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Colpo II: All'ombra dell'Argonauta

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La stazione di Gaddoc si alza come un mostro di ferro e fuliggine nel cuore dell’eterna notte di Doskvol: un luogo in cui il buio non è mai davvero assenza, ma una massa viva che viene tagliata, a fatica, da lampioni elettrici soltanto attorno all’edificio principale. Là fuori, verso i binari e i capannoni, la luce cambia faccia e si fa povera, tremolante, quasi umana: lampade a olio nelle mani dei facchini, poche lanterne elettroplasmatiche per chi può permettersele, e lunghe strisce d’ombra che si stendono tra i convogli come stracci bagnati. Due ore fa, poco dopo le 22:00, è arrivato il carico di Wintercliff su un elettrotreno carico di reagenti diretti ai laboratori militari di Whitecrown; i Lampionari hanno soffiato la notizia abbastanza in anticipo perché la banda potesse prepararsi e scegliere il momento giusto. Il colpo comincia adesso, quando la stazione ha ancora addosso il sudore del lavoro e il carico è troppo fresco per essere davvero dimenticato.

La finestra di servizio è lì, un rettangolo sporco incastonato nel fianco del magazzino, con la vernice consumata e la cornice gonfia di umidità; dentro, il corridoio sa di carbone, olio vecchio e ferro tiepido, e il ronzio lontano dei treni vibra nel pavimento come un cuore meccanico. La banda si muove bassa, rapida, come se stesse attraversando il respiro di una macchina addormentata. Per un attimo, tutto sembra funzionare: il rumore della banchina copre i passi, il fumo si arrampica tra i piloni, e il flusso del lavoro inghiotte anche l’idea che qualcuno stia passando dove non dovrebbe.

Poi il rischio si chiude su di voi.

Un facchino compare proprio sotto la finestra, tornando indietro con un secchio ammaccato e una torcia bassa. Si ferma di colpo, alza lo sguardo e stringe gli occhi, come se avesse appena visto muoversi qualcosa nel buio del vano. La sua ombra si allunga sul telaio proprio mentre l’ultima parte della banda sta ancora finendo di passare, e per un istante il mondo resta sospeso tra il respiro trattenuto e il grido che potrebbe rovinare tutto. Il carbone scricchiola sotto i suoi stivali, la fiamma della torcia trema, e l’odore acre dell’olio gli si attacca ai vestiti come una seconda pelle. Non è abbastanza vicino da avervi già riconosciuti, ma è abbastanza vicino da trasformare l’ingresso in un errore mortale se decide di chiamare aiuto.

Per un battito di cuore, Gaddoc sembra trattenere il fiato insieme a voi. Le luci elettriche attorno all’edificio restano nette e fredde, ma più in basso, tra i binari, il buio è fitto e pieno di forme incerte; la pausa dei facchini è finita solo per uno, e quello basta a cambiare il peso dell’intera scena. Il corridoio dietro la finestra vi ha già inghiottiti per metà, eppure il colpo non è ancora davvero vostro: basta un gesto sbagliato, un rumore secco, un urlo soffocato male, e la stazione si chiuderà su di voi come una morsa.

Tutti

@L_Oscuro @Ian Morgenvelt @Redik @Mezzanotte a voi!

Modificato da Daimadoshi85

  • Daimadoshi85 ha cambiato il titolo in Colpo II: All'ombra dell'Argonauta
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  • Robert Silent Bob Block nebbia "C'era effettivamente un vagone sospetto, e ora che Alcaeat ci ha descritto il simbolo..." Rifletto ad alta voce, portando tutti al vagone con un simbolo simile a quello

Lady-Alcaest-Duck-ai-image-2026-03-03-17Lady Alcaest, l'Alchimista - Sanguisuga - Stazione di Gaddoc

Mi mordo il labbro accorgendomi del facchino guastafeste che viene verso di noi.

Dal corpetto sfilo un dardo intinto di Medusa e lo uso per caricare la mia cerbottana.

Guardo i miei compagni per capire se qualcuno ha un'idea migliore.

Narratore

Se non ci sono idee migliori posso provare a colpire il facchino con il dardo avvelenato. Spero di poterlo paralizzare senza che dia l'allarme. Userei il mio tratto Armeggiare (OO) e comprerei un dado in più prendendo dello stress.

Jonah "Occhi Freddi"

Annuisco a lady Alcaest, non riuscendo a pensare ad alternative pratiche a questa situazione: non possiamo rischiare che urli e attiri l'attenzione. Dovremo concordare una spiegazione sensata per il suo svenimento assieme ad Orla.

Robert Silent Bob Block nebbia

Scuoto la testa: non ho altre proposte alternative a un dardo nel collo.

"Ma il dardo dobbiamo recuperarlo, dopo. Non dobbiamo lasciare tracce che possano condurre a noi."

Continuo a pensare a Darmont

Lady-Alcaest-Duck-ai-image-2026-03-03-17Lady Alcaest, l'Alchimista - Sanguisuga - Stazione di Gaddoc

Ascolto, poi scambio un cenno di intesa con i miei compagni.

"L'effetto della Medusa non sarà gradevole, ma non dovrebbe ucciderlo"

Appena il facchino mi sembra a tiro sollevo la cerbottana e soffio.

  • Autore

Lady Alcaest soffia dalla cerbottana e prende al collo il malcapitato che, immediatamente, porta la mano al collo e cerca l'origine del dardo. Spalanca gli occhi, notando nell'ombra la sanguisuga, ma l'effetto del veleno è ormai in corso. Il facchino si appoggia al muro, paralizzato. Ora non vi resta che nascondere il corpo.

Lady-Alcaest-Duck-ai-image-2026-03-03-17Lady Alcaest, l'Alchimista - Sanguisuga - Stazione di Gaddoc

Esco allo scoperto, guardinga.

Mi chino sul facchino. Gli controllo le pulsazioni, le pupille degli occhi.

Poi gli strappo il dardo dal collo e lo ripongo in un apposito alloggiamento cucito nel mio mantello, assieme al mio arsenale di meraviglie stupefacenti.

"Sopravviverà", sentenzio.

Mi avesse incontrata qualche anno fa, durante la guerra, non sarebbe finita così bene per lui.

Jonah "Occhi Freddi"

Ottimo: il lavoro deve restare pulito e non attirare attenzioni sgradevoli. Dico soddisfatto a lady Alcaest, cercando quindi un luogo dove nascondere il fattorino almeno mentre terminiamo il colpo. Ricordiamoci di contattare Orla prima di uscire da questo posto: avrà bisogno di essere informata di questo fatto per inventare una copertura. Un malore temporaneo, ad esempio.

Syrus Brace Kamelin
Sussurro

Lascio le attività di maggior impatto fisico al resto del gruppo. Cerco di rimanere concentrato su quello che ci circonda, da entrambi i lati del Velo.
La presenza oltre quella porta incatenata continua ad occupare i miei pensieri. Indipendentemente dalla possibile utilità paventata dalla nostra nuova amica incappucciata.

Non so se volgiamo lasciare la cosa in termini puramente narrativi o vogliamo metterci dentro un tiro.

  • Autore

Afferrate il facchino per le ascelle e lo trascinate via dal telaio della finestra con una rapidità quasi brutale, sfruttando il suo stesso peso come copertura. Il corpo paralizzato scivola senza resistenza sul pavimento sporco del corridoio, lasciando dietro di sé solo il rumore secco degli stivali e l’odore acre di carbone, olio vecchio e ferro caldo. Il locale di servizio arriva in fretta: una stanza angusta, più nascosta che segreta, con scaffali storti, teli appesi, cassette vuote impilate senza ordine e una macchia d’umido che si allarga sul pavimento come un’ombra. Lo spazio è abbastanza stretto da inghiottire un uomo, abbastanza sporco da non farsi guardare due volte, e abbastanza lontano dal passaggio principale da offrire qualche respiro in più alla banda.

Fuori, la stazione continua a vivere nel suo ritmo stanco e sporco. Le luci elettriche attorno all’edificio principale tagliano il buio con una freddezza quasi innaturale, ma più in là, verso i binari, la notte resta padrona: solo lampade a olio, qualche lanterna elettroplasmatiche nelle mani dei più ricchi, e le ombre dei facchini che si allungano e si spezzano tra le ruote dei carri. Il rumore dei convogli non si è mai davvero fermato; vibra nelle pareti, sale dal pavimento, entra nei denti. Da qualche parte, un fischio lontano si spegne nel soffio del vapore, e la stazione sembra trattenere il fiato insieme a chi la sta violando.

Jonah abbassa il facchino dietro una pila di casse, provando a non lasciare tracce troppo evidenti, ma il pensiero corre già oltre: Orla, la contabile dei Lampionari, può servire a costruire una copertura credibile, magari un malore temporaneo, un ritardo nei controlli, una giustificazione che tenga il corpo fuori dai registri per il tempo necessario. Per adesso, però, il facchino è solo una massa inerme, una prova vivente di quanto sottile sia diventato il margine tra il colpo e il disastro. Il veleno di Medusa tiene ancora, ma non per sempre; il tempo comincia già a lavorare contro di voi, anche se in silenzio.

Poco distante, Syrus resta fermo a pensare alla porta incatenata che aveva visto nel piano spettrale. Non si muove quasi, come se ogni gesto potesse spezzare l’assetto fragile del Velo. Il Sussurro sente la presenza prima ancora di vederla: non un volto, non una voce, ma la sensazione precisa di essere osservato attraverso uno strato di aria fredda, come se un occhio senza palpebre stesse cercando la sua sagoma.

Il freddo attorno alla porta non è sparito; è rimasto addosso al corridoio, sui metalli, sulle pareti, e persino sull’idea di restare lì troppo a lungo. Bernardus non è lontano, ma in questo momento non basta a spezzare la sensazione che il Velo abbia preso nota della banda. Il Sussurro percepisce chiaramente che qualcosa, dall’altro lato, sta prestando attenzione. Non si tratta ancora di un attacco, né di una parola articolata, ma di quella quiete troppo tesa che precede un movimento. Una volontà nascosta. Un ascolto.

Per un istante la stazione sembra dividersi in due respiri diversi: quello del locale di servizio, pieno di polvere e di corpi nascosti, e quello della porta incatenata, dove il buio ha cominciato a riconoscervi. Siete dentro il colpo, ma adesso il margine è più sottile, il silenzio più carico, e ogni cosa sembra aspettare di capire chi, per primo, farà un errore.

Davanti a voi, la stazione continua a muoversi come se nulla fosse, ma adesso sapete che il tempo non è dalla vostra parte. Il carico è ancora lì, da qualche parte tra i binari e i registri, e l’unico modo per arrivarci è muovervi con attenzione, prima che il facchino scompaia dal rumore, prima che la porta risponda, prima che qualcuno noti che qualcosa non torna. Quale vagone cercate, e chi di voi si muove per primo?

Tutti

Proporrei un orologio da 6 per gli effetti del veleno di medusa, in modo da tenere traccia della durata della paralisi. Che ne dite?

Jonah "Occhi Freddi"

Silent Bob, non avevi detto di aver visto un vagone sospetto mentre sorvegliavi la stazione? Chiedo al mio compagno, aggiungendo Io posso farvi da palo: se arriverà qualcuno posso distrarlo per un po'.

Tutti

Sto proponendo di usare un flashback per non cercare alla cieca, sostanzialmente.

E in ogni caso sono d'accordo sull'orologio da 6 per il Medusa.

Lady-Alcaest-Duck-ai-image-2026-03-03-17Lady Alcaest, l'Alchimista - Sanguisuga - Stazione di Gaddoc

"Mi sembra un'ottima idea, signor Jonah"

Sarebbe proprio un beffardo tiro del destino se, dopo tutto il nostro pianificare, venissimo scoperti persino prima di individuare il convoglio e i vagoni giusti.

Descrivo brevemente ai miei compagni il simbolo che devono cercare.

I convogli sono numerosi, ma l'identificativo dovrebbe essere evidente.

Robert Silent Bob Block nebbia

"C'era effettivamente un vagone sospetto, e ora che Alcaeat ci ha descritto il simbolo..."

Rifletto ad alta voce, portando tutti al vagone con un simbolo simile a quello descritto che mi pareva di aver visto durante la ricognizione.

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