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[Capitolo 3] L'eterno splendore della steppa candida

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Kyrian

Il barbaro si zittì. La situazione pareva peggiore di quanto si fosse immaginato.

Fu con sollievo che vide i compagni tentare di risollevare il morale.

"Sì" disse a Skylad "E un po' di riposo servirà anche a noi per chiarirci la mente. Tutto sembra più limpido quando ci si sveglia"

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La proposta di cure, cibo e musica suscita una nuova calma che riporta gli animi a modi più facili da gestire. I minatori, dopo poco, si sparpagliano nella sala in piccoli gruppetti, qualcuno anche da solo. Non mancano sguardi nella vostra direzione, alcune chiacchiere sono chiaramente riferite a voi, ma tutto sommato vi siete guadagnati il posto dove restare.
L'uomo dal grande naso, un tale di nome Damir, vi porta comunque una caraffa d'acqua e qualche boccale che non definiremmo proprio pulito, ma comunque utilizzabile, oltre ad alcune coperte che potrete utilizzare per la notte.
Non ci sono feriti, tra i minatori, ma Skyald può occuparsi di acciacchi e malanni vari, dipensando parimenti consigli su come gestire la salute del corpo e quella dello spirito. Due minatori in particolare, Mishka e Alexei, sono particolarmente devoti a Bhalla e chiedono al chierico di poter pregare insieme e di concedere loro una benedizione.
Andrej può accomodarsi su una sedia accanto al mite focolare, diversi sguardi in attesa di ascoltare cosa lo straniero abbia da proporre.

DM

checkpoint tra lunedì e martedì

Rallo

Lo gnomo rimase in disparte. Sapeva bene che, per parlare a quel gruppo senza correre il rischio di farsi buttare fuori,gli unici argomenti validi erano quelli portati da Andrej e Skayald.

Una volta finite le loro faccende, Rallo si avvicino' loro provando a dire la sua

"Mi sembrano tutte informazioni frammentarie mischiate a paura e leggende popolari...che dite, vale la pena provare a parlare con queste fantomattiche Hathran? Magari riescono a metterci sulla strada giusta."

Propose

Andrej Tars

Devo stare attento.

In genere, quando sono in una taverna o una sala comune, le scelte sono poche e semplici: una ballata senza canto, per fare danzare il pubblico; una canzone sguaiata e irriverente, per far saltare, applaudire e ridere; una storia di eroismo o romanticismo, per coinvolgere in silenzio.

Ma qui si tratta di uomini duri, affaticati, spaventati, infreddoliti e soli da troppo tempo. Hanno bisogno di speranza, di una leva iniziale sottile, che risollevi l'umore, prima di renderli partecipi.

Mi viene in mente una vecchia musica, che fa da sfondo a un racconto sulla origine del mondo. Un classico: i classici sono intramontabili.

La melodia è morbida, familiare, orecchiabile. E la poesia che vi si srotola sopra è potente, immortale, ma anche adatta a orecchie semplici.

Un racconto fatto di antichi dèi ancora senza nome, di forze naturali che trovano un equilibrio, di paesaggi sterminati, di nascite, ritorni e vita nel suo splendore.

Il freddo e la tormenta restano fuori, qua dentro c'è posto solo per il risveglio al mattino, col la luce che riverbera sul manto nevoso immacolato, mentre i venti riposano e si rinfranca la certezza della primavera. E la primavera significa poter tornare a casa, a onorare le divinità per la loro rinnovata generosità.

Musica, ragazzi!

Intrattenere +8.

Kyrian

Il barbaro si rivolse a Rallo. "Le Hathran sono streghe legate agli spiriti e alla terra. Esercitano un dominio su queste terre. Dobbiamo stare attenti: parlare può aiutarci ma ci vuole cautela e rispetto"

Skyald

Dispenso consigli a chiunque ne abbia bisogno, per lo più rassicuranti. Do anche consigli su come gestire il freddo, soprattutto sulle estremità degli arti. Quando incontro i due devoti invece, ci mettiamo leggermente in disparte per vivere proprio un momento di preghiera e creando una sorta di rito di benedizione. Lo celebro con calma e impegno, lasciando che la presenza di Bhalla stessa si manifesti nei due credenti.
Ascolto poi volentieri la ballata del nostro bardo, in un angolo, mentre medito chiedendo i nuovi incantesimi poi al mio dio e averli pronti il prima possibile.

Eveline

Aspetto che Andreaj finisca la sua esibizione, poi mi schiarisco la gola, lasciando che il silenzio si posi nella sala come neve fresca. Mi avvicino al fianco di Andrej e gli chiedo di accompagnarmi con la musica. Le sue dita iniziano a scivolare sulle corde, liberando una melodia dolce, quasi un sussurro, che si intreccia al leggero crepitio del piccolo focolare e al fumo delle pipe dei minatori. Scosto una ciocca dei miei capelli corvini, fissando i miei occhi scuri — carichi di riflessi violacei — nei loro volti segnati.

Ascoltate, inizio, mentre il ritmo di Andrej si fa cullante come un’onda. Fuori il gelo morde la pietra, ma c’è un calore che il ghiaccio non può spegnere. Mi ricorda una storia che mia nonna mi raccontava... prima che la mia brama di segreti mi spingesse lontano.

Accenno un sorriso e la musica di Andrej muta, facendosi più profonda, introducendo il racconto.

Molte generazioni fa, in un villaggio del profondo nord, il cielo decise di chiudere gli occhi. Un inverno senza fine, venne chiamato il Lungoinverno, calò sulle valli. Le scorte marcivano e gli uomini, forti come voi, perdevano la voglia di lottare. la musica che mi accompagna muta in un suono cupo e vibrante che sembra far tremare le pareti.

Tra loro c’era una ragazza, Astridur. Non era una guerriera, ma aveva una mente affamata di misteri, proprio come la mia. Si ricordò della leggenda del Cuore del Sole, un artefatto nascosto nella Grotta dei Sussurri, oltre il grande lago ghiacciato.

mi fermo lasciando che la musica riempia il silenzio della mia voce per qualche secondo

Senza dire nulla, Astridur partì.

La musica accelera, imitando il ritmo dei passi sulla neve ghiacciata.

Il freddo cercava di congelarle l'anima, ma lei camminava. Quando raggiunse la grotta, si trovò davanti a un muro di ghiaccio nero. Ma al centro, incastonato come una lacrima d'ambra, brillava l'oggetto dei suoi desideri. Provò a colpirlo, provò a bruciarlo, ma nulla funzionava. Allora Astridur capì: quel ghiaccio si nutriva di disperazione. la musica rallenta, lasciando che una nota singola, malinconica, resti sospesa nell'aria.

Così, fece l'unica cosa che il gelo non poteva sopportare. Iniziò a parlare. Raccontò alla grotta il profumo della terra bagnata. Cantò le ballate del solstizio d'estate. Sotto i suoi occhi, il ghiaccio nero iniziò a piangere. Si sciolse per la forza della sua memoria. Quando lei strinse il Cuore del Sole, la grotta esplose in un oro accecante.

Quell'artefatto non fermò l'inverno, ma infuse nel popolo una luce interiore. Chiunque lo toccasse sentiva la certezza incrollabile che la primavera sarebbe tornata. E grazie a quella speranza, sopravvissero.

La melodia di Andrej sfuma lentamente, tornando a quel sussurro iniziale che sembra carezzare le spalle stanche dei minatori. Mi sollevo leggermente, lisciando le pieghe del mio mantello pregiato, e li guardo uno ad uno.

Siamo rimasti bloccati qui, è vero, dico a bassa voce, mentre le ultime note di Andrej svaniscono nel focolare, lasciando nell'aria un'eco vibrante. Ma come Astridur, abbiamo ancora le nostre storie e la nostra determinazione. Il gelo è solo una prova.

Lascio che i miei occhi, velati di quel viola profondo, percorrano la stanza. E mentre Andrej vi ristora con la sua musica e Skyland si occupa di lenire le vostre fatiche, ricordate: la luce che stiamo cercando è già qui, finché rifiutiamo di arrenderci al silenzio ed al freddo, sopravviveremo.

Resto qualche istante in attesa, osservando speranzosa che la musica e il racconto abbiano aperto una breccia nei loro cuori stanchi.

Oltre alla vostra speranza, alla vostra forza interiore, siamo arrivati anche noi. Siamo gli unici ad avercela fatta contro questa tormenta, gli unici ad aver varcato il confine di ghiaccio da non so quante settimane. Non temete: qualsiasi sia la forza che sta agendo su questo picco, noi la capiremo, la contrasteremo e riporteremo la primavera. Ma per farlo, concludo con un sussurro che sa di promessa e di comando, voi non dovete mai dimenticare la storia di Astridur.

Ceredic

I compagni sembravano a loro agio anche in questa situazione e l'halfling preferì restare in silenzio.
Là dove c'era qualcosa da attraversare, che fossero colline, deserti o città, lì si trovava a suo agio. Ma in mezzo a uomini grossi, infreddoliti e musoni non aveva idea di cosa potesse essere utile fare.

Con una tempesta normale, sarebbe uscito a procurar da mangiare cacciando. Con quella in corso, invece, rischiava solo di bucherellare la pelle di qualche Yeti.

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