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Le guerre degli altri

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Mount Aurelie, 1498

Assieme agli altri

mostri

833276143-4454594808148803-4996756384323L'aria dell'inverno penetra attraverso le alte finestre a feritoia, graffia le pietre antiche, agita debolmente i pesanti arazzi di Cendres con i gloriosi massacri della Redenzione Aurea e accarezza i volti di Santi indifferenti. L'implacabile inverno del Valnord morde anche la pelle, sotto il tessuto sottile delle vostre divise da novizi dell'Ordine. Il freddo, la fame, la fatica: tutto serve a temprarvi secondo i luminari. A rendervi migliori. Più utili.

Ma voi che avete già visto qualcuno dei vostri compagni cadere durante le esercitazioni, spezzato dalla fame, il freddo. o dall'oscuro abbraccio delle Vedove, non vi fate illusioni: l'Ordine del Crepuscolo non è interessato ai deboli, a quelli che non sanno usare la testa per restare vivi.

Per questo vi siete alleate anche se non vi conoscete e, forse, neanche vi piacete.

Oggi la cappella di Leontine è gremita, come sempre. Giovani corpi inginocchiati sulle lastre di porfido con le mani giunte. Nessuno osa opporsi ai frequenti esercizi spirituali. L'austera Solene de Mornay, accompagnata da un Custode verde dalla faccia truce, sta ispezionando la classe muovendosi fra le file ordinate dei novizi sanguevile come uno spettro, la lunga veste tempestata di stelle che fruscia dietro di lei. Si assicura che i vostri volti mostrino la dovuta contrizione e nessuna traccia di sfida.

ciaff, ciaff, ciaff..

Schiocchi secchi e cadenzati ritmano i passi della Reverenda Madre.

Alla vostra destra Lucien D'Alversen si sta flagellando a capo chino con una pesante corda di canapa resa più crudele da nodi che lui stesso ha realizzato durante la notte. Sulla schiena la sua divisa è ridotta a brandelli, i brani di tessuto blu incupiti da sangue e solchi diligentemente scavati nella carne.

ciaff, ciaff, ciaff..

Alcuni compagni distolgono lo sguardo, voi no. L'Oscurità si è destata in Lucien D'Alversen a soli tredici anni. Subito dopo un fulmine ha colpito la capanna della sua famiglia uccidendo tutti. Tranne lui, ovviamente.

Crearovina.

Quando ha capito cosa era diventato ha afferrato la pietra più pesante che ha trovato e si è diretto dritto verso il pozzo più profondo del villaggio.

Aveva già una gamba oltre il parapetto quando Ygritte l'ha arruolato.

Ha opposto resistenza, Lucien D'Alversen. Oh, quelli che non vengono venduti all'Ordine dai genitori a volte lo fanno.

Ci sono voluti quattro Custodi per caricarlo di traverso sul cavallo, legato come un sacco di patate, con la mascella e un braccio spezzato.

La Reverenda Madre si ferma davanti a lui, gli passa la mano ossuta sulla faccia bagnata di lacrime in quella che sembra una carezza; subito dopo gli artiglia le guance per obbligarlo a guardarla.

"Imparate! La pena di vostro fratello Lucien per i suoi peccati è magnifica! Imparate da lui, abomini!" declama con voce stridula, quasi urlando. Le parole colpiscono come una sferza, continuano ad echeggiare per diversi secondi fra gli archi acuti della cappella, sotto la volta dipinta di stelle e nelle vostre orecchie.

Nonostante il gelo, piccole perle di sudore si stanno formando sulla fronte percorsa di rughe della Reverenda Madre e il viso, di solito cadaverico, gli si sta accendendo per l'improvviso afflusso di sangue. Sembra sul punto di avere un raptus di estasi mistica, Solene de Mornay, la punta rossa della lingua che sporge appena fra le labbra sottili lievemente socchiuse, protesa come per assaggiare qualcosa.

Chissà perché la sua espressione vi ricorda quella ritratta nelle rappresentazioni della megamartire di cui è piena la cattedrale della città-fortezza: quelle dove ancora viva, ma con lo spirito già altrove, viene torturata e fatta a pezzi dagli infedeli.

La mano della Reverenda Madre è affondata nei capelli del giovane crearovina; stringe quelle ciocche brune in uno spasmo violento prima di portarsi velocemente le dita bagnate di lacrime alle labbra.

"Io stessa curerò le tue ferite"

lo dice in un soffio eppure sentite tutti quelle parole, una nota torbida nella voce che vi fa rabbrividire più del freddo.

"Ora continua a frustarti"

Una ragazza vicina a voi con la divisa bianca dei cantasangue nasconde un sorriso malizioso dietro le mani giunte e un'altra, avvolta in viola, sussurra scandalizzata ad una compagna

"L'avvoltoio è troppo vecchia per Luc! Avrà quanto? QUARANTA inverni?"

L'esile figura della ragazza in viola viene violentemente sollevata dal pavimento. Vi pare spiccare il volo, andando a schiantarsi subito dopo contro una colonna della cappella, calciata dal Custode.

"Silenzio, Vili!" latra l'uomo che vi hanno detto dovreste onorare come vostro fratello maggiore, come tutti quelli che indossano lo stesso colore.

Solene de Mornay è salita sulla pedana, scivolata dietro l'antico leggio di pietra corroso dal tempo si chiarisce la voce.

"Avete il male dentro. L'Oscurità vi sogna, vi desidera. Vi tenta. Proverà a sedurvi, a farvi tradire l'umanità. Dovete resistergli! Solo la Mai Morta può salvarvi. Solo la Fede può rendere sopportabili i vostri orridi peccati! Per questo dovete pregare! Pregare, pregare! Pregare e morire per l'Impero e la sua Santa Chiesa!"

Nell'impeto della predica goccioline di bava gli sprizzano dalla bocca, macchiando il sacro tomo miniato aperto davanti a lei, da cui pendono nastri e sigilli in ceralacca.

"Recitate dal Firmamentum il Tormento di Santa Aurelie, passo settantadue. Tre versi a testa"

Fra di voi serpeggia il panico: eravate tutti convinti oggi si sarebbero letti gli Atti dei Protomartiri.

La Reverenda Madre sembra fiutare la vostra paura: proprio come un avvoltoio appollaiato su di un ramo davanti ad una distesa di succulente carcasse in putrefazione artiglia la pietra del leggio e sporge il collo in avanti per scrutare le vostre labbra, attenta ad ogni esitazione, errore.

Mentre ognuno cerca disperatamente di disseppellire dalla memoria gli arcaici versi in vecchio Valois, il Custode si piazza davanti al primo della fila che comincia a cantilenare:

“…le incisero sulla schiena la volta celeste.

Le fecero guardare il sole finché la sua luce non le bruciò gli occhi.

Le cucirono la bocca, così che non potesse più p..parlare.”

Incespica nella pronuncia dell'ultima parola. Il vostro riverito fratello lo colpisce in pieno volto. Il poveretto cade lungo disteso sul pavimento reggendosi la faccia e a voi non sfugge il rumore secco di un naso che si rompe.

"Landau, vogliamo fare qualcosa per quella tua orrida pronuncia da zotico provinciale?"

La Reverenda Madre si massaggia le tempie, impaziente più che adirata: non riesce a staccare gli occhi dal giovane crearovina che, pallido come un lenzuolo, sembra sul punto di svenire per la perdita di sangue.

"Il prossimo"

Il Custode si piazza davanti alla minuta Aretha d'Arbaud, la seconda della fila. "Sorellina", la saluta.

E si massaggia le nocche callose.

off

Se qualcuno di voi vuole tentare qualcosa può proporre una Prova indicando cosa vuole lanciare (poi io sceglierò la difficoltà sotto cui tirare). Se nessuno tenta qualcosa dovete eseguire una Reazione (Ragione difficoltà normale, 5) per vedere se riuscite a ricordare e recitare correttamente i passi richiesti. Se fallite la reazione scegliete se prendere 1 Ferita o Vergogna e narrate la cosa.

Modificato da Mezzanotte

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Aretha d'Arbaud

Osservo la situazione senza sapere bene cosa fare. Quando mi sono consegnata all'Ordine per risparmiare, da me stessa poi, i miei confratelli, non mi immaginavo che sarei finita praticamente in un secondo monastero, persino più freddo. Le sorelle erano molto più gentili nel primo, anche quando le ho costrette a piegarsi giorno e notte di fronte a Protomartiri inesistenti che sussurravano le loro vergogne dietro ogni angolo.

Tutto farebbe pensare che io conosca a memoria i versi del Firmamentum. La realtà è che nel mio monastero la preghiera è sempre stata meno importante dell'attività, del servizio e delle faccende da svolgere. Conosco le preghiere fondamentali, quelle che ho recitato centinaia di volte, ma non tutti i passi. E certamente non questo.

Il sangue sul pavimento non mi disturba. Non è quello a farmi rizzare i peli biondi sulle braccia. Sono le persone che tremano, quelle che abbassano lo sguardo, quelle che cercano disperatamente di ricordare le parole mentre aspettano il prossimo colpo. Anche io sono tra quelle, ma non mi interessa abbastanza di me. E a dirla tutta, sento che dovrei spiacermi degli altri, ma non mi interessa abbastanza neanche di loro.

La paura delle persone mi fa quell'effetto. Guardo negli occhi il Custode. Cerco di capire cosa voglia da me.

Non lo capisco. Chiudo gli occhi, delicatamente. Se mi arrivasse un pugno sul muso, lo meriterei. È il prezzo da pagare per saper controllare i miei istinti.

So di non sapere, però. E il rischio è troppo alto.

In fondo, non mi è ancora stato chiesto di recitare dei versi specifici. Mi piego lentamente in ginocchio. La veste, più lunga di me, mi si raccoglie intorno fino a cingermi quasi completamente di nero.

Poi comincio a salmodiare. "Gloria alla Santa, che conobbe il dolore e non lo temette. Gloria a colei che accolse il tormento come una carezza. Beata sia la sua carne, che attraverso il dolore conobbe la luce. Beata sia la sua voce, che nell'estasi del martirio trovò la verità. E beata sia la sua anima, che non fuggì dall'oscurità, ma vi entrò sorridendo. Perché nel tormento è la gloria. Nel sangue è la luce. E nella sofferenza è la grazia della Mai Morta."

Non sono i versi richiesti. Non sono dei versi in generale. Ma li pronuncio con convinzione, cercando di ottenere l'attenzione, e la comprensione (sempre se ne è capace) della Reverenda Madre. Sarò piccola, ma cerco di aumentare e far rimbombare il suono della mia voce, aggiungendo un fine tremolio ad hoc. Inclino il capo all'indietro e lascio che sul mio volto compaia un'espressione di rapimento, come se anch'io stessi vivendo in quel momento la stessa estasi della Santa.

Magari il coinvolgimento farà dimenticare alla Reverenda Madre la mia impunità di non sapere.

Offgame

Gente, Aretha è una fervente con meno conoscenze di religione di voi.

Per l'approccio pensavo uno tra Sotterfugio e Ascendente, che comunque sono entrambi a d8. Non aggiungo altro perché palesemente Aretha è in una situazione a lei poco congeniale...

  • Autore

Il Custode guarda la fragile Aretha, poi la Reverenda Madre ed infine alza il pugno in direzione della danzaombre. La sacerdotessa però lo ferma alzando due dita. Appare colpita dall'esibizione della sua piccola prigioniera.

"Non erano i versi richiesti, e tuttavia la pronuncia dell'alto Valois era perfetta. Sei stata coraggiosa a sfidarmi, giovane d'Arbaud"

"e anche molto stupida"

Sta per proseguire quando qualcosa cade a terra e tutti vi girate.

è il piccolo Lucien D'Alversen, crollato faccia contro la pietra, privo di sensi. Alla fine lo sfinimento gli ha concesso la grazia di un po' di oblio.

Questo cambia completamente le priorità della vostra insegnante che si sfrega le mani ossute.

"La lezione è finita", dice. Poi indica il povero crearovina riverso sul pavimento.

"Frère Jan, lui nelle mie stanze. Subito"

Il Custode sospira, si piega sul ragazzo, lo afferra per una caviglia magra e semplicemente lo trascina via tirandolo svogliatamente per la gamba, senza neanche prendersi la bega di sollevarlo da terra.

Voialtri, d'altro canto, siete tutti troppo felici di aver scampato le ripetizioni dei tormenti e le attenzioni di fratello pugno per dolervi del vostro sventurato compagno.

Il merito viene unanimemente riconosciuto ad Aretha che viene portata quasi in trionfo fuori dalla cattedrale dai novizi.

Modificato da Mezzanotte

Magda ( Magdaleine Elisabeth di Altgraf)- Celartigli Nobile

Osservo Aretha subire l'interrogatorio dei versi ecclesiastici. Spero che la piccoletta li sappia con quello che ha passato in monastero. Io non nessuna intenzione di subire l'umiliazione della frusta. Non io una Altgraf dal sangue purissimo...beh forse non così puro dopotutto. Sono anch'io un mostro contaminato dall' oscurità, un impura...una vile.

Ma sempre un Altgraf e un Altgraf non si fa' umiliare...mai.

Non tento nemmeno di ricordarmi qul verso tanto simile a tutti gli altri, penso a come fare valere la mia autorità. Dopotutto quel bigotto di mio padre ha fatto le prima donazioni all' ordine dopo il mio arrivo. E che donazione...ha fatto scalpore la gigantesca statua della santa posta in cortile. E pensare che prima di vantava che mai avrebbe donato denaro ad una società che accetta vili. Mai! Le donazioni erano tutte per la Santa chiesa luminarista. Tanto spremevan i plebei quando voleva imbastire una donazione... semplice no?!

Si credo di aver trovato su cosa fare leva per evitare le botte e soprattutto l'umiliazione.

Per fortuna Aretha ha un estasi mistica...o più probabilmente un estasi teatrale molto convincente, poi il tonfo del mostro che si frusta salva tutti...un po' di fortuna capita allora di tanto in tanto in questa merda in cui sono finita.

Mi affretto ad uscire dalla sala prima che la reverenda cambi idea.

Mi avvicino alla piccoletta

Aretha! Sei stata fantastica. Mi hai risparmiato di minacciare la vecchia. Non le avrei permesso di punirmi...ma si sarebbe vendicata di sicuro, è più sadica di una Cantasangue in crisi. Potevi dire semplicemente i versi che di certo conoscevi...invece...sei stata eccezionale .

Dall' altra parte della Danzaombre c'è Ren che cerco di ignorare... vorrei cedere alla pulsione per eviscerarla come ho fatto con il mio permesso sposo...Ma non posso mi ricatta, o come diceva mio padre, mi tiene per le palle. Non so come sa che non ho ucciso io il troll. Non posso inamicarmela troppo. Nessuno deve sapere il mio piccolo segreto. Quando posso la ignoro. Ma a volte e impossibile.

Ren l'orfana

Vedo il custode ergersi minaccioso davanti alla piccola Aretha, resa ancor più piccola dall'essere in ginocchio, e qualcosa in me si contrae involontariamente. Mi ricorda un pochino il piccolo Haru ma so che non è lui, lui era puro e innocente mentre lei è solo un'infetta, come me e come tutti i novizi. Una smorfia altera impercettibilmente il mio viso al pensiero, ma è solo un istante.

La giovane inizia a recitare dei versi:

Ma che roba è? Di certo non sono quelli richiesti...

penso anche se non ho la minima idea di quale sia l'inutile blaterio sacro richiesto.

Questa roba è solo uno spreco di tempo! Potremmo essere nell'arena ad allenarci a combattere.

Davvero non sopporto di stare in ginocchio a blaterare inutili formule, se servissero a qualcosa contro gli oscuri non avrebbero certo bisogno di noi, ma neanche io sono così folle da dirlo, altrimenti il supplizio di Lucien sembrerebbe una luna di miele.

La conferma che la "biondina" non ha risposto correttamente è il braccio del custode che si alza a pugno. Istintivamente mi viene da alzarmi a bloccarlo, sono abbastanza vicina e sto per farlo, non permetteró che Ari venga colpita o almeno ci proverò, ma le parole della Reverenda Madre lo fermano e il cercarovina mezzo dissanguato risparmia a tutti l'ovvia punizione che seguirà inevitabilmente al nostro fallimento.

"La lezione è finita" queste si che sono dolci parole. Mi rialzo con un guizzo ignorando la protesta delle ginocchia indolenzite dalla lunga permanenza sulla dura pietra fredda.

Quando raggiungo la ragazzina è già stata affiancata da quel "sacco di pulci" di Magda. Non la sopporto quell'altezzosa smorfiosa bugiarda ma è di sicuro meglio di quel branco di stupidi che pensa di comandare qualcosa solo perché sono qui a farsi frustare da prima di noi.

"A cuccia Altgraf!" esclamo avvicinandomi per stuzzicarla e farla infuriare un pochino, uno dei miei passatempi preferiti.

"Peccato che la "santarellina" ci abbia privato della scena...avrei proprio voluto vederti abbaiare contro la vecchia invece sei qui a scodinzolare e vedi di non pisciare sulla porta uscendo, non è nobile." concludo con una risata soffocata mentre vedo montate la rabbia nello sguardo della celartigli.

"E tu "santarellina", ottima prova. Devi insegnarmi come fai! Potrei quasi appassionarmi a queste inutili farneticazioni se hanno il potere di zittire quella vecchia zitella rinsecchita." Mi congratulo abbassando prudentemente la voce al commento sulla Reverenda Madre.

Con la coda dell'occhio tengo sotto controllo la nobile celartigli mentre ci incamminiamo lungo i freddi corridoi, superando la scia di sangue del novizio che viene trascinato fuori dalla cappella:

"Che lezione abbiamo adesso?" chiedo senza rivolgermi a nessuno in particolare ma poi aggiungo rivolta alla ragazza dai capelli rossi: "Ovviamente non l'ho chiesto a te, visto che vorrei sapere "la verità". Ma se ti va puoi raccontarci una storia per la buona notte, ho sentito che sei brava ad inventarle..." concludo con l'ennesima frecciatina alla componente ferina del nostro trio di mostri ben assortito, al contrario degli altri gruppi che tendono a riunirsi in base alla "malattia" che li affligge.

Modificato da Rafghost2

  • Autore

Parlando siete uscite dalla cattedrale della cittadella e vi ritrovate nel piazzale, all'ombra della statua della martire donata dal padre di Magda, il Granduca di Altgraf. Il suo internamento è stato accompagnato da una generosa donazione di patate e pellicce. In un altro tempo una figlia del granduca sarebbe stata seguita da carri su carri di grano dorato, tessuti pregiati e barili di vino provenienti dalle vigne di famiglia, ma ormai il suolo è sempre più sterile e i contadini fuggono nelle città a morire di fame o si arroccano nei villaggi fortificati per proteggersi dagli orrori che camminano sulla terra.

Fa freddo.

è sempre freddo qui, nel Valnord, e il sole è perennemente velato. A causa dell'Oscurità, afferma la Chiesa Luminarista. Per colpa vostra, pensano quasi tutti.

I sanguevile novizi, pestando i piedi per il freddo nella neve gelata ed emettendo nuvolette di vapore acqueo dalla bocca e dal naso, si radunano in assembramenti del loro colore che, per lo più, fanno finta di ignorarsi.

Una figura si stacca dal gruppo dei neri e si dirige verso di voi. Indossa una divisa dello stesso colore di quella di Aretha, ma impreziosita da fermagli d'argento. Il ragazzo è pallido, ha i corti capelli corvini, con una ciocca ribelle che gli ricade su una guancia da cui pende un talismano a forma di falce di luna e gli occhi bistrati di nero.

Vi si pianta davanti. è probabile lo troviate piuttosto attraente con quell'aura da bel tenebroso, perennemente freddo e distaccato.

Aidan-de-Gris.png

"Bella prova, d'Arbaud, hai risparmiato un bel po' di nasi sanguinanti a quegli zotici nati con il fango fra le dita"

mentre lo dice guarda di striscio Ren con malcelato disprezzo, prima di cancellarla definitivamente dal suo orizzonte e concentrarsi sulla piccola danzaombre.

"Dovresti venire con noi. I tuoi simili"

"Puoi portare con te la tua amica celartigli, se ci tieni" aggiunge amabile prima di girare la testa e rivolgersi direttamente a Magda

"Hai bisogno di protezione, Altgraf. Lo sai, vero?"

Modificato da Mezzanotte

Magda di Altgraf

Osservo il ragazzo, altezzoso come tanti nobili che ho conosciuto, non necessariamente un male a mio avviso. E sembra pure carino.

Ti stai offrendo di proteggere me ... Scusa...Credo che ti sia dimenticato di dirmi chi sei, l'oscurità ti ha forse fatto dimenticare le buone maniere? E poi...in che modo vorresti proteggermi ? Ti ricordo che sono l'unica novizia ad aver già ucciso un troll da sola. Cosa puoi offrirmi di più in tal senso?

Invece... aggiungo un po' più dolce se riesci a procurarti un bicchiere di vino di un raccolto pre oscurità... potrei essere interessata. Ma bada che che il mio ultimo spasimante non ha fatto una bella fine...se ti avvicini troppo lo fai a tuo rischio e pericolo. Inoltre se prendi me prendi tutta la mia corte. Succhiac..hem Cantasangue inclusa. Mi piace tenerla vicino sai?!

@Mezzanotte

Non so se la consideri una prova nel caso userei 3d8 ( arrogante mi sembra ci stia e pure diplomatico) i risultati nel caso sono 5,6,2 in questo ordine.

Ren l'orfana

Usciamo dalla cattedrale verso il piazzale della fortezza, un crocevia obbligato verso tutte le altre aule di lezione. Il freddo ci investe impietoso ma almeno siamo lontani dalle grinfie di quella vecchia megera che non fa altro che vaneggiare e farci perdere tempo prezioso a salmodiare frasi a memoria senza alcuna utilità. Sembrano più lezioni di resistenza alla tortura che qualcosa di utile da usare contro gli oscuri.

Scambio qualche parola con le uniche due persone con cui abbia legato un minimo in questo inferno di ghiaccio, approfittandone per pungolare allegramente Magda che, in un certo senso, potrei definire la mia rivale, quando si avvicina un affascinante danzaombre per complimentarsi con Aretha. Come era facile immaginare il suo fascino finisce non appena apre la bocca rivelandosi l'ennesimo Nobile altezzoso e pieno di sè.

Mi squadra come se fossi un mucchio di immondizia. Serro la mascella e stringo i pugni trattenendomi con estrema difficoltà dall'estendere la colorazione nera intorno agli occhi al resto del viso a suon di pugni. Sto per rispondergli con la cortesia che merita quando Magda interviene. Abbandono l'idea di insultarlo, per il momento, limitandomi ad un semplice sbuffo stizzito che si perde fra le parole della Celartigli.

Alzo gli occhi al cielo quando attacca con la solita manfrina di "...sono l'unica che..."

"L'unica che cosa?" penso sconsolata "L'unica che riesce a raccontare un palla gigantesca solo perchè chiunque possa smentirla è stato ammazzato e certi adulti sono stupidi come capre da saltare alla conclusione più scontata? Bah..."
"Almeno gode di una certa considerazione ed è mia amic..." mi blocco per un attimo dallo stupore di cosa sto pensando. "Che mi venga un colpo! Ma che cavolo mi ritrovo a pensare?!"

La mia attenzione viene attratta dalle parole della protagonista dei miei pensieri:

"Sta contrattando per me quando potrebbe semplicemente approfittarsene e trarne vantaggio?" fisso la sua nuca dalle folte ciocche rosse stupita per quelle parole, come anche per la sua definizione della mia persona: "SucchiaC... sono proprio curiosa di conoscere la parte mancante. Mi premurerò di chiedergliela alla prima occasione!"

Resto in silenzio spostando lo sguardo alternativamente da Magda al "tenebroso nobile idiota" per poi puntarlo su Aretha in attesa della sua risposta.

"Agli effetti per lei sarebbe più conveniente stare con loro, ma allora perchè finora è rimasta con me e Magda?" la possibilità che questa volta potrei vederla andar via con gli altri Danzaombre mi stringe lo stomaco in una sensazione familiare ma che mi rifiuto di riconoscere e, soprattutto, di accettare. Mi ritrovo a giocherellare nervosamente con la lingua contro i lunghi canini.

"Sono SOLA! Stiamo insieme per convenienza reciproca, almeno per ora, ma sono comunque SOLA!" L'idea di un qualcosa di diverso da questo non mi sfiora neanche, eppure quel pensiero di prima potrebbe aver portato a galla un primo indizio di altri sentimenti ben celati nel profondo dell'animo, insieme all'oscurità che è in me.

Aretha d'Arbaud

Non riesco a credere alla mia proverbiale fortuna. Non mi andava francamente di passare la giornata piena di lividi. Non faccio nemmeno in tempo a godermi un po' di pace dopo la cappella che mi ritrovo già intercettata da un collega dalle vesti nere. Che fatica la vita di relazione.

Gli rivolgo un sorriso composto, inclinando appena il capo. I complimenti sono sempre graditi, soprattutto quando non costano nulla, ma l'invito mi mette in una posizione scomoda. O forse sono io a non avere voglia di complicarmi ulteriormente la vita.

"Ti ringrazio profondamente per l'offerta e per i complimenti. È gentile da parte tua preoccuparti per noi." Faccio una breve pausa, lasciando che il mio sguardo passi da lui alle mie compagne. "Ma non credi che stare troppo vicini ai nostri simili rischi di fomentare le ombre che portiamo dentro?"

La preoccupazione nella mia voce è sincera. O almeno, lo è quanto basta perché possa sembrare tale. Non mi pare particolarmente prudente circondarsi soltanto di persone che condividono la nostra stessa natura, soprattutto quando ci viene ripetuto ogni giorno quanto sia pericolosa. E sinceramente, non voglio avere a che fare con lui. A malapena con le altre vado d'accordo.

"Forse sarebbe meglio diversificare il raccolto." Accompagno le parole con un piccolo gesto della mano verso Magda e Ren, come se la soluzione fosse talmente ovvia da non richiedere ulteriori spiegazioni.

"In fondo, il mio sangue nobile qui conta ben poco. Non è contato prima, quando sono stata abbandonata in monastero, e non vedo perché dovrebbe contare adesso." Non ho intenzione di fingere un'affinità soltanto perché qualcuno ha deciso che dovrei trovarmi meglio con chi mi somiglia.

Ritorno a guardare il ragazzo, mantenendo il sorriso educato. "In ogni caso, ti ringrazio ancora. È bello sapere che qualcuno sia disposto a offrire la propria protezione."

Spero soltanto che non insista. Ho già abbastanza cose di cui occuparmi senza dovermi procurare nuovi lividi per una questione di orgoglio.

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