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  1. Potenzialmente tutte, se consideri le patologie ad alta funzionalità, cioè le forme che sono meno debilitanti e che ti permettono di "funzionare" in società. Termine che non mi piace, ma così è. In sintesi: ansia, depressione, i disturbi di personalità (in primis perché sono i più conosciuti, paranoide, antisociale, narcisista, istrionico e borderline), le fobie (ma non tutte, il mio professore ci parlò di una donna con la "fobia dei piccioni", che credo sposti tutto sulla macchietta, ma come vedi è reale), e la sindrome da stress post-traumatico. Schizofrenia e disturbi ossessivo-compulsivi sono già più difficili, perché il primo ha una componente di allucinazioni* che al variare della situazione rischia di rendere un personaggio una macchietta quando invece in real life è tremendo, e il secondo perché i rituali che una persona ossessivo compulsiva mette in atto per allontanare i suoi pensieri intrusivi comprendono "pregare incessantemente altrimenti ti muoiono i parenti" come "staccarti i capelli e mangiarli finché non ti viene un bezoario". Oltretutto queste ultime due hanno anche una forte componente neurobiologica oltre che psichiatrica, ma vado oltre. Il disturbo bipolare è una via di mezzo, perché spesso lo vedo "semplificato" in cambi di umore estremi nell'arco di una stessa scena, cosa che non è, e al variare della forma può anche essere molto invalidante. Ti consiglio di escludere a priori il disturbo di personalità multiple, che si chiama disturbo dissociativo d'identità. Non credo di aver mai sentito una storia di un personaggio simile trattata in modo decente a un tavolo. E in più è un disturbo controverso per sua natura anche tra gli psichiatri, perché per alcuni non esiste in quanto tale ed è stato reso popolare per motivi socio-culturali con il proliferare di personaggi con questo disturbo nei mass media. Ma la psichiatria è molto influenzata dalla cultura**, quindi, molto onestamente, bo. *le allucinazioni non sono specifiche della schizofrenia e possono avvenire in molte altre patologie. **per esempio, il disturbo dissociativo è più frequente in modo abnorme negli USA. E la schizofrenia ha delle caratteristiche molto diverse da contesto culturale a un altro.
  2. Viste da fuori, leggendo le descrizioni, alcune patologie mentali, per quanto terribili, possono sembrare quasi comiche. Ed è questo il motivo per cui nascono quei malkavian macchietta. Esistono sindromi per cui il nostro corpo non si riconosce come vivo. O alcune in cui la mente si ribella e decide di vedersi come dall'esterno. Tutte le forme di schizofrenia in cui si pensa di essere la seconda venuta di Cristo.
  3. Nah, se ci stai dentro, a forza di starci dentro, la medicina è molto meno seria di quello che sembri. Il nostro corpo è buffo. Sia da un punto di vista morale che estetico... c'è spazio per tutto.
  4. Parlo da medico, che ha passato due anni a fare tirocinio a psichiatria per poi cambiare completamente percorso: la malattia mentale si gestisce in modo serio. Sì, ci sono momenti in cui una malattia psichiatrica potrebbe far "ridere" (ho esempi reali a bizzeffe), ma per la persona (e per il personaggio) quello che percepisce è reale, e quindi va trattato in modo serio. In modo particolare i Malkavian non sono un clan che farei giocare a una persona che non reputo matura, perché esce quasi sempre una macchietta. Per chi non lo sapesse, tra i giocatori di Vampiri esiste un termine, il "Fishmalk", riferito a un malkavian stereotipato. Come quello dell'artwork, che bacia un pesce. I malkavian inizialmente erano molto più macchietta di come sono stati trattati nel tempo della casa editrice, perché la loro era una malattia mentale a tutti gli effetti magica. Quindi più schizofrenia, allucinazioni, disturbi di personalità estremi, scherzi agli altri clan e simili. È più dalla terza edizione di gioco che la maledizione dei Malkavian è stata trattata in modo anche serio. Contate che io mi sono interfacciato al mondo dei gdr praticamente partendo dal libro dei clan dei Malkavian, quindi quelli seri sono i Malkavian che ho conosciuto io, e la narrativa nel libro in cui il protagonista vede la sua personalità piano piano mangiata da quella che è in realtà la personalità dominante è qualcosa che all'epoca ritenni agghiacciante. Più horror di tutto il circondario horror dell'ambientazione. L'ultima Malkavian che giocai io aveva una terribile dismorfofobia che portava alla necessità di evitare di vedere e far vedere la propria immagine. Il Master mi chiese di gentilmente ridurne gli effetti, ma mi piacerebbe portarla in gioco come previsto inizialmente. In sintesi: la malattia mentale si tratta senza scherzi, portando alle sue naturale conseguenze ciò che sta succedendo al personaggio. Potrebbe non essere "simpatico" da giocare in certe occasioni, può essere spunto di riflessione. Non bisogna esagerare con i malus eventuali che riceve il personaggio, ma io sono per il gioco di bastone e carota, e quando un "difetto" peggiora la vita del personaggio lo ricompenso con un vantaggio in qualche modo (in modo facile: EXP). Questo è un modo per far interagire il giocatore con ciò che sta vivendo il personaggio. Se il giocatore non vuole, non vuole. Fin.
  5. Se Darius diventa un demone, Ana ha ragione e questo non va bene.
  6. Sotterraneo - Prigioni Il mucchio di stracci è ammassato contro il muro di fondo, senza ordine, come se fosse stato lasciato lì in fretta o senza alcuna cura. Con le dovute precauzioni, Aslaug solleva lentamente i lembi di stoffa. Non sono stracci. La stanza viene investita da un odore pungente. Sotto c’è il corpo di una donna. È giovane, probabilmente poco più che trentenne. I capelli castani sono appiccicati al volto e al collo, ancora umidi, e la pelle è pallida… ma non è un pallore innaturale, non del tutto. È il pallore di qualcuno che sarebbe sembrato fragile anche in vita. A giudicare dallo stato del corpo, Aslaug direbbe che è morta da circa due giorni. Il volto è la cosa più difficile da sostenere. Gli occhi sono spalancati, vitrei, come se l’ultimo istante fosse stato un grido mai finito. La bocca è leggermente aperta, le labbra livide. L’acqua ha lasciato segni evidenti: i capelli, i vestiti, la postura stessa suggeriscono che la donna sia stata immersa, forse trattenuta sott’acqua. Affogata. Ma senza strumenti, senza un’analisi adeguata, è impossibile stabilire se sia morta per annegamento, o se l’acqua sia venuta dopo. Aslaug controlla con attenzione, per quanto l’ambiente lo consenta. Oltre agli abiti, semplici, quotidiani, ancora bagnati e con un vago odore di muffa oltre quello di iniziale decomposizione, non c’è nulla. Nessun oggetto personale. Nessun documento. Come se fosse stata privata di ogni identità prima di essere rinchiusa lì. Alle sue spalle, Elsa pungola il corpo con il fucile arrugginito: non c’è reazione. Nessun movimento. Nessun respiro. È semplicemente morta. Off game Timestamp: 22/01/2026, 11:20:50 Dice: 6 x D6 Results: D6: 1, D6: 2, D6: 3, D6: 6, D6: 3, D6: 5
  7. Posso dire che molto onestamente la facevo meno avvocato 😁
  8. Sono qualcosa di temporaneo. Non lo erano nel caso di Karl, che infatti è stato fatto sparire. Nel tuo caso, che eri più lontano rispetto alle donne, l'effetto è stato molto tenue.
  9. Sotterraneo - Prigioni Il portone del tempio rimane alle vostre spalle mentre vi addentrate nel tratto più angusto del sotterraneo. Il passaggio verso le prigioni è breve, ma l’aria si fa più fredda, più satura d’acqua. La stanza delle prigioni è spaziosa, di dimensioni simili alla cucina che avete visto al piano terra, ma è tremendamente soffocante nella sua umidità . Il pavimento è viscido e irregolare, e il freddo vi entra nelle ossa. Quattro celle occupano metà dell’ambiente. Le sbarre di ferro partono direttamente dal soffitto e si conficcano nel pavimento di pietra, corrose, chiazzate di ruggine. Due celle sono affiancate sul lato destro, le altre due di fronte, separate da un corridoio stretto appena sufficiente a passarci in due. Le porte di tutte le celle sono aperte. Davanti le celle ci sono dei tavolini lasciati alla bell'e meglio. Le vostre luci faticano a fendere l’oscurità. Non bastano a illuminare l’intera stanza tutta insieme. In una delle celle sul fondo, qualcosa cattura la vostra attenzione. Dietro le sbarre, accatastato contro il muro, c’è quello che a prima vista sembra un mucchio di panni gettati lì senza cura. Stoffa scura, pieghe irregolari, forse una coperta, forse vestiti zuppi d’umidità. Non si muove. Ma la forma… non è del tutto convincente. E in quel buio più profondo del resto del sotterraneo, avete la netta sensazione che quella cella non sia vuota. Off game @shadyfighter07 Le vostre torce non sono a pile, sono più simili a lanterne a gas, non a elettricità. Ho scritto torce per mantenermi generico nel caso voleste usare torce formate da panni infiammati. In fondo sono oggetti vostri. Solo MasterX ha una lanterna più forte. Se la usasse. @MasterX A proposito, in teoria le nostre donne hanno superato il corridoio in cui saresti dovuto essere tu, ma visto che non ti sei palesato sono andato oltre. Se non acceleri il ritmo di gioco o ti mostri un minimo interattivo, credo che dovremo salutarci.
  10. Ana Rivero Nei corridoi Mi irrigidisco appena vedo comparire la bidella, come se mi avesse sorpresa con la mano nel barattolo dei biscotti. Per un istante mi passa per la testa di seguirla davvero, di farmi piccola e obbediente. Ma io non sono stata fatta piccola, e non mi sono mai fatta rendere obbediente. Penso a Eliza, chiusa lì dentro con quel maiale, e non mi piace quello che sento nello stomaco. "Ehm, no, aspetti," dico, con un mezzo passo indietro invece che avanti. La voce mi esce un po’ troppo veloce, ma cerco di rimetterla sui binari. "In realtà… è qui che dovevo essere." Le sorrido, educata. Forse troppo. "Avevo approfittato dell’ora di studio perché dovevo parlare con il coach. Una cosa urgente, oggi." Faccio un piccolo gesto vago verso la porta dell’ufficio, senza indicarla apertamente. "Però quando sono arrivata ho visto che la porta era chiusa e che c’era già qualcuno dentro. Non mi sembrava il caso di stare lì fuori ad aspettare come… be’, a origliare." Alzo le spalle, come se fosse la cosa più naturale del mondo. "Così mi sono spostata un attimo." È metà verità, ma detta con abbastanza convinzione da sembrare intera. Le mezze verità! Le adoro. La testa però è altrove. Le parole che ho sentito mi ronzano ancora addosso. “Come me lo spiega questo?” Lui ha capito. Ne sono quasi sicura. La domanda è quanto. E soprattutto come. Un brivido mi scivola lungo la schiena: rituali, simboli, occhi che vedono cose che non dovrebbero vedere… Scaccio il pensiero, ma non se ne va del tutto. Brenda intanto parla. Di mio padre. Di me. Di integrazione. Meglio tergiversare, così posso restare lì in zona. "Mio padre… sì, tutto ok," rispondo, prendendo tempo. È la risposta automatica, quella che uso sempre. In realtà non saprei dire molto altro. "Lavora tanto." Come se non fosse ovvio. Poi, la suora. Già sto esaurendo gli argomenti. Il sorriso mi scivola un po’ via. "Sì, ho sentito…" abbasso leggermente la voce, più per riflesso che per altro. "Mi dispiace molto. Ero qui a scuola ieri, ma onestamente non ho capito granché di quello che è successo. Tutti dicono cose diverse." Mi stringo appena nelle spalle, come se fossi solo una studentessa confusa nel posto sbagliato al momento sbagliato. Intanto, dentro, conto i secondi. Ogni rumore dalla porta dell’ufficio mi sembra troppo lontano. Eliza, resisti.
  11. Bayla Rosenthal In locanda a Kest Non ci metto moltissimo a tornare al villaggio... non sarà casa, almeno non ancora, ma non c'è molto altro qui intorno. Involontariamente ascolto Yonkel che probabilmente parla a Ella di suo marito... mi spiace non poterla aiutare, ma non posso certo andare dagli indiani da sola. Faccio anche io un cenno del capo a Yonkel di rimando. "Buongiorno anche a lei! Sto ancora cercando di ambientarmi... ma il paese è carino, e i boschi intorno quasi quasi mi ricordano casa." Mi rivolgo rapidamente a Ella. "Non ho ancora notizie di suo marito, abbiamo provato a chiedere anche agli operai, almeno, i pochi che ci sono stamattina, ma non sanno molto." Faccio spallucce, perché non so come consolarla. In fondo, non la conosco. "Non aveva motivi per allontanarsi, no?" "Dagli indiani non siamo ancora passati a chiedere, io e le persone con cui sono arrivata ieri-" troppo presto chiamarli amici? "-ci siamo un attimo divisi, e io da sola non posso andare. Josek si è messo a lavorare. Pare l'unico con voglia di lavorare." Guardo dritto negli occhi Yonkel. Non so se anche Ella è al corrente di quello che mi ha chiesto di capire ieri, e non voglio rovinarne la reputazione.
  12. Bayla Rosenthal Nel bosco "A ripensarci, mi sento un po' inutile qui. Forse è meglio che torni in paese a prendere Rivka". "Non credo ci sia spazio per lavori per me qui, no?" E dicendo questo mi rivolgo anche agli operai. "Meglio che torni in locanda." Non dico che torno da Yonkel. Magari visto che si impiccia degli operai non sono felici di lui.
  13. Come siamo belli, sembriamo usciti da Riverdale. (Le venature in Ana si vedono solo quando sta per diventare quello che è realmente, ma lo teniamo come licenza poetica)
  14. Se gentilmente mi correggi anche il tuo post è meglio, per ora ho fatto sì che puoi percepire quello che succede ma sei abbastanza lontano. La visione colpisce anche te, ma in modo più fiebile rispetto alle due donne. C'est la vie. Sei stato brutalmente fatto sparire. Chiunque ci sia dietro queste sparizioni sta accumulando anime in modo spaventoso.
  15. Sotterraneo - Di fronte al Tempio Occulto Mentre Elsa e Aslaug discutono a bassa voce, il silenzio del sotterraneo si spezza di nuovo. Non è un rumore vero e proprio, più uno sfarfallio luminoso. Le vostre luci tremolano tutte insieme, come se un soffio invisibile le attraversasse. Per un istante la luce si abbassa… poi si spegne del tutto. Buio. Un buio totale, compatto, che inghiotte pareti, porte e volti. Il corridoio scompare. Allo stesso tempo sentite un rumore di porte e finestre che si chiudono tutte insieme ai piani superiori, contemporaneamente. Poi, lentamente, nel nero emergono luci verdi pallide, una dopo l’altra. Si muovono, fluttuano nell’aria come fiammelle vive. Avvicinandosi, la loro forma diventa più definita: figure vagamente umanoidi, fatte solo di luce lattiginosa. I loro contorni tremolano, instabili. Avete appena il tempo di rendervi conto che hanno un volto. Volti sofferenti. Stirati in un’espressione di dolore. Le loro bocche si muovono appena, lasciando uscire sussurri simili a un vento lontano. Parole indistinte, che però non servono davvero a essere comprese. Perché non parlano alle orecchie, parlano alla mente direttamente. Aslaug @Ladon Aslaug, per te il corridoio svanisce. Al suo posto vedi Ramnes, l'uomo malato di cui sei innamorata. È in piedi, davanti a te. È sano, il volto sereno, il corpo intatto. Indossa un abito da sposo chiaro, semplice. Ti sorride come non faceva da tempo. Intorno a lui non c’è rovina, non c’è buio. Solo la promessa di una vita che avrebbe potuto essere. La sensazione che ti attraversa è chiara, netta, quasi insopportabile: se segui quella luce, puoi riaverlo. Elsa @shadyfighter07 Elsa, per te il corridoio svanisce. Ti trovi in un’aula ampia, luminosa. File ordinate di banchi, silenzio carico di attenzione. Sul muro principale, sopra la cattedra, c’è una placca di ottone lucido. Il tuo nome è inciso al centro, perfetto, e definitivo. È il riconoscimento che hai sempre cercato, la prova che tutto il sacrificio è servito a qualcosa. Senti un calore al petto, una certezza profonda: è lì che dovresti essere, l'università sei tu. La luce verde sembra indicarti la strada. Quentin @MasterX Quentin, ovunque tu sia, una sensazione ti raggiunge debolmente, come filtrata da una distanza maggiore. Non è un’immagine nitida, ma un’impressione potente: tuo fratello che torna, vivo. Senza spiegazione, ma è lì con te. La speranza è fragile, tremolante, ma tanto, tanto reale. Le luci fantasma si avvicinano, fluttuando a pochi passi da voi. Per un istante sembrano attendere. Poi, all’unisono, sfiatano: un bagliore improvviso, acuto, accompagnato da un suono stridente, come vetro che gratta contro vetro. Il richiamo è chiaro. Seguirle sembra la cosa più naturale del mondo. Poi, senza preavviso, si spengono, come se fossero state saziate. Le luci verdi si dissolvono come fumo nel vento. Le visioni crollano su sé stesse, lasciandovi di colpo nel freddo umido del sotterraneo. Le lanterne tornano ad accendersi. Il tempio è di nuovo lì. Le porte. Le pareti scrostate. Il silenzio. Ma non tutto è tornato come prima. Dove fino a un attimo prima c’era Karl, ora c’è solo spazio vuoto. Karl non è più con voi. Off game @MasterX Trovati una collocazione spaziale che non sia nel tempio occulto. Puoi essere dietro l'angolo del corridoio, o nelle altre stanze del sotterraneo, che sono: un'infermieria, due cantine, un poligono da tiro o la prigione. Altrimenti finirai come Karl, e fine dei giochi.
  16. Il motivo per cui compro molti gdr, molti di più di quanto possa effettivamente giocarne, è in parte perché sono affezionato a determinate ambientazioni e mi interessa dove potrebbero andare a parare, ma molto spesso c'è di mezzo anche il semplice studio. Cioè, capire come cosa può funzionare sia da un punto di vista di design che narrativo, e prendere spunto per idee. Inoltre, per alcune ambientazioni, i gdr rispettivi diventano quasi un atlante del mondo di gioco; quando andavo al liceo ero super fissato con la serie di libri di The Dresden Files, e quando ne è uscita la prima versione gdr di FATE praticamente era anche una encicopledia dell'ambientazione, molto utile. (oltre al fatto che è utile perché c'è un'intera sezione su come rendere viva la città di gioco, ma andiamo oltre). Io compro molti più pdf che giochi fisici, anche per motivi di spazio. Oltre Brancalonia che sto seguendo dall'inizio della linea editoriale anche perché è una bella realtà nostrana, sto man mano recuperando manuali di seconda mano di Wraith the Oblivion della White Wolf... gioco che non giocherò mai, che non sono mai riuscito a giocare, ma a cui sono terribilmente affezionato. Quello sì che è una palestra sociale e di esplorazione personale, ma potrebbe essere anche troppo, specie se nel gruppo ci sono persone che hanno o hanno avuto depressione, o pensieri intrusivi. Non un gioco facile, affatto, ma per questo un gioiellino.
  17. Ana Rivero Nel corridoio con Eliza Annuisco lentamente mentre Eliza mi parla, lasciandola finire senza interromperla. "Sì. Hai ragione,» dico piano. "Dirgli tutto in faccia adesso sarebbe solo un modo per bruciarci. Senza prove sembreremmo noi quelle fuori di testa… e Cory è decisamente una pista più solida. Si può dire solida?" Faccio un mezzo sorriso storto. "Almeno lì sappiamo cosa stiamo cercando. E, come hai detto tu, nel peggiore dei casi ci manda via. Fine." Poi, quando solleva il dubbio sul fatto che andare insieme possa sembrare un’ammissione di colpa, esito un attimo. Mi prendo un momento. "Anche su questo non hai torto," ammetto. "Presentarci in due nel suo ufficio potrebbe sembrare… sospetto. Quantomeno." Faccio un passo più vicino a lei, abbassando un po’ la voce. "Facciamo così: vai tu, ma io ti seguo, resto defilata. Se sei in corridoio, mi fermo dietro l’angolo. Se entri nell’ufficio del coach, resto accostata alla porta." La guardo dritta negli occhi, anche se in questo momento mi sembra estremamente difficile. "Non ti lascio sola. Mai." Respiro a fondo. "Se qualcosa non ti convince, se alza la voce, se senti che la situazione gira male… fai un segnale, qualunque cosa. Chiamami al telefono di nascosto, tossisci molto forte, usa come parola chiave qualcosa tipo, che so, "porco" o "mostro". Io entro a fare casino." Posso dire che in questo momento sono solo distratta dalla sua ciocca bionda? E che in questo momento vorrei essere quella ciocca bionda?
  18. @MasterX domanda: come sei finito nel tempio che è chiuso A CHIAVE?
  19. Bayla Rosenthal Nel bosco Mi rivolgo verso Skinny. "Immagino quello che è successo con il totem" e le supposte macumbe collegate al totem, ma questo non lo dico, siamo ancora troppo vicini ai boscaioli. "Potremmo andare di nuovo al campo degli indiani, ma non lo so, forse è il caso che aspettiamo anche Rivka, Josek deve lavorare. Siamo rimasti io e te Skinny." Già mi immagino i giornali. Se qui hanno giornali, poi. "Giovane donna e ragazzino persi nel bosco, catturati dagli indiani". Disdicevole. "E comunque, devo anche parlare con Yonkel."
  20. Vi faccio un attimo decidere tra voi, allo stato attuale la persona in grado di risolvere la vostra diatriba sarebbe proprio Karl, ma visto che in questo momento Karl sono io e so esattamente che succede in entrambi i casi, I will shut up. Tanto Doria dovrebbe tornare prossimamente. PS: @MasterX.
  21. Per essere chiari: la porta del tempio è chiusa proprio a chiave. Che porta di quelle del corridoio state cercando di aprire? Guardando la mappa: a sinistra c'è la stanza del tempio, sulla destra sulla mappa in ordine dalla scala ci sono l'infermieria, e due cantine diverse. Poi il corridoio vira verso destra e lì ci sono altre porte, se volete esplorare.
  22. Sotterraneo Il colpo secco di Aslaug sulla porta della cantina risuona più forte di quanto dovrebbe, rimbalza sulle pareti umide del corridoio e muore senza risposta. Nemmeno un topo decide di farsi vivo. Il silenzio torna a chiudersi su di voi, compatto e ostinato. Karl alza la lanterna come richiesto, proiettando una luce incerta sulle superfici rovinate mentre Aslaug si sposta verso la grande porta del tempio occulto. Il legno è più spesso, rinforzato, ma segnato dall’umidità e dal tempo. Intagli corrosi decorano l’architrave e i battenti: simboli geometrici, cerchi spezzati, figure ormai quasi cancellate. Avvicinandovi, riuscite a distinguere alcuni frammenti di scritte incise nella pietra attorno alla porta. Il latino è incompleto, consumato, ma il senso generale emerge: è una preghiera di protezione. “… custodi nos in tenebris …” “… ab insidiis et voce mendaci …” “… claudatur porta, maneat sigillum …” Aslaug si abbassa e accosta l’occhio allo spioncino della serratura. @Ladon Aslaug Dall’altra parte non c’è buio completo. Da quanto puoi vedere dal tuo limitato punto di vista, in fondo alla stanza, nell’angolo sinistro, si intravede una luce verde innaturale, che è ormai familiare perché simile a quella che ha rapito Gustav. Il contrasto tra l’oscurità dell’interno e quella luce rende difficile capire altro: la distanza è notevole, e non riesci a percepire da cosa provenga la luce. Elsa, dopo un rapido controllo con la torcia lungo le pareti e il pavimento davanti alla soglia, non nota nulla di immediatamente anomalo. La porta del tempio, però, è chiusa. E dall’interno, non arriva alcun suono.
  23. Bayla Rosenthal Nel bosco Mi rivolgo a Skinny e Josek "Be', l'unico con alcool visto fuori dal posto di Ella è l'indiano di ieri. La pista rimane quella". Quindi faccio un cenno con la testa agli uomini che sono stati così gentili con noi. "Grazie mille, speriamo non si sia fatto niente. Ella è sempre al lavoro..." cosa che non so, ma fa niente "Qui invece? È duro lavorare qui?"
  24. Ana Rivero A scuola finalmente A scuola ci arrivo praticamente in un baleno, con la testa sempre piena di pensieri. Sorrido un attimo al messaggio di mio padre, con quel ti voglio bene finale che mi sembra sempre così finto, ma ok, per oggi lo accetto. Faccio un cenno col braccio al povero custode che fortunatamente fa poche domande al mio arrivo da vera diva a metà giornata, e mi butto in classe senza neanche bussare. Non mi può interessare meno che meno della lezione, tranne per le persone che sono dentro l'aula. E neanche tutte. Forse neanche il 75% a essere generosi. "Scusi prof, sono stata male e non volevo perdermi proprio tutta la lezione". Tecnicamente, vero. Il mio genere di bugia preferita: il tecnicamente vero. Vedo Max venire verso di me... oggi lo avrei accolto senza problemi, ma ho troppa carne sul fuoco con Eliza, che praticamente mi sequestra. A lei non rispondo, a Max sillabo un "sorry" girandomi verso di lui con un sorriso, quando Eliza non mi vede. Eh, non posso sempre essere snob, anche se magari risulterà snob lo stesso. Appena siamo da sole, la ascolto attentamente. Non so come cavarla fuori dall'impiccio. Mi porto una mano al mento. "Mmm... vuoi che ti accompagni? Tanto se ha scoperto te, ha per forza scoperto anche me. Non credo che tu abbia lasciato oggetti lì che ti potessero identificare, no? Però ci serve una scusa in comune." "Abbiamo due opzioni. Posso dire la verità, che ho fatto una bravata perché mi ha fatto sentire sporca quando mi ha squadrata a lezione. E che se ha intenzione di fare rapporto, io farò esposto alle alte sfere, e poi vediamo chi ha più potere tra me e lui." La indico. "Quindi tu in questo caso saresti una sorta di mia pedina innocente, non volevi farlo davvero, ti ho convinta io." "Oppure... oppure ho un'altra idea, ma mi devi convincere tu che sia una mossa intelligente. Possiamo dire che siamo entrate nello studio non perché volessimo qualcosa sul coach, ma perché volevamo materiale contro Cory. Che è una merda, tutti sanno che è una merda, questo non può negarlo, e volevamo delle prove per aiutare delle generiche "vittime di Cory"". Se la cosa esce fuori finiremo comunque male, ma almeno avremmo il rispetto di più persone..." "Tranne che di Cory e della sua cricca, che comunque non sono persone." Mi sento molto intelligente per la seconda idea. Guardo Eliza con fare spavaldo aspettando una sua reazione.
  25. Sotterraneo Il corridoio sotterraneo vi accoglie con un silenzio compatto, quasi innaturale. Aslaug accosta l’orecchio alla porta dell’infermeria: il legno è freddo, gonfio d’acqua, e trasmette solo una quiete assoluta. Solo il lontano gocciolare dell’acqua che filtra da qualche parte nel sottosuolo, troppo distante per capire da dove provenga. Elsa fa lo stesso con la seconda porta. Anche lì, nulla. Karl resta qualche passo indietro, la postura rilassata ma vigile. Non interviene e non commenta. Si limita a osservare il corridoio e l’ampia porta sul lato opposto, quella che la mappa indica come ingresso al tempio occulto.

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