Vai al contenuto

simo.bob

Circolo degli Antichi
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti pubblicati da simo.bob

  1. Il mezzelfo annuisce con aria assorta mentre ascolta il resoconto di Jebbeddo. "Sappiamo del Vetro Solare. Funziona, ma iniziano a circolare davvero molti falsi. State molto attenti, ci sono copie che solo un buon gioielliere o un alchimista possono riconoscere come tali." Mentre sta ancora finendo di parlare, la voce di Wridus arriva dalle loro spalle. Il saggio archivista sta arrivando a passo svelto con pesante tomo sotto braccio. "Ben più preoccupante è la questione della rete. Venite, dobbiamo subito renderla inefficace. Non voglio attirare qui un'orda di Ferus inferociti. Useremo un buco portatile, lì dentro dovrebbe essere innocua se quanto avete visto ai moli di conferma." Il gruppo si trasferisce nello studio di Wridus, sempre ingombro di carte. A latoa cosa più stupefacente che non c'era durante le visite precedenti è un grosso tavolo avvolto in una bolla rossastra tremolante e traslucida. "Uno studio condiviso. Tengo lì i tomi che avete ritrovato. Gli altri Archivisti sparsi per il Faerun possono accedervi, in un certo senso. Hanno un canale privilegiato che possono sfruttare con specifici incantesimi di divinazione per osservare e interagire limitatamente. Stiamo tutti contribuendo alla messa in sicurezza prima e alla decodifica poi di ognuno dei tomi. Ma è un lavoro lungo e pericoloso. Sarete aggiornati di ogni progresso. Ma torniamo alla casa di gioco. Potrei avere un nuovo lavoro per voi. Sono certo possiate essere le persone più adatte a questo tipo di...consegna. E non vi chiederei nulla del genere se non sapessi che l'alternativa sarebbe enormemente peggio. Dovrete rapinare il casinó."
  2. Keidros raccoglie informazioni sul torneo per tutta la mattinata e ne sta ancora parlando quando si presenta dagli archivisti. A quanto pare questo torneo è una cosa grossa: sembra sia l'antipasto per un'asta, ma le informazioni sull'oggetto che crea tutto questo fermento sono poche e frammentate. Sembra comunque sia qualcosa di molto caro al proprietario. "Buffo che ne parliate." Dice Aruil Grigiocrine, l'attendente mezzelfo di Wridus. "Credo che il vostro prossimo passo nella lotta contro il Vuoto potrebbe proprio passare da lì. Wridus ha grandi novità a riguardo. Oltre a questo, avete scoperto qualcosa al molo?"
  3. Gli avventori ancora presenti in sala non sanno altro sul torneo, quindi dopo un po' Keidros e Eldon seguono il loro compare nelle loro stanze. La mattina dopo i tre si ritrovano nella sala comune per la colazione, un piatto di agnello, carote, latte di cocco e un cous cous grezzo e affumicato, molto saporito. La delegazione di Valselang non si vede, probabilmente ancora dietro a smaltire la sbornia del giorno prima. Eldon è particolarmente di buon umore: "Keidros stanotte ho sognato una riunione di snirfnebli, e dai cosa vuol dire? Fortuna. Magari potresti davvero vincere qualcosa a Tre Teste!"
  4. L'oste ci pensa un po'... "Mah, non saprei proprio. Non sono un buon giocatore né un frequentatore di casinò. Ma penso che se vieni notato per la tua bravura o se hai una buona referenza da un altro casinò potresti ottenere un invito." Detto questo torna ai suoi affari.
  5. Gli emissari non si vedono, ma uno dei due oste se li ricorda bene. "Quei pescatori non sono abituati alla vita di città. Sono in camera, ubriachi persi e con il borsello molto più leggero. Se si svegliano, li potrete rivedere domattina." Keidros invece cerca di approfondire di più la notizia del torneo. A quanto pare non è facile entrare, è un torneo per ricchi con un alto costo di iscrizione. Ma in locanda non scopre molto di più. "Ti conviene giocare a Tre Teste ad un tavolo per gente normale. Quei tornei non sono fatti per chi non ha almeno quattro o cinque servitori appresso." Ridacchia un commensale. Ma l'oste (non quello che ha parlato con Jebbeddo) ascolta la conversazione e risponde: "Non è del tutto vero. Capita che al-Jamar inviti personalmente giocatori particolarmente abili ai torneo, senza fare pagare loro la quota di iscrizione. Dopotutto il casinò è suo, le regole le fa lui e buon gioco e spettacolo non possono che giovare agli affari."
  6. La giornata termina in taverna. Sarebbe troppo tardi per andare da Wridus e dopotutto hanno un sacco di cose in testa da riordinare. Chiacchierando con gli avventori vengono a sapere alcune cose interessanti sia sugli eventi cittadini che sulla situazione in generale. 1) Il numero di guardie di ronda in città è diminuito. Molti sono stati riallocati alle porte e alle mura. Diversi gruppi di esploratori pattugliano le vie fino a qualche lega di distanza da Cimbar. La preoccupazione per le notizie da sud è palpabile. 2) In città a breve ci sarà un grande evento privato: un torneo di Tre Teste, un popolare gioco d'azzardo (a cui sicuramente Keidros sa giocare). Si svolgerà al Calderone del Diavolo, un casinò di lusso costruito su un molo. 3) Gli avvistamenti di Ferus marini sono confermati e ormai di pubblico dominio. Non si parla di Valselang, ma diversi vascelli sono stati attaccati in navigazione o hanno fatto avvistamenti. Gruppi di mercenari specializzati nella difesa marina si stanno radunando in città e si parla addirittura di una futura creazione di una gilda. 4) Dal Thay e da sud continuano ad arrivare solo pessime notizie. Qualcuno parla addirittura di un nuovo cerchio di vuoto a sud nella capitale del Dambrath, Cathyr, caduta per l'assalto furioso delle bestie del Vuoto.
  7. Il vecchio saluta il gruppo, sinceramente felice di aver fatto la loro conoscenza. L'altro studioso, il thayan, si accomiata e si allontana subito dal molo, dicendo di avere altri impegni. Il gruppo torna poi ai calabroni per rifocillarsi e fare il punto della situazione. "Avere un po' di quel Vetro Solare potrebbe esserci utile, ma sono sicuro che capiterà l'occasione. E poi dopotutto non siamo in prima, noi dobbiamo studiarli per sconfiggerli, non eliminarli uno per uno." Dice Eldon sbocconcellando la coscia di un volatile arrosto, probabilmente faraona. "Che facciamo ora? Torniamo dai nostri amici bibliotecari? Io potrei preparare un po' di pergamena dei miei incantesimi radianti, ma non credo possiate utilizzarle. Credo però che il mercato locale possa darci una mano, sicuramente hanno già pensato anche a questo."
  8. Eldon annuisce. "Io ho qualcosa di utile, e scommetto che possiamo acquistare qualche pergamena o roba simile in città." Intanto anche il vecchio incantatore risponde. "Attualmente tutto il Vetro Solare è in mano alle truppe governative, per il bene del Chessenta. Se dovesse arrivare un carico in eccesso, allora sarebbe affidato ad alcuni mercanti fidati. Ma per ora non se ne trova in commercio. L'unico modo per ottenerne un po', adesso, è essere al servizio dello Sceptanar. È un materiale raro che si trova in conglomerati vitrei sepolti in mezzo a dune di sabbia. Non sono vere e proprie miniere, solo enormi rocce butterate. Il suo recupero è complesso tanto quanto ne è difficile il ritrovamento, proprio a causa dell'ambiente in cui si trova. I deserti roventi del sud nascondono molte insidie e per di più sembra che là i Ferus si trovino bene: sono più forti, più resistenti, più pericolosi insomma."
  9. L'uomo dice che basterà chiedere di lui al palazzo dello Sceptanar per trovarlo. "Sono vecchio, e il mio nome, Angbar Bel, lo ricordano quasi tutti i funzionari. Sono stato l'insegnante della maggior parte di loro...e dei loro padri!" Poi continua parlando di cosa hanno scoperto. "Ora siamo certi che i danni radianti sono molto più efficaci su di loro. E abbiamo scoperto che un materiale, applicato sulle armi, amplifica i danni. A sud lo conoscono, lo chiamano vetro solare. Si dice siano cristalli formatisi dall'impatto in un deserto di un potente fulmine di natura divina. I nostri mercanti sono in cerca di quanto più vetro solare sia reperibile, ma spesso sono piccoli gioielli, schegge... Può essere utilizzato sia in cristallo intero con cui creare le lame per armi decisamente legali, oppure in forma di finissima polvere da applicare sull'arma. In questo caso, l'effetto avrà un tempo molto più limitato. Lo Sceptanar ne ha preso il monopolio, per questioni di sicurezza nazionale. Alcuni mercanti però hanno licenza di venderne, purché tengano registri e paghino le giuste percentuali. Diffidate dei contrabbandieri, potrebbero vendervi del vetro. Una triste rivelazione in battaglia. Un cristallo di Vetro Solare è quasi impossibile da spezzare, anche da un maglio su un'incudine. Macinarlo è estremamente difficile e consuma gli stessi attrezzi che si usano per farlo." Poi riflette sulla rete e prosegue. "Non credo sia alchemico. Queste creature usano una magia a noi sconosciuta. Neppure la trama d'ombra assomiglia alla loro magia. Stiamo ancora studiando queste forze, si cui sappiamo davvero poco."
  10. L'uomo resta pensieroso. "Cultisti, dite. Qualcuno che adora queste creature? I pazzi non sono mai abbastanza, nel Faerun! Fatemi dare un'occhiata. Questa rete non sembra incantata in alcun modo, per lo meno con la magia utilizzata solitamente... tuttavia sento del potere sprigionare da essa. Non mi era mai capitato se non in presenza di un Malleus, che per mia sfortuna ho incrociato nel Thay prima di fuggire. Se avrete bisogno di aiuto per studiarla sarei felice di dare una mano." L'altro incantatore aggiunge: "Ho già sentito parlare di cultisti, non credevo ce ne fossero anche qui. E se davvero possono attirare Ferus marini temo che il nostro vantaggio di essere una città portuale presto potrebbe rivoltarsi contro di noi. Possiamo esservi utili in qualche altro modo?"
  11. "Certamente." Risponde un incantatore. "Ma vorrei parlarne senza che quel dannato Ferus sfondi le nostre difese. Vi prego di allontanarvi." Due guardie scortano il gruppo al portale di uscita che li conduce nuovamente sulla piattaforma. Non devono aspettare molto che due incantatori spuntano dalla botola. "Ebbene, non appena avete varcato la soglia, quei dannati esseri si sono fermati, sono entrati nuovamente in quella stasi che osservavamo da giorni. Cosa avete che li innervosisce in quel modo?"
  12. Evinrude Goodbottle Il grande piatto portato dall'oste mi rende radioso. Ho una grande fame e non vedevo l'ora di mangiare un po' di buon cibo da taverna. Inoltre l'essere di nuovo in mezzo alla gente mi mette decisamente di buon umore. Con un grosso pezzo di carne in una mano e un boccale nell'altra mi unisco al sEr, osservando le reazioni dei viandanti anche più lontani da noi. Attirare l'attenzione di solito è la mia specialità, ma mi piace come ha deciso di rompere gli indugi il mio compagno di viaggio. "Una taverna davvero ospitale." Aggiungo per sottolineare le sue parolem
  13. Gli incantatori subito dirigono la loro concentrazione verso gli incantesimi attivi. "Le difese stanno reggendo." Dice il thayan: "Ma le stanno mettendo a dura prova. È come se adesso avessero di nuovo uno scopo, si stanno tutti concentrando da questa parte." Intanto un altro studioso, un uomo dalla pelle scura e gli occhi chiarissimi vestito in maniera simile ad un bibliotecario, utilizza i suoi poteri divinatori per saperne di più sulla rete e poi suggerisce semplicemente di portarla fuori dal semipiano. "Non so come facciate a possedere qualcosa del genere, ma credo sia il caso di allontanarla e distruggerla!" Scesi dall'imbarcazione, gli incantatori si dispongono a semicerchio, pronti ad intervenire se le difese dovessero cedere.
  14. Uno degli studiosi ha un guizzo quando viene nominato Edwin. Dagli abiti sembra proprio un Thayan quindi probabilmente lo conosce, ma resta in silenzio. "I mostri appena usciti dall'uovo sembrano essere già completamente autonomi. Attaccano chi si avvicina e supera le barriere che abbiamo frapposto tra loro, altrimenti restano in attesa, come quello grande. Sembrano spaesati in questo semipiano, come se la mente alveare che li guida non riuscisse a raggiungerli. Abbiamo notato parecchie differenze tra i nuovi nati. Tutti hanno la stessa struttura, di base, ma è come se si completassero nelle loro abilità. Ci sono i più corazzati, i più agili, quelli che attaccano da lontano e, ultimamente, un paio con bizzarri poteri che ancora non abbiamo identificato. E' come un gruppo di avventurieri o un piccolo esercito, con i reparti specializzati nelle varie discipline: mischia, distanza, magia, astuzia... Non ci eravamo mai accorti di quanto fossero organizzati in tal senso semplicemente combattendoli sul campo. I nostri combattenti quando sono sul campo non hanno di certo il tempo di ragionare su questi dettagli." Un colpo molto forte, proveniente dalla nave, zittisce tutti. Subito dopo il verso stridulo e alieno della creatura si fa strada tra i legni incatramati dello scafo. La creatura sembra irosa e molto agitata. Anche qualche squittio più debole si riesce a distinguere in quel fracasso. Sembrano tutti suoni che vengono verso la loro direzione, come se le creature stessero cercando di raggiungerli scavando nella struttura stessa della nave. "Non hanno mai fatto così, che sta succedendo?" dice uno degli incantatori, osservando prima la nave e poi il gruppo di Jebbeddo. Intanto le guardie, attirate dal frastuono, si allertano, estraggono le armi e si tengono pronte ad intervenire. Il capitano si allontana dall'imbarcazione per coordinare le attività.
  15. Il capitano non sa rispondere alle domande e introduce Jebbeddo agli studiosi sulla nave, presentandoli. Sono incantatori thayan e chessentiani che collaborano attivamente da quando il vascello è stato spostato su questo semipiano. Uno prende la parola. "Un occhio abituato a questo genere di mostruosità può servirci, in questo momento. Io sono Kazim Dal-hal, mi occupo di verificare gli sviluppi biologici delle creature. I miei colleghi qui sono invece esperti nel contenerle. Attualmente su circa 500 uova, una buona parte è stata distrutta dalla luce e dagli esperimenti, circa una cinquantina si sono schiuse e altre 50 sono mature, pronte alla schiusa in breve. Le altre sono in maturazione. Delle cinquanta progenie, solo dieci sono ancora vive. Abbiamo dovuto utilizzare contenimenti magici oltre che fisici, la loro furia è irrefrenabile. Uno è riuscito a sfuggire da una gabbia in metallo e solo grazie al capitano ed ai suoi uomini siamo riusciti ad eliminarlo. Quell'esemplare era leggermente più evoluto, aveva una saliva acida che deve aver indebolito le sbarre tanto da poterle rompere..." L'uomo sembra perso nei suoi pensieri dopo la frase. Prende un taccuino, annota qualcosa, poi torna a guardare i suoi interlocutori. "Qual'è il vostro ramo accademico? Come possiamo aiutarvi?"
  16. Evinrude Goodbottle Felice di potermi un pò rilassare mi siedo al tavolo, curiosando tra gli avventori e allungando l'orecchio per carpire qualche ghiotto aneddoto da potere ingigantire a piacimento e raccontare a mia volta. Ma Maybelle mi riporta subito alla realtà. "Ok ok, mangiamo qualcosa di buono e facciamo i bravi. Solo una pinta... o una pinta alla volta, come diceva Emme Emme. Comunque, io direi di fare amicizia, girare per i tavoli, chiacchierare e cercare di raccogliere più informazioni possibile da chi è arrivato qui dal villaggio abbandonato. Gli oste mi sembrano occupati come troll di caverna con dei nani per cena per darci retta e rispondere alle nostre domande."
  17. "Attualmente c'è un gruppo di incantatori, valutano la resistenza delle protezioni magiche attorno alle stanze del Ferus. Il nostro compito qui è contenerli e, in caso di crisi, eliminarli. Le prime uova si sono schiuse e quei maledetti sono già letali da appena nati. Hanno un ciclo di sviluppo variabile, alcune sono ancora piccole e traslucide, altre hanno già al loro interno un piccolo mostriciattolo che si muove nel suo liquido, pronto ad ucciderti. La luce, il radiante come lo chiamano gli incantatori, li indebolisce molto. Sono state fatte diverse prove per amplificare l'effetto e la letalità di incantesimi e armi. So che hanno raggiunto qualche buon risultato. A noi, ad esempio, hanno cosparso le armi e le punte delle frecce con polvere di un qualche Vetro Solare. Abbiamo anche imparato qualcosa in più. Il ferus era ostile e sembrava assolutamente determinato a scappare finchè era sul piano materiale, ma qui sembra quasi non interessargli. Uccide tutto ciò che gli capita a tiro, quattro delle mie guardie lo hanno imparato a loro spese. Ma poi si ferma e non tenta la fuga, come se non sapesse dove andare, non capisse dove si trova. Anche i piccoli fanno così, quei bastardi." Dopo aver detto tutto quello che sa, organizza una squadra e scorta il gruppo fino alla nave. Qui una piattaforma a gradini porta fino al ponte. Il gruppo di sapienti sta discutendo pacatamente su come procedere per evitare eventuali falle nella protezione della nave.
  18. V. I moli a Nethentir Sono passati due anni da quella notte a Baldur's Gate, il mondo non è più tornato quello di prima. I Cerchi di Vuoto punteggiano il Faerun come cicatrici ed intorno ad essi si è organizzata la Resistenza, eserciti permanenti, trincee, leve forzate, una forza condivisa tra le regioni che tenta di contenere le creature che fuoriescono dai quelle voragini immense. Io, nel frattempo, mi sono unito a due compagni ben diversi tra loro: Eldon Goodbottle, un simpatico halfling chierico molto legato alla morte, quasi ossessionato con affetto dai riti funebri e capace di divagare per ore su aneddoti di famiglia mentre il mondo brucia intorno a lui; e Keidros, il tiefling, stregone solitario, brusco, diffidente verso ogni autorità, che venera un patrono che non avevo mai sentito, Hatrejus, proprio per avere qualcosa da opporre agli Antichi che, inconsapevolmente, disprezza con ogni fibra del suo essere. Siamo arrivati a Nethentir dopo una scorta mercantile, e la città ci ha accolto con un'esplosione: una nave del mercante Zainud al-Tawil ha preso fuoco al porto, l'ennesimo incidente di una lunga serie che lo perseguita: furti, affondamenti, invasioni di termiti, e ora questo. Le voci in giro sono discordi: c'è chi grida alla sfortuna, chi sussurra di un rivale che voglia soppiantarlo. Io fiuto qualcosa di più metodico di semplice malasorte visti i troppi incidenti, troppo ben distribuiti tra i cinque grandi mercanti della città. Ma per ora è solo un sospetto, niente di più. Nel frattempo, un'ombra pesante grava su di noi: i Maghi Rossi hanno inasprito la leva per la Resistenza, e temo che presto tocchi anche a noi, a meno che non troviamo un modo di renderci utili altrove.
  19. IV. Ciò che è rimasto di Baldur's Gate Siamo sbucati nella taverna del Diadema di Rame in pieno fermento, gremita di avventori. Ma quel caos si è trasformato ben presto in catastrofe: un violento tremore ha scosso l'intero edificio, seguito da un boato assordante e da crepe che si aprivano nei muri. Un ruggito innaturale, come mille voci di creature diverse insieme, ha riempito l'aria. Una delle bestie fuggite dalle prigioni di sotto ci ha raggiunti nella confusione, balzando sulla schiena del mezzorco. Non ho avuto scelta: mi sono gettato da una finestra socchiusa, mentre l'ultima immagine che ho di Morn è lui che si volta a fronteggiare l'altra bestia appena entrata. Non ho idea, mentre scrivo, se sia sopravvissuto o meno. Fuori, la città che conoscevo non esisteva più. Un velo di oscurità copriva il sole, fulmini verdastri dardeggiavano da un cielo senza nubi, e una voragine enorme e impossibile aveva inghiottito l'intera Passeggiata di Waukeen. Da essa si allungava verso il cielo un tentacolo di dimensioni che la mente fatica ad accettare, il quale espandeva dalla sua sommità un velo di tenebra vivente. Mostri mai visti prima sciamavano fuori dalla voragine: pipistrelli dalla testa mozzata, ammassi di carne senza forma, creature dalle troppe zampe che scalavano i muri come fossero scale. Mi sono arrampicato su un tetto per vedere meglio, incapace di distogliere lo sguardo. La sfera planare dei Bassifondi era ancora lì, immutata ma quasi ridicola, ora, di fronte a questo nuovo orrore. Ho pensato a Elaija, a Morn, a Prince: non so quanti di loro rivedrò mai. Ma so, con la certezza fredda di chi ha appena visto la fine di un mondo, che quel tappeto rituale ai Bassifondi e questa voragine non sono cose slegate. Qualcuno, da qualche parte, sta tirando dei fili molto più lunghi di quanto chiunque immagini. Il Faerun che conoscevo non esiste più.
  20. III. La libertà L'occasione è arrivata quando meno ce l'aspettavamo. Un secondo carceriere, solo e incauto, è entrato nella cella del mezzorco per depositarvi un nuovo prigioniero permettendo al pelleverde di agire: lo ha ridotto in poco tempo a una massa sanguinolenta contro le sbarre prima di fuggire da solo verso la porta, senza un pensiero per nessuno di noi. Morn ed io ci siamo gettati sul corpo del carceriere dal quale ho recuperato un mazzo di chiavi e una scarsella di monete, mentre Morn il medaglione e una spada corta. Una sola chiave per tutte le celle... Gond sia lodato. Abbiamo liberato gli altri: due nani ancora storditi dall'alcol, Gaelan (che ha accolto la libertà con una risata isterica poco rassicurante, "Siete pronti a morire, dunque?"), e infine un elfo malconcio in una cella più lontana. Il mezzorco, intanto, si era già lanciato da solo contro le guardie del magazzino dando il via allo scontro. Ho ritrovato in un baule la mia custodia per pergamene tra la refurtiva, un sollievo enorme viste le informazioni che vi avevo annotato anche sul tappeto rituale. Ma poco dopo due carcerieri sono arrivati attirati dal rumore dello scontro, insieme ad alcune bestie inferocite sfuggite da qualche cell. Abbiamo avuto la meglio sulle guardie rimaste anche grazie a quelle bestie, dalle quali siamo poi dovuti fuggire.
  21. II. Le celle sotto il Diadema di Rame Mi sono svegliato in una cella, il capo pesante, senza più i miei averi, comprese le pergamene coi simboli del tappeto, perdute o requisite, non so. Il mio nuovo compagno di prigionia è un umano che si presenta come Morn, un chierico di Chauntea catturato mentre difendeva un vecchio indigente e la sua famiglia da uno strozzino. Mi è parso subito il tipo che non abbandona chi ha bisogno di aiuto, anche a proprio rischio. Siamo sotto al Diadema di Rame, la più losca locanda della città, covo di combattimenti clandestini e chissà che altre turpi attività. Tra poco sarà Scudi Uniti, festa per la quale viene sempre organizzato uno spettacolo nell'arena, per il quale veniamo ingrassati come bestiame. Nella cella di fronte un mezzorco furioso venduto agli schiavisti ci ha spiegato senza troppi giri di parole quanto sia impossibile fuggire: maghi, chierici, decine di combattenti. Si sono aggiunti alla nostra cella un ladro dal nome altisonante, Prince JJJ Thourok, gentiluomo di terre ormai perdute, e nella cella accanto un certo Gaelan Bayle, ex carceriere del Diadema, ora prigioniero lui stesso per motivi che non ha voluto svelare. Da lui abbiamo appreso il funzionamento dei medaglioni che aprono le celle, e la disposizione delle stanze oltre il corridoio: un magazzino con i nostri averi, l'arena dei mostri, e più oltre la taverna vera e propria. Il mezzorco ostenta solo rassegnazione violenta, mentre Morn resta un'ancora di sensatezza in questi giorni bui, non ha smesso un momento di cercare un modo per uscirne tutti insieme. Prince, dal canto suo, è tutto nervi e battute salaci ma continua a frugare in ogni angolo della cella in cerca di qualcosa di utile, cocciuto quanto basta per farmi pensare che, a modo suo, non abbia rinunciato ancora alla libertà.
  22. simo.bob ha pubblicato una discussione in GIOCO in Mondo Oscuro
    I. Baldur's Gate, i Bassifondi Sono arrivato da poco a Baldur's Gate, città vasta e rumorosa quanto se ne dice in giro. Mancano pochi giorni a Scudi Uniti e tutto è intriso già di gran fermento, strabordante di mercanti, curiosi, approfittatori e poveracci. La mia curiosità però è stata subito catturata da altro: una sfera planare è comparsa dal nulla ai Bassifondi, inghiottendo una fetta di quartiere. Nessuno sa spiegarne l'origine, neppure i grandi inquisitori degli Stregoni Incappucciati. Alla Tana dei Sette Veli ho fatto la conoscenza di un tale Elaija, mangiafuoco itinerante con un cane zoppo di nome Okap. Mi ha parlato di processioni notturne di incappucciati che si infilano in un edificio abbandonato vicino alla sfera. Non potevo lasciarmi sfuggire un simile enigma. Ci siamo appostati fuori dall'edificio e li abbiamo seguiti dentro, attenti a non farci notare. Il palazzo è un dedalo di stanze vandalizzate e corridoi bui, eppure vivo, frequentato. Abbiamo intercettato un gruppo radunato attorno a un tappeto cerimoniale: non un semplice arredo, ne sono certo, ma qualcosa legato ad energie precise, anche se i frammenti di conversazione captati non mi erano del tutto chiari. "Ci sono grandi aspettative quest'anno", ho sentito dire. Ho fatto in tempo a ricopiare i simboli del tappeto sul mio taccuino, un piccolo trofeo della serata, per quanto rischioso da ottenere. Poi le cose sono precipitate: un vecchio con un bastone, che temo ci avesse percepito già prima, ha scoperto Elaija e lo ha messo all'angolo insieme ad altri tre incappucciati. Sono intervenuto, abbiamo tenuto testa per qualche momento, ma quello stesso vecchio mi ha lanciato addosso una manciata di polvere dorata, mormorando parole oscure. Il sonno mi ha preso di forza. Di Elaija non so più nulla. Nel caos l'ho perso di vista, e quando mi sono risvegliato non era più al mio fianco. Confido nella sua sfrontatezza. Mi dispiacerebbe molto anche per Okap se fosse successo loro qualcosa.
  23. I due maghi sono perplessi alle parole di Jebbeddo ma non sembrano essere le persone che si occupano della gestione degli accessi. Probabilmente sono più quelli che mantengono aperto magicamente l'accesso. "Lo sceptanar comanda, come su tutta Cimbar. Andate pure. Dall'altro lato il capitano Jaid è di turno con la guarnigione." La botola viene sollevata, i tra scendono i gradini e si ritrovano in un piccolo stanzino in legno. Aperta la porta, una luminosità inaspettata e lattiginosa li avvolge. Sono su una piattaforma di sabbia bianca quasi dello stesso colore del cielo. A pochi metri dalla piccola struttura di legno sono montate diverse tendone da campo. Un centinaio di passi più avanti vedono l'imbarcazione infestata, in secca sulla sabbia e puntellata da travi per restare dritta. Tutto attorno alla nave, distanti un tiro di freccia, c'è un cordone di guardie: sono a coppie distanti circa venti passi tra loro, entrambe rivolte verso il vascello, armate di arco e lancia. Poco dopo, un uomo appena uscito dalla tenda più vicina si avvicina al gruppo. E' alto, dalla pelle molto abbronzata, gli occhi chiari e un pizzetto affilato. Ha un'ottima divisa corazzata molto simile a quella del kej-hab, ma ornata con il disegno di una nave stilizzata sormontata da due spade incrociate. "Capitano Jaid." dice in maniera secca e pragmatica, senza troppi convenevoli. "Cosa vi porta nel piano di confinamento?"
  24. La secca frase di Keidros scuote i due incantatori intenti a discutere, che si voltano verso il gruppo con mal celato sdegno. Il più anziano, un uomo asciutto ormai non più giovane, capelli bianchi e vistose rughe sul volto, coperto da grigi abiti comodi e pieni di tasche, con un buffo cappello a punta in testa, si rivolge al gruppo: "Controllare il ferus, che sciocchezza. Abbiamo una guarnigione dall'altra parte per contenere lui e la sua progenie. Chi vi manda, se posso?"
  25. Eldon ridacchia alla scena di Keidros che trascina Jebbeddo, quindi segue gli amici verso l'ufficio indicato dal kej-hab. Là vengono accolti da un noioso funzionario che senza né troppe cerimonie né particolare voglia si mette a cercare la lista di aventi il permesso. Dopo aver cercato con una lentezza esasperante in alcuni cesti di pergamene, estrae un documento che legge a bassa voce, elencando i nomi riportati nell'elenco. "Eccovi: Kedrios, Jebedaia e Elton, si? Siete già in lista. Andate al molo, presentatevi agli ufficiali di picchetto con questo." Il funzionario consegna loro tre lasciapassare identici se non per il loro nome indicato al centro. Il gruppetto si allontana rapido da quell'inferno burocraticizzato e si dirige al porto. Da quando hanno lasciato la città, il molo da cui erano salpati sulla piccola lancia per raggiungere il vascello infestato ha subito ingenti modifiche: un cancello e due guardiole ne impediscono l'accesso, palizzate acuminate lo circondano impedendo l'avvicinamento via mare e una grossa piattaforma coperta da un tendone simile a quello di un circo ma di un color senape slavato occupa lo specchio d'acqua in cui ormeggiava la nave. I tre vengono fatti passare senza problemi una volta mostrato il documento e percorrono veloci il molo fino alla piattaforma. Superata la cortina che chiude l'ingresso del tendone trovano quattro incantatori, due intenti a discutere e due assorti attorno ad una botola a terra, concentrati per mantenere chissà quale sortilegio.

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configura le notifiche push del browser

Chrome (Android)
  1. Tocca l'icona del lucchetto accanto alla barra degli indirizzi.
  2. Tocca Autorizzazioni → Notifiche.
  3. Regola le tue preferenze.
Chrome (Desktop)
  1. Fai clic sull'icona del lucchetto nella barra degli indirizzi.
  2. Seleziona Impostazioni sito.
  3. Trova Notifiche e regola le tue preferenze.