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La luna crescente

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SELYRA - Bardo Drow

La spiegazione di Kaelen conferma il mio timore.

Annuisco, gli occhi fissi su quei cavi di rame che gli entrano nella schiena come radici malate.

"Allora lasciamolo pulsare," dico secca, a bassa voce. "Se lo stacchiamo senza sapere dove tagliare, ci seppellisce qui dentro. E io non ho intenzione di diventare un festone come gli altri."

Il boato dai piani superiori mi tronca a metà frase. Non è Fiore, è troppo pesante, troppo vasto. È qualcosa che sta scendendo.

Alzo di scatto la testa, la mano già sul pugnale, cercando una crepa, un cedimento nel soffitto sopra di noi.

"Addosso alle pareti! Tutti vicini, ora!" sibilo, con quel tono teso che uso quando la scena sta per precipitare.

Poi mi porto un dito alle labbra e chiudo gli occhi un istante, intessendo il trucco più discreto del mio repertorio. Un filo di voce, impercettibile a chiunque altro nel vano, scivola direttamente verso l'alto dove mi aspetto sia Fiore della Giungla.

AZIONE

Trucchetto Messaggio verso Fiore della Giungla:

"Fiore! Ci senti? Il soffitto sta cedendo, qualcosa di grosso si muove sopra di noi! Cosa vedi lassù? Rispondi piano!"

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Devras

Di sotto

Non è un buon segno guardo verso l'alto mentre mi avvicino ad una delle pareti

Fiore Della Giungla

Quando vedo quella bestia, quell' essere così letale devastare le paratie metalliche come fossero fragile compensato, non ho dubbi su cosa fare. Scappo. Mi tuffo in picchiata verso i miei compagni, ancora invisibile, evitando agilmente di toccare qualunque superfice solida mentre scendo verso di loro con tutta la velocità che il Signore dei Gatti mi ha donato.

Sento il messaggio di Selyra prima di arrivare, e rispondo mentalmente in maniera veloce, grata della possibilità di avvisarli ancora prima di essere a portata d'orecchio.

C'è un Linnorm di sopra! E' enorme, e scende rapidamente! Dobbiamo andarcene da qui, adesso. State lontani dalle pareti, percepisce le vibrazioni! E' il messaggio che mando a Selyra, appena prima di raggiungere i miei compagni, a cui lo ripeto non appena mi avvicino abbastanza da farmi sentire. Sperando che Selyra li abbia già fatti avviare verso l' uscita.

  • Autore

L'avvertimento di Fiore gela il sangue del gruppo, costringendo Devras e la barda a staccarsi di scatto dall'ossidiana e dal ferro laterale. Non c'è tempo per studiare l'intelaiatura industriale o per recidere i fili di rame del gigante di bronzo. Sotto i vostri piedi, l'intero scomparto metallico sussulta violentemente. Due piani sopra la vostra testa, i pontili cedono con un collasso strutturale definitivo , il soffitto della stanza si crepa lungo le linee dei chiodi, e una gigantesca spira scagliosa, nera come la pietra lavica, schiaccia le condutture superiori lasciando colare fumi roventi nell'aria.

Kaelen si lancia in avanti a testa bassa, usando la lama mezza seghettata per aprirsi un varco tra le lamiere contorte che bloccano l'uscita opposta del vano. Muoversi! Non toccate il ferro! Camminate sulla cenere!, urla la guida, mentre la retroguardia si compatta in una frazione di secondo. Shamàsh solleva lo scudo pesante sopra la testa di Kaelen e di Selyra, offrendo un baluardo inscalfibile contro la pioggia di bulloni e detriti incandescenti che comincia a cadere dall'alto, mentre Zarath arretra per ultimo, tenendo il maglio puntato verso l'alto per intercettare qualsiasi frammento che rischi di seppellire i compagni.

L'uscita dalla colossale struttura è una corsa disperata in fila indiana attraverso un budello di paratie squarciate che scendono verso il basso. Dietro di voi, l'intera barriera chiodata lancia un ultimo, titanico gemito metallico. Sotto l'immenso peso serpentino del Linnorm, le travi portanti si spezzano e l'ala centrale del colosso di ferro collassa su se stessa, seppellendo il leggio del gigante in un ammasso informe di macerie e zittendo una volta per tutte quel logorante e pesante rintocco.

La polvere grigia e la fuliggine vi avvolgono mentre vi gettate letteralmente fuori dallo squarcio posteriore dell'involucro, rotolando sul pendio franoso di cenere indurita della montagna. Alle vostre spalle, i ruggiti infuriati della bestia serpentina rimbombano tra le pareti della gola, ma il crollo totale della struttura ha creato un muro invalicabile di ferro ritorto che blocca il Linnorm , tagliandolo fuori dal vostro sentiero.

La pista mineraria ora scende in picchiata, e la marcia forzata prosegue senza sosta per le ore successive, nel silenzio più assoluto e man mano che i contrafforti rocciosi delle colline orientali si diradano, l'avvallamento si spalanca definitivamente, introducendovi nella conca del cratere.

Sotto l'occhio immobile della Luna Rossa, vi lasciate alle spalle le lande selvagge dei Sentieri Morti per calpestare il suolo di Porto Scoria.

La vista ravvicinata toglie ogni dubbio sulla brutalità di questo luogo , tutto intorno a voi si stende un panorama interamente artificiale, saturo di un nevischio grigio e denso che si deposita sulle spalle. Camminate in mezzo a giganteschi scomparti grigi e paratie di ferro chiodato che spuntano dalla cenere come i resti di antichi mostri addormentati, intervallati da moli sospesi e pontili di metallo arrugginito che collegano i vari livelli del cratere. L'aria è densa, satura del fumo nero che esce da decine di ciminiere altissime e dal bagliore arancione e intermittente delle grandi fornaci industriali che pulsa nel buio, illuminando le tute da lavoro e i pastrani di cuoio dei rari abitanti che si muovono tra le baracche.

Al centro esatto del bacino si staglia un pilastro metallico e monumentale, un cilindro titanico coperto di geometrie runiche azzurre, che pulsa costantemente scagliando feroci archi di fulmini verso il cielo plumbeo, rimbombando a intervalli regolari.

Kaelen rallenta finalmente il passo, guidandovi con cautela lungo un pontile basso che costeggia una fila di baracche fatte di lamiere ondulate e ossa di grandi creature. Mentre superate un crocicchio di piste minerarie saturo di fumo, tre figure sbucano lentamente dall'ombra di una tettoia di ferro.

Sono autoctoni del porto, forgia-cenere di taglia umana, ma le loro sembianze lasciano il gruppo senza fiato. Indossano logori grembiuli protettivi di cuoio pesante, incrostati di fuliggine e grasso minerale, ma le loro braccia e parte dei loro volti non sono fatti di sola pelle: innestati direttamente nei muscoli e nelle ossa, placche di bronzo e tubicini di ottone spuntano sotto il cuoio, muovendosi con piccoli scatti idraulici quando stringono i pesanti martelli da lavoro che portano alla cintura. Uno di loro ha una spessa grata metallica saldata al posto della mandibola, simile a quella del gigante nel relitto, ma i suoi occhi sono vivi, stanchi e iniettati di sangue.

I tre si fermano a pochi metri da voi, sbarrando parzialmente il passaggio sul pontile. Non sollevano le armi e la loro postura non è immediatamente ostile, ma i loro sguardi sono duri, diffidenti e carichi di sospetto mentre squadrano l'armatura scintillante di Shamàsh, le vesti estranee di Selyra e le armi di Zarath e Devras.

L'autoctono con la mandibola di ferro compie un passo avanti, e quando parla, la sua voce esce distorta e metallica, accompagnata dal sibilo di un piccolo sfiato di vapore che si leva dietro la sua nuca...

Kaelen...gracida l'uomo, fissando la vostra guida prima di spostare gli occhi sul gruppo...ti avevamo dato per morto sui Sentieri Morti. Chi sono questi forestieri che ti porti dietro? Hanno l'aria di sciacalli, o di carne da macello mandata dai signori della notte. Non vogliamo problemi quassù. Se siete venuti a fare domande scomode, girate i tacchi prima che il metallo si scaldi.

Kaelen si irrigidisce, sollevando le mani guantate in un gesto di tregua, ma lancia un'occhiata tesa di profilo verso di voi, implorandovi con lo sguardo di non fare mosse false.

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Modificato da Dardan

Fiore della Giungla

Corriamo fuori da quella carcassa di metallo, senza fermarci fino a che non abbiamo la certezza di essere al sicuro. O relativamente al sicuro almeno. Per quanto lo si possa essere in questa terra. Ancora col fiatone per la corsa guardo indietro un' ultima volta verso il Linnorm. Chissà cosa lo ha fatto infuriare così. Fame? Territorio? La curiosità mi divora, ma per una volta lascio che a farlo sia solo lei. Finire nelle fauci di quel rettile è tra le poche cose che potrebbe peggiorarmi la giornata.

Quando arriviamo al porto non posso fare a meno di osservare disgustata. Tutto attorno a me è artificio, metallo e industria nella sua forma più sgraziata. Certo, chiunque l' abbia fatto sapeva come modellare il metallo, ma non c'è bellezza in queste creazioni, non c'è anima. Solo brutale efficienza estrattiva.

Quelli che ci lavorano sono anche peggio di quanto mi aspettassi. Un misto di uomo e macchina, ma senza la cura di Devras. Sembra quasi come se il loro creatore si fosse preoccupato solo di mescolare le due cose, senza pensare a farli vivere bene. O forse sono stati loro stessi a darsi questa forma, tentando di sopravvivere in ogni modo a questo luogo ostile. In ogni caso il modo migliore per aiutarli è riparare questo mondo. E per farlo ci serve il loro aiuto.

Siamo qui per affari. Ci è stato detto che in questo porto producete Scalpelli in Ferro di Luna. Ci occorrono per un progetto. Dico, senza sbottonarmi troppo. Ho una brutta sensazione su questi tizi, meglio non dirgli tutto subito.

SELYRA - Bardo Drow

L'avvertimento di Fiore mi strappa dalla paratia un attimo prima che il soffitto ceda. Corro. Cenere negli stivali, nei polmoni, sulla lingua - cammino sulla coltre grigia come mi ha urlato Kaelen, senza voltarmi, anche se ogni ruggito alle spalle mi graffia la schiena.
Tossisco, una volta, secca, e mi ricompongo prima di arrivare sul pontile.
Porto Scoria... non è una città. È una ferita aperta che pulsa. Il pilastro al centro che scaglia fulmini al cielo è un abominio magnifico, una tale, brutale efficienza che per un istante ne ammiro persino la fattezza, nonostante stia uccidendo la terra.
Quasi non mi accorgo dei tre che ci sbarrano la strada.
Mi fermo un passo dietro Kaelen, non davanti. Non alzo le mani come una prigioniera. Eseguo un inchino corto, da corte, preciso, come mi hanno insegnato alla scuola per bardi.
La voce mi esce bassa, roca per la cenere, ma volutamente addolcita, senza più traccia di paura.

"La mia compagna ha parlato di affari, ed è vero. Cerchiamo Ferro di Luna. Non per rivenderlo ma per usarlo. Kaelen ci ha detto che qui si sa ancora distinguere uno sciacallo da un artigiano."

  • 2 settimane dopo...
  • Autore

Il capo dei forgia-cenere inclina la testa di lato. Il movimento fa scattare un pistone sul suo collo, producendo uno sbuffo di vapore oleoso. La grata metallica saldata al posto della sua mandibola vibra violentemente quando apre la bocca, emettendo un suono stridente e metallico.

Kaelen sa molte cose. Ma sapere che Porto Scoria batte il metallo non vi dà il diritto di pretenderlo gratis. Il Ferro di Luna è raro, prezioso. E per temprare gli scalpelli che cercate abbiamo bisogno di un ingrediente che questo molo non vede da settimane.

L'essere fa un passo avanti, indicando con un braccio coperto di placche di bronzo la banchina che si affaccia sulla distesa nera e immobile del Mare di Pece. Dietro di lui, gli altri due compagni cibernetici non alzano le armi, ma mantengono una postura rigida e diffidente. Il pilastro runico al centro del cratere scarica un altro fulmine azzurro nel cielo nero, illuminando i pescherecci d'acciaio ormeggiati.

Per fissare le proprietà del Ferro di Luna serve l'Olio di Balena Cieca. È un grasso alchemico ricavato dai leviatani che nuotano sotto la crosta catramosa del golfo. Senza quell'olio per il bagno di tempra, gli scalpelli si sbriciolerebbero alla prima pressione come vetro al sole. Ma i nostri pescherecci non possono uscire, le turbine sono intasate dalle incrostazioni di zolfo.

Il capo incrocia le braccia corazzate sul petto, fissando il gruppo attraverso le sue lenti di ottone.

Una carogna di balena si è arenata sui banchi di scorie della Baia dei Relitti, poco oltre la secca protetta dalle lanterne. Kaelen sa come arrivarci a piedi seguendo le passerelle di ferro della vecchia scogliera. Portateci una sacca del suo grasso intatto, prima che i necrofagi del mare lo divorino o lo corrompano. Portateci l'olio, e noi accenderemo i mantici per battere il ferro che vi serve.

Le lenti meccaniche nei suoi occhi si stringono di colpo, emettendo un ronzio sottile mentre scruta i volti di Fiore e Selyra. La grata della mascella si muove ancora una volta, rallentando il ritmo come se stesse soppesando il vero valore delle vostre parole.

Ma ditemi una cosa prima di muovere i piedi, stranieri. Il Ferro di Luna non serve a costruire chiodi per le navi, né armature da parata. Serve a spezzare ciò che la notte rende eterno e a incidere le pietre sacre. A cosa vi servono, di preciso, quegli scalpelli? Quale ferita volete aprire in questa terra?

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Fiore Della Giungla

Ovviamente le cose non potevano essere così semplici. Anche loro hanno bisogno di qualcosa prima di poterci aiutare. Questo mondo sembra creato dalla logica di un alchimista folle. Reagenti che necessitano di reagenti. Se salta fuori che per aprire quella balena c'è bisogno di una lama particolare giuro sulle mie vibrisse che sfodero gli artigli sul prossimo disgraziato che mi capita davanti.

In ogni caso la domanda del mezzo-costrutto è quantomeno sensata. Considerando chi...e cosa...abbiamo incontrato nei nostri viaggi qui non posso biasimargli una certa diffidenza. Motivo per cui cerco di rispondergli senza mostrare troppo la mia frustrazione per l' ulteriore contrattempo.

Non si tratta di creare ferite in questo mondo, ma di guarirle. Siamo diretti all' Abbazia di Ossidiana per spegnere il Monolito. E il Ferro di Luna è l' unico materiale che può riuscirci.

Devras

Sembra facile dico dubbioso quali pericoli ci aspettano? Domando dato che Fiore ha già risposto alla loro domanda

Selyra - Bardo Drow

Ascolto il capo e un sorriso amaro mi sfugge. Niente di nuovo sotto la Luna Rossa ed anche prima di lei.

"In questo mondo nulla è gratis" mormoro, più a me stessa che agli altri. "Tutto ha un prezzo. E quando sbagli a pagarlo, lo paghi con la vita."

Guardo il forgia-cenere con la mandibola di ferro. Non ha messo un paletto. Ha messo un prezzo. Ed è onesto.

Fiore ha risposto per tutti noi, e ha fatto bene. Niente segreti con chi lavora il metallo vivo.

Faccio un passo avanti, così che la luce arancione delle fornaci mostri il mio viso.

"Quello che dice la mia compagna è vero. Vogliamo spegnere il Monolito all'Abbazia di Ossidiana. Il Ferro di Luna non è per aprire ferite. È per chiuderne una che sta dissanguando la vostra terra tanto quanto la nostra. Senza quell'olio di balena, i nostri scalpelli si spezzerebbero. Senza i nostri scalpelli, il vostro mare rimarrà di pece per sempre."

Poi il mio volto si volge verso Kaelen, la nostra guida. Il tono si fa più lieve, complice.

"A quanto pare, Kaelen, dovrai scortarci ancora un pezzo. Fino alla Baia dei Relitti."

Infine guardo gli altri. Cercando di cogliere i loro sguardi per comprendere le loro intenzioni.

"Uno scambio equo. Olio per ferro. È un buon affare. Che ne dite?"

Zarath

Lascio parlare i mediatori, sono sicuramente più bravi di me a trattare. Fiore ha deciso di rispondere con la verità. Dobbiamo solo confidare che sia la risposta che loro sperano o vogliono sentire. Li osservo in silenzio, scrutando le intenzioni dai loro volti.

  • Autore

Le lenti di ottone negli occhi del capo dei forgia-cenere si stringono fino a ridursi a due fessure millimetriche, emettendo un ronzio acuto. Alle parole di Fiore e Selyra sull'Abbazia di Ossidiana e su quel Monolito che vogliono spegnere, i due operai alle loro spalle si scambiano un'occhiata tesa, interrompendo di colpo il ticchettio delle loro chiavi a ingranaggi.

Il capo inclina la testa di lato, e la grata d'acciaio sulla sua mandibola vibra con un suono metallico e cupo.

Un Monolito? All'Abbazia di Ossidiana? Dite che quella pietra nera succhia l'energia della terra, distorce la luce e attira la Cenere di Vuoto?

L'essere si volta lentamente, allungando un braccio cibernetico coperto di placche di bronzo per indicare il centro del cratere di Porto Scoria. Il suo dito punta dritto verso il gigantesco pilastro monumentale runico che continua a scagliare feroci archi elettrici azzurri nel cielo nero.

Per l'ottone arrugginito... state descrivendo la stessa identica cosa che abbiamo qui al centro del porto. Noi l'abbiamo sempre chiamato il Pilastro del Fulmine. Pensavamo fosse solo un antico abominio runico avanzato da qualche vecchia guerra, e ci abbiamo saldato intorno i nostri condotti e le nostre turbine solo per rubargli un po' di energia e alimentare le fornaci per sopravvivere.

Il capo sputa a terra un grumo di bava nera, e le siringhe pneumatiche impiantate sul suo collo pulsano mentre rimette a fuoco i vostri volti, scosso da quel collegamento improvviso.

Ma se quello all'Abbazia è un Monolito... allora anche questo pilastro in mezzo alle nostre case fa parte dello stesso male. Se spegnete quello là fuori con il Ferro di Luna, forse... forse potremmo usare quegli stessi scalpelli per spegnere anche questo ed evitare che continui ad avvelenare il cielo. Un uno più uno maledetto.

L'operaio scuote la testa pesante, tornando concentrato sulle necessità immediate e rispondendo al dubbio di Devras.

Ma una cosa alla volta. I pericoli, costrutto della terra? Il Mare di Pece non perdona. La carcassa della balena sprigiona fumi tossici che liquefano i polmoni, ma la vostra gatta alchimista saprà cosa fare. E poi ci sono i Masticatori di Scorie. Creature cieche, coperte di piastre ossee, che risalgono dalle olmadığını del golfo quando sentono l'odore del grasso. Sentono le vibrazioni del ferro sulle passerelle. Camminate leggeri.

Uno dei due assistenti fa un passo avanti e porge a Fiore della Giungla un pesante boccale d'ottone sigillato da una valvola a pressione.

Usate questo estrattore pneumatico. Conficcate l'ago di bronzo sotto lo sfiatatoio della balena e pompate finché l'indicatore non diventa scarlatto. Niente lame. Solo braccia forti e occhi aperti.

Kaelen vi lancia uno sguardo carico di significato, stringendo i lacci del suo cappotto di cuoio. Ha capito che la situazione è molto più intrecciata e pericolosa del previsto, ma la priorità resta sopravvivere alla palude nera.

La vecchia passerella costiera ci porterà sopra la Secca dei Relitti senza farci affondare nel catrame. Muoviamoci prima che i necrofagi finiscano la carogna. Restate vicini.

La guida si volta, incamminandosi verso la rampa di metallo arrugginito che scende nel vapore oleoso e scuro del golfo.

Mentre scendete i gradini corrosi dall'acido, il ronzio delle fornaci di Porto Scoria si affievolisce, sostituito dal suono più terrificante di questa terra: il silenzio assoluto e pesante del Mare di Pece. Quando i vostri stivali toccano le passerelle di ferro sospese, la nebbia si dirada per un istante, svelando un orizzonte da incubo.

Il mare non si muove. Non ci sono onde, non c'è risacca. È una distesa sterminata di melassa nera, densa e viscosa come bitume liquido, che sembra quasi respirare di una propria vita fetida. Sotto l'occhio malato della Grande Luna Rossa, la superficie del golfo brilla di un riflesso scarlatto, simile a una colossale ferita aperta che perde sangue vecchio e coagulato. Qua e là, lo strato catramoso bolle pigramente, liberando bolle di gas violaceo che scoppiano con un suono sordo, sprigionando un odore intollerabile di carne marcia, ammoniaca e zolfo. È un cimitero liquido: lo scheletro di vecchie imbarcazioni spunta dalla melma come dita di scheletri annegati, incrostate di parassiti ciechi che si nutrono delle scorie alchemiche.

Dopo venti minuti di marcia forzata su piastre di ferro che scricchiolano a ogni passo, la passerella curva bruscamente verso la secca. Lì, incastrata tra scogli di ardesia tagliente, giace la Balena Cieca.

La creatura è un abominio grottesco della natura. Lunga quasi venti metri, il suo corpo mastodontico è parzialmente sprofondato nella pece, che ha già iniziato a corroderle lo strato inferiore della pelle. La carne non è liscia, ma coperta di piaghe purulente, tumori ossei causati dalle scorie e fessure da cui cola un liquido denso e giallastro che frigge a contatto con il bitume. La testa è una massa informe: non ha occhi, solo orbite sigillate da spessi strati di cartilagine cicatrizzata e piastre ossee deformi.

Il ventre della balena è mostruosamente gonfio, teso fino al limite della rottura a causa dei gas della putrefazione che spingono dall'interno. Lo sfiatatoio, situato sulla sommità del cranio deforme, fischia debolmente come una caldaia difettosa, sputando ritmicamente geyser di vapore tossico e filamenti di sangue viscido. Tutto attorno alla carcassa, l'aria trema per il calore e la tossicità dei fumi necrotici.

Kaelen si ferma all'inizio dell'ultima passerella interrotta, sollevando una mano per bloccare il gruppo e portandosi un lembo del mantello sulla bocca. Indica la cima del mostro, instabile e scivolosa.

Siamo arrivati. Quella carne putrida racchiude una sacca di gas infetti pronta a squarciarsi al minimo errore. Dobbiamo salire lassù, conficcare l'estrattore prima che la pelle ceda per la pressione e andarcene prima che i Masticatori di Scorie emergano da quella melma.

Sotto la superficie nera del mare, a pochi metri dal fianco della balena, una serie di cerchi concentrici inizia a deformare la pece immobile. Qualcosa di grosso si sta muovendo là sotto, attirato dal banchetto.

@ Tutti

A voi .

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Zarath

A quanto pare, questa gente desidera la libertà forse quasi quanto noi. Quando avevano parlato di balena ero abbastanza tranquillo, un gioco da ragazzi. Non avevo considerato l'odore di morte che aleggia in tutto questo schifo di posto.

Avanzo con il disgusto sul volto, il mio olfatto è completamente sovrastimolato da questa puzza. Fiore, vai tu che puoi volare. C'è qualcosa che sicuramente verrà a farci una sorpresa. Ti proteggerò io nel frattempo.

Fiore della Giungla

Guardo questo mare così diverso dalle coste del Chult dove sono cresciuta. Certo, anche quelle acque erano pericolose, con squali e mosasauri giganti capaci di inghiottire incauti marinai in un sol boccone. Ma almeno erano acque. Questa...cosa non so neanche cosa possa essersi formata. Nulla in questo mondo ha senso.

Per mia fortuna l' incantesimo della bolla d' aria che avevo lanciato per attraversare il canyon dura una giornata intera. Sospetto che l' odore della spiaggia qui attorno sia indescrivibile, e per una volta non ho alcuna curiosità di sentirlo nelle mie narici.

Va bene, cercherò di fare in fretta, voi copritemi. Dico, usando i miei stivali per volare sopra le sabbie così da non causare alcuna vibrazione mentre mi avvicino alla balena. Stando attenta a fluttuare senza mettere peso sul cadavere putrescente affondo l' estrattore sotto lo sfiatatoio, grugnendo per lo sforzo mentre maneggio il pesante macchinario.

SELYRA - Bardo Drow

Guardo Fiore staccarsi dalla passerella e librarsi leggera sopra la pece.
Rimango quasi incantata dalla sua grazia, sospesa come un filo di fumo. Nessuna vibrazione, nessun rumore.
Resto all'inizio dell'ultima passerella, dove Kaelen ci ha fermati, un ginocchio a terra per non far vibrare il ferro. La balestra abbassata verso quei cerchi concentrici che si allargano nella pece, pronta, nel caso qualcosa dovesse uscire da quel mare putrido.
Non so quanto sia pesante l'estrattore, né quanto sia tesa la pelle della balena. Forse Fiore può farcela da sola, ma un aiuto può fare la differenza.
Non dico nulla ad alta voce. Le mando solo un filo di voce.

"Come una piuma sull'acqua nera,
leggera scendi, la mano fiera,
che il grasso ceda, che il ferro tiri,
senza che il ventre mai s'adiri."

AZIONE @Theraimbownerd

Ispirazione Bardica a Fiore della Giungla - +1d8 a una prova di caratteristica, tiro per colpire o tiro salvezza entro 10 minuti

Devras

Lancio anche io un piccolo incantesimo di aiuto verso fiore, poggiandole una mano sulla spalla

Lancio Guidance

You touch one willing creature. Once before the spell ends, the target can roll a d4 and add the number rolled to one ability check of its choice. It can roll the die before or after making the ability check. The spell then ends.

  • Autore

Fiore della Giungla si libra leggera nell'aria pesante e violacea, supportata dalla magia di Selyra e Devras. Senza causare alcuna vibrazione, posiziona l'ago di bronzo del pesante estrattore pneumatico sopra lo sfiatatoio della Balena Cieca e spinge verso il basso.

La valvola scatta. Un sibilo acuto e viscido taglia il silenzio del Mare di Pece mentre l'ago penetra nei tessuti profondi. L'indicatore d'ottone sul cilindro inizia lentamente a muoversi verso la tacca scarlatta, aspirando il grasso alchemico con un ritmo pesante.

Il pompaggio e il calore metallico dello strumento, però, scuotono l'interno della carcassa.

Dalle piaghe purulente e dalle fessure corrose dal bitume della balena inizia a muoversi qualcosa di ripugnante. Attirati dal movimento, diversi parassiti giganti strisciano fuori dalla carne in putrefazione. Sono Pidocchi delle Scorie, abomini della grandezza di uno scudo rotondo. La loro forma ricorda quella di giganteschi porcellini di terra , racchiusi in un guscio segmentato color ruggine, incrostato di sale e zolfo. Sotto la corazza rigida, decine di zampe uncinate e filiformi raspano orribilmente sulla pelle del leviatano. La testa non ha occhi, ma è dominata da un apparato boccale spaventoso: un vero e proprio imbuto di carne flaccida riempito di cerchi concentrici di denti aghiformi e taglienti, costantemente bagnati da una bava giallastra altamente acida che fuma a contatto con l'aria. Tre di questi massicci parassiti iniziano ad arrampicarsi sulla parte superiore della carcassa, muovendosi pesantemente sulla carne gonfia e accerchiando la base dell'estrattore. Si protendono in avanti, sollevando la parte anteriore del corpo corazzato e avvicinandosi pericolosamente a Fiore della Giungla, ma senza ghermirla per il momento.

Nello stesso istante, le vibrazioni del macchinario e il sangue viscido che cola nel golfo scuotono il fondo della baia.

I cerchi concentrici notati da Selyra si spalancano di colpo. La melassa nera del mare si gonfia e si spacca con un rumore sordo e fangoso. A meno di tre metri dalla passerella dove si trova il resto del gruppo, emerge la testa corazzata di un Masticatore di Scorie. La creatura è un enorme predatore anfibio, lungo più di sei metri, il cui corpo massiccio ricorda un incrocio tra un colossale coccodrillo privo di zampe e una balenottera corazzata. È completamente cieco: al posto degli occhi ci sono solo piastre ossee fuse insieme e ispessite, disposte come un elmo naturale incrostato di zolfo e pece. La sua vera arma è la bocca: la mascella inferiore non è un pezzo unico, ma è divisa verticalmente in due lembi indipendenti. Queste due enormi tenaglie ossee, dotate di zanne piatte e spesse fatte per frantumare gusci e metallo, sbattono con violenza contro i pali di supporto, facendo tremare l'intera struttura di ferro.

Il mostro solleva la testa cieca verso l'alto, espandendo grandi fessure sfiatatoio sul muso per fiutare l'aria satura di grasso, mentre altri due dorsi corazzati e seghettati iniziano a profilarsi sotto lo strato di bitume poco più indietro.

Kaelen fa un passo indietro sulla passerella instabile, imbracciando la sua arma e tenendosi pronto a fare fuoco, mentre l'estrattore di Fiore è ancora a metà del suo ciclo di carica.

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Modificato da Dardan

Fiore della giungla

Guardo con curiosità i parassiti che si muovono sulla balena. Nonostante il loro aspetto bizzarro mi ricordano un po' gli insetti giganti del Chult. So che sono semplici animali, privi della malizia che ha caratterizzato sostanzialmente tutto quello che abbiamo incontrato finora. Ma stanno minacciando l' estrattore con la loro presenza, e questo è qualcosa che mette a rischio l' intera nostra missione. Io e il mio famiglio colpiamo insieme, io con i miei fulmini e lui con le sue ondate di energia, provando ad attirare l' attenzione di tutti loro lontano dall' estrattore, prima che decidano che quell' estrattore somigli a qualcosa di commestibile.

Master

+11 2d6+7 per il primo attacck, +1 1d6+7 per il secondo, +11 1d4+4 forza per il famiglio

Modificato da Theraimbownerd

Zarath

Sorrido, con uno sguardo che potrebbe sembrare folle, bramoso della battaglia già preannunciata.

Vado su quello grosso. esclamo in fretta, come se qualcuno potesse rubarmi la preda. Supero Kaelen dalla passerella e con un urlo selvaggio balzo sul colossale corpo del mostro, sfoderando gli artigli e cominciando a infilzare la sua pelle coriacea con veemenza.

DM

Direi che sia il caso di andare in ira, scegliendo gli artigli che diventano armi magiche.
CA 15, HP 115

3x TpC +9 , 1d6+8

Se faccio critico, con critico brutale ho 1 dado in più di danno.

Potenzio la capacità di salto.

Se serve uso anche attacco irruento.

SELYRA - Bardo Drow

I miei occhi sono fissi su Fiore, come a volerla accompagnare nell'estrazione, ma la coda dell'occhio non lascia mai quei cerchi concentrici.
Si spalancano. Non sono onde. È qualcosa che sale.
Faccio un passo indietro, quasi addosso a Kaelen. Vedo le piastre ossee al posto degli occhi.
Porto un dito davanti alle labbra per indicare di fare silenzio.
Poi, senza un suono, apro la mano. Tra le dita, una scheggia di luce verde e acre inizia a sfrigolare, condensandosi in un dardo d'acido puro che scaglio verso la creatura

AZIONE

Freccia Acida
TxC: 1d20+7
Danni se colpisce: 4d4 acidi + 2d4 al turno successivo

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