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Bille Boo

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  1. Un altro aspetto importante che ho dimenticato di menzionare: molti mondi fantasy includono un passato che era concretamente diverso dal presente, solo che era (in un certo senso) migliore. È una sorta di rivisitazione dell'età dell'oro (un rimpianto passato rigoglioso) presente in molti miti. Nel mondo Conan si ricorda la caduta dell'impero di Aquilonia (e, ancora più indietro, di quello di Atlantide). In molti mondi di D&D, oserei dire anche nell'ambientazione "implicita" del D&D di vecchio stampo, si dà per scontato che il mondo sia caduto in un'età oscura dopo uno splendore perduto, infatti ci sono rovine e dungeon pieni di tesori passati da saccheggiare e conoscenze passate da riscoprire.
  2. Concordo con @d20.club : in tempi recenti c'è stata un'accelerazione esponenziale del progresso tecnologico. In 1000 anni siamo passati dai castelli ai computer, ma per passare dalle caverne ai castelli ne abbiamo impiegati decine di migliaia. Il livello tecnologico dell'antica Grecia (epoca classica) o dell'antico Egitto (millenni prima) non era così diverso, e nemmeno diversissimo da quello dell'Impero Romano. Una apparente stasi tecnologica (o meglio, grande lentezza di progresso) in un'epoca "antica" è del tutto plausibile. (Poi il Signore degli Anelli va beh, voleva essere un romanzo mitologico, nella mitologia il progresso tende a non esserci.) Però che ci siano dei cambiamenti nei costumi, nell'abbigliamento, nelle usanze, nel cibo o nell'architettura sarebbe abbastanza logico, questo sì.
  3. Articolo di Bille Boo del 10 marzo 2023 Avete mai sentito parlare della famigerata regola zero? Difficile masticare un po' di teoria (o anche solo di gergo) del GdR senza imbattersi in questo termine. Più difficile, invece, capirlo davvero, perché viene usato con molte accezioni diverse, in un mischione confuso che non aiuta la comprensione. Ecco il mio pensiero in materia. Da zero a quattroSotto il termine-ombrello "regola zero" vengono fatte ricadere (almeno) quattro cose diverse: Il fatto di poter usare home rule, cioè personalizzare il regolamento. Il fatto di poter fare ruling, cioè creare o modificare regole a gioco in corso (in genere come prerogativa del GM) in modo trasparente e consensuale. Il fatto che le regole servano solo a dare "suggerimenti" ai partecipanti (tutti) e non a vincolarli. Il fatto che il Game Master possa alterare o ignorare in modo unilaterale qualunque regola, anche di nascosto dal resto del tavolo. (Molti, per questo, usano l'espressione golden rule, regola d'oro, come veniva chiamata nel primo Vampiri.) Chi parla di regola zero spesso si riferisce solo a una o ad alcune di queste cose, ma non sempre è chiaro, quindi c'è un grosso rischio di fraintendimenti. Vediamole una per una. 1 - PersonalizzareL'accezione (1) non è nemmeno una regola: è semplicemente un fatto. Qualunque gioco può essere personalizzato. I giochi sono inventati da persone, e altre persone possono inventare altri giochi a partire da quelli, con piccole o grandi variazioni. Non vale solo per i GdR: anche per i giochi da tavolo, perfino per gli sport; quando giochiamo a calcetto in cortile e stabiliamo che l'astuccio e lo zaino delimitano la porta stiamo letteralmente aggiungendo una home rule. Non c'è neppure bisogno che sia scritto sul manuale: perfino se dicesse di non farlo sarebbe un'affermazione velleitaria. Chi ce lo impedisce? Arriva la polizia? Naturalmente ci sono sistemi di gioco più adatti a essere rimaneggiati (addirittura fatti apposta permetterlo) e altri meno adatti e per cui l'operazione è più difficile, ma nessuno è immune. 2 - RulingL'accezione (2) inizia già a essere una regola, o meglio, una procedura di gioco. Alcuni GdR la usano proprio come base: mettono in chiaro che il regolamento è pensato per coprire solo alcune situazioni e il ruling fa parte dei compiti principali del master. Nel movimento OSR (Old School Renaissance/Revival) questa cosa è considerata una virtù. In altri GdR, e in altri stili di gioco, si ricerca invece un regolamento stabilito sin dall'inizio per coprire ogni evenienza, e ci si attiene a quello. Non so se sia davvero possibile fare del tutto a meno del ruling, ma quantomeno ci si si sforza di minimizzarlo. 3 - Regole come spuntiL'accezione (3) è una sorta di regola (molto sui generis) ma soprattutto è una particolare visione del concetto stesso del gioco. Definisce il significato che hanno per noi tutte le altre regole. Esiste un modo di divertirsi, coi GdR, che si basa soprattutto sull'emozionarsi e intrattenersi a vicenda: a quel punto può essere apprezzato dare alle meccaniche di gioco solo la funzione di fornire spunti e suggerimenti, per lasciare alla parte, diciamo, "teatrale" ed emotiva la sua centralità. Per un altro modo di divertirsi è invece fondamentale che le regole siano una terza parte, "alla pari" con giocatori e GM, che va rispettata e deve aggiungere il suo pieno contributo al gioco; in tal caso una "regola zero" con questa accezione è deleteria. Sono entrambi modi di divertirsi leciti, e propendere più per l'uno o più per l'altro è soggettivo, ma di sicuro c'è una grande differenza. E no, non è questione di sistemi di gioco: qualunque manuale può essere usato nel primo o nel secondo modo (anche qui, a prescindere da cosa c'è scritto), dipende solo dai partecipanti. 4 - Il Master fa cosa gli pareL'accezione (4) è una regola a tutti gli effetti e dà ad un singolo partecipante (il GM) il diritto di ignorare tutti i limiti e i vincoli che invece valgono per gli altri. Alcuni GdR la introducono per sopperire alle loro stesse mancanze; è un modo per dire: "ammettiamo che il nostro sistema non è del tutto adatto a farci quello che vorremmo che ci faceste, quindi è meglio che uno di voi abbia il compito di correggere in corsa le storture". D&D, nelle sue ultime edizioni, è stato abbastanza ambiguo su questo punto (e non è bene), ma non si può negare che una parte importante della community seguisse in passato, e segua tuttora, un approccio del genere. Può essere fatto con le migliori intenzioni, e per qualche gruppo diverte e funziona. Altri GdR si pongono invece in aperta polemica con questa cosa, e addirittura strutturano le meccaniche in modo da renderla difficilissima (per esempio, facendo tirare i dadi solo ai giocatori, e limitando la facoltà del GM di nascondere informazioni). Comunque, anche in un GdR che formalmente ha scritto sul manuale questo tipo di "regola zero" è del tutto possibile non usarla, e ci sono molti gruppi che non la usano. Come la penso ioIo, come sapete, di regole casalinghe ne produco a vagonate, ci sguazzo dentro con piacere. Tendo a essere a favore del ruling, con la giusta moderazione. Sono invece decisamente contrario all'aggiramento delle regole in nome del “divertimento”, sia in modo collettivo, sia da parte del solo master in modo nascosto. In sintesi: ben vengano le accezioni (1) e (2), lungi da me le accezioni (3) e (4). Soprattutto penso che, quando si discute di regola zero, sia essenziale una distinzione chiara tra un'accezione e l'altra, restando sul pratico, evitando espressioni troppo vaghe e generiche. Per esempio, quando qualcuno (una persona o un manuale) dice che “le regole sono linee guida”, che cosa intende? Che il regolamento è intenzionalmente strutturato con molti "spazi bianchi" che verranno riempiti in corsa tramite ruling? Per i miei gusti sarebbe accettabile. Che il regolamento ha solo la funzione di darci suggerimenti ma ci riserviamo noi l'ultima parola su cosa succederà di volta in volta? Per i miei gusti scapperei a gambe levate. C'è molta differenza. Un'altra cosa imprecisa che si sente dire spesso è che "D&D si basa sulla regola zero" o "non può esistere senza regola zero". Di quale stiamo parlando? L'accezione (1) è sottintesa per qualunque gioco, anche diversissimo da D&D. L'accezione (2) era in effetti indispensabile ai tavoli di D&D di una volta, e lo è ancora per chi segue certi stili di gioco. Mentre non è affatto vero che lo sia l'accezione (3) o la (4): D&D funziona benissimo anche senza, anzi, secondo me funziona meglio. Continuare a usare un unico termine-ombrello, “regola zero”, per tutte queste cose, alimenta la falsa credenza che siano strettamente connesse tra loro, o addirittura siano in qualche modo diverse sfumature o gradazioni dello stesso fenomeno. Non è così: sono cose del tutto indipendenti che non c'entrano nulla l'una con l'altra. E continuare a definire D&D "un gioco con regola zero" è una grossolana imprecisione. Link all'articolo originale https://dietroschermo.wordpress.com/2023/03/10/pillola-ieri-era-zero/
  4. Si sente parlare spesso della famigerata “regola zero” nei GdR, in particolare per quelli simili a D&D. Ma di cosa si tratta, in realtà? Ci sono un po' di ambiguità che sarebbe bene sciogliere, per capirsi davvero. Articolo di Bille Boo del 10 marzo 2023 Avete mai sentito parlare della famigerata regola zero? Difficile masticare un po' di teoria (o anche solo di gergo) del GdR senza imbattersi in questo termine. Più difficile, invece, capirlo davvero, perché viene usato con molte accezioni diverse, in un mischione confuso che non aiuta la comprensione. Ecco il mio pensiero in materia. Da zero a quattroSotto il termine-ombrello "regola zero" vengono fatte ricadere (almeno) quattro cose diverse: Il fatto di poter usare home rule, cioè personalizzare il regolamento. Il fatto di poter fare ruling, cioè creare o modificare regole a gioco in corso (in genere come prerogativa del GM) in modo trasparente e consensuale. Il fatto che le regole servano solo a dare "suggerimenti" ai partecipanti (tutti) e non a vincolarli. Il fatto che il Game Master possa alterare o ignorare in modo unilaterale qualunque regola, anche di nascosto dal resto del tavolo. (Molti, per questo, usano l'espressione golden rule, regola d'oro, come veniva chiamata nel primo Vampiri.) Chi parla di regola zero spesso si riferisce solo a una o ad alcune di queste cose, ma non sempre è chiaro, quindi c'è un grosso rischio di fraintendimenti. Vediamole una per una. 1 - PersonalizzareL'accezione (1) non è nemmeno una regola: è semplicemente un fatto. Qualunque gioco può essere personalizzato. I giochi sono inventati da persone, e altre persone possono inventare altri giochi a partire da quelli, con piccole o grandi variazioni. Non vale solo per i GdR: anche per i giochi da tavolo, perfino per gli sport; quando giochiamo a calcetto in cortile e stabiliamo che l'astuccio e lo zaino delimitano la porta stiamo letteralmente aggiungendo una home rule. Non c'è neppure bisogno che sia scritto sul manuale: perfino se dicesse di non farlo sarebbe un'affermazione velleitaria. Chi ce lo impedisce? Arriva la polizia? Naturalmente ci sono sistemi di gioco più adatti a essere rimaneggiati (addirittura fatti apposta permetterlo) e altri meno adatti e per cui l'operazione è più difficile, ma nessuno è immune. 2 - RulingL'accezione (2) inizia già a essere una regola, o meglio, una procedura di gioco. Alcuni GdR la usano proprio come base: mettono in chiaro che il regolamento è pensato per coprire solo alcune situazioni e il ruling fa parte dei compiti principali del master. Nel movimento OSR (Old School Renaissance/Revival) questa cosa è considerata una virtù. In altri GdR, e in altri stili di gioco, si ricerca invece un regolamento stabilito sin dall'inizio per coprire ogni evenienza, e ci si attiene a quello. Non so se sia davvero possibile fare del tutto a meno del ruling, ma quantomeno ci si si sforza di minimizzarlo. 3 - Regole come spuntiL'accezione (3) è una sorta di regola (molto sui generis) ma soprattutto è una particolare visione del concetto stesso del gioco. Definisce il significato che hanno per noi tutte le altre regole. Esiste un modo di divertirsi, coi GdR, che si basa soprattutto sull'emozionarsi e intrattenersi a vicenda: a quel punto può essere apprezzato dare alle meccaniche di gioco solo la funzione di fornire spunti e suggerimenti, per lasciare alla parte, diciamo, "teatrale" ed emotiva la sua centralità. Per un altro modo di divertirsi è invece fondamentale che le regole siano una terza parte, "alla pari" con giocatori e GM, che va rispettata e deve aggiungere il suo pieno contributo al gioco; in tal caso una "regola zero" con questa accezione è deleteria. Sono entrambi modi di divertirsi leciti, e propendere più per l'uno o più per l'altro è soggettivo, ma di sicuro c'è una grande differenza. E no, non è questione di sistemi di gioco: qualunque manuale può essere usato nel primo o nel secondo modo (anche qui, a prescindere da cosa c'è scritto), dipende solo dai partecipanti. 4 - Il Master fa cosa gli pareL'accezione (4) è una regola a tutti gli effetti e dà ad un singolo partecipante (il GM) il diritto di ignorare tutti i limiti e i vincoli che invece valgono per gli altri. Alcuni GdR la introducono per sopperire alle loro stesse mancanze; è un modo per dire: "ammettiamo che il nostro sistema non è del tutto adatto a farci quello che vorremmo che ci faceste, quindi è meglio che uno di voi abbia il compito di correggere in corsa le storture". D&D, nelle sue ultime edizioni, è stato abbastanza ambiguo su questo punto (e non è bene), ma non si può negare che una parte importante della community seguisse in passato, e segua tuttora, un approccio del genere. Può essere fatto con le migliori intenzioni, e per qualche gruppo diverte e funziona. Altri GdR si pongono invece in aperta polemica con questa cosa, e addirittura strutturano le meccaniche in modo da renderla difficilissima (per esempio, facendo tirare i dadi solo ai giocatori, e limitando la facoltà del GM di nascondere informazioni). Comunque, anche in un GdR che formalmente ha scritto sul manuale questo tipo di "regola zero" è del tutto possibile non usarla, e ci sono molti gruppi che non la usano. Come la penso ioIo, come sapete, di regole casalinghe ne produco a vagonate, ci sguazzo dentro con piacere. Tendo a essere a favore del ruling, con la giusta moderazione. Sono invece decisamente contrario all'aggiramento delle regole in nome del “divertimento”, sia in modo collettivo, sia da parte del solo master in modo nascosto. In sintesi: ben vengano le accezioni (1) e (2), lungi da me le accezioni (3) e (4). Soprattutto penso che, quando si discute di regola zero, sia essenziale una distinzione chiara tra un'accezione e l'altra, restando sul pratico, evitando espressioni troppo vaghe e generiche. Per esempio, quando qualcuno (una persona o un manuale) dice che “le regole sono linee guida”, che cosa intende? Che il regolamento è intenzionalmente strutturato con molti "spazi bianchi" che verranno riempiti in corsa tramite ruling? Per i miei gusti sarebbe accettabile. Che il regolamento ha solo la funzione di darci suggerimenti ma ci riserviamo noi l'ultima parola su cosa succederà di volta in volta? Per i miei gusti scapperei a gambe levate. C'è molta differenza. Un'altra cosa imprecisa che si sente dire spesso è che "D&D si basa sulla regola zero" o "non può esistere senza regola zero". Di quale stiamo parlando? L'accezione (1) è sottintesa per qualunque gioco, anche diversissimo da D&D. L'accezione (2) era in effetti indispensabile ai tavoli di D&D di una volta, e lo è ancora per chi segue certi stili di gioco. Mentre non è affatto vero che lo sia l'accezione (3) o la (4): D&D funziona benissimo anche senza, anzi, secondo me funziona meglio. Continuare a usare un unico termine-ombrello, “regola zero”, per tutte queste cose, alimenta la falsa credenza che siano strettamente connesse tra loro, o addirittura siano in qualche modo diverse sfumature o gradazioni dello stesso fenomeno. Non è così: sono cose del tutto indipendenti che non c'entrano nulla l'una con l'altra. E continuare a definire D&D "un gioco con regola zero" è una grossolana imprecisione. Link all'articolo originale https://dietroschermo.wordpress.com/2023/03/10/pillola-ieri-era-zero/ Visualizza articolo completo
  5. Perfetto, direi che ci siamo chiariti 😉 È proprio perché era difficile che è stato memorabile.
  6. Ottimo esempio! Credi che, in quel caso, se il DM avesse abbassato la difficoltà di quel tiro o avesse concesso vantaggio, avrebbe potenziato l'impatto emotivo del successo o lo avrebbe depotenziato?
  7. Ciao @Edmund , ti ringrazio per il sistema di gioco e le altre info utili di contesto. Ho l'impressione che solo una piccola parte, questa qui, risponda alla mia domanda: E temo che non aggiunga moltissimo a quello che avevi detto nel post iniziale. Il resto sono tue opinioni o sensazioni, valide e legittime eh, ci mancherebbe. In quello iniziale dicevi: Considerato che la tua domanda era: ammetto che ho qualche difficoltà a capire dove sia il problema nel caso di esempio. Non capisco come sia andata la conversazione al tavolo. Mi ero immaginato che il giocatore ti avesse chiesto (pubblicamente, durante il gioco o la preparazione del gioco): "Possiamo fare che ho una cugina mercante in questa città?", e tu: "Va bene, se è compatibile con l'ambientazione. Come vorresti che fosse fatta?", "Così e cosà", "Perfetto, la aggiungiamo". Detto così però mi sembra tutto regolare, non vedo nessun problema, quindi mi chiedo cosa ti lasci dubbi. Poi dici che gli altri giocatori non lo hanno notato, e questo commento un po' mi spiazza: la cosa è stata fatta senza che gli altri giocatori lo sapessero? Come mai? Nel caso, quali problemi ti creerebbe il fatto che lo notino? Se dovessi rispondere in linea generale alla tua domanda, ti direi che, per come mi comporto io in D&D e affini (e mi comporterei così anche in GURPS): Se un giocatore vuole aggiungere qualcosa al mondo di gioco, al di fuori del suo PG, la tratto come una domanda, una richiesta di informazioni sul mondo di gioco stesso: "È possibile che qui...?". Do la risposta in buona fede, in base alla mia conoscenza del mondo e al buonsenso. Spetta comunque a me definire PNG, luoghi, oggetti e quant'altro: i giocatori possono dare suggerimenti, e io li posso accogliere oppure no, ma la responsabilità finale resta la mia. Tutto viene fatto alla luce del sole, con il coinvolgimento di tutto il tavolo. Il fatto che un giocatore si premuri di avere un rifugio sicuro o punto-base sicuro non mi sembra problematico: è normale, è quello che farebbe normalmente anche il PG stesso. Ma forse ho frainteso il senso delle tue domande. Sto cercando di capire meglio il tuo dubbio e la dinamica al tuo tavolo solo per poterti meglio aiutare.
  8. Essere fan dei giocatori non significa necessariamente piegare le regole in loro favore. E applicare le regole in maniera rigida, ma imparziale, non significa "tifare per la morte dei PG" (cosa che quasi nessuno fa, che io sappia; quindi non tifare per la morte dei PG mi sembra normale, tutt'altro che "in controtendenza"). La scena sarebbe stata bella, e piena di suspense emotiva, anche se il tiro avesse avuto svantaggio, e anche in quel caso niente avrebbe impedito a tutti di "tifare" per la riuscita del salto. Ora, per carità, non mi voglio mettere a fare disquisizioni morali: l'articolo è chiaramente orientato al lato emotivo e alla passione, e mi sembra giusto prenderlo con spirito positivo e caritatevole. In effetti, la cosa migliore da fare sarebbe proprio separare il piano emozionale da quello delle regole, perché non sono in contrasto (anche se a volte erroneamente lo si pensa). Si può fare una discussione tecnica su se sia giusto che un certo tiro abbia svantaggio o no, e in quel caso la mia esortazione sarebbe di dimenticarsi tutte le questioni emotive, di suspence, di "bellezza della scena" e affini, cercando invece di capire, con obiettività, che cosa lo svantaggio aggiunge e che cosa toglie al gioco in quella situazione. Oppure si può parlare di cosa emotivamente ci soddisfa, e allora è del tutto soggettivo e insindacabile: se qualcuno trae gratificazione emotiva dal dare, o avere, dei vantaggi in certi tiri in certe situazioni, o addirittura a non tirare affatto e avere successo perché è più "fico" così... beh, si può solo apprezzare che condivida il racconto del suo stato d'animo, e stop; contento lui, contenti tutti.
  9. A 1721 @sorano Penso che voglia dire semplicemente che "il bonus di competenza, però, si applica anche a loro" (malgrado non siano incantatori); per evitare che la gente pensi che il modificatore da usare sia un +0 totale.
  10. Grazie mille @DarthFeder ! Ti accredito con questo nickname, a meno che tu non preferisca qualcosa di diverso, in quel caso scrivimelo pure qui o in chat privata!
  11. Grazie @DarthFeder , nessuna particolare fretta!
  12. Secondo me, continuare a parlare in astratto di uso o non uso delle regole senza un esempio preciso rischia solo di creare incomprensioni. @Faelion , ti andrebbe di raccontare un momento di una tua giocata in cui si è verificato il punto 3 dell'articolo? Come sono andate le cose? (Non solo nell'immaginario ma anche tra i giocatori al tavolo)
  13. In 5e, se hai diverse CA da diverse fonti, non le sommi: usi la migliore. Un'armatura non si somma alla CA preesistente, ti offre invece un modo alternativo di calcolare la CA. Direi di sì.
  14. Ciao a tutti! Per il mio Cinque & Cinque ho creato, in fretta e furia, delle schede PG in pdf: Schede del Personaggio per Cinque & Cinque by BilleBoo Ma non sono editabili. Mi piacerebbe aggiungerci dei campi per renderle tali, ma sono poco pratico e ho poco tempo. Se qualcuno avesse voglia di farmi questo favore, ovviamente sarebbe accreditato in qualsiasi modo preferisca. Grazie!
  15. Ciao! Intanto complimenti e auguri per la tua campagna! Un po' di consigli utili potresti trovarli qui: Chi ben comincia... (consigli essenziali per neo-DM e proposte di avventure gratuite) Serie: Progetta le tue avventure Serie: Crea la tua ambientazione Incontri casuali Un pacchetto casalingo (le mie home rule preferite per D&D 5) Di che livello sono le tue guardie? (come do un senso al livello nel mondo di gioco) Il tabellone non dimentica (come gestisco gli appunti e l'evolversi del mondo in una campagna lunga)
  16. Ciao, mi potresti dire più in dettaglio come si è arrivati a inserire quella mercante con guardie del corpo? In che contesto è nata la proposta, come è stata motivata e gestita, etc.
  17. Ciao! Il mio contributo è qui: https://dietroschermo.wordpress.com/2026/01/19/angelocrazia
  18. Ciao! Questo l'ho scritto qualche anno fa, con grossomodo lo stesso scopo. Spero possa esserti utile: Come spiegare cos'è D&D - Dietro lo Schermo In breve: più lo presenti come gioco da tavolo (un particolare tipo di gioco da tavolo, certo, ma sostanzialmente un gioco da tavolo) e meglio è.
  19. Bravissimo! Non vedo problemi in quello che hai raccontato. Sei rimasto deluso dal fatto che i PG non interagissero con la tenda sorvegliata e con il tipo che rientrava di nascosto? Ci sta, ma a ben guardare non è che avessero grossi motivi di farlo: perché ficcanasare, col rischio di inimicarsi la popolazione locale, quando il loro obiettivo a quanto ho capito era altrove (la caccia al mostro)? Non dico che tu abbia fatto male a preparare quelle situazioni, eh, dico solo che non vedo niente di male nemmeno da parte dei giocatori a non volerle ingaggiare. Hai presentato un'opportunità, loro hanno scelto di lasciarla perdere, va bene così. Semmai, a giocata conclusa, puoi parlare apertamente con giocatori, chiedere perché si sono comportati così, e chiedere se avrebbero preferito una indicazione più esplicita dell'importanza di quegli elementi. È un po' questione di gusti. A parte questo, vi siete divertiti? Tu, ti sei divertito?
  20. Il punto 5 direi che è a pieno titolo un sottoinsieme del "giocarci", comunque
  21. Non li conosco, ma a naso direi che probabilmente è il carattere, sommato con l'età. Non credo ci si possa fare molto e non penso che sia qualcosa per cui tu come DM debba sentirti responsabile. Che qualcuno sembrasse più coinvolto in combattimento non mi sorprende: è una delle parti dove è più facile che le azioni, e le decisioni prese, abbiano conseguenze concrete che si vedono subito. Di solito è questo che coinvolge le persone, nei giochi. Tendiamo erroneamente a pensare che nel GdR siano più le voci dei personaggi, il tono delle descrizioni o robe così...
  22. D'accordo, ma si distraevano con quale effetto? Dovevi ripetergli le cose? Quando toccava a loro non si raccapezzavano di cosa stesse succedendo e glielo dovevi rispiegare? O semplicemente sembravano distratti e guardavano altrove? Perché questa seconda cosa potrebbe essere solo il carattere o l'età. Cosa intendi con narrazione, le parti descrittive in cui parlavi tu come DM? Quelle ti consiglierei di limitarle davvero al minimo. Meglio due frasi scarne, con l'essenziale, e lasciare eventualmente che i giocatori ti facciano domande di chiarimento
  23. Ciao! Intanto, complimenti per aver iniziato questo cammino, e in bocca al lupo! :) Un bel set di consigli proprio per chi inizia a fare il DM l'ho raccolto qui: https://dietroschermo.wordpress.com/2021/09/30/chi-ben-comincia/ Non occorre seguirli tutti, sono solo spunti di riflessione. E, soprattutto, in fondo c'è una bella collezione di avventure gratuite. Venendo ai tuoi punti, alcuni pensieri sparsi da parte mia: Se il gruppo è di soli 2 giocatori ma l'avventura è pensata per (circa) 4, e non vuoi renderla troppo pericolosa, considera come soluzione semplice di dimezzare (più o meno) il numero di nemici di ogni incontro o, laddove non fosse possibile, dimezzare i punti ferita dei nemici e i danni che infliggono. Hai fatto benissimo a non pretendere che studiassero il regolamento: impararlo man mano che si gioca, come state facendo, è molto più efficace, non solo per i ragazzini ma anche per gli adulti. Hanno fatto benissimo a non leggere la backstory del personaggio, ogni backstory più lunga di un rigo è in genere inutile o perfino dannosa quando si è agli inizi. Mi potresti dare più dettagli su cosa, nel concreto, ti ha fatto pensare che faticassero a seguirti o che fossero poco ingaggiati?

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