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Passaggio verso nord

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Lorelai

Mi sposto in fondo al gruppo e resto in attesa, non sono al persona più indicata per assaltare una postazione fortificata, almeno nelle mie condizioni attuali.

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Dopo le grida di Arkyn, il tempo sembra dilatarsi in un’attesa snervante. Passano lunghi secondi in cui l'unico suono è il gemito costante delle ruote idrauliche e il respiro mozzato dei prigionieri. Poi, dall'interno della torre, giunge un rumore sordo: il raschiare di una pesante sbarra di ferro, seguito dallo scatto secco di un chiavistello massiccio.

Il portone si spalanca lentamente, rivelando un'oscurità che profuma di olio minerale e sangue rappreso. Dall'ombra emerge una figura sinuosa e inquietante, la cui femminilità è suggerita dalle movenze flessuose e dai lineamenti crudeli di una bocca sottile, unica parte del volto lasciata scoperta da un sudario di metallo.

È un'entità fatta di carne cinerea e acciaio, avvolta strettamente da centinaia di metri di catene sottili e lucenti che le fungono da pelle e armatura. Ogni anello è costellato di punte, uncini e frammenti di ferro saldati che producono un tintinnio ossessivo a ogni suo minimo spostamento. Non cammina, scivola fuori dalla soglia trascinando con sé, come fossero sacchi di stracci, i corpi senza vita dei tre uomini in nero...le catene che partono dai suoi polsi sono conficcate profondamente nella loro carne; i mercenari pendono dalle sue braccia come marionette spezzate, le armature nere che strisciano sulla roccia con un rumore stridente.

Si ferma sulla soglia, inclinando la testa di lato con una grazia predatrice. Il volto è completamente celato da bende d'acciaio, ma attraverso una sottile fessura orizzontale pulsa un unico occhio ambrato, carico di un'intelligenza gelida. La sua voce non passa per la gola, ma vibra come un coro di lame direttamente nei vostri crani.

La Giullare è svanita... le sue dita fatate si sono sciolte e con esse il legame che mi costringeva a questo guscio di pietra e acqua. Finalmente, il silenzio della mia prigionia è finito...

L'unico occhio ambrato scivola sui prigionieri legati da Arkyn, poi si sposta su Tiburzia , Lorelai , Godluin ed infine su Lord Eryndor . Un suono simile a una risata metallica risuona nelle vostre menti.

Volete la torre? Volete ciò che resta dei suoi segreti? A me non servono più. Ma non si attraversa una soglia custodita dal dolore senza pagare un pedaggio alla carne. Io desidero lasciare questo piano, ma per farlo ho bisogno di un'ancora... o di un tributo che valga il mio disturbo....

Indica con un gesto lento i prigionieri in mano ad Arkyn, ma il suo sguardo indugia su qualcosa di più profondo, forse l'energia magica di Tiburzia o la consapevolezza di Lorelai...

Offritemi qualcosa che valga la mia partenza, e vi lascerò il passaggio libero. Altrimenti... userò i vostri corpi per forgiare nuove maglie alla mia armatura. Cosa siete disposti a sacrificare per evitare che io trasformi questa grotta nella vostra tomba?

@ Tutti

A voi.

@Albedo @Bomba @Cuppo @Landar @shadyfighter07

Lorelai

La figura mi incute timore ma anche... Altro che non riesco a definire. Non capisco cosa voglia esattamente, ma non i nostri corpi o la sua minaccia non avrebbe senso. Se altro che vuole, forse...

Faccio un passo avanti.

Ti offro le mie sofferenze e i miei ricordi più dolorosi.

TIBURZIA - STREGA

Guardo la creatura che esce dal portone con rispetto e meraviglia, nonostante il suo aspetto sia inquietante che un qualcosa di così potente che mi attrae. Ingaggiare un duello con lei sarebbe una carneficina, ho come il presentimento che ci potrebbe spazzare via con un battito di ciglia.

Guardo il cielo per vedere se ci sono i miei corvi a suggerirmi quella che è òa cosa giusta da fare.

Istintivamente apoggio un ginocchio a terra in segno di rispetto:

"Mia Signora! Cosa potrebbe offrire un mortale ad una creatura così potente? Cercate un ancora? L'unica cosa che posso offrirVi è il mio sangue! Un legame che ci vincolerebbe, non so se sono abbastanza forte da reggerlo ma è l'unica cosa che ho!"

Arkyn K'Aarna

Il rumore della sbarra che si ritrae mi attraversa la schiena come un coltello passato lentamente tra le vertebre. Rimango immobile, una mano ancora stretta sull’elsa, l'altra tiene la corda. Gli occhi fissi sul portone mentre l’odore di olio minerale e sangue vecchio cola fuori dalla torre insieme all’oscurità.

Poi lei emerge. E per un istante dimentico persino di respirare. Non ho mai visto qualcosa del genere. Non nei racconti dei saggi del Castello d'Onice, non nei templi crollati della mia terra, non nei sussurri dei morti che a volte si aggrappano ai sogni dei componenti della nostra dannata famiglia.

Quella non è una creatura nata. È costruita. Forgiata. Cucita assieme a dolore, metallo e volontà. Ma di propria mano. Osservo le catene muoversi sopra la sua pelle come una colonia vivente. Ogni uncino, ogni frammento di ferro sembra avere una funzione precisa, quasi rituale. Non è un'armatura. Non è una prigione.

Gli uomini morti che trascina sembrano irrilevanti quanto mantelli consumati. E questo, più della minaccia stessa, mi inquieta. Quando la sua voce mi entra nella mente irrigidisco appena la mascella. Non sento alcun suono. Nessuna vibrazione nell’aria. Nessun eco nella caverna. Eppure quelle parole mi scorrono dentro il cranio come lame immerse nell’acqua. Istintivamente porto due dita alla tempia, infastidito più dalla sensazione che dalla paura "...detesto quando le creature extraplanari saltano direttamente la cortesia delle orecchie." Mormoro piano, quasi tra me e me. Mi sente. Sicuramente. La mia è ironia. Potrebbe offendersi.

Il mio sguardo però non lascia mai il suo occhio ambrato. Non sta parlando. Sta incidendo concetti nella mente. E quello... quello è molto peggio. La studio mentre parla. Il modo in cui inclina il capo. Il modo in cui osserva Tiburzia e Lorelai. Il modo in cui pronuncia la parola tributo.

No. Non vuole semplicemente carne. Vuole significato. Dolore. Memoria. Legami. Volontà. Qualcosa che abbia peso abbastanza da attraversare i piani. Quando Lorelai si fa avanti offrendo le sue pene socchiudo lentamente gli occhi. Quando Tiburzia offre la propria energia vitale... lascio uscire un respiro incredulo dal naso.

Guardo entrambe in silenzio per alcuni secondi.

Poi volto appena il capo verso i prigionieri legati ai miei piedi, ancora vivi, ancora terrorizzati. "...straordinario." La mia voce è calma. Fin troppo calma. "Abbiamo mercenari pronti per essere sacrificati, uomini che hanno devastato foreste, torturato innocenti e imprigionato... qualunque cosa sia questa creatura." Indico lentamente la figura fatta di catene. "E voi due avete deciso di offrirle direttamente pezzi della vostra anima." Scuoto appena il capo, quasi divertito. "Nella mia terra questo verrebbe considerato o incredibilmente nobile... o sintomo di una grave febbre." Mi piego leggermente verso uno dei prigionieri, afferrandolo per i capelli e costringendolo a guardare la creatura. "Vedete? Questo invece è un tributo pratico. Economico. Poco elegante forse, ma impersonale."

Alzo di nuovo lo sguardo verso l’entità. La osservo con curiosità autentica ora, quasi dimenticando il pericolo. "Ne siete... affascinate." Inclino appena il capo. Guardo Lorelai forse in un ultimo tentativo di convincerle a desistere "Tu vedi un'ancora di salvezza forse."

Un sorriso sottile attraversa il mio volto "Prendili. Tu, o le driadi. Il loro destino con entrambi era segnato." Questa volta è un pensiero. Ma gli altri mi vedono offrire la cima della corda alla creatura. La mia non è paura. Non è riverenza. È pragmatismo.

Master @Dardan

Arcana e Religione +3 per capire cosa sia e percezione del divino

Modificato da Landar

Lorelai

Volto la testa verso Arkyn. E gli sorrido.

Si. Le offro parte della mia ani a. La parte malata, quella che mi tormenta ogni istante, quella che mi tortura e mi fa rivedere ogni singolo giorno le persone che ho ucciso. I loro sguardi imploranti, le loro ultime parole disperate, imploranti o di maledizione. Anche se ciò vorrebbe dire perdere i pochi ricordi sereni che ho di mia sorella.

Ma ti sbagli, il mio non è un gesto nobile. In un certo senso è codardia. La voglia di fuggire per sempre dal proprio passato perché incapace di continuare ad affrontarlo.

Sai alla fine... Alla fine sono io quella che convive con le proprie colpe.

Godluin Valthorne

L'apertura del portone rivela una scena decisamente inaspettata. Osservo la cretura con un misto di curiosità e preoccupazione, cercando (forse malamente) di nascondere sia l'una che l'altra.

Cosa sei? Penso istintivamente cercando appigli nel suo "essere" che mi possano ricondurre a qualcosa di conosciuto. Darle un "nome" mi aiuterebbe parecchio ad affrontare questo momento.

Rimango in silenzio quando Tiburzia e Lorelai offrono il loro tributo ritrovandomi subito ad annuire invece alle parole di Arkyn, con cui condivido il pragmatismo.

Non siamo ostili. Accompagno con le parole l'offerta della corda. Non abbiamo intenzione di opporci a te o forse addiritture le capacità per farlo. Questi indico con un gesto secco i prigionieri a quanto capisco, hanno aiutato la Giullare a perpetuare la tua prigionia: fanne l'utilizzo che preferisci.

TIBURZIA - STREGA

Guardo Arkyn e poi con il capo indico i mercenari che pendono dalle catene della creatura come stracci.

"Non credo che le bastino, avrebbe potuto prenderli da sola se solo avesse voluto!"

Va riconosciuto tuttavia che è grazie a noi che l'incantesimo intessuto da Llorelai si è sciolto, inoltro l'idea di legarmi in qualche modo ad un essere così potente mi eccita e mi attrae, non credo sia un caso che le nostre strade si siano incrociate. Il mio sguardo diventa vacuo, come se stessi vedendo oltre a quello che ho davanti a gli occhi, oltre la torre, un grande albero dove un enorme corvo nero mi guarda, la mia minuta figura vestita di bianco che si riflette nella sua iride oscura.

Lord Eryndor

L'apparizione della creatura di carne e catene mi turba profondamente. Questi sono gli orrori che si raccontano per far paura ai bambini, i mostri delle fiabe che così poco spesso si trovano nella realtà. Eppure una di loro è davanti a noi e, cosa ancora peggiore, non intende offrire un passaggio sicuro.

Mi trovo ad essere d'accordo con Arkyn dichiaro, rivolto a Lorelai e Tiburzia Per quanto la vostra volontà sia ferrea e il vostro spirito risoluto, dubito che venire a patti con costei possa anche solo offrire dei vaghi benefici. Penso che qualunque parola vi sarebbe rivoltata contro nel peggiore dei modi e, anche se lei fosse soddisfatta, il prezzo da pagare sarebbe assai più esorbitante di quanto potreste preventivare analizzo. E ancora una volta, mi trovo d'accordo con il resto degli uomini della compagnia Se l'intento era punire questi malfattori, credo che questa creatura potrebbe farlo in maniera ancora più creativa di quanto avrebbero mai potuto farlo le driadi faccio eco E come abbiamo sentito, anche questa creatura era prigioniera del potere degli abitanti della torre, nella fattispecie la... discinta Marcelline

Guardo Tiburzia con intensità Non posso dire di poter capire a fondo le finezze della magia, ma vi è prezzo e prezzo che si può pagare. Io stesso volevo magia nella mia famiglia, ma ho preferito un approccio meno rischioso rivolgo uno sguardo a Godluin, rivolgendo un sorriso prima di aggiungere alla strega Sarei oltremodo dispiaciuto se accadesse qualcosa a una incantatrice di talento come te, Tiburzia.

  • Autore

Il tintinnio delle catene si arresta di colpo. Il silenzio che segue è così denso da sembrare solido, spezzato solo dal respiro affannoso dei prigionieri rimasti ai piedi di Arkyn.

L’unico occhio ambrato della diavolessa pulsa di una luce più viva, muovendosi lentamente tra i tre compagni. La corda offerta da Arkyn rimane sospesa nell'aria per un istante, prima che due sottili catene scattino dai polsi della creatura come vipere d’acciaio, avvolgendo i prigionieri per il collo e sollevandoli da terra con un sibilo sinistro. I mercenari scalciano, soffocati, ma la diavolessa non li guarda nemmeno. Per lei, sono solo materia grezza.

La risata metallica risuona di nuovo nelle vostre menti, stavolta più nitida, simile al rumore di spade che si scontrano in lontananza.

Il pragmatismo del soldato...la voce vibra nel cranio di Arkyn, gelida e tagliente...Carne sacrificabile per pagare un debito di sangue. Un tributo onesto, guerriero. Accetto la loro carne. Forgeranno i pesi che mi terranno ancorata al fondo di questo mondo finché non sarò pronta a lasciarlo...

La creatura compie un passo flessuoso in avanti. Le catene che le cingono il corpo si allentano leggermente, rivelando la pelle cinerea sottostante, solcata da rune di fuoco fatuo. Si ferma davanti a Tiburzia, inginocchiata nel fango. La diavolessa china il capo d'acciaio, avvicinando il volto bendato a quello della strega. Una singola catena, sottile come uno spillo, si solleva e sfiora delicatamente la guancia della donna, lasciando una scia di algido calore.

E tu, piccola strega...cerchi il potere nel sangue. Senti il richiamo delle catene che uniscono il visibile all'invisibile. Il tuo sangue è un'ancora potente, sì... ma un patto con me non si scioglie con la morte. Berro la tua promessa, e in cambio... la mia ombra camminerà un passo dietro la tua.,,

Un brivido d'energia magica attraversa Tiburzia quando la punta della catena le sfiora la pelle, prelevando una singola goccia di sangue che evapora all'istante in una voluta di fumo nero.

Infine, l'occhio ambrato si fissa su Lorelai. La diavolessa percepisce la natura del suo tormento. Non c'è pietà nella creatura extraplanare, solo una fame ancestrale per i sentimenti più oscuri e pesanti dell'animo umano.

Ma è qui che risiede il vero nucleo...la voce si fa quasi un sussurro intimo, concentrandosi totalmente nella mente di Lorelai, escludendo gli altri .Tu chiami codardia ciò che per me è un banchetto. Vuoi disfarti del tuo veleno? Vuoi che io strappi dal tuo petto le urla di coloro che hai ucciso? Lo farò. Ma ricorda, guerriera... il vuoto che lascerò non sarà colmato dalla pace. Sarà solo... vuoto. E i ricordi di tua sorella saranno il prezzo per l'oblio...

Il coro di lame d'acciaio che vibra nei vostri crani si fa più denso, intercettando i pensieri analitici di Godluin e le parole misurate di Lord Eryndor prima ancora che il patto di sangue e memoria venga definitivamente sigillato.

L'unico occhio ambrato della diavolessa ruota nella sua fessura di metallo, fissandosi prima sul mago, poi sul nobile. Una vibrazione acuta, simile al metallo accarezzato da un arco, si diffonde nell'aria.

Un nome...risponde la creatura direttamente nella mente di Godluin , solleticando la sua curiosità accademica con freddo divertimento...I tuoi libri ci chiamano Kyton...io sono Kyzara un'ordinatrice della carne , una scultrice del dolore sacro...cerca pure i tuoi appigli, ma la geometria del mio piano non si adatta alle tue formule umane...

@ Goudluin

La creatura è un demone o per meglio dire una demonessa delle catene , malvagia si all'estremo ma rispetterà la parola data .

Subito dopo, l'occhio si sposta su Lord Eryndor. Le catene attorno al corpo della diavolessa si stringono con un suono secco, quasi a sottolineare il disprezzo per la prudenza del nobile.

Parli di rischi e benefici come un mercante al mercato, Lord di superficie...sibila la voce nei loro crani, impregnata di una superiorità millenaria...la tua prudenza è solo il paravento della tua paura. Chiami 'fiaba' ciò che è semplicemente troppo reale per la tua fragile mente. Ma il tuo pragmatismo, unito a quello del guerriero, non pecca di logica. I complici della Giullare pagheranno per la gabbia che hanno contribuito a oliare.

poi con un movimento repentino, le catene che stringono i mercenari si serrano. Un dardo di energia cinerea scatta dal petto di Lorelai, un filamento argenteo e torbido che si unisce alle catene della diavolessa.

@ Lorelai

Avverti una fitta gelida al cuore, come se una parte fondamentale del tuo dolore e della sua storia ti venisse estirpata di colpo. Le grida dei morti nella tua testa si affievoliscono, sostituite da un silenzio innaturale.

La diavolessa si ritrae, visibilmente più imponente, le sue catene ora brillano di una luce azzurrina, intrisa delle anime e del tormento appena ricevuti. I corpi dei mercenari, ormai gusci vuoti e grigi, cadono a terra con un tonfo secco.

Il portone della torre è spalancato dietro di lei. L'oscurità interna non sembra più così minacciosa, ma piuttosto un passaggio incustodito.

Il pedaggio è pagato...risuona l'ultimo coro di lame nelle vostre menti, mentre la figura d'acciaio inizia a retrocedere verso le ombre della caverna, svanendo lentamente alla vista, lasciando dietro di sé solo il profumo di olio e il silenzio della grotta.

@ Tutti

A voi .

@Albedo @Bomba @Cuppo @Landar @shadyfighter07

Modificato da Dardan

TIBURZIA - STREGA

Guardo Lord Eryndor, ma i miei occhi sono due pupille nere che guardano lontano, oltre come se avessi appena visto quella montagna nera che da tempo mi richiama.

"Io non ho avuto scelta! Ho seguito il gracchiare dei corvi ed ancora lo seguo! Sono nata così, maledetta probabilmente. Vedo figure che danzano, mi chiamano, mi parlano, ma i loro movimenti sono vacui come il fumo che si leva in cielo durante un incendio, arrivano senza che io li chiami, le loro parole sono enigmi da decifrare ma esse sono la mia guida per quanto possa sembrare oscura e confusa, la luce non li rischiara ma piuttosto li abbaglia e li fa sparire prima che io ne possa cogliere appieno il significato. Non cerco potere per dominare o per presunzione, ma solo e soltanto per comprensione!"

Non pretendo che capiscano le mie parole, ma vedo in questo essere, per quanto possa sembrare demoniaca una qualcosa che potrebbe guidarmi, qualunque sia il prezzo da pagare.

Rimango impassibile quando vedo i mercenari stritolati dalle catene della diavolessa, non sono sorpresa, ma piuttosto questo potere mi affascina.

Sento la sua voce echeggiare dentro la mia testa, quando il suo occhio si posa su di me lo guardo, cercando di vedere dentro ed attraverso, vedo oscurità, un muro impenetrabile da decifrare. Il mio corpo si scuote quando la catena mi sfiora la pelle per prendere il mio sangue. Le sue parole suonano cripitiche, un ombra dietro dietro la mia. Una protezione? O forse una maledizione!

Avverto un senso di vuoto quando se ne va, forse è la mia anima che si è svuotata e legata a qualcosa di oscuro. Mi rialzo in piedi.

"Andiamo a liberare le driadi!"

Lorelai

All'improvviso mi sento vuota. Come se qualcosa a me caro fosse perso per sempre. Mi stringo le mani al petto, due lacrime scaturiscono dagli occhi e scorrono lungo il viso, le gambe non reggono e mi accasciò a terra piegata in due.

Col silenzio nella mente e nel cuore.

Mi stringo da sola in un abbraccio.

Per... Favore... Lasciatemi sola... Per qualche minuto...

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