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La luna crescente

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SELYRA - Bardo Drow

La spiegazione di Kaelen conferma il mio timore.

Annuisco, gli occhi fissi su quei cavi di rame che gli entrano nella schiena come radici malate.

"Allora lasciamolo pulsare," dico secca, a bassa voce. "Se lo stacchiamo senza sapere dove tagliare, ci seppellisce qui dentro. E io non ho intenzione di diventare un festone come gli altri."

Il boato dai piani superiori mi tronca a metà frase. Non è Fiore, è troppo pesante, troppo vasto. È qualcosa che sta scendendo.

Alzo di scatto la testa, la mano già sul pugnale, cercando una crepa, un cedimento nel soffitto sopra di noi.

"Addosso alle pareti! Tutti vicini, ora!" sibilo, con quel tono teso che uso quando la scena sta per precipitare.

Poi mi porto un dito alle labbra e chiudo gli occhi un istante, intessendo il trucco più discreto del mio repertorio. Un filo di voce, impercettibile a chiunque altro nel vano, scivola direttamente verso l'alto dove mi aspetto sia Fiore della Giungla.

AZIONE

Trucchetto Messaggio verso Fiore della Giungla:

"Fiore! Ci senti? Il soffitto sta cedendo, qualcosa di grosso si muove sopra di noi! Cosa vedi lassù? Rispondi piano!"

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Devras

Di sotto

Non è un buon segno guardo verso l'alto mentre mi avvicino ad una delle pareti

Fiore Della Giungla

Quando vedo quella bestia, quell' essere così letale devastare le paratie metalliche come fossero fragile compensato, non ho dubbi su cosa fare. Scappo. Mi tuffo in picchiata verso i miei compagni, ancora invisibile, evitando agilmente di toccare qualunque superfice solida mentre scendo verso di loro con tutta la velocità che il Signore dei Gatti mi ha donato.

Sento il messaggio di Selyra prima di arrivare, e rispondo mentalmente in maniera veloce, grata della possibilità di avvisarli ancora prima di essere a portata d'orecchio.

C'è un Linnorm di sopra! E' enorme, e scende rapidamente! Dobbiamo andarcene da qui, adesso. State lontani dalle pareti, percepisce le vibrazioni! E' il messaggio che mando a Selyra, appena prima di raggiungere i miei compagni, a cui lo ripeto non appena mi avvicino abbastanza da farmi sentire. Sperando che Selyra li abbia già fatti avviare verso l' uscita.

  • Autore

L'avvertimento di Fiore gela il sangue del gruppo, costringendo Devras e la barda a staccarsi di scatto dall'ossidiana e dal ferro laterale. Non c'è tempo per studiare l'intelaiatura industriale o per recidere i fili di rame del gigante di bronzo. Sotto i vostri piedi, l'intero scomparto metallico sussulta violentemente. Due piani sopra la vostra testa, i pontili cedono con un collasso strutturale definitivo , il soffitto della stanza si crepa lungo le linee dei chiodi, e una gigantesca spira scagliosa, nera come la pietra lavica, schiaccia le condutture superiori lasciando colare fumi roventi nell'aria.

Kaelen si lancia in avanti a testa bassa, usando la lama mezza seghettata per aprirsi un varco tra le lamiere contorte che bloccano l'uscita opposta del vano. Muoversi! Non toccate il ferro! Camminate sulla cenere!, urla la guida, mentre la retroguardia si compatta in una frazione di secondo. Shamàsh solleva lo scudo pesante sopra la testa di Kaelen e di Selyra, offrendo un baluardo inscalfibile contro la pioggia di bulloni e detriti incandescenti che comincia a cadere dall'alto, mentre Zarath arretra per ultimo, tenendo il maglio puntato verso l'alto per intercettare qualsiasi frammento che rischi di seppellire i compagni.

L'uscita dalla colossale struttura è una corsa disperata in fila indiana attraverso un budello di paratie squarciate che scendono verso il basso. Dietro di voi, l'intera barriera chiodata lancia un ultimo, titanico gemito metallico. Sotto l'immenso peso serpentino del Linnorm, le travi portanti si spezzano e l'ala centrale del colosso di ferro collassa su se stessa, seppellendo il leggio del gigante in un ammasso informe di macerie e zittendo una volta per tutte quel logorante e pesante rintocco.

La polvere grigia e la fuliggine vi avvolgono mentre vi gettate letteralmente fuori dallo squarcio posteriore dell'involucro, rotolando sul pendio franoso di cenere indurita della montagna. Alle vostre spalle, i ruggiti infuriati della bestia serpentina rimbombano tra le pareti della gola, ma il crollo totale della struttura ha creato un muro invalicabile di ferro ritorto che blocca il Linnorm , tagliandolo fuori dal vostro sentiero.

La pista mineraria ora scende in picchiata, e la marcia forzata prosegue senza sosta per le ore successive, nel silenzio più assoluto e man mano che i contrafforti rocciosi delle colline orientali si diradano, l'avvallamento si spalanca definitivamente, introducendovi nella conca del cratere.

Sotto l'occhio immobile della Luna Rossa, vi lasciate alle spalle le lande selvagge dei Sentieri Morti per calpestare il suolo di Porto Scoria.

La vista ravvicinata toglie ogni dubbio sulla brutalità di questo luogo , tutto intorno a voi si stende un panorama interamente artificiale, saturo di un nevischio grigio e denso che si deposita sulle spalle. Camminate in mezzo a giganteschi scomparti grigi e paratie di ferro chiodato che spuntano dalla cenere come i resti di antichi mostri addormentati, intervallati da moli sospesi e pontili di metallo arrugginito che collegano i vari livelli del cratere. L'aria è densa, satura del fumo nero che esce da decine di ciminiere altissime e dal bagliore arancione e intermittente delle grandi fornaci industriali che pulsa nel buio, illuminando le tute da lavoro e i pastrani di cuoio dei rari abitanti che si muovono tra le baracche.

Al centro esatto del bacino si staglia un pilastro metallico e monumentale, un cilindro titanico coperto di geometrie runiche azzurre, che pulsa costantemente scagliando feroci archi di fulmini verso il cielo plumbeo, rimbombando a intervalli regolari.

Kaelen rallenta finalmente il passo, guidandovi con cautela lungo un pontile basso che costeggia una fila di baracche fatte di lamiere ondulate e ossa di grandi creature. Mentre superate un crocicchio di piste minerarie saturo di fumo, tre figure sbucano lentamente dall'ombra di una tettoia di ferro.

Sono autoctoni del porto, forgia-cenere di taglia umana, ma le loro sembianze lasciano il gruppo senza fiato. Indossano logori grembiuli protettivi di cuoio pesante, incrostati di fuliggine e grasso minerale, ma le loro braccia e parte dei loro volti non sono fatti di sola pelle: innestati direttamente nei muscoli e nelle ossa, placche di bronzo e tubicini di ottone spuntano sotto il cuoio, muovendosi con piccoli scatti idraulici quando stringono i pesanti martelli da lavoro che portano alla cintura. Uno di loro ha una spessa grata metallica saldata al posto della mandibola, simile a quella del gigante nel relitto, ma i suoi occhi sono vivi, stanchi e iniettati di sangue.

I tre si fermano a pochi metri da voi, sbarrando parzialmente il passaggio sul pontile. Non sollevano le armi e la loro postura non è immediatamente ostile, ma i loro sguardi sono duri, diffidenti e carichi di sospetto mentre squadrano l'armatura scintillante di Shamàsh, le vesti estranee di Selyra e le armi di Zarath e Devras.

L'autoctono con la mandibola di ferro compie un passo avanti, e quando parla, la sua voce esce distorta e metallica, accompagnata dal sibilo di un piccolo sfiato di vapore che si leva dietro la sua nuca...

Kaelen...gracida l'uomo, fissando la vostra guida prima di spostare gli occhi sul gruppo...ti avevamo dato per morto sui Sentieri Morti. Chi sono questi forestieri che ti porti dietro? Hanno l'aria di sciacalli, o di carne da macello mandata dai signori della notte. Non vogliamo problemi quassù. Se siete venuti a fare domande scomode, girate i tacchi prima che il metallo si scaldi.

Kaelen si irrigidisce, sollevando le mani guantate in un gesto di tregua, ma lancia un'occhiata tesa di profilo verso di voi, implorandovi con lo sguardo di non fare mosse false.

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Modificato da Dardan

Fiore della Giungla

Corriamo fuori da quella carcassa di metallo, senza fermarci fino a che non abbiamo la certezza di essere al sicuro. O relativamente al sicuro almeno. Per quanto lo si possa essere in questa terra. Ancora col fiatone per la corsa guardo indietro un' ultima volta verso il Linnorm. Chissà cosa lo ha fatto infuriare così. Fame? Territorio? La curiosità mi divora, ma per una volta lascio che a farlo sia solo lei. Finire nelle fauci di quel rettile è tra le poche cose che potrebbe peggiorarmi la giornata.

Quando arriviamo al porto non posso fare a meno di osservare disgustata. Tutto attorno a me è artificio, metallo e industria nella sua forma più sgraziata. Certo, chiunque l' abbia fatto sapeva come modellare il metallo, ma non c'è bellezza in queste creazioni, non c'è anima. Solo brutale efficienza estrattiva.

Quelli che ci lavorano sono anche peggio di quanto mi aspettassi. Un misto di uomo e macchina, ma senza la cura di Devras. Sembra quasi come se il loro creatore si fosse preoccupato solo di mescolare le due cose, senza pensare a farli vivere bene. O forse sono stati loro stessi a darsi questa forma, tentando di sopravvivere in ogni modo a questo luogo ostile. In ogni caso il modo migliore per aiutarli è riparare questo mondo. E per farlo ci serve il loro aiuto.

Siamo qui per affari. Ci è stato detto che in questo porto producete Scalpelli in Ferro di Luna. Ci occorrono per un progetto. Dico, senza sbottonarmi troppo. Ho una brutta sensazione su questi tizi, meglio non dirgli tutto subito.

SELYRA - Bardo Drow

L'avvertimento di Fiore mi strappa dalla paratia un attimo prima che il soffitto ceda. Corro. Cenere negli stivali, nei polmoni, sulla lingua - cammino sulla coltre grigia come mi ha urlato Kaelen, senza voltarmi, anche se ogni ruggito alle spalle mi graffia la schiena.
Tossisco, una volta, secca, e mi ricompongo prima di arrivare sul pontile.
Porto Scoria... non è una città. È una ferita aperta che pulsa. Il pilastro al centro che scaglia fulmini al cielo è un abominio magnifico, una tale, brutale efficienza che per un istante ne ammiro persino la fattezza, nonostante stia uccidendo la terra.
Quasi non mi accorgo dei tre che ci sbarrano la strada.
Mi fermo un passo dietro Kaelen, non davanti. Non alzo le mani come una prigioniera. Eseguo un inchino corto, da corte, preciso, come mi hanno insegnato alla scuola per bardi.
La voce mi esce bassa, roca per la cenere, ma volutamente addolcita, senza più traccia di paura.

"La mia compagna ha parlato di affari, ed è vero. Cerchiamo Ferro di Luna. Non per rivenderlo ma per usarlo. Kaelen ci ha detto che qui si sa ancora distinguere uno sciacallo da un artigiano."

  • 2 settimane dopo...
  • Autore

Il capo dei forgia-cenere inclina la testa di lato. Il movimento fa scattare un pistone sul suo collo, producendo uno sbuffo di vapore oleoso. La grata metallica saldata al posto della sua mandibola vibra violentemente quando apre la bocca, emettendo un suono stridente e metallico.

Kaelen sa molte cose. Ma sapere che Porto Scoria batte il metallo non vi dà il diritto di pretenderlo gratis. Il Ferro di Luna è raro, prezioso. E per temprare gli scalpelli che cercate abbiamo bisogno di un ingrediente che questo molo non vede da settimane.

L'essere fa un passo avanti, indicando con un braccio coperto di placche di bronzo la banchina che si affaccia sulla distesa nera e immobile del Mare di Pece. Dietro di lui, gli altri due compagni cibernetici non alzano le armi, ma mantengono una postura rigida e diffidente. Il pilastro runico al centro del cratere scarica un altro fulmine azzurro nel cielo nero, illuminando i pescherecci d'acciaio ormeggiati.

Per fissare le proprietà del Ferro di Luna serve l'Olio di Balena Cieca. È un grasso alchemico ricavato dai leviatani che nuotano sotto la crosta catramosa del golfo. Senza quell'olio per il bagno di tempra, gli scalpelli si sbriciolerebbero alla prima pressione come vetro al sole. Ma i nostri pescherecci non possono uscire, le turbine sono intasate dalle incrostazioni di zolfo.

Il capo incrocia le braccia corazzate sul petto, fissando il gruppo attraverso le sue lenti di ottone.

Una carogna di balena si è arenata sui banchi di scorie della Baia dei Relitti, poco oltre la secca protetta dalle lanterne. Kaelen sa come arrivarci a piedi seguendo le passerelle di ferro della vecchia scogliera. Portateci una sacca del suo grasso intatto, prima che i necrofagi del mare lo divorino o lo corrompano. Portateci l'olio, e noi accenderemo i mantici per battere il ferro che vi serve.

Le lenti meccaniche nei suoi occhi si stringono di colpo, emettendo un ronzio sottile mentre scruta i volti di Fiore e Selyra. La grata della mascella si muove ancora una volta, rallentando il ritmo come se stesse soppesando il vero valore delle vostre parole.

Ma ditemi una cosa prima di muovere i piedi, stranieri. Il Ferro di Luna non serve a costruire chiodi per le navi, né armature da parata. Serve a spezzare ciò che la notte rende eterno e a incidere le pietre sacre. A cosa vi servono, di preciso, quegli scalpelli? Quale ferita volete aprire in questa terra?

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Fiore Della Giungla

Ovviamente le cose non potevano essere così semplici. Anche loro hanno bisogno di qualcosa prima di poterci aiutare. Questo mondo sembra creato dalla logica di un alchimista folle. Reagenti che necessitano di reagenti. Se salta fuori che per aprire quella balena c'è bisogno di una lama particolare giuro sulle mie vibrisse che sfodero gli artigli sul prossimo disgraziato che mi capita davanti.

In ogni caso la domanda del mezzo-costrutto è quantomeno sensata. Considerando chi...e cosa...abbiamo incontrato nei nostri viaggi qui non posso biasimargli una certa diffidenza. Motivo per cui cerco di rispondergli senza mostrare troppo la mia frustrazione per l' ulteriore contrattempo.

Non si tratta di creare ferite in questo mondo, ma di guarirle. Siamo diretti all' Abbazia di Ossidiana per spegnere il Monolito. E il Ferro di Luna è l' unico materiale che può riuscirci.

Devras

Sembra facile dico dubbioso quali pericoli ci aspettano? Domando dato che Fiore ha già risposto alla loro domanda

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