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La luna crescente

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Il canto lirico ed evocativo di Selyra si leva sopra la banchina di Porto Scoria, fungendo da colonna sonora per una vittoria totale che ridona speranza ai cuori dei combattenti. Mentre il galeone si allontana nel cielo nero e le fiamme elementali di Devras si spengono in un fumo acre, i tre marinai rimasti ipnotizzati sulla passerella vengono abbattuti senza pietà, trasformandosi anch'essi in cenere inerte sotto i colpi di Shamàsh e Zarath.

Mentre Zarath, Fiore e Devras si scambiano le prime battute per riprendere fiato e verificare i danni, l'atmosfera si fa pesante e carica di una nuova, cupa tensione. Il paladino, guidato da una furia sacra che non accenna a spegnersi, sposta il marchio della sua maledizione arcaica direttamente sul cuore del capomastro dei forgia-cenere.

L'essere cibernetico si trova ancora rannicchiato nel fango di cenere, a pochi metri dalla baracca. Le siringhe pneumatiche sul suo collo pompano a vuoto emettendo sibili stridenti, e le lenti d'ottone dei suoi occhi scattano freneticamente, riflettendo la figura monumentale di Shamàsh che avanza con la spada OmbraLuna ancora sguainata. Quando il paladino gli si ferma davanti, proiettando la sua ombra barocca sul costrutto, e pronuncia quell'unica, tagliente domanda , l'effetto combinato del terrore e della maledizione mentale spezza l'ultima difesa logica del forgiarune.

La grata metallica della sua mandibola si spalanca con un suono stridente, simile a un ingranaggio che ruota a vuoto. L'essere striscia all'indietro sulle ginocchia modificate, lasciando vistosi solchi neri nel bitume, e solleva le braccia idrauliche indicando tremante il gigantesco Pilastro del Fulmine che svetta dietro di loro, le cui scariche azzurre continuano a squarciare l'oscurità satura di pece.

"Perché i Signori della Notte di Linden tengono gli occhi fissi su questo posto! Quel Pilastro... non è una torre qualunque, lo chiamano il Monolito! Dicono che serve a... a toccare l'Altro Lato! I vampiri monitorano ogni singola scintilla che esce da lì. Se avessero scoperto che stavamo forgiando il Ferro di Luna per voi, proprio sotto l'ombra del Monolito, ci avrebbero spenti tutti! Morana era venuta a reclamare il carico per ordine dei suoi padroni. Non uccidetemi, vi prego... siamo solo operai terrorizzati dal cielo che si spacca, abbiamo solo cercato di salvare la nostra pelle!"

Il capomastro batte la testa di metallo contro la pietra del molo, in preda a uno spasmo idraulico indotto dalla maledizione di Shamàsh, incapace di formulare una menzogna o di nascondere la sua vigliaccheria.

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

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SELYRA - Bardo Drown

Dopo il canto mi avvicino a Shamàsh, la sua domanda è semplice e secca, senza troppi giri di parole.
La risposta del forgiato è chiara, come un raggio di luna d'argento che rischiarava le notti del passato.

Mi accovaccio accanto al capomastro, lo guardo nelle lenti d'ottone che scattano impazzite.

"Io non sono giudice, io non sono un boia. Non sarà per mano mia che perderai la tua vita. Ma qualora la clemenza dei miei compagni ti lasci in vita, sappi che hai appena tradito le uniche persone che stanno cercando di dare speranza a questo mondo. Di spegnere la Luna Rossa e riaccendere la luna d'argento. Spero tu possa vivere con questo rimorso."

Devras

Questo mondo è terribile commento rivolgendomi all'uomo riprendiamo il nostro compito? chiedo ai miei compagni

Fiore della Giungla.

Delle scuse del capomastro mi interessa poco. Ma le informazioni che ci dà sono effettivamente interessanti. Quindi possiamo aspettarci simili interferenze anche agli altri punti di sutura... probabilmente più intense, visto che sapranno come abbiamo sconfitto quella vampira. Bisognerà stare attenti in futuro. Ma per ora, prendiamoci questa vittoria e distruggiamo il monolite.

Zarath

Sollevo un sopracciglio, guardando il capomastro con un sospiro. Lo avevo già immaginato, d'altronde. Rispondo perciò a Fiore Sicuro...Qui tutti se la fanno addosso, perché comandano loro. Scrollo le spalle È comprensibile, in fondo. Almeno abbiamo tenuto il ferro di Luna. Piuttosto, Fiore... La tua reazione mi ha sorpreso, se anche tu perdi le staffe qui...

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Il molo di Porto Scoria, finalmente libero dalla morsa del terrore dei non morti, ripiomba in una calma innaturale, scossa soltanto dal sibilo del vapore e dalle ultime parole sommesse del gruppo. Il capomastro dei forgia-cenere rimane rannicchiato nel fango di cenere, stringendo le braccia idrauliche al petto mentre le parole di Selyra e gli sguardi pesanti di Zarata e Fiore lo lasciano tremante, protetto solo da una clemenza carica di disprezzo.

La deviazione dei mostri di Linden è stata sradicata, ma il vero lavoro a Porto Scoria non è ancora terminato. Gli occhi di tutti si voltano inevitabilmente verso la mastodontica struttura industriale che svetta alle loro spalle: l'Ancora di Ferro, il primo vero nodo, quel Monolito meccanico che pompa incessantemente il vuoto nel sottosuolo, lacerando il velo tra le realtà.

Devras avanza a passo pesante, la sua carne di metallo e pietra che risuona sulla banchina asciutta. Dalla sacca estrae il cilindro di ferro freddo recuperato nel laboratorio di Vesper [sports, travel]. Le rune incise sul metallo pulsano di una debole luce cremisi, e tra le sue dita il cilindro sembra quasi respirare, trasmettendo un rollio liquido, irregolare e minaccioso, come se un pezzo di Vuoto stesse lottando per spaccare l'involucro. Il patto con l'alchimista è sigillato: il prezzo da pagare sarà un pezzo della prima cosa che questo ordigno distruggerà.

Sotto gli sguardi vigili di Shamàsh, Fiore e Selyra, il druido forgiato si arrampica sulle paratie della struttura d'acciaio. Solo un essere con la sua resistenza elementale può avvicinarvi: il calore che emana dal cuore del pistone è un inferno di calce e vapore idraulico che farebbe collassare la carne mortale. Devras individua la camera di combustione interna, dove il massiccio pistone batte con la cadenza di un cuore malato, e vi inserisce a forza il Catalizzatore Instabile di Vesper.

Per un istante, il tempo sembra fermarsi. Poi, il rollio liquido all'interno del cilindro si spezza.

Non c'è una detonazione fragorosa, ma un risucchio d'aria violento che fa tremare le lamiere della banchina. Un fumo azzurro e violetto, denso come inchiostro, inizia a sprigionarsi dalle giunture dell'Ancora di Ferro. In pochi secondi, il catalizzatore scatena un incendio alchemico devastante e silenzioso. Le fiamme cromatiche non bruciano all'esterno, ma divorano letteralmente la struttura dall'interno, liquefacendo gli ingranaggi d'ottone e facendo torcere i massicci piloni portanti come se fossero cera. Il contraccolpo energetico fa saltare le valvole idrauliche e le scariche azzurre del Pilastro del Fulmine si estinguono una dopo l'altra, morendo in un sibilo metallico.

Il Monolito di Porto Scoria crolla su se stesso, collassando in un ammasso informe di ferro fuso e scorie spente...

ma il collasso del Monolito non si limita alla banchina principale, ma scatena una devastante reazione a catena che si propaga istantaneamente lungo l'intera rete industriale di Porto Scoria. Il fulcro dell'Ancora di Ferro, svanendo in un incendio alchemico, genera un imponente riflusso di pressione idraulica e sbalzi energetici che investe ogni singola struttura del porto.

Dalle condutture d'ottone che collegano il molo alle catapecchie retrostanti si leva una sinfonia di schianti e sibili laceranti. Le valvole di sfogo, sovraccaricate dal blocco improvviso della macchina, esplodono una dopo l'altra proiettando getti di vapore surriscaldato e pece bollente contro le pareti degli edifici. La baracca di lamiera che vi ha fatto da rifugio sussulta violentemente sotto i colpi del terreno: le paratie chiodate si torcono e diverse lastre di ferro del soffitto si distaccano con fragore metallico, lasciando ampi squarci aperti verso il cielo nero.

Poco più a ridosso delle fornaci, le strutture più vecchie e fatiscenti cedono di schianto. I tetti di ardesia e i ballatoi in legno marcio dei dormitori degli operai crollano sotto le vibrazioni del sottosuolo, sollevando nubi di fuliggine e cenere che oscurano completamente le strette vie del porto. Persino le massicce ciminiere di pietra delle fonderie principali si spaccano longitudinalmente; profonde crepe risalgono i fusti di mattoni, facendo piovere detriti infuocati sui tetti sottostanti e spegnendo i focolari industriali in un coro di sinistri rintocchi metallici.

In meno di un minuto, l'intero panorama urbano di Porto Scoria si trasforma in un cimitero di lamiere contorte, fumo idraulico e macerie silenziose. L'energia violacea che prima teneva in piedi questo inferno artificiale si è dissolta, lasciando al suo posto solo le rovine spente di una colonia mineraria demolita dall'interno.

Ma il silenzio che segue il crollo dura ben poco. Dal cuore della fuliggine e sotto le pesanti lamiere accartocciate dei dormitori iniziano a levarsi i primi lamenti dei sopravvissuti. Sono suoni strazianti, a metà tra l'umano e il meccanico: gemiti soffocati, grida di dolore soffocate dai detriti e lo stridore ritmico, disperato degli amplificatori vocali arrugginiti dei forgia-cenere rimasti intrappolati. Le siringhe pneumatiche di alcuni feriti pompano a vuoto emettendo sibili acuti nell'aria pesante, mentre le braccia metalliche scattano contro le macerie nel disperato tentativo di liberarsi, componendo un coro spettrale che taglia la nebbia del porto..

@ Tutti

Primo monolito distrutto!

Avanzate tutti di un livello .

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Fiore Della Giungla

Mi dispiace...non volevo farti preoccupare. E' solo che non mi aspettavo tutto questo...mi mancano le mie foreste, il mio mondo. Stare qui...è come se mi stesse logorando l' anima. Dico a Zarath, stanca ma grata per la sua gentilezza nei miei confronti.

Quando arriva il momento di distruggere il monolito però non posso fare a meno di essere preoccupata. Abbiamo tutto quello che ci serve, ma l' idea di mandare un mio amico all' interno di quella mostruosità metallica resta comunque preoccupante. E infatti le cose vanno storte fin da subito.

Il porto esplode, e noi siamo nel bel mezzo della distruzione. Non riesco a capire nulla, c'è solo caos e fiamme e rumore, e posso solo accucciarmi sperando che gli dei mi proteggano. Nulla di quanto abbiamo affrontato finora ci poteva preparare a questo, un' intera città che collassa su sé stessa. Quando, dopo un tempo che mi pare lunghissimo, la distruzione finalmente termina, il mio pensiero va a una sola persona. DEVRAS! DEVRAS!!! Urlo a squarciagola mentre mi alzo in volo, muovendomi verso l' epicentro dell' esplosione, tentando disperatamente di trovare il druido. Non riesco neanche a immaginare che questa sia la fine per lui. Non dopo tante avventure passate insieme.

Zarath

Perdere le staffe non è da te. Non perdere la speranza. Finché siamo qui, possiamo ancora mettere a posto il multicoso. Rispondo a Fiore, prima che Devras parta a distruggere il monolite.

La devastazione che ha portato il cilindro di Vesper mi lascia esterrefatto, non mi aspettavo una distruzione simile. D'istinto, mi dirigo verso le lamiere, a cercare di estrarre tutti i dispersi possibili e anche Devras.

SELYRA - Bardo Drown

Niente altro è da aggiungere.
Siamo arrivati qui con uno scopo ed ora siamo vicini alla meta.
L'unico che può avvicinarsi all'Ancora di Ferro è Devras, non c'è bisogno di dirlo, ne è consapevole.

Chiudo gli occhi e respiro, mentre lentamente inizio a pizzicare le corde intonando una marcia, sperando che la mia musica infonda in lui la determinazione di fare la cosa giusta.
I miei occhi fissi su di lui mentre si arrampica.

Il momento successivo sembra un cataclisma, l'energia oscura che faceva muovere quei pistoni sembra vomitare addosso alla struttura stessa.
Momenti di confusione, di abbaglio e poi il silenzio.
Il silenzio che ricorda quello di un cimitero, o quando una minaccia incombe, o forse quello che segue una tempesta.

Ma dura un attimo, lamenti provengono dalle macerie.
Una lacrima scende sul mio viso.

Grandi imprese causano inevitabilmente delle vittime.
Non possiamo salvarli tutti.

Affino l'udito, cerco di captare se tra quelle voci ci sia anche quella di Devras, prima di muovere i miei passi verso i detriti per cercarlo, chiamandolo:

"Devras... Devras... dove sei?"

Un peso mi preme sul petto rendendo il mio respiro affannoso, temendo di non ricevere risposta al mio richiamo.

Shamàsh

Il momento è dunque giunto. Procediamo come pianificato. La luce nei miei occhi è ancora luminosa, quasi accecante. Osservo tutti i movimenti di Devras fino al momento focale.

Da lì in poi la catastrofe. Guardo i forgiarune, anche i miei compagni. L'alchimista non ci aveva del tutto avvertiti di tale reazione. La luce dei miei occhi si affievolisce, mentre tutti si preoccupano dei compagni e di Devras la mia attenzione viene rivolta ai più deboli, di mente e ci corpo. Faccio scudo con la mia figura e col mio scudo ai forgiarune rimasti lì con noi a guardare. Faccio appello alle mie energie magiche per diminuire quanto più possibile i danni dell'impatto e dei crolli. La catapecchia dove avevamo riposato, già quasi distrutta dai colpi della nave volante, crolla definitivamente. Così come molte altre. Le urla sono quasi aliene, molte.
Quando tutto finisce e la polvere dei crolli inizia a scendere mi scuoto "Non... non immaginavamo. Dobbiamo aiutarli."

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