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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Di caverne, ovviamente, ne ho viste di ogni forma e dimensione! dico con l'aria di chi la sa lunga. Ma in queste grotte non c'ero mai stato prima. Non che ci sia mai stato motivo per desiderare di entrarci, prima d'ora.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Vi avventurate fuori dalla falegnameria e vi dirigete verso sud, con Urgok che chiude la fila ad alcuni passi di distanza. Arrivate dunque dinnanzi alla porta a sud, di fianco alla quale è affisso un piccolo cartiglio sbiadito che recita "Erb__i_ter_a". Indugiate per qualche istante, poi aprite con una spallata la porta i cui cardini arrugginiti opponevano resistenza ai vostri tentativi di aprirla: vi trovate in un ambiente umido e privo di finestre, rischiarato dalla sola lama di luce, proveniente dal chiostro a cielo aperto, che si insinua attraverso la porta. L'area è stantia ed il tanfo nauseabondo di erba marcia vi riempie le narici facendovi salire un conato di vomito... quando i vostri occhi si abituano all'oscurità, iniziate a distinguere nel buio i profili di moltissimi scaffali affissi alle pareti: essi sembrano strapieni di boccette di vetro e di terracotta - alcune etichettate ed altre no - posate ordinatamente una accanto all'altra; alcuni scaffali hanno ceduto al trascorrere delle decadi rovesciando a terra quanto sostenevano e cospargendo il pavimento di frammenti di vetro acuminato. Dal soffitto penzolano come ragnatele dei mazzi di erbe ormai putride, che ondeggiano sospinti dalla corrente d'aria che si insinua attraverso la porta sollevando sbuffi di polvere grigia. Urgok ignora l'erboristeria e si posiziona in modo da poter osservare meglio il chiostro: al riparo del colonnato, studia con attenzione la saracinesca arrugginita che sbarra l'ingresso sud. Indugia poi sui tre archi che si aprono sulla parete nord: il centrale, il più grande dei tre, lascia intravedere una scalinata di marmo bianco che probabilmente un tempo conduceva ai piani superiori ormai crollati e che ora termina a mezz'aria, nella penombra appare spettrale e desolata come lo scheletro mutilato di un antico colosso. I due archi di destra e di sinistra, invece, sembrano condurre a dei corridoi inghiottiti nell'oscurità; le orme delle creature che vi hanno attaccato poc’anzi spariscono nel buio dell’arco di destra. A ovest, proprio all'altro capo del chiostro rispetto al mezzorco, vi è una piccola porta ad arco acuto, di legno rinforzato con borchie di metallo. Ha un'aria molto più robusta e a suo modo solenne rispetto alle semplici porte grezze e squadrate della falegnameria e dell'erboristeria. La serie di impronte che sbucano da sotto l'inferriata sembrano dirigersi verso di essa... Dalla fontana, l'acqua cristallina continua a zampillare con sfrontata vivacità dall'anfora sorretta dal re nero e dalla regina bianca i cui visi di pietra, eterei ed imperturbabili, sembrano rivolgere un muto saluto ai visitatori che giungono a Falkrest attraverso la saracinesca ora chiusa. L'ululato del vento, che inizia a portare di nuovo con se pesanti fiocchi di neve, vi fischia nelle orecchie in modo quasi assordante. @tutti
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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 15: Duat
Esplorare antiche tombe è un mestiere pericoloso. Scopriamo una storia di grande tristezza e dolore, ed un segreto terribile. Rischiamo la vita nella Piana di Giza, scendendo nel cuore della tomba che custodisce il corredo funebre di Nitocris. 1925, 7 marzo Le sabbie dell’Egitto non nascondono solo tesori, ma segreti che lacerano la mente e la carne. Scrivo queste righe con le mani ancora tremanti, mentre l’odore di polvere millenaria e morte sembra non voler abbandonare i miei vestiti. Ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi tre giorni trascende la logica e si addentra nei territori dell'incubo. Tutto è iniziato con l’incontro con Warren Besart. Quello che un tempo era l'orgoglioso contatto della Penhew Foundation è ora ridotto a una larva umana, una creatura svuotata di ogni dignità. È stato accudito da una donna, madre di un operaio della spedizione Carlyle, la cui vista mi ha gelato il sangue: metà del suo volto è stata strappata via, cancellata da un rituale empio che ha consumato tutti i presenti. Ci ha consegnato un frammento, un residuo di quell'orrore, che vibra di un'energia che non appartiene a questo mondo. La fuga dalla città vecchia del Cairo è stata un teso gioco di ombre. Hector Torres Rojas ha dovuto rischiare la vita attirando il pericoloso Hakim e i suoi sgherri in un vicolo, permettendo a me e a Oscar di fuggire con gli artefatti che avevamo faticosamente recuperato. In quel momento, il timore di finire accoltellati in un angolo buio della città era quasi tangibile, un’angoscia soffocante quanto il caldo del deserto. Ci siamo rifugiati al nostro hotel, dove ci siamo ricongiunti al resto del gruppo, circondati da oggetti sacrileghi trafugati alla spedizione Clive e a una loro sprezzante collaboratrice tedesca. Ma è all'Egyptian Museum che l'ignoto ha bussato con più forza alle nostre porte. Lì abbiamo incontrato nuovamente Ali Kafour , il bibliotecario, e stavolta ci siamo trattenuti più a lungo a parlare con lui. Il mio sesto senso, o forse Mickey, mi hanno suggerito di fidarci di lui e così gli ho mostrato quanto avevamo recuperato nei giorni precedenti, e lui ci ricompensa con delle rivelazioni shockanti. CI racconta di come suo fratello, Omar al-Shakti, ha aiutato Roger Carlyle e la sua spedizione al loro arrivo in Egitto. , guidandoli verso i secreti rituali da compiere per risvegliare la regina Nitocris. Ci racconta che tutto iniziò alla fine della terza dinastia: un individuo chiamato Nefren-Ka, un uomo dalla pelle scura come la notte, giunse con la volontà di riunire il Regno. Lui aveva la consapevolezza di essere non solo un re, ma anche una divinità! Era un essere che conosceva i desideri degli uomini, subdolo e manipolatore, il cui potere accresceva ogni giorno di più. Nyarlathotep! Dopo anni di regno venne rinchiuso e sigillato per sempre, e così una delle incarnazioni del caos strisciante venne sconfitta. Per tenerlo prigioniero venne creato un sigillo magico, chiamato Occhio del Bene e del Male: un potente artefatto al quale deve essere legato un ricordo triste che racchiude in se anche un ricordo felice… un incantesimo potente! Poi, alla fine della sesta dinastia, Nitocris lo liberò. Kafour ci spiega che spezzare l'Occhio del Bene e del Male non è affar semplice, ma richiede bensì rituali e grandi sacrifici - questo spiega come mai Notocris affogò la sua intera corte nelle acque del Nilo: era un sacrificio umano compiuto per rompere il sigillo e liberare Nyarlathotep! Essa espresse un desiderio: riportare indietro dal Duat il figlio morto durante il parto, offrendo in cambio centinaia di anime innocenti… ma qualcuno la tradì: due dei suoi scribi la imprigionarono nella piramide rossa, la cui ubicazione venne dimenticata per via di un incanto che annebbia la mente ed i ricordi, impedendole di riportare in superficie l'anima del neonato. Improvvisamente, tutto ci è chiaro: anche quel sigillo che abbiamo ricomposto in Perù nel 1919 doveva essere un artefatto di questo genere, con il quale contenere il Padre de Los Gusanos, una delle mille incarnazioni di Nyarlathotep! E poi, realizziamo che evidentemente Kafour non è un semplice bibliotecario. Ho avuto l'orribile sensazione che fosse proprio uno degli scribi della Regina Nitocris, la cui punizione fu la vita eterna nell'oblio, per provare ogni giorno sofferenza e pentimento. Kafour ci stupisce ancora, poi, posando sul tavolo gli altri due vasi Kanopi che custodiva gelosamente: ora sono tutti nelle nostre mani! E sono piccoli… piccoli perché contenevano gli organi non di Nitocris ma di un infante: suo figlio. Il tempo sembra essersi spezzato: quando abbiamo ricomposto il papiro di Nitocris, estraendo dai vasi kanopi gli ultimi pezzi mancanti, abbiamo visto l’impossibile. All'interno di un cartiglio vecchio di duemila anni, erano raffigurati i nostri volti. Eravamo lì, testimoni anacronistici di una storia di sangue, dove il fratello di Nitocris impediva brutalmente alla regina di concepire un erede. Guidati da un bambino ambiguo e inquietante di nome Mahmoud, che sembra conoscere ogni segreto proibito di El Cairo, abbiamo attraversato il Nilo con un barcaiolo per aggirare i posti di blocco verso la piana di Giza. Seguendo un'antica filastrocca sulla posizione dell'ombra della piramide, abbiamo trovato l'ingresso del sepolcro contenente il resto del corredo funebre della regina. Un raggio di sole, filtrato da un gioco di specchi, ci ha indicato la via verso le profondità della tomba sepolta da millenni. Lì, l'orrore ha preso forma. In una stanza dominata dai simboli del sole e del serpente Apophis, un errore fatale di Margareth ed Anne ha scatenato una trappola letale. La volta della cripta è crollata e una marea di sabbia ha iniziato a inondare i sotterranei, trasformando la stanza in una trappola mortale di sabbie mobili. Tra le grida, abbiamo trovato l'archeologo James Gardner, membro della spedizione Clive, quasi sepolto vivo. Con uno sforzo estremo e l'uso disperato di corde, siamo riusciti a trarlo in salvo da quella voragine che minacciava di inghiottirci tutti. Gardner, ignaro delle colpe della sua spedizione, stava seguendo la pista di piccoli vasi canopi destinati ai figli morti di Nitocris. Nelle profondità più oscure, nel cosiddetto Pozzo di Osiride, Margaret è discesa da sola. In una stanza semisommersa da acque venefiche dove galleggiavano scheletri, si è trovata davanti alla storia di Osiride e Set, smembrato e poi ricomposto. Ho visto Margaret cambiare: sembrava quasi posseduta dallo spirito di Nitocris, determinata e spietata mentre risolveva l'enigma dei quattro pilastri e nascondeva il secondo artefatto sotto la sua maglia, un segreto tra lei e la regina defunta della quale ora indossa anche la collana. Sta forse perdendo il senno…? Siamo riemersi alla luce delle stelle, risalendo una scala a spirale, stremati e segnati nell'anima. Fuori, abbiamo trovato Hector. Non era solo: era circondato da una gang di ragazzini criminali dei bassifondi, una piccola armata che ha riunito per i suoi fini oscuri. Il deserto ci osserva, e sento che Nitocris non ha ancora finito di reclamare ciò che le appartiene. Citazione Dammi la corona, Margareth. Ritorna in te!
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Scontro finale Curse of Strahd - trattenere i colpi oppure andare "a muso duro"?
Ciao carissimo compagno di avventura, è un piacere incrociarsi ancora! Non dimenticherò mai l'epico finale di quella campagna di Strange Magic, la mia prima sul forum, con il tuo prode barbaro che si è sacrificato per la salvezza del gruppo! La mia campagna ha avuto un epilogo più... emotivo-sentimentale, dato che tra uno dei giocatori (un Chierico, poi divenuto Paladino dopo aver scoperto di essere la reincarnazione di Sergei) ed Ireena (reincarnazione di Tatyana) era da subito scoccato un colpo di fulmine. Anche nel nostro caso Strahd era riuscito a mettere le mani su Ireena ed a dare inizio alla celebrazione del matrimonio, sulla cima della torre. Il party è arrivato giusto in tempo, iniziando una battaglia in cima alla torre e scoprendo contestualmente dell'esistenza del terribile Cuore del Dolore - che hanno mandato in frantumi. Al che il Conte, indebolito e furente, si è rifugiato nella cripta sotterranea dove si è svolto lo scontro finale. Una battaglia senza esclusione di colpi, perché Strahd è decisamente uno degli avversari più potenti mai visti in D&D nonostante le statistiche "deboli" che il manuale fornisce (e che anche io ho adeguato verso l'alto dato che il party di 5 giocatori aveva ormai raggiunto il livello 13). Ne è seguito un tete-a-tete "extra-corporeo" in una sorta di limbo spazio-temporale con i Poteri Oscuri, che ancora una volta hanno tentato di corrompere i cuori dei personaggi, per poi finalmente infliggere il colpo finale a Strahd donandogli il riposo eterno e la pace in virtù del fatto che, rispetto a tutte le altre iterazioni del ciclo "Strahd vs reincarnazione di Tatyana", stavolta finalmente si è riusciti a chiudere il cerchio originale della storia: durante la sospensione dello spazio-tempo, dopo aver declinato definitivamente le tentazioni dei Poteri Oscuri, il nuovo Sergei e la nuova Tatyana si sono detti il "si" che non erano mai riusciti a dirsi in tutte le loro reincarnazioni precedenti. Ci abbiamo messo tre anni per finire la campagna, qualcosa come una sessantina di sessioni, ed arrivare a questo epilogo così sentito da tutto il gruppo è stato davvero emozionante per tutti.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Di tanto in tanto, l'ululato del vento che si insinua tra le aperture e gli spifferi dell'edificio in rovina porta con se suoni ed odori: legno umido, pietra fredda, muffa, scricchiolii e fruscii, un cigolio sommesso... tra i rumori uno vi rimane impresso: tonfi a ritmi regolari, come di ferro che sbatte contro una lastra di pietra, e poi qualcos'altro di più lontano e confuso che il vostro cervello si sforza con tutte le sue forse di riconoscere ma che fatica a registrare.
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Dunque, che vogliamo fare? esordisco interrompendo il discorso dal quale inizio a sentirmi escluso. Pare sia scoccata una scintilla tra la piccola Sophie e il mio caro Enswynn... sono contento per lui, ed anche per Sophie: a quella ragazza serve qualcuno che sappia come girano le cose a questo mondo! Intendo dire: ordiniamo il pranzo o ci siamo seduti al focolare solo per parlare di caramelle di melma verde? E poi, che sia il caso di curiosare un po' in questo avamposto? Potrebbero esserci cose interessanti...
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Sollevate il nano con delicatezza e lo trasportate nel laboratorio, adoperandovi per accendere un piccolo focolare e per sprangare alla meno peggio la porta sfondata nel tentativo di garantirvi un minimo di protezione da eventuali intrusi. Adagiate il corpo, che è tanto rigido da sembrare una statua, il più vicino possibile alle fiamme guizzanti confidando che il calore possa bastare per risvegliare il nano... ma non è così: il fuoco pare non sortire l'effetto sperato, forse la condizione del poveretto ha origini più profonde, qualcosa che va oltre al semplice freddo.
- [CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Vi avvicinate con circospezione al corpo che giace riverso a terra: vi rendete subito conto che le dimensioni non sono quelle di un uomo, ma piuttosto si addicono più ad un nano un po’ più alto della media. La neve fresca scricchiola sotto ai vostri stivali e, quando ruotate il cadavere sul dorso per vederne il viso, si adatta per accoglierlo come un morbido materasso di piume. Il viso del nano pare pietrificato in una disperata e silenziosa smorfia di dolore, gli occhi sgranati vi fissano inespressivi. Il corpo al tatto è gelido, la pelle che non è coperta dagli abiti vi pare quasi bluastra. Il corpo è perfettamente conservato. Gli abiti sono modesti, alla cintura è assicurato un borsello vuoto e notate il fodero di una spada corta della quale non vi è traccia nei paraggi. Le statue vi osservano silenziose, mentre l’acqua continua a spillare dall’otre inclinata. I loro volti vi si estranei, potrebbero essere raffigurazioni di sovrani del passato - un tributo a color che hanno sovvenzionato la costruzione dell’Abbazia oppure a dei reali particolarmente magnanimi e giusti.
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Già, niente gelatina, ma... dico con aria triste, lasciando la frase a metà. Dopo un attimo di silenzio carico di suspance (o così mi piace credere) aggiungo, sorridendo sornione: in compenso, abbiamo delle ottime pasticche caramellate di melma verde! esclamo con fierezza, aprendo la mano squamosa e mostrando cinque o sei cristalli verdastri dall'aria durissima. Dicono siano ottimi contro il mal di gola.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Lo scontro che ne segue è tanto violento e brutale quanto rapido, un tripudio di lame, zanne ed aculei che tagliano, pungono e lacerano pelle, abiti e carne. Le due creature infernali, che in un primo momento vi hanno preso di sprovvista avventandosi sul povero Esra, vengono velocemente abbattuti da una serie di colpi ben assestati da parte di Athaulf, Urgok, Arenal e del fidato compagno lupo di Esra, accorso in difesa del padrone. Alla fine, il numero gioca a vostro favore e riuscite ad avere la meglio sugli avversari, ma non senza collezionare una discreta serie di tagli ed ematomi che sicuramente lasceranno più di una cicatrice. Ora, il silenzio regna nuovamente sulle rovine dell'Abbazia di Falkrest. Timidamente, sbirciate oltre la porta sbrecciata: dinnanzi a voi, si apre un ampio chiostro circondato da colonne di marmo. Neve candida copre ogni cosa, caduta copiosa dalla grande apertura centrale. Erbacce e rampicanti crescono tra le piastrelle di terra cotta che rivestono il camminamento all'interno del colonnato. A metà della parete sud si apre una grande saracinesca di ferro arrugginito, oltre la quale scorgete l'ingresso monumentale dell'abbazia ed il sentiero che conduce all'esterno. Sulla parete a nord, invece, si aprono tre archi - il centrale, molto più grande, sembrava condurre tramite una imponente scalinata a quello che doveva essere il piano superiore che ora è completamente crollato. Sulla parete ovest si apre una piccola porta, posta proprio di fronte ad un'altra porta ricavata sulla parete est a pochi passi da voi. Al centro del cortile vi è una fontana circolare, muschio limaccioso copre la parte inferiore di due statue che la adornano: un re di pietra nera e una regina regina di pietra bianca versano nel bacino sottostante dell'acqua gelida che zampilla da un'anfora di bronzo che tengono insieme. Un cadavere giace a faccia in giù a pochi passi della fontana. @tutti
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Vi disponete nella stanza: Athaulf ed Urgok appiattiti contro il muro ai due lati della porta, trattenendo il respiro per passare inosservati e pronti a colpire alle spalle. Esra fa un paio di passi verso l'interno della stanza tenendosi pronto a fare da esca, mentre Arenal incocca una nuova freccia e tende la corda del fidato arco ed Heinrich cerca riparo alle sue spalle - è troppo anziano (o semplicemente troppo saggio?) per buttarsi nel cuore della mischia. Le fiamme che lambivano il cadavere del non-morto non si sono ancora del tutto spente quando, con gran fracasso di calpestio rabbioso, due creature fanno capolino nella stanza in cui avete preso posizione. Non si tratta di un altro raccapricciante frate legnoso: attraverso la porta sfondata sfrecciano due piccoli esseri, poco più grossi di un lupo, dalla pelle violacea e viscida. Hanno fauci irte di denti piccoli ed aguzzi come quelle di un coccodrillo del deserto e la schiena ricoperta di lunghi ed acuminati aculei da istrice; ringhiano, uggiolano e sbavano come iene impazzite, bulbi oculari completamente bianchi roteano nelle orbite stralunate. Si gettano a capofitto nella stanza, sbandando violentemente sul pavimento cosparso di trucioli, neve, sangue e cenere, e si lanciano contro il povero Esra! L'esca sembra di gradimento delle due bestie infernali, che spalancano le fauci e spiccano un balzo verso il ranger. Ciò che accade in seguito è un confuso baluginio di zanne affilate, schizzi di sangue e bava nerastra, urla, ringhi famelici: in un mortale scambio di morsi, graffi, schivate e parate disperate, attorno ad Esra si scatena una zuffa tanto caotica quanto letale ed in men che non si dica il corpo del coraggioso ranger delle Freccie Bianche si ricopre di profondi tagli che inzuppano di sangue i suoi abiti. @tutti
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Quasi sputo di nuovo la dentiera quando l'energumeno entra nel mio (miope) campo visivo. Ci vedo poco, ma la voce la riconoscerei tra mille: ENSWYNN!!! Amico mio, che sopresa trovarti qui! Mi alzo sbatacchiando e rovesciando lo sgabello, per andare incontro al giovanotto. Ma tu guarda, sei diventato proprio un bel pezzo d'uomo, eh? Il tuo vecchio sarebbe fiero di te, con quell'armatura e quei guanti da cucina di gran classe! ascolto il suo scambio di battute con il mio gigantesco compagno di viaggio, che sembra conoscere bene quanto me, poi chiedo: Come hai fatto ad arrivare qui così in fretta? Non vedo l'ora di assaggiare ciò che hai cucinato, ricordo molto bene i tuoi manicaretti esotici... il nostro viaggio finora è trascorso bene, giusto uno scontro con quelle schifose melme ma nulla che una buona dose del mio fuoco mistico non possa risolvere dico atteggiandomi a valoroso combattente, omettendo il fatto che sono scivolato come un babbeo sul guscio fino al centro della prima grotta in cui abbiamo messo piede, e che ho carbonizzato due di quelle tre creature per sbaglio mentre tentavo di prendere al volo la dentiera. Ma si sa: è compito dei poeti rendere epiche anche le imprese più umili.
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Quando, finalmente, arriviamo a quella specie di bizzarro insediamento non posso che lasciar andare un sospiro: Finalmente! Iniziavo ad avere fame, è proprio ora della merenda. Mi faccio largo tra le bancarelle e mi lascio andare pesantemente, con un gran clangore di ferraglia che sbatacchia nel mio zaino, su uno sgabello malfermo posto vicino al calderone che ribolle. Berry!! Vieni, presto, c’è qui un povero vecchio bardo che sta morendo di fame! Che profumino… forse qui riuscirò a scoprire qualcosa su ciò che sto cercando, sembra esserci ogni ben di dio su queste bancarelle.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
La situazione diviene in un battibaleno assai concitata: mentre il saggio Heinrich si rifugia nelle retrovie, Athaulf e Urgok si levano a formare un'avanguardia. Il barbaro si lancia contro la creatura levando la spada, ma un movimento scattoso del non morto riesce a fargli mancare il bersaglio! L'impeto è tanto che Athaulf si sbilancia, scivolando in avanti e finendo contro il nemico avvolto dalle fiamme: si ritrae da esso con un urlo, mentre l'odore di carne ustionata sale alle narici dei presenti. La mano, il torace, il volto del barbaro si coprono nel giro di pochi istanti di vesciche sanguinolente laddove le fiamme vive hanno lesionato la pelle dell'uomo. La sventura di Athaulf permette, tuttavia, a Urgok di contrattaccare. Si getta contro la creatura con furia, intaccando la pelle morta simile a corteccia e colpendo fino a far sgorgare del sangue nerastro e grumoso dalla profonda ferita inferta. Anche Arenal, dalla seconda linea, si unisce all'attacco: nonostante la zuffa turbinante, riesce a scoccare una freccia che colpisce il collo legnoso del non morto, rimanendovi conficcata in profondità. La creatura gorgoglia e sibila, un rivolo di sangue cola dalle fauci spalancate in un urlo di dolore mentre si accascia scricchiolando in ginocchio. Ancora non-viva, ma a malapena, tenta di graffiarvi con gli arti avvizziti ma schivate senza difficoltà i suoi deboli colpi. Da qualche parte, oltre la porta divelta alle spalle della creatura, giunge un verso gutturale e raschiante. Altre creature stanno rispondendo al richiamo sofferente del vostro avversario! Tutti
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Schede PG
Quale strano hobby o strana fascinazione condividiamo entrambi? Enswynn è molto giovane, Otis molto vecchio (o almeno, questo è ciò di cui Otis si è convinto nonostante l'elfo sia quantomeno suo coetaneo). Per qualche bizzarro motivo, quei due vanno molto d'accordo nonostante le origini molto differenti. Non solo: sono diventati migliori amici (anche questo è solo secondo il punto di vista di Otis, l'elfo non si è mai pronunciato a tal proposito), tanto che il galapa gli ha confidato il suo più grande e terribile segreto: Otis soffre di disfunzione rettile, una misteriosa malattia che con il passare del tempo consuma le scaglie del carapace dei galapa fino a renderle fragili come il vetro. Ecco perchè Otis deve a tutti i costi trovare la ricetta per il Brodino Blu del Vyhaggræ, la mitica pietanza da servire calda che, secondo la leggenda, è l'unico rimedio a quella terribile disgrazia.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
L'ampolla di olio impatta contro lo strano non morto, ed infrangendosi impregna il tessuto legnoso di cui è composto. Urgok con grande prontezza aziona il suo acciarino e lo scaglia contro il nemico, che in un battito di ciglia avvampa. Avvolto tra le fiamme, il disgustoso essere si contorce e sibila di dolore, lanciando un acuto lamento che riempie la stanza e si disperde come un'eco per i corridoi dell'Abazia. Con passo malfermo, la creatura si trascina verso di voi - è tanto vicina da permettervi di percepire il calore del rogo sulla vostra pelle; i trucioli di legno sul pavimento, pregni di umidità, fumano debolmente quando il non morto li calpesta. Vi sbarra la via verso la porta, distendendo le membra innaturalmente lunghe. Nonostante tutto, continua ad avanzare e sembra raccogliere le forze per colpire chiunque gli capiterà a tiro. @Melqart
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Grafie fer la dentiera, cara! Ringrazio Sophie mentre mi infilo in bocca la protesi dentaria umida e sporca di terriccio che mi va immediatamente di traverso mentre tento di rincollare l'aggeggio al suo posto. Mentre cammino dietro a Einor tossisco sempre più forte, tanto che la dentiera mi schizza di nuovo fuori dalle fauci! Allungo la mano annaspando e tentando di aferrarla, sbilanciandomi pericolosamente in avanti: alzo il bastone da passeggio al cielo e urlo un paio di imprecazioni che, complici le gengive unte di collante per dentiere e saliva, suonano più o meno come: Lāhanata hai usa vēśavā tē! Involontariamente, tre lingue di fuoco crepitante partono dalla punta consumata del bastone e si allungano verso quelle tre informi creature limacciose che stanno avanzando fameliche verso di noi... Fiamma Magica Due di quegli esseri fangosi, avvolti dalle fiamme, semplicemente evaporano lasciando sul posto solo delle tracce umidicce e sfrigolanti. La terza melma esce dal turbine di fuoco rivestita da una bella crosticina croccante, che dopo qualche istante viene sciolta dalla sostanza acida di cui la creatura stessa è composta.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Il legno gonfio e indurito della porta cede infine sotto al precisissimo colpo di Heinrich, e l'uscio si spalanca lasciando entrare violentemente la luce del giorno nella stanza immersa nell'oscurità. Dinnanzi a voi si palesa quella che poteva essere stato un laboratorio di falegnameria, con una piccola porta di servizio che dava verso l'esterno per portare dentro e fuori materiali ed attrezzi senza passare per il maestoso ingresso principale, riservato a fedeli e pellegrini. Scaffali sbilenchi pendono dalle pareti, addossato alla parete alla vostra sinistra vi è un tavolo ingombro di martelli, seghe, pialle ed altri utensili da falegname mentre contro la parete a destra sono accatastate assi e tavole di legno ormai marcio. A terra sono sparsi chiodi e graffette metalliche, ed un mare di trucioli nasconde il pavimento di pietra. Ma ciò che coglie immediatamente la vostra attenzione è una creatura terrificante che, attirata dal rumore da voi provocato, proprio in questo istante sta entrando nel laboratorio attraverso una porta che si apre sulla parete di fronte a voi: un essere che si muove trascinando grottesche zampe con lentezza esasperante ma metodica, mentre tende verso di voi due arti superiori dall'aspetto irregolare e ripugnante. Quando la creatura entra nella lama di luce proiettata attraverso il passaggio tra le macerie, sussultate: sembra una creatura non morta originata dall'unione tra un frate, di cui conserva le fattezze del viso e le sembianze umanoidi, ed il legno marcio conservato nel laboratorio. Scorgete piccole larve bianche muoversi lungo il torace legnoso e scricchiolii di rami spezzati accompagnano ogni movimento scattoso dell'essere. Avanza verso di voi spalancando una bocca circolare disseminata di acuminati denti gialli. Quale stregoneria potrà mai aver generato un'abominio simile?!? @tutti
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Grafie per il fuggerimenfo, fignorina, le urlo dal centro della caverna, continuando a roteare su me stesso fi fpiaferebbe paffarmi la denfiera? Penfo fia lì da qualfhe parfe!
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Andiamo, mio buon amico! rispondo al nano. Noto la titubanza del gigante, che si ferma pensieroso sulla soglia della caverna osservando con diffidenza le stalattiti che pendono minacciose. Forza Einor, non temere: siamo appena all'ingresso, nulla può accadereeeeeeeeeeeeeeeeEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE... l'ultima vocale diventa un urlo di sorpresa quando, dopo aver messo malamente la zampa su uno di quei licheni schifosamente infidi, scivolo all'interno sfrecciando verso il centro della grotta. Il mio ingresso trionfale si conclude quando vado a cozzare contro qualcosa di duro che mi arresta. Ohi ohi, fira fuffo! esclamo guardando l'oscurità vorticare sopra la mia testa: sono infatti riverso pancia all'aria, e roteo sul guscio come una trottola. Il contenuto del mio zaino si è sparpagliato dappertutto e la dentiera mi è stata sbalzata dalla bocca durante la caduta.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Impiegate due ore buone per liberare del tutto il passaggio dalle macerie, che ammonticchiate tutto attorno a voi creando una sorta di corridoio che conduce ad una piccola porticina di legno scuro, con un battente di ferro arrugginito sotto al quale vi è la toppa per una grossa chiave. Robusti cardini fissati alla parete di pietra permettono di aprirla verso l'interno. Intuite che, chiusa a chiave o meno, probabilmente necessiterà di un paio di spallate decise per essere aperta dato che il legno è visibilmente deformato dalle decadi trascorse e dalle intemperie. Generose fessure tra un'asse e l'altra permetterebbero di sbirciare all'interno, ma l'ambiente al di la dell'uscio pare immerso nell'oscurità: del resto, lungo i muri perimetrali non avete notato finestre che danno verso l'esterno. Incredibilmente, per ora il vostro operato pare non essere stato notato.
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[CdH] - Atto I, Capitolo I: Falkrest Abbey
Approfittate della mattinata fredda ma serena per tentare di sgombrare il passaggio ostruito dalle macerie dell’abbazia. È un lavoro faticoso, reso ancora più pesante e lento dalla neve che vi arriva alle ginocchia, rallentando i vostri movimenti. Lavorate per un’ora ininterrottamente, mentre il vostro compagno prete veglia per la nostra sicurezza. Vi concedete una decina di minuti di sosta per bere un sorso d’acqua e fare uno spuntino prima di ricominciare a spostare le grosse pietre nere: avete liberato un passaggio, iniziate ad intravedere con più chiarezza quello che sembra essere una piccola porticina laterale di legno indurito dal tempo e dal gelo.
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Capitolo 0: Il profumo del pericolo
Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Esatto, ragazzina! Esclamo mentre ripongo il mio prezioso strumento nell’apposito fodero. Con la giufta dofe di impegno, fono certo che riufirai a prendere quell’uffello fenfa fatica!