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I vecchi manuali di D&D su DMs Guild ora hanno un Disclaimer

Disclaimer: vista l'alta sensibilità del tema trattato in questo articolo (considerato Tema a Rischio, come specificato negli articoli 1.6 e 1.12 del Regolamento di Dragons' Lair), abbiamo deciso di disabilitare i commenti. Si tratta di una soluzione temporanea, che abbiamo deciso di adottare in attesa di poter introdurre una versione più aggiornata del Regolamento. Nei prossimi giorni, infatti, lo Staff di DL' si riunirà per definire nuove linee guida riguardanti proprio la discussione di argomenti simili. Nel frattempo ci scusiamo per il disagio.
 
In linea con un annuncio sul trattamento della Diversità da lei rilasciato qualche settimana fa e in riconoscimento del fatto che, rispetto a 40 anni fa (quando D&D è nato), il mondo è cambiato, la Wizards of the Coast ha deciso di inserire all'interno dei vecchi manuali di Dungeons & Dragons pubblicati sul DMs Guild un Disclaimer riguardante il contenuto in essi trattato. Tale Disclaimer ha lo scopo di avvisare i lettori di oggi che quei manuali sono figli del loro tempo e che, quindi, possono contenere idee, concetti e affermazioni che non rispecchiano i valori del D&D di oggi. Un esempio di manuale in cui è stato inserito il Disclaimer è Oriental Adventures per la 1e.
Qui di seguito potete trovare la traduzione del Disclaimer in italiano:
Ed ecco qui la versione originale:
Fonte: https://www.enworld.org/threads/older-d-d-books-on-dms-guild-now-have-a-disclaimer.673147/
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By aza

ManaDinamica – Magia ed Entropia

La magia può sembrare una cosa meravigliosa: si tratta di uno strumento in grado di fare, in prima approssimazione, qualunque cosa.
Abbiamo tuttavia già visto nel precedente articolo che la faccenda non è così semplice: infatti, per ottenere un qualunque effetto magico che sia fisicamente coerente, abbiamo bisogno di spendere energia. E abbiamo bisogno di ottenere questa energia da qualche parte.
Ma il problema non si ferma qui: ogni volta che l’energia viene trasformata da una forma all’altra, una porzione di essa sempre maggiore viene dispersa, diventando inutilizzabile per il suo scopo originario
Oggi parliamo del secondo principio della termodinamica… applicato alla magia!

Calore e movimento
Se mettiamo a contatto tra loro due oggetti a diverse temperature, il più caldo comincerà a raffreddarsi e il più freddo a scaldarsi finché non raggiungeranno la stessa temperatura.
Questo fenomeno, detto “principio zero della termodinamica”, è evidente se mettiamo un cubetto di ghiaccio nell’acqua d’estate: il cubetto si scalda, sciogliendosi, ma nel farlo raffredda l’acqua.
Quello che è accaduto è che una certa quantità di energia, detta calore, ha abbandonato il corpo caldo, raffreddandolo, per introdursi in quello più freddo e riscaldarlo.
Questo passaggio di energia può essere “imbrigliato” per ottenere movimento: le macchine in grado di compiere queste trasformazioni sono dette Motori Termici, tra cui il motore a scoppio, il motore stirling e l’immancabile motore a vapore.

Un modellino di motore stirling. Una lieve differenza di temperatura tra il sopra e il sotto della base è sufficiente per far girare la ruota.
Un motore termico ha infatti bisogno di due “ambienti”, uno più caldo dell’altro, e la sua capacità di funzionamento dipende proprio da tale differenza di temperatura.
Quando, nel mondo reale, gli scienziati, ingegneri e inventori del ‘700 e ‘800 cominciarono a studiare il rapporto tra il calore fornito a una macchina a vapore e l’energia meccanica (cioè legata allo spostamento della vaporiera) che essa era in grado di rilasciare, si accorsero che una porzione di tale energia veniva perduta.
Infatti, parte di quel calore andava comunque a riscaldare l’ambiente esterno, più freddo ovviamente della caldaia: questo implica che, se da una parte l’aria esterna circola ed è in grado di rinnovarsi, la caldaia va via via raffreddandosi e richiede sempre nuovo combustibile.
Per quanto si possano migliorare numerose parti di un motore, per esempio riducendo gli attriti (che dissipano ulteriore preziosa energia), una porzione di dispersioni energetiche dovute a questo scambio di calore sarà sempre, inesorabilmente presente.
Tale evidenza portò a una delle formulazioni del “Secondo Principio della Termodinamica”, quella di Lord Kelvin: “È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea” 
Fu questa triste scoperta, l’inevitabile dispersione dell’energia, che portò gli scienziati del tempo alla definizione di una nuova grandezza fisica: l’Entropia.
Energie inutilizzabili
L’Entropia viene spesso definita come lo “stato di disordine di un sistema”, ma si tratta di una definizione che può confondere: infatti non si tratta banalmente di sistemi nei quali gli elementi siano “riposti ordinatamente”.
Due oggetti a temperature diverse e a contatto tra loro, infatti, sono ugualmente “ordinati” prima o dopo aver scambiato calore tra loro.
Quello che invece sappiamo grazie ai motori termici è che se due oggetti hanno temperature diverse è possibile usarli per generare energia meccanica, mentre questo è impossibile se hanno la stessa temperatura.
In questo secondo caso, infatti, la loro energia è stata “distribuita” tra di essi, mentre inizialmente essa era “disponibile” per generare lavoro.

Se immaginiamo le unità di energia termica come palline, esse possono essere utilizzate per produrre movimento solo finché sono separate
Badate bene che, dopo lo scambio di calore, tale energia non è stata “perduta” nel nulla: l’energia totale è conservata e così il primo principio della termodinamica, solo essa non è più “sfruttabile” alla stessa maniera.
La sua “qualità” è diminuita.
L’Entropia è, di fatto, la misura di questa “riduzione di qualità” dell’energia di un sistema.
Un’evidenza nata sia dall’osservazione naturale che dagli studi di Carnot è che l’entropia è sempre in continua, inesorabile crescita, e quindi la “qualità” dell’energia è in perenne calo.
Ciò ha portato a un’ulteriore formulazione del secondo principio della termodinamica: “in un sistema isolato l’entropia non può mai diminuire”.
Tutti i fenomeni spontanei, infatti, aumentano (o quantomeno mantengono inalterata) l’entropia del sistema: il calore fluisce da un corpo caldo a uno freddo, anche quando si cerca di imbrigliarlo con un motore, riducendo inevitabilmente l’efficacia del processo (come abbiamo già visto).
Tutti i fenomeni naturali che portano alla dispersione dell’energia sono prima o poi inevitabili: il ghiaccio fonde, gli oggetti cadono, il ferro si ossida, le pile si scaricano, le stelle si spengono e gli esseri viventi, alla fine, periscono.
Questo non significa che sia impossibile ottenere effetti opposti a quelli spontanei: abbiamo ad esempio inventato frigoriferi e condizionatori per abbassare la temperatura.
Tuttavia, tali macchinari si “limitano” a spostare il calore, ad esempio, del cibo congelato nell’ambiente fuori dal frigo, e consumano energia per farlo: parte di questa energia poi, ovviamente, non sarà utilizzabile per raffreddare gli alimenti ma verrà dispersa.
Se noi cercassimo di utilizzare la differenza di temperatura tra frigo e stanza per alimentare un motore termico, otterremmo ancora meno energia di quella necessaria per mantenere il cibo congelato.
L’energia necessaria per raffreddare un oggetto è insomma superiore a quella che si otterrebbe utilizzandolo come ambiente freddo per un motore termico: questo perché parte di quell’energia è stata dispersa proprio a causa dell’entropia.
Come per un cambio di valuta, scambiare euro per dollari avrà un costo: riscambiando indietro dollari con euro, un ulteriore costo, ci troveremmo in mano meno soldi di quelli iniziali.

Ogni trasformazione d’energia riduce quella disponibile per nella nuova forma, disperdendone inevitabilmente altra a causa dell’entropia
Inoltre, andando ad effettuare il calcolo, vedremmo che, dove l’entropia dell’interno del frigorifero è diminuita, quella del suo esterno è aumentata di una quantità superiore: l’entropia totale infatti aumenta sempre.
A seguito di un’azione su un sistema che ne riduca l’entropia ci sarà sempre un sistema più grande che lo circondi la cui entropia totale è aumentata (o al limite è rimasta identica): si dice in gergo che “l’entropia dell’universo” non può mai diminuire.
Come per i frigoriferi, anche i meccanismi degli esseri viventi riescono a mantenere sotto controllo l’entropia, a scapito tuttavia delle sostanze che espellono: gli scarti del corpo umano, se anche non fossero per esso dannosi, sarebbero comunque meno nutrienti dell’equivalente cibo necessario per crearli.
Se fossimo in grado di assimilare gli elementi nutritivi del terreno e produrre autonomamente determinate molecole biologiche necessarie per il nostro organismo, come alcune proteine, troveremmo svantaggioso nutrirci di piante e animali poiché il loro “passaggio” ha rubato energia.
Ogni trasformazione di energia ha, infatti, un determinato “rendimento”, cioè una percentuale dell’energia investita che è effettivamente utilizzabile dopo una trasformazione: il rendimento è sempre inferiore al 100% e tale perdita, dovuta all’entropia, va accumulandosi ad ogni passaggio.
Se, per esempio, della benzina viene bruciata per spingere un’automobile, tale processo è più efficiente (si ha cioè a disposizione più energia effettiva) che se tale motore fosse usato per produrre energia elettrica ed essa, a sua volta, utilizzata per alimentare un motore elettrico di un’automobile: motivo per cui le auto elettriche sono efficienti e meno inquinanti solo se ci sono scelte oculate nella produzione dell’energia elettrica.
A loro volta, i combustibili fossili come il petrolio, “fonti” di energia, non sono che l’effetto della degradazione di energie ben superiori accumulate milioni di anni fa durante la crescita, ad esempio, delle piante ormai fossilizzate e dell’azione dei batteri su di esse: l’energia spesa, insomma, per creare un albero e trasformarlo in carbone fossile è superiore a quella ottenuta bruciando quello stesso combustibile.
Per riassumere il concetto, l’entropia è la misura della degradazione dell’energia di un sistema: essa aumenta inesorabilmente a ogni trasformazione d’energia, rendendola sempre più inutilizzabile e portando spontaneamente a fenomeni come la dispersione del calore, dell’energia e la devastazione del tempo.
Gli effetti sulla magia
Ma quali effetti avrebbe l’entropia sulla magia, alla luce anche dell’articolo precedente?
Tanto per cominciare, l’energia magica disponibile sarebbe, se possibile, ancora meno.
Che sia accumulata fuori o dentro il mago, l’energia magica tenderebbe a disperdersi: sarebbe forse questo fenomeno a concedere l’esistenza di incantesimi che permettano la percezione della magia.
Questo implicherebbe, per esempio, che gli effetti magici vadano a svanire nel tempo e causino tutti quei classici eventi come l’indebolimento dei sigilli magici per trattenere chissà quale oscuro demone del passato.
Sarebbe anche molto in linea con tutte quelle ambientazioni nelle quali la magia si è via via ridotta e non sia più facile come un tempo produrre chissà quali effetti meravigliosi, un classico anche di tanti racconti  che pongono spesso le vicende in epoche successive a quelle degli dei e degli eroi: un tale sapore si respira, ad esempio, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, nel Signore degli Anelli ma anche, da un certo punto di vista, in ambientazioni dove magia e tecnologia si confondono come Warhammer 40.000.

Ma come giustificare la presenza di antichi artefatti di ere perdute in grado di garantire immensi poteri, come quelli tipici della terra di mezzo?
Una maniera per limitare lo scambio di energia al minimo è quello di utilizzare contenitori adiabatici, che riescono quasi ad azzerare lo scambio di calore (chiaramente non è possibile azzerare completamente le perdite per un tempo infinito… proprio per colpa dell’entropia!).
L’idea di ridurre la dispersione dell’energia è ampiamente utilizzata in ambito tecnologico per materiali isolanti (basta pensare all’edilizia o ai termos) nonché per altre applicazioni come i Volani, pesanti oggetti tenuti in rotazione nel vuoto su cuscinetti magnetici in modo che non disperdano il loro movimento rotatorio (il quale viene poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia).
Impedire a un oggetto magico di rilasciare energia potrebbe essere sia una maniera per allungare la sua vita sia, nell’ottica precedente, di celarne la natura.
Ma un oggetto di potere immenso in grado di durare millenni potrebbe somigliare di più a una forma di vita magica, che ottiene la sua energia dall’ambiente esattamente come le piante (entro un certo limite) dal sole.
In base a come funzioni il mana in un mondo di finzione, oggetti e creature che si nutrono di esso potrebbero ridurne la disponibilità magica in una determinata area, cosa che potrebbe portare a divertenti implicazioni.

Ma l’effetto più importante dell’entropia sulla magia è che la sua energia è ancora più preziosa: ad ogni trasformazione, infatti, viene dissipata, che sia per il passaggio dal metabolismo umano a una riserva magica, dall’ambiente circostante agli incantesimi stessi.
Gli incantesimi poi dovrebbero, se possibile, agire in maniera estremamente diretta: sollevare un masso, per esempio, dovrebbe evitare di richiedere l’apertura di un portale sul piano elementale dell’aria per manifestare una corrente ascensionale (anche se può darsi che un mero sollevamento non sia poi così facile da ottenere… ma ne parleremo oltre!).
Alla stessa maniera, una palla di fuoco potrebbe essere ottenuta separando ossigeno e idrogeno nel vapore acqueo presente nell’aria, spezzando i loro legami tra loro e ottenendo, per ricombinazione, un effetto esplosivo… ma questo richiederebbe un enorme dispendio di energia.
Perfino l’arco elettrico di un fulmine sarebbe molto più semplice da causare, ma richiederebbe comunque più energia di una punta affilata sparata magicamente sul nemico.
Diversa invece la situazione se queste energie magiche fossero presenti e pronte a svilupparsi in maniera selvaggia: in tal caso, il mago potrebbe limitarsi a gestire con perizia il flusso magico incontrollato, lasciando la dispersione energetica più grande alla fonte magica…

Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/22/manadinamica-magia-ed-entropia/

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By aza

ManaDinamica – Conservazione dell’Energia

Uno dei problemi da affrontare, nei giochi e nella fiction in generale, dovuto all’introduzione della magia è integrare tali fenomeni all’interno del mondo per creare un contesto coerente e in qualche modo credibile.
In questa rubrica, dedicata soprattutto agli inventori di mondi (che siano scrittori o dungeon master), cercheremo di analizzare come potrebbe funzionare una magia “fisicamente corretta” ed evitare la classica domanda: “ma perché, se c’è la magia, la gente continua a zappare la terra e morire in modi atroci?”.

IL PROBLEMA ENERGETICO
Se la magia fosse fisicamente corretta, dovrebbe rispettare alcune leggi fra le quali i famosi Principi della Termodinamica (o, per l’occasione, della “Manadinamica”).
Tra questi, il primo è il cosiddetto “Principio di conservazione dell’Energia” che richiede che l’energia totale coinvolta in un fenomeno sia conservata, cioè che la sua quantità totale al termine del processo sia uguale a quella iniziale (contando, in entrambi i casi, tutte le forme di energia presente).
Ma cos’è l’Energia?
L’Energia è una grandezza fisica che descrive vari fenomeni simili capaci di trasformarsi l’uno nell’altro: l’energia elettrica usata per alimentare una stufa si trasforma in energia termica, e quella termica in un motore produce energia meccanica sotto forma di velocità (energia cinetica) e/o sollevando pesanti carichi (energia potenziale).

Ma l’energia è anche la base del funzionamento del nostro corpo: noi otteniamo energia dal cibo che mangiamo (dove è accumulata in forma di energia chimica dei suoi costituenti nutritivi) e usiamo questa energia per muoverci, respirare, pensare e per il corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Possiamo dire tranquillamente che la stragrande maggioranza dei fenomeni che conosciamo prevede trasformazioni e scambi di energia, e la magia non può non ricadere in questo sistema: per sollevare un masso con il potere di un incantesimo, l’energia necessaria deve essere ottenuta da qualche parte.
È questo continuo richiamo al “pagamento” di energia che permette di creare un sistema magico fisicamente coerente. Non solo, l’incantesimo deve richiedere tutta l’energia necessaria per ottenere l’effetto desiderato: la generazione di temperature estreme di una palla di fuoco, la crescita di una pianta o lo spostamento di masse ingenti può richiedere una quantità estrema di energia, e talvolta anche difficile da calcolare (soprattutto quando ci sono di mezzo creature viventi o teletrasporti, ma avremo modo di parlarne in altri articoli).
Cerchiamo dunque di rispondere alla domanda: da dove proviene tutta questa energia?
MICROORGANISMI E CONDENSATORI
Una prima possibilità evidente è che l’energia possa essere ottenuta da quella del mago stesso.
Il corpo umano consuma l’energia ottenuta dal cibo per le sue attività, compresa una fetta importante (circa il 60-70%) unicamente per mantenere le funzioni vitali come la respirazione, la circolazione, il pensiero e il mantenimento della temperatura.
Un essere umano, in base all’età, al sesso e all’attività che compie, ha un consumo energetico quotidiano che può andare tra le 1500 e le 2500 kilocalorie circa: la stessa quantità di energia, espressa in Joule (l’unità di misura dell’energia nel sistema internazionale), oscilla tra i 6300 e i 10500 KiloJoule.
Se fosse possibile prendere una piccola frazione, ad esempio l’1% dell’energia di una “persona media” (8000 KJ per comodità), avremmo a disposizione 80 KJ, cioè 80.000 Joule.

Ma “quanti” sono 80.000 Joule?
Sono, ad esempio, pari all’energia necessaria per sollevare di un metro un masso di 8 tonnellate!
L’energia per una simile impresa titanica, ben lontana dalle capacità umane e facilmente assimilabile a un “prodigio magico”, è pari al solo 1% dell’energia consumata da un essere umano “medio”.
Ciò che impedisce a una persona di usare la sua energia in questa maniera è il concetto di “potenza”, cioè l’ammontare di energia che può essere emessa in un determinato ammontare di tempo. I nostri muscoli non sono abbastanza potenti da sollevare massi di una tonnellata (1000 kg) in alto di un metro, ma più che capaci di trasportare un oggetto di 10 kg per un dislivello di 100 metri: queste due azioni richiedono lo stesso ammontare di energia, ma la prima richiede molta più forza e molto meno tempo.

Se riuscissimo a rilasciare energia in tempi inferiori, potremmo letteralmente dare vita alla magia partendo dalla stessa energia dei corpi umani: ma come accumulare questa energia e rilasciarla tutta assieme?
Un mago potrebbe avere una “riserva” di energia magica che viene lentamente ricaricata dal suo stesso metabolismo e che può essere rilasciata rapidamente dando vita a effetti magici, e l’energia mancante del mago potrebbe giustificare la classica carenza di forza fisica che accomuna i maghi in molti giochi di ruolo.
Un’opzione potrebbe essere fare ricorso a sostanze prodotte dall’organismo e accumulate in appositi tessuti, come facciamo già nella realtà con i grassi, in grado di essere “bruciate” per ottenere un picco di energia.
Se invece non volessimo alterare la biologia umana, potremmo immaginarci un microorganismo simbiontico simile ai famosi Midi-Chlorian di Star Wars, in grado di sopravvivere solo in organismi molto specifici (magari in maniera simile a quello che accade con gli antigeni del sangue, solo più complesso).
Infine, il mago potrebbe ottenere energia sottraendola dagli esseri viventi circostanti, in pieno stile “rituali sacrificali” o, più semplicemente, prendendo ispirazione dalla recente serie di The Witcher.

Il rilascio dell’energia dovrebbe essere rapido, con un funzionamento simile a quello del flash delle macchine fotografiche. Le pile, infatti, non sono in grado di fornire una potenza sufficiente per il lampo: il flash, in questo caso, è ottenuto da un Condensatore, un componente dei circuiti in grado di accumulare al suo interno cariche elettriche (cioè, sostanzialmente, elettroni, le particelle che compongono la corrente elettrica) e di scaricarsi molto velocemente.
In questo modo, anche se la velocità di ricarica della pila è ridotta, il condensatore è in grado di fornire rapidamente una grande quantità di energia per il flash: allo stesso modo, un mago dovrebbe essere in grado di bruciare rapidamente la sua riserva energetica per ottenere, in poco tempo, grandi quantità di energia per dare vita ai suoi incantesimi.

Un condensatore. La vostra scheda madre ne è piena.
CATALIZZATORI
Se invece l’energia fosse ottenuta esternamente dal mago, come potrebbe egli averne accesso? E come giustificare una quantità limitata di uso di tale potere?
Sempre pensando a un consumo (almeno iniziale) di energia da parte del mago, si potrebbe ipotizzare un’interazione tra il mago e una sostanza esterna, simile alla Trama nel mondo di Forgotten Realms, grazie al quale il mago ottiene i suoi effetti facendo da catalizzatore.
In chimica, molti processi che trasmettono energia verso l’esterno (esoergodici) non avvengono spontaneamente, ma devono essere “stimolati” tramite una certa quantità di energia iniziale, detta energia di attivazione. Si può immaginare, ad esempio, che una certa reazione rilasci 5 Joule di energia, ma che la sostanza debba prima ricevere due Joule come energia di attivazione per avere inizio.
Un esempio pratico di questi fenomeni sono le combustioni, delle quali parleremo in un futuro articolo: un oggetto che brucia emette energia termica, ma ha prima bisogno di un innesco, un evento in grado di fornirgli l’energia necessaria per far partire la combustione.

Un Catalizzatore è un elemento, di solito una sostanza chimica, in grado di produrre un effetto di Catalisi, cioè di ridurre l’energia di attivazione: nell’esempio precedente la reazione potrebbe, grazie a un catalizzatore, richiedere un solo Joule per avere inizio.
Se il mago fosse in grado di agire da catalizzatore per la magia, questo spiegherebbe come mai solo i maghi sono in grado di usare tale potere, cioè perché l’energia di attivazione è troppo elevata e i non-maghi non sono in grado di abbassarla.
Contemporaneamente, se fosse sempre lui a fornire l’energia iniziale (ridotta grazie alla catalisi) si giustificherebbe anche un utilizzo limitato della magia da parte dell’incantatore.
MASSA ED ENERGIA
Un’ultima, notevole fonte di energia è la cosiddetta annichilazione della materia: la possibilità cioè di trasformare direttamente materia in energia mediante la famosa formula di Einstein.

Si tratta di una quantità di energia enorme: mezzo grammo di materia produrrebbe la stessa energia della bomba di Hiroshima.
Fortunatamente si tratta, nel mondo reale, di un processo assai complesso da ottenere: per avere una annichilazione è necessario far incontrare ogni particella del nostro materiale con la sua antiparticella. Queste ultime sono complesse da ottenere e prodotte solo da reazioni nucleari rare e altresì molto costose, in termini energetici (e non), da ottenere: all’attuale stato delle cose, il più grande apparato in grado di generare tali antiparticelle (il Large Hadron Collider, o LHC, del CERN di Ginevra) sarebbe in grado di ottenere un grammo di antimateria in… qualche milione di anni!
Tuttavia, immaginando di ottenere energia dai due processi precedenti, sarebbe forse possibile annichilire quantità di materia sufficientemente piccole da concedere comunque effetti prodigiosi… se l’antimateria fosse già presente. Infatti, produrre antimateria richiede processi molto più costosi (in termini di energie) di quanto poi riottenuto dall’annichilazione, fino a 10 miliardi di volte tanto.
Anche se, infine, essa fosse già disponibile al mago, questi dovrebbe assicurarsi di mantenere l’antimateria confinata nel vuoto, impedendogli di interagire con qualunque genere di materia, perfino l’aria: tale situazione viene comunemente ottenuta, nel mondo reale, tramite potenti campi elettromagnetici che possono risultare letali alle persone che si avvicinano troppo.

Sarebbe invece possibile ottenere parte dell’energia dagli atomi mediante fusione e fissione: in questo caso, tuttavia, la quantità di energia ottenuta da ogni atomo è molto inferiore e sarebbero necessarie quantità importanti di materiale (e il materiale giusto!), nonché condizioni peculiari di temperatura e pressione altrettanto complesse da ottenere (che richiederebbero ulteriori, drammatiche energie iniziali).
IL PREZZO DA PAGARE
Questa (relativamente) vasta serie di opzione potrebbe far pensare che ottenere energia possa essere semplice, ma si tratta di una conclusione errata.
Il mago dovrebbe indubbiamente pagare il prezzo iniziale consumando parte della sua stessa energia, energia che, se fosse accumulata in una sorta di condensatore magico, non sarebbe disponibile dell’incantatore (al di fuori del suo uso magico) e lo lascerebbe permanentemente spossato.
Se facesse inoltre da catalizzatore per una qualche fonte esterna di energia, essa si andrebbe, nel tempo, a consumare inevitabilmente la fonte di energia magica esterna proprio come i combustibili che diventano inutilizzabili dopo essere bruciati.
Infine, la stessa capacità di annichilire materia richiederebbe una grossa fonte di antimateria oppure energie tali da non giustificarne l’utilizzo, e anche l’energia nucleare si potrebbe sfruttare solo con condizioni estreme di temperatura e pressione.

E’ evidente dunque che l’idea di usare la magia per affrontare problemi altrimenti risolvibili è una mossa assai sconveniente, e che rivolgersi agli incantesimi dovrebbe essere giustificato solo da una necessità particolare e immediata.
E ancora non abbiamo parlato del fatto che non tutta quell’energia può essere utilizzata per lanciare una magia… ma per quello, aspettate il prossimo articolo di Manadinamica!
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/15/manadinamica-conservazione-energia/

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Exploring Eberron uscirà a Luglio 2020 su DMs Guild

Inizialmente previsto per Dicembre 2019, Exploring Eberron di Keith Baker - il creatore originale dell'ambientazione Eberron - ha finalmente una data di uscita definitiva: Luglio 2020. Come spiegato sul suo sito ufficiale, infatti, Kaith Baker si è trovato costretto a posticipare la pubblicazione del supplemento non solo per via del COVID-19 e di altri contrattempi personali, ma anche per darsi il tempo necessario a inserire al suo interno tutto il materiale promesso. Nonostante il ritardo, tuttavia, ora il manuale è nella fase conclusiva della sua produzione e sarà dunque disponibile a Luglio sul DMs Guild, lo store online ufficiale della WotC.
All'interno di Exploring Eberron, Keith Baker esplorerà nel dettaglio i luoghi e i piani d'esistenza di Eberron a cui i manuali del passato hanno prestato minor attenzione. E' possibile dare un primo sguardo al contenuto del manuale grazie alle Anteprime rilasciate dall'autore il Maggio scorso. Trattandosi di un manuale Terze Parti pubblicato su DMs Guild, invece, purtroppo non è possibile aspettarsi una sua traduzione in lingua italiana (a meno che la WotC decida altrimenti).
Inoltre, come rivelato dall'autore sul suo sito ufficiale:
Trattandosi di un manuale pubblicato da Terze Parti (si tratta di un supplemento realizzato da Baker e non dalla WotC), il materiale contenuto in Exploring Eberron non potrà essere considerato canone ufficiale di Eberron. Poichè, tuttavia, ogni gruppo può decidere da sé la forma che Eberron avrà al proprio tavolo (come ricordato da Baker stesso), starà ad ogni gruppo decidere se considerare valide o meno le informazioni pubblicate da Baker in questo supplemento.
  Exploring Eberron sarà disponibile sia in versione con copertina rigida, sia in versione PDF. La prima versione sarà un libro con copertina rigida premium da 8,5″ x 11″ (simile al formato dei manuali ufficiali WotC).
  Non è possibile preordinare Exploring Eberron (DMs Guild non consente le prenotazioni), quindi i tempi di consegna della copia cartacea cartonata sono di almeno 1-2 mesi, ma sarà possibile avere immediatamente la copia PDF. Prima di ordinare la versione cartacea, tuttavia, assicuratevi che su DMs Guild sia disponibile la spedizione nel nostro paese.
  Il supplemento avrà un totale di 247 pagine e conterrà 49 illustrazioni originali. Grazie a @senhull per la segnalazione.

Fonte: http://keith-baker.com/bts-exploring/
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Guidiamo assieme la DL verso il futuro

Come vi accennavamo nell'annuncio di settimana scorsa, lo Staff D'L ha ora aperto per voi un sondaggio tramite cui ci potrete fornire informazioni ed indicazioni per meglio impostare il futuro corso degli articoli del nostro amato forum. Il sondaggio resterà aperto per 2 settimane, fino al 06 Luglio.
Oltre a fornirci alcuni indicazioni generali su voi come utenti e sui giochi che più amate e giocate, vi chiederemo anche di darci delle indicazioni sul grado di interesse che potreste avere verso alcune generiche categorie di articoli, dagli approfondimenti su determinati aspetti del gioco (il che può intendere sia un'analisi di come certi aspetti sono presenti nei giochi attuali, sia una visione della loro evoluzione negli anni) ai consigli di varia natura su come gestire i vostri gruppi, le situazioni di gioco o la creazione di materiale per le sessioni.
Vogliamo potervi offrire informazioni e articoli sugli argomenti di maggiore interesse per la community e faremo affidamento sulle informazioni che ci fornirete tramite questo sondaggio per meglio dirigere il futuro corso della nostra community.
LINK AL SONDAGGIO
Grazie ancora per il supporto che ci dimostrate sempre e buon gioco a tutti!
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Sir. Soccio

Avventura a Koor

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@Khitan @Voignar @Menog @Linden @Pyros88 @Hiltor

Classiche regole per i post da parte dei giocatori. Vi prego di allegare una piccola descrizione come spoiler ed allegare il vostro nome ad ogni post

Una Quest Inattesa

"Una parola cortese ti porterà più lontana di una moneta d'oro" -  Proverbio del posto.

Piove. La pioggia serale scroscia lungo le incanalature della taverna "La Pinta Avvelenata", che, al contrario di quanto suggerisca il nome, vi accoglie insieme ad un altra ventina di avventurieri (mal contati) fra le sue calde mura in pietra beige. E' una giornata alle porte della primavera, ma la passata stagione non sembra volerle cedere il posto ed il fuoco scoppietta nel camino illuminando gli stendardi di alcune città sudiste appesi alle quattro pareti insieme ad alcune teste di animali impagliati (principalmente cervi, daini ed altra selvaggina dell'entroterra). "Quanto ancora per un boccale?chiede un uomo alzandosi al tavolo da parte al vostro.

Il clima è giovale e la vostra serata scorre fra il baccano degli altri clienti. "Porto Fortuna e le sue vie..." sentire dire da una voce. Un gruppo di sei nerboruti nani, seduti non lontano da voi, parlotta animatamente ed alcuni picchiano sul tavolo i polsi laminati nel tentativo di mettere gli altri a tacere. Uno fuma nervosamente mentre fruga nel proprio zaino mentre i restanti cinque, dai quali sono visibili borracce ed asce adagiati da parte ad essi, sono appoggiati a ciascuna gamba in legno del tavolo. Sembrano essersi dimenticati delle portate, alcuni maialini selvatici arrostiti interi, posati di fronte loro mentre fumano nell'aria. "Gabil gund Mazarbul! Non ci noteranno se...

Vi sono degli halfing (impossibile contarli, vista la loro abitudine a sgusciare sopra e sotto i tavoli) i quali intonano canti folkloristici su una giumenta brandendo pinte come fossero trofei ed insozzando il pavimento con pozzanghere di birra chiara .Uno di loro estrae quello che sembra a tutti gli effetti un ukulele ed accompagna il canto. 

"La giumenta è scappata
E il bardo camminerà
Finché l'avrà trovata
Ma il fiume è in piena
Le strade inondate...
"

Il resto degli avventori, degli umani di media età sparpagliati nella taverna, assiste alla scena, chi unendosi al coro brinando con complicità chi con sguardo impassibile. Un mezzelfo, seduto in disparte, assiste alla scena con uno smorfia da cui si intravede un leggero disgusto. Non si nota la parte superiore del volto poiché indossa un mantello con copricapo verde chiaro dal quale emergono dei vecchi stivali logori e sporchi di fango. Sul tavolo una candela quasi consumata, delle pergamene sulle quali è poggiato un calamaio ed una penna d'oca il cui inchiostro fresco, di un blu spento, gocciola sulle stesse. "Suona quella di Balak il Guerriero, Rob!" chiede un halfing a gran voce. 

L'aroma speziato di trinciato d'alcune pipe, le churchwarden dei nani, si mischiano con i profumi dello stufato di cinghiale che proviene dal resto del bancone, nella cucina. Una nube di fumo grigio si forma immobile sopra le vostre teste, avvolgendo come nebbia i lampadari pendenti dalle travi del tetto."Fergus, portaci anche le tue patate al forno!" urla un uomo. 

Fergus, il corpulento oste della taverna, vi si avvicina cercando di non inciampare nel suo lungo e sudicio grembiule in cuoio. Passa la grassoccia mano sulla fronte per asciugarla dal sudore con uno straccio che ripone in una tasca dei pantaloni."Cosa posso servire a degli avventurieri? Abbiamo un ottimo stufato di cinghiale con salsa al sambuco stasera." chiede con affanno non ricordandosi i vostri volti, nonostante voi siate recati spesso alla Pinta per avere ristoro.

 

Premessa sul villaggio. Per tutti.

Spoiler

Nessuno degli avventori, eccetto i nani, indossa delle armature, presumibilmente sono mercanti o contadini. Vi trovate nel villaggio di Erith sul fiume, sito ad un viaggio di un giorno dalla capitale: vi risiedono qualche centinaio di anime a prevalenza umana ed halfing. Oltre alla dimora del borgomastro e dell'armeria, è il classico villaggio agricolo immerso nel verde tipico sudista.

 

Edited by Sir. Soccio

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Gilon Whiteflame

Spoiler

Gilon è una nano giovane (per gli standard dei nani), sulla sessantina. Ha i capelli castani tagliati corti e una barba non troppo folta raccolta in una grossa treccia sotto il mento. I suoi occhi sono scuri e gioviali, il sorriso pronto e franco. Ha una fisico robusto e mani callose e ricoperte di bruciature, tipiche di ha lavorato in una forgia. Indossa una cotta di maglia e abiti da viaggio di colore verde scuro. Accanto alla sedia ha appoggiato un martello da guerra, uno scudo rotondo con inciso il volto di Tymora circondato dai tipici trifogli e una piccola lira. Lo scudo, di ottima fattura, a una ispezione ravvicinata dimostra vari graffi e indentature, segno che è stato utilizzato parecchie volta in battaglia. La persona di Gilon è sicuramente amichevole e sorridente, ma il suo armamentario parla anche di un nano abituato a combattere.

In una serata fresca e piovosa non c'è niente di meglio di una taverna calda e stipata di gente. I rumori, i profumi, le storie sono come miele per le mie orecchie e le mie narici. La giornata è stata lunga, la strada percorsa a piedi tanta e la Signora che Sorride mi ha concesso di arrivare in tempo per occupare l'ultimo tavolo disponibile assieme a qualche amico. Mi sto ancora godendo la senzazione del calore del camino che mi asciuga le ossa dalla pioggia quanto l'oste piomba per prendere la nostra ordinazione.

Stufato abbondante e birra abbondante per me esclamo senza esitazione Come al solito aggiungo con un sorriso per l'oste smemorato.

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Sshelia "Occhi d'oro" Szsatslam

Descrizione

Spoiler

Ssheila è una yuan-ti di sangue puro e la sua discendenza esotica è chiaramente visibile. Per quanto abbia un aspetto prevalentemente umano, i tratti del volto sono più sottili del normale, il naso tende ad essere meno pronunciato e le labbra sono appena visibili. Ciò che colpisce maggiormente di lei però, guardandola in volto, sono gli occhi: grandi, dorati e con le pupille assottigliate. Nonostante i tratti "strani" per la normalità di Koor, non si può dire che non abbia una bellezza particolare, forse non per tutti i gusti, ma sicuramente attira più di uno sguardo quando cammina per le strade. Capelli neri come la pece e lucenti, lunghi più o meno fino alle spalle e perfettamente dritti, incorniciano il volto dalla pelle olivastra. Ad uno sguardo attento si possono notare tracce di scaglie sulla pelle del volto ma non sono visibili ad uno sguardo di sfuggita. 

Il resto del corpo, longilineo e sinuoso, è interamente ricoperto da abiti. Indossa prevalentemente maglie leggere, con colori tendenti al verde scuro, rigorosamente a collo alto, sormontate da un'armatura in pelle non eccessivamente pregiata. Pantaloni attillati di pelle con gli stessi toni scuri, stivali comodi e guanti fino al gomito. Questo fa sì che l'unica parte visibile del suo corpo sia effettivamente il volto. 

Raramente l'avete vista con armi addosso, se non un semplice pugnale, nulla di sfarzoso, alla cinta. 

In generale sta molto per le sue, parla poco, avete potuto vederla lavorare nella locanda come sguattera. Le poche volte in cui si è seduta al vostro tavolo, più per mancanza di tavoli liberi che per scelta, non si è dimostrata una compagnia eccessivamente divertente, rifiutando di bere ed evitando buona parte delle possibili domande che possiate averle rivolto. Le poche volte che ha parlato avete tutti potuto notare come la sua voce sia graffiata, come se avesse qualche problema alle corde vocali. 

Ovviamente la mia serata libera dev'essere una delle serate in cui la locanda è più piena, complice anche la pioggia battente all'esterno. Appoggiata allo schienale della sedia, costretta ad unirmi ad un tavolo già occupato, attorniata da avventurieri che ho già visto di passaggio ma con cui non mi sono mai curata di conversare troppo, mi guardo attorno, cercando di nascondere il fastidio sul mio volto. Sorrido di tanto in tanto quando qualcuno mi rivolge la parola, sorrisi di cortesia accompagnati da poche parole, ma non sono mai io ad iniziare una conversazione. Preferisco di gran lunga ascoltare. 

Quando Fergus si avvicina chiedendo l'ordinazione mi volto verso di lui. Acqua e qualcosa di leggero per me Fergus. Gli rispondo con un mezzo sorriso. Lavoro in questa locanda da abbastanza tempo da aspettarmi che sappia i miei gusti. Ti devo già abbastanza soldi così com'è, senza aver bisogno di aumentare il debito con i tuoi prezzi sproporzionati. Il tono è quasi giocoso, per quanto possa essere giocoso il mio tono. Mi piace stuzzicare il corpulento uomo. 

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Reddoc Finner, Halfling Ranger

Spoiler

La pelle del viso è vistosamente liscia, seminascosta da un ciuffo castano che si adagia sulla fronte piuttosto spaziosa. Le orecchie, già piccole di suo, spuntano appena dietro alle folte basette arruffate. A causa della ridotta statura, Reddoc non appare in nessun modo minaccioso, al contrario trasmette gioia e tranquillità, forse anche grazie al suo usuale sorriso sincero. Sotto gli abiti da viandante, semplici ma ordinati, si intravede una corporatura piuttosto robusta, rispettando pur sempre i canoni di un piccolo halfling. Sulla schiena, oltre alla sua attrezzatura da esploratore, è sempre ben visibile l'arco lungo, un compagno essenziale in ogni suo viaggio.
E' quasi impossibile incontrare Reddoc senza che vicino a lui si possa scorgere il suo fedele compagno Blanko, una pantera dal manto grigio scuro a tratti ricoperto da macchie nere. I suoi occhi di un verde molto acceso sono a dir poco penetranti, ma fortunatamente è un compagno giocoso ed estroverso, almeno finché non ha motivo per dubitare degli estranei che si trovano vicino a lui.

La serata particolarmente gioviale e calorosa fa sì che sul mio viso prenda forma un sorriso ancor più profondo del solito. I canti folkloristici degli allegri halfling mi ricordano le feste di paese al mio villaggio natìo, per cui il mio sguardo si posa su di loro quasi come fosse magnetico, e intono alcune parole delle tradizionali filastrocche mentre con la mano destra poso delle leggere pacche sulla schiena di Blanko, seduto al mio fianco, per scandire il tempo della musica. Con l'altra mano invece senza accorgermene disegno alcuni gesti come se agitassi un immaginario boccale di birra sempre seguendo le canzoni... la forza dell'abitudine!
Sono talmente preso che quasi mi dimentico degli amici al tavolo, ed è la voce dell'oste che mi riporta con i piedi per terra. Aspetto che Gilon e Sshelia facciano i loro ordini e poi scandisco a Fergus il mio: "lo stufato è perfetto, con una buona dose di salsa per favore, e un boccale di birra, Goldenhop se ne avete". Provo sempre a chiedere una birra fatta col buon luppolo del mio amato villaggio. Poi preciso: "mi raccomando Fergus, non lesinate con le porzioni... sarò pur sempre un halfling, ma lo sai che sono una buona forchetta..." rivolgendomi all'oste in tono amichevole e confidenziale, sempre senza perdere il sorriso che ormai accompagna dall'inizio la serata. "Ah Fergus, non ti dimenticare la bistecca per Balko!" gli ricordo in ultima battuta.

Una volta che tutti hanno risposto all'oste mi rivolgo ai commensali: "finalmente mettiamo qualcosa sotto i denti!" strofinando le mani l'una con l'altra.

Edited by Hiltor

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Tuor 

Spoiler

Un ragazzo sui venticinque anni, col volto ed il corpo segnati dagli elementi e dalla vita all’aperto. Tuor ha una folta chioma di capelli neri tagliati corti, ed una barba appena accennata, sul volto fanno capolino gli occhi color acciaio

veste abiti semplici, pantaloni e tuniche di buona fattura ma dal taglio modesto, con i guanti uno bianco ed uno nero tipico della fede di Tyr, di cui porta fiero Il medaglione al collo, di solito gira senza le sue armi, tranne un vecchio coltello alla cintura 

Birra Fergus, a volontà! Dico allegro al locandiere, mentre prendo posto, non ho molta fame, ma piuttosto voglia di finire in bellezza una giornata tranquilla. Mentre aspetto la birra, mi metto a battere con un piede il tempo del motivetto cantato dagli halfling, dando appena uno sguardo al nano che porta le insegne di Tymora in bella mostra 

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Valinor Vavendis (umano guerriero) 

Descrizione

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Valinor è un uomo sulla trentina carnagione chiara, capelli ed occhi scuri, mentre baffetti, pizzetto e barbetta contornano bocca e sottolineano il profilo della mandibola. Ha uno sguardo fermo determinato, a tratti si direbbe freddo e disincantato, come se ne avesse passate troppe per sorridere alla vita in maniera spensierata. Ha un fisico allenato, spalle larghe, braccia forti, che gli danno un aspetto erculeo nonostante l'altezza nella norma. 

Se non fosse per il suo equipaggiamento, basterebbe anche solo il suo portamento militare, a far intuire chi sia: un soldato. E poi bisognerebbe essere davvero sfortunati per avere delle cicatrici simili senza aver mai calcato i campi di battaglia. Infatti Valinor ha una vasta zona a lato della testa e del volto segnata come da una profonda ustione che scende fino al collo, curata molto bene peraltro, e che rimane per lo più nascosta dalla sua folta capigliatura. A dissipare ogni dubbio, se non all'osservatore più distratto, tre spille attaccate al petto sulla tunica che copre la sua armatura di cotta di maglia con spallacci di metallo: una abbastanza semplice dei volontari arruolatisi nell'esercito, quella più elegante di Ufficiale di Fanteria ed infine la splendente Medaglia al Valore di Talor, ottenibile solo per indubbi meriti sul campo e che lo indica come un vero eroe della guerra, con tutta probabilità quella di un decennio fa contro il Nord. Sotto la corta tunica, stretta in vita da un grosso cinturone, indossava dei pratici pantaloni da viaggio con delle ginocchiere e gambali di metallo, corredati da dei pesanti stivali e guanti di cuoio rinforzati con lamine di metallo, mentre sulle spalle indossa un mantello blu scuro, il cui tessuto è indubbiamente di buona qualità, e foderato di bianco sul lato interno. A tracolla porta appeso un grosso scudo scapezzato con capo a punta prominente, la cui superficie metallica ha aspetto resistente ma anche vissuto, assieme ad un arco lungo ed una faretra, mentre al fianco pende una lunga spada dall'elsa e fodero semplici, ma eleganti, pareva un'arma di ottima qualità e di valore. 

Giungo ad Erith Sul Fiume, un villaggio ad un giorno di viaggio dalla capitale, anche m il to meno se in sella ad un buon destriero e cambiando cavalcatura nei punti di posta atti a tale scopo per i messaggeri del regno. Sono già stato qui altre volte, ma in fondo non c'è nulla di strano, il mio compito mi porta a girovagare per il Powys e a tornare di tanto in tanto negli stessi posti, qualcosa che mi ricorda molto la mia infanzia passata sul carrozzone di mio padre, un mercante ambulante. 

Anche in momenti come questo in locanda, non posso abbassare la guardia, il mio compito non ammette pause, se non quando indicatomi dai miei superiori. Fra queste persone potrebbe celarsi un nemico dell'Impero, qualcuno intenzionato ad usare la magia per scopi malvagi: uccidere, distruggere o corrompere; non posso permettere che accada. La magia è straordinaria e bellissima, ma anche pericolosa e devastante il mio corpo e la mia mente lo sanno fin troppo bene. 

Accanto a me siedono individui particolari, li ho già incrociati altri volte in queste settimane al sud, forse anche loro hanno qualcosa da nascondere. Di sicuro potrei azzardarti a fidarmi del ragazzo devoto a Tyr, dio onorevole e giusto, ma che dire invece di questa donna dagli strani lineamenti e dagli occhi simili a quelli di un serpente? Anche la sua voce sembra il sibilo di una serpe, che abbia anche denti avvelenati? 

Il corpulento oste ci propone il piatto della giornata ed un nano, devoto a Tymora a giudicare dall'emblema sullo scudo, chiede una porzione generosa di arrosto ed abbondante birra: "Anche per me, grazie." mi limito ad aggiungere conciso. Accanto a me ho mezzuomo fin troppo gioviale ed allegro, quasi fastidioso al pari degli altri membri della sua razza che cantano sguiatamente e facendo un baccano terribile assieme a buona parte del resto della clientela. Se solo sapessero che posto è il mondo, altro che giumenche scappate e ballare su guerrieri del passato le cui gesta spesso erano infondate o largamente rimaneggiate. 

In tutto quel trambusto il mio sguardo cade su un gruppo di nani, in viaggio a giudicare dal loro equipaggiamento, che parlottano fra loro in maniera sospetta e su un individuo solitario intento a scrivere su delle pergamene con un inchiostro blu, strano colore per scrivere qualcosa di normale. Anche lui sembra non essere di qui e quando rispose brevemente ad una dele cameriere, ho potuto notare che si tratta di un mezzelfo, dettaglio altrimenti celato dalla testa chinata e coperta da un largo cappuccio. 

 

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Malakai Balkisson, umano "guerriero" warlock hexblade

 

descrizione

Spoiler

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34 enne ormai, Malakai mostra qualche segno del tempo, specialmente nella barba e negli occhi, ma per il resto rimane in forma, anche a causa della vita di avventuriero.

 

La serata è rilassante fino ad adesso, il caldo della locanda aiuta  a sopportare il leggero dolore che la ferita al ginocchio mi da con la pioggia.

Sentire raccontare di gesta di vari eroi mi fa sorridere, sapendo che esistono anche due o tre storielle simili su di me, ma mi è stato solo riferito, non ho ancora avuto l'onore di sentirle cantare.

Vada per lo stufato con la birra anche per me

faccio mentre massaggio un po' il ginocchio destro mentre ascolto la canzone

comunque credo che la storia di Balak sia stata gonfiata, come tutte le ballate, figuratevi che mi hanno detto che in alcune sono stato ferito cinque volte...alla terza ero già più di là che di quà, figuriamoci se mi beccavano altre due...

faccio una leggera risata mentre cerco per fumare non trovandomi addosso la pipa e ricordandomi di averla persa cinque giorni fa durante lo scontro con un cavaliere lungo la via, diamine se aveva fretta quell'uomo.

Ma ditemi...come vi vanno le cose ultimamente ?

Edited by Menog

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Valinor Vavendis (umano guerriero)

Adesso ci si mette pure questo a cercare di fare conversazione e non ha nemmeno ancora bevuto. Ma cosa ha oggi la gente? E' per caso la giornata del "Fare nuove conoscenze" o del "Chi trova un amico trova un tesoro"? Uno non può nemmeno sostare in santa pace per rifocillarsi e rinfrancarsi sotto un tetto che la gente ti assilla con queste domande di circostanza solo perché non sopporta la solitudine o non sa affrontare l'imbarazzo del silenzio fra sconosciuti costretti a sedere fianco a fianco attorno ad un tavolo ognuno con la propria vita ed i propri pensieri. Ma poi perché dovrebbe interessargli sapere come stiamo? Bah.

Lo guardo per un attimo, giusto per non avere la scortesia di fare finta di non sentirlo come sarei tentato di fare nonostante l'indubbia impossibilità data la distanza ravvicinata dalla quale mi ha posto la domanda: "Come vuoi che vada, sempre meglio che su un campo di battaglia." dico burberamente e a mezza voce per poi distogliere lo sguardo, come a non voler proseguire la conversazione corroborato dal fatto di non aver aggiunto il fatale: "E tu?" e nel frattempo cerco di non perdermi che cosa dicono i nani fra loro.

Spoiler

Test Percepire +2

 

Edited by Pyros88

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Tuor

Ah, se ti interessa, c’è qualcuno che canta di come c’erano pure demoni di fuoco e stregoni tra i tuoi nemici dico ridendo a Malakai, mentre invece l’altro umano al tavolo, che pare non aver capito di essere in una caserma e non in battaglia, ringhia una specie di risposta 

Vanno come al solito, cittadina piccola e tranquilla, letti comodi e buona birra

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Gilon Whiteflame (nano paladino)

Con una sonora risata rifilo una potente pacca sulla spalla all'umano di nome Valinor.

Cosa sono questi toni cupi e mesti! Abbiamo buon cibo e buona birra in arrivo, una taverna calda, canzoni e storie! In alto lo spirito, Tymora ci sorride questa sera! C'è anche una dama seduta al tuo tavolo, che vuoi di più!

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Valinor Vavendis (umano guerriero) 

"Chi vuol essere lieto, sia, che di doman non c'è certezza." dico tetramente, fra me e me, facendo mio il verso di un noto poema ch ho avuto occasione di leggere nella biblioteca dell'accademia di magia. 

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Reddoc Finner, Halfling Ranger

"Non fare il modesto Malakai, stando a quel che ci hai raccontato sei stato a un passo dal lasciare questo mondo. Una o due ferite in più nelle voci di corridoio non possono che sottolineare il tuo vero valore" replico con franchezza. 'Ammiro la sua determinatezza nell'aver difeso il proprio villaggio, la propria casa, gli amici...'.

Ascolto poi il prosieguo del discorso, divertendomi ad osservare Valinor che, come impone l'etichetta militare, non si scioglie facilmente neanche durante una serata al caldo in compagnia, e il buon Gilon che prontamente cerca di farlo rilassare trasmettendogli la sua caratteristica leggerezza.

Rispondo dopo gli altri al tentativo di Malakai di instaurare una conversazione: "non c'è male, Malakai, in queste ultime due settimane, io e Balko abbiamo scortato ben 3 gruppi di esploratori, anche se per viaggi brevi. Perciò non mi dispiace proprio una serata al caldo tra cibo, birra e musica".

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Sshelia "Occhi d'oro" Szsatslam

Quando vengo chiamata "dama" dal nano non riesco ad evitare di inarcare un sopracciglio lanciandogli un'occhiata. Non c'è alcuna dama a questo tavolo, fidati. Rispondo laconica. Non c'è fastidio nel tono, sembra non esserci alcuna particolare emozione. Il gruppo inizia quindi a dialogare più o meno amabilmente. Non riesco a trattenere un mezzo sorriso alle risposte del soldato. Credo di sapere cosa sta pensando e mi trovo d'accordo. Tutto questo bisogno di dialogare, di parlare, di condividere. Siamo seduti allo stesso tavolo per sfamare i nostri corpi, non c'è bisogno di dare voce alle nostre bocche. 

D'altro canto so come funziona il mondo, così come so che un alleato in più è meglio di un potenziale nemico, quindi stampo sul volto un sorriso, il più caldo che mi riesca, e mi unisco alla conversazione. La voce graffiata che cerca di essere il più gentile ed accomodante possibile. Oggi è la mia serata libera quindi credo di poter dire che, almeno per ora, sta andando tutto bene. Almeno per una volta non devo lavare i vostri piatti. Mi appoggio quindi più comodamente alla sedia, lanciando un'occhiata significativa al soldato, un'occhiata di solidarietà. Non dico altro però, limitandomi ad ascoltare.

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Valinor Vavendis (umano guerriero) 

La donna serpente mi rivolge uno sguardo solidale di chi capisce la situazione, che contraccambio con un breve gesto della testa come ad intendere di aver capito e di esserle riconoscente. 

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Gilon nano paladino

Così mi fai sentire in colpa, mia cara dama proclamo con tono ben poco sincero d'ora in avanti leccherò i miei piatti fino a lucidarli, così avrai più tempo per bere con noi! 

 

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Naturalmente afferma Fergus accennando un sorriso, che pare più una smorfia di cortesia, per poi andarsene senza proferire altre parole.

Il fracasso nella taverna prosegue a suon di canti e boccali in ferro che si scontrano in improbabili brindisi. Brindiamo al solstizio di primavera propone un halfing barcollante prima di capitombolare a terra suscitando grasse risate della sua compagnia.  Che sia al giovane Finnan ed ai suoi 111 anni! Esclama un altro halfing. Alla salute, Finnan! Dice un secondo. A te! Quando arriva la Bree di Carote?! (Nota torta della zona) Dice un terzo.

La porta della taverna s'apre, lasciando entrare un soffio di aria fresca e con passo lento, preceduto dal suo fido Reed (un levriero color carbone), il Capitano della Guardia Cittadina Fardan. Con l'armatura borchiata gocciolante, annerita in alcuni punti da bruciature che la pioggia ha parzialmente lavato, e della fuliggine ancora in folto, si guarda intorno per un breve instante, pettina i bruni capelli con una mano e procede verso il bancone. Oh, capitano! Si unisca a noi per una pinta! Chiede una giovane halfing senza ottenere alcuna risposta. Fardan le passa accanto non degnandola di uno sguardo Una ciotola con gli avanzi per Reed ed una pinta per me. pronuncia con la sua voce roca, tradendo un leggero affanno e stanchezza.

Chiedo scusa, sentite da una flebile voce provenire alle vostre spalle, posso prenderla?   Un giovane nano, a giudicare dalla corta barba rossastra, e con una mano su una sedia vuota alla vostra tavolata, vi chiede con un malcelato imbarazzo dietro un sorriso. Indossa anch'egli un'armatura, ma nessun'ascia né altre arma spunta dalla sua schiena. 

 

Edited by Sir. Soccio

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Valinor Vavendis (umano guerriero) 

Al passare di una delle cameriere le faccio un cenno richiamando la sua attenzione e quando si avvicina le dico a bassa voce passandogli una moneta adeguata: "La pinta del Capitano Fardan la offro io." 

Arriva poi un giovane nano a chiederci il permesso per la sedia rimasta libera al tavolo, al che gli rispondo con fare e sguardo severi ma voce calma: "La tua ascia dove è finita? Non penserai che la tua armatura basti a proteggerti dal nemico o ritieni che debbanno pensarci i tuoi compagni?" 

Edited by Pyros88

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Tuor 

non commento nulla allo scambio tra il guerriero e il resto della tavolata, troppo occupato a bere la mia birra ed a ammirare le cameriere della locanda. Quando entra il capitano, mi limito ad alzare il boccale verso di lui, in segno di saluto. Quando arriva il giovane nano, il grosso guerriero dimostra di avere l’educazione di un pezzo di legno Prendi pure, a noi non serve. Magari ha capito di essere in una taverna, non in battaglia aggiungo rivolto verso il guerriero 

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Valinor Vavendis (umano guerriero) 

"Pfff, queli come lui durano poco e spesso sono più un pericolo che un aiuto per i propri compagni. Meglio che si dia presto una regolata ed impari stare al mondo. Prima regola: mai separarsi dalla propria arma." dico in tono burbero guardando il nano andarsene. 

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Ssheila "Occhi d'oro" Szsatslam

Osservo incuriosita il capitano entrare. Non è mai stato troppo gioviale, non con me perlomeno, ma dal suo sguardo e dal suo comportamento mi sembra ci sia chiaramente qualcosa di sbagliato. Inoltre quelle macchie di fuliggine sull'armatura...

Mi alzo dalla sedia, ignorando il nano e rivolgendomi di sfuggita al soldato. Non sempre una lama è il metodo giusto di affrontare un pericolo. Gli dico senza guardarlo, l'attenzione diretta sul capitano. Molto più spesso le parole giuste al momento giusto possono avere ben più effetto di un'ascia. E senza aspettare risposta mi allontano, avvicinandomi al capitano. 

Mi siedo accanto a lui, fissandolo intensamente, senza preoccuparmi di nascondere il mio interesse. Tutto bene capitano? Mi limito a chiedergli, cercando di modulare la mia voce in modo da sembrare realmente preoccupata. 

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