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Il Tempo dei Perduti

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Shage O'Might- Bardo

Facciamo i turni di guardia mentre cerchiamo di riposare dopo le lunghe ore di viaggio e l'impegnativo combattimento.

Non è facile riposare in un luogo tanto inquietante,consapevoli che il medaglione è in risonanza con la magia che un tempo permeava questo posto.

Non è facile fare la guardia, con le ombre che si deformano in maniera innaturale. Come se da ciascuna di essa potesse aprirsi un varco verso chissà quale reame oscuro... Sensazione che non potrebbe essere troppo lontana dalla verità, chissà che questa grotta non conduca fin nelle viscere del sottosuolo, nelle maestose e terribili città Drow da cui provengono i reietti che hanno deciso di insediarsi in superficie.

Perfino canticchiare mi risulta difficile, quasi per paura che il calore del mio canto possa attirare le creature del vuoto ed il loro odio verso ciò che è vivo.

Il tempo sembra non passare più, mentre continuo a guardarmi intorno irrequieto stringendo l'elsa della spada come se volessi trarne coraggio e forza per affrontare un terrore ancestrale.

Mi affiorano i ricordi dei miei genitori adottivi...ricordi colmi di gioia,amore e pace...

Ricordi che mi scuotono dal torpore che il medaglione con il suo gelo aveva insinuato. Ora sono pronto ad affrontare qualsiasi minaccia si pari dinnanzi.

@Dardan ho ipotizzato che riposiamo e recuperiamo incantesimi e capacità giornaliere, se non è così correggo.

Modificato da Monkey77

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  • Monkey77
    Monkey77

    Shage O'Might Bardo Mal'ek, non ti posso lasciare solo, ad arrampicarsi saranno di certo semplici goblin, ma dal basso irromperanno I worg! Gia I semplici lupi agiscono di squadra, figuriamoci quelle

  • Shage O'Might - Bardo https://www.myth-weavers.com/sheets/?id=3049329 Non me la sento di mandare il grosso Goliath da solo, sebbene sappia badare a sé stesso. Akseli, vai con Ugo e tieni le sacerdotes

  • Ugo Bonaventura C-concordo con Mal'ek. Intervengo timidamente. La stalla non sarà comoda ma ci permette di proteggere anche i cavalli. Ancora non sappiamo cosa è successo qui e se chi lo ha fatto tor

Vaulath

Rimango il più vicino possibile all' entrata durante la notte. Il freddo è un nemico che conosco, a cui sono ormai abituato. Mi avvolgo nelle mie pellicce, accucciandomi pancia a terra, e assumo di nuovo la forma di una pantera per riposare, coprendomi il naso con la coda per riscaldare l' aria gelida della notte.

Eppure il sonno continua a eludere la mia mente. L' illusione della caverna è qualcosa che non capisco, e non posso affrontare a morsi e artigliate come sono abituato a fare. Non posso neanche fidarmi dei miei sensi in questo luogo innaturale. Tutto quello che posso fare è chiudere gli occhi e cercare di trovare pace, sperando che l' alba arrivi in fretta.

Akseli

Nota per Shage e il DM

Immagino che Akseli osservi Shage lanciare individuazione del magico e lo faccia a sua volta. Non voglio pensare che un mago SPECIALISTA IN ILLUSIONI non capisca cosa stia succedendo, o si voglia far prendere alla sprovvista proprio nel suo campo. Dunque scrivo un post pre-riposo incentrato su quello, giungendo alle medesime conclusioni (immagino) alle quali è giunto Shage nel post del DM dove utilizzo individuazione del magico focalizzandomi prima sui simboli incisi sulle pareti e poi allargando la percezione all’intera caverna

Osservo Shage utilizzare l'incantesimo che ben conosco, e faccio lo stesso "Idiota, sono uno specialista in Illusione… è il mio campo, il mio pane quotidiano… e non me ne sono accorto subito" Scuoto leggermente la testa, irritato con me stesso, e mi rivolgo agli altri miei compagni: "Sono stato uno sciocco. Queste non sono semplici rune antiche… sono illusioni. E io, che mi vanto di essere specializzato proprio in questa scuola, non l’ho capito immediatamente. Imperdonabile. Datemi qualche minuto per concentrarmi"

Utilizzo lo stesso incantesimo del bardo e rimango in silenzio per lunghi secondi, il volto teso mentre analizzo ciò che percepisco

  • Autore

La notte, seppur priva di attacchi ravvicinati, si trascina come un calvario interminabile. Il gelo sprigionato dall'oscurità e dalle pareti sembra penetrare fin dentro il midollo, e il sonno di chi tenta di riposare è tormentato da sogni frammentari e privi di logica, dove le distanze si annullano e i volti dei compagni appaiono distorti, come riflessi su specchi incrinati.

ma il risveglio non porta alcun sollievo...quando spegnete gli ultimi carboni del fuoco, la bufera all'esterno si è finalmente placata, lasciando il posto a un silenzio innaturale e cristallino. Il sole sorge pallido dietro una coltre di nebbia fitta che cancella l'orizzonte.

Vi rimettete in marcia, ma il viaggio si trasforma rapidamente in una marcia logorante. La neve fresca, alta fino alle ginocchia dei cavalli, rallenta drasticamente il vostro passo. La pista della Moonsea Ride è scomparsa e l'orientamento diventa una scommessa continua. Ma non è la fatica fisica a logoravi, bensì la strisciante sensazione di angoscia che vi accompagna fin dai primi chilometri.

Il paesaggio meridionale di Mistledale, un tempo accogliente e ricco di colline boscose, oggi appare spoglio, morente e sfigurato. Man mano che avanzate, l'ambiente attorno a voi sembra perdere progressivamente i suoi dettagli naturali. I pini che costeggiano la strada non hanno più le sfumature verdi degli aghi, ma appaiono come sagome scure e uniformi, quasi piatte contro il muro bianco della nebbia. Quando incrociate i resti di una vecchia fattoria abbandonata, Akseli e Shage notano un dettaglio da brivido: l'edificio sembra aver perso parte della sua struttura logica, con un intero lato della stalla che sfuma nel nulla e una porta che si apre direttamente su una parete di roccia cieca.

La percezione dello spazio inizia a tradirvi. Vaulath e Erika, che aprono la fila, si accorgono che calcolare la distanza dei punti di riferimento è diventato impossibile. Una roccia che sembra trovarsi a pochi passi da voi richiede minuti interi per essere raggiunta, mentre colline apparentemente lontane chilometri vi si parano davanti all'improvviso, obbligandovi a scartare di lato. I cavalli tremano, sbuffano e rifiutano di procedere se non spronati a forza; i loro occhi sono sbarrati e fissano il vuoto circostante, terrorizzati da qualcosa che voi non riuscite a vedere.

Nel pomeriggio, il silenzio della valle si fa così assoluto da risultare doloroso. Il rumore degli zoccoli sulla neve e il crepitio dei vostri mantelli sembrano ovattati, come se l'aria stessa stesse dimenticando come trasmettere i suoni. Per lunghi istanti, una strana afasia mentale vi colpisce a turno: Erika fissa il proprio falcione faticando a ricordare il peso del metallo, mentre Shage avverte una morsa alla gola che gli rende difficile persino formulare un pensiero ad alta voce...il medaglione, custodito nei bagagli, non pulsa più, ma emana un gelo parassitario così intenso che persino le cinghie di cuoio della borsa che lo contiene iniziano a irrigidirsi e a spaccarsi, come se l'oggetto stesse lentamente prosciugando la linfa vitale e la consistenza di ogni materiale attorno a sé.

Siete costretti a bivaccare per un altra notte all'addiaccio, rannicchiati sotto un capanno di cacciatori mezzo crollato che sembra mancare di un angolo del tetto. È una notte trascorsa in un silenzio tombale, e dove le vostre stesse ombre proiettate sulla neve sembrano muoversi con un impercettibile, angosciante millesimo di secondo di ritardo rispetto ai vostri corpi.

Finalmente, nel primo pomeriggio del giorno successivo, la nebbia si dirada di colpo, restituendo volume e colore al mondo. Superata l'ultima collinetta, la radura coltivata dell'Abbazia del Fascio Dorato si apre davanti a voi. Le sue alte mura di pietra chiara e i caldi camini accesi offrono un contrasto violento con l'incubo geometrico che vi siete lasciati alle spalle. Siete esausti, tesi all'inverosimile e con i nervi scossi, ma i cancelli del tempio di Chauntea sono finalmente a poche centinaia di metri.

@ Tutti

A voi .

@Albedo @Fezza @Monkey77 @Theraimbownerd

Modificato da Dardan

Shage O'Might

Viaggiamo in un territorio distorto , surreale... qualunque potere sia legato al manufatto che portiamo appresso sta distorcendo l'ambiente. Questa impressione è confermata all'arrivo dei terreni sotto la protezione del tempio. Qui l'influenza positiva del culto della madre terra contrasta efficacemente quella del Vuoto. Tiro un sospiro di sollievo nel camminare un terreno normale, anzi pieno di energia vitale grazie ala cura dei monaci che se ne occupano. Volgo un ultima volta lo sguardo indietro verso il terreno appena attraversato come per timore che il male che ha corrotta quella terra potesse in qualche modo seguirci.

Non sento più la gola chiusa e con piacere canticchio mentre procediamo verso il portone del tempio. Tuttavia non abbasso la guardia...se il tempio ancora resiste al decadimento che ha colpito le terre circostanti sono ben consapevole del male che trasportiamo meglio stare attenti.

@Dardan @Fezza @Theraimbownerd @Albedo post riempito

Modificato da Monkey77

Vaulath

La camminata mi rende particolarmente nervoso. Non potermi fidare dei miei sensi è un'esperienza nuova e fortemente sgradevole. Faccio del mio meglio per guidare i miei compagni verso la Valle insieme a Erika, ma mi ritrovo a dubitare di me stesso a ogni passo.

Non so da dove derivino queste illusioni, o chi le abbia create. So solo che quando finalmente arriviamo all' Abbazia del Fascio Dorato tiro un rumoroso sospiro di sollievo. Almeno qui saremo al sicuro.

Akseli

Quando finalmente la nebbia si dirada e l’Abbazia del Fascio Dorato appare davanti a noi, sento un peso enorme sollevarsi dal petto.
"Finalmente" Mi fermo un istante sul crinale, lasciando che il cavallo riprenda fiato, e osservo la struttura sacra con un misto di sollievo e profonda inquietudine.

"Andiamo. Speriamo che l’Abate sia disposto ad accoglierci senza troppe domande"

Erika

Ora che siamo quasi arrivati sono più nervosa di prima. Quasi che la breve distanza che manca fosse solo un'illusione e in realtà il eggio debba ancora venire.

Continuo a guardarmi attorno nervosamente.

Muoviamoci. Prima arriviamo meglio è. Non mi piace stare qui...

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