agile da quel dannato bastone che ero convinto di aver lasciato in camera, ma non è questo il momento di pensarci. Afferro per un braccio la donna e la costringo a voltarsi verso di me: mi venisse un accidente, è Margaret! Sembra essere stata colta dal sonnambulismo, in quanto mi osserva con lo sguardo di chi non capisce cosa stia succedendo. Le porgo l'impermeabile, sta tremando di freddo avvolta nella camicia da notte zuppa. Curiosamente, noto che indossa la tiara vinta all'asta… anche lei non riesce a separarsi da uno di quei misteriosi oggetti, a quanto pare. Per alcuni istanti stiamo in silenzio, appoggiati al parapetto di prua, osservando le onde nere aprirsi contro la chiglia della nave. Mi accendo una sigaretta, e trovo il coraggio di dar voce ad un sospetto che ho iniziato a covare da tempo: "L'hai ucciso tu, non è vero? Parlo di tuo marito, Margaret. L'ho capito quando all'asta ci siamo imbattuti in quel suo sosia: non ti sei minimamente scomposta, ma i tuoi occhi tradivano i tuoi pensieri in quel momento." Lei impiega qualche istante prima di rispondermi, in un modo evasivo ma senza smentirmi. Dice di non essere ancora pronta per parlarne, non qui, non ora. Mi guarda con gli occhi di chi ha paura di formulare ad alta voce i suoi timori, perché sa che così facendo diverrebbero reali. Le passo la sigaretta, penso abbia paura che io possa parlare di ciò che ha fatto con altri. "Non preoccuparti", le dico "ti capisco. Il tuo segreto è al sicuro con me", poi trovo il coraggio di aggiungere a mezza voce "dopotutto, anche io ho la scomparsa di qualcuno sulla coscienza". 1925, 2 febbraio Il terzo giorno, ovviamente, non è stato meno surreale della precedente. Stavolta è toccato ad Alistair e ad Elizabeth sperimentare un'esperienza che va al di là della nostra comprensione! Tutto è iniziato quando Mr. Hargrove ha deciso di coinvolgere Madame Music nel suo percorso di "riabilitazione mistica": spinto dal desiderio di sentirsi più utile per il gruppo, il nostro allampanato compagno ha confidato a Lizy che quanto veduto attraverso lo Specchio d'Oro recuperato a Lima corrisponde a realtà, ha veramente predetto ed assistito alla morte della nonna quando era solo un infante, sopprimendo poi questo incredibile ed al contempo terribile potere… fino a rendersi conto, ora, che potrebbe aiutarci non poco durante le nostre ricerche. Dunque, chi potrebbe meglio contribuire al risveglio di un talento sopito di una mistica? Ed il pomeriggio del 2 febbraio 1925 il ponte A della Mauretania ospiterà lo spettacolo di Madame Maxime, una famosa veggente londinese. Elizabeth è scettica, ma decide di aiutare Alistair ugualmente. Dopo aver buttato giù il suo drink d'un fiato, spinge Hargrove a farsi avanti come volontario. La veggente accoglie l'uomo con entusiasmo, dando rivelando una voce squillante al punto da risultare fastidiosa. Alistair incalza la donna, sfidandola a dare prova delle sue facoltà. Non appena Maxime gli posa una mano sulla spalla, un tuono scuote la nave. Madame Maxime ora parla con voce soffocata e gutturale, sembra posseduta: frasi sconnesse, frammentate, deliranti probabilmente: parla di eventi occorsi sessantacinque milioni di anni fa, di esseri conici che si spostano nel tempo, cercando conoscenza. Parla di un luogo di nome Pnakot, tra sabbie rosse: una finestra sul futuro, sale di basalto, leggii alti due metri usati da esseri alti tre che scrivono libri come noi, su antiche conoscenze perdute, "si è scambiato ma tornerà" (a chi si starà riferendo?). L'orrida esperienza ha fine in un conato di bile nerastra vomitata dalla veggente, che cola tra le assi del pavimento lucido. Sembrano frasi senza senso, mi chiedo se ci sia qualcosa di vero… e mentre Madame Maxime parla, guarda al contempo anche Elizabeth e si rivolge a lei: "nella tua tasca, il veicolo dell'incontro finale". Le sottrae il portafoglio, custodito dalla nostra amica in una taschina dell'abito, e lo apre febbrilmente estraendone una foto: "egli sta aprendo la soglia di Pnakot!". La foto è di Robert Huston! Né Alistair, né Elizabeth, né Madame Maxime sono in grado di comprendere a pieno quanto è accaduto ma la donna si congeda con un invito: chiede ad Hargrove di partecipare ad una seduta spiritica, una volta giunti a Londra. Sarà saggio parteciparvi? 1925, 3 febbraio Il quarto giorno, Mikail Andrevich viene arrestato mentre tenta di introdursi nella stiva e viene diffusa la notizia che una passeggera, una ragazza di nome Anna Kurasov, è scomparsa. Liz prova a chiede al rude comandante il permesso di poter parlare con Mikail, un uomo che apparentemente sembra un monaco e che ieri era presente durante la scenata di Madame Maxime. Spera, nell'interesse della ragazza dispersa che era accompagnata a lui, di ricevere qualche suggerimento su un possibile accesso segreto alla stiva sigillata che contiene i bagagli più preziosi e che dovrebbe essere accessibile solo da terra. L'uomo di primo acchito non è affatto collaborativo: le urla contro di voler rientrare immediatamente in terra bolscevica e conferma che la ragazza si è recata nottetempo nella stiva alla ricerca della fonte di potere che gli permetterà finalmente di riavere il suo posto nella storia. Infatti, l'uomo rivela la sua vera identità: si professa un Romanov, erede al trono di Russia! Liz e Margareth decidono di assecondare -almeno per il momento- i racconti di Mikail e di iniziare a cercare un accesso alla stiva nascosta. Alla porta della nostra suite, mentre discutiamo sul da farsi, si presente nientemeno che Edward Gavigan. L'uomo si offre di aiutarci, decantando in modo molto vanitoso le sue presunti grandi doti investigative. Gavigan ci offre le sue informazioni in cambio delle nostre; ci dice di aver conosciuto il baronetto Phenhew (fondatore dell'omonima fondazione, presso la quale attualmente Gavigan è impiegato come curatore) e di sapere che in circostanze spiacevoli quell'uomo, amante delle antichità egizie, si è spesso scontrato con un gruppo di terroristi egiziani antibritannici noti come "Tamrim", i quali sono soliti trafugare artefatti dai musei - difatti Gavigan era stato assoldato dalla Phenhew proprio con il compito di recuperare alcuni di questi: missione che l'ha portato fino all'asta di Erica Carlyle a New York. Capiamo che ci conosce ed ha già informazioni su di noi, così come dice di aver conosciuto Jackson Elias: asserisce di aver condiviso con lui molte informazioni sulla spedizione Carlyle e che erano in rapporti amichevoli. Sarà vero? Dovremmo fidarci di lui e parlargli di quanto abbiamo scoperto finora (poco, in effetti)? Decidiamo di rinviare la decisione al nostro arrivo a Londra, pertanto per il momento ci congediamo da Edward. Anne, scettica come sempre, decide di pedinarlo fino alla sua cabina scoprendo, grazie al suo acume, che Gavigan crede nell'esistenza di culti della morte ed entità soprannaturali tanto quanto vi credeva Jackson. Un punto a suo favore? Inizia poi la nostra caccia al tesoro (letteralmente): ora più che mai siamo curiosi di scoprire se è possibile accedere alla stiva di sicurezza, sia per entrare in possesso di eventuali artefatti ivi nascosti, sia per rintracciare la povera Anna Kurasov (Romanov?) che ormai è dispersa da diverse ore. Sappiamo, grazie alle informazioni rinvenute da Anne nella cabina del marinaio-vampiro, che la presunta entrata alla stiva è celata dietro ad un sarcofago, ma dove sarà? Su suggerimento di Madame Woolf e Madame Christie, cerchiamo di cambiare prospettiva: non ci concentreremo sulla ricerca di un sarcofago nel senso stretto della parola, ma piuttosto su incisioni o bassorilievi che lo possano richiamare. Prima di congedarci da loro, scatto una foto alle due donne: potrei rivenderla a Mickey Mahoney e scriverci un articolo, una volta arrivati a destinazione. Ne otterrei sicuramente una buona paga e la mia reputazione ne gioverebbe. A coronamento della giornata, un assassino misterioso miete due vittime tagliando loro la gola. In entrambe i casi, scritte di sangue vengono rinvenuti sui muri adiacenti le scene del delitto: "Amo il mio lavoro" e "A Londra colpirò ancora". Dio, questo viaggio sta andando sempre peggio. E siamo solo al terzo giorno di navigazione! 1925, 6 febbraio Oggi è il gran giorno: tenteremo di accedere alla stiva nascosta. Liz e Anne (le più agili e furtive di noi), aiutate da Alistair, si camuffano da inservienti e discendono attraverso i ponti fino all'ultimo. Qui le pareti sono piene di fregi dal sentore egiziano… Le due donne rischiano di essere scoperte (tradite dal sorriso di Liz, troppo perfetto per essere quello di una sguattera) ma Anne ha la prontezza di mettere al tappeto le guardie che hanno tentato di bloccarle. Giungono infine alla cambusa e iniziano a cercare l'accesso nascosto. Tra le varie camere stagne ce n'è una che sulla maniglia ha un fregio molto simile ad un sarcofago, con occhi neri e lucenti. Lizy risolve brillantemente la situazione, intuendo la presenza di un meccanismo nascosto utile a sbloccare la porta. Appena sbloccato l'uscio, Anna Kurasov le crolla addosso, cianotica: deve essere rimasta bloccata quaggiù per giorni, stava rischiando l'ipotermia! La stanza si rivela piena di ogni ben di dio: una cassa piena di banconote, che a malincuore lasciano dov'è, ed un secondo contenitore con altri soldi ed una strana ricevuta (sembra quella di acquisto di una cassaforte o di una cassetta di sicurezza) e delle statue che raffigurano mostruosi serpenti/uccelli - del tutto simili alla creatura che Mukunga M'Dari stava tentando di aizzarci contro. Un'altra statua raffigura un essere con tentatoli sul volto ed ampie ali, uno invece un corpo curvo con occhi giganteschi. La cassa ha impresso "Alla cortese attenzione di Puneet Chaudary (sembra un nome indiano, chi sarà?). Un'altra cassa con stampigliati degli ideogrammi, che contiene una moneta e la statua di una donna obesa che sotto ad un velo nasconde dei tentacoli di bronzo, è indirizzata invece a Randolph Shipping, Co. - Darwin, Australia. Tra le cianfrusaglie rinvengono altri due grimori: uno riporta le pagine mancanti del Libro delle Nebbie (già in nostro possesso ed ora completo), l'altro è un libro di viaggi sull'Africa intitolato Equinox Divisée. Anna, con un rantolo, tende alle due esploratrici un foglio con scritto "la vostra amica corre un serio pericolo", poi sviene. In quel momento, una cassa di legno si schianta sul pavimento andando in pezzi e rivelando un cadavere al suo interno, la cui testa mozzata rotola via. Di chi sarà il corpo? E chi sarà in pericolo…? Forse Margaret? 1925, 7 febbraio Infine, approdiamo! Il trasferimento da Liverpool verso la meta finale è rapido e procede senza intoppi ed ora, davanti a noi, tra la nebbia ed il fumo delle fabbriche la città di Londra si mostra con tutto il suo fascino misterioso. Ad accoglierci c'è Mickey Mahoney, il quale ci accompagna fino alla sede del giornale - il The Scoop - a Whitechapel. Ci dice di aver incontrato Jackson Elias, e di aver fatto delle ricerche in archivio per lui. Ritrova gli articoli consultati da Jackson tra il disordine della sua scrivania, ma si dimostra restio a consegnarceli: infatti, è fermamente convinto che questa pista sia una perdita di tempo. Secondo lui, dovremmo invece indagare sul "popolo serpente", del quale Alexandra di Danimarca (madre di Re Giorgio V) sarebbe un'esponente illustre. Avevo dimenticato quanto Mickey potesse essere paranoico e complottista, talvolta arrivando a sfiorare il ridicolo… se i reali d'Inghilterra sono dei rettiliani, allora io sono George Washington! Gli articoli che Mahoney ci consegna sono quattro: Uno narra di un caso di omicidio, sul quale l'esponente di Scotland Yard James Barrington non ha rilasciato commenti, simile nelle dinamiche ad altri eventi occorsi negli ultimi tre anni che hanno segnato vittime nella comunità egiziana della città. Tutto questo mi ricorda molto gli omicidi di Harlem… ( Continuano gli omicidi!) Un articolo racconta di una bestia assassina che terrorizza le campagne dello Derbyshire durante le notti di luna piena. ( Mostruosi omicidi nel Derbyshire) Il terzo stralcio elogia i mostruosi quadri di Miles Shipley, tanto orridi alla vista quanto ineccepibili nella tecnica di esecuzione, tanto da far pensare che le bestialità ivi ritratte siano state realmente viste dall'autore. (Follia per i quadri) L'ultimo ritaglio racconta le vicende di un uomo che afferma di essere stato quasi catturato da "un'ombra nera e raccapricciante". (Il Mostro di Glasgow) Non ci resta che scegliere quale pista seguire per proseguire le nostre ricerche sulle orma di Roger Carlyle. Abbiamo l'imbarazzo della scelta!
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Vento di Sangue 2 - Parte 2
Drophar Mi guardo attorno, più il tempo passa più sembra che la battaglia sia vinta. Mi aspettavo una parola da uno degli anziani, come il padre di Freydis, ma sembra invece che aspettano noi. ehmm... sì direi. Concordo con Flint.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 7: Standing on the shoulders of giants
La città vista dal Woolworth Building brilla come le stelle nel cielo. New York spegne le sue luci per lasciar posto ad un magnifico fenomeno astronomico, che l'alta società si appresta ad osservare dalla terrazza panoramica del Woolworth Building. È un party che non possiamo perdere, dato che sarà organizzato da Erica Carlyle! Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 23 gennaio - segue dalla precedente Per un attimo ci si gela il sangue nelle vene, mentre colui che chiaramente è il terzo ed ultimo degli assassini di Jackson richiama a se una creatura immonda, una sorta di serpe alata che inizia a comparire da quella che sembra essere una chiazza di catrame che si allarga sul pavimento della stanza. Si tratta di Mukunga M'Dari, il capo della branca newyorkese de La Lingua Scarlatta! L'uomo, di stazza imponente, emana calore ed energia. Borbotta qualcosa in direzione di Liz, e quest'ultima sembra invecchiare improvvisamente… con prontezza d'animo, la mia compagna risponde al maleficio attivando in qualche modo la cintura trafugata nella sede della setta, ad Harlem: la creatura in procinto di essere evocata si ritrae nella pozza catramosa, scomparendo alla vista… almeno per il momento! Colgo l'occasione per agire: salto addosso a Mukunga, in un folle impeto di coraggio: ho la meglio su di lui e riesco ad immobilizzarlo ad a tappargli la bocca con un fazzoletto, per impedirgli di continuare a proferire le sue stregonerie. La sua ultima parola, prima di essere malamente ammutolito, sembra un nome: Zeke. Anne non perde tempo ed accorre estraendo il fido coltello, infierendo sull'uomo immobilizzato, sangue sgorga copioso da una ferita che si allarga sull'addome. Alistair si avvicina a sua volta, raccogliendo da terra l'arma di Mukunga: un mambele, lo stesso con il quale Jackson è stato ucciso e crudelmente marchiato. Mentre ciascuno di noi si accinge a colpirlo, sapendo che ne va della nostra vita, negli occhi di M'Dari si leggono rabbia e frustrazione. L'ultimo colpo è quello di Liz, che prende il mambele dalle mani di Alistair e lo conficca nella gola del nemico. È morto, giace a terra in una pozza di sangue che si allarga a dismisura: tutto il sangue rubato alle sue vittime, che gli dava forza e che ora lambisce il vortice di catrame che si sta richiudendo sul pavimento, scomparendo e portando con se il mostruoso serpente che tentava di uscirne. Anche stavolta, fortunatamente, l'abbiamo scampata. Chiamiamo Poole affinché accorra sul posto per prendere in consegna il corpo dell'omicida e la tanto agognata arma del delitto, affinchè Hilton Adams possa essere finalmente scagionato. Il nostro trionfo fa si che non solo il detenuto possa essere liberato, ma consente di incriminare Robson: a quanto pare, l'agente era in combutta con Silas N'Kwane per la gestione di una serie di Speakeasy ad Harlem. Ora che la polizia è entrata nella Juju House, l'ipotesi dello scontro tra gang avanzata da Mordecai Lemming viene definitivamente smentita e quest'ultimo ammette di fronte alla stampa di aver ricevuto compensi e pressioni da Robson per portare avanti questa versione dei fatti. Le nostre ferite, emotive e fisiche, guariscono con il passare dei giorni. Passiamo a salutare Carlton Ramsey e Jonah Kensington, informandoli che da qui a qualche giorno partiremo alla volta di Londra sulla scia della spedizione Carlyle, ci concediamo il lusso di assistere allo spettacolo "Argento Nero" su invito di Adams e della moglie, facciamo un salto anche da Emerson Imports, società di spedizioni gestita da un marinaio in pensione. Apprendiamo che la Emerson spedisce materiale di ogni genere in tutto il mondo e che, per conto di Silas, ha importato parecchi manufatti dal Kenya. Collabora di frequente anche con un mercante indiano di nome Anja Singh, anch'esso interessato alla compravendita di antichità, e che anche Jackson si era recato presso questa società alla ricerca di contatti con Mombasa. Desideriamo ora incontrare finalmente Erica Carlyle, e quale occasione migliore della festa data al Woolworth in occasione dell'imminente eclissi lunare? Apprendiamo che si tratta di un evento riservato all'alta società, pertanto ancora una volta ci dovremmo ingegnare per capire come introdurci al party. Margaret risolve tutto con una telefonata a Bradley Grey, il responsabile delle comunicazioni di miss Carlyle: le basta il suo nome e la promessa di una donazione per vedersi spalancare le porte del palazzo, anche perchè sarà accompagnata da una star che avrà il compito di allietare l'evento con la sua suadente voce: Elizabeth. Apprendono anche che durante la serata si terrà un'asta: parte delle antichità e dei reperti appartenuti a Roger Carlyle saranno messi in vendita al miglior offerente, un evento nell'evento riservato solo agli ospiti più facoltosi. Alistair ed Oscar decidono di farsi assumere dalla ditta che curerà il catering e di entrare nel palazzo come camerieri, mentre io vengo ancora una volta salvato dal mio tesserino che mi accredita come reporter della Royal Geographic Society. Non ci resta che agghindarci per l'occasione! 1925, 24 gennaio È arrivata la gran serata! La città ha spento le sue luci: dalle 20 alle 24 calerà l'oscurità su tutta Manhattan per permettere alla cittadinanza di apprezzare l'evento astronomico. Solo il Woolworth scintilla sullo skyline, come un faro nell'oscurità. È incredibile: tutta la gente più sofisticata e ricca della città è accorsa all'evento, nessuno si è lasciato scappare l'occasione per comparire in questo salotto mondano. Da questo momento, le strade di noi investigatori si separano: riporterò nelle prossime pagine ciò che ho potuto vedere con i miei occhi, ed una sintesi di quanto mi è stato raccontato dai miei amici circa le vicissitudini da loro vissute. Come da programma, Alistair ed Oscar vestono i panni di due camerieri, ed Hargrove ha la sfacciataggine di spacciarsi come intenditore di vini. Grazie a questo potrà avere accesso ai piani superiori, i più esclusivi, dove si incontrerà tutta la gente che conta, seguito da Oscar che reggerà per tutta la serata un vassoio di succulente tartine. Alistair, per merito della sua chiacchiera travolgente, riesce ad ottenere un buon incarico: dovrà presenziare all'asta, occupandosi di servire agli ospiti una preziosa selezione di vini italiani. Oscar, invece, riesce ad eludere la vigilanza del caposala e si avventura nei corridoi del palazzo, fino ad arrivare alla porta che conduce agli appartamenti privati di Roger Carlyle e riuscendo ad introdurvisi. Margaret fa il suo ingresso trionfale, scortata da Anne (che si spaccia per la sua guardia del corpo) ed accompagnata da Elizabeth. Sono tutte elegantissime. Si mettono subito alla ricerca di Erica, imbattendosi invece in un uomo dall'aria triste: sta ai margini della sala, non partecipa alle chiacchiere ed alle danze, osserva con aria triste le stelle attraverso le grandi vetrate. Margaret gli si avvicina, incuriosita, ed attacca bottone: l'uomo si dice più interessato all'asta che ai festeggiamenti: si considera un esperto di storia e mitologia della Polinesia e spera che alcuni dei rari volumi in materia appartenuti a Roger siano tra gli oggetti che saranno messi in vendita. Racconta che sua figlia è scomparsa in circostanze che hanno impegnato la cronaca locale: si chiamava Eva, una bellissima donna che si è prestata anche come modella per una campagna pubblicitaria molto nota. L'uomo pensa che molto probabilmente la figlia era l'amante di Robert Huston, lo psicanalista di Roger… nonché marito di Liz!! Quando l'uomo lasciò la figlia, quest'ultima cadde in una depressione tale da ricorrere al suicidio per trovare pace. Inutile soffermarsi sulle emozioni provate dalla povera Lizy in quel momento, apprendere una tale verità non può che riempire il cuore di rabbia e tristezza. Povera donna… Nel mentre, Anne si discosta dalla conversazione e riesce finalmente ad individuare la padrona di casa: miss Carlyle è una donna bellissima, circondata da una folla di persone che cercano in tutti i modi di farsi notare da lei. Tra le due donne dev'esserci stato un qualche tipo di colpo di fulmine: non scenderò nei dettagli della loro relazione, che di questi tempi potrebbe oltretutto far gridare allo scandalo, ma più di un testimone afferma di averle viste allontanarsi insieme al termine della serata. Cosa sia accaduto in quelle ore resterà un mistero, il mio pudore mi impedisce di ficcanasare oltre. Prima di tutto questo, ad ogni modo, Margaret e Liz hanno avuto modo modo di scambiare due parole con la ricca ereditiera, grazie ad una conoscenza comune: Mr. Rockfeller, lo scomparso marito di Margaret. Tra le chiacchiere, è emerso che Erica da la colpa della scomparsa del fratello alla donna a cui si era legato, una femmina dai molti nomi, a noi già nota come M'weru. Erica stessa ha consigliato al fratello di rivolgersi ad un analista, un certo Huston (Robert, il coniuge di Elizabeth, già lo sapevamo) di cui aveva grande stima… ma i risultati sono stati pessimi: Robert infatti pareva incoraggiare le stranezze di Roger anziché tentare di correggerle, blaterando di una "coscienza collettiva" che doveva essere esplorata. Tra i presenti in sala, Liz riconosce il professor Anthony Cowles, un uomo dalla barba irsuta; una giovane di nome Eloise Vane (lontana parente dei Carlyle, del ramo britannico della famiglia); una donna asiatica chiamata Lin Yenyu ed un'indiana nota come Taan Kaur. Sono tutti -o quasi- accomunati da un segno distintivo: indossano una spilla a forma di Ankh rovesciato. Poco dopo, Liz lascia la sala e raggiunge Oscar presso gli appartamenti di Roger. Sicuramente lì si nasconderà qualche segreto, forse addirittura dei preziosi reperti esclusi dall'asta! Quanto a me, ho vita facile: mi basta esibire il tesserino della RGS e sciorinare le mie credenziali per essere condotto senza indugi fino alla sala che ospiterà l'asta. Qui, assieme a pochi altri reporter altrettanto qualificati, ho la possibilità di visionare i beni che saranno messi in vendita prima dell'inizio dell'evento. Tra le cianfrusaglie di poco conto, buone solo per creduloni e collezionisti di antichità, sono effettivamente presenti dei reperti che mi paiono essere davvero degni di nota: una spada di fattura medievale ed una bizzarra tiara adorna di quelli che sembrano occhi (non saprei come altro definirli!) - Tiara degli Occhi. Con faticose trattative e rilanci più tardi, nel corso della serata, Margareth riuscirà ad aggiudicarsi questi due pezzi. Le sono costati cari, ma ho la sensazione che ci torneranno utili nel corso dei nostri viaggi… L'asta procede agguerrita e tutti i pezzi vengono venduti, curiosamente in sala è presente anche un uomo, Joe Corey, tale e quale a Mr. Rockfeller: Margareth non sembra scomporsi minimamente a quella vista, ma a me è parsa una coincidenza quantomeno bizzarra: dovrò parlarle, durante il viaggio verso il Regno Unito. Tra gli altri presenti, un nome mi giunge alle orecchie e mi è familiare: Faraz Najjar, menzionato da Jackson in una delle sue lettere! La serata trascorre rapida e, prima che me ne renda conto, arriva l'ora di affacciarsi per assistere all'eclissi. Il cielo si tinge di rosso sangue in questi minuti, e tutto appare strano ed inquietante. Proprio durante questo evento, Oscar e Liz arrivano all'ultimo piano degli appartamenti di Roger Carlyle. Correndo il rischio di essere scoperti da Erica, che sta intrattenendo un'animata discussione (così mi è stato riferito da Liz) con Anne nella stessa stanza, i nostri due avventurosi compagni riescono a risolvere un peculiare enigma (un omaggio al famoso scrittore E. A. Poe, che a quanto pare Roger ammirava particolarmente) ed aprono la porta della cassaforte dello scomparso padrone di casa. Al suo interno trovano un volume davvero prezioso, "Il Libro delle Nebbie", che emana un'aura di potere simile a quella di Sette Misteriose D'Africa. Quali segreti nasconderà? Ci incontriamo fuori dal palazzo più tardi, al termine della festa. Ciascuno di noi ha qualcosa da raccontare ma a sorprenderci di più è Anne: afferma di aver ricevuto un incarico da Erica Carlyle: trovare il fratello scomparso. Erica, infatti, è convinta che sia ancora vivo: afferma di averlo seguito fino in Kenya ma di non aver visto il suo corpo tra quelli ritrovati sul luogo del disastro, né tantomeno quelli degli amici o affaristi che l'hanno accompagnato nella spedizione. È convinta che M'Weru abbia qualcosa a che vedere con tutto questo: afferma di aver indagato su di lei, scoprendo che era solita adescare gli uomini (come un certo Larkin, che noi abbiamo avuto il dispiacere di conoscere alcuni anni or sono). Dove ci condurrà questa promessa? Per ora, l'unica certezza è che il "Mauretania", transatlantico di classe Olympic della Cunard Line, ci aspetta al molo per accompagnarci nel vecchio continente.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 6: I Diavoli di Harlem
Quando finiamo dalla padella alla brace… Gli investigatori si sbarazzano dell'orrenda creatura che infestava la sala sotterranea, impossessandosi di una serie di manufatti appartenuti ai cultisti de La Lingua Scarlatta. In seguito, riescono finalmente a parlare con Hilton Adams - al quale promettono giustizia. Infine, vengono di nuovo traditi dalla loro fiducia riposta con avventatezza nella persona sbagliata… Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 18 gennaio - segue dalla precedente Urla di feriti, scoppi di bombe, il crepitio delle mitragliatrici, il tonfo soffocato dei proiettili che si conficcano nelle carni degli uomini mandati a morire per ragioni che non ricordiamo più. Sono di nuovo al fronte, di nuovo in Francia. Mi acquatto nella trincea, tenendo giù la testa. I miei compagni mi scuotono, pare io sia mancato per un momento… mi esortano all'azione, e si mettono in posa per un'ultima fotografia insieme. Sollevo la pesante macchina fotografica, studio la composizione dello scatto attraverso il mirino ottico, premo il pulsante che aziona l'otturatore e li vedo: non solo i miei commilitoni, ci sono i miei genitori, mia sorella, i miei nonni perfino… tutte le persone che ho amato, odiato, fatto soffrire. Mi guardano, mi chiamano, si protendono verso di me, le loro bocche iniziano ad allargarsi a dismisura - come quelle dei Kharisiri, come quelle del mostruoso Chakota che torreggia su di me! Morirò, forse, ma spero di no. Non oggi, perlomeno… la paura mi annebbia la mente. Non sono in Francia, sono nell'orrido mattatoio sotto al negozio di Silas. Inizio a ricordare: i miei compagni, l'argano, il mostro… Anne! Grazie a Dio, si sta risvegliando. Non sembra ricordare nulla di ciò che è successo dopo che il blue cab l'ha presa a bordo fuori dall'Hotel Astoria. Vedo Oscar tenersi la testa e rannicchiarsi su sé stesso, mentre mi rendo conto che io stesso sto agendo in modo incontrollato: tra le mani stringo la mia Leica anziché (più opportunamente visto il contesto) la pistola, e sto avanzando verso il mostro! La creatura mi attacca, ferendomi con la moltitudine di bocche spalancate. Con uno strattone mi libero dalla sua morsa, sanguino copiosamente ma in un impeto di adrenalina ho la prontezza di azionare l'argano prendendo all'amo il Chakota, squarciando le carni deformi e imprigionandolo - almeno per il momento. Arretro fino alla porta da cui siamo arrivati, riponendo l'inutile macchina fotografica cercando conforto nel familiare calcio sagomato del revolver. Alistair tenta di far rinsavire Oscar, facendo appello alla sua usuale compostezza ed alla sua indole di esperto cacciatore: pare funzionare! Anne continua la mia opera: aziona nuovamente il braccio meccanico, sollevando la creatura che ora è appesa come un truculento quarto di bue. Il Chakota lancia un urlo disumano, il lamento straziante di decine di bocche che strillano all'unisono… un urlo che tuttavia mi riscuote e mi fa finalmente capire quello che sta succedendo: Anne non è Anne! È una di loro… i poteri della Lingua Scarlatta sono evidentemente portentosi: oltre a tramutare le masse di carne in orride creature, possono anche indossare le sembianze altrui! Anne è a sua volta un mostro! E sta agendo per liberare il Chakota! Ed anche Alistair è dei loro: non sta aiutando Oscar, sta tentando di fargli del male! Dei del cielo… fortunatamente anche Margaret deve essersi ridestata dall'incubo, ed intuendo la malafede del vecchio studioso si getta contro di lui per liberare il nostro compagno peruviano. Io agisco con altrettanta prontezza, esplodendo un colpo contro Anne. Sfortunatamente la manco ma disturbo a sufficienza il suo operato: per ora l'argano regge, il mostro è ancora imbrigliato. Elizabeth ha una brillante, intuizione: capisce che il calore innaturale che permea la sala deve aver qualcosa a che fare con il Chakota. Impugna dunque l'estintore che abbiamo portato con noi (lo stesso che ha ucciso Silas) e lo aziona contro le fiaccole che ardono appese alle pareti. Evidentemente la sua idea è corretta, dato che il mostro geme ed inizia lentamente a sfaldarsi e disciogliersi in una pozza di fetida mucillagine. Prosegue dunque con la sua opera, azionando nuovamente l'estintore direttamente contro la creatura che inizia a soffocare avviluppata dalla schiuma gelida che le occlude le vie respiratorie. Oscar, finalmente rinsavito e libero, tenta di aprirci una via di fuga dirigendosi verso la porta riccamente intarsiata che è posta all'altro capo della stanza. La spalanca con una spallata e non scopre la tanto agognata via di fuga: fa irruzione invece in una sorta di cappella blasfema, l'aria è pregna di incenso e la stanza è interamente foderata da pesanti tappeti e piena di manufatti pagani: pergamene, una cassetta chiusa, dei sarcofagi, maschere rituali ed altri ninnoli sono posti su scaffali e ripiani, alla parete invece è appeso un ingombrante orologio nautico, un segnatempo dalla precisione sensazionale, un vero prodigio della tecnica. Sul pavimento, in stato di catatonica incoscienza, giacciono tre persone in abiti cerimoniali che si contorcono e borbottano, in preda a visioni mistiche indotte probabilmente da qualche droga. Fuori dalla stanza la battaglia continua ad infuriare. La creatura, che gorgoglia soffocando nella nube di schiuma eruttata dall'estintore, ha cessato le sue urla. Con il silenzio improvviso, ritorno finalmente in me: devo essere stato vittima di qualche incantamento adoperato dal Chakota, che mi ha fatto dubitare dei miei compagni facendomi vedere una realtà distorta… povera Anne, ho seriamente rischiato di ucciderla! Cerco di rimediare indirizzando un paio di colpi contro il mostro, e per un momento esulto vedendo i proiettili penetrare in profondità. Un momento di esultanza che viene immediatamente spazzato via: il metallo incandescente che ferisce la creatura in realtà le infonde nuovo calore, che subito viene tramutato in energia vitale. Ho vanificato gli sforzi dei miei compagni, che si stanno adoperando per raffreddarla il più possibile! Sciocco Nick… Rinvigorito, il Chakota morde sé stesso, strappando brandelli di carne dal suo dorso e liberandosi dal gancio che lo teneva intrappolato. Dio ci salvi! Fortunatamente Oscar, ritornato sulla scena dello scontro, ha un'altra brillante idea: utilizzare il suo unguento all'arsenico (utile nella procedura di imbalsamazione degli animali) contro il mostro. Si tratta di una trovata senza dubbio valida, ed il nemico inizia subito ad arretrare. Liz torna alla carica con l'estintore e, insieme, riescono a ricacciare la creatura nel pozzo dalla quale era uscita. Con le nostre ultime forze manovriamo l'argano, riposizionando il pesante tombino che chiudeva l'apertura ed imprigioniamo così il Chakota nella sua tana. Per ultima cosa, svuotiamo completamente l'estintore nel buco. La massa di schiuma gelida investe completamente il mostro che cade con un tonfo sul fondo del pozzo, finalmente esanime. Ce la siamo vista davvero brutta stavolta, siamo giunti completamente impreparati dinnanzi ad una mostruosità da incubo che ci ha quasi uccisi tutti. Non commetteremo mai più un errore simile! Se non altro, abbiamo inflitto un duro colpo alla La Lingua Scarlatta. Ci accingiamo dunque ad esaminare meglio la cappella scovata da Oscar, assicurandoci di legare i cultisti (ancora in preda alle droghe) con nodi ben stretti. Margaret osserva con interesse una maschera di cuoio raffigurante quattro orribili volti (Maschera di Hayama), la si può indossare infilandosela in testa come un cappuccio e stringendo il laccio che la fissa al collo. Nessuno di noi ha la minima intenzione di provarci, ma siamo d'accordo di portarla via con noi. Allo stesso modo, infiliamo nei nostri zaini tutto ciò che ci sembra meritevole di essere trafugato: un bastone ricavato dal legno di baobab, le pergamene, una cintura metallica, un vasetto contenente della cenere, un paio di guanti adorni di artigli da leone. Nella cassettina chiusa è custodito un libretto di cuoio, sembra un breviario. Lo sfogliamo rapidamente e ci rendiamo conto che si tratta de "Sette Misteriose d'Africa", il libro trafugato dalla biblioteca di Harvard ed a lungo cercato da Jackson Elias! Nel frattempo l'orologio nautico, che sembra sincronizzato con l'orario di Londra, segna le 4 (ovvero la mezzanotte di Greenwich), ed udiamo un vociare in Afrikaans provenire dalla grata di areazione situata sul soffitto dello stanzino: evidentemente comunica con il piano superiore, sta per arrivare qui qualcuno! È ora di filarsela. Osservo per un'ultima volta l'orologio, e impulsivamente decido di danneggiarlo: un oggetto di tale valore in un luogo come questo stona enormemente, deve essere utilizzato dalla setta per coordinare con una precisione al secondo i loro rituali che evidentemente si svolgono anche in altre località (presumibilmente in Kenya, e forse anche a Londra visto il fuso orario dello strumento!), dunque comprometterne il funzionamento non può che essere una buona azione a nostro favore. Ci inerpichiamo su per il condotto di areazione, lasciando in fretta il sotterraneo. Non risaliamo verso il negozio, bensì imbocchiamo una diramazione che ci conduce direttamente nelle fogne. Corriamo per almeno mezzora, nel fango e nel gelo. Harlem, sopra di noi, dev'essere in fermento: la voce di quanto abbiamo fatto nel mattatoio si spargerà rapidamente, e cinque bianchi sono dei bersagli molto facili da individuare in un quartiere prevalentemente nero. Cerchiamo disperatamente un condotto che si ricolleghi in qualche modo ai tunnel di servizio della metropolitana. Siamo fortunati: di lì a poco siamo a bordo di uno sferragliante convoglio che ci porta al sicuro, verso casa di Liz. 1925, 19 gennaio Finalmente al sicuro, ripuliti e rifocillati, ci prendiamo qualche minuto per osservare i manufatti che abbiamo trafugato. La mia attenzione è attirata soprattutto dal libro, Sette Misteriose d'Africa. La mia sete di conoscenza, maturata dopo quanto esperito in Perù, necessita di essere soddisfatta e dunque mi dedico alla lettura del grimorio. Decidiamo di visitare la Emerson Imports, società con la quale Silas N'Kwane doveva avere qualche genere di contatto dato che il suo nome appare scarabocchiato sul retro del biglietto da visita rinvenuto nella stanza di Jackson. Forse si avvaleva di questa società per far giungere dal Kenya i manufatti impiegati dal culto? Ma prima, a bordo di un battello, risaliamo l'Hudson fino al carcere di Sing Sing. È un luogo freddo e triste, nel quale la gente può trovare solo sconsolatezza e solitudine. Veniamo accompagnati finalmente al cospetto di Hilton Adams, un poveraccio con lo sguardo triste e rassegnato di chi sa di stare andando a morire. Narriamo ad Hilton la nostra storia e lo convinciamo ad aprirsi con noi: ci parla di lui e dei suoi compagni, i Diavoli di Harlem, tutti veterani di guerra: Art Mills, Needham Johnson, Douglas Fells e Jackie Wallace (lo stesso Jackie che ha visitato Alistair in ospedale!). Si erano messi sulle tracce dei cultisti con lo scopo di mettere fine alla scia incessante di omicidi… erano vicini a scoprire chi fosse Mokunga M'Dari, il sacerdote del culto. Avevano scoperto il loro luogo di raduno, proprio sotto al Fat Maybels, dove tuttavia noi siamo già stati: sicuramente Mokunga non sarà più li, ormai. Hilton ci dice che sicuramente i Diavoli stavano tenendo d'occhio anche noi, cercando di capire da che parte fossimo schierati. Promettiamo ad Hilton che faremo di tutto per salvarlo dalla sua ingiusta condanna, anche se sappiamo tutti che il tempo gioca a nostro sfavore… l'umo, dal canto suo, ci chiede soltanto di proteggere sua moglie Millie. La stessa Millie che è stata sostituita da Liz nel musical Argento Nero, in quanto assente. Temiamo il peggio per lei, ma ci guardiamo bene dal dirlo ad un uomo già spezzato. Sconsolati, torniamo a casa di Liz. Anne studia le pergamene rinvenute nel covo dei cultisti: alla sua memoria tornano delle formule udite durante il suo viaggio in Tibet al seguito di quell'uomo che in seguito si rivelò essere membro di una misteriosa setta e le recita quasi inconsapevolmente. Incredibilmente le pergamene reagiscono a quelle formule, svelando il testo in esse vergato: si tratta di un incantesimo il quale consente di comunicare attraverso i sogni, tramite uno stato di trance indotto dall'inalazione di quella cenere ritrovata assieme ad esse. Un incantamento potente, che fino a qualche tempo fa non avrei creduto affatto possibile. Ma appare ormai evidente che esiste una magia che permea questo mondo, poteri sconosciuti che l'uomo non può vedere (o che, per non uscir di senno, rifiuta di vedere) ma che noi non possiamo più permetterci di ignorare. Anne dunque recita le parole magiche, e riesce a trovare le tracce di una comunicazione passata: "abbiamo sacrificato lo scrittore Jackson Elias, ma siamo stati visti! I loro nomi sono Nicholas Carter, Alistair Hargrove, Elizabeth Thompson, Anne Winters, Oscar Navarro e Margaret Rockfeller. Io giuro, sul nome del Multisfaccettato Nyarlathotep, che sacrificherò queste anime entro la notte della luna nuova. Non dobbiamo permettere che entrino in contatto con l'ereditiera!" Questa scoperta ci shocka: possibile che i nostri nemici, che conoscono addirittura i nostri nomi, ci spiassero nel sonno usando proprio questo sortilegio? Siamo stati osservati da loro, chissà per quanto tempo… Forse non ci occorre più un piano per scovare gli assassini: saranno loro stessi a venire da noi, in quanto vittime designate. Dobbiamo solo attendere… E quel nome: Nyarlathotep. Possibile che sia lo stesso Nyarlathotep di cui narrano le leggende apprese in Perù, che raccontano la venuta di un dio venuto dalle stelle, il quale conosce il cuore nero degli uomini ed indossa molteplici maschere per soddisfare i loro desideri…? E se Roger Carlyle avesse infine accolto l'invito della figura oscura che popolava i suoi sogni, restando in Africa e facendo intenzionalmente perdere le tracce della sua spedizione inscenando la morte dei suoi membri? Del resto, secondo Jackson sono stati rinvenuti solo i corpi dei manovali al seguito e non quelli degli esploratori… e dunque l'ereditiera menzionata potrebbe essere proprio Erica Carlyle, la sorella. Del resto, Roger non stava forse seguendo una donna chiamata M'weru, menzionata nel libro Sette Misteriose d'Africa? Se fosse la stessa donna incontrata dall'autore allora dovrebbe avere almeno 75 anni, eppure Roger la descriveva come una giovane dama di incredibile bellezza! Trascorriamo il resto della giornata meditando su un piano e studiando i reperti trafugati dal covo del culto di Harlem. Il bastone, che inconsapevolmente ho iniziato ad usare come stampella, mi sta facendo già sentire meglio. Alistair invece spende il suo tempo parlando con ciascuno di noi, e ciò ci fa sentire un pochino meglio. CI sentiamo un po' più vicini alla verità, le ferite iniziano a guarire. Decidiamo di recarci all'ospedale, nella speranza di poter parlare con Jackie, ma ci viene detto che non è di turno oggi. Riusciamo a farci dare il suo indirizzo, e ci rechiamo a casa sua. Inaspettatamente troviamo l'uscio socchiuso, ed all'interno del suo appartamento c'è un uomo ad aspettarci: si presenta come Douglas Fells, uno dei Diavoli di Harlem. Che fortuna! Desiderosi di trovare sostegno per la nostra battaglia, iniziamo a confidargli le nostre ultime scoperte… prima di renderci conto che qualcosa non quadra: le mani dell'uomo sono sporche di gesso, come per mascherare macchie di altre sostanze, e sotto al tavolo notiamo finalmente il corpo esanime di Jackson. Douglas decisamente non è chi dice di essere! L'uomo ci sorride beffardo, con l'aria di chi ha appena preso un bel pesce all'amo. Mormora delle parole in una lingua sconosciuta, e Dio solo sa come una creatura inizia ad emergere dal pavimento… Una grossa bestia, simile ad un serpente con le ali. Un'altra mostruosità impossibile. Abbiamo commesso, di nuovo, un grave errore di valutazione. E, di nuovo, rischiamo di morire per la nostra avventatezza.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 5: Un Funerale
Partecipiamo al funerale di un amico, e poi ci ficchiamo in quello che potrebbe essere il nostro. Il gruppo accorre al capezzale di Edward Alistair Hargrove, gravemente ferito. Fortunatamente sta meglio di quanto sembri e, dopo un breve ma proficuo colloquio con il Tenente Martin Poole, gli investigatori si ritirano a casa di Elizabeth Thompson per riposare. L'indomani partecipano al funerale di Jackson Elias, dove fanno la conoscenza dei suoi curatori testamentari. Poi decideranno di visitare Little Africa, sulle tracce di una Anne Winters misteriosamente scomparsa. Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 17 gennaio Ci incontriamo tutti all'ospedale, accorsi al capezzale di Edward Alistair Hargrove. Fuori dalla sua stanza, incontriamo il Tenente Martin Poole: è un uomo immerso nel torpore, trasmette una sensazione di svogliatezza e sufficienza. Si rivolge a noi per chiederci cosa sia successo e chi siamo (anche se ammette, in seguito, di aver già indagato su di noi: sa che siamo - eravamo - amici di Jackson Elias). Poole afferma che questo è il primo caso di omicidio fallito di una lunga serie accomunata da circostanze misteriose e da un'arma del delitto decisamente atipica. Ma il fatto stesso che sia stato tentato un omicidio di questo genere è inspiegabile dato che il presunto assassino, Hilton Adams, è dietro alle sbarre di Sing Sing e sarà giustiziato a giorni (o meglio, come dice Poole: "sta per incontrare Sparkie!"). Intuisco dunque che sotto al velo di torpore ed apparente indifferenze c'è dell'altro: mi bastano poche domande ben piazzate per far breccia sull'uomo, frustrato ed adirato. È in collera con l'agente Robson del quarto distretto, trova a dir poco riprovevole le modalità con cui Robson (facendogli le scarpe dopo essere saltato fuori dal nulla) ha preso in mano il caso del serial killer di Harlem e di come poi l'ha chiuso appoggiando totalmente le supposizioni del prof. Mordecai Lemming. Riesco a convincerlo a farci parlare con Adams persuadendolo del fatto che quest'ultimo, forse, si sarebbe sbottonato un po' di più sull'accaduto trovandosi di fronte a dei civili piuttosto che ad uomini in divisa. Avremo un appuntamento con lui tra il 18 ed il 19 di gennaio, giusto prima dell'esecuzione fissata per il 22… esecuzione che certamente avverrà, a meno che non venga trovata una prova che testimoni in modo schiacciante l'innocenza di Adams, come l'arma del delitto! Quel coltello, chiamato Mumbala, ha all'estremità dell'elsa una sorta di affilatissimo timbro che viene utilizzato per marchiare il bestiame. Ebbene, il mumbala che ha ucciso Jackson e gli altri ha un'effige ben precisa, il simbolo de La Lingua Scarlatta: se anche il coltello che ha ferito Alistair avesse la stessa effige allora significherebbe che qualcun'altro ha compiuto gli omicidi, e non Hilton. Già… il mumbala che ha ferito Alistair… quell'arma che, nella foga del momento, mi sono infilato nella tasca interna dell'impermeabile e che ora preme contro il mio fianco, ancora insanguinata. Decido di consegnare l'arma: potrebbe scagionare un innocente, e potrebbe convincere Poole a fidarsi ancora di più di noi: avere l'appoggio della polizia nelle nostre indagini non sarebbe affatto una brutta cosa. Mi assento per un momento, con una scusa mi reco alla toilette e faccio un paio di foto al coltello prima di separarmene. Proprio in quel lasso di tempo un infermiere entra nella stanza di Alistair, un tal Jackie Wallace, un giovane afroamericano dall'aria pulita e curata. Più tardi Alistair ci racconterà che il giovanotto gli ha rivolto molte domande sul suo stato di salute e non solo: l'ha interrogato sull'arma che l'ha ferito e su una setta della quale Hargrove ha affermato di non sapere nulla. Molto sospetto, per un infermiere… Consegno dunque l'arma a Poole, il quale ne è entusiasta, ma che dopo un rapido esame scuote il capo deluso: l'effige tagliente dell'elsa è diversa, rappresenta un serpente, decisamente differente dalla Lingua Scarlatta impressa sulla fronte del buon Jackson. Il poliziotto dunque si congeda, restiamo d'accordo di rimanere in contatto in attesa di poter essere ricevuti di Adams. Nel frattempo Alistair si è alzato e ci chiama a gran voce: tra le sue lenzuola era stato nascosto un documento, uno stralcio di Cartella clinica che qualcuno ha voluto farci trovare. Forse Wallace? Alistair afferma di non essersi accorto di nulla. Si tratta di uno stralcio degli appunti di Roger, il marito di Lizzie, su Roger Carlyle! Dei rumori dal vicolo ci allertano: schiamazzi di ragazzi ed il pianto di un infante. Oscar si affaccia alla finestra e discende rapidamente la scala anti incendio, affrontando due teppisti che stanno prendendo a calci un sacco di iuta. Il nostro compagno interviene appena in tempo, salvando dai maltrattamenti dei due ragazzacci un povero gatto scanchenico (pare chiamarsi Wu, che si unisce di buon grado al nostro variegato gruppetto di gentiluomini e gentildonne). Ci rechiamo a casa di Elizabeth per la notte. Stanchissimi, crolliamo in un sonno senza sogni. 1925, 18 gennaio Appena svegli, andiamo da un veterinario per far visitare il gatto malconcio e poi passiamo alla banca di Liz per depositare, presso la sua cassetta di sicurezza, gli indizi recuperati nella camera di Jackson la notte del suo assassinio. Nel frattempo, Margaret Rockefeller ed Elizabeth Thompson chiedono a Slimy, l'autista, di accompagnarle all'Astoria Hotel per cercare di incontrare Anne, la quale non si è ancora fatta viva da ieri sera. Strano, da parte sua, non essersi presentata all'ospedale. Anche perchè il Tenente Poole ha affermato di averla contattata telefonicamente tramite la reception dell'albergo per comunicarle l'accaduto, invitandola a presentarsi all'ospedale per qualche domanda - proprio come ha fatto con il resto di noi (eccetto che con me, che ho per primo ho contattato le forze dell'ordine denunciando l'accaduto). Slimy è stranamente taciturno e scuro in volto, mette in moto la sfarzosa auto di Margaret e si avvia verso l'Astoria. Approfittando di una sosta al semaforo, borbotta qualcosa sulle "indagini nei bassifondi" e poi getta un sacchetto alle due passeggere. Un sacchetto che contiene una cosa orrenda: una lingua umana! La lingua, apprendono Margaret e Liz, di Slimy. L'uomo si era spinto troppo oltre con le sue domande, e gli è stato dato il benservito… ora, al volante dell'auto, c'è un uomo travestito da autista. Un uomo che, una volta sollevato il berretto, le due donne hanno già visto nella fotografia scattata da Alistair ai tre individui in fuga dalla stanza di Jackson. È uno degli assassini! L'uomo accelera bruscamente, intende portare le nostre compagne chissà dove per farle fuori. Margaret prende una decisione drastica: incurante del luogo e del contesto, estrae dalla borsetta un piccolo revolver e fa fuoco, colpendo l'assassino alla nuca. La macchina sfreccia ora senza controllo per le strade della città, con l'acceleratore tenuto pigiato dal peso del cadavere. Solo la prontezza di Liz consente alle due di salvarsi: ella riesce a spostare il corpo esanime ed a prendere il volante, facendo decelerare il veicolo fino al suo completo arresto. Le due donne ci raggiungono al funerale di Jackson, scosse e preoccupate, riferendoci l'accaduto. Inoltre hanno appreso dalla receptionist dell'Astoria che, dopo la telefonata di Poole, Anne è uscita per poi non rientrare più. Dove si sarà cacciata? La chiesa è vuota: ci aspettavamo un gran viavai di persone per l'ultimo saluto ad un così famoso scrittore, ma oltre a noi sono presenti solo due distinti uomini ben vestiti ed un attempato sacerdote. Facciamo così la conoscenza di Carlton Ramsey e di Jonah Kensington, rispettivamente avvocato ed editore di Jackson Elias. Entriamo in sintonia con i due gentlemen, per merito di Alistair che condivide con loro quanto compiuto da Jackson in Perù durante la nostra spedizione del 1919. Gli uomini ci riconoscono come gli eredi spirituali di Elias, e ci affidano inaspettatamente i suoi appunti oltre all'accesso ad un fondo di denaro da utilizzare per uno scopo: concludere la missione di Jackson, svelare la verità sul misterioso caso Carlyle. Jackson, infatti, era fermamente convinto che i membri della spedizione Carlyle - dati per morti in Africa - siano in realtà ancora tutti vivi! Elias ha infatti ripercorso, prima della sua dipartita, i passi della spedizione di Roger: Mombasa, Shangai, Londra… luoghi che, come fatto dal nostro amico, dovremmo visitare per riuscire ad unire i puntini di questo mistero. I due uomini ci affidano i seguenti documenti, la cui lettura è stata portata a termine in un secondo momento: Appunti di Jackson, 1 Appunti di Jackson, 2 Appunti di Jackson, 3 Lettera a Jonah Kensington Appunti di Roger Carlyle Articolo del NY Times Prendiamo congedo da Ramsey e Kensington per dedicarci ad una questione più impellente: trovare Anne, che ancora non ci ha fatto avere sue notizie. Ci dirigiamo nuovamente all'Astoria e tentiamo un approccio diverso: anzichè cercare risposte dalla reception, ci rivolgiamo all'usciere che a sua volta ci indirizza all'autista di un blue cab posteggiato lì di fronte: curiosamente, infatti, l'usciere ha visto Anne salire su un blue cab anziché su di un yellow cab. Perché mai la nostra amica avrebbe dovuto prendere un taxi riservato alla gente di colore che solitamente fa la spola verso Harlem? L'aiutista ci è molto d'aiuto: sebbene non abbia trasportato in prima persona Anne, ci racconta di un blue cab rubato in circostanze misterioso il giorno precedente. L'autista è stato trovato morto e lui non era di turno la sera precedente: facendo due più due, supponiamo che il terzo assassino di Jackson si sia impossessato di un taxi e si sia finto un autista, per portare l'ignara Anne verso Little Africa per… Un momento: Little Africa! L'unica zona di Harlem presso la quale ad oggi non sono stati compiuti omicidi. Il sospetto diviene certezza: Anne è in serio pericolo. Dobbiamo trovarla. Il sole tramonta sulla fredda giornata invernale ed una luna gibbosa sorge, preannunciando una notte di sangue. Ci facciamo accompagnare dal blue cab all'incrocio tra la 138 e la 139, di fronte al Fat Maybelle's, un tempo una gelateria ed ora un club frequentato perlopiù da neri. È un postaccio che da sulla strada… un tempo doveva essere un luogo accogliente e luminoso frequentato da famiglie allegre, ora è uno Speakeasy fumoso, ai tavoli siedono persone dallo sguardo torvo che ci osservano con diffidenza attraverso la vetrina ingiallita. Gli edifici attorno sembrano tutti abbandonati, dando al quartiere un'aria spettrale. Giriamo attorno al locale, capendo che non è posto dove il nostro ingresso sarebbe benaccetto, e cerchiamo qualche traccia del passaggio di Anne. Troviamo all'angolo un fermaglio caduto tra la neve sciolta: apparteneva proprio a lei! Di fronte a noi, in posizione diametralmente opposta rispetto al Fat Maybelle's, un'insegna segnala la "Juju Hause", un bazar che offre in vendita oggetti di ogni genere provenienti dal continente africano. Una coincidenza? Ci appartiamo all'interno di un locale sfitto a poca distanza per studiare che accade lungo la strada: i nostri sospetti sulla Juju Hause vengono confermati da un insolito viavai di gente: bianchi e neri di diverse levature sociali percorrono il vicolo buio ed entrano nel bazar, nessuno di loro esce e dalla vetrina il negozio continua a sembrare deserto. Dove andrà tutta quella gente? Ci sarà forse un sotterraneo… un luogo dove i membri di una setta possono incontrarsi indisturbati! Anche due agenti di pattuglia entrano nel negozio, uscendone dopo poco con aria visibilmente soddisfatta: sicuramente il loro silenzio è stato comprato con qualche mazzetta di banconote. La setta potrà agire indisturbata stanotte, qualsiasi cosa i suoi membri abbiano in mente. Dobbiamo assolutamente intervenire per salvare Anne, che certamente si trova lì dentro. Liz e Margaret decidono di entrare nel negozio, fingendosi interessate ad entrare nella setta, mentre Alistair ed Oscar tenteranno di intrufolarsi passando dal tetto. Io sono uno zoppo, sarei d'intralcio in un'azione così acrobatica, pertanto mi apposto nei paraggi ed osservo la scena. Sotto ai miei occhi, la situazione degenera: l'uomo dietro al bancone del negozio deve aver smascherato l'imbroglio delle mie compagne dopo qualche scambio di battute (mi pare di aver sentito qualcuno pronunciare la parola "Chakota"… dove l'ho già sentita?) in quanto estrae da dietro al bancone un fucile a pallettoni che punta contro di loro, intimandole di precederlo scendendo attraverso una botola celata nel pavimento. Vorrà forse portarle dai cultisti, per interrogarle ed ucciderle! I miei compagni irrompono dal tetto ma troppo tardi, la bolola si è già richiusa. Scoprono un campanello collegato alla porta del negozio che sicuramente funge da allarme, aprono quindi una finestra per permettermi di accedere. Rapidamente apro la botola e guardo giù: al termine di una lunga scala a pioli scorgo l'uomo (Silas N'Kwane, questo era il suo nome) puntare il fucile contro Liz e Margaret ordinando loro di proseguire verso un corridoio buio. Agisco d'istinto: raccolgo un estintore e lo lascio cadere attraverso la botola, la gravità fa il resto: Silas giace ora a terra, la testa spaccata. Inoffensivo. Con il senno di poi mi pento di averlo ucciso: avremmo potuto stordirlo per poi interrogarlo, ma ora la sua bocca resterà chiusa per sempre ed i suoi segreti se ne sono andati con lui. Raggiungiamo le ragazze scendendo la scaletta e, con circospezione, proseguiamo tutti assieme attraverso il corridoio adornato da simboli tribali che termina con una porta chiusa. Cautamente schiudiamo l'uscio e ci troviamo al cospetto di una vasta sotterranea sala circolare totalmente deserta. Un vero e proprio mattatoio, il pavimento è sudicio e le pareti sono coperte di simboli propri della cultura Africana. Da un pozzo sul pavimento, chiuso da una pesante grata circolare, provengono urla disperate e suppliche: è lì che i cultisti devono tenere i prigionieri rinchiusi in attesa di sacrificarli! La grata deve essere apribile tramite il grande argano meccanico posto lì accanto: assieme a Margaret mi precipito in quella direzione, cercando di capire come manovrare il macchinario: il tempo stringe, non possiamo abbandonare quella gente lì sotto ed i membri della setta potrebbero tornare da un momento all'altro. Alistair e Liz, nel frattempo, individuano un serie di nicchie scavate lungo le pareti. In una di esse trovano Anne! È viva ma catatonica: è vestita di stracci, invoca aiuto, ma nonostante non ci sia nulla a trattenerla non si muove e non fugge. Sembra pietrificata ed assente… i miei due compagni tentano di trascinarla via proprio mentre aziono finalmente l'argano. Con clangore metallico la grata viene sollevata, permettendo ai prigionieri di uscire… No. Non sono prigionieri quelli che escono dal pozzo, ma una massa informe di corpi e volti cuciti assieme, una mostruosità deforme che lascia dietro di se una scia viscida, un abominio che non dovrebbe poter esistere ma che invece è.
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Servizio
Su questi esempi sono d'accordo con te, ma prendiamo ad esempio altre abilità: Orientamento, Impartire ordini, Ascoltare...giusto per citarne alcuni, senza considerare quelli per cui muoversi è parte integrante dell'azione stessa: Correre, arrampicarsi, seguire tracce, nuotare ecc. o quelle per cui è richiesto un ragionamento, in genere la abilità che vanno con MEMORIA. Se mi dici sparare in movimento ci sta, ma già solo un semplice combattimento corpo a corpo (rissa) sarebbe impensabile farlo da fermo... Strano che non sia presente nulla che tratti la dinamica del round nel manuale se non legata al combattimento.
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Uccisori di Giganti - Gruppo Unico (Topic di Servizio)
Bentornato e benritrovati tutti quanti. 😊
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 4: Argento Nero
La Grande Mela ci accoglie con una scia di sangue Sei anni dopo la Spedizione Larkin, il gruppo si riunisce a New York. È il vecchio amico Jackson Elias ad averli convocati, inviando loro (nel corso degli anni) una serie di Ritagli di giornale su Roger Carlyle. Ma ad aspettarli nella Grande Mela toveranno solo il corpo straziato di Jackson, tre loschi individui, una misteriosa ventiquattrore ed una lunga serie di omicidi legati alle fasi lunari… Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1925, 15 gennaio Povero, povero Jackson! Non appena abbiamo notato il suo insolito ritardo ci siamo insospettiti e siamo saliti a cercarlo, ma siamo arrivati troppo tardi. Dinnanzi a noi si palesa uno spettacolo a dir poco macabro: un assassinio efferato si è consumato nella stanza 405, il nostro vecchio amico giace riverso sul letto in una pozza di sangue, straziato da una moltitudine di ferite, con l'addome squarciato e le viscere srotolate sul pavimento. È una visione raccapricciante, troppo simile a quei ragazzi sventrati dalle bombe e dal filo spinato in Belgio per lasciarmi indifferente. Dolori e tristezze vecchie e nuove si mescolano… Trattengo i conati di vomito e cerco di ragionare lucidamente: siamo nel posto sbagliato ed al momento sbagliato, la polizia sarà qui a momenti e di certo non crederanno al fatto che ci siamo ritrovati in una stanza non nostra per caso. Ci sarebbero troppe cose inspiegabili da dover spiegare a chi non ha visto ciò che abbiamo visto noi a Puno. Sulla scrivania di Jackson Elias, i suoi effetti personali sono sparpagliati in un disordine che per nulla si confà alla persona che era. Mappe, lettere, fotografie… decidiamo di raccogliere tutto e di riporlo nella sua ventiquattrore che è gettata lì accanto, stando attenti a non lasciare impronte, e di andarcene alla svelta. Per precauzione scatto delle foto di tutto: degli appunti di Jackson, della salma straziata… notiamo un dettaglio curioso: sulla fronte del nostro amico è stato inciso un simbolo con un coltello, che ricorda un sole o qualcosa di simile. L'abbiamo già visto, impresso sul petto di Augustus Larkin. Un rumore attira l'attenzione di Alistair, a cui avventure vissute in Texas sulle tracce del fantomatico Bigfoot devono aver affinato i sensi: dalla finestra spalancata, che lascia entrare refoli di aria gelida, provengono suoni metallici. Si sporge quel tanto che basta per adocchiare tre loschi individui (un bianco e due neri) discendere in tutta fretta la scala di emergenza che da sul vicolo. Con prontezza di spirito, passo la mia nuova Leica mk1 (un prodigio della tecnica tedesca! Finalmente una macchina fotografica tanto compatta da risultare tascabile, dal peso di appena 350 grammi, con una formidabile ottica 50 mm f/3.5 ed un sistema di messa a fuoco a telemetro e flash incorporato… ma sto divagando) dicevo, passo la mia nuova Leica al vecchio azzeccagarbugli il quale in tutta fretta si adopera per scattare una fotografia ai tre balordi. Tre uomini con lunghe vesti e nastri di stoffa rossa avvolti attorno alla testa… e quelli che luccicano alle loro cinture sono forse dei lunghi coltelli? I tre riescono a discendere la scala e si danno alla fuga, e udendo una sirena avvicinarsi di gran carriera decidiamo di fare altrettanto. Con prudenza affrontiamo l'ascesa, atterrando sani e salvi sullo stretto vicolo cieco affianco all'ingresso del Chelsea Hotel. Ci facciamo coraggio e ci dirigiamo all'uscita della stradina, proprio mentre la volante della NYPD accosta. Due agenti si precipitano all'interno dell'hotel, altri due restano di piantone fuori. Inutile dire che ci notano immediatamente. A questo punto è stata Elizabeth Thompson a salvarci, improvvisando una pavoneggiante scenetta durante la quale ha dato sfoggio di tutto il suo ego Broadwayano per ammaliare gli agenti e zittire i loro interrogativi. Fortuna ha voluto che uno dei due fosse un afroamericano, proprio come lei, il quale l'ha subito riconosciuta e si è prodigato per farci allontanare in tutta fretta ed in sicurezza. Buon'anima… Elizabeth qui si congeda: dovrà esibirsi a Broadway, è impegnata in un musical dal titolo "Argento Nero" e ne avrà per un paio di giorni. Si farà viva lei, dice. Speriamo non le accada nulla di spiacevole! La nostra prossima meta è un luogo sicuro presso il quale rinfrancarci e meditare sull'accaduto: ci dirigiamo a casa di Margaret Rockefeller, che con gentilezza decide di ospitarci. Il suo autista ci viene a prendere nel giro di poco, e ci accompagna presso il suo appartamento sito al terzo piano di un lussuoso edificio della nascente down-town. L'autista sembra un vero avanzo di galera, un omaccione con il viso solcato da una lunga cicatrice ed uno sguardo che uccide. Mi chiedo cosa una donna come Margaret possa avere a che fare con un individuo del genere! Chissà cosa l'ha convinta ad assumerlo, forse il senso di sicurezza che deriva dall'essere accompagnata in giro da un tizio che sembra capace di mettere al tappeto chiunque? Casa Rockfeller mette i brividi, ha l'aspetto di un museo dimesso: anticaglie, quadri e reperti affollano gli ambienti, oggetti raccolti dal defunto marito nel corso degli anni. Buia e fredda, ma a suo modo sicura per dei fuggitivi dalla scena di un crimine! Dunque sparpagliamo sul tavolo il contenuto della valigetta appartenuta al compianto Jackson, e ci tuffiamo nel rompicapo. Elenco di seguito quanto da noi rinvenuto, con relative deduzioni emerse nel corso della serata: Una fotografia ritraente delle imbarcazioni le cui velature mi fanno pensare ai natanti tipici dell'Indocina, con sullo sfondo un maestoso palazzo. Tra le piccole barche emerge, parzialmente nascosta dalle vele, una nave più moderna e di dimensioni ben maggiori. Scopriremo nei giorni seguenti che la mia intuizione geografica era corretta: si tratta del porto di Shangai, l'edificio sullo sfondo è il Consolato Britannico. Foto di Shangai Una lettera su carta intestata di Harvard, da parte di una certa Miriam Atwright, con la quale la donna informa Jackson del fatto che il libro da lui richiesto non è disponibile in quanto preso in prestito da ignoti e più restituito. Una telefonata di Anne, ex studentessa del prestigioso ateneo, provvidenzialmente ci fornisce il titolo del libro: "Le Sette Misteriose d'Africa". Una lettura decisamente da Jackson! Lettera da Harvard Un biglietto da visita della Fondazione Penhew di Londra. Penhew… come Sir Aubrey Penhew, egittologo che ha seguito Carlyle nella sua spedizione? Biglietto da visita Penhew Fundation Una lettera di un certo Warren Pesant, avvocato, indirizzata a Roger Carlyle. Con la missiva, Pesant informa che un certo Faraz Najir possiede degli oggetti peculiari che Carlyle cercava e che è disposto a venderglieli. Come avrà fatto Jackson a mettere le mani su una lettera confidenziale?! Lettera a Roger Carlyle Una confezione di cerini, vuota, con impresso il logo di una tigre su campo arancione e l'indirizzo dello "Stumbling Tiger Bar". La confezione è stata stampata da una ditta di Shangai. Scatola di Cerini Un biglietto da visita della Emerson Imports, con sede a New York. Sul retro è scarabocchiato un nome: Silas N' Kwane. Biglietto da visita Emerson Imports La locandina di un comizio intitolato "Il Culto delle Tenebre", tenutosi presso la New York University alle 20:00 di un giorno non meglio precisato. Anche questo genere di cose è tipico di Kackson! Locandina del convegno Una fotografia ritraente una cicatrice simile a quella impressa a Jackson sulla sua fronte. Ad osservarla meglio, ricorda l'orribile morso di un Kharisiri. Solo il buon Dio sa dove Jackson può averla trovata! Foto della cicatrice Un calendario del 1925, senza nessuna annotazione particolare. Apparentemente innocuo. Calendario 1925 Una mappa di Harlem, cosparsa di stampigliature di timbri che ricordano le fasi lunari, impresse con inchiostro rosso. La mappa ne è piena, e sembrano convergere attorno al quartiere di Little Africa… il quale è perfettamente sgombro da qualsiasi timbro. Cosa significheranno quei simboli vergati sulla cartina? Mappa di Harlem Un mazzo di tarocchi dall'aria preziosa, stampati su una carta pregevole al tatto ed arricchiti da dorature. Manca all'appello la carta numerata 18. Ci scervelliamo sui reperti fino alle due di notte, poi crolliamo esausti. 1925, 16 gennaio Ci risvegliamo nella tetra casa di Margaret e tentiamo di stabilire un piano d'azione. Il giornale di oggi apre con un lungo articolo sull'omicidio di Jackson, scritto da una certa Rebecca Shosenburg, la quale chiude la cronaca alludendo a presunti legami con una serie di delitti commessi ad Harlem nello scorso anno, per i quali è stato arrestato un tal Hilton Adams - detenuto a Sing Sing e condannato a morte. Secondo la cronista, questo nuovo assassinio potrebbe rimettere in discussione il caso, e la polizia (nella persona del Tenente Poole) non si è espressa a tal proposito. Ney York Times, 16 gennaio 1925 Io decido di giocarmi la carta del giornalista, e faccio appello alle mie conoscenze nel settore. Chiamo la redazione del New York Times, sperando di rintracciare un vecchio amico con il quale poter discutere degli omicidi menzionati sul giornale: il pensiero che possano essere collegati a quanto accaduto a Jackson mi inquieta. Non ho fortuna, ma il centralinista mi accorda ugualmente il permesso di visitare gli archivi della cronaca nera. Sarà una ricerca complicata, ma almeno è un inizio. Oscar Navarro ed Edward Alistair Hargrove verranno a darmi manforte, ci aspetta una giornata immersi tra polvere e ritagli di giornale. Anne Winters e Margaret Rockefeller, invece, tenteranno la sorte nella speranza di recuperare una copia de "Le Sette Misteriose d'Africa" presso la biblioteca cittadina. Ci separiamo, dunque, con l'intento di ricongiungerci per cenare insieme. Giunti alla sede del Times, affacciata alla caotica Times Square,veniamo rapidamente indirizzati alla sezione dell'archivio dedicata alla cronaca nera. Si tratta di una materia ritenuta di serie B, in secondo piano rispetto agli articoli di politica, storia e filosofia che tanto vanno di moda oggi, e pertanto nessuno ci fa troppe domande sulle nostre reali intenzioni. Nell'archivio incontriamo, a sorpresa, proprio la giovane Rebecca Shosenburg. Rebecca è una ragazza apparentemente isterica, ci inonda con un fiume interminabile di parole e continua a borbottare tra se e se, ma ci è di grandissimo aiuto! Alistair, con la sua solita ingenua franchezza, le mette subito sotto al naso la mappa di Harlem costellata di timbri ed io colgo la palla al balzo ipotizzando un collegamento tra la posizione dei timbri ed i luoghi degli omicidi imputati ad Hilton Adams. La giovane reporter si illumina: dopo una breve ricerca, conferma la mia tesi: sulla mappa di Harlem sono stati marchiati i trenta luoghi che sono stati scenario degli altrettanti delitti! Scopriamo, inoltre, una curiosa coincidenza: la fase crescente della luna, ovvero quando ha in cielo la forma di una C, viene denominata "Argento Nero": proprio come il titolo dello spettacolo di Liz. Davvero buffo! Rebecca continua le sue analisi ed insieme realizziamo che tutti gli omicidi sono avvenuti attorno al ventesimo giorno del mese… ovvero quando la luna è nella sua fase calante. La reporter ci conferma che Hilton Adams è stato colto sul fatto, sorpreso nel luogo dell'ultimo (fino a ieri) omicidio con in mano un lungo coltello. La maggior parte delle vittime ha origini kenyote, mentre nessuno di esse era di etnia asiatica; Rebecca ci conferma che nessun omicidio ha avuto luogo a Little Africa, la zona della mappa sgombra dai timbri rossi… Chiedo alla Shosenburg se per caso ha delle foto dei corpi scattate sulle scene del crimine: la donna non ne ha, tutta la documentazione è stata consegnata dalla polizia al Professor Mordecai Lemming, incaricato dalla NYPD di stabilire se gli omicidi fossero di tipo rituale (l'uomo ha smentito la tesi attribuendo le morti a scontri tra gang di minoranze etniche, venendo encomiato dal distretto di polizia per il suo lavoro). Inoltre, la reporter si rende disponibile a cercare di metterci in contatto con la moglie di Hilton: solo tramite lei, infatti, possiamo sperare di riuscire a parlare con il carcerato. Vorrei potermi confrontare con lui, per cercare di scoprire qualcosa di più. In cuor mio inizio pensare che non sia lui l'assassino, oppure che agisse per conto di un'organizzazione che ha provveduto poi a sostituirlo con un nuovo sicario per portare a termine qualche oscuro compito. Questi omicidi non sono solo frutto della scelleratezza di un pazzo, penso che ci sia qualcos'altro sotto… qualcosa di terribile, ma che per la salvezza di tutti deve essere portato a galla e affrontato. Si è fatto tardi: ringraziamo Rebecca per la sua disponibilità e ci dirigiamo verso il luogo di incontro pattuito con Margaret ed Anne. Ci incontriamo al Limbo, un tetro ristorante poco lontano da casa Rockfeller. Qui condividiamo le nostre scoperte, e le due donne ci mettono a parte di quanto da loro scoperto: la biblioteca cittadina, effettivamente, annoverava tra i suoi volumi anche una copia de "Le Misteriose Sette d'Africa", copia rubata due anni or sono. La bibliotecaria ricordava la copertina del volume, recante un simbolo ben preciso: lo stesso simbolo con il quale il buon Jackson è stato marchiato, un simbolo chiamato "La Lingua Scarlatta". Una coincidenza inquietante, ammesso di poterla definire tale. Mi sembra sempre più palese il fatto che il nostro amico Elias sia stato ucciso da qualche fanatico, appartenente ad una sorta di setta forse. Ma perché? Cosa aveva scoperto? Le nostre compagne inoltre hanno avuto occasione di consultare alcuni degli scritti del Prof. Lemming: forse varrebbe la pena di incontrare anche lui, questa storia degli scontri tra gang mi sembra una scusa atta a coprire una verità molto peggiore. Finito di cenare, ci salutiamo: decidiamo di lasciare a Margaret un po' di intimità, non volendo approfittare oltre della sua ospitalità, e ritorniamo ai rispettivi alberghi. Anne ed Oscar alloggiano in una struttura di prim'ordine, mentre io ed Alistair, ben meno facoltosi, ci siamo dovuti accontentare di una stanza all'Hotel Alcazar, nella Midtown. Il tragitto verso l'Alcazar è tranquillo, sebbene incrociamo una moltitudine di brutte facce: New York è tanto sfavillante e sfarzosa quanto povera e maleodorante, ed il nostro albergo non ha proprio nulla di sfavillante e sfarzoso. È una struttura fatiscente, una sorta di ostello, che ci fa rimpiangere l'aria opprimente dell'appartamento di Margaret. Ad ogni modo, ci corichiamo confidando di poter riposare almeno un poco. Domani andremo al funerale di Jackson, sarà una giornata impegnativa. Mi sveglio nel cuore della notte, allertato da un grido strozzato e da una serie di tonfi che sembrano provenire dal corridoio. Noto che Alistair non è nel suo letto, e temo subito il peggio. Mi alzo di scatto, uscendo dalla stanza in pigiama, non prima di aver infilato nelle braghe il mio coltello e la fida Smith & Wesson M1917. Seguendo il baccano, mi precipito verso il bagno del nostro piano e mi trovo dinnanzi ad una scena decisamente inaspettata! Il buon Alistair è avvinghiato ad un nero che stringe tra le mani un lungo coltello dalla lama lucida, i due si dibattono lottando sul pavimento, il nastro rosso che cinge la testa dell'aggressore giace srotolato a terra. Con un colpo di reni, il mio compagno riesce ad immobilizzare il manigoldo, per un istante, quel tanto che mi basta per seguire il mio istinto: sollevo il revolver ed esplodo un singolo proiettile .45 che, a distanza così ravvicinata, impatta con la testa del nero spaccando parte del cranio. Il farabutto stramazza a terra, morto sul colpo. Alistair appare gravemente ferito, corro alla reception imprecando ed urlo all'attendente di chiamare un'ambulanza che giunge dopo poco a sirene spiegate, accompagnando il mio compagno all'ospedale per le opportune medicazioni… è ferito, ma vivo e cosciente, si riprenderà. Torno di sopra e nascondo lo strano coltello ricurvo usato per aggredire Mr. Hargrove, e riconosco dunque l'uomo: era uno degli aggressori di Jackson, quel che rimane della sua faccia corrisponde con il viso fotografato ieri sera durante la loro fuga dal Chelsea Hotel! Mi precipito a perquisire il corpo: nel taschino dell'abito trovo una carta, con la medesima foggia del mazzo di tarocchi trovato nella camera di Jackson: è il 18. La Luna. Carta dei Tarocchi Non mi resta che aspettare l'arrivo degli agenti per la compilazione del verbale. Fortunatamente, di questi tempi, se un bianco spara ad un nero nessuno fa troppe domande. 1925, 17 gennaio, note sparse Gli scienziati hanno confermato che il prossimo 24 gennaio sarà possibile osservare la prima eclissi solare del secolo in un continente occidentale. Vederla da New York, dove l'inquinamento luminoso è a livelli disumani, sarà difficile… a meno di recarsi sul tetto del Woolworth Building! A quanto pare l'associazione astronomica di New York City organizzerà un evento con il patrocinio di Erica Carlyle.
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Passaggio verso nord
Lord Eryndor Valthorne Interrompo il mio curiosare. Osservo dapprima Pria con curiosità, dopodichè i miei compagni di viaggio e il mio volto assume un'espressione perplessa. Come mai questo assecondamento? Nulla contro il tè, che richiedo ugualmente Uno anche per me, grazie in fondo, uno dei pochi veri vizi che ho, una buona tazza di tisana in una fredda giornata. Ma nonostante Pria forse non sia vivente come noi, l'idea di tenerla all'oscuro della verità mi pare crudele e poco onorevole. Ma se non altro non decido di minimizzare le parole dei miei compagni Trascurato è un eufemismo dichiaro, per poi rivolgermi alla nostra anfitriona Pria, l'ingresso era sigillato e ci sono stati segni di allagamento. E' ragionevole pensare che il tuo padrone non sia in grado o nelle condizioni di poter adempiere ai suoi compiti. Hai considerato questa ipotesi? domando, mentre sposto le sedie per lasciar accomodare Lorelai e Tiburzia per prime. E solo allora prendere posto anche io.
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Servizio
Secondo me ci può stare. Realisticamente è più difficile fare le cose in movimento. Sparare mentre si cammina è più difficile di farlo da fermi ad esempio. Lo stesso si può dire di un colpo di arma bianca. Combattere in avanzamento o indietreggiando è più difficile. La logica del gioco rispecchia bene questi aspetti ma fatemi sapere che ne pensate tutti quanti.
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Hanno ALLAGATO Krynn. . .!!
Rafghost2 ha risposto a Steven Art 74 a un discussione OOC (Out Of Character Thread) in The Speartip Of The DragonlanceVeramente mi interessava il Duergar nel complesso, specie per le resistenze e i 2 incantesimi razziali, oltre al fatto che non l'ho mai giocato e col monaco mi sembra ci stia bene, le aggiunte acquatiche sono per caratterizzarlo e adeguarlo al mondo acquatico, dandogli un tocco legato all'ambientazione che mi sembra carino. Non credo siano cose che spostino la forza del PG di molto, visto che respirare sott'acqua lo fai con un ogg. magico comune e il nuotare servirà solo occasionalmente. Cmq in genere mi piace creare PG non standard. Il reskinning l'ho fatto sulla "carrozzeria"... 🤣 Grazie dei consigli per il ladro.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 3: Il Signore delle Larve
Il soffio di Suck´ ka conduce gli investigatori ad un male antico Gli investigatori arrivano a Puno, che li accoglie con il timore con cui si accoglie un cattivo presagio. Nayra sussurra antiche leggende e profetizza il cataclisma, si esplorano antiche Rovine Tiwanaku cercando di porre rimedio ad un errore compiuto secoli addietro: il Padre de Los Gusanos deve essere di nuovo imprigionato! La sessione si apre con l'immagine di due cacciatori in cammino in una giungla nebbiosa, sono padre e figlio. Improvvisamente, un enorme felino sbuca dal nulla e trascina il padre con se… è un temibile Yamapuma! Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 22 gennaio Il viaggio da Lima a Puno dura tre giorni, stranamente tranquilli visti gli ultimi accadimenti. Arriviamo a Puno la sera del 22 gennaio 1919, ad accoglierci troviamo il freddo pungente e l'aria rarefatta dovuta all'altitudine: siamo a più di 3800 metri sul livello del mare! Puno è una piccola cittadina di montagna, con strette viuzze che si inerpicano sul pendio seguendone l'inclinazione naturale, circondata da campi di mais: l'unica semente che sembra attecchire bene in queste zone… La cittadina si specchia sul Lago Titicaca. Ad osservare bene, Puno si estende fin sulla superficie del lago, sul quale galleggiano abitazioni costruite su piattaforme di legno. La gente del posto vive in stretta comunione con il lago, a quanto pare. Jackson è già stato qui, ci conduce con sicurezza fino ad una piccola pensione e ci suggerisce di andare a cercare Nayra, la guaritrice, per farci dare un rimedio contro il mal d'auto che ha colpito alcuni di noi durante il viaggio. Sono circa le 19:00, il sole è calato all'orizzonte. Mr. Hargrove decide di trattenersi in hotel con Jackson, per riposare. Camminiamo tra i vicoli, salendo e scendendo tra vicoli e gradinate, ed arriviamo ad una piazza variopinta. La gente del posto che incrociamo sembra guardarci con ostilità! Chiediamo indicazioni ad un vecchio, con l'aiuto di Oscar che si presta come interprete. Il vecchio dice che il nostro arrivo a Puno è un cattivo presagio: dove arriva l'uomo bianco, arriva anche il "morbo bianco"… il vecchio ci racconta, grazie all'intercessione di Liz, che di recente a Puno stanno sparendo delle persone. Dapprima uomini forti ed in salute, ma ora anche donne e gracili bambini! Non ci mettiamo molto a capire che il "morbo bianco" altro non sono che questi kharisiri che abbiamo già incontrato a Lima: con voracità si sono sfamati degli uomini più succulenti ai loro occhi ed ora, animati da una fame insaziabile, sono passati a prede meno… prelibate. Mi sento tirare la giacca: è un bambino, che osserva incuriosito la mia Leica e mi chiede di essere fotografato. Accetto di buon grado, e lo immortalo in un fotogramma che lo ritrae sorridente, ma con una singola lacrima che scende dai suoi occhi vivaci di fanciullo. Il vecchio ci dice che quel bambino è Ignacio, sua madre ed il suo fratellino sono spariti da qualche giorno ed ora è orfano. Chiediamo al vecchio dove trovare Nayra, ma si rifiuta di rispondere e ci dice solo vagamente che la guaritrice è stata nascosta per proteggerla. Per fortuna Ignacio, tirandomi per la manica, dice "Mamacota": una parola che gli andini usano per chiamare la Santa Madre Vergine di nostro Signore, ma che le usanze pagane associano anche al Lago Titicaca: esso è la grande madre dalla quale sgorga la vita. Capiamo dunque che Nayra si nasconde tra le abitazioni al lago… Dono ad Ignacio una tavoletta di cioccolato raffinato e zuccerato, che mangia soddisfatto, e ci avviamo poi verso la città sul lago. Durante il cammino faccio molte fotografie a questa bella cittadina, ricca di angoli nascosti e di sorrisi celati da una coltre di paura latente. Uno dei locali dona a Liz un amuleto che a suo dire la proteggerà: ha la forma di un felino dal manto nero… uno Yamapuma! Sulle sponde del Titicaca incontriamo anche Alistair, che era già lì ad attenderci come se sapesse dove fossimo diretti. Che strano vecchio. Delle passerelle permettono di accedere alle abitazioni galleggianti, e non ci mettiamo molto ad individuare una porta riccamente ornata da figure in terracotta e sorvegliata da un giovanotto che ci blocca il passaggio. Fortunatamente il nome di Jackson Elias ci spiana la strada: esso è amico di Nayra e lei attendeva il nostro arrivo! L'anziana Yatiri ci accoglie in modo inaspettato: scherza con Alistair, convincendolo a sgranocchiare un pezzo di legno e deridendolo. Si concentra poi su Anne: secondo l'anziana, il dottorato di Anne è assimilabile ad un percorso spirituale tra le anime, e la sua mentore (la prof.ssa Miriam) è una sacerdotessa! A Margaret, infine, dona un piccolo oggettino discoidale e le dice di ricordarsi chi è veramente quando, guardando Mamacota, vedrà solo oscurità. Le sue parole ci confondono e ci fanno pensare che forse ha qualche rotella fuori posto. Nayra ci concede tre domande, essendo molto tardi è stanca e desidera coricarsi. Come prima cosa le chiediamo come entrare nel sacrario Tiwanaku, ed ella ci risponde che il luogo è ben protetto dal vento di Suck' ka, il quale soffia attraverso una muraglia costellata di fischietti del sacrificio che diffondono nell'aria una cacofonia di urla terrificanti che tengono lontani i malvagi: dobbiamo dunque tentare di accedere al tempio mentre il vento soffia, in quanto in quel momento i kharisiri saranno incapacitati a seguirci. Ci indica poi due possibili accessi al sacrario: il più rapido ma anche il più arduo è un comignolo che scende verticalmente nel sottosuolo, mentre il più pianeggiante richiede di camminare tra i morti. Chissà cosa vorrà dire… arrivare al tempio può essere difficile: occorre seguire li cammino di Montezuma. Capiamo che dovremo affidarci alla moneta ritrovata da Larkin, in qualche modo ci guiderà. Le domandiamo poi quale sia lo scopo del sacrario: Nayra sorride asserendo come per noi uomini bianchi il "come" venga sempre prima del "perché"! Ci racconta, dunque, la leggenda di Echeco: quando il raccolto giunse allo stremo, le Yatiri non si rivolsero alle divinità ma guardarono alle stelle: allora il dio delle mille maschere si presentò loro indossando la maschera del Padre de los Gosano, il padre dell'abbondanza e dei piaceri. Inizialmente sembrò essere una figura benigna, ma ben presto divenne chiaro che il suo intento era divorare ogni cosa, rivelandosi per ciò che era: il Padre de los Gusanos, il padre delle larve, che ammorbava il mondo con la sua pestilenziale presenza. Echeco convinse il Padre che la vera fonte del nutrimento si trovava fuori Puno, all'interno di una piramide eretta appositamente. Il Padre, spinto dalla voracità, credette ad Echeco e si recò al luogo indicato… lì Echeco riuscì a sigillare l'immonda entità nel sottosuolo, segregandola con sacre iscrizioni incise in una vena d'oro. Per i peruviani quell'oro non aveva alcun valore, ma per l'uomo bianco… Dunque, Figueroa fece questo: trafugando la lastra d'oro ruppe il sigillo che teneva imprigionato il Padre delle Larve nella piramide! E' chiaro che il nostro compito ora è rimettere le cose a posto, ripristinando l'antico sigillo. Nayra ci suggerisce di passare la notte nella sua abitazione, in quanto "molti occhi sono su di voi e l'artiglio dei Kharisiri si avvicina!". Tuttavia, avendo lasciato i nostri averi alla pensione e non desiderando correre il rischio di perdere la lastra d'oro o gli altri preziosi reperti, io, Liz ed Anne decidiamo di tornare a recuperare i nostri bagagli e di avviare Jackson del pericolo Fuori dalla tenda, Puno è profondamente mutata: è ora una città fantasma, tetra ed ostile, che sembra celare pericoli inenarrabili. Arriviamo alla pensione indisturbati e troviamo Elias profondamente preoccupato per noi: sono infatti le due di notte! Il tempo, quando si parla di antiche leggende, sembra dilatarsi in modi oscuri… Un rumore cattura la nostra attenzione: fuori dalla pensione troviamo due figure terrificanti ad attenderci: due kharisiri orrendamente sfigurati… sono una donna ed un bambino dal ventre gonfio: la madre ed il fratellino di Ignacio. Lo scontro è rapido e brutale, abbatto la madre con un colpo di pistola dopo che Anne l'ha pugnalata, e Jackson mette fuori gioco quello che un tempo era un bambino, ma Liz viene gravemente ferita! Ci precipitiamo da Nayra e grazie al suo aiuto prestiamo le prime cure a Liz: non morirà, ma la grave ferita la debiliterà ancora per giorni ed una cicatrice circolare, il morso del kharisiri, resterà per sempre impressa sul suo ventre. Durante la notte, al sicuro nell'abitazione della vecchia Yatiri, sviluppo il rullino ormai esaurito della mia macchina fotografica. Tra gli scatti di Lima e di Puno, due mi resteranno per sempre impressi nella mente: la fotografia di Ignacio, con quella lacrima a solcargli la guancia ed una figura sfocata sullo sfondo che somiglia in modo inquietante al suo fratellino kharisiri; ed il fotogramma rubato a Larkin durante la lotta nella stanza dell'Hotel España… un frammento ritraente una creatura che non saprei come definire, la cui sola esistenza va oltre la mia comprensione. L'indomani, ci mettiamo in viaggio di buonora. Seguendo la moneta di Montezuma, ci incamminiamo verso la piramide seguendo il soffio di Suck' ka. Viaggiamo camminando a passo sostenuto nella giungla, con due asini al seguito carichi dei nostri bagagli. Secondo la tradizione locale, Suck' ka è il soffio prodotto dai Machu Kuna, scheletriche creature dalle fattezze di tigre che dimorano nelle grotte sulle montagne. A sorpresa, tra i suoi effetti personali Liz trova un disco di vinile firmato dal marito: un dono inatteso, ed un oggetto bizzarro da portare in una spedizione d'avventura! Ancora più bizzarro, però, è il fatto che Jackson ha con se un grammofono portatile: dice di usarlo per registrare la sua voce quando ha idee per i suoi libri… assembliamo lo strumento e mettiamo il disco sul piatto, ma non ne esce della musica bensì la voce di un uomo. Sembra essere la registrazione di una delle sedute dei pazienti del marito di Liz, che in passato ha esercitato come psicologo. Un tale Roger Carlyle, abbiente newyorkese, racconta a Robert (il marito di Elizabeth) della sua giovinezza irrequieta e di una donna incontrata nel 1918 per la quale perse la testa. La sua presenza risvegliò in lui emozioni sopite, facendogli intravedere una via di redenzione. Spinto da un impulso forse folle, Carlyle decise di organizzare una spedizione alla ricerca di risposte, un pellegrinaggio interiore, alla ricerca di verità celate sul caos che sembra dominare il nostro mondo. Ascoltando con attenzione, mi rendo conto che Suck' ka soffia dal tramonto all'alba: la notte, dunque, sarà il momento in cui esso ci darà la protezione necessaria per tentare di penetrare indisturbati nel santuario Tiwanaku. Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta, le urla dei fischietti del sacrificio a protezione della piramide si fanno via via più distinguibili… Il secondo giorno ci troviamo di fronte ad una ripida parete rocciosa, che dobbiamo necessariamente scalare. Abbandoniamo i muli, raccogliamo l'indispensabile e lo riponiamo negli zaini, poi affrontiamo la scalata. Oscar è il primo di noi ad arrivare in cima, mentre la mia gamba mi gioca un brutto scherzo: incespico e scivolo, ruzzolando per parecchi metri contro la dura roccia. Oscar avrebbe potuto aiutarmi, mi ha visto cadere, ma invece sceglie di voltarmi le spalle e di avventurarsi da solo sul crinale. Me la pagherà! Apprendiamo in seguito, una volta arrivati in cima, che Oscar ha visto la sua preda: lo Yamapuma. La possente bestia si è fatta seguire docilmente, guidandolo attraverso un passaggio che ci ha risparmiato un intero giorno di cammino: ora siamo in vista della piramide! Tuttavia, la vendetta bramata da Oscar ha la meglio sulla ragione e decide di sparare al maestoso felino, che sembra accettare con docilità la sua fine. Che spreco terribile, questa creatura sembrava innocua per l'uomo ed intenzionata in qualche modo a proteggerci e guidarci, ho la sensazione che permettere ad Oscar di consumare la sua vendetta sia stata una scelta decisamente errata. Liz, in un momento di fede, raccoglie il sangue della creatura e se lo spalma sulla ferita: istantaneamente viene guarita ed anche il suo viso riprende colore. Abbiamo assistito ad un miracolo? Da lontano, vediamo due kharisiri gonfi di grasso succhiato via dalle loro prede. Le creature barcollano verso la sommità della piramide, solcata da una grande spaccatura, una crepa che sembra penetrare fin nelle sue viscere. Le orride creature vomitano il grasso raccolto dentro la crepa… come se stessero nutrendo qualcosa! È disgustoso! I due kharisiri, poi, si allontanano dall'altro lato dell'edificio, sparendo dal nostro campo visivo. Cala la notte, è tempo di agire. Il vento porta con sé le orride urla dei fischietti tiwanaku di cui sono costellate le mura di cinta del sacrario, e le minacce di Luis De Mendoza: sa che siamo qui, attende che Suck' ka si quieti per iniziare la sua caccia! Sorteggiamo il percorso da intraprendere per inoltrarci nella piramide: il fato ha scelto per noi un cammino tra i morti. E così, ci caliamo in una fossa nella quale i kharisiri sembrano avere gettato le loro vittime per secoli e secoli: corpi freschi giacciono su pile d'ossa scricchiolanti, in un miscuglio indicibile di membra e fluidi corporei, la puzza di decomposizione ammorba l'aria ed alcuni di noi non riescono a non vomitare. Avanziamo lungo una serie di stretti corridoi, che ci portano via via più in profondità. Arriviamo in una stanza ornata da iscrizioni, sul pavimento si trova la statua in frantumi di un grosso felino: uno Yamapuma! Alistair si concede qualche istante per studiare le iscrizioni antiche ed apprende una grande verità: lo Yamapuma è uno spirito purissimo che veglia sugli uomini, ponendosi tra loro ed i figli del Padre de Los Gusanos: Oscar ha ucciso un alleato! Inoltre, viene recuperata una memoria terribile: la consapevolezza che il felino non ha ucciso il padre di Oscar, bensì ha salvato quest'ultimo dalla mente ormai piegata di un uomo posseduto dalla fame dei kharisiri: lo stava conducendo al tempio, affinché divenisse un sacrificio per il Padre delle Larve! Nella sala successiva, due kharisiri giacciono a terra in posizione fetale, immobili: sono le due creature che abbiamo visto da lontano, ora smunte e senza forze. Una di esse ha le sembianze del padre di Oscar! Jackson interviene, vedendoci raggelati: pone fine all'esistenza dei mostri, esortandoci a continuare. Individuiamo la vena d'oro che solca la parete della piramide, attraversando diverse stanze che percorriamo rapidamente. Scatto delle fotografie a tutto ciò che sembra di interesse, tra cui un trono adorno di simboli incomprensibili. E meno male: il trono nascondeva una vecchia mummia che, animatasi, ha tentato di aggredirci. La sconfiggiamo rapidamente e proseguiamo. Giungiamo infine nella sala in cui la vena d'oro si interrompe: un crepaccio ci separa dalla parete che dobbiamo raggiungere, sul fondo del quale scorre, tre metri più in basso, un purulento fiume di grasso lattiginoso e nauseabondo. La mente di Anne gioca un brutto scherzo: la pressione è troppa, l'angoscia della piramide la schiaccia e la sua forza di volontà cede… la caparbia esploratrice, finora sempre pronta a gettarsi nella mischia, inizia a straparlare: chiama la sua mentore a gran voce, dice di doversene andare ed inizia a dirigersi verso l'ingresso della piramide! Liz la insegue, tentando di fermarla ma senza grossi risultati. Il vento di Suck' ka cessa improvvisamente, e rumori provenienti dai corridoi che abbiamo percorso ci fanno intendere che il malvagio De Mendoza si sta dirigendo rapidamente verso di noi… se dovesse raggiungerci, sarebbe la fine, ed Anne sta correndo proprio verso di lui. Con grande prontezza di spirito, Mr. Hargrove getta il cuore oltre l'ostacolo e si offre per tentare l'impresa: recuperanti dal nostro armamentario un paio di picozze da scalata, salta al di la del crepaccio e si avvinghia miracolosamente alla parete. Sfruttiamo la fune di sicurezza che si era legato in vita come una teleferica, per far giungere a lui la barra dorata da ricollocare al suo posto. Dalla fessura sulla parete creatasi lì dove un tempo era collocata la lamina d'oro provengono luci e suoni ultraterreni, ma Alistair resiste alla tentazione di sbirciarvi attraverso ed adempie al suo dovere: nell'istante esatto in cui la barra d'oro torna al suo posto, la vena che percorreva le pareti delle sale si illuminano rischiarando l'ambiente, e suoni gutturali e soffocati si odono dalla stanza al di la del muro; un rombo scuote la piramide. Il soffitto sembra sgretolarsi sopra alle nostre teste, le pareti tremano… sta per crollare tutto! De Mendoza, giunto quasi a tiro delle nostre due compagne, si porta le mani al petto invocando il Padre de Los Gusanos, poi si accascia a terra disgregandosi in un fetido cumulo di larve. Il tempio inizia ad allagarsi, dal sottosuolo emerge un fiume d'acqua purificatrice che sigillerà la piramide ma che potrebbe farci annegare tutti. Fortunatamente, aprendo l'ultima porta rimasta nella sala scopro una rapida via di fuga verso la superficie: mai l'aria della notte e la luce della luna mi sono sembrate tanto confortevoli e rassicuranti! Ci precipitiamo al di fuori del tempio, tutti interi (o perlomeno vivi). A Puno veniamo accolti come eroi, coloro che hanno debellato il morbo bianco, Nayra cura le nostre ferite del corpo e dello spirito mentre racconta alla sua gente le nostre gesta. Apprendiamo che, in tutto il Perù, i Kharisiri hanno fatto la stessa fine di De Mendoza: sembra essere finalmente tutto finito! L'influsso malefico del Padre de Los Gusanos è cessato. Sei anni sono trascorsi da quando ho vergato le ultime parole in queste pagine. Da allora ho girato il mondo, accettando ogni incarico come freelance, animato non solo dalla consueta curiosità che mi spinge da sempre a viaggiare ed visitare ogni luogo immortalandone le bellezze sulla pellicola: ora a spingermi a recarmi negli angoli più remoti del nostro mondo vi è anche l'implacabile bisogno di trovare una spiegazione e delle risposte: ancora non mi capacito di quanto ho vissuto in Perù nella primavera del 1919, devo capire quello che è successo, trovare una spiegazione a ciò che ho visto, desidero apprendere quali oscuri poteri hanno animato i maledetti kharisiri. Ho visto con questi occhi cose che avrebbero condotto altri uomini alla follia, ed io stesso stento a credere che sia stato tutto reale. Forse, prima o poi, troverò qualche indizio, qualche risposta o qualche antico reperto capace di dare risposta ai miei dubbi… Tra noi membri del gruppo formato da Larkin abbiamo mantenuto un rapporto cordiale ma distaccato: dopo gli avvenimenti vissuti in America Latina ognuno è tornato con gioia alle sue faccende, ci scambiamo qualche lettera di circostanza di tanto in tanto ma non ho più visto nessuno di loro. Eppure qualcosa ci accomuna ancora: le lettere di Jackson Elias, che di tanto in tanto arrivano ricordandoci che tutto questo è successo davvero. Egli ha trasformato la nostra disavventura in un romanzo che ha riscosso un discreto successo, rendendolo un uomo abbiente. Ora, alle porte del 1925, Mr. Elias ci invita a raggiungerlo a New York per riferirci qualcosa di importante circa alcune persone su cui sta indagando. Noi sei giungiamo tutti all'hotel la sera concordata, ma Jackson non si fa vedere. Una sensazione di inquietudine si impadronisce dei nostri cuori: decidiamo di fare irruzione nella sua camera, e… Non so come descrivere lo spettacolo sanguinolento che si è svelato ai nostri occhi: sangue sulle pareti, sui pavimenti, ovunque. E, riverso sul letto con il ventre squarciato, Jackson. Morto.
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 2: Il Segreto dei Kharisiri
Si indaga sugli inquietanti segreti di Larkin e De Mendoza Il gruppo di investigatori si lascia alle spalle il Museo ed i suoi orrori, con la necessità di scoprire quanto Augustus Larkin ha taciuto loro a proposito della spedizione. Esigono risposte prima della partenza, ma non sono certi di potersi fidare del loro finanziatore… sembra aver taciuto qualcosa sulle Rovine Tiwanaku e sui segreti che nascondono! Dal diario di Nicholas "Nick" Carter 1919, 13 gennaio Dobbiamo andarcene dal Museo, prima di finire nei guai con la polizia locale. Il corpo di Trinidad si è dissolto, il professor Sanchez è in stato confusionale e nulla sembra aver senso, ma qualcuno potrebbe aver sentito gli spari… e poi quella chiazza sul pavimento del magazzino, i vestiti abbandonati ed intrisi di liquidi organici… Liz, in un momento di lucidità, riconosce un odore: l'odore orrido della morte che permea il magazzino non le è nuovo: è lo stesso disgustoso fetore che, nascosto da vane spruzzate di pessima acqua di colonia, veniva emanato da Luis De Mendoza e da Augustus Larkin! Possibile che loro due siano dei… Kharisiri? Sanchez, prima di andarsene via, ci dice che la creatura gli ha parlato in uno spagnolo arcaico prima di morderlo con i suoi denti fetidi: "Questo è il premio per il Padre delle Larve, el Padre de Los Gusanos". Cosa avrà voluto dire? Chi è il Padre del Los Gusanos? Il termine Gusanos, in spagnolo, suona in modo simile a gioia. Il Padre della Gioia era una divinità alla quale era stata eretta una piramide a lungo cercata dai conquistadores, ma mai trovata. Possibile che Larkin abbia trovato quella piramide, ma che sia intitolata non al Padre della Gioia ma a questo terribile Padre delle Larve? Sanchez ci dice che a Puno ci sono molti sacerdoti eremiti, che conoscono molto bene le tradizioni e la storia dei popoli andini. Forse parlare con loro ci permetterebbe di sapere come arrivare alla piramide perduta e come districarci nei suoi cunicoli… Jackson Elias ricorda un nome: Nayra, una vecchia sacerdotessa che gestisce anche l'orfanotrofio di Puno. Possiamo provare a cercarla, tentare almeno di incontrarla. Fuori dal museo incontriamo l'ultimo membro del nostro gruppo: un peruviano di nome Oscar Navarro. Sembra un tipo affabile, pragmatico e scaltro. Sotto all'aspetto da sempliciotto cela sicuramente delle capacità degne di nota! Assetati di risposte, decidiamo di ficcanasare nell'alloggio di Larkin all'Hotel Espana. Dobbiamo capire se vuole imbrogliarci o se è a sua volta una vittima di quant'altro, forse di De Mendoza? L'hotel, contrariamente a quanto asserito da Larkin, è deserto. Solo otto stanze sono occupate. Come mai allora ci ha fatto alloggiare all'Hotel Maury, dicendo di non aver trovato posto per noi nella sua stessa struttura? Convincere la receptionist a lasciarci entrare senza far domande è stato più arduo del previsto, per fortuna tutti i popoli del mondo parlano la lingua del denaro… Miss Margaret mette mano al portafoglio, ed il miracolo si compie. Apprendiamo che Larkin e De Mendonza alloggiano al secondo piano, rispettivamente nelle camere 21 e 22. Approfittiamo di un momento di distrazione della vecchia receptionist e frughiamo dietro al bancone, trovando un telegramma predisposto da Larkin per l'invio: è indirizzato in Kenya, all'attenzione di un certo M'Weru. Dice solamente: "I pezzi sono disposti, il grande piano ha inizio". Cosa significherà? Trafugo anche un passe-par-tout. Saliamo al secondo piano, origliamo alle porte delle camere e non udiamo alcun suono provenire da esse. Grazie al passe-par-tout entriamo nella stanza 23, adiacente a quella di De Mendoza. Dando grande prova di agilità, Anne salta da un balcone all'altro e si introduce tramite la finestra lasciata aperta nella camera (vuota) di De Mendoza aprendoci la porta dall'interno. La stanza sembra non essere stata nemmeno toccata, non ci sono indumenti o altri effetti personali. Rovistando sotto al materasso, Liz trova un involucro che cela una piccola ed antica maschera d'oro il cui retro è tanto lucido da potervisi specchiare. Senza dubbio è un altro reperto Tiwanaku! Elizabeth si specchia dunque nella maschera, e la sua mente viene trasportata altrove. Vede un bambino, in una grande magione inglese. Seduta su di una poltrona, una anziana signora mostra al bambino una carta coperta chiedendogli di dirle quale sia. L'infante urla disperato, dicendo di non essere in grado di indovinare la carta ma di aver visto invece la nonna morta, caduta in fondo alle scale, in un futuro molto prossimo. La scena cambia, un uomo picchia il bambino incolpandolo di aver ucciso la vecchia nonna con le sue stregonerie. Da adolescente, il bambino riprova a vedere il futuro ma non ci riesce più, il dono sembra essere andato perduto assieme alla vecchia donna.. almeno fino ad oggi: quel bambino infatti è Alistair, che proprio al Museo ha avuto di nuovo un fenomeno di preveggenza: vedendo Margaret trasformata in un Kharisiri, il suo subconscio ha preso il controllo di lui e ciò l'ha indotto a sparare contro di lei. Voleva dunque salvarci? Ma Margaret, al momento, sembra stare bene… si è trattata forse di una falsa visione? Liz poi vede sé stessa, con un pugnale in mano, intenta a squarciare il terreno in una sala di una grande piramide. Dal terreno si libera un fiume di larve, che si riversa fuori implacabile fino a ricoprire tutto il mondo… Passata la visione, Liz è scossa ma non abbiamo tempo per pensarci ora. Occorre introdursi nella stanza di Larkin, prima che la nostra presenza venga notata! Anne dunque salta anche sul suo balcone e scruta l'interno della camera: l'uomo sembra essere profondamente addormentato. Tra le lenzuola, fa capolino il suo torace nudo sul quale sembra essere impresso un tatuaggio: una sorta di sole? Anne torna indietro e, con il passe-par-tout, apriamo la porta della stanza numero 21. Alistair e Margaret Anne si introducono all'interno per primi, scoprendo che Larkin è sdraiato sul letto con addosso degli occhiali da sole. Sembra immerso in un sonno tormentato… un siringa è posata sopra al comodino ingombro di libri. Un passo falso dei miei due compagni sveglia Larkin. Si solleva di scatto sul letto, richiudendo la camicia sul petto tatuato e osservandoci stupito della nostra irruzione. Nasconde rapidamente la siringa, ma era già stata notata da Alistair. Il mio compagno insiste a voler visitare l'uomo, vedendolo sempre più emaciato e riconoscendo la siringa come una dose di eroina. A quel punto la situazione precipita. Larkin si solleva dal letto a peso morto, come un burattino mosso da fili invisibili. Sembra posseduto! Una voce tombale ci chiede perché interferiamo con il piano. Larkin agisce come un fantoccio: allunga una mano e sembra letteralmente afferrare un lembo della realtà, squarciandola come un lenzuolo. Si apre una sorta di portale, un tunnel di luci variopinte che conduce a chissà quale luogo infernale. In fondo al tunnel, una figura gobba e dagli arti troppo lunghi avanza verso di noi… tutto ciò va oltre alla mia comprensione. Ubbidendo ad un tacito ordine, Oscar si scaglia contro di me brandendo un coltello ma fortunatamente mi manca e riprende il controllo di se. Questa creatura può dominare le menti degli uomini! Passiamo all'azione, tentando di ferire Larkin. La voce deride i nostri tentantivi, riferendosi a Larkin come ad un "involucro" che sta utilizzando a suo piacimento. Finalmente riesco a piazzare un colpo di pistola ben riuscito e colpisco Larkin alla testa. Il corpo dell'uomo inizia a ridursi in polvere svanendo nell'aria, il portale si richiude e la minacciosa figura rimante intrappolata al di là di esso… con un filo di voce, Augustus Larkin ci ringrazia per averlo liberato dal controllo dell'entità misteriosa che lo ha posseduto evidentemente per molto tempo. Forse da quando ha rinvenuto quei reperti a Puno? Guardiamo fuori dalla finestra spalancata: Luis De Mendoza, nel vicolo di fronte all'Hotel, ha assistito a tutto. CI osserva per qualche istante, poi fugge nella notte seguito dopo pochi istanti da altre quindici figure che si muovono rapidamente, talvolta su quattro zampe: dei Kharisiri? Trovo il diario di Larkin tra le sue cose: ha scoperto che, secondo una leggenda, il tempio era dedicato a Suck´ ka, la divinità del vento. Inoltre riporta che anticamente il tempio era circondato da mura di cinta nei quali erano incastonate decine, centinaia di quei terrificanti fischietti del sacrificio: nelle giornate ventose, l'aria spirava attraverso i fischietti riempendo la zona di urla terrificanti che si credeva difendessero il tempio dalle entità malvagie. Larkin ha individuato il luogo, ai confini con la Bolivia, dove il tempio è situato: è ad almeno 1500 km da Lima! Ci aspetta un lungo viaggio. L'indomani, Jackson Elias ci raggiunge all'Hotel Maury con alcune jeep, come da programma. Si guarda attorno cercando Larkin, ma non sembra stupito o turbato dalla notizia della sua assenza. Non fidandoci della scorta ingaggiata da Larkin, congediamo tutti gli accompagnatori e stipiamo noi ed i nostri averi in una sola jeep, assieme ad Elias. Dopo quattro giorni di viaggio arriviamo sulle coste del lago Titicaca; siamo in vista di Puno. Un solo giorno di guida ci separa dalle rovine Tiwanaku!
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Capitolo I: Verso Kydonia
L_Oscuro ha risposto a Ian Morgenvelt a un discussione Discussioni in Fabula Ultima: Al servizio di NemesiAstor "Non ho fatto molti lavori di scorta, ma quando è capitato difficilmente ci si separa... Se vogliamo dare nell'occhio, duscutiamo per il prezzo con qualche commerciante. Alziamo la voce, indignamoci, poi andiamo via, torniamo... Cose così."
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Servizio
Ammettilo che l'hai scelto solo perché è verde come te...🤣 Sinceramente mi sembra molto strano, non dubito della tua buona fede nell'interpretazione, ma proprio del considerare il movimento un'azione alla stregua delle abilità, così si faranno praticamente sempre almeno 2 azioni...
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[Alonewolf87] 5° Edizione - Il Lamento della Foresta - Topic di Servizio
Ciao master Io ato bene, Rasziros un po' meno a quanto pare... (a differenza di Braknak)
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Uccisori di Giganti - Gruppo Unico (Topic di Servizio)
Grazie master e ben rientrato Io sto bene e Braknak pure meglio, ancora appollaiato sull'albero
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Vento di Sangue 2 - Topic di Servizio
Grazie master, e ben rientrato. Le vacanze sono andate bene, grazie. Spero il tuo rientro tardivo sia dovuto a cose belle