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Organizzare Campagne per Triduum-Tenebris, il GDR della Moderna Apocalisse

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Nel frattempo, Mark aveva già sguainato lo stiletto. La lama sottile brillava nella luce verdastra delle emergenze. Kovács gli si parò davanti, le mani alzate in un gesto che voleva essere rassicurante, ma che la sua stazza rendeva minaccioso.

"Abbassa quello stiletto. Avete bisogno di aiuto."

"No. Non avrai le mie cose."

Mark attaccò. Due fendenti, uno alto e uno basso, fluidi come l'acqua. Il primo Kovács lo schivò. Il secondo lo prese all'avambraccio, un taglio netto che strappò la manica e tinse di rosso il tessuto.

"Dannazione. È abile."

Kovács arretrò, stringendosi il braccio. Non cercò di estrarre un'arma. Si limitò a guardare Mark con un rispetto nuovo.

Mark stava per attaccare di nuovo. Non sapeva perché. Non sapeva contro chi. Ma il suo corpo sapeva combattere, e in quel momento gli sembrò l'unica certezza rimasta.

Alice si mosse senza rumore. Due passi dietro di lui, le mani sollevate, i capelli bianchi che fluttuavano in un vento che non c'era. Appoggiò le dita alle tempie di Mark.

Lui non ebbe il tempo di reagire. Gli occhi gli si rivoltarono all'indietro, mostrando solo il bianco. Il corpo si irrigidì, scosso da tremiti come una crisi epilettica. Lo stiletto cadde a terra.

Kovács non perse l'attimo. Con la mano buona si portò al petto, mormorò una preghiera in una lingua che non era latino né greco, e toccò Mark al centro dello sterno.

Un bagliore. Bianco, accecante, silenzioso.

Poi l'essere uscì.image25.png

Alto circa mezzo metro. Corpo rinsecchito, grigiastro, come corteccia morta. Ali membranose, sottili come pergamena, che frusciarono nell'aria umida della galleria. Lunghi artigli che grattavano il nulla. Corna ricurve da montone. E le mani: cinque dita per mano, tutte con pollice opponibile. Anche i piedi. Un Imp. Ma diverso da quello dentro Rocco. Più vecchio. Più affamato.

L'essere venne sparato fuori dal petto di Mark come un proiettile di carne e rabbia, e rimase sospeso nell'aria per un istante, le sue dita innumerevoli che si contorcevano cercando un nuovo ospite.

Il Maggiore guardò Alice. "La ringrazio per l'aiuto, signora Borghi. Ma ora dovrò fare qualcosa che non sarà piacevole per tutti voi."

Infiliò la mano nel giubbotto e lanciò una granata a terra.

L'esplosione fu istantanea all'impatto, senza ritardo. Una nuvola di gas biancastro invase la galleria. Non era fumo. Era qualcosa di più fine, più freddo, che sapeva di metallo e oblio.

Lin alzò una mano per proteggersi il volto. "No, io sono— ho sub—"

Non finì la frase. Gli occhi gli si chiusero e crollò, come tutti gli altri.

Il Maggiore rimase in piedi. Respirò il gas senza alcun effetto. Si chinò, raccolse l'Imp che era uscito dal petto di Mark, lo strinse nel pugno. L'essere si contorse, graffiò, cercò di mordere. Ma il Maggiore recitò un sutra, sillabe antiche in una lingua che non esisteva più. L'Imp si squarciò in silenzio, dissolvendosi in una polvere grigia che cadde a terra come cenere di sigaretta.

"Muoviamoci. Presto. Arriveranno anche le Ombre."

Kovács si legò una fascia attorno al braccio ferito. Reyes controllò il polso di Rocco, ancora vivo. Il Maggiore guardò i sei corpi svenuti sparsi nella galleria.

"Portiamoli fuori. Tutti."

"E Lin?" chiese Reyes.

Il Maggiore guardò il corpo del suo agente, riverso accanto agli altri.

"Anche lui, ovviamente, lo controlleremo una volta giunti a livello 2."

Modificato da Tianos

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Immagini pubblicate

IL RISVEGLIO

Posizione sconosciuta. Data sconosciuta. Ora sconosciuta.

La luce li svegliò tutti insieme.

Non si accese gradualmente, non filtrò da una finestra. Semplicemente fu. Un istante prima, il buio e l'incoscienza. Un istante dopo, un bianco così puro, così assoluto, che per un attimo nessuno dei sei ricordò cosa significasse essere vivi.

Alan aprì gli occhi e la prima cosa che cercò fu il peso sulla spalla. Munin non c'era. La spalla era nuda, coperta solo dal tessuto leggero di un pigiama bianco. Si guardò intorno. Sei letti. Sei corpi. Tutti vestiti uguali. Tutti avvolti in lenzuola e cuscini bianchi come la stanza.

La luce non aveva una fonte. Rimbalzava sulle pareti e diventava accecante, un candore così privo di ombre da far male. Era impossibile scorgere gli angoli della stanza, o il soffitto, o il pavimento. Tutto si fondeva in un'unica superficie luminosa, senza profondità, senza riferimenti. Come galleggiare dentro una nuvola. O dentro l'idea di una nuvola, prima che qualcuno le desse un nome.

"Munin", mormorò Alan. La voce gli uscì impastata, come se non la usasse da giorni.

Nessuna risposta.

Accanto a lui, Surya si mise seduta, strizzando gli occhi. Rania si portò una mano alla fronte. Mark si sollevò di scatto, il respiro corto, la mano al petto dove ricordava qualcosa che non avrebbe voluto ricordare. Alice aprì gli occhi con la calma di chi si sveglia da un sonno atteso da tempo.

Rocco fu l'ultimo. E quando provò a muoversi, il tessuto che lo avvolgeva resistette.

Non era un pigiama come gli altri. Era una camicia aderente, bianca, che gli copriva il busto e le braccia fino ai polsi. Ricoperta di scritte. Frasi in latino, in greco, in aramaico. Passi della Bibbia. Del Vangelo. Di testi che nemmeno Alan, che pure di testi ne aveva letti, riconobbe. La calligrafia era minuta, ossessiva, sovrapposta in strati come se secoli di amanuensi avessero scritto e riscritto sulle stesse fibre, uno sopra l'altro, senza mai fermarsi.

Rocco si guardò le braccia. Le mani. Strinse i pugni e sentì la stoffa opporre una resistenza sottile, come se fosse viva.

"Che diavolo è questa roba", ringhiò. Ma era una domanda retorica. Dentro di lui, l'Imp dell'Ira era ancora lì. Lo sentiva. La camicia lo teneva a bada, attutiva la sua voce come un cuscino premuto sulla faccia di un urlo. Ma l'urlo era ancora lì.

La porta si aprì.

Non era una porta normale. Un rettangolo di luce si staccò dalla parete bianca e ruotò su se stesso, senza cardini, senza maniglia. Sulla soglia apparvero due figure.

Il Maggiore Viktor Orlov e il Caporale Jean-Baptiste Moreau.

Indossavano uniformi che non appartenevano a nessun esercito moderno. Erano divise da crociato. Autentiche, o quasi: tunica bianca con croce patente rossa sul petto, banda scura che attraversava il torace, cintura di cuoio con fibbia di ferro, stivali alti. Era la croce dei Templari, dei Cavalieri di Malta, dei difensori del Santo Sepolcro. Diritta. Fiera. Un simbolo di protezione e di guerra santa.

I colori delle loro uniformi — il bianco della stoffa, il rosso della croce, il nero dei ricami, il marrone del cuoio — entrarono nella stanza come un sasso lanciato in uno stagno. Si propagarono a onde, increspando la superficie bianca delle pareti, facendo fluttuare l'ambiente. Per un istante, la stanza sembrò un dipinto ad acquerello su cui qualcuno avesse versato nuove gocce di pigmento. I colori si allargavano, si mescolavano, e la realtà stessa parve incresparsi con loro.

Il Maggiore si fermò al centro della stanza. Il Caporale rimase un passo indietro, le mani incrociate dietro la schiena, lo sguardo che passava rapido su ognuno dei sei. Soppesava. Valutava. Come aveva già fatto all'ingresso delle catacombe, prima che tutto crollasse.

"Benvenuti", disse Viktor.

La sua voce era calma, profonda, con un accento dell'Est che arrotondava le vocali.

"Dove?" chiese Rocco con quella grinta, che gli ribolliva nel petto.

"Altrove" rispose secco il maggiore ( in onore di Alfredo castelli, autore di Martin mystere)

"Quindi dobbiamo considerarci dei sequestrati?" chiese Surya intimorita

"Non mi fraintenda è il nome di questo luogo. Il mio nome è Viktor Orlov. Lui è Jean-Baptiste Moreau, il mio secondo. Siamo i comandanti della squadra che vi ha tirati fuori dalle Catacombe di Priscilla. E questa —" allargò le braccia, indicando la stanza bianca, la luce senza fonte, le pareti senza angoli "— è una struttura del Livello Due di Altrove. Non è un ospedale. Non è una prigione. Non ancora. sperando non debba diventarlo in futuro"

Fece una pausa. Incrociò le braccia sul petto, e la croce rossa sulla tunica sembrò fissare tutti e sei contemporaneamente.

"Avrete molte domande. Noi abbiamo molte risposte. Ma prima di darvele, ho una domanda io per voi."

Li guardò uno per uno.

"Avete idea di cosa sia successo là sotto?"

DOMANDE E RISPOSTE

Il Maggiore lasciò che la domanda fluttuasse nell'aria bianca per qualche secondo. Poi, senza aspettare risposta, fece un cenno al Caporale. Jean-Baptiste rimase immobile, le mani ancora incrociate dietro la schiena, lo sguardo che continuava a soppesare i sei come se stesse ancora decidendo se fossero una risorsa o un problema.

"Dovreste essere voi a dircelo", ringhiò Rocco. La voce gli uscì roca, strozzata dalla camicia che gli fasciava il petto.

Ma fu Alice a rispondere. La sua voce era calma, quasi assente, come se stesse leggendo un referto medico.

"Una Caduta. Ne ho viste alcune, in trent'anni di collaborazioni. Mai una così grossa. Mai una che... si portava dietro un'eco del genere."

Il Maggiore fece un cenno verso Alan. "Se non fosse stato per il suo corvo, la cosa non si sarebbe fermata a un semplice tuffo nell'Abisso. La Caduta si stava allargando. Munin l'ha contenuta quel tanto che bastava perché arrivassimo noi."

Alan scattò in avanti. Il suo italiano si incrinò, le parole che si mescolavano all'inglese per la fretta. "Dov'è il mio Munin? Where is he?"

"Sigilli", rispose Viktor, piatto. "Naturalmente. È un Imp. Non possiamo permettere che gironzoli libero per il complesso. Ma sta bene. È nella voliera. Può vederlo quando vuole."

Rania aggrottò la fronte. "Un corvo. Cosa c'entra un corvo con tutto questo?"

Il Maggiore la guardò. "Anche Munin è un Imp, un diabolo minore. Della stessa natura di quello che ora alberga nel petto del signor De Curtis. Solo che il suo è... addomesticato. Ha un contratto con il signor Reed."

Rocco si guardò le mani. Strinse i pugni. Sentiva la camicia stringergli il busto come un abbraccio ostile. "Io non riesco ancora a capire. Ci provo. Ma perché io sono ridotto così? Sento questa cosa dentro di me che mi rovina, come un topo. Perché?"

Viktor lo guardò senza pietà, ma anche senza disprezzo. "Perché lei era l'unico a rischio, signor De Curtis. Era in trappola tra due Imp dell'ira. Munin ha contenuto la Caduta, ma nel farlo ha attirato altre entità. L'Imp che è entrato in lei è un demone dell'Ira. Ha fiutato la sua rabbia come uno squalo fiuta il sangue. Era già incline al suo animo. Non ha dovuto forzare nulla. Ha solo... aperto la porta."

Fece una pausa.

"Se si chiede perché il signor Reed non ne sia stato affetto in egual modo, è semplice. Lui aveva già un contratto con il suo corvo. E gli Imp sono molto possessivi. Non lascerebbero mai che i loro contraenti finissero per essere corrotti da altre entità. A meno che non siano così forti da poterlo fare, si intende."

Mark si mise seduto sul letto, le mani sulle ginocchia. La voce era controllata, ma le nocche erano bianche. "Quindi aveva ragione l agente" facendo un cenno verso Rocco. " Siamo finiti in una trappola. Perché ci avete fatto questo?"

Prima che Viktor potesse rispondere, Alice lo incalzò. "Ci avete mandato contro quella cosa. Quella... figura di stracci bruciati. Ci ha maledetti."

"No", intervenne Alan. La sua voce era più fredda di quanto chiunque si aspettasse. "Peggio che maledetti. Ci ha marchiati. Come bestiame. Come contenitori." Si voltò verso Viktor. "Com'è possibile che sei persone diverse, che non si conoscono, siano state marchiate simultaneamente? Non è un caso. Non può essere un caso."

Rocco sentì l'ira montare. La sentì nella pancia, nel petto, nelle tempie. La camicia si strinse attorno al suo busto, le scritture sacre che premevano contro la pelle come dita. Si alzò in piedi. La stoffa lo fece sentire pesante, ogni passo uno sforzo immane. Arrancò verso Viktor e Moreau, i denti serrati.

"Voi sapevate già cosa sarebbe successo.Voi avete premeditato l'evento per l'iberare que..."chiodo" dalla maledizione usando noi? Avete messo a rischio le nostre vite. Perché?!"

Da dietro Viktor, il Caporale Moreau parlò. La sua voce era più calda di quella del Maggiore, ma non meno dura.

"Perché non voi? Guardatevi. Tutti senza famiglia, o con pochi legami. Alcuni di voi avevano già conoscenze dell'argomento. Altri possedevano... Inclinazioni che vi rendevano candidati ideali."

Viktor lo fermò con un gesto, Moreau si zittì all'istante. Il Maggiore fece un passo verso Rocco, abbastanza vicino da poterlo guardare negli occhi.

"Immagini, signor De Curtis. Rammenti cosa le è capitato. Cosa sarebbe successo se fosse toccato a persone più deboli? Un archeologo. Il vecchio medico forense. ." Fece una pausa. "È vero. Siete stati usati come sminatori. Sapevamo della maledizione. Una così grossa da poter marchiare innumerevoli persone se la Caduta si fosse allargata, del resto anche il nostro agente Lin che vi ha accompagnati è nella vostra stessa situazione ora ma dovevamo contenerla, o mezza Roma sarebbe stata inghiottita. In un luogo dove voi siete caduti per un solo attimo, e che per noi sarebbe stato fatale. Non possiamo permetterci di rischiare agenti. Siamo in pochi. Voi siete stati selezionati."

Rocco rimase in silenzio. Le parole di Viktor gli rimbalzavano nella testa, e sotto la rabbia, sotto l'ira dell'Imp che premeva contro la camicia, qualcosa si incrinò. Immaginò un impiegato delle poste. Una madre. Un ragazzino. Immaginò le loro facce mentre il buio li inghiottiva, le ombre che si muovevano da sole. Chiuse gli occhi.

Moreau sorrise. Non era un sorriso crudele. Era quasi triste. "E sembra che la scelta sia stata giusta. Visto che la soddisfa la possibilità di aver messo a rischio la sua vita al posto di quella di altri."

Rocco non rispose. Ma le spalle gli si abbassarono di un millimetro.

Rania ruppe il silenzio. "E ora? Ora cosa succederà di noi?"

Il Maggiore li guardò uno per uno. La sua voce perse la durezza del comando e prese il tono di chi ha già vissuto questa scena troppe volte.

"La decisione spetta a voi. Potete tornare alle vostre vite. Provare a fare finta di niente. Ma una cosa è sicura: la vostra vecchia vita è persa. Non potrete mai più vedere il mondo come lo avete visto finora. Camminerete per strada e vedrete le ombre muoversi da sole. Sentirete voci che gli altri non sentono. Saprete che dietro l'angolo, in una stanza buia, in uno specchio appannato, c'è qualcosa che vi sta guardando. E saprete anche che siete stati marchiati. Che qualcuno, là fuori, sa chi siete. E vi sta cercando."

Fece una pausa.

"Oppure potete restare. Addestrarvi. Imparare cosa significa essere Risvegliati. E combattere."

Fine

Direi che hai un punto di vista a 360 gradi😁 ora. Spero di averti fatto contento.

Il 31/05/2026 alle 13:19, Steven Art 74 ha scritto:

@CreepyDFire

Anche Tu avevi pensato se non sbaglio ad un paio di PG Esempio. . .??

Si! Adesso che conosco un poco meglio le regole e la struttura principale rimango più o meno dello stesso pensiero iniziale: un BG Marziale e uno votato allo Studio dell'Occulto. Appena ho un paio d'ore provo a buttare giù 2 schede

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