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La comunità GDR è diventata modaiola?

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Con l’avvicinarsi del Play mi è tornata in mente una riflessione che facevo da tempo: la comunità GDR è diventata modaiola?
Noto sempre più similitudini tra il mondo dell’alta moda e il mondo dei gdr. Appuntamenti dove devi esserci o non sei nessuno, come la Settimana della Moda di Milano per i modaioli o il Play di Bologna per i giocatori.
Così come le mode, il marchio che va più di moda un anno, rimpiazzato da quello dell’anno successivo; per noi diventano le mode dei regolamenti: (leggetela con la voce di Jacobim Mugatu) “sistemi Borg, vanno un casino quest’anno!”

Quindi mi viene da chiedermi, molti di noi giocano solo seguendo le mode del momento per poi abbandonarle quando arrivano le nuove? Mi viene in mente la moda di Stars without Numbers o quella di Not the End.

Molti di noi sono malati di protagonismo e vanno alle fiere per l’obbligo di esserci, piuttosto che per la genuina voglia di divertirsi?

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  • Bho, non frequento abbastanza questi ambienti. Non ho davvero idea di cosa giochino le altre persone. I pochi amici che giocano al di fuori del mio gruppo giocano alla 5e. Io ho iniziato con D&D 3

  • Trovo questa un'osservazione interessante. Effettivamente da quando mi sono (ri)affacciato al mondo del gdr a parte la stabilità di D&D (nelle sue varie articolazioni) vedo molte proposte nascere

  • Riflessione interessante! Onestamente penso che ci sia una parte di giocatori "casual" che possono seguire la tendenza della "moda del gdr", ma penso che siano una piccola parte. Questo in quanto il s

Trovo questa un'osservazione interessante.

Effettivamente da quando mi sono (ri)affacciato al mondo del gdr a parte la stabilità di D&D (nelle sue varie articolazioni) vedo molte proposte nascere e scomparire nel giro di un anno. Vedo poca continuità e questo potrebbe essere interpretato in due modi radicalmente opposti:

  • Non è importante il sistema, quello che è importante è la compagnia o l'obiettivo (ruolare). Il gioco che mi consente di raggiungere questo obiettivo è un mero mezzo e allora va bene anche l'ultimo uscito;

  • Il sistema è essenziale, devo giocare l'ultimo esistente perché altrimenti non trovo il mio posto nella community del gdr (mondiale o italiana o locale che sia).

Ovviamente esistono poi i granitici (come me) convinti del loro sistema che difficilmente si spostano su uno nuovo. Questi ultimi però non frequentano molte fiere (non hanno bisogno di confrontarsi) e quando ci vanno cercano i tavoli per il Sistema Prediletto (o per il gruppo di amici che incontrano una volta l'anno).

Per quanto mi riguarda, quando mi sono trovato a scegliere tra D&D e PF2, con la mia eredità della 3.5 alle spalle, ho scelto deciso PF2 e la Society. Sicuramente sono di parte, ma non ho tempo per provare altro. Inoltre non trovo tutto questo desiderio di provare nuovi sistemi.

Ovviamente molto di questo è anche legato alla mia età (con annessi e connessi), non sono più giovincello e non ho tutte quelle energie.

Mi permetto infine di giustificare (come se fosse richiesto) la posizione del Gioco Organizzato in Italia riguardo le convention.

Ovviamente siamo convinti sostenitori del sistema PF2/SF2 e vogliamo condividere questa passione (senza inculcarla con sacre mazze).

Questo lo possiamo fare principalmente facendo conoscere il gioco con sessioni dedicate (che nel contempo fanno conoscere il nostro coordinamento) e l'occasione migliore sono proprio le convention. Per questo sogniamo baldi Game Master che allestiscono i loro banchetti in tutte le fiere dell'Italico stivale (al momento ci accontentiamo di quelle che riusciamo a raggiungere e dell'ottimo server Discord per il Gioco Organizzato online).

Pace e bene.

Riflessione interessante!

Onestamente penso che ci sia una parte di giocatori "casual" che possono seguire la tendenza della "moda del gdr", ma penso che siano una piccola parte. Questo in quanto il sistema su cui si basano tutti i gdr non permettono di creare un effetto "moda da seguire"!

Mi spiego meglio. A differenza di un qualunque mercato dove si compra quel determinato oggetto per poi utilizzarlo immediatamente, il GDR non permette tale approccio in quanto te ti devi preparare per poter giocare/spiegare un gioco! E' vero che esistono modi per acquisire informazioni rapidamente (video tutorial su youtube, chiedere alle AI di farti un sommario, etc), ma allo stesso tempo il conoscere solo superficialmente quella determinata parte del mercato dei gdr non ti permette di acquisire competenze per poterli usare a dovere. Qualunque gdr ha bisogno di tempo per essere assimilato, compreso e utilizzato sia dai giocatori che dai master.

Questo si sposa molto male con il concetto di trend, ossia un fenomeno sociale che viene seguito per breve durata (anche se Hasbro ci ha provato a renderlo "trendy" e fruibile in maniera più veloce rilasciando manuali sempre più effimeri e di facile fruizione). Per quanto la 5° edizione di D&D abbia permesso al gdr più famoso di uscire dalla nicchia e diventare un fenomeno, non si può dire che questo sia avvenuto in poco tempo e che tutti l'abbiano seguita immediatamente (cosa che invece succede con le mode).

Il punto che potrebbe essere di interesse è invece l'approccio elitario che certi eventi stanno mostrando. Posso citare il tanto famoso Lucca Comix. Il fatto che oggi per partecipare a questi eventi famosi COSTA tantissimo (sia per i biglietti che per ottenere la copia in edizione limitata "firmata con il pennarello favorito dell'autore che sua madre alla fiera del 1916 nell'impero Austroungarico gli comprò...") la dice lunga sul modello di business che ruota attorno a questi eventi.

Il fatto che se non partecipi non sei nessuno è fuori luogo. Bisognerebbe focalizzare l'attenzione sul problema che fa girare tutta quella immensa macchina di persone e denaro che permette l'organizzazione di tali eventi. Cosa che fra l'altro è stata riportata in maniera ottima da alcuni giornali nazionali in tempi non sospetti e abbastanza recenti. Vi lascio qui due link interessanti:

Io potrei dire che il problema maggiore adesso riguarda l'afflusso enorme di persone agli eventi stessi che sono limitati ad uno spazio fisico non sufficiente e che rendono tali realtà sempre più caotiche e problematiche da gestire. Sarò impopolare... ma bisognerebbe mettere un tetto alle persone che vano a tali eventi (con tanto di permettere l'ingresso di un unica persona fisica all'anno). Ma allo stesso tempo riproporre che tali eventi si possano ripresentare più volte durante l'anno (con tanto di controlli dell'identità alle entrate per chi ha già partecipato ad un altro evento nella stessa città), per evitare di concentrare il tutto attorno a poche giornate in cui si creano più disagi che soddisfazioni (abolendo o revisionando profondamente l'utilizzo della prenotazione online). Questo al fine di evitare frodi, sfavorire il fenomeno del bagarinaggio, impedire lo sfruttamento del personale e di permettere a quante più persone che vi partecipano (sia gli acquirenti che come gli editori agli stand) di vivere tali eventi in tranquillità.

Ho detto la mia e spero di aver dato utili spunti di riflessione.

SInceramente

D.

Modificato da CreepyDFire

@Grimorio , un po' la moda la seguiamo tutti, ma sicuramente i più in maniera positiva.

Per passione siamo qui sul forum e vediamo le novità, ci confrontiamo in maniera sana e diamo un occhio anche alle nuove uscite.

È anche normale che se esce un gioco nuovo ci sono quelli che si interessano, quelli che lo provano e quelli che fanno i fenomeni perché lo conoscono e ci hanno giocato, facendo vedere che sono gli spocchiosi veri appassionati di GDR trendy.

A questo aggiungiamo un tema importante che è quello di @roctopus e @CreepyDFire riguardo al tempo: una persona che ha una vita bilanciata difficilmente potrà giocare a tanti GDR (andando a fondo), studiarli se non sacrifica lavoro, famiglia, donne, amici, altre passioni.

Inoltre, sul forum, rispetto a tanti anni fa, l'ambiente è sano perché ci sono tante persone che parlano liberamente in discussioni accese, rispettose ed eterogenee.

C'è stato un periodo, per fortuna passato da almeno 5 anni, dove si era creata una moda del pensiero unico "ruolisticamente corretto", periodo nel quale, se dissentivi, venivi denigrato, mal tollerato e a volte moderato da tali individui che facevano squadra condizionando la moderazione (pure); essi si sono fortunatamente auto vaporizzati in una nuvola dalla livrea arcobaleno - 🌈 andrà tutto meglio. Di solito chi è prepotente mal tollera gli altri e forse sè stesso.

Ne serbo orgogliosamente diverse tracce nel profilo: sanzioni ricevute portate come medaglie al valore parresiastico.

In generale, chi fa il fenomeno in ogni settore e contesto, si imbroda con la sua stessa bava mentre starnazza credendo di professare chissà cosa.

Modificato da Zaorn

Un ottimo spunto di riflessione!

Credo che una seria analisi sugli eventi delle 'fiere' dell'ambito dei giochi/fumetti/narrativa dovrebbe essere osservato da più angolazioni.

Quella dei partecipanti/hobbysti, degli editori/venditori, degli organizzatori solo per citare quelli più evidenti ed importanti.

Ognuno ha interessi ed aspettative differenti, ma tutti operano per far si che l'evento funzioni. E questo ha ingenerato, soprattutto grazie alla ormai facile diffusione delle notizie e all'altrettanto facile fruizione dei servizi (di tutti i tipi : dal trasporto al trovare un alloggio per il pernottamento, etc..) ad una elevata concentrazione di persone nello stesso 'momento' per quello specifico 'evento' che è diventata la fiera.

Chi partecipa vuole vivere l'evento - l'io c'ero', gli editori/venditori sono alla disperata ricerca di vendere, farsi conoscere e sopravvivere, gli organizzatori rincorrono la notorietà e fama (e i soliti quattrini) ad avere gli ospiti più prestigiosi del momento per ottenere il massimo richiamo possibile da utilizzare anche per gli anni successivi. E' un circolo virtuoso (vizioso?) che si autoalimenta anche dovuto al cambiamento del modo di vivere/giocare della nostra società dove se non sei connesso, o non appari sembra (falsamente) che uno non esista. Dove non appena termina l'evento o si è consumato il prodotto, subito si pensa ad esserci o provare/consumare quello successivo. Però non credo sia banalmente 'moda' ; credo che sia l'attuale standard di vita sociale che si è andato ad imporre in questi ultimi vent'anni.

33 minuti fa, Marbon ha scritto:

Chi partecipa vuole vivere l'evento - l'io c'ero', gli editori/venditori sono alla disperata ricerca di vendere, farsi conoscere e sopravvivere, gli organizzatori rincorrono la notorietà e fama (e i soliti quattrini) ad avere gli ospiti più prestigiosi del momento per ottenere il massimo richiamo possibile da utilizzare anche per gli anni successivi. E' un circolo virtuoso (vizioso?) che si autoalimenta anche dovuto al cambiamento del modo di vivere/giocare della nostra società dove se non sei connesso, o non appari sembra (falsamente) che uno non esista. Dove non appena termina l'evento o si è consumato il prodotto, subito si pensa ad esserci o provare/consumare quello successivo. Però non credo sia banalmente 'moda' ; credo che sia l'attuale standard di vita sociale che si è andato ad imporre in questi ultimi vent'anni.

È chiaro che i venditori di GDR non guadagnano così tanto, la fiera è una occasione d'oro per vendere e raccogliere tanto, ed è giustificabile, è l'animo del commercio a muovere gli attori.

Chi di solito mostra le piume delle sue esperienze modaiole, se non è davvero convinto del prodotto come può capitare, cavalca l'onda dell'emozione come se il salvadanaio fosse il suo, trasportato dalle emozioni che ha vissuto.

Poi solitamente porta a casa il manuale. Magari lo legge e se lo fa deve cercare anche chi lo vuole giocare. Tante volte rimane sullo scaffale, sul davanzale del bagno o accanto al divano e non viene più aperto, rimanendo poi l'esperienza da raccontare della avventura al tavolo mancata dove della quale rimangono ancora le piume a ricordo, con le quali può pavoneggiarsi.

28 minuti fa, Marbon ha scritto:

Chi partecipa vuole vivere l'evento - l'io c'ero', gli editori/venditori sono alla disperata ricerca di vendere, farsi conoscere e sopravvivere, gli organizzatori rincorrono la notorietà e fama (e i soliti quattrini) ad avere gli ospiti più prestigiosi del momento per ottenere il massimo richiamo possibile da utilizzare anche per gli anni successivi...

Penso che tantissimo del concetto del farsi pubblicità per un evento, funzioni nella maniera che hai proposto... ma posso dire che è un circolo tanto vizioso:

  1. Se prima il vivere l'evento era bello, adesso è tutto una corsa incessante o lo stare in fila per molto TEMPO.

  2. Tutti lo vogliono vivere l'evento, ma lo vivono onestamente MALE e lo fanno vivere ai residenti addirittura PEGGIO!

  3. Poi agli editori non va mica tanto meglio, poiché fra i pagamenti dello spazio per lo stand, tasse, il vitto e l'alloggio per stare lì in quei giorni spendono TANTO! E se sei un marchio emergente e NON VENDI... beh devi comunque pagare la visibilità di questi posti.

  4. Poi io non so voi ma si sta avendo una certa contrazione del mercato editoriale, la gente non compra ABBASTANZA!

  5. Gli organizzatori sono gli unici che, forse, ci guadagnano qualcosa... Dato che sono loro a GESTIRE e INFLUENZARE tutto il resto.

Ovviamente sto riducendo la realtà dei fatti all'osso e perdo quindi sfumature. Ma non è il massimo onestamente... Anche senza scendere troppo nella tana del bianconiglio, già all'entrata il terreno è costellato di escrementi ovunque ti giri!

Quindi andare agli eventi per il solo scopo di farsi vedere o vivere l'evento? Meh... direi che è una fregatura colossale nei modi in cui molti sono organizzati attualmente (poi dovrò chiedere ad alcuni miei contatti per conferme o smentite che terrò per me).

Sinceramente

D,

9 minuti fa, Zaorn ha scritto:

Poi solitamente porta a casa il manuale. Magari lo legge e se lo fa deve cercare anche chi lo vuole giocare. Tante volte rimane sullo scaffale, sul davanzale del bagno o accanto al divano e non viene più aperto, rimanendo poi l'esperienza da raccontare della avventura al tavolo mancata dove della quale rimangono ancora le piume a ricordo, con le quali può pavoneggiarsi.

Beh qui stai toccando la radice della crisi del mondo dell'editoria cartacea e dei libri in generale... La maggior parte della gente non legge e considera i libri come soprammobili (GDR inclusi). E questo l'ho menzionato anche in un altro momento nell'articolo qua, dopo le affermazioni dello scrittore:

"Cocks ha assicurato che i libri fisici resteranno: "I libri saranno sempre una parte importante di D&D. Saranno sempre una specie di totem speciale da collezionare." Ma la scelta delle parole - "totem da collezionare" - dice forse più di quanto volesse. Un totem non è uno strumento di gioco. È un oggetto da scaffale."

Potrei rilanciare con delle domande pungenti:

  1. Quanti di voi hanno letto per intero un libro che hanno comprato?

  2. Quanti di voi lo hanno abbandonato durante la lettura?

  3. Quanti di non lo hanno nemmeno aperto?

PS: Io ne sto recuperando tanti che avevo lasciato a metà o meno proprio in questo periodo. Mi sono ripromesso di non comprare libri per GDR nuovi fino a quando non ho finito quelli che possiedo.

Quindi tornando al discorso... é una bellissima unione di fattori sociali, aspettative (individuali o di gruppo, instillate o auto-realizzate), e strutture organizzative mal gestite! Che dire.. sarà sempre peggio? Lascio a voi la risposta!

Bau Coincidence GIF by Paramount+

Un abbraccio

D.

Dico la mia, da "vecchiardo" che ha partecipato solo ad 3 Lucca Comics & Games e 2 Romics, molto tempo fà (20-30 anni!)... io ci sono andato solo per trovare materiale, vecchio e nuovo, che non riuscivo a trovare al negozio di fiducia (nella mia zona il gdr non è molto diffuso, quindi anche i negozi sono pochi e poco forniti... e, andando avanti nel tempo, mi pare che la situazione sia pure peggiorata!), anche perchè all'epoca l'acquisto on-line era poco diffuso.

Detto questo, non ci vedo niente di male se le aziende sfruttano le fiere per far conoscere i loro prodotti, magari con partirte di prova... anche perchè spesso, per giochi con bassa diffusione, questo è il modo migliore (assieme al passaparola generato da quelli che hanno partecipato) per far conoscere tali prodotti.

5 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

Io potrei dire che il problema maggiore adesso riguarda l'afflusso enorme di persone agli eventi stessi che sono limitati ad uno spazio fisico non sufficiente e che rendono tali realtà sempre più caotiche e problematiche da gestire. Sarò impopolare... ma bisognerebbe mettere un tetto alle persone che vano a tali eventi (con tanto di permettere l'ingresso di un unica persona fisica all'anno). Ma allo stesso tempo riproporre che tali eventi si possano ripresentare più volte durante l'anno (con tanto di controlli dell'identità alle entrate per chi ha già partecipato ad un altro evento nella stessa città), per evitare di concentrare il tutto attorno a poche giornate in cui si creano più disagi che soddisfazioni (abolendo o revisionando profondamente l'utilizzo della prenotazione online). Questo al fine di evitare frodi, sfavorire il fenomeno del bagarinaggio, impedire lo sfruttamento del personale e di permettere a quante più persone che vi partecipano (sia gli acquirenti che come gli editori agli stand) di vivere tali eventi in tranquillità.

3 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

Penso che tantissimo del concetto del farsi pubblicità per un evento, funzioni nella maniera che hai proposto... ma posso dire che è un circolo tanto vizioso:

  1. Se prima il vivere l'evento era bello, adesso è tutto una corsa incessante o lo stare in fila per molto TEMPO.

  2. Tutti lo vogliono vivere l'evento, ma lo vivono onestamente MALE e lo fanno vivere ai residenti addirittura PEGGIO!

  3. Poi agli editori non va mica tanto meglio, poiché fra i pagamenti dello spazio per lo stand, tasse, il vitto e l'alloggio per stare lì in quei giorni spendono TANTO! E se sei un marchio emergente e NON VENDI... beh devi comunque pagare la visibilità di questi posti.

  4. Poi io non so voi ma si sta avendo una certa contrazione del mercato editoriale, la gente non compra ABBASTANZA!

  5. Gli organizzatori sono gli unici che, forse, ci guadagnano qualcosa... Dato che sono loro a GESTIRE e INFLUENZARE tutto il resto.

Ovviamente sto riducendo la realtà dei fatti all'osso e perdo quindi sfumature. Ma non è il massimo onestamente... Anche senza scendere troppo nella tana del bianconiglio, già all'entrata il terreno è costellato di escrementi ovunque ti giri!

Quindi andare agli eventi per il solo scopo di farsi vedere o vivere l'evento? Meh... direi che è una fregatura colossale nei modi in cui molti sono organizzati attualmente (poi dovrò chiedere ad alcuni miei contatti per conferme o smentite che terrò per me).

Concordo sul fatto che attualmente c'è troppa gente che và alle fiere (rispetto agli spazi e tempi disponibili), rendendo la loro fruizione più una fatica che una cosa piacevole... l'ultima volta che sono stato a Lucca C&G, circa 20 anni fà, ho passato più tempo a sgomitare che a guardare le bancarelle, e infatti da allora ho detto "mai più!"... swear-old

6 ore fa, Zaorn ha scritto:

È chiaro che i venditori di GDR non guadagnano così tanto, la fiera è una occasione d'oro per vendere e raccogliere tanto, ed è giustificabile, è l'animo del commercio a muovere gli attori.

Chi di solito mostra le piume delle sue esperienze modaiole, se non è davvero convinto del prodotto come può capitare, cavalca l'onda dell'emozione come se il salvadanaio fosse il suo, trasportato dalle emozioni che ha vissuto.

Poi solitamente porta a casa il manuale. Magari lo legge e se lo fa deve cercare anche chi lo vuole giocare. Tante volte rimane sullo scaffale, sul davanzale del bagno o accanto al divano e non viene più aperto, rimanendo poi l'esperienza da raccontare della avventura al tavolo mancata dove della quale rimangono ancora le piume a ricordo, con le quali può pavoneggiarsi.

Io non sarei tanto sicuro che i 'modaioli' acquistino così tanti prodotti alle fiere... è tantissimo tempo che non frequento le fiere, ma immagino che a fare i 'veri' acquisti siano sempre e solo i veri appassionati ... i 'modaioli' sono lì per dire io c'ero e farsi il selfie (legittimo e anche quello fa parte del bello della fiera)... quindi credo che certamente gli editori/venditori hanno introiti maggiori rispetto al passato vista la maggior massa di persone che frequentano la fiera, ma non così tanto ... contrariamente a quanto invece sono aumentati i costi di gestione per la partecipazione alla fiera stessa...

6 ore fa, CreepyDFire ha scritto:

Penso che tantissimo del concetto del farsi pubblicità per un evento, funzioni nella maniera che hai proposto... ma posso dire che è un circolo tanto vizioso:

  1. Se prima il vivere l'evento era bello, adesso è tutto una corsa incessante o lo stare in fila per molto TEMPO.

  2. Tutti lo vogliono vivere l'evento, ma lo vivono onestamente MALE e lo fanno vivere ai residenti addirittura PEGGIO!

  3. Poi agli editori non va mica tanto meglio, poiché fra i pagamenti dello spazio per lo stand, tasse, il vitto e l'alloggio per stare lì in quei giorni spendono TANTO! E se sei un marchio emergente e NON VENDI... beh devi comunque pagare la visibilità di questi posti.

  4. Poi io non so voi ma si sta avendo una certa contrazione del mercato editoriale, la gente non compra ABBASTANZA!

  5. Gli organizzatori sono gli unici che, forse, ci guadagnano qualcosa... Dato che sono loro a GESTIRE e INFLUENZARE tutto il resto.

Ovviamente sto riducendo la realtà dei fatti all'osso e perdo quindi sfumature. Ma non è il massimo onestamente... Anche senza scendere troppo nella tana del bianconiglio, già all'entrata il terreno è costellato di escrementi ovunque ti giri!

Quindi andare agli eventi per il solo scopo di farsi vedere o vivere l'evento? Meh... direi che è una fregatura colossale nei modi in cui molti sono organizzati attualmente (poi dovrò chiedere ad alcuni miei contatti per conferme o smentite che terrò per me).

Sinceramente

D,

concordo pienamente con te. La mia sensazione è che fino a qualche anno fa l'evento fiera era ancora (economicamente) sostenibile, seppure con alcuni disagi per tutti gli attori in gioco. Oggi , e sicuramente per i prossimi anni a venire, la questione è cambiata molto. La vedo molto dura per gli editori/venditori per tutta una numerosa serie di problemi legati al mondo editoriale, ai cambiamenti sociali e all'attuale contingenza di contrazione economica, ma che a cascata investirà i partecipanti/hobbysti che si vedranno ridotti i servizi (già scarsi) e diminuiti gli 'eventi' (all'ultimo Romics che si è tenuto qui a Roma ho sentito molti commenti su una scarsa presenza proprio di stand, espositori e di ospiti a fronte di un costo del biglietto sempre impegnativo), arrivando poi a colpire gli organizzatori che nel lungo periodo, se non sapranno gestire la situazione, saranno quelli che pagheranno il prezzo più alto. Semplicemente sparendo dal circuito e con il rischio che sparisca la fiera stessa che gestiscono (ovviamente quelle medio-piccole ... ormai Lucca Games it's to Big to Fail...).

Riguardo ai libri/manuali e alla lettura, purtroppo è una questione che va oltre l'ambiente ludico e dei fumetti, pesantemente influenzata dalla facilità e velocità di uso dei telefonini e dei social. I libri richiedono tempo e concentrazione per essere letti; due fattori che oggi purtroppo scarseggiano. Anche per chi è consapevole di questo.

2 ore fa, MattoMatteo ha scritto:

Concordo sul fatto che attualmente c'è troppa gente che và alle fiere (rispetto agli spazi e tempi disponibili), rendendo la loro fruizione più una fatica che una cosa piacevole... l'ultima volta che sono stato a Lucca C&G, circa 20 anni fà, ho passato più tempo a sgomitare che a guardare le bancarelle, e infatti da allora ho detto "mai più!"... swear-old

Ci saremo sicuramente incrociati allora... 🙂 e in quell'occasione (credo fosse il 2005 o 2006, l'anno in cui fu ospite Mr Martin ) anche io ho detto "mai più" 😉

  • Autore

Grazie a tutti per le risposte e gli approfondimenti.

Voglio comunque precisare che io parlo esclusivamente della comunità dei giocatori, di chi sta dal lato esterno del bancone dello stand fieristico. Il mio post è rivolto a loro, a chi consuma e al modo in cui consuma, forse seguendo una moda o forse no. Forse andando alle fiere per farsi vedere, o forse no.

La situazione di editori e rivenditori è ovviamente diversa, avendo esigenze commerciali è chiaro che devono esserci per vendere e far provare i propri giochi; è chiaro che, soprattutto chi acquista i diritti di giochi stranieri per poi realizzare l'edizione italiana, possa essere interessato ai giochi che hanno più spinta commerciale e di cui si parla di più.

Bho, non frequento abbastanza questi ambienti. Non ho davvero idea di cosa giochino le altre persone. I pochi amici che giocano al di fuori del mio gruppo giocano alla 5e.

Io ho iniziato con D&D 3e perché all'epoca D&D era la terza edizione.

Non siamo passati alla 3.5 perché ci sembrava molto simile alla 3.

Poi ho iniziato a giocare a Vampiri perché me l'ha presentato un mio compagno di classe.

Poi ho giocato a Pathfinder perché ho fatto giocare a D&D 3e i miei amici-colleghi che volevano provare D&D, ma quando siamo andati a comprare i manuali per una di loro che voleva provare a masterare c'era la stranissima 4e, e Pathfinder sembrava più simile.

Da 5 anni sto giocando all'OD&D, perché anni fa cercando "D&D sword & sorcery" (o "D&D Conan", non ricordo) ho scoperto l'edizione originale del gioco e ho iniziato una nuova campagna.

Non compro manuali che non ho intenzione di giocare in futuro, non leggo manuali per passatempo, non guardo l'ultimo gioco uscito, non vado alle fiere (anche se a Lucca vorrei andarci almeno una volta, in fin dei conti è la seconda convention al mondo).

Ma faccio la stessa cosa con tutto il resto: ho gli stessi vestiti da anni, leggo i libri che voglio io, guardo i film e le serie che dico io, frequento i posti di sempre e non mi frega nulla del nuovo.

Non direi che sia "diventata" modaiola.

Direi che ne esiste una parte modaiola, che è quella più visibile e rumorosa, proprio perché questi eventi commerciali e "glamour" attirano molto l'attenzione. E una parte (secondo me maggioritaria) che si fa gli affari propri e si concentra sul giocare per divertirsi.

più che " diventata modaiola"

è "si son aggiunti i modaioli" .

da parte mia , io con le fiere ho chiuso da un pò ,

non ho motivazioni , soldi e tempo .

ci andavo ai tempi con la mia ex ,

e ho conosciuto tante belle bestie strane .

Modificato da Maxwell Monster
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