Key of the Golden Vault - Capitolo 1 - Il mistero di Lizard Marsh L'onestà è uno dei concetti più soggettivi che esistano. Per qualcuno è un'istituzione, una via immutabile scolpita nella solida pietra il cui abbandono condurrebbe a perdizione e catastrofe certa. Per altri, invece, l'onestà è un lusso che si può concedere solo chi ha la pancia sempre piena, un tetto sopra la testa o una noiosa mancanza di ambizione, e... immaginazione. Per la maggior parte delle persone, diciamocelo, l'onestà somiglia forse più a un blocco di argilla: la sua forma e la sua interpretazione vengono plasmate, modellate a seconda dell'occasione e della necessità. Ciò che un mercante chiama "legittimo profitto" è, agli occhi di un contadino affamato, un furto legalizzato. Ciò che un guardia cittadina definisce "rispetto della legge" è spesso soltanto la difesa di un editto ad personam creato da un potente disonesto, per garantire il proprio modesto salario di tutore della legalità. Per ciascuno, la verità ha una sfumatura diversa, modellata sui debiti da pagare, sulle ambizioni sviluppate da ragazzini o sulle delusioni che segnano la pelle come vecchie cicatrici. In un mondo in cui persino i re mentono nei trattati e le divinità pretendono tributi per concedere il proprio favore, chiedersi cosa sia "giusto" diventa un mero esercizio accademico. Gli unici valori oggettivi sono forse la sopravvivenza e la ricerca del potere, e chiunque abbia mai camminato nel fango o abbia desiderato spasmodicamente qualcosa che non ha, sa bene che non esiste un solo uomo al mondo le cui mani siano completamente pulite, se non chi non ha mai avuto l'occasione di sporcarsele. L'aria di Daggerford questa mattina d'autunno sa come al solito di nebbia, pesce essiccato e letame di cavallo. Incastonata lungo la rotta della Via dei Commerci, la città si presenta come un compatto bastione di pietra e legno scuro, dove il frastuono dei carri dei mercanti copre costantemente il vocio di una popolazione sempre in movimento. Non ha sicuramente la magnificenza dorata di Waterdeep, né fortunatamente la cupa spietatezza di Baldur’s Gate, ma Daggerford ha abbastanza abitanti da creare un buon numero di opportunità, senza imporre un rigido controllo ai suoi cittadini come le due metropoli. Tra le sue mura risuona spesso l'eco del Fiume Splendente, una locanda a due piani dall'aspetto solido e l'atmosfera caliginosa. Un tempo rifugio per i barcaioli di passaggio, il locale è divenuto con gli anni un punto d'incontro ideale per chiunque abbia un affare informale da concludere; le sue travi di quercia, annerite dal fumo del camino, e l'odore penetrante di idromele a buon mercato offrono un buon riparo da sguardi troppo curiosi. In un angolo del tavolo più defilato della locanda, avvolta in un mantello da viaggio di pregevole fattura che tradisce le sue origini agiate, siede Cassee Dannels. L'archeologa ha lo sguardo fisso sui suoi libri e le occhiaie di chi quei testi li sta studiando da tanto tempo e ininterrottamente. I suoi gesti rapidi e nervosi e i due grossi bicchieri di liquore sul tavolo a quest'ora del giorno tradiscono un'ansia male celata, mentre continua a lanciare fugaci occhiate verso l'ingresso a ogni tintinnio del campanaccio sopra la porta. Ha un problema serio tra le mani, una storia a cui probabilmente nessuno sano di mente crederebbe sul momento, e il disperato bisogno di persone dai principi abbastanza flessibili da aiutarla a risolverlo. @tutti