Tutti i contenuti pubblicati da Loki86
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Theraimbownerd Orion Kykero - nel rituale con Lilith @SNESferatu Ana Rivero - al telefono con Max @Ghal Maraz Nathan Clark - in mensa
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Thalos Ridge - Stagione 1: Il Ruggito della Montagna
Evan Calder In macchina con Noah Quando parcheggio la Mustang nel parcheggio della Thalos Ridge High School, le note di Kickstart My Heart dei Mötley Crüe riempiono l’aria, sovrastando il brusio delle musichette trap che escono dalle casse degli altri studenti. Noto diversi sguardi voltarsi verso di me: qualcuno infastidito dal rombo del motore, qualcun altro attirato dalla musica sparata a tutto volume. Increspo appena il labbro in un sorriso compiaciuto. Mi piace essere al centro dell’attenzione. Scendo dalla macchina e mi guardo distrattamente intorno. Un gruppetto di ragazzine del primo anno mi osserva. Una di loro ridacchia e arrossisce, poi si volta verso le altre per sussurrare qualcosa. So che hanno notato me. So che stanno parlando di me. La cosa mi piace, ma non lo do a vedere. Mi volto dall’altra parte, ignorandole, e mi incammino verso l’ingresso della scuola, dove la maggior parte degli studenti è già ammassata. L’occhio mi cade sul piccolo e indifeso Miles Harper. Mi nota, si irrigidisce e cambia strada, allargando il giro. Non me ne curo. Non provo particolare piacere a bullizzarlo così, senza motivo. Ma il fatto di sentirmi temuto… quello sì, mi soddisfa. Poco dopo mi vengono incontro Jake Miller e Tyson Reed, due dei galoppini che orbitano costantemente attorno a me. Lancio un’occhiata eloquente verso Cassidy O’Neil, che proprio in quel momento sta passando alle loro spalle. La capitana della squadra di pallavolo non è ancora entrata nella lista delle mie conquiste, ma è senza dubbio uno degli elementi più hot della classe in cui mi sono ritrovato. Quando Jake inizia a parlare, come al solito a raffica, distolgo lo sguardo dalla rossa e finalmente presto attenzione ai due. Li saluto con una stretta di mano alla vecchia maniera, poi tiro fuori una sigaretta e me la accendo mentre ascolto quello che Jake ha da dire. Intanto, nella mia testa, torna quella fastidiosa sensazione di aver fatto qualcosa la sera prima… qualcosa di cui però non ho alcun ricordo. «Che avete combinato ieri sera?» chiedo infine ai due, sperando di raccogliere qualche informazione in modo indiretto.
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TdS
Yes.. mi piaceva l'idea di fare un tributo ai forgotten realms.. e la "Bona Dea" e il suo culto, per come stanno emergendo, mi ricordano molto lolth e la società drow.. quindi mi sembrava perfetto eheh Poi Lilith e Lolth si assomigliano pure come nomi.. e da lì è venuto naturale fare che in questa ambientazione fossero sorelle 🤣
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Theraimbownerd Orion Kykero - nello spazio onirico del rituale @Ghal Maraz Nathan Clark - in mensa con Kathlyn @TheBaddus Scarlett Bloombight - nel negozio con Harper ed Emily @SNESferatu Ana Rivero - al telefono con Max @Voignar Darius Whitesand - in cortile con Ana che è altrove con la testa :)
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New TdS
Come scritto anche dall'altra parte mi scuso.. ho avuto poco tempo ed energia per star dietro al forum.. finisco la risposta nell'altra campagna per mandarla avanti e poi rispondo anche qua.
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TdS
Ragazzi... scusate tantissimo se sono sparito ma sono stato molto preso nell'ultimo periodo e non ho trovato tempo per star dietro al forum. Sto buttando giù la risposta! Tra oggi o domani spero di riuscire a mandarla.
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TdS
@TheBaddus ti direi tiro "gelare" su Harper per la battutina velata che le hai lanciato? Vi può stare che dici?
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TdS
@Theraimbownerd giusto una piccola precisazione perché dalla tua risposta vedo che hai frainteso! La rabbia che avverte Orion non è della nuova misteriosa entità.. è una rabbia che percepisce essere della Bona Dea.
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@SNESferatu @Voignar Ana Rivero e Darius Whitesand - nel cortile della scuola @Ghal Maraz Nathan Clark - a mensa @Theraimbownerd Orion Kykero - il rituale @TheBaddus Scarlett Bloomblight - nel negozio con Emily e Harper
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TdS
@Voignar altra precisazione, in riferimento al botta e risposta tra darius e ana.. eliza effettivamente non l'hai vista.. anche se effettivamente è passato poco tempo tra il momento in cui sei rientrato nel cortile della scuola e il momento presente in cui hai visto ana.. però, guardandoti attorno, una cosa la noti.. sei sicuro che prima il cancello lungo il percorso della campestre che da sul bosco fosse chiuse.. infatti hai dovuto usare il buco della rete che ti ha indicato sasha per uscire.. ora invece è un po aperto..
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TdS
Aspetta aspetta... darius aveva guardato nell'Abisso per avere delucidazioni su chi fosse quella creatura e ottenere informazioni... avevi ottenuto un risultato (7-9) per il quale ricevevi informazioni poco chiare... avevi trovato quella cosa che ti ho riportato nello specifico che ti aveva colpito... Ruolisticamente, potresti non aver dato peso alla cosa e darius potrebbe essersene quasi scordato perché comunque quella sera era abbastanza provato.. ora che però ana ha nominato Lilith potrebbe tornargli in mente quel particolare.. Sul fatto che la creatura col teschio sia effettivamente Lilith o meno sta a darius fare tutti i collegamenti che vuole, giusti o sbagliati che siano! Ovviamente non ti darò qua e ora conferma io di questa teoria eheh
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TdS
Darius qualcosa conosce sicuramente... anche perché quando avevi guardato nell'Abisso la prima sera dopo aver subito L'aggressione dello spirito con teschio da cervo avevi gia trovato informazioni a riguardo... Cito: In un vecchio compendio sul folclore pre-cristiano, trovi però qualcosa che ti colpisce. Una pagina stropicciata, a margine di un capitolo dedicato ai culti oscuri e ai “figli di Lilith”. Il passo è vago, tradotto male da un originale aramaico, ma alcuni dettagli ti gelano: "...alcuni prescelti vengono marchiati, non per morire, ma per servire. L’Alba li riconosce. L’Alba li chiama. Non possono raccontare. Possono solo cercare…” Diciamo che in realtà sei stato il primo giocatore ad avere in mano quell'informazione 😅 Per il resto sai poco.. residui di letture che hai fatto per i tuoi studi privati da stregone... Sai che è una figura pre cristiana... venerata e temuta già ai tempi mesopotamici. Poi ripresa dall'ebraismo e dal cristianesimo... sai che viene spesso considerata la capostipite dei demoni... alcuni parlano di lei come la prima moglie di Adamo che, non volendo sottostare a lui, fuggi' dal paradiso terrestre divenendo il primo demone. É simbolo di femminilità, lussuria, ribellione, desiderio e indipendenza.
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TdS
Ti ricordo che ci sono anche Diana e Juno!! La vera domanda è.. da master sarò così bastardo da far succedere qualcosa di brutto a loro due?? 🤣🤣
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TdS
Allora.. ti rispondo da master a giocatore... Orion di base si trova di fronte a una duplice scelta... se smette di combattere e di resistere..se accetta quello che la dea pretende da lui, il rituale chiarificatore andrà a buon fine... Orion subirà una sorta di "lavaggio del cervello" e diventerà Venus. Se, come hai detto, sceglie di stringere i denti e resistere, scatenerà probabilmente il dissenso della sua Dea che lo rinnegherebbe.. Inoltre, Orion sarebbe sempre piu debole e senza difese.. e questo permetterebbe all'altra entità di entrare in scena! Con conseguenze sul rituale e su chi lo sta conducendo che potrebbero anche essere spiacevoli. A te la scelta!
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TdS
A dire il vero @SNESferatu ora siete soli eheh.. ben è andato via... E @Voignar non so quanto sarà facile reperire Orion nel breve 🤣
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@TheBaddus Scarlett Bloomblight - per strada @Theraimbownerd Orion Kykero - il rituale (sta andando davvero meglio del previsto?) @Ghal Maraz Nathan Clark - fine orario scolastico @SNESferatu @Voignar Ana Rivero e Darius Whitesand - nel cortile della scuola
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TdS
Nathan è uno che le rispetta le regole.. a differenza di voi altri 🤣
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New TdS
Ottimo! Buon inizio di campagna a tutti!
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Thalos Ridge - Stagione 1: Il Ruggito della Montagna
Evan Calder - a casa Calder, lunedì mattina
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TdS
@Ghal Maraz giusto per capire.. dopo aver mandato il messaggio a scarlett quale sarebbe l'intento di Nathan? Tornare in aula studio? Raggiungere gli altri nel cortile della scuola? Altro??
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TdS
Recap... per Orion più o meno resta sempre il primo pomeriggio.. circa le 14.45... anche se in realtà in questo momento è come se fosse in un'altra dimensione :) Scarlett più o meno sarà uscita di casa alle 13.15.. quindi ha mandato il messaggio di risposta a darius in quel momento.. poi col pranzo e tutto, ora siamo arrivati più o meno alle 14.15 come orario. Quindi a scuola già finita.. Gli altri 3 li ho fatti combaciare tutti alla stessa ora.. Per Darius, Nathan ed Ana, più o meno, saranno circa le 12.40 quindi @Voignar tieni a mente la risposta del messaggio di scarlett.. ma considera che ti arriverà fra un po nel futuro di darius :D
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Voignar Darius Whitesand - ora buca in cortile @SNESferatu Ana Rivero - al percorso della campestre @Ghal Maraz Nathan Clark - ora buca del mercoledì @Theraimbownerd Orion Kykero - il rituale @TheBaddus Scarlett Bloomblight
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@TheBaddus Scarlett Bloomblight - a casa guardando nell'abisso L’odore dell’erba bruciata si mescola a quello del detergente per i metalli. Un contrasto strano, dolciastro e acre insieme, che ti riempie i polmoni e ti resta addosso. Sei seduta per terra, la schiena contro il letto, le ginocchia raccolte. Davanti a te, sul tappeto, gli oggetti di tuo padre: anelli, bracciali, una vecchia collana d’oro dal gusto decisamente pacchiano. Roba che non indosseresti mai. Roba che, eppure, costituisce il tuo tesoro più prezioso. Aspiri lentamente. Trattieni il fumo. Lo lasci uscire piano, osservandolo salire verso il soffitto come se avesse una sua volontà. La testa inizia a farsi leggera, ma non nel modo confuso che ti aspettavi. È una leggerezza vigile. Attenta. E, nel mentre, la tua testa si riempe di pensieri che si affollano e sovrappongono tra loro. Prendi in mano un anello. È caldo. No... non dovrebbe esserlo. Eppure lo è. Lo giri tra le dita, passi il panno con cura, quasi con devozione. Ti accorgi che stai trattenendo il respiro. Quando lo rilasci, senti il cuore accelerare. Non per ansia. Per qualcosa di più vicino all’eccitazione. La stanza sembra farsi più piccola. Per un istante hai la sensazione netta che ci sia qualcun altro lì con te. Non alle tue spalle. Non davanti. Dentro di te. Una presenza immensa, rannicchiata, come qualcosa che dorme da troppo tempo in uno spazio angusto. Stiracchiarsi lento. Scaglie che si muovono una contro l’altra con un suono che non senti davvero, ma che ricordi. La tua mano scivola su un altro gioiello. Oro. Ancora caldo. Ancora tuo. Una parte di te, una parte che non riconosci come “pensiero”, si irrita all’idea che quegli oggetti possano appartenere a chiunque altro. Un fastidio sordo, primordiale. Non si toccano. Non si prendoni i miei tesori! Alzi lo sguardo verso lo specchio dell’armadio. Per un battito di cuore, il riflesso non pare il tuo abituale. I tuoi occhi sono lì, sì… ma sono diversi. Più grandi. Più chiari. Dorati. Dietro di te, un’ombra enorme occupa tutta la stanza, ripiegata su sé stessa come ali troppo grandi per essere aperte in una stanza così piccola. Senti un peso sul petto, non opprimente. Rassicurante. Come essere coperta da qualcosa di vasto e invincibile. Poi tutto torna normale. Ti accorgi di avere le dita serrate a pugno attorno all’anello. Così forte da farti male. Non lo molli subito. Non vuoi. Quando finalmente lo fai, provi una fitta di irritazione. Come se stessi rinunciando a qualcosa che ti spetta di diritto. Il fumo si dirada. Il battito del cuore rallenta. Rimani seduta lì, circondata dai gioielli lucidati, con la sensazione inquietante di aver appena riscoperto qualcosa di te che non sapevi di aver mai dimenticato. @Theraimbownerd Orion Kykero - il rituale La Somma Sacerdotessa si muove con una calma che non ammette repliche. Ogni gesto è misurato, preciso, come se le sue mani ricordassero una coreografia antica meglio della sua stessa mente. Tua madre le sta accanto, un passo indietro, ma perfettamente sincronizzata: quando Elaine allunga la mano, lei è già pronta; quando Elaine versa, lei ruota il recipiente con l’angolazione esatta. Non c’è fretta, non c’è incertezza. Preparano il kykeon come se fosse una cosa viva. Le polveri vengono pestate con un ritmo lento e ipnotico, le erbe sminuzzate senza mai spezzarne davvero l’aroma. L’aria del seminterrato si riempie di fragranze dense, calde, giuste. È impossibile non notarlo: è diverso da quando lo fai tu, diverso da quando lo fate insieme, tu e le tue sorelle. Allora c’è sempre un margine di approssimazione, un piccolo errore, una vibrazione fuori posto. Qui no. Qui tutto sembra allineato. Come se la Dea stesse guardando e guidando le loro mani. Elaine intona le prime orazioni con una voce bassa, cantilenante, e tua madre le risponde senza esitazione. Le parole si incastrano una nell’altra, rimbalzano sulle pareti, scivolano sotto pelle. Quando la coppa ti viene portata davanti, il liquido all’interno è opalescente, attraversato da riflessi dorati che non riesci a fissare davvero. Bevi. Il sapore è amaro, terroso, e ti resta sulla lingua più del dovuto. Gli incensi iniziano a bruciare con maggiore intensità, il fumo si arrotola lento, insistente. Ti senti… leggero. Troppo leggero. Come se qualcuno stesse allentando, uno dopo l’altro, i nodi che tengono insieme i tuoi pensieri. Non ti piace. Stringi i pugni, cerchi di restare presente, di ancorarti al respiro, al pavimento sotto i piedi, alle voci delle tue sorelle alle tue spalle. Ma la testa inizia a girare. Le parole delle orazioni diventano un flusso indistinto, la luce delle candele si sdoppia, si moltiplica. Le gambe ti tradiscono senza preavviso. Cadi. L’ultima cosa che vedi è lo sguardo di Juno, spalancato, spaventato. “Orion!” la senti chiamarti. Poi la voce di tua madre, ferma, dolce, definitiva: “Juno, resta al tuo posto. Orion è amata. Vogliamo solo il bene di vostra sorella.” Buio. — Riapri gli occhi e la luce ti colpisce come un’onda. Bianca, totale, accecante. Istintivamente porti un braccio davanti al viso. Quando lo abbassi, capisci che non è la luce a cambiare: sei tu che ti stai abituando. Come se stessi usando gli occhi per la prima volta. Ti rimetti in piedi. Sei nudo. Anzi... Nuda... Il corpo che senti, che vedi, è scoperto, vulnerabile, senza filtri. Nessun trucco, nessuna linea tracciata per correggere ciò che non ti appartiene. Nessun binder a comprimere quell'ingombro familiare e fastidiosamente troppo cresciuto sul petto. La pelle è liscia, morbida, inequivocabile. Gli organi genitali sono quelli sbagliati. Quelli che non hai mai riconosciuto come tuoi. Eppure appaiono così maestosi, così desiderabili. Alzi lo sguardo. Specchi. Ovunque. A perdita d’occhio. Alti, bassi, inclinati, perfettamente dritti. Ti riflettono da ogni angolazione possibile. Non c’è un punto cieco, non c’è un modo per sottrarti. Ogni movimento che fai viene restituito moltiplicato, replicato all’infinito. Mille versioni dello stesso corpo. Sempre uguale. Sempre femminile. Non c’è nessuna voce. Nessuna orazione. Nessuna guida. Solo tu, il tuo riflesso, e quella luce immacolata che non giudica… ma non concede nemmeno scampo. Hai la netta sensazione che questo luogo non sia nato per accoglierti e lasciarti una scelta, ma per mostrarti. Preparato con cura. In attesa. E, per la prima volta da quando tutto è cominciato, capisci che qui dentro non ti verrà chiesto chi vuoi essere. Qui ti verrà imposto ciò che sei e devi essere. @SNESferatu Ana Rivero - col coach Moss Il coach Moss ti squadra con aria severa, dalla testa ai piedi, lasciando che il peso del suo sguardo ti resti addosso qualche secondo di troppo. Poi incrocia le braccia sul petto e torna a fissarti negli occhi. «Esattamente!» dice infine. «Avrei convocato anche lei insieme alla signorina Monroe, se solo avessi saputo che oggi si era degnata di presentarsi a scuola.» Il tono è fermo, tagliente. Professionale solo in apparenza. Nota il tuo sguardo che, per un istante, scivola alle sue spalle. Un’ombra di compiacimento gli attraversa il volto. «E se sta cercando la sua amica e… compagna di malefatte...» aggiunge, calcando leggermente sulle ultime parole, «se n’è andata poco fa.» Fa una breve pausa, studiando la tua reazione con attenzione quasi scientifica. È chiaro: sa tutto. Eliza aveva ragione. Vi ha scoperte. Qualcosa sul tuo viso deve tradire questi tuoi pensieri, perché lui incalza subito. «Oh sì, signorina Rivero. So benissimo che ieri vi siete introdotte di nascosto nel mio ufficio» continua, la voce che si fa più dura, «e che avete anche danneggiato la maniglia della porta nel farlo.» Il rimprovero è netto, senza appigli. «Eliza mi ha spiegato perché l’avreste fatto. Ma anche se nelle vostre testoline da liceali ribelli poteva sembrarvi una motivazione nobile, resta un gesto gravissimo.» Ti fissa senza concederti spazio. Nessuna replica possibile. «Vi va bene che io sia una persona comprensiva. Vi va molto bene, signorina Rivero.» Alza leggermente la voce, come se stesse trattenendo a fatica l’irritazione. «Potrei persino sporgere denuncia.» Si ferma. Un istante sospeso. «Non lo farò!» riprende poi, marcando ogni parola, quasi a rimarcare la propria magnanimità. «Ma non posso certo far finta di niente. Una punizione è inevitabile.» Non sai se sia suggestione o realtà, ma ti sembra di cogliere un accenno di sorriso... breve, storto... proprio quando pronuncia quella parola. Punizione. L’attimo dopo riprende il controllo. «Per cominciare, passerà il resto dell’ora buca e la prima parte della pausa pranzo insieme alla sua amica a rastrellare le foglie lungo il percorso interno della campestre.» Una pausa secca. «Poi… vedremo.» La sentenza è pronunciata. Tutto sommato, la punizione potrebbe essere andata peggio. Eppure quel poi vedremo ti resta addosso come un peso. Rimane in silenzio per qualche secondo, quasi sfidandoti a ribattere, a dire qualcosa fuori posto. «Ora si sbrighi!» conclude. «Eliza dovrebbe essere già lì. Sarà felice di non dover fare tutto da sola.» Ti volti per andartene, ma senti ancora il suo sguardo su di te, insistente, come l’altro giorno fuori da scuola. La sua voce ti ferma a metà passo. «Ah, e mi raccomando!» aggiunge, freddo. «Rimanete entro i confini della scuola. Niente sparizioni nel bosco a farvi gli… affari vostri.» Accenna con il mento verso la palestra, dove sai che i grandi finestroni danno sul tracciato della campestre. «Ogni tanto darò un’occhiata.» Non aspetta risposta. Si gira e si richiude la porta dell’ufficio alle spalle, lasciandoti nel corridoio con la sensazione sgradevole di essere stata osservata molto più del necessario. @Ghal Maraz Nathan Clark - ora buca con Max e Noah Max incassa le tue parole come se gli avessi dato una spinta. Per un attimo abbassa lo sguardo, si passa una mano sulla nuca sotto il cappellino, tirandolo appena più giù del solito. Ride. Una risata breve, un po’ troppo secca per essere spontanea. «Paura?» ripete. «Ma va’, figurati.» La dice in fretta, troppo in fretta. Poi si affretta ad aggiungere, come se stesse mettendo toppe a una frase che fa acqua: «È solo che… il bosco è noioso, ok? Sempre uguale. Fango, rami, zanzare. Non capisco cosa ci troviate.» Noah, accanto a te, si muove appena. Le spalle un po’ chiuse, le mani che giocano nervosamente con la zip dello zaino. Ti lancia un’occhiata rapida, poi torna a fissare Max, come se stesse aspettando una sua approvazione che non arriva mai davvero. Max riprende, stavolta più cauto. «E poi non è che sia il massimo andare in giro lì adesso. Con tutta la gente strana che si vede. Cory, la sua banda…» Si interrompe. Deglutisce. Probabilmente non sapendo come potresti reagire a questa argomentazione. «Insomma. Non mi sembra una grande idea. Tutto qui.» C’è qualcosa nel suo modo di parlare che stona. Come se stesse girando attorno a un buco nero senza volerlo nominare. Quando dici che devi andare nel bosco, che è il giorno giusto, Max ti guarda di scatto. Nei suoi occhi passa qualcosa di netto, incontrollato. Paura vera. La stessa che cerca di soffocare subito dopo. «Nathan…» dice, abbassando la voce. «Sul serio. Lascia stare. Almeno oggi.» Fa un mezzo sorriso, tirato. «Non c’è niente di così importante da rischiare di farsi male, no?» Lo osservi, come a percepire se la sua reale preoccupazione sia realmente indirizzata verso Cory e la sua banda. Noah finalmente trova il coraggio di parlare, interrompendo il tuo pensiero. La voce gli esce bassa. «Io… io ci vengo, se vai tu.» Arrossisce appena. «Cioè… se va bene. Avevi detto che…» Max sbuffa piano, frustrato. Si passa di nuovo la mano tra i capelli, poi ti fissa, cercando il tuo sguardo come se volesse ancorarsi a qualcosa di solido. «Non è una sfida, amico. Non sto cercando di fare il guastafeste.» Una pausa. «È solo che… a volte è meglio non andare a cercare certe cose. Anche se senti che ti chiamano.» Le ultime parole gli scappano di bocca. Se ne rende conto subito. Si irrigidisce. «Lascia perdere...» conclude in fretta con aria quasi sconsolata. «Fai quello che vuoi.» Si volta, allontanandosi con una certa urgenza. Noah ti guarda. Non dice altro, ma il suo corpo è già leggermente orientato verso di te. È confuso, sì. Ma c’è una cosa che sente chiara: se tu vai, lui non vuole restare indietro. @Voignar Darius Whitesand - ora buca, di nuovo al sicuro (forse) Indietreggi di qualche passo, il respiro spezzato, il corpo attraversato da una montagna russa di sensazioni impossibili da tenere insieme: euforia pura, quasi estatica… e una paura lancinante che ti stringe lo stomaco. Le parole latine ti muoiono sulle labbra solo quando senti... più che sapere... di essere abbastanza sicuro di poter scappare prima che il rasato cada a terra e riprenda la pistola. Con voce roca mormori il controincantesimo, in fretta, inciampando sulle sillabe. Lo fai quasi per riflesso, come se temessi che anche solo esitare di un secondo di più possa avere conseguenze irreparabili. Non aspetti di verificarne l’effetto. Ti giri e corri. Corri senza voltarti. Corri senza chiederti se i rampicanti abbiano davvero lasciato liberi i due uomini. Corri cercando di non pensare al fatto che, là dentro, nel momento in cui la magia ha risposto, non eri solo tu a decidere. Quel pensiero ti morde come un tarlo. E se la fattura non fosse davvero cessata? E se quella forza… quella presenza che hai lasciato entrare stesse ancora agendo? Un senso di colpa ti sfiora, breve ma tagliente. Avresti potuto controllare. Avresti dovuto. Ma la paura vince. Sempre. Quando finalmente scavalchi il passaggio che Sasha ti ha mostrato e ti ritrovi al sicuro, dentro il perimetro della scuola, le gambe ti cedono. Ti lasci scivolare a terra, con la schiena appoggiata alla recinzione. Il cuore ti martella in gola, il fiato è corto, irregolare. Le mani ti tremano. È allora che lo senti di nuovo. Il pizzicore alla base del collo. Il tatuaggio brucia, come se qualcuno vi avesse appoggiato una brace viva. Chiudi gli occhi, quasi per istinto… e il mondo sprofonda. Buio. Un buio denso, viscoso, che sembra premere contro di te. Poi immagini. Spezzate. Distorte. Scarlett. Il suo volto emerge dall’oscurità. I suoi occhi sono dorati, innaturali. Dietro di lei si allunga un’ombra mastodontica, impossibile da contenere in uno sguardo umano. Due ali immense si dispiegano lentamente, facendo tremare l’aria stessa. Nathan. Il suo sorriso è sardonico, storto. Attorno a lui il mondo sembra… diverso. Più sottile. Come se fosse visto attraverso un velo. Qualcosa di antico e fatato pulsa appena sotto la sua pelle. Orion. Ti guarda con un sorriso compiaciuto. Indossa una tunica sacerdotale nera, solenne. Sul petto, inciso con chiarezza, lo stesso simbolo che hai sul collo: la mezzaluna sovrastante una croce rovesciata. Ana. I suoi occhi sono completamente neri. Vene rossastre le solcano la pelle come crepe su porcellana pronta a spezzarsi. Eppure sta in piedi. Salda. Terribilmente presente. L’euforia torna a esploderti dentro, più intensa. Più pericolosa. La presenza è di nuovo lì. Ovunque. Dentro e fuori di te. Una voce. Mille voci. Una sola volontà. «Portali da me.» ... «Venite da me.» La frase rimbomba, si sovrappone, si moltiplica… finché... «Darius! Ehi… Darius!» Un’altra voce. Reale. Vicina. Riapri gli occhi di scatto. Davanti a te c’è Ben. Ti guarda preoccupato, piegato leggermente in avanti, come se temesse di toccarti. «Ehi… tutto bene?» chiede piano. «Sei pallido come uno straccio, amico.» Il mondo torna al suo posto. Il cortile della scuola. La recinzione fredda contro la schiena. Il rumore distante delle lezioni che proseguono come se nulla fosse.
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Evan Calder (PG Loki86)
NOME PG: Evan Calder PELLE: infernale GIOCATORE: Loki86 ASPETTO: Evan è il tipo di ragazzo che occupa spazio anche quando non parla. Alto, spalle larghe, fisico asciutto e nervoso più da rissa che da palestra. I capelli sono biondo scuro, mossi, portati lunghi quel tanto che basta a sembrare indisciplinati. Lo sguardo è diretto, spesso provocatorio: occhi chiari che sfidano prima ancora di sorridere. Ha sempre qualche segno addosso: nocche arrossate, un labbro spaccato che dice “niente di che”, un livido coperto male. Veste semplice ma studiato per attirare: giacche di pelle, canottiere, jeans scuri, stivali. Non cerca eleganza, cerca presenza. Quando sorride è magnetico. Quando si arrabbia, il suo corpo sembra scaldarsi, come se qualcosa sotto pelle stesse premendo per uscire. EXP: 0/5 PF: 4/4 AVANZAMENTI: MOSSA SESSUALE: Quando fai sesso, il Potere Oscuro perde un Filo su di te e la ottiene su chiunque sia la persona con cui hai fatto sesso. SÉ OSCURO: Ti ritrovi tremante, bisognoso, e solo. Il Potere Oscuro ti intimorirà con delle richieste, apparentemente senza una fine. Ogni richiesta soddisfatta ti conduce più vicino a sentirti di nuovo a posto, e rimuove uno dei Fili che il Potere Oscuro ha su di te. Esci dal tuo Sé Oscuro quando il Potere Oscuro non ha più Fili, o quando stringi un patto con un’entità ancor più pericolosa. STATISTICHE: CALDO: +1 FREDDO: -1 INSTABILE: +2 OSCURO: -1 MOSSE: DEBITO SPIRITUALE: Nomina un Potere Oscuro con cui sei in debito. Scegli due Patti che ha fatto con te. Il Potere Oscuro può guadagnare Fili. Se raggiungesse cinque Fili su di te, innescherebbe il tuo Sé Oscuro. RECLUTATORE OSCURO: Quando porti un’anima innocente al Potere Oscuro… segna Esperienza. PATTI: RESOINSENSIBILE: Puoi dare un Filo al Potere Oscuro per rimuovere una Condizione o fino a due Danni. IL POTERE SCORRE IN TE: Puoi dare un Filo al Potere Oscuro per aggiungere 2 al tuo prossimo tiro (devi scegliere prima di tirare). FILI: Mia Holloway: ho 1 FILO su di lei (pensa di potermi salvare) Hector: ho 1 FILO su di lui (fatato) POTERE OSCURO: ha 1 FILO su di me Caleb Vance: ha 1 FILO su di me (ho un debito con lui) Cole Rourke (meccanico): ha 1 FILO su di me (ho un debito con lui) Oscar: ha 1 FILO su di me (vampiro) CONDIZIONI: - - MATERIE FACOLTATIVE: Evan ne segue solo due... lo stretto indispensabile. ARTE e TEATRO... non perché gliene importi qualcosa... semplicemente perché trova sexy la professoressa Rivers e perché vorrebbe avere qualche lezione privata di "arte" con la Crane. BACKGROUND: Storia Evan non è nato a Thalos’ Rest. Ci è arrivato. Un anno fa viveva altrove, in una città qualsiasi, con un padre ex militare che credeva solo in due cose: forza e disciplina. Evan non è mai stato abbastanza. Non abbastanza duro. Non abbastanza determinato. Non abbastanza uomo. Ogni complimento era seguito da una correzione. Ogni errore diventava una prova definitiva della sua inadeguatezza. Poi, durante una gita scolastica, Evan ha rubato una pietra da una teca di museo: un frammento di ossidiana nera, proveniente dal Monte Thalos. Non per interesse. Per rabbia. Per dimostrare che poteva farlo. Quella notte ha sognato calore. Non fuoco che brucia, ma fuoco che accoglie. Una presenza antica, profonda, paziente. Qualcosa che non gli chiedeva di essere migliore, ma solo di lasciarsi andare. Da allora, ogni volta che Evan cedeva all’impulso — una rissa, una conquista, un’umiliazione inflitta — sentiva quella forza scorrere in lui. Più sicuro. Più desiderato. Più reale. Poco dopo, il trasferimento. Thalos’ Rest. Come se non fosse stata una scelta. Come se la città lo avesse chiamato prima ancora che lui capisse perché. Carattere e psiche Evan è una testa calda. Vive nel corpo prima che nella testa. Reagisce, non pianifica. Seduce perché gli piace essere guardato, desiderato, scelto. Non gioca sul lungo periodo: prende ciò che vuole adesso. La caratteristica Freddo bassa significa che non manipola con finezza. Non trama. Se vuole qualcosa, lo afferra. Se è ferito, colpisce. Oscuro basso vuol dire che non capisce davvero cosa lo possiede. Non riflette sul patto. Non vuole sapere il prezzo. Sa solo che senza quel potere tornerebbe piccolo. Invisibile. Debole. L’entità del vulcano lo nutre proprio così: non con promesse, ma con sensazioni. Forza. Calore. Centralità. Evan non la serve per devozione, ma per dipendenza. E questo lo rende pericoloso… soprattutto per sé stesso. Sotto il bullo c’è un ragazzo che misura il proprio valore con lo sguardo degli altri. E che teme, più di ogni cosa, di non valere nulla senza quella forza addosso. Relazioni principali Il Padre – Richard Calder Ex soldato. Burbero. Rigido. Convinto che il mondo sia una lotta tra dominanti e dominati. Ha cresciuto Evan come si addestra un cane da guardia: col bastone più che con la carezza. Non ha mai smesso di ricordargli chi comanda davvero. Evan lo odia. Evan lo cerca. Evan vuole la sua approvazione come si vuole l’aria quando si affoga. L’entità lo sa. E glielo sussurra spesso. La Matrigna – Laura Presenza neutra, stanca. Non è crudele, ma nemmeno una difesa. Ha imparato a non intervenire. Per Evan è quasi invisibile. Il Fratellastro – Noah (10 anni) Stesso padre, madre diversa. Più piccolo. Più fragile. Evan non sa bene come comportarsi con lui. A volte lo ignora. A volte lo protegge con troppa aggressività. In Noah rivede quello che era… o quello che teme di essere senza il potere. Amici Nessuno di vero. Conoscenti, compagni di bevute, gente che ride con lui finché conviene. Evan è circondato, ma solo. Spesso si scontra con i ragazzi con la personalità più forte nella scuola, per dimostrare a tutti e a se stesso chi è che vale di più. Relazioni amorose Conquiste frequenti, legami brevi. Non cerca amore: cerca conferma. Ogni ragazza è uno specchio che gli dice “sei desiderabile”. Finché lo dice. Evan Calder non è un cattivo. È un ragazzo che ha imparato che l’amore va meritato con la forza… e che ora ha trovato qualcosa che gliela presta, a interessi altissimi. SEGNO PARTICOLARE: guida una muscle car usata, nera, troppo rumorosa per Thalos’ Rest. Il rombo arriva sempre prima di lui. Ama la musica anni 80, rock e metal. DOMANDE DI APPROFONDIMENTO DEL MASTER Quando hai sognato l'entità, questa si è mostrata a te con una forma particolare o era solo una voce? Nelle successive interazioni che avete avuto, si è mai rivelata con la stessa o altre forme? Si è mai presentata con un nome? Che tipo di rapporto hai con l'entità? È qualcosa che riesci a sentire sempre presente accanto a te, che riesci a richiamare alla necessità oppure è lei a comparire quando ne hai bisogno o a suo piacimento? La prima volta che sono entrato in contatto con l'entità è stato in sogno. Non aveva una forma precisa. Come spesso accade nei sogni tutto sembra poco definito. Ricordo solo una chiazza nera, densa... Una sorta di fumo scuro in costante movimento e mutamento. E una voce che rimbombava in ogni dove. Il mattino dopo ero convinto che fosse stato solo uno strano sogno. Certe "ca$$ate per me non potevano essere reali. Da quel giorno però ho come sentito una sorta di presenza dentro di me. Unita a me, ma distinta. Sentivo una forza maggiore, una maggior facilità nel riuscire nelle cose che volevo e mi interessavano. Era come se qualcosa mi guidasse. Per un po non ha chiesto niente in cambio... Sembrava quasi un dono gratuito... poi, improvvisamente si è rifatta viva. Come se inizialmente avesse voluto farmi vedere solo i lati positivi della cosa, i vantaggi... rendermi assuefatto del potere che mi dava. L'entità non ha mai interagito con me direttamente. Non l'ho mai più rivista direttamente, ne in sogno ne tanto meno nella realtà. Però lei era lì.. Nella mia testa.. E ha iniziato a farsi sentire.. Era come se la mia mente fosse connessa alla sua.. Ogni tanto mi arrivano pensieri non miei.. immagini.. sensazioni.. E' così che comunica con me. Più volte, percependo la sua presenza ho urlato a gran voce e con rabbia chiedendo chi fosse. Non ho mai avuto nessuna risposta. (Evan non sa che l'entità è in qualche modo legata al vulcano). Alla fine ho deciso che poco mi importava... L'importante erano i vantaggi che mi dava. Ho percepito che forse ci sarà un prezzo da pagare... Ma per ora poco mi importa e non l'ho ancora mai sperimentato. L'entità talvolta interviene spontaneamente... Come a volermi fare un regalo (in realtà mi dà semplicemente la mia "dose" giornaliera). Ultimamente lo fa sempre meno. A volte è invece capitato che percepisse il mio richiamo. Non sempre interviene e, ultimamente mi è parso poi di percepire la necessità di fare qualcosa in cambio.. qualcosa che non era davvero una mia volontà.. ma la sua. PS. (sono stato volutamente molto vago con l'entità in modo da lasciarti spazio di manovra a te per integrarla come meglio credi con l'ambientazione. Riflette un po anche il basso valore che ho in oscuro.. Evan non capisce molto di queste cose e per il momento si fa poche domande. Di base, avendo preso "reclutatore oscuro", mi piacerebbe che l'entità, tra i suoi obiettivi, abbia anche che io gli porti quante più anime possibili... Qual è l'unica volta in cui tuo padre ti ha detto qualcosa che poteva sembrare un complimento? Cosa fai istintivamente quando percepisci la sua presenza, ad esempio sentendone la voce o il rumore dei suoi passi? Ci sono lati su cui temi di diventare o di essere diventato come lui? Evan aveva circa nove o dieci anni. Stava piangendo, di nascosto, dopo che il padre lo aveva sgridato davanti a qualcun altro. Richard lo ha visto. Non ha detto “va tutto bene”. Non ha detto “mi dispiace”. Gli ha solo detto: “Smettila. Se piangi per così poco, vuol dire che non sei ancora pronto.” Non era un complimento vero. Ma Evan lo ha sentito come tale, perché implicava che un giorno avrebbe potuto esserlo. Da allora ha imparato a non farsi vedere fragile. Non perché non lo fosse, ma perché voleva sembrare “pronto”. La prima cosa che fa Evan è irrigidirsi e provare rabbia. Le spalle si tendono, la mascella si chiude. Se può, evita lo sguardo. Se può, se ne va. Cambia stanza, accende il motore dell’auto, alza il volume della musica. Non perché abbia paura che il padre lo colpisca. Ma perché teme che, guardandolo negli occhi, torni a sentirsi piccolo. Il confronto diretto è la cosa che evita di più: preferisce essere il bullo con chiunque altro piuttosto che il figlio davanti a lui. Evan non se lo chiede consapevolmente. Non ha mai formulato il pensiero “sto diventando come mio padre”. Sarebbe troppo doloroso. Evan odia suo padre, ma vive ancora come se dovesse superare un esame che lui ha inventato. Sei un estraneo in città, arrivato da poco più di un anno. Qual è il primo posto di Thalos' Rest che ti ha fatto sentire stranamente a casa? C'è invece un posto in città che eviti istintivamente senza sapere il perché? Evan è un'anima irrequieta. Non ha ancora ben trovato il suo posto nel mondo. Gli è pertanto difficile trovare un posto che lo faccia sentire a casa, proprio perché non si sente di averne una. A Thalos'Rest ha però trovato un posto che ha una particolare attrattiva per lui: il Vetron Lake. Sente come una sorta di richiamo da quelle acque scure e più volte si è ritrovato a raggiungerne le rive per fissare il centro del lago senza un perché. Il posto che invece evita istintivamente sono le vecchie miniere di zolfo abbandonate. In un occasione si è trovato di fronte alla possibilità di doverci entrare per esplorarle insieme ad altri ragazzi. Si è trovato sorprendentemente spaventato dalla prospettiva, sentendosi quasi paralizzato per la paura. Una cosa inspiegabile razionalmente per lui. E' quasi come se quella paura non venisse da lui, ma dall'entità che ormai ha nella testa. C'è qualcuno a scuola che ti teme apertamente? Se sì, questo ti piace o ti disgusta? C'è inoltre qualcun altro che non riesci ad impressionare a prescindere da cosa tu faccia? Se sì, come ti fa sentire? Qual è stata la rissa peggiore che hai causato? Perché qualcuno non se l'è ancora dimenticata. Un ragazzo più piccolo, Miles Harper. Non è un bersaglio fisso, Evan non lo prende in giro ogni giorno. Ed è proprio questo il problema. Miles lo guarda sempre un secondo di troppo, come se stesse valutando una via di fuga. Quando Evan passa, abbassa lo sguardo. Quando Evan ride, si irrigidisce. A Evan la cosa piace. E allo stesso tempo gli fa schifo. Gli piace perché quel timore è una conferma silenziosa: “sono qualcuno”. Lo disgusta perché in fondo Evan non è cattivo, non prova piacere a bullizzare i ragazzini. Semplicemente gli piace essere visto e riconosciuto come il più forte. La persona che Evan non riesce a impressionare, invece, è Claire Donovan. Una bella ragazza del secondo anno dal carattere forte e menefreghista. Non lo teme, non lo desidera, non lo disprezza nemmeno apertamente. Semplicemente… non reagisce. Alle battute risponde con educazione. Alle provocazioni con silenzio. Alle dimostrazioni di forza con uno sguardo che sembra dire “e quindi?”. Questo manda Evan fuori di testa. Non perché la voglia per forza. Ma perché con lei il suo potere non fa presa. E se non funziona con tutti, allora forse non è davvero suo. La presenza di Claire gli lascia addosso una sensazione strana: non rabbia, ma insicurezza nuda, quella che cerca sempre di seppellire. La prima rissa è successa poco dopo l’arrivo di Evan a Thalos’ Rest, contro Chad Prescott. Lui lo ha provocato davanti a tutti. Una frase buttata lì, mezza risata, qualcosa che suonava come “ripetente”, “fallito”. Evan non ha reagito subito. Ha aspettato. Fuori da scuola. Pochi testimoni. Troppo pochi. La rissa è stata sbilanciata. Evan non si è fermato quando l’altro è caduto. Ha continuato finché qualcuno non lo ha trascinato via. Il ragazzo è finito in ospedale con una commozione e una cicatrice che porta ancora addosso. Non abbastanza da rovinargli la vita. Abbastanza da marchiarlo, abbastanza da fargli temere Evan e girargli alla larga. Chi non ha dimenticato l'accaduto è, però, sua sorella minore Lily Prescott. Non lo affronta apertamente, non lo minaccia. Per ora si limita a osservarlo. Lo provoca in modo sottile. A volte sembra disprezzarlo. A volte sembra incuriosita. Medita vendetta, vuole fargliela pagare, ma ne è nel contempo pericolosamente attratta. Una delle tue conquiste ti ha visto vulnerabile? Se sì, cosa è successo dopo? Cosa fai quando senti che qualcuno ti desidera davvero? Se una delle tue conquiste potesse vedere o sentire l'entità da vicino, cosa faresti? No, non è mai successo che Evan si facesse vedere debole, specialmente con una delle sue conquiste. Per lui sarebbe una cosa inaccettabile. O, come minimo, non ha ancora conosciuto quella persona giusta col quale sentirsi libero di farsi vedere debole. Nelle rare occasioni in cui qualche sua fragilità stava per emergere si è sempre sforzato di reprimerla, trasformandola in rabbia. Quando sa che qualcuno lo desidera davvero Evan si sente un vincente. Tende a sfruttare subito la cosa come nutrimento per il suo ego. Se quella persona è una ragazza che gli piace cerca di organizzare subito un modo per portarsela a letto. Se è una che non giudica attraente la ignora. Se è un ragazzo fa in modo che entri nella cricca dei suoi "protetti". Come detto non ha veri amici, ha un orbita di personaggi che gli gravitano intorno che hanno il solo scopo di farlo sentire il leader. Evan, come detto, non si è mai preoccupato troppo di capire le dinamiche di come funziona questa entità. Non sa se le sue conquiste possano entrare in contatto con l'entità e poco gli importa. Probabilmente, se scoprisse che qualcuna di queste conquiste potrebbe essere in pericolo per colpa dell'entità in modo serio, la cosa lo spingerebbe a riflettere un attimo... ma sarebbe comunque combattuto a livello morale. C'è un particolare rituale che fai quando vai al Vetron Lake spontaneamente con lo scopo di rilassarti? Qualcosa che ti aiuta a schiarire la mente ancora di più? A dire il vero, no... Evan non è tipo da "rituali" o "meditazione". E' uno impulsivo, attivo.. più corpo che mente. Evan non va appositamente al lago per schiarirsi la mente.. o almeno per ora non lo ha mai fatto per quel motivo (magari in game potrebbe poi capitare). Evan è come attratto dal lago.. Ci resta pochi minuti, lo fissa, lo osserva... Non capisce e, come sempre quando si trovo di fronte a una situazione che lo mette in "difficoltà", trasforma la cosa in rabbia. Spesso urla e maledice il mondo davanti a quelle sponde, per poi andarsene in cerca di qualcosa o qualcuno di concreto su cui sfogarsi. Da quanti membri è composta la tua cricca di "protetti"? Vi incontrate regolarmente fuori da scuola o sono più cose sporadiche? Che cosa fate di solito quando vi vedete? Non la chiamerei una cricca. Sono principalmente tre o quattro ragazzi che hanno deciso che stare vicino ad Evan è più sicuro che stargli contro. Nessuno di loro lo seguirebbe se smettesse di sembrare quello più forte nella stanza. – Jake Miller: ride troppo forte, sempre pronto a darmi ragione. Vuole sentirsi importante per riflesso. – Tyson Reed: fisico massiccio, parla poco. Non cerca guai, ma se partono le mani è il primo a muoversi. – Eli Carter: quello che porta l’erba, fa battute, prova a sembrare più scaltro di quanto sia. – Logan Pierce (occasionale): ci gira intorno quando conviene, sparisce quando l’aria si fa pesante. Non sono veri amici. Sono presenze. Non c’è un “giorno fisso” in cui vedersi. Succede quando qualcuno scrive, quando c’è voglia di uscire, quando la notte sembra abbastanza lunga. A volte dopo scuola, a volte nel weekend. Nessun impegno vero. Nessuna lealtà dichiarata. Se io non mi facessi vedere per un po’, probabilmente il gruppo si sfilaccerebbe da solo. Quando stiamo insieme principalmente cazzegiamo. Giriamo in macchina, fumiamo, beviamo qualcosa, parcheggiamo in posti dove non dovremmo stare. Si parla di niente e di ragazze. Si ride forte. Ci si sente qualcuno, anche solo per qualche ora. Non andiamo in giro a cercare risse. Non bullizziamo per sport. Ma se qualcuno ci manca di rispetto, se prova a mettermi in discussione davanti agli altri… allora il messaggio arriva chiaro. Non sempre con le mani. Ma sempre abbastanza forte da essere capito. Evan non vuole un gruppo. Vuole che tutti sappiano chi è quello che non conviene sfidare. Ti è mai capitato di fare effettivamente qualcosa contro la tua volontà o senza accorgertene a causa dell'entità (anche qualcosa di piccolo)? Se sì, come hai reagito quando te ne sei reso conto? Sì. Una volta. E col senno di poi, Evan sente che non è stata una volta qualunque. Era notte. Stava guidando senza meta, solo per sfogarsi. Non ricorda di aver deciso di andare lì. Si è semplicemente ritrovato davanti a una vecchia industria abbandonata, ai margini di Thalos’ Rest, verso il monte. Un posto che non aveva mai visto prima, e che pure gli sembrava… familiare. Dentro, tra macchinari arrugginiti e polvere, c’era una grossa pietra vulcanica, incastrata nel pavimento come se fosse sempre stata lì. Evan si è avvicinato senza pensarci. L’ha toccata. La roccia era tiepida. Quando si è ferito il palmo su uno spigolo, il sangue è colato sulla pietra. Non aveva deciso di farlo... Non stava eseguendo un rituale. Stava solo… seguendo qualcosa. Evan, all’inizio ha reagito con fastidio. Ha imprecato, si è stretto la mano, si è guardato intorno come se qualcuno lo stesse osservando. Per un attimo ha avuto la sensazione che l’aria nell’edificio fosse cambiata, come se qualcosa avesse preso fiato. Poi è arrivata la sensazione di potere. Più forte del solito. Più stabile. Come se qualcosa si fosse finalmente “ancorato”. Evan se n’è andato in fretta. Non ha raccontato l’episodio a nessuno. E soprattutto non è più tornato lì… anche se a volte, passando vicino, sente un richiamo sottile, come un calore sotto la pelle. Non ha mai pensato apertamente che quell’atto abbia dato inizio a qualcosa. Ma una parte di lui sa che, da quella notte, l’entità non è più solo dentro di lui. È anche da qualche parte là fuori. DESCRIZIONE FILO BACKGROUD La persona che pensa di poter salvare Evan è Mia Holloway. La naturale empatia della ragazza l'ha portata a intuire in qualche modo il disagio che alberga nella mente di Evan. È l'unica che pur conoscendo poco Evan ha capito che dietro al suo essere un duro si nasconde una fragilità che la incuriosisce. Ovviamente non sa dell'entita' che lo controlla. Lei vuole piu che altro salvare Evan da sé stesso.. Evan percepisce che l'interesse della ragazza è genuino e sa anche che, se volesse, potrebbe ferirla quando e come vuole facendole perdere il suo "fastidioso" candore. Lui non ha bisogno di aiuto.. Lui è forte! Il primo debito lo ho col Potere Oscuro. Gli concedo un FILO Il secondo debito è con Caleb Vance. Durante una rissa a scuola in cui un tizio aveva insultato il fratellino di Evan, Caleb era intervenuto in sua difesa. Non per fare l’eroe, ma per deviare le conseguenze. Aveva parlato con un insegnante, spiegato la versione dei fatti, e lo aveva convinto che Evan non fosse completamente responsabile. Perché? Perchè crede Caleb crede sinceramente che Evan non sia solo “un problema”. E perché non sopporta l’idea di sprecare cosi una persona come Evan. Evan non gli ha mai chiesto aiuto. E proprio per questo gli pesa. Deve qualcosa a qualcuno che: è migliore di lui a scuola, è rispettato senza incutere paura, rappresenta un altro modello di forza. Questo rende il debito insopportabile. Evan rivaleggia con Caleb, ma sa che gliene deve una. Gli concede un FILO. L'ultimo debito è con Cole Rourke, un meccanico di Talos' Rest di circa 35 anni che dirige anche piccoli traffici illegali e lavori sporchi. Poco dopo il suo arrivo a Thalos’ Rest, Evan ha rovinato una serie di macchine, guidando ubriaco di notte. Cole ha sistemato la cosa senza fare domande, sistemando la notte stessa la carrozzeria della macchina di Evan per evitare che il ragazzo avesse guai con la polizia l'indomani. Non ha voluto soldi. In cambio ha solo detto: “Un giorno mi darai una mano. Niente di grosso.” Cole è una persona poco raccomandabile e pericolosa che vede in Evan uno strumento ricolmo di rabbia da sfruttare.
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Inizio a definire i FILI del mio backgroud.. poi con calma vedrò di definire anche la parta sui rapporti che ci sono con gli altri compagni. La persona che pensa di poter salvare Evan è Mia Holloway. La naturale empatia della ragazza l'ha portata a intuire in qualche modo il disagio che alberga nella mente di Evan. È l'unica che pur conoscendo poco Evan ha capito che dietro al suo essere un duro si nasconde una fragilità che la incuriosisce. Ovviamente non sa dell'entita' che lo controlla. Lei vuole piu che altro salvare Evan da sé stesso.. Evan percepisce che l'interesse della ragazza è genuino e sa anche che, se volesse, potrebbe ferirla quando e come vuole facendole perdere il suo "fastidioso" candore. Lui non ha bisogno di aiuto.. Lui è forte! Il primo debito lo ho col Potere Oscuro. Gli concedo un FILO Il secondo debito è con Caleb Vance. Durante una rissa a scuola in cui un tizio aveva insultato il fratellino di Evan, Caleb era intervenuto in sua difesa. Non per fare l’eroe, ma per deviare le conseguenze. Aveva parlato con un insegnante, spiegato la versione dei fatti, e lo aveva convinto che Evan non fosse completamente responsabile. Perché? Perchè crede Caleb crede sinceramente che Evan non sia solo “un problema”. E perché non sopporta l’idea di sprecare cosi una persona come Evan. Evan non gli ha mai chiesto aiuto. E proprio per questo gli pesa. Deve qualcosa a qualcuno che: è migliore di lui a scuola, è rispettato senza incutere paura, rappresenta un altro modello di forza. Questo rende il debito insopportabile. Evan rivaleggia con Caleb, ma sa che gliene deve una. Gli concede un FILO. L'ultimo debito è con Cole Rourke, un meccanico di Talos' Rest di circa 35 anni che dirige anche piccoli traffici illegali e lavori sporchi. Poco dopo il suo arrivo a Thalos’ Rest, Evan ha rovinato una serie di macchine, guidando ubriaco di notte. Cole ha sistemato la cosa senza fare domande, sistemando la notte stessa la carrozzeria della macchina di Evan per evitare che il ragazzo avesse guai con la polizia l'indomani. Non ha voluto soldi. In cambio ha solo detto: “Un giorno mi darai una mano. Niente di grosso.” Cole è una persona poco raccomandabile e pericolosa che vede in Evan uno strumento ricolmo di rabbia da sfruttare.