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Dragons´ Lair

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Loki86

Circolo degli Antichi
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  1. Perfetto.. vada per lasciare indietro qualcosa.. sempre che il risultato sia tra 7 e 9 eheh.. nel caso mi è venuta un'idea muahahahah
  2. Beh.. lasciare indietro qualcosa non è per forza una persona!! Cosa ti fa pensare che avrei fatto rimanere indietro eliza??? 🤣🤣
  3. Più che altro devi scegliere tra: Ti imbatti in qualcosa di peggiore Fai una scenata Lasci qualcosa indietro Detto così si direbbe un: ti imbatti in qualcosa di peggiore??
  4. @SNESferatu ok.. ci ho riflettuto un po e ho deciso di trattare la situazione attuale di ana come ho fatto pochi post fa con scarlett.. in poche parole lasciare ai dadi la sentenza di come andrà la tua "fuga" dall'ufficio del coach.. non è una fuga vera e propria da un mostro o da qualcuno che ti vuole aggredire, ma una fuga dal potenziale pericolo di venire scoperte.. Quindi ti chiedo.. in caso di successo parziale 7-9 cosa scegli?
  5. Ahahah sarebbe molto divertente effettivamente!! @Ghal Maraz quindi sto giro andiamo di fuga?? Nel caso dimmi cosa scegli in caso di successo parziale.
  6. No.. non me la ricordo come proposta sinceramente... La chiesa comunque è quella reale, piu o meno, direi.. in passato bruciava le streghe... ora sai che combatte certe pratiche magiche, che vede come poteri diabolici, con riti simil esorcismi vari.. Per quanto riguarda le associazioni tra maghi... siete molto molto rari.. non immaginarti una cosa alla harry potter... nella tua vita, oltre ai membri della tua famiglia, non ne hai mai incontrato nessuno. Però tuo zio ti ha raccontato che ci sono delle sorte di concili dove vari maghi/streghe e stregoni si riuniscono tra loro
  7. Non ricordo bene perche probabilmente è passato un po di tempo e nel mentre ho pensato a gestire altre mille situazioni.. ma mi fido 🤣 Comunque direi di sì.. che può starci un gelare! Nel caso riesci dimmi quale delle opzioni della mossa scegli!
  8. @Theraimbownerd Orion Kykero Marcus ti osserva con quell’aria sorniona che ricordi fin troppo bene. Ha il sorriso beffardo di chi sa già di avere il controllo della situazione, le mani infilate nelle tasche e la schiena appoggiata al fianco del suo vecchio furgone bianco, come se avesse tutto il tempo del mondo. Ti squadra lentamente, masticando qualcosa. Rimane in silenzio per un tempo che sembra interminabile, giusto per ricordarti chi detta i ritmi. Poi, con un sorrisetto storto, si stacca dal mezzo e apre la portiera laterale con un cigolio metallico. Fruga per un po’ tra scatole, buste e cianfrusaglie finché non tira fuori un pacchetto avvolto in carta da imballaggio beige, legato con dello spago. «Incenso… quarzi fumé… occhi di tigre e…» alza lo sguardo su di te, gli occhi che brillano di ironia, «oh, guarda un po’… lacrime di serpente! Birichino!» Ti tende il pacchetto, ma proprio quando stai per prenderlo lo ritrae di scatto, stringendolo contro il petto. Si piega leggermente in avanti, il tono che si fa volutamente provocatorio. «Ma quindi là sotto?» dice, accennando con il mento verso la tua zona inguinale. «Ancora niente uccellino?»Aggiunge poi, fischiettando come a imitare un cinguettio. Ride piano, un suono basso e sgradevole che sa di scherno. Poi i suoi occhi risalgono lentamente, fino al tuo petto. «E li’ invece? Te le strizzi?» La sua voce è un veleno che gocciola lentamente, piena di malizia e di quella cattiveria sottile che sa usare così bene… come se sapesse esattamente dove colpire per farti male. @Voignar Darius Whitesand Suor Margareth solleva lo sguardo verso di te, le mani ancora strette al rosario che tiene appeso alla cintola. La luce che filtra dalle vetrate colorate le attraversa il viso scavato, rendendo il suo sguardo quasi più severo del solito. Ti fissa per qualche istante in silenzio, come se stesse cercando di capire se stai scherzando o se parli davvero sul serio. «Cosa intendi dire, Darius?» domanda infine, la voce bassa ma ferma. Fa un passo avanti, il lieve fruscio dell’abito che riempie il vuoto della cappella. «Cosa sai tu, esattamente, di quelle… storie antiche di cui hai parlato?» Ti guarda negli occhi, e per un attimo la sua espressione tradisce un’ombra di preoccupazione genuina. La tensione nell’aria è palpabile. L’incenso sembra più denso, quasi a pesare tra di voi. La suora ti osserva come se avesse appena intravisto qualcosa… qualcosa che la spaventa, ma che non può più ignorare. @Ghal Maraz Nathan Clark Il ragazzo davanti a te avanza con la catena che sbatte piano sulle cosce, un suono metallico che ti rimbomba nelle orecchie. Lui alza il braccio per colpirti: la catena disegna un arco minaccioso nell’aria, pronta a scattare verso di te. Proprio in quel momento senti la risatina… piccola, fredda… e quella vocina nella testa che ti dice secca: «Ora!» Non ci pensi, agisci. Calci con tutta la forza che hai nella punta del piede contro la caviglia di quello che ti tiene fermo. Il suo equilibrio vacilla, la presa si allenta quel tanto che basta: tu strattoni verso il basso con un gesto rabbioso e istintivo. La catena sfiora la tua testa, ti pettina i capelli con il suo scrosciare, e senti l’aria fischiare vicino all’orecchio. Poi un urlo alle tue spalle, crudo: qualcuno ha preso il colpo al posto tuo. Ti volti e lo vedi… il tizio che ti stava bloccando… con le mani alla mandibola, si tiene la faccia, una striscia di sangue che gli scende dal labbro. Per un istante c’è solo confusione: i quattro ragazzi si riorganizzano, imprecano, cercano nuove posizioni. Quello che é stato colpito grida furioso contro il suo compagno, accusandolo di essere stato lui a beccarsi il colpo; il tipo con la catena tossisce, fa un mezzo passo indietro e, con un filo di voce che cerca di sembrare rabbioso, borbotta un «Scusa…» poi la sua espressione si fa cattiva e ti lancia uno sguardo pieno di veleno: «Te la farò pagare». Cory si sta rialzando a fatica, le mani ancora strette sull’inguine, e urla al suo compare che lo sta aiutando a rialzarsi: «Muoviti! Gli diamo una lezione!» La sua rabbia è evidente. Non si aspettava così tante difficoltà nel pestarti. Intorno a te il bosco sembra trattenere il fiato. Hai guadagnato quel margine che volevi; ora loro si stanno riorganizzando e presto torneranno all’attacco. Off topic Tiro su scagliarsi contro qualcuno: 10+2=12 -> Nathan super sayan sta tenendo testa ai quattro balordi! 1 DANNO anche al tizio che ti teneva fermo. @SNESferatu Ana Rivero Ti senti rossa in volto, accaldata… una sensazione strana, quasi nuova per te. Ti fa sentire più umana, più normale… un pensiero che ti lascia disorientata, come se il tuo stesso corpo si fosse ricordato all’improvviso di poter reagire in quel modo. Getti un’occhiata veloce a Eliza, più per riflesso che per intenzione. Non vuoi davvero incrociare il suo sguardo. Non ora. Ma quel rapido colpo d’occhio basta per notare che lei, invece, è pallida come sempre. Nessuna traccia di rossore o di esitazione sul suo viso: solo la solita freddezza, la stessa determinazione lucida di chi ha il pieno controllo. Quando poi ti vede deviare dalle tue stesse parole, abbozza un mezzo sorriso. «Oh sì… ci sarei rimasta male se ce ne fossimo andate senza controllare anche quello!» dice, la voce un misto di urgenza ed eccitazione. Ti avvicini all’armadietto, o meglio, allo schedario… e lei è subito al tuo fianco, così vicina che il suo profumo ti inebria di nuovo. È uno schedario piuttosto basso, poco più alto di un tavolo, con due grosse ante che si aprono a metà. Ora che lo osservi meglio, noti che i segni sul pavimento sembrano corrispondere perfettamente ai bordi del mobile: solchi sottili, come se fosse stato spostato avanti e indietro molte volte. Ti scambi un rapido cenno d’intesa con Eliza e, trattenendo il fiato, afferri le ante del mobiletto. Le apri di scatto, ansiosa di scoprire cosa il coach nasconda lì dentro. Quasi ti senti sciocca quando ti accorgi che è completamente vuoto. Eliza si piega accanto a te, perplessa. «Vuoto?» chiede, come se volesse accertarsene da sola. Poi sospira, delusa. «Che spreco…» Si raddrizza, scuote appena la testa. «Forse, però, adesso sarebbe meglio andare!» aggiunge infine, la voce tornata calma ma tesa, mentre resta in piedi ad aspettare di capire se la seguirai o se hai ancora intenzione di restare. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Tanaka ti osserva in silenzio mentre ti rialzi, quella sua espressione indecifrabile che ondeggia tra arroganza e un magnetismo pericoloso. Una delle mani infilata nella tasca, il capo appena inclinato, gli occhi scuri che ti scivolano addosso con lentezza studiata. Quando commenti sul suo modo “colorito” di insultarti, lui accenna un sorriso storto, un lampo divertito negli occhi. «Hai colto perfettamente il punto!» mormora, come se la cosa lo divertisse davvero. Quando poi gli tendi la mano, intuendo che è il momento di concludere l’affare, lui fruga con calma in una delle tasche dei pantaloni, il gesto lento e quasi teatrale. Estrae una banconota da cinquanta dollari, piegata con cura. «Immagino che tu stia aspettando questi, giusto?» chiede, il tono mellifluo e il sorriso che gli curva le labbra in modo provocante. Temporeggia. Ti lascia in sospeso per qualche interminabile secondo, il denaro a pochi centimetri da te, come un’esca. Poi, finalmente, allunga la mano. Quando afferri la banconota, le vostre dita si sfiorano. Un tocco leggero, ma sufficiente a far scattare qualcosa. Il contatto dura un istante di troppo, e poi senti la sua presa chiudersi intorno alla tua mano, ferma, sicura. Ti tira appena verso di sé… non con violenza, ma con una naturalezza disarmante. Con la mano libera ti toglie la sigaretta dalle labbra, la porta alla propria bocca e ne aspira una lunga boccata. Il fumo esce piano, diretto verso la tua spalla, ma una scia tiepida ti sfiora la guancia. L’odore acre e dolce insieme ti resta addosso. Tanaka si china leggermente, i suoi occhi nei tuoi. È troppo vicino. «Sei stata brava, Scarlett…» dice a bassa voce, quasi un sussurro, ma pieno di quella sicurezza sfrontata che lo contraddistingue. Le parole ti arrivano come una carezza ruvida. «Molto brava.» Poi, con un sorriso che ti si stampa dentro, aggiunge: «Forse te lo meriti davvero, quel bacio.» E in quell’istante ti torna addosso tutto… l’eccitazione febbrile del sogno di stanotte, il suo volto, la sensazione di controllo che allora avevi. Solo che ora sembra più lui a muovere i fili. Il calore che ti divampa dentro all’improvviso parte dal ventre e ti risale in un’ondata rovente fino alla gola, fino al cervello. Ti lascia stordita, sospesa tra il desiderio e la consapevolezza di essere appena scivolata un passo più vicino al suo gioco, lasciandoti con uno strano senso di avvertimento.
  9. @TheBaddus alla fine come erano rimasti tanaka e scarlett per il pagamento? 50 dollari? Ricordo bene?
  10. @SNESferatu con ultimo armadietto intendi quello vicino ai segni sul pavimento?
  11. @Ghal Maraz vai Nathan!! Siamo tutti con te!!! Ovviamente sarà un altro tiro Scagliarsi contro qualcuno.. in caso di risultato 7-9 tengo sempre buono l'i nascere il tuo se oscuro??
  12. @Voignar Darius Whitesand Sasha ridacchia divertita alle tue parole, scuotendo la testa. «Il personaggio di Romeo e Giulietta si chiama Mercuzio, sai? Mercurio è una divinità greca…» ti corregge, ma senza alcuna cattiveria: la sua risata è sincera, sembra divertita davvero della tua gaffe. Poi ci pensa un attimo e aggiunge con un sorriso malizioso: «Allora io potrei fare Tebaldo… così avrei l’onore di ucciderti io stessa!» Anche stavolta non percepisci alcuna ostilità, solo il piacere di scherzare insieme. Poco dopo, Sasha si congeda spiegando che ha un impegno da sbrigare. Così resti solo e puoi incamminarti nei corridoi che conducono alla cappella. Appena varchi la soglia dell’aula, hai l’impressione che l’aria cambi consistenza: diventa più densa, quasi liquida, come se stessi attraversando qualcosa di invisibile. Un leggero giramento di testa ti coglie all’istante, ma passa rapidamente; al suo posto rimane però un bruciore pungente al simbolo inciso alla base del tuo collo, che si fa subito sentire. La cappella è invasa da un intenso profumo di incenso, così forte da graffiarti le narici. Davanti al piccolo altare che usa di solito come cattedra, Suor Margareth è piegata su un grosso libro aperto. Le sue labbra si muovono rapide, sussurrando preghiere in latino. Accanto a lei l’incensiera continua a fumare, disegnando nell’aria spirali sottili che si mescolano con il fumo e la luce. Quando ti percepisce, la suora interrompe la litania, solleva il capo e si volta verso di te. Ti rivolge un sorriso, ma è forzato, tirato: non riesce a nascondere la tensione che le vela gli occhi. Off game Immagino che Mercurio sia stato colpa del correttore… però ho approfittato della cosa per far finta che Darius abbia sbagliato davvero per creare un pretesto affinché risultasse “buffo” in senso buono agli occhi di sasha.. che poi era stato il suo obiettivo anche durante l’improvvisazione di teatro. @Theraimbownerd Orion Kykero Alice sorride quando le dici che la vedi bene come protagonista. Anche se l’arrabbiatura non le è ancora passata del tutto, noti che la tua approvazione le fa piacere, e questo ti sembra un buon segnale. Ma non appena nomini Marcus, il suo volto si rabbuia: rabbrividisce appena e ti fissa con aria tesa. «Quel Marcus??» ti chiede, come per assicurarsi di aver capito bene a chi ti riferisci. Quando confermi, scuote la testa con evidente disapprovazione. «Non capisco perché ti ostini ad appoggiarti a gente come lui… Le tue feste sarebbero comunque piene di gente, e fighissime, anche senza quella robaccia che ti porta.» Le sue parole ti arrivano dritte: il suo tono non è di rimprovero, ma di sincera convinzione. Davvero crede a quello che dice. Eppure dentro di te la domanda resta sospesa: tu e la tua cerchia, le tue feste leggendarie… sarebbero davvero così memorabili senza i tuoi agganci, senza quella reputazione di chi “ha sempre il modo di procurare il divertimento più estremo”? Il silenzio ti accompagna lungo il corridoio mentre rimugini su questo. Quando arrivate al cancello della scuola, Alice ti guarda esitante: «Guarda… ti accompagnerei volentieri, ma sinceramente non voglio avere nulla a che fare con quel Marcus.» Si ferma un attimo, poi, quasi in imbarazzo, aggiunge: «Mi dispiace.» Dopo un breve saluto, la vedi allontanarsi, lasciandoti solo. Così ti incammini a passo lento verso il punto d’incontro: il parcheggio sul retro di un vecchio drug store isolato, alla periferia nord di Liliac Hallow. L’andatura trascinata tradisce la poca voglia che hai di incontrare Marcus. Quando finalmente raggiungi il posto, lo noti subito. È un classico gorilla di strada: grosso, muscoloso ma appesantito, tatuaggi sulle braccia, lineamenti duri e occhi piccoli che non trasmettono certo intelligenza. Probabilmente di origine latina. Si appoggia con noncuranza al fianco del suo furgone — un vecchio cassone scassato, con la carrozzeria graffiata e una scritta sbiadita lungo la fiancata: Botanica del Sol — Erbe e Rimedi Naturali. Sai bene che è solo una copertura per Satya. Marcus fuma una sigaretta, lasciando che la cenere cada senza preoccuparsene. Prima di avvicinarti ti guardi attorno, scrutando il parcheggio. Non ci sono occhi indiscreti, né orecchie all’erta. Sei solo tu, lui, e quell’aria sporca di periferia. Fai un respiro profondo, costringendoti a proseguire. Quando il bestione ti nota, ti accoglie con un sorriso storto, più simile a una minaccia che a un segno di cortesia. Fa un lungo tiro dalla sigaretta, poi la getta a terra e la schiaccia con il tacco. «Eccola, la mia principessina preferita! O dovrei dire principino?» ti saluta con tono provocatorio e denigratorio, la voce bassa e graffiante che amplifica lo scherno. @SNESferatu Ana Rivero Trascini Eliza contro il muro accanto alla porta, il lato delle cerniere: lei con le spalle incollate al muro freddo, tu davanti a farle da scudo, i vostri corpi a contatto stretto. I passi nel corridoio si avvicinano, sempre più nitidi. Poi si fermano. Proprio davanti alla porta. Trattenete il respiro. L’unico rumore che senti è il battito martellante del cuore, il tuo e quello di lei. Se si sono fermati proprio qui… non può essere che una persona: il coach Moss. Ti aspetti da un momento all’altro di vedere la maniglia forzarsi, scattare a vuoto — dopotutto, è stata già spaccata. Poi un contatto improvviso: le mani di Eliza si appoggiano al tuo ventre. Scivolano piano verso il basso, e quando abbassi lo sguardo la vedi mordersi il labbro, lo sguardo acceso, anche se con un occhio resti vigile verso la porta. La pressione sulla maniglia arriva davvero: ti sembra di percepire una mano pesante che si posa e resta lì, indecisa. E proprio allora, dall’altra parte, riecheggia ovattata e lontana la voce del bidello: «Coach Moss, potete venire un attimo? Ho… ho bisogno di parlarvi. Sa… per quella cosa.» Fuori, senti lo sbuffo irritato del coach, poi la sua voce dura: «Proprio ora, Tom? Ho del lavoro da sbrigare…» Trattieni ancora il fiato, pregando che decida di andarsene. Le mani di Eliza, intanto, sono scivolate fino al tuo inguine: il calore del suo tocco contrasta con la gelida attesa di quel momento. Il bidello insiste, la voce ora più vicina: «Ehm… ci vorranno solo cinque minuti. Ma se non avete tempo… non fa nulla.» Un silenzio che sembra eterno, poi la risposta, secca: «Ok, ok… va bene. Solo cinque minuti.» La pressione sulla maniglia scompare. I passi si allontanano, prima del coach e poi del bidello. L’aria sembra tornare nei tuoi polmoni nello stesso istante in cui Eliza, con un piccolo sussulto, riprende fiato anche lei. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Lanci il tuo avvertimento a Nathan quasi d’istinto, forse seguendo quella parte di te che non riesce a ignorare il destino che lo aspetta. Per un attimo senti un lieve senso di colpa: dopotutto sei tu ad averlo trascinato lì. Alla fine, se riuscisse a scappare da Cory e restare illeso, non sarebbe un tuo problema. Potresti comunque dire di aver fatto il tuo dovere e di aver rispettato la tua parte di accordo. Se invece scegliesse di restare, e loro lo massacrano… beh, peggio per lui. Tu hai cose più importanti di cui occuparti. Così ti volti e corri. Non scappi davvero per paura — in fondo sai che non sei mai stata in pericolo — ma per tagliare ogni possibile legame con ciò che sta per succedere nel bosco. Meglio che nessuno possa dire che c’eri. Meglio che il tuo nome resti pulito. Dietro di te risuonano passi rapidi, leggeri, agili. Non hai dubbi: Tanaka ti sta seguendo. Stringi i denti e spingi le gambe al massimo, anche se il cappotto lungo e lo zaino ti ostacolano. Ti muovi più veloce che puoi, il respiro che si fa corto, il cuore che picchia forte. Non fai in tempo a percorrere più di duecento metri quando lo senti addosso. In un attimo ti afferra per un braccio, tirandoti indietro. La sorpresa ti sbilancia, inciampi contro una radice e cadi all’indietro su un letto di foglie secche, a pancia in su. L’impatto ti strappa un gemito, e quando sollevi lo sguardo lo vedi: Tanaka è lì, in piedi sopra di te, lo sguardo vivo e quel sorriso beffardo che sembra divertirsi della situazione. Per un istante ti tiene così, poi allunga una mano verso di te per aiutarti a rialzarti. «Allora?» chiede con tono ironico. «Credi che quel cog***ne ci abbia creduto che non sei una serpe del ca**o che lo ha incastrato?» La sua voce non ha veleno, anzi: trasuda una strana ammirazione. Il suo insulto non suona come un’offesa, ma quasi come un complimento. «Siamo stati abbastanza convincenti?» aggiunge, inclinando appena il capo, con un lampo divertito negli occhi. Off topic Tiro di dado. Fuggire: 9-1=8-> riesci a fuggire dalla scena facendo in modo che Nathan non abbia altre occasioni per capire il tuo doppio gioco. Ma ti imbatti/imbatterai in qualcosa di peggiore. In questo caso l’ho inteso più così la mossa… come il fuggire dalla scena del crimine per non rimanerne coinvolta. @Ghal Maraz Nathan Clark Vedi Scarlett fuggire seguendo il tuo consiglio e lanciando un ultimo sguardo spaventato verso di te prima di scaricarsi a destra e correre via a più non posso. Tanaka parte immediatamente dietro di lei, lasciandoti solo contro quattro: uno in meno da dover affrontare. Quattro è sicuramente meglio di cinque, ma per te non cambia granché. Senti la rabbia scattare dentro come una molla; una risatina sardonica ti sfiora la mente mentre afferri una manciata di terra. “Oh… sì, piccolo Nathaniel… fagliela vedere a questi st**nzi cosa succede a chi tocca il tuo maledettissimo bosco.” La voce nella tua testa suona beffarda, quasi uno scherno, ma paradossalmente ti rincuora averla lì, proprio ora. Cory scatta in avanti, la mazza già sollevata sopra la testa. «Ora me la pagherai, spione del ca**o!» ringhia, prima che il colpo possa scendere. È l’attimo che aspettavi. Getti la terra dritta nei suoi occhi: lo colpisci in pieno. Il ragazzo sbatte le palpebre, si porta una mano al volto, maledicendoti ad alta voce. La mazza quasi gli sfugge dalla presa. «Aaah… bastardo!» urla, accecato. Sfrutti l’apertura e lo colpisci dove fa più male: un calcio secco, preciso, nel basso ventre. Lo vedi piegarsi, gli cedono le ginocchia e stramazza al suolo, una mano stretta tra le gambe, il volto contratto dal dolore. Un lamento strozzato esce dalle sue labbra mentre prova, invano, a riprendersi. Uno dei suoi, uno dei due con le catene, si china per soccorrerlo; gli altri due avanzano verso di te, meno sicuri ma ancora pericolosi. Ti accerchiano: l’adrenalina scorre fredda, i muscoli si tendono. Schivi il primo colpo di catena con un movimento secco; il secondo infame invece ti sorprende alle spalle: una presa robusta ti avvolge il torso, braccia forti che ti bloccano come in una morsa. «Forza… colpisci questo odioso!» grida rivolgendosi al compare che, di fronte a te, agita nuovamente la catena. Off topic Tiro di dado. Scagliarsi contro qualcuno: 8+2=10 successo pieno. Cory subisce 1 DANNO è uno di loro temporeggia.
  13. In mattinata dovrebbe arrivare il post di risposta!! Mi ci sto prendendo un po di tempo perché, forse per la prima volta, siete tutti e 5 in un bel momento dinamico (o in procinto di..)
  14. Ok.. perfetto!
  15. @Ghal Maraz direi proprio che nel tuo caso si attiva la mossa Scagliarsi contro qualcuno. @TheBaddus per Scarlett invece potrebbe attivarsi la mossa fuggire.. uso il condizionale perché lei di fatto non è realmente in pericolo, quindi non è una vera fuga.. forse il pericolo per lei è non far capire che era in combutta con cory e amici.. dimmi tu se per te va bene! Nel caso entrambi fatemi sapere dalla liste cosa scegliereste in caso di risultato 7-9 @SNESferatu per ana invece forse potrebbe attivarsi la mossa mantenere il controllo? Sta cercando di agire con freddezza nonostante la paura? Ho credi che in realtà sia abbastanza tranquilla e non sia necessaria la mossa?
  16. @Theraimbownerd Orion Kykero Alice alza appena le spalle, lo sguardo che sembra perdersi tra i corridoi che si svuotano. Ci pensa un attimo, poi, con quel tono che ancora tradisce un’ombra di freddezza, mormora: «Mah… se la prof decidesse di darmi Giulietta, non mi dispiacerebbe. Non sarebbe male, no?» Non è calorosa, non è la Alice di sempre, ma almeno ti sta rispondendo. È un filo che ricomincia a tendersi tra voi, anche se fragile. Sai, però, che quel nodo tra voi due non si scioglierà da solo: prima o poi dovrete affrontare direttamente quello che è successo. Proprio mentre cerchi le parole giuste, il telefono vibra in tasca. Lo tiri fuori: è un messaggio di Juno. “Per l’uscita con Josh e Valentine è ok… io e Tyler ci usciamo domani sera… Se volete potete aggiungervi anche tu e Diana” Ti resta in mano il cellulare illuminato, mentre accanto a te Alice cammina a passo regolare, le braccia incrociate sul petto. @TheBaddus @Ghal Maraz Scarlett e Nathan @TheBaddus Scarlett Bloomblight Tanaka ti risponde quasi subito. “Perfetto… condividimi la posizione.. tu stai al gioco!” Uscite insieme dalla scuola, con l’aria tiepida del pomeriggio che vi accarezza il volto. Il sole è ancora alto, ma già comincia a piegarsi verso l’orizzonte, tingendo di sfumature dorate il campus alle vostre spalle. Nathan prende l’iniziativa, guidando Scarlett verso il sentiero che porta al bosco. L’ingresso tra gli alberi è come varcare una soglia in un altro mondo: l’aria cambia, più fresca, profumata di terra e linfa. È un bosco di inizio primavera del nord, e lo si nota ovunque. Gemme appena schiuse punteggiano i rami, le felci spuntano dal terreno, i tappeti di foglie secche scricchiolano sotto i vostri passi. Qua e là, il sole filtra tra le fronde ancora rade, disegnando macchie di luce irregolari sul sentiero. Nathan guida sicuro, Scarlett lo segue neanche un passo dietro di lui. Siete diretti verso una radura splendida, un posto che Nathan conosce bene e non è nemmeno troppo distante. Tutto appare calmo, sereno… troppo sereno. Non fate in tempo a raggiungere la radura. Alle vostre spalle, improvviso, un suono secco: crack, un ramo che si spezza. Poi passi decisi, foglie calpestate senza fretta, con ostentazione. Vi voltate di scatto. A una decina di metri, sullo stesso sentiero da cui siete entrati, riconoscete Cory Edwards e la sua banda. Sono in cinque, disposti quasi in fila. Cory tiene una mazza da baseball appoggiata sulla spalla, mentre due dei suoi fanno roteare delle catene di ferro con aria minacciosa. Cory sorride, la voce piena di scherno: «Oh, guarda un po’ chi abbiamo qui…» Tanaka ridacchia, piegando appena la testa. «Te l’avevo detto che l’avremmo trovato nel bosco. Questo deficiente ci viene spesso.» «Avevi ragione! E’ stata proprio una bella idea controllare l’inizio del sentiero!» Uno degli altri ragazzi punta poi il dito verso Scarlett. «E chi abbiamo qui, invece? Oh… Cucciolo.. ti sei fatto un’amichetta??» Gli occhi di Tanaka scivolano su di lei. Poi guarda il suo compagno e sogghigna. «A lei ci penso io. La conosco.. E ho un conto in sospeso con lei.» Ridacchia divertito guardando gli altri e aggiunge «Non so se ci siamo capiti!» Scarlett, lo vedi staccarsi dal gruppo, avanzare verso di te con la sua solita aria superba, lo sghignazzo già stampato sul volto. Intanto Corey e gli altri tre stringono il cerchio su Nathan, la mazza che scintilla nella luce del tramonto filtrata dagli alberi. «Bene, bene, fino***ietto!! É arrivato il momento di pagare!» @SNESferatu Ana Rivero Ti muovi rapida, scattando le foto agli indizi che hai scelto: la foto delle ragazze, il verbale lasciato in vista. Eliza intanto, accovacciata, passa un dito sulle linee lasciate a terra vicino all’armadietto. «Ehi… sembra che lo abbia spostato più volte avanti e indietro» mormora, incuriosita. Ti pieghi vicino a lei e immortali l’indizio con un altro scatto, poi le indichi il foglio che sporge dalla pila di documenti. «Ci penso io» risponde Eliza, alzandosi per prenderlo, mentre tu intanto provi a tirare il cassetto della scrivania. Niente: chiuso a chiave. Ti guardi intorno, ma nell’apparente caos dell’ufficio non noti nessun mazzo di chiavi. Stai per decidere se forzare anche questo o lasciar perdere, quando la voce di Eliza ti taglia l’aria: «Ma… che ca**o è questo??» Ti giri di scatto, accorgendoti solo allora di quanto fossi accovacciata vicino a lei. Ti alzi d’istinto, scacciando un pensiero malizioso, e segui la direzione del suo sguardo. Tra le mani tiene il foglio che sporgeva dalla pila: al centro campeggia uno strano simbolo, una mezza luna con una croce appesa sotto. Lo riconosci. O almeno… lo ricordi. Non è identico, ma è dannatamente simile al tatuaggio che hai notato stamattina sul collo di Darius. Attorno al simbolo ci sono segni, parole in un alfabeto che non hai mai visto, incomprensibili e inquietanti. Eliza ti guarda, gli occhi brillanti di confusione ed eccitazione, le labbra tese in un risolino nervoso. «Che ca**o significa secondo te?» ti chiede, come se stessi per avere tu la risposta. Non hai tempo di replicare. Un rumore secco, inconfondibile, di passi nel corridoio vi blocca entrambe. Lenti, sempre più vicini alla porta. @Voignar Darius Whitesand Esci dall’aula di teatro fianco a fianco con Sasha, il brusio dei compagni che si disperde nei corridoi. Alla tua prima domanda, lei ti lancia uno sguardo serio, come se ti stesse pesando davvero. Poi, dopo un istante, accenna un sorriso sincero: «No… stavolta sei stato bravo. Direi che puoi smettere di preoccuparti.» Quando le chiedi di Romeo e Giulietta, lei inarca le sopracciglia, quasi scettica, e sbuffa appena. «Mah… due ragazzini che si vedono cinque minuti su un balcone, si giurano amore eterno e alla fine si ammazzano per quello stesso amore? Non lo so, non mi ha mai convinta troppo. Mi sembra una gran caz***a!» Mentre ascolti le sue parole, il tuo sguardo scivola verso il fondo del corridoio. Vedi Nathan che raggiunge Scarlett: si scambiano qualche parola veloce e poi, quasi in sincronia, escono insieme dall’istituto. Sasha però ti riporta subito con i piedi per terra. Ti lancia un’occhiata di lato, come se stesse rimuginando da un po’, e chiede: «E tu invece? Se dovessi scegliere… quale ruolo vorresti? Sul serio, dico. Non quello che ti capita, ma quello che ti piacerebbe davvero interpretare. Anche non tra quelli di Romeo e Giulietta…»
  17. Se volete fare dei post tra voi mentre vi dirigete nel bosco fate pure.. sennò mando poi avanti io descrivendo quello che succede.
  18. Scusa il ritardo.. si si è una zona indagatore anche quella.. sono dei segni per terra.. davanti a un armadio appoggiato al muro.
  19. Comunque.. io ho mandato un po avanti.. ovviamente se qualcuno avesse piacere ad approfondire ancore un po la scena di teatro la continuiamo come flashback in spoiler... Altra cosa.. ovviamente in questo momento Ana è svasata temporalmente con gli altri.. quindi @SNESferatu vedi di non far saltare in aria la scuola creando un paradosso temporale 🤣
  20. AULA DI TEATRO Tutti tranne Ana @Voignar Darius Whitesand Sasha resta un attimo immobile quando tu le sventoli davanti il taccuino immaginario e ti togli il cappello inesistente. Ti squadra da capo a piedi con le sopracciglia appena sollevate, come se non sapesse bene dove tu voglia andare a parare. Poi, lentamente, le labbra le si piegano in un mezzo sorriso. «Ah… quindi controllo biglietti, eh?» risponde, la voce che vibra di una finta esasperazione. «Ovviamente l’ho dimenticato a casa. Cosa succede adesso, ispettore? Mi deporta a Vattelapesca per condotta immorale?» Incrocia le braccia e finge di guardarti dall’alto in basso, con un’espressione drammatica che fa trapelare una risata soffocata. «E comunque, sì: credo che dovreste aumentare la scomodità. Propongo sedili con le molle rotte e termosifoni che sparano aria fredda. Così la clientela rimane… fresca.» Il suo sguardo resta vigile, ma quando fingi di prendere appunti in modo esagerato, con grandi gesti teatrali, le sfugge una risatina sincera. Niente fragoroso, solo un lampo di divertimento che però ti basta per capire che hai colpito il segno. Quando la scenetta si conclude, la professoressa Vega applaude con entusiasmo e vi fa un cenno col suo solito sorriso eccentrico. «Benissimo, ottimo lavoro voi due! Avete visto? Non è necessario affrontare la scena come se fosse un dramma esistenziale. Portarla sul piano della commedia è assolutamente valido, anzi: è un espediente fantastico se non ci si sente pronti a scavare in profondità. Bravi!» La classe mormora qualche approvazione e Sasha ti lancia un’ultima occhiata di sbieco, quel sorriso appena accennato che dice: ok, te la sei cavata… per stavolta. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Così vicina ad Harper, percepisci ogni dettaglio: il suo respiro che accelera e diventa caldo contro la tua pelle, il battito che quasi riesci a sentire vibrare sotto le dita. C’è persino una scia di profumo che ti sorprende… leggermente speziato, quasi maschile, ma incredibilmente piacevole. Sotto il palmo della tua mano la nuca di Harper si muove appena, un impercettibile spostamento che ti fa temere per un istante che possa continuare a stare al gioco… e baciarti davvero. L’aria della piccola aula di teatro è densa, sospesa; nessuno fiata, nessuno si muove. Ma il bacio non arriva. Harper posa le mani sulla tua pancia, vicino al petto, esercitando una lieve pressione. Non è una spinta brusca, piuttosto un invito deciso ma controllato a mettere un po’ di distanza tra voi. Ti allontana di pochi centimetri e, in quell’istante, i vostri sguardi si incrociano. Il suo viso è arrossato, lo sguardo meno sicuro e combattivo di prima, con un’ombra di confusione che non prova nemmeno a nascondere. Non dice nulla. Per un attimo ti sembra chiaro: la piccola battaglia l’hai vinta tu. Proprio allora, come se avesse percepito che la scena ha toccato il punto più alto di tensione possibile, la professoressa Vega interviene. Un applauso deciso rompe il silenzio, le sue scarpe che risuonano sul pavimento mentre si avvicina. Appoggia una mano leggera sulla spalla di Harper e sorride, distendendo l’atmosfera. «Ecco!» dice alla classe, «questo è un esempio perfetto di come si costruisce la tensione. Ottime scelte, davvero.» Qualche compagno lancia commenti ammirati o scherzosi. Tu, voltandoti di lato, scorgi Emily: vi osserva con le sopracciglia appena corrugate, un accenno d’espressione confusa che resta sospesa solo un secondo. Poi distoglie lo sguardo, chinandosi a rispondere a qualcosa che Max le sta dicendo, come se niente fosse. Tiri di dado Eccitare qualcuno su harper: 8-1=7 successo parziale. Harper reagisce in modo impacciato. @Ghal Maraz Nathan Clark Max solleva un sopracciglio, come se aspettasse solo l’occasione per un colpo di scena. Poi, con un gesto ampio e quasi da telenovela, cinge Emily con un braccio e la tira a sé. «Ebbene sì… Ridge… ci hai scoperti!» esclama a voce alta, un sorrisone spudorato. «Un anno e mezzo di amore segreto, nascosto dietro questi muri così sottili. Che scandalo, eh?» Emily sgrana gli occhi, presa in contropiede, ma coglie al volo la scia di Max. «Oh… sì!» annuisce, la voce un po’ tremante ma decisa a reggere la parte. «È così!» Poi si volta verso di te, Nathan, e il rossore le colora le guance mentre trova parole che le vengono fin troppo naturali. «E sai una cosa? Sono stanca di te e dei tuoi scatti d’ira!» Ti lancia un’occhiata che sa di rimprovero vero più che di recita. «Anche l’altro giorno, quando te la sei presa con Eric… e adesso questo. Porti solo trambusto, sempre!» Max finge un sospiro drammatico, stringendola di più a sé. Emily, col viso che si scalda ancora, aggiunge con un filo di voce, «Io ho bisogno di una persona più… equilibrata. Uno come… Gustave.» Si morde il labbro, poi, arrossendo quasi fino alle orecchie, si alza sulle punte e finge di dare un bacio sulla guancia a Max, che si presta al gioco con un inchino esagerato. La scena resta sospesa un momento: il pubblico mormora, qualcuno trattiene una risata, l’energia è un curioso mix di finta soap opera e tensione reale. La professoressa Vega interviene battendo le mani, sorridente. «Bravissimi tutti e tre» dice, guardandovi a turno. «Nathan ha mantenuto un registro serio e drammatico, mentre Max ed Emily hanno scelto la strada della commedia, quasi da telenovela. Funziona, ma può disorientare lo spettatore: ricordate che il tono condiviso è importante.» Fa una pausa, accennando un cenno di approvazione. «Comunque, ottima improvvisazione. Avete dato ciascuno un colore diverso alla scena, ed è proprio questo che la rende viva.» @Theraimbownerd Orion Kykero Alice resta immobile per un istante, il fruscio della tua voce sembra aver riempito tutto l’ascensore immaginario. Lo sguardo che ti rivolge non è più quello scettico e pungente di prima: c’è un lampo diverso, qualcosa che ti conosce troppo bene per essere solo recitazione. «Sai…» comincia piano, restando nel ruolo della sconosciuta, «a volte gli ascensori hanno questo strano potere. Ti costringono a fermarti. E mentre aspetti, senza niente da fare, le cose che contano davvero iniziano a farsi sentire.» Inclina la testa, i capelli le scivolano su una spalla. «E magari… non è poi così male se qualcuno le ascolta.» Ti lancia un’occhiata breve, carica di sottintesi che vanno oltre la parte che sta recitando. «Sei fortunato ad avere qualcuno che si preoccupa del tuo stile, comunque. Non tutti hanno qualcuno che resta, anche quando non capisce le nostre scelte.» Il tono è lieve, ma la frase vibra come un messaggio che solo voi due potete decifrare. Fa un mezzo sorriso, sempre “la sconosciuta nell’ascensore”, ma le sue parole scivolano in un registro più intimo. «Quando uscirai di qui… beh, spero che tu abbia il coraggio di parlare con chi ti aspetta davvero. Chiunque sia.» Per un momento resta in silenzio, poi sospira e alza la voce, tornando pienamente nel gioco: «E comunque, se questo blackout dura ancora, quando ci liberano mi offri un caffè. Mi pare il minimo, dopo aver condiviso i tuoi segreti da perfetto estraneo.» La tensione leggera e dolce rimane sospesa tra voi, finché la professoressa Vega si alza in piedi e batte le mani, interrompendo il piccolo incanto. «Molto bene, davvero.» Sorride, spostando lo sguardo dall’uno all’altra. «Avete trovato un equilibrio delicato: siete rimasti nel personaggio ma siete riusciti a far trasparire un legame reale. Questo è esattamente il tipo di profondità che rende un’improvvisazione interessante. Bravi.» Un applauso scivola tra i compagni di classe, ma per un momento, nell’ascensore che non esiste, le parole di Alice restano solo vostre. PER TUTTI La campanella non è ancora suonata quando la professoressa Vega, rimasta in piedi al centro del piccolo palco, fa un paio di passi in avanti e batte le mani una volta, secca, per richiamare l’attenzione. «Bene, ragazzi.» La sua voce riempie l’aula, calda ma ferma. «Direi che possiamo concludere qui le improvvisazioni di oggi. Ognuno di voi ha portato qualcosa di interessante, e vi assicuro che il lavoro di questa classe si sta notando. Bravi davvero.» Si concede un respiro, lo sguardo che scorre su tutti. «Siamo ufficialmente entrati nell’ultimo trimestre…» continua, «e sapete cosa significa: da ora in poi le lezioni teoriche si faranno più rare. È il momento di tuffarci nella preparazione dello spettacolo di fine anno.» Un mormorio corre tra i compagni. La professoressa lascia che il silenzio si dilati, poi sorride, quasi a gustarsi l’attesa. «Quest’anno ho deciso di puntare su un classico che ci permetta di lavorare sia sul dramma che sulla coralità. La nostra produzione sarà…» fa una breve pausa teatrale, «Romeo e Giulietta di William Shakespeare.» Un paio di studenti fischiano piano, altri ridacchiano; qualcuno sussurra «figo» a denti stretti. Vega alza una mano per riportare l’attenzione. «Lo so, può sembrare una scelta ovvia, ma vi assicuro che ci sarà modo di interpretarla in maniera fresca, moderna, senza perdere la potenza del testo originale. E soprattutto è un’opera che dà spazio a tutti: non solo i protagonisti, ma ogni personaggio ha un peso reale nella storia.» Il suo sguardo torna su ciascuno di voi, fermandosi un istante in più su chi ha brillato oggi. «Dalla prossima lezione inizieremo a leggere alcune scene e a parlare dei ruoli, delle sfumature dei personaggi e di come vogliamo ambientare la nostra versione. Portate curiosità, idee e, se vi va, qualche ispirazione visiva.» Vega chiude il taccuino con un colpo secco. «Per oggi è tutto. Ci vediamo giovedì: pronti a cominciare il viaggio verso Verona.» La campanella suona proprio mentre finisce di parlare, lasciando nell’aria un’eccitazione nuova, un po’ di ansia e la certezza che il vero lavoro, da qui in avanti, è appena iniziato. @SNESferatu Ana Rivero Eliza annuisce, gli occhi le si illuminano come quelli di una bambina davanti a un gioco proibito. «Si… Hai ragione.. beh.. con la porta allora…ci pensi tu vero?», ti sussurra, già pronta a fare il palo, lo sguardo che scruta il corridoio come se fosse il suo regno. Ti metti davanti alla maniglia, respiri piano. Il tuo dovrà essere un gesto deciso ma misurato. Premi con il palmo per valutare la resistenza, poi giochi di polso e leva, dosando la forza perché il metallo ceda senza far cantare le cerniere. La serratura resiste un istante, poi senti un piccolo crick sordo, esattamente quello che speravi: non il tonfo di una rottura, ma il rumore asciutto di qualcosa che scatta fuori posto. Eliza fa un salto trattenuto, ti lancia un sorriso enorme e una risatina. «Perfetta», bisbiglia. Ti guarda la mano, poi la serratura, e per un attimo il suo volto si incupisce in una smorfia di perplessità, come se stesse pensando «ma come cavolo hai fatto?». Poi l’adrenalina prende il sopravvento: ti fa un altro cenno e varcate l’ingresso insieme, chiudendo la porta dietro di voi. L’ufficio del coach Moss è esattamente come te lo immagini: un caos professionale, roba da palestra ma con tracce di vita quotidiana. Luci al neon, un tappeto consumato davanti alla scrivania, poster scoloriti di squadre sportive appesi storti. E poi alcuni dettagli che ti restano in mente, quelli su cui potresti concentrarti se vuoi curiosare. Un plico di fogli parzialmente infilato sotto una pila di riviste sportive sul bordo della scrivania: non è sistemato, sporge appena come se qualcuno l’avesse infilato di fretta e sperasse che non si vedesse. Segni sul pavimento, vicino a un armadietto basso: tracce scure e strisce, come se qualcosa di pesante fosse stato trascinato o se qualcuno si fosse affrettato con le scarpe sporche. Un cassetto chiuso a chiave sotto la scrivania… Il frontale è graffiato, come se fosse stato forzato o aperto spesso con impazienza. Una bacheca con foto e ritagli: tra le foto c’è una polaroid sgualcita con tre ragazze e un verbale di ammonimento appuntato con una graffetta; In più: un fischietto appeso vicino al registratore, una borsa sportiva mezza aperta con dentro una scarpa ancora impolverata e una lattina di energy drink calda non completamente vuota. L’odore di sudore, gomma e caffè riempie l’aria. Vi guardate un attimo in silenzio, il cuore ancora accelerato. Avete la stanza davanti: cose da frugare, indizi da leggere, possibilità e guai. Hai qualche attimo per decidere dove mettere le mani. Eliza ti dà una spintarella lieve, e si guarda attorno avvicinandosi alla scrivania, poi si volta verso di te «Da dove cominciamo?» Tiro di dado Ho fatto un tiro di dado “fuori dalle mosse ufficiali” per vedere come andava il tuo forzare la porta. Instabile: 8+2=10 successo pieno
  21. Ragazzi.. scusate ma oggi non sono proprio riuscito a postare.. se domani pomeriggio non finisco troppo tardi a lavoro mando avanti!!!
  22. La lezione di teatro finisce alla 16.. quindi direi proprio di si.. avrai mezz'ora di tempo.
  23. @TheBaddus in questo caso il tuo è un tentativo di "eccitare" harper?
  24. Ok.. perfetto! Mi piace! In pratica le dai un po di "potere" su di te in cambio del suo perdono.. ovviamente se l'obiettivo è farsi perdonare direi che non ci sta una minaccia.. corruzione no.. Alice non sarebbe il tipo.. direi piu che avresti bisogno di una nonna e, per come è fatta Alice, mi piace l'idea che tu ti debba aprire a lei raccontandole una tua fragilità che non hai mai detto a nessuno (che giustificherebbe anche il filo che lei ottiene su di te).. puoi farlo anche in privato..non come gesto pubblico davanti a tutti. Ti potrebbe piacere come idea?
  25. @Voignar Darius Whitesand - cappella Suor Margaret resta per un attimo immobile, le dita strette attorno al rosario come se stesse contando i grani per tenere a bada un pensiero. Lo sguardo, di solito gentile, ha un lampo di qualcosa che non è solo preoccupazione: quasi un’ombra di urgenza. «Darius…» la sua voce si abbassa, più bassa di prima, «non è il genere di curiosità che mi fa dormire tranquilla. Ma capisco che certe domande non si spengono con un semplice “lascia perdere”.» Inspira piano, gli occhi che cercano i tuoi senza tremare. «Se proprio senti il bisogno di parlarne ancora, passa da qui più tardi. Verso le quattro e mezza. Sempre qui, in cappella.» Ti fissa per un battito di cuore in silenzio, come a valutare se stai cogliendo davvero il sottinteso. Poi aggiunge, più ferma: «Non prendere impegni inutili, Darius. E… finché non ci vediamo, tieni per te queste storie. Non sono argomenti da condividere in giro.» La campanella dell’ultima ora vibra nell’aria, strappando la tensione. Suor Margaret fa un piccolo cenno verso la porta. «Ora vai, non voglio che tu arrivi in ritardo a lezione.» Il suo sguardo, quando ti accompagna mentre ti avvii verso l’uscita, resta carico di un avvertimento che non ha bisogno di altre parole. AULA DI TEATRO Una coppia dopo l’altra prendete posto al centro del palco e portate avanti i vostri esercizi di improvvisazione. La professoressa Vega vi ascolta con interesse, dandovi delle piccole correzioni o suggerimenti di tanto in tanto e applaudendo alla fine di ogni esibizione. @Voignar Darius Whitesand Quando la prof. Vega annuncia che tu e Sasha dovete stare in coppia, lei si stacca dalla parete con una lentezza quasi teatrale ma non sembra affatto entusiasta. Non ti dice nulla, ma la piega delle labbra e il modo in cui incrocia le braccia parlano chiaro: avrebbe preferito chiunque altro. Alla tua proposta di scena fa solo un cenno, un’alzata di spalle rapida. «Va bene…» sospira, poi ti lancia uno sguardo che sembra tagliare a metà la distanza fra voi. «Ma se provi a fare il viscido piacione, ti faccio vedere quanto sono brava a improvvisare la ragazza che sa difendersi dai molestatori.» Il tono è leggero, ma la frecciatina è affilata quanto basta e sai benissimo che Sasha sarebbe in grado di farlo davvero. Quando la prof vi chiama al centro della sala, Sasha si muove con sicurezza. Si appoggia a un muro immaginario, una gamba piegata, il busto rilassato come se stesse davvero aspettando un treno in una stazione a notte fonda. Un braccio lungo il fianco, l’altro solleva il polso per controllare l’ora invisibile. Poi alza lo sguardo verso di te, occhi scuri che brillano sotto le luci della sala. Ti osserva come si studia uno sconosciuto che compare in un posto vuoto: guardinga, pronta a scattare. Un mezzo sorriso, più di sfida che di cortesia, le incurva le labbra. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Harper alza un sopracciglio mentre ti osserva, la bocca piegata in un mezzo sorriso che dice tutto: ho capito benissimo a che gioco stai giocando, Scarlett. Quando entri così bene nel ruolo di “Emily” le sue dita si intrecciano dietro la schiena, il corpo che dondola appena, già pronta a ribattere. «Claire, eh?» risponde con un tono basso, velato di ironia. Poi alza la voce per farsi sentire da tutti. «Sai che mi hai fatto tornare in mente tante cose…» Harper accenna un altro ricordo, la voce che si fa più dolce, quasi ipnotica. «Tipo quella sera in cui ci siamo perse nel parco? Ti tremavano le mani mentre cercavi la strada… mi hai stretto così forte che per poco non restavamo incollate.» Fa un passo verso di te, in perfetta sintonia con la parte, ma senza distogliere lo sguardo. C’è una sfida silenziosa, un messaggio che corre tra voi come una corrente elettrica: vediamo chi vince questa recita. Tu rincari la dose. Sei abilissima nell’entrare nel personaggio di Emily… forse troppo. Con la coda dell’occhio la noti che vi osserva. La sua fronte leggermente corrugata, le labbra appena serrate: non sai se perché abbia capito la tua imitazione o se è solo sorpresa dal vostro scambio. Ma il dubbio ti viene… Harper, inoltre, si rivela un osso duro ed è molto brava a giocare a questo gioco. Le sue parole scorrono lente, misurate, ma negli occhi le brilla una furbizia divertita. «E quella volta che Patricia pensava di avere una chance con te. E noi due, a ridere sotto le coperte per mezz’ora buona. Poveretta.» La frecciatina è sottile ma chiarissima… La risata che segue è breve, ma il calore che lascia è tutto tranne che innocente. Harper, però, non si ferma. Avanza ancora, fino a che il vostro respiro si mescola. Gli occhi le si addolciscono, ma restano pieni di sfida, quasi un invito: la tua mossa, Scarlett. Ora siete a pochi centimetri, la scena perfetta di un incontro romantico… e sotto, la guerra silenziosa per Emily che continua a bruciare. Tiri di dado Tiro su freddo: 4+2=6 Tiro su caldo: 11-1=10 Visto che non sono tiri per attivare delle vere e proprie mosse, voglio interpretare i risultati in questo modo. Il tuo tiro caldo alto vuol dire che riesci a entrare nel personaggio romantico molto bene.. probabilmente stuzzicando in qualche modo anche le fantasie di Harper. L’insuccesso in freddo, però, fa sì che non riesci ad essere tanto tagliente quanto vorresti.. harper capisce il tuo piano e decide di stare al gioco. @Theraimbownerd Orion Kykero Alice sbuffa appena la professoressa pronuncia i vostri nomi, lo sguardo che scivola via da te come se volesse far finta che tu non esista. Si sistema i capelli variopinti dietro l’orecchio con un gesto quasi nervoso, poi prende posto accanto a te solo perché deve. Quando parte l’improvvisazione, resta in silenzio per un paio di secondi, le braccia incrociate sul petto. La torcia del tuo telefono le illumina il petto e lei strizza gli occhi, come se la luce le desse fastidio più del dovuto. «Hmm.. sono scettica…» mormora finalmente in risposta, con un mezzo sorriso che non arriva agli occhi. «Per certe cose… non ci vuole mai poco tempo, sai?» La voce è bassa ma netta, un filo di ironia che non ha nulla di giocoso. Un altro momento di silenzio, poi Alice sospira forte, lo sbuffo che rimbalza contro le pareti dell’ascensore immaginario. «Uff… proprio oggi che volevo starmene da sola… e invece eccomi qui, bloccata con…» lascia la frase sospesa, lo sguardo che si solleva verso di te, tagliente, «…uno sconosciuto.» La parola rimane sospesa nell’aria come una piccola scheggia, più affilata di qualsiasi battuta di copione, mentre lei si appoggia al muro opposto e distoglie di nuovo lo sguardo, come se l’ascensore non fosse l’unico spazio troppo stretto in cui si sente chiusa. @Ghal Maraz Nathan Clark Emily resta un attimo immobile, quasi pietrificata dalle tue parole taglienti. Gli occhi si allargano, la bocca si apre appena, ma non esce alcun suono. La torcia di scena… un piccolo faretto a pavimento che Clarissa Vega ha puntato verso di voi… le illumina il viso arrossato, mettendo in evidenza il tremito leggero delle dita che si stringono davanti a sé. «Io… io non…» balbetta finalmente, cercando di riprendersi. «Non volevo… cioè… non pensavo di…» la voce le si spezza e abbassa lo sguardo verso il pavimento, come se stesse davvero origliando qualcosa che non avrebbe dovuto sentire. «Scusa… io credevo che…» Si ferma di nuovo, visibilmente in difficoltà, il respiro più rapido. Incrocia con lo sguardo la professoressa, mandandole una percepibile richiesta di aiuto. La professoressa Vega si avvicina di qualche passo, sciarpa colorata che ondeggia mentre parla, il tono caldo ma deciso. «Va benissimo così, Nathan!» esclama, con un sorriso incoraggiante. «La tensione che hai creato è ottima. Ma ricorda: se il tuo compagno di scena è un po’ meno pronto, prova a modulare il ritmo. Lascia degli spazi, delle pause, così può respirare e reagire. L’improvvisazione è un dialogo, non un monologo.» Poi si gira verso Emily, posando una mano leggera sulla sua spalla. «Tranquilla, Emily, va benissimo. Prova semplicemente a reagire a quello che senti, non devi cercare la battuta perfetta. Anche il silenzio, se lo abiti bene, è potente.» Emily fa un cenno d’assenso, chiaramente a disagio. La professoressa alza infine lo sguardo verso il resto della classe e si illumina d’un’idea. «Anzi… Max!» chiama, puntando il dito verso il ragazzo. «Sei il vicino che ha sentito tutto dalla tromba delle scale. Entra in scena come se stessi origliando e decidessi di intervenire. Tu sai un segreto che loro non conoscono: sei il custode di un dettaglio che può cambiare tutto. Vai!» Max scatta in piedi quasi per riflesso, il quaderno che teneva sulle ginocchia cade a terra con un tonfo sordo. Si passa una mano tra i capelli, come per entrare subito nel personaggio, e avanza lentamente verso il “palco” improvvisato al centro dell’aula. La prof Vega, con un gesto teatrale della sciarpa, si fa da parte per lasciargli spazio. «Ecco il nostro vicino curioso…» mormora, occhi scintillanti. Max socchiude la porta immaginaria con un cigolio inventato, facendo finta di spingersi dentro un corridoio buio. «Ehi…» sussurra, piegandosi in avanti con un’ombra di complicità. «Vi sentivo da fuori. Le pareti… sono sottili..» Il suo tono è basso, quasi mellifluo, e fa rimbalzare le parole sulle pareti dell’aula come se davvero fosse l’eco di una tromba delle scale. Si ferma a un passo da te e da Emily, lo sguardo che scivola da uno all’altra con curiosità ostentata. «Non è lei..» dice, indicando Emily. «Non è lei che ha origliato la tua conversazione e reso pubblici i tuoi segreti!» Fa un mezzo sorriso, inclinando il capo. «E si dà il caso che io sappia chi è stato!» Aggiunge, mettendoci forse un po’ troppa enfasi. Emily alza di colpo lo sguardo verso di lui, sorpresa, quasi grata per quell’interruzione che le dà il tempo di respirare. Il suo volto resta teso, ma una scintilla di coraggio si accende negli occhi. «Oh.. si.. è come dice lui! Io.. io non so nemmeno di cosa tu stia parlando!» La prof Vega batte leggermente le mani, entusiasta: «Perfetto, Max, ottima entrata! Ora lasciatevi andare, giocatevela: tensione, sospetto, rivelazioni. Ricordate, non c’è giusto o sbagliato… solo il momento.» @SNESferatu Ana Rivero Tom McCarthey ti fissa con quegli occhi piccoli sotto il cappellino, braccia conserte come un muro. La barba grigia vibra appena quando ti scaglia il suo: «Alle macchinette, eh? Strano orario per uno snack… Non siete appena state in mensa?» Non perdi la calma. Eliza resta accanto a te, tesa un attimo, poi interviene con quel sorriso calcolato che tu conosci bene: «Sì, signore…Ma non c’era il dolce… e la prof di bio ci ha mollato un’interrogazione a sorpresa, ci serve zucchero per l’aula studio. Solo dieci minuti, promesso.» Tom tamburella le dita sul mazzo di chiavi alla cintura, sospettoso, ma alla fine si limita a un grugnito. «Va bene. Andate, ma non voglio vedervi girare per i corridoi. Capito?» Tu annuisci subito, ed Eliza incalza «Capito, bidello McCarthey.» Lui si sposta e vi lascia passare. Appena Tom sparisce dietro l’angolo, Eliza ti lancia un mezzo sorriso soddisfatto. «Missione uno: superata» ti sussurra. Arrivate davanti alla porta dell’ufficio del coach Moss: chiusa a chiave, naturalmente. Provi la maniglia, nulla. Eliza si acciglia per un istante, poi i suoi occhi si accendono come non l’hai mai vista: «Sa che ti dico? Tom ha tutte le chiavi attaccate alla cintura. Se lo distraiamo per qualche secondo, possiamo prenderle. Oppure…» abbassa la voce e ride piano «…forziamo la porta. Ma rubare le chiavi sarebbe epico.» La senti elettrizzata, pronta per la parte più rischiosa. Ti guarda come se fosse una sfida: «Allora, tu che proponi?» Tiri di dado Tiro su freddo: 9-1+1=9 successo parziale. Riuscite a superarlo, ma incontrate un nuovo ostacolo.

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