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Dragons´ Lair

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Cap. 2 La miniera

Risposte in primo piano

Narcyssa

"Semplice. Tu" e indico Garras "Assieme a Ed" indico il nano "Siete abbastanza forti da tirarvi su da soli, e poi noi. Ed può spezzare le mani di Garras in un secondo, se necessario. E io posso incendiare il montacarichi, se succede qualcosa a Ed; poi me ne andrò per conto mio, se costretta a farlo usando la magia. Tu" guardo Kendra "non credo che tu possa fare altrettanto"

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  • Pippomaster92
    Pippomaster92

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Immagini pubblicate

  • Autore

DM

Venerdì 22 novembre 764 - Ora di pranzo
[Miniera]

La piattaforma si blocca con un tonfo metallico che riecheggia nel buio umido, e l’aria si fa più pesante man mano che vi addentrate nei cunicoli per trovare l’uscita. Non è un percorso diretto: la miniera è un labirinto di vene esaurite e filoni ancora vivi, un intreccio di tunnel scavati da generazioni di minatori, con travi di legno marcio che sostengono soffitti bassi e irregolari. Il freddo sotterraneo vi morde le ossa, misto all’odore di polvere di roccia, sudore rancido e fumo di torce. Procedete in fila indiana con Kendra e Garras in mezzo al gruppo Il tunnel iniziale è stretto, largo appena 2 metri e alto 2,5, con pareti ruvide segnate da colpi di piccone vecchi di decenni. L’acqua gocciola da crepe invisibili, formando pozzanghere viscide che riflettono la luce tremolante delle torce. Ogni tanto, una trave geme sotto il peso della terreno sopra di voi, un ricordo che il soffitto potrebbe cedere da un momento all’altro.

Dopo una decina di minuti, il tunnel si allarga e si ricollega a un cunicolo principale, uno dei filoni ancora attivi. Qui l’aria cambia: si sente il clangore lontano di picconi che battono la roccia, il cigolio di carrelli su binari arrugginiti, voci roche di minatori che si chiamano tra loro. Il soffitto si alza a 3 metri, sostenuto da pilastri di legno rinforzato con ferro, e le pareti sono illuminate da lanterne appese a ganci, che proiettano ombre lunghe e danzanti. L’odore di sudore fresco si mescola a quello di polvere metallica e olio bruciato.

Avanzate con cautela: a sinistra, un filone secondario si apre come una ferita nella terra, con minatori curvi che spingono carrelli pieni di minerale grezzo: rocce nere striate di vene argento, scintillanti alla luce fioca. Uno di loro, un uomo con barba incrostata di polvere, spinge un carrello cigolante e il metallo che stride sui binari ossidati vi penetra i timpani poco abituati. "Ehi, spostati!" grugnisce a un compagno, che carica un piccone sulla spalla con il manico logoro e macchiato di sudore. Un altro minatore piccona sulla parete esatramente come Osgood batte sull'incudine: scintille bianche e vivide come stelle del firmamento volano a ogni colpo, il suono é ritmico ed echeggia come un battito cardiaco lontano.

Il vostro gruppo attira sguardi curiosi perché non sembrate minatori con le vostre armi e armature insanguinate. Un minatore alto e con braccia muscolose si ferma col piccone in mano a fissarvi senza dire nulla. L’atmosfera è opprimente: il buio che preme da ogni tunnel laterale, il sudore che cola sui volti esausti degli operai, i carrelli che passano lenti con i loro carichi di roccia.. tutto vi fa tornare ai BELLISSIMI ricordi di quello schifo che è Lago Diamante.

Dopo altri 5 minuti di cammino, tra tunnel che curvano incrociandosi con filoni laterali, arrivate alla superficie. La luce grigia filtra dall’ingresso principale, e l’aria si fa più fresca, mista a neve.

Fuori, il campo è una distesa bianca: baracche di legno, carri coperti, cavalli infreddoliti che scalpitano. Quattro guardie stazionano intorno all’uscita: due appoggiate alla staccionata, lance in mano; la terza seduta su una cassa vicino al fuoco; la quarta in piedi con arco a tracolla che appena vi nota si avvicina a passo lento con una mano appoggiata sulla spada corta che ha alla cintola.

"Fermi" dice con voce rauca. Ha una cicatrice molto visibile sul sopracciglio che si contrae. "Chi siete? Non vi ho visti scendere stamattina. E non sembrate minatori. Da dove venite? Spiegatevi, o chiamiamo Caloggero"

Le guardie si irrigidiscono, mani sulle armi. La neve cade leggera, visibilità ridotta, ma il campo è tranquillo per ora.

Edwarf

Sollevo una mano per salutare la guardia.
Devi essere nuovo del lavoro, qui, altrimenti ci avresti riconosciuti. Soprattutto, avresti riconosciuto la passera qui dietro indico Narcy con un gesto della mano che tanto conforto ha dato ai tuoi compari nei giorni e soprattutto nelle nottate gelide. Narcy e Ed, sempre noi.
Allungo lo sguardo verso il resto delle guardie, alla ricerca di un volto noto tra quelli che potrebbero aver già frequentato i buchi che l'elfa ha in mezzo alle gambe. Se ne vedo uno, lo saluto per farci riconoscere e tranquillizzare la faccenda come se fosse uno dei soliti giri di mignottaggio.

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