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TdS
@Voignar fare ricerche tra i libri lo vuoi comunque considerare un guardare nell'abisso per Darius? Oppure solo se fa qualche rituale si attiva la mossa?
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TdS
Come ho scritto nel post: le foto ci sono.. però sono delle foto di semplici e banalissime rocce.. nessuna traccia dei simboli runici e del sangue che hai visto. Comunque mai rendere le cose troppo semplici ai giocatori ahahah A parte gli scherzi.. in generale in questo tipo di narrazzioni sono più per evitare che il png adulto sia una facilitatore e risolutore della situazione.. i png adulti devono in buona parte complicare ulteriormente la vita dei pg adolescenti.. o come minimo lasciarla inalterata.. Per questo ho pensato a questo escamotage
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@TheBaddus Scarlett Bloomblight Quando rispondi a tua madre, ti prepari al peggio. Ti aspetti un’esplosione, una frase tagliente capace di ridurti al silenzio, come succede sempre. Ma stavolta no. Nulla. Rimane lì, immobile, a fissarti. Non dice una parola. Solo un accenno di sorriso, quasi impercettibile, agli angoli della bocca. Lo sguardo, invece, è il solito: fiero, implacabile. Ma non c’è trionfo nei suoi occhi… e neanche sconfitta. Solo controllo. Totale. No, non l’hai messa a tacere. Non ti ha concesso il lusso di una vera vittoria. Il suo silenzio è voluto. Calcolato. Forse per lasciarti credere, per un attimo, di avere guadagnato terreno. O forse per osservarti mentre ti dimeni come un topo che si illude di essere sfuggito al gatto. Sai bene che, se avesse voluto, avrebbe potuto annientarti con una singola frase. Ma ha scelto di non farlo. Quando ti giri per andartene, senti ancora il suo sguardo addosso. Un peso sulle spalle, come se ti seguisse anche senza muoversi. C’è disprezzo, sì… ma c’è anche qualcosa d’altro. Un’ombra sottile di rispetto. O forse fierezza. Il riconoscimento, amaro e silenzioso, che stai imparando a mordere. Ti richiudi in camera con un colpo secco alla porta. Il cuore ti batte all’impazzata, la testa è un groviglio confuso di emozioni. Fuori, la luce del sole si fa più tenue. Il pomeriggio cede lentamente il passo alla sera. Prendi il telefono. Poche notifiche: una richiesta banale da parte di uno sconosciuto — vuole sapere se una ragazza del primo anno ha una cotta per un tipo qualunque — e un messaggio da un ragazzo del quarto, uno dei tanti che ti deve qualcosa. Dice che domani potrà saldare il suo debito. Roba di routine. Tutto marginale. Ma quello che davvero ti colpisce è ciò che non c’è. Nessuna risposta da Emily. Ancora niente. Off topic No no.. va benissimo che hai dato delle sfaccettature anche tu al personaggio di Zarneth. Dopotutto lo hai ideato tu e in questo modo capisco meglio anch’io come te la eri immaginata. Comunque secondo me nessuna mossa. @Ghal Maraz Nathan Clark Sulla via del ritorno, Alice cammina al tuo fianco, ma il suo silenzio pesa più di qualsiasi parola. Vi scambiate qualche frase qua e là… un commento sul sentiero, una battuta abbozzata che non trova davvero risposta… ma qualcosa è cambiato. Lo percepisci nel modo in cui non cerca più la tua mano, nel modo in cui lo sguardo le cade spesso a terra. Come se si fosse ritratta un passo indietro. Forse si aspettava qualcosa. Un gesto, un segnale da parte tua. E tu non gliel'hai dato. Forse non eri pronto. Forse non lo sei ancora. Ma mentre il silenzio cresce tra voi, cresce anche qualcos’altro. L’inquietudine. Ti sembra di percepire una presenza. Leggera, ai margini della percezione. Un’ombra fra gli alberi, un fruscio troppo vicino. Ogni tanto ti volti, cercando il colpevole di quel rumore… una foglia calpestata, un ramo che si spezza… ma non c’è nulla. Nessuno. Eppure il bosco... il bosco non ti sembra lo stesso. Non è come quella volta, quando la Sidhe ti ha rapito via nel verde. C'è una vibrazione diversa ora. Più tesa. Più trattenuta. Come se il bosco stesse trattenendo il fiato. Il cuore ti batte un po' più forte, senza motivo apparente. Una parte di te vorrebbe deviare, tornare sul sentiero, cercare risposte. Ma ormai è tardi. E Alice è lì, al tuo fianco. Quando finalmente uscite dal bosco i lampioni della strada stanno già iniziando ad accendersi. Raggiungete una strada più in centro, dove si incomincia a vedere un po’ più movimento. Lei si ferma. Ti guarda negli occhi. C’è ancora una scintilla di speranza nei suoi. Piccola, fragile, ma viva. «Allora… ci si vede domani, ok?» Un sorriso incerto le sfiora le labbra. Poi si allontana, lasciandoti solo. @Theraimbownerd Orion Kykero Il pomeriggio ormai volge al termine. Nella camera delle tue sorelle gemelle gli ultimi timidi raggi di sole filtrano dalla finestra evidenziando il compiacimento sul tuo volto. Il rituale è riuscito. Hai sentito la voce della Madre… chiara, diretta, come raramente accade… e la sua risposta ti ha lasciato addosso una strana, euforica stanchezza. Ma soprattutto, ora hai un nome. Jeremy. Il pezzo mancante del puzzle si è infine incastrato al suo posto. E tu, con l’aiuto di Diana e Juno, hai già iniziato a tracciare il percorso per la sua rovina. Le ragazze ti salutano con un bacio sulla guancia e un ultimo sorriso complice, quindi esci in corridoio. Resti solo, per qualche istante, godendoti quella dolce stanchezza che accompagna ogni rituale riuscito. Sai che devi andare da tua madre a comunicarle l’esito della vostra cerimonia e rassicurarla che avete fatto tutto quello che era giusto fare prima, durante e dopo.. così ti incammini verso il suo studio. Non sei sicuro di trovarla, dopotutto ti ha detto che sarebbe dovuta uscire per delle commissioni, tuttavia sono passate un paio d’ore e potrebbe essere già rientrata. Quando raggiungi lo studio noti che la porta non è completamente chiusa. Ti fermi. Non è tua intenzione origliare… almeno all’inizio… Ma le parole di tua madre ti incuriosiscono e non riesci a farne a meno. Sta parlando al telefono. Lo capisci subito: il tono è controllato, e c’è quel sottile strato di formalità che assume solo quando si rivolge a qualcuno di più in alto di lei nel culto. «Sì… sì, certo.» silenzio «Apparentemente, sì. É sereno. Serena…Tranquilla. Più convinta, direi. Non sono sicura che sia solo…» altra pausa. Il tono si abbassa, più cupo «No, non gliel’ho mai detto apertamente. Ma capisce, sì. Lo sanno tutti.» sospira «Ho fatto del mio meglio per accompagnarla in questo… processo. Ha bisogno di sentirsi accettata. Per il momento la sto assecondando.» un lungo silenzio. «Ma lo sa bene anche lei… la Madre non mente. Non accoglie illusioni nel proprio corpo.» Il cuore ti si gela. «Quando verrai, lo vedrai con i tuoi occhi. Forse una benedizione chiarificatrice sarà necessaria. Prima che sia troppo tardi.» Silenzio di nuovo. «Sì, certo. Allora a mercoledì.» La conversazione si interrompe e senti che il silenzio ripiomba nello studio di tua madre. @SNESferatu Ana Rivero Il tuo grido si perde nel nulla, rimbalzando di albero in albero. Poi, solo silenzio. Nessun rumore di uccelli che prendono il volo, nessun accenno di piccole creature che scappano via spaventate. Sean si ferma, come se all’improvviso si fosse dimenticato come si cammina. Max, che aveva appena accennato un sorriso al tuo “anticlimatico”, smette di muoversi anche lui, lo sguardo che salta da un albero all’altro, come se aspettasse di vedere... qualcosa. Greg si volta lentamente verso di te. Ha gli occhi un po’ sbarrati, e per la prima volta da quando siete partiti, non sembra più solo nervoso. Sembra spaventato. Fa un mezzo passo indietro, sussurrando: “Io torno indietro. Giuro, non mi pagano abbastanza per questo.” “Nessuno ti paga, Greg!” commenta Max, ma la sua voce è tesa. Guarda in direzione degli alberi. Avverti a malapena i passi di Greg che si allontanano, nella direzione dalla quale siete venuti. Ma sei distratta da qualcos’altro. Una sensazione, come un sesto senso, ti costringe a voltare lo sguardo verso le vecchie rovine del convento. Un’arcata di pietra mezza crollata sovrasta una scalinata che sprofonda nell’oscurità del sottosuolo. Dall’ombra, qualcosa si muove. Due corna… no, non di capra. Contorte. Imponenti. Da cervo. Un teschio bianco, immobile nell’oscurità. Non pensi, reagisci. Spingi Sean e Max a terra, dietro alcune grosse rocce ricoperte di muschio. Nessuno protesta. La creatura emerge. Alta, smunta, avvolta in una tunica logora che sfiora il suolo. Quel teschio di cervo sovrasta il corpo come una maschera sacrificale. Intorno alle corna, monili e pendagli d’osso tintinnano piano al vento. Ti sporgi appena. Il cuore ti batte nel petto come un tamburo cerimoniale. La figura resta ferma. Si guarda attorno. Non sembra avervi notati. Poi, all’improvviso, si gira. Di scatto. Come se qualcosa l’avesse richiamata… un suono, un segnale che solo lei riesce a percepire. Accanto a te, i respiri di Sean e Max si fanno più rapidi. “Che… che cavolo è quella roba?” piagnucola Sean. “Non… non lo so. Ma io me ne vado!” sussurra Max, la voce incrinata dalla paura. Vorresti fermarli, ma è troppo tardi. Si muovono, furtivi ma rapidi, seguendo la stessa direzione in cui poco prima si era dileguato anche Greg. Almeno hanno il buon senso di non urlare. Rimani sola. Ti volti di nuovo verso la creatura. Non c’è più. Il vuoto dove un attimo prima dominava la scena è ancora più inquietante della sua presenza. Ti guardi intorno, il cuore in gola. E poi la vedi di nuovo: è di spalle, in lontananza, mentre si addentra nel bosco con passo sicuro. Segue la stessa direzione verso cui si era voltata poco prima. Fortunatamente, opposta a quella dove sono fuggiti gli altri. Off game @Voignar Darius Whitesand Sali in macchina, accompagnato dallo sguardo preoccupato di tuo zio. Gli racconti che sei andato nel bosco. Che hai trovato le pietre. Che i simboli erano reali, tracciati col sangue. Che lui è apparso. Alto, magro, col teschio da cervo. Le parole che ti ha mormorato. Ma lo zio ti guarda strano. Fronte corrugata, volante saldo tra le mani «Eh? Aspetta, cosa? Le… le pietre di chi? Il cervo? Cos’è che hai detto, Darius? Ripeti.» Ci riprovi. Ancora. Ma ogni volta che arrivi al punto, senti come un fastidio alla gola, un incepparsi della lingua. Parole che a te sembrano normali, che senti mentre le dici… ma che allo zio sembrano suoni spezzati, frasi sconnesse, sibili. «Ragazzo, non ti capisco. Hai detto che sei andato dove?» Un misto di frustrazione e gelo ti sale in gola. Ma non è solo confusione. È come se qualcosa stesse coprendo certe parti del tuo racconto. Come un filtro che si attiva appena sfiori quella parte del ricordo. Prendi il telefono, vuoi fargli vedere le foto che hai scattato. Ma quando apri la galleria avverti un mancamento. Una serie di foto di comunissime rocce. Nessun simbolo strano. Nessun segno di rituali. Lo zio ti osserva per un attimo, confuso, preoccupato. «Ok Darius, ora ti porto a casa! Riposerai e poi cercheremo di capire cosa ti ha ridotto così!» Tu annuisci. Vorresti risolvere tutto ora, ma la testa ti sta letteralmente scoppiando e la frustrazione è troppa. Ti abbandoni con la testa appoggiata alla schienale del sedile e, mentre il pomeriggio va a morire, ti lasci trasportare fino a casa, piombando in uno stato di dormiveglia. Quando alla fine arrivate a casa, zio Samuel ti aiuta a scendere dalla macchina. Varcate la soglia e si ferma a fissarti un attimo. “Per il momento, forse, meglio non dire niente a tua madre… andrebbe di matto!” Dice a bassa voce leggendoti nella mente. Poi, dopo un attimo di pausa. “Vai su un po’ in camera a riposarti un attimo ok? Io cerco di capire delle robe… ce la fai?”
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TdS
Quando compariranno davvero i draghi non ridere più nessuno 🤣🤣
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TdS
Ahahahah più o meno è quello che è successo. Si.. a dire il vero mi sono fatto un po di domande su come interpretare Zarneth.. del tipo come si relazzionerebbe una draghessa rossa antica con una delle giovani figlie.. probabilmente vorrebbe vederti crescere forte e fiera, mantenendo però sempre il controllo ferreo su di te.
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Theraimbownerd Orion Kykero Le tue parole hanno l’effetto desiderato. Juno e Diana si scambiano uno sguardo e tu li riconosci subito, quei riflessi negli occhi delle tue sorelle: quel misto di ammirazione, entusiasmo e desiderio di vendetta. La tensione che prima aleggiava nella stanza inizia a sciogliersi, sostituita da una sorta di elettrica complicità. Juno si mette subito dritta a sedere sul letto, gli occhi accesi. «Se serve fare foto, ci penso io. Mi faccio trovare nel punto giusto al momento giusto. Sarà una foto perfetta. Magari due. Una versione per la stampa, una per la giuria popolare dei social.» Diana sorride, un’espressione sottile, ma tagliente. «E io mi occuperò della parte virale. Un paio di account, qualche messaggio ben piazzato… nel giro di ventiquattro ore Jeremy sarà più bruciato di una strega medievale.» C’è un silenzio che dura appena un respiro, poi Diana ti guarda di nuovo. Seria, ma non rigida. È solo che il lavoro va fatto bene. «Rimane solo un dettaglio, fratellone. Chi mette la roba nello zaino dello stronzetto?» Ti fissa. Non è una sfida, non è un’accusa. È una semplice constatazione: c’è sempre qualcuno che deve sporcarsi le mani. «Hai intenzione di farlo tu? O vuoi che troviamo qualcun altro?» Lo dice con naturalezza, ma sai che non è un caso. Poi aggiunge, con un sorrisetto: «Tanto per sapere chi dovrà lavarsi le mani dopo.» @Voignar Darius Whitesand Senti un attimo di silenzio dall’altro capo del telefono. Poi nuovamente la voce di tuo zio, questa volta con un tono più preoccupato. “Tutto bene, Darius?” Un’altra breve pausa, che ti fa comprendere che zio Samuel ha percepito che qualcosa non va nella tua voce. “Sto tornando ora da Burlington… Sono quasi in città… Dieci minuti e ci sono… Dove ti trovo?” Quando finalmente vedi l’auto di tuo zio svoltare nel vialetto che conduce all’ingresso del bosco, non é passato neanche un quarto d’ora. Ti senti leggermente meglio rispetto a quando ti sei ripreso, ma la testa ti pulsa ancora e fatichi a tenere gli occhi aperti per la stanchezza. Zio Samuel si accosta di fianco a te, abbassa il finestrino dal lato passeggero e fissandoti preoccupato dice “Dannazione, che ti è successo ragazzo? Presto… sali! Ti porto a casa!” @TheBaddus Scarlett Bloomblight Zarneth solleva appena un sopracciglio, scrutandoti con quello sguardo che conosci fin troppo bene: quello di una madre severa che sa esattamente quando le stai dicendo solo una parte della verità. E, come al solito, non gliela dai a bere. “Scivolata nel fango?” ripete, con un accenno di incredulità. La sua voce è piatta, ma il disprezzo filtra netto tra le righe. “Patetico. Come tuo solito.” Poi una pausa, breve ma pungente. “Come tuo padre.” Ti osserva attentamente, e capisci che sta pesando ogni sfumatura del tuo volto. Cerca una reazione. Forse per pungerti. Forse per confermare qualcosa. “Strisciare nel fango non è certo ciò che mi aspetto da mia figlia.” Le ultime parole — “mia figlia” — sono cariche di una possessività gelida, quasi minacciosa. Come se ti appartenessi a lei più di quanto tu stessa voglia ammettere. O possa ancora capire. “E stai dritta. I muri della casa non hanno bisogno del tuo aiuto per restare in piedi.” Si avvicina, lentamente. La sua postura è composta, elegante come sempre, ma c’è una tensione sotterranea nei suoi movimenti. Ti sembra quasi che stia… fiutando l’aria? “Poi?” chiede, con un tono casuale che non inganna nessuno. “Nulla, oltre a esserti coperta di ridicolo a scuola? Nulla che possa farmi provare almeno un pizzico di fierezza ad averti come prole?” Prole… una strana scelta per definire una figlia… I suoi occhi ti scrutano a fondo, più del solito. Non è solo rimprovero, quello. C’è qualcos’altro. Come se stesse cercando una crepa, un dettaglio fuori posto. Come se sentisse che qualcosa è cambiato. Che oggi, in te, c’è di più di quello che c’era stamattina. @Ghal Maraz Nathan Clark Alice ti osserva con attenzione mentre le rispondi. Di solito ha quello sguardo un po’ perso, come se stesse rincorrendo pensieri lontani… ma stavolta no. È tutta lì, con te, presente. Concentrata. «Oh, giusto! Che sbadata…» esclama, portandosi una mano alla fronte in un gesto spontaneo. Arrossisce appena, accennando un mezzo sorriso. «È naturale che oggi tu abbia avuto altro per la testa.» Quando poi accenni a quanto successo in mensa con Tyler, annuisce piano. «Ty è un bravo ragazzo… intelligente, sensibile. Sono sicura che capirà. E che accetterà le tue scuse…» La sua voce è ferma, sincera. Ma quando il discorso si sposta sugli altri, sul giudizio della gente, il tono cambia. Più morbido, quasi esitante. «E per quanto riguarda gli altri… fregatene. Se si fermano a quello, non ti conoscono davvero…» La frase si spegne un po’ sulla lingua. Non per mancanza di convinzione… lo senti…ma per un altro motivo… La sua mano, che fino a poco prima giocherellava con la tua, cerca un contatto più diretto, una lieve stretta. Ma quando non ricambi subito, la senti ritrarsi, come se non fosse sicura di aver fatto bene. Segue un momento di silenzio, poi solleva lo sguardo verso i rami sopra di voi, cercando il cielo oltre le fronde nodose. «Sta iniziando a fare buio…» mormora piano. Poi ti guarda di nuovo, con quel suo modo dolce e un po’ incerto. «Forse… è meglio se torniamo verso il paese. Che ne dici?» @SNESferatu Ana Rivero Alla tua battuta sui “cannoni d’erba”, Max sorride divertito, scuotendo appena la testa come se sapesse di star per dire una pessima battuta in risposta, ma non lo fa. Sean, dal canto suo, ridacchia con la solita risata ebete e fuori tempo, che ormai accompagna ogni parola che esce dalla tua bocca da almeno mezz’ora. Forse ha smesso di seguire davvero la conversazione da un pezzo, ma è felice di esserci. Greg, invece… Greg è un’altra storia. Quando li stringi tutti nel piccolo cerchio cospirativo, il suo viso si ritrova inevitabilmente all’altezza del tuo seno… e l’effetto è immediato: un’espressione di puro imbarazzo gli attraversa la faccia, come se il mondo intero si fosse improvvisamente concentrato su quel punto esatto dello spazio. Le guance si tingono di rosso in una vampata rapidissima, e abbassa lo sguardo per un istante troppo lungo per essere casuale. Nessuno fa commenti, non sai nemmeno se Max è Sean se ne siano resi conto. Sta di fatto, però, che da quel momento in poi, Greg sembra prendere il suo ruolo con rinnovata serietà. «Okay… okay, venite.» borbotta, cercando di suonare deciso. «Mia cugina ha detto che lo ha visto… tipo, verso il sentiero, vicino alle rovine del convento. Quello dietro alla scuola. Non è lontano.» Vi incamminate tra gli alberi, la luce che filtra sempre meno attraverso le fronde fitte. Man mano che ci si addentra, la vegetazione si fa più fitta, e l’aria più umida. Greg continua a guidare il gruppo, ma la sua sicurezza vacilla passo dopo passo. Alla fine, si ferma. Guarda intorno, si gratta la nuca e dice con voce bassa: «Uhm… dovrebbe essere… più o meno qui. Forse. Insomma… ci siamo quasi. Era vicino a delle pietre, tipo un vecchio muro. O un altare. Non lo so. Ma… è questa la zona.» Guardandoti intorno, tutto sembra… tranquillo. Troppo tranquillo. Il vento smette quasi di soffiare. I rami scricchiolano appena sopra di voi. Un pettirosso lancia un verso stridulo e secco prima di volare via. E per un attimo, quel silenzio ti sembra più inquietante di qualsiasi canto rituale. Off game Non ti ho nemmeno fatto fare un tiro su eccitare qualcuno… Greg è partito.. cotto.. ottieni UN FILO su di lui. Ps. Non so se stai seguendo le vicende degli altri anche.. Nel caso però, temporalmente, stai entrando nel bosco prima che ci siano stati Darius e Nathan.
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TdS - Topic di servizio
Loki86 ha risposto a Kalkale a un discussione TdS - Dubbi off game, Schede PG, Ambientazione in All'avventura nel Fállon...@Kalkale tutto a posto?? Fammi sapere se c'è l'intenzione di continuarlo questo pbf oppure no.. che mal caso valuto se aggregarmi a qualche nuovo gruppo o no..
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@SNESferatu Ana Rivero Il tuo sorriso sornione sembra stendersi sull’intero gruppo come una nuova droga a cui non sanno resistere. Greg sbuffa, incrocia le braccia, ma il modo in cui ti guarda è quello di uno che si sta già preparando a dire sì. O che ha paura di dirti di no. Max ti fissa per un secondo in silenzio, poi scoppia a ridere. «Ok, no, aspettate... aspettate… lo stiamo per fare davvero?» La sua non suona tanto come una domanda. Sembra più un’affermazione frutto dell’esaltazione del momento. «Bro... caccia ai cultisti. Suona tipo... tipo Stranger Things, ma con meno budget e più erba.» commenta Sean, anche lui su di giri. Max si alza in piedi d’un balzo, le mani già infilate nelle tasche della felpa, lo sguardo acceso. «Ok, ok, senti Ana... io sono dentro. Ma andiamo adesso, carichi come missili, o lo organizziamo bene e andiamo stanotte, col buio, le torce, tutto il pacchetto horror??» Sean ride di nuovo, trascinandosi a sedere. «Stanotte troviamo tipo... caproni impalati e tizi in tunica. Di giorno... scoiattoli. Ma scoiattoli malvagi, oh!» Greg li guarda tutti come se fossero impazziti. Poi ti guarda. Lo sguardo si sofferma un attimo troppo a lungo. «Ma... Cioè. Ana... non è una gita al centro commerciale. E poi se c’è davvero una setta? Magari ci vede. Magari ci... segue dopo.» Fa una pausa. «Però... se ci vai tu...» Si morde il labbro. «...allora ci vengo anche io. Ma solo se andiamo adesso. Così non ho tempo per pensarci troppo.» Max si gira di scatto verso di te, il tono teatrale. «Ma adesso è giorno! Di giorno non c’è un ca**o nel bosco! Aspettiamo la notte, quando le robe strane succedono davvero!» Il gruppo di tre ragazzi si sofferma guardarti, come aspettandosi che sia tu a decidere… @Voignar Darius Whitesand Tutto il tuo corpo urla pietà. La testa pulsa, martellante, come se stesse esplodendo a ondate. Un dolore acuto, allucinante, che ti annebbia i pensieri. Ma quando, con fatica, riesci a metterti in piedi, ti accorgi che sei tutto intero. Niente ossa rotte, nessuna ferita evidente. Solo quella sensazione di sfinimento doloroso, come se avessi appena superato un’influenza devastante… moltiplicata all’infinito. Ti metti in cammino, barcollante, puntando verso l’uscita del bosco. Con un gesto automatico, afferri il telefono. L’ora sullo schermo ti lascia perplesso: è passato molto meno tempo di quanto pensassi. Forse un quarto d’ora, non di più. Sei rimasto svenuto a terra per così poco? La prima persona a cui pensi di chiamare è tuo padre. Avvii la chiamata. Uno squillo, due, tre... ma poi la linea cade. Nessuna risposta. Con il cuore che batte più forte, passi subito a tuo zio. Uno squillo, due, tre… e finalmente, al quarto, risponde. «Ciao figliolo, come va? Hai bisogno o posso richiamarti? Sono in macchina…» La sua voce è tranquilla, normale. Dall’altro capo si sente chiaramente il fruscio dell’asfalto sotto gli pneumatici, il rombo distante del motore. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Ti senti sull’orlo. Ogni passo è un tormento, ogni respiro una lotta contro qualcosa che pulsa dentro di te, affamato, caldo, vivo. Non è più solo desiderio, è fame. Un bisogno che raschia sotto pelle, come artigli suL tuo ventre. Il filo al collo, il suo sguardo, la voce che ti risuona ancora nella testa — Prendilo. Lo voglio. Subito. — tutto ti insegue, ti morde, ti segue a pochi centimetri dalla schiena mentre corri verso casa. Arrivi trafelata, i vestiti in disordine, la bocca ancora umida e calda, le guance rosse. Il cuore che batte come se dovesse spezzarti in due da un momento all’altro. Ma quando la vedi, tutta quell’urgenza si congela in un istante. L’auto di tua madre è nel vialetto. Ferma. Silenziosa. Un monolite d’acciaio che ti comunica con chiarezza una sola cosa: è a casa. Ti si gela il sangue. Apri la porta lentamente, come se potesse non fare rumore. Un passo alla volta sul pavimento del corridoio, quasi trattenendo il respiro. Ti muovi leggera, come una ladra. La scala è lì, a portata di mano. Se arrivi in camera tua sarai salva. «Scarlett.» La voce di tua madre arriva prima ancora che tu metta il piede sul primo gradino. Non l’hai sentita arrivare. Non l’hai sentita muoversi. Eppure è lì, dietro di te. Ferma sulla soglia della cucina. Le braccia incrociate, i capelli rosso fuoco che le ricadono fluenti sulle spalle, lo sguardo... lo sguardo che ti trapassa. Quello sguardo che vede. Non solo te, ma attraverso te. Ti scruta per non più di due secondi, con aria interrogativa e severa… «Cosa hai fatto oggi?» Non è un’accusa. È una constatazione. Come se già sapesse che qualcosa è successo. il tono è perentorio, autoritario. @Ghal Maraz Nathan Clark Il tuo cuore rallenta, un battito alla volta, mentre il Bosco pare rientrare nei suoi argini. Mentre parli di “eco”, “riverbero”, gli occhi di Alice si fanno lievemente più seri, come se stesse cercando un significato preciso in quelle parole. Poi però scuote appena la testa, i riccioli che ondeggiano leggeri attorno al viso. «Mh... sì, il bosco fa sempre così, a volte. Come se suonasse da solo. È vivo, in un modo che non si può spiegare.» La sua voce è leggera, come se il mistero fosse parte della bellezza e non qualcosa da temere. Riprendete a camminare lungo il sentiero battuto, le scarpe che scricchiolano piano tra aghi secchi e sassi lisci. A tratti vi sfiorate, un braccio contro l’altro, il respiro che si sincronizza quasi senza volerlo. «Hai visto la foto che hanno messo su Blabber di Orion?» chiede ad un certo punto, tirando fuori il telefono e mostrandotela solo per un attimo. Vedi il viso paonazzo di Orion alle prese con la corsa campestre di stamattina in uno scatto che proprio non gli rende giustizia. «Non capisco come qualcuno possa essere così crudele… Non solo scattarla, ma condividerla. È stato fatto per farle male.» Poi sospira. «Orion ha sempre avuto questo… modo. Forte, fiero. A volte un po’ troppo, lo so, ma… non si merita questo.» Parla di lui con un tono che riconosci. È quel tipo di affetto che si costruisce nel tempo, tra invidie, ammirazione e qualche sogno inespresso. Forse un modello, forse qualcosa di più. Ma di certo sincero. La sua mano, intanto, si muove piano mentre cammina. Le dita sfiorano appena le tue, quasi come se fosse un errore. E poi lo fa di nuovo. Di proposito. Il contatto è sottile, elettrico. Il cuore ti fa un mezzo balzo nel petto. Vi scambiate uno sguardo. Solo un secondo, ma è lungo abbastanza da farti accorgere che anche lei lo ha sentito. E che forse non vuole tirarsi indietro. Una folata di vento tiepido solleva qualche foglia secca e le fa svolazzare attorno a voi. Il profumo di Alice… qualcosa tra il muschio, la carta vecchia e un accenno di vaniglia… ti arriva addosso come un’onda piacevole. I suoi capelli variopinti si muovono appena. «Io… credo che le persone, quando hanno paura, diventano piccole. E allora fanno cose piccole. Tipo attaccare chi splende.» Ti sorride, appena. E non dice altro. Ma le sue dita, stavolta, si chiudono un po’ di più attorno alle tue. @Theraimbownerd Orion Kykero «Qualcosa?» ripete Juno a bassa voce, perplessa. «Che intendi dire con qualcosa oltre alla Dea?» aggiunge, cercando di chiarire il suo dubbio. Anche Diana ti fissa in silenzio, con uno sguardo che si tinge di preoccupazione. Poi si guarda attorno, come se da un momento all’altro si aspettasse che un’ombra spettrale emergesse dalle pareti del tempio. Rabbrividisce appena. «Pensi che… la Dea possa essersi irritata per la nostra richiesta?» azzarda infine, quasi sussurrando. Abbandonate il piccolo tempio in silenzio. Questa volta nessun rumore sospetto vi accompagna, e con un misto di tensione e sollievo risalite le scale del seminterrato, tornando nella camera delle gemelle. Juno si lascia cadere sul letto con un sospiro pesante, come se volesse dimenticare in fretta tutto quanto. Diana invece resta in piedi davanti a te. Ti guarda seria, le braccia incrociate, ma nel suo volto non c’è più traccia dell’eccitazione che la animava poco prima. «Allora?» chiede, la voce più calma, più incerta. «Cosa avevi in mente per Jeremy e gli altri?» Questa volta, però, non cogli in lei quel tono complice e vagamente sadico che aveva colorato la discussione precedente. C’è qualcosa di diverso. Come se il calice caduto e le tue parole seguenti all’accaduto avessero lasciato un segno. Quanto basta per smorzarle il gusto per la vendetta.
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Voignar Darius Whitesand Ti fermi. Braccia aperte, respiro trattenuto, la voce appena tremante mentre ti rivolgi alla creatura. Ma non c’è risposta. Nessuna parola. Nessun movimento. La figura resta immobile, avvolta nel suo mantello greve, il teschio di cervo che ti scruta… o almeno, così sembra… in un silenzio che si fa ogni secondo più pesante, più irreale. Il tempo si dilata. Il bosco stesso sembra trattenere il fiato con te. Poi, senza preavviso, dalle labbra invisibili sotto il cranio osseo si leva una litania. Un sussurro basso, strisciante, come vento che filtra tra rovine antiche. Non capisci le parole. Non sai neanche se siano parole. Non riconosci la lingua, né il ritmo. Ma la senti vibrare. Attorno a te. Dentro di te. Il terreno sotto i piedi trema appena, come se qualcosa stesse svegliandosi nel profondo della terra. L’aria si fa densa, pesante, e un fremito invisibile ti percorre la pelle. Le gambe ti diventano molli. Il cuore accelera in gola, ogni istinto grida di fuggire, ma non puoi. Il tuo corpo ti tradisce. Sei fermo. Poi le rune. Quelle incise nella pietra, sporche di sangue rappreso. Cominciano a brillare. Una luce pallida, tremolante, filtra da ogni solco inciso, come se le rocce stesse stessero respirando. Una nebbia si leva da terra, bianca e innaturale, avvolgendo le pietre, i tuoi piedi, il mondo. E poi arriva la forza. Ti travolge. Ti attraversa. Ti strappa da dentro. Non puoi urlare. Il dolore è ovunque: muscoli, nervi, ossa, mente. La testa ti esplode in un lampo bianco, poi nero, poi niente. Non sai quanto dura. Un secondo? Un’ora? Un secolo? Quando finisce, cadi. Ti accasci a terra, esausto, stravolto, sudato. I tuoi occhi vorrebbero chiudersi… Ma resisti. Non svieni. Non ancora. Da quella posizione, vedi i suoi piedi avanzare. Passi lenti. Lenti come rituali. Il mantello che striscia tra le foglie, lasciando dietro di sé una scia d’ombra. È corporeo… Non è uno spirito. Si abbassa. Il volto… quel volto d’osso… si avvicina al tuo. Ti osserva da vicino, come se stesse cercando qualcosa dentro di te. Ti scruta. Si inclina leggermente a sinistra, poi a destra… Quasi come se fosse incuriosito. Poi parla. La voce è profonda, cavernosa. Antica. “L’alba sta arrivando. Accoglila.” E poi… il buio. Perdi i sensi. Quando ti risvegli, hai la sensazione di essere stato investito da un treno. Ogni parte del tuo corpo urla, la testa pulsa come un tamburo rituale. Ti tiri su a fatica. Il bosco è silenzioso. La creatura è sparita. Le rune non ci sono più. Le pietre sono lisce, come se nessuno le avesse mai toccate. Quasi come se tutto fosse stato un tremendo e spaventoso incubo. Off game Subisci 3 DANNI. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Quando inizi a spiegarti, Tanaka sospira appena. Un suono basso, quasi stanco, ma ti è chiaro che non è solo irritazione. «Cory è... impulsivo» mormora, senza guardarti direttamente. Poi, con un mezzo sorriso storto: «Ma chi avrebbe pensato che Clark avrebbe perso completamente la testa in quel modo? Quella scenata con Tyler... quasi mi è dispiaciuto non avere il popcorn.» Sdrammatizza, ma gli occhi restano lucidi, attenti. Sta studiando cosa dire dopo. Quando parli del secondo problema, si irrigidisce appena. Un sopracciglio si alza, lento, e il silenzio che segue ha qualcosa di elettrico. Non dice nulla. Non subito. Ti ascolta, con quella sua tipica espressione dove ogni muscolo sembra rilassato ma ogni nervo è teso. Quando proponi il bosco, non si muove. Nessun commento, nessuna reazione visibile. Ma lo sguardo si fissa sul tuo. Troppo a lungo. Troppo intenso per lasciarti indifferente. Poi gli porgi i soldi. Per un attimo si blocca. Guarda le banconote con fare sorpreso… Come se si aspettasse di dover discutere riguardo a questo punto. Rimanete lì così, in quel silenzio leggermente sorpreso. Poi li prende. Le vostre mani si sfiorano. Per un istante troppo lungo. Ora siete vicini. Troppo. Il suo sguardo ti fruga, ti analizza. Si ferma su un dettaglio che neanche tu ricordavi più: il taglio sul labbro. Ti sfiora. Un dito, caldo, preciso. Un gesto stranamente delicato, come se volesse capire se fa male. «Che ti è successo?» chiede a bassa voce, con fare quasi protettivo. Non rispondi subito. Perché in quel momento il muro si incrina. È stata una giornata troppo lunga, troppo intensa. Qualcosa dentro cede. La stanchezza, forse. Quel modo in cui ti guarda, che somiglia troppo a quello di tuo padre nei rari momenti in cui lo ricordi. È un attimo, ma è vero: abbassi le difese. Ti protendi verso di lui. Non sei neanche del tutto consapevole del gesto. Chiudi gli occhi. Respiri appena. Ma il bacio non arriva. Quando li riapri, Tanaka è a un passo da te. Sorride. Divertito e compiaciuto. «Il bosco va bene» dice con voce neutra. «Sento Colin. Ti faccio sapere. Tieniti pronta per domani.» Sta per andarsene. Gira appena il corpo, ma poi si ferma. Ti guarda ancora una volta. E quello che dice ti colpisce più della distanza che ha messo tra voi. «E Scarlett… se domani porti a termine il lavoro, oltre ai cinquanta… magari potrai avere anche quel bacio che aspettavi.» Poi se ne va. Non di fretta. Non lentamente. Ma con la consapevolezza di chi sa di aver ripreso il controllo del gioco. E tu resti lì. Con quella strana sensazione di essere stata avvolta di nuovo dal filo. Quello stesso filo che questa mattina pensavi di aver tagliato. Quello che ora ti stringe appena, ma abbastanza da ricordarti che sei ancora dentro. Fino al collo. Off game Eccitare qualcuno: 5-1=4 Segni ESPERIENZA Tanaka guadagna 1 FILO su di te. @Ghal Maraz Nathan Clark Mentre lasci alle spalle la panchina e ti addentri con Alice lungo il sentiero che costeggia il Bosco, l’aria sembra cambiare appena. C’è una quiete sospesa, fatta di vento lieve e cinguettii, come se il mondo stesse trattenendo il fiato. Alice cammina accanto a te, le mani intrecciate dietro la schiena, e il passo leggero che quasi non fa rumore sulla ghiaia e le foglie. Ha messo una di quelle gonne un po’ vintage, con i bottoni davanti, e una giacchetta sottile che ondeggia a ogni suo movimento. Non è cambiata, è sempre Alice, ma oggi sembra una versione più luminosa di sé. Più... presente. «Hai avuto uno di quei momenti, vero?» ti chiede, con quel suo modo tutto personale di leggere tra le righe, senza davvero voler invadere. «Quelli in cui ti senti come se fossi qualcun’altro e non capisci perché?» Il tono è lieve, sognante. Non sembra cercare risposte, ma solo condividere il momento. Camminate qualche minuto in silenzio. Poi, quasi senza preavviso, lei si gira verso di te con un sorriso tenero e vagamente imbarazzato. «Ah, e il sogno! Te ne avevo accennato stamattina, ma poi la confusione...» Arrossisce appena, si sistema una ciocca di capelli dietro l’orecchio, come per guadagnare tempo. «È stato stranissimo. Tu eri lì. Però... non eri esattamente tu-tu. Eri tipo... un cavaliere. Ma non con un’armatura normale. Era fatta di luce, o di stelle... qualcosa del genere…quasi come se fossi circondato da tante fatine luminose.» Ride, divertita dalla cosa. «E poi avevi una spada che cantava. Sì, cantava!» ride, subito un po’ imbarazzata del suo stesso entusiasmo. Poi, guardandoti di lato con un’espressione più seria, aggiunge: «Eppure ero sicura che fossi tu. Solo... più vero. È stupido, lo so. Ma a volte i sogni dicono cose che la testa non sa ancora formulare, no?» La sua voce è morbida, affettuosa. C’è qualcosa di sincero in quello sguardo, una curiosità mista a un rispetto profondo per la parte di te che non capisce, ma che sente. Proprio in quel momento, mentre stai per dire qualcosa, o forse solo per sorriderle, la percepisci. Una vibrazione. Pesante, insistente. Parte dal terreno, si insinua nella pianta dei piedi e risale lungo la schiena come un brivido. Un suono muto, una tensione dell’aria che si curva appena, come se alla foresta stesse succedendo qualcosa. Alice non sembra accorgersene. Continua a camminare accanto a te, a raccontare di sogni e di astri, di come da piccola parlava agli alberi sperando che rispondessero. Ma tu... la tua attenzione é focalizzata altrove. Alice ti guarda di nuovo, inclinando la testa di lato. «Tutto bene? Hai una faccia strana, come se stessi ascoltando una musica che non posso sentire...» Il vento cambia direzione. Una foglia cade senza motivo. Il sentiero, avanti a voi, sembra curvarsi in un modo che prima non avevi notato. Poi, tutto ti sembra tornare nella norma. @SNESferatu Ana Rivero Il sole pomeridiano filtra tra gli alberi spelacchiati del parchetto, scaldando l’asfalto ruvido attorno alla piccola pista da skate. Alcuni ragazzini più piccoli se ne stanno a distanza, guardandovi di sottecchi. Il fumo sottile della canna che Max ti ha passato ondeggia pigramente nell’aria. Quando la porti alle labbra e fai quel primo tiro, tutto sembra... normale. Forse troppo. Ma al secondo, al terzo e ai successivi qualcosa…. cambia. Non tanto nella testa, lì sei lucida, più o meno come prima. Ma è nel corpo che senti qualcosa di diverso. Il calore del fumo che ti attraversa, una leggera bruciatura sulle dita mentre tieni la canna troppo a lungo... lo senti. Non come un dato tecnico, non come una lettura sensoriale da qualche impulso simulato. Lo percepisci… davvero. È minuscolo, imperfetto, ma reale. Una normalità che non ti appartiene... e che per un attimo ti illudi di poter toccare. Poi lasci cadere quella battuta, forse a metà fra il gioco e il pensiero reale. Un attimo di silenzio. Poi Max si mette a ridere. «Aspetta, aspetta...» ti guarda di sbieco, con un’espressione a metà tra lo stordito e l’ammirato. «Tu mi stai dicendo che vuoi andare sul serio nel bosco, tipo... missione anticulto?» Scuote la testa, poi si sistema il berretto. «No giuro, pensavo fossi tipo quella “strana e snob”, non quella che propone spedizioni notturne nei boschi infestati. Sei l’upgrade più fico di oggi.» Sean, che nel mentre si è disteso sulla schiena con lo zaino come cuscino, emette una specie di risatina a scatti. Gli occhi sono due fessure sottili. «Andiamo nel boscooo… col machete... ahah... ci serve una soundtrack... tipo X-Files meets Scooby-Doo...» Sta praticamente ridendo da solo, completamente avvolto nel fumo e nel suo universo parallelo. Ti lancia un pollice su senza aprire gli occhi. «Team Cultbusters. Ci sto.» Greg invece smette di dondolarsi sulla tavola. Ti guarda con un’espressione diversa, più tesa. Quasi preoccupata. «Aspetta… ma… cioè, stai scherzando, vero?» Si sporge un po’ in avanti, come se avesse bisogno di vedere meglio la tua faccia. «Perché... se non stai scherzando... quella roba che ha visto mia cugina non era una stupidaggine. Non era un cosplay. Era... gente seria.» Abbassa la voce, quasi automaticamente. «Non dovremmo andarci. Dico sul serio. Specialmente di notte. Non da soli.» Il suo sguardo cerca il tuo, poi quello di Max, come a pesare le vostre intenzioni. @Theraimbownerd Orion Kykero Non appena varcate la soglia della stanza del rituale, il tuo urlo risuona nell’aria come uno strappo netto. La tensione si scioglie di colpo, e con essa il silenzio carico che vi ha accompagnate durante il rituale. Juno si volta subito, con la fronte aggrottata. «Jeremy?! Quel poser da due soldi? Il re dei sorrisetti viscidi e delle domande fuori luogo durante le assemblee? Ma si può sapere chi gli ha dato il diritto di avvicinarsi anche solo per sbaglio a noi?» Diana si stringe, più contenuta ma non meno tagliente. Ti lancia uno sguardo diretto, quasi inquisitorio. «Dimmi che non vuoi solo fargli passare cinque brutti minuti. Perché se vuoi colpirlo davvero… possiamo farlo. Ma serve precisione. Non solo rabbia. Serve un piano.» Si avvicina di un passo. «Che idea ti sta girando in testa, Orion? So che ne hai una.» Juno sbuffa, lanciandoti un’occhiata entusiasta. «Dai, sputa il rospo. Fammi partecipare anche a me. Questa volta voglio far qualcosa di più concreto pure io.» Stai per rispondere, con quella scintilla glaciale già accesa negli occhi, quando succede. CLINK. Un rumore improvviso, secco. Vi girate di scatto verso la porta alle vostre spalle, il cuore che fa un mezzo balzo. Il rumore, metallico, é giunto dall’interno della stanza del rituale. Riapri la porta… Un calice è caduto. È a terra, ribaltato sul lato. Diana si immobilizza. I suoi occhi si fanno stretti, attenti. Fa un passo indietro. «...Io... io l’avevo rimesso al suo posto.» La sua voce, solitamente ferma, ha una lieve incrinatura. Non timore, quanto più perplessità. «L’ho asciugato. L’ho girato col bordo rivolto verso il muro. Era stabile. L’ho fatto io, Orion.» Juno si è fatta silenziosa. Resta dietro di te, un dito sulle labbra, come se aspettasse che qualcosa… o qualcuno… si manifesti. Forse un secondo messaggio dalla Dea… Ma non succede. Il silenzio che cala ha un altro sapore, ora. Non è sacro. È guardingo. Tu, però, lo percepisci appena prima che svanisca del tutto: un residuo, una vibrazione diversa da quella della Dea. Come un respiro trattenuto.
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TdS
Grazie mille a tutti! Mi fanno molto piacere tutti i vostri feedback! Effettivamente, gestire 5 personaggi, ognuno con la sua storia e sottotrame, è abbastanza impegnativo eheh.. infatti mi sto tenendo principalmente solo questo come impegno qui sul forum.
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TdS
Ciao ragazzi... oggi non so se riesco a postare che sono bello pieno a lavoro.. al massimo domani.. @TheBaddus massi dai.. ci sta un bel tiro su eccitare qualcuno... alla fine leggendo il tuo post, scarlett mi ha trasmesso molte vibes da sensualità... poi c'è scritto nell'agenda del master... se c'è la possibilità di incasinare la vita dei pg, sarebbe un peccato non farlo 🤣🤣🤣 Comunque.. approfitto per chiedervi un feedback veloce! Come vi state trovando? Vi stanno piacendo il ritmo e le sottotrame? Ci sono elementi dei vostri pg che sto trascurando e vorreste fare emergere maggiormente?? Le vostre risposte mi sembrano sempre molto elaborate e celeri.. quindi deduco che l'interesse sia ancora alto! Ne approfitto anche per rinnovare i miei complimenti a tutti voi per i pg! Tutti bellissimi e mi sto appassionando tantissimo alla storia di ognuno di loro!
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TdS - Topic di servizio
Loki86 ha risposto a Kalkale a un discussione TdS - Dubbi off game, Schede PG, Ambientazione in All'avventura nel Fállon...@Dardan ci sei??
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TdS
@Theraimbownerd il rituale andato bene ti avrà anche dato un +1 al prossimo tiro riguardante la faccenda.. ma la citazione di truce baldazzi ti da un +1000 🤣🤣🤣 @TheBaddus coi tuoi modi di fare.. diciamo più sensuali.. con tanaka credi si possa attivare la mossa eccitare qualcuno?
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Voignar Darius Whitesand Dopo aver scattato alcune foto ai simboli con la fotocamera del cellulare, lo rimetti in tasca e ti chini per osservarli più da vicino. I solchi nella pietra sono netti, tracciati con una precisione quasi maniacale. Chiunque li abbia incisi, lo ha fatto con calma, cura e uno scopo ben preciso. Sfiori con le dita uno dei grumi rosso scuro annidati tra le scanalature. La consistenza è appiccicosa, secca. In famiglia hai visto abbastanza rituali per riconoscere certi dettagli: odore ferroso, densità... È sangue. Rappreso, sì, ma ancora troppo fresco per essere stato lì a lungo. Rabbrividisci. Forse per via della brezza improvvisa che scivola tra gli alberi… o forse per l’idea che qualcuno… o qualcosa… abbia davvero usato queste pietre per un rituale di cui non conosci nulla. Poi un rumore secco. Uno schiocco netto. Un ramo spezzato, poco più avanti, nel folto del bosco. Ti raddrizzi d’istinto, lo sguardo che scatta in avanti. Una sottile scia d’aria porta con sé un odore acre che ti solletica le narici. Il cuore accelera. E allora la vedi. A una ventina di metri, oltre un albero dalle radici contorte, qualcosa emerge da dietro un grosso tronco. Una figura alta, quasi due metri, macilenta, il corpo avvolto in un mantello logoro che striscia a terra. Al collo, un grosso monile fatto di ossa, che tintinna piano al minimo movimento. Ma è la testa che ti paralizza. Un teschio di cervo. Massiccio, sbiancato dal tempo, ornato di piccole corde da cui pendono ciondoli strani, piume sporche e oggetti indefinibili. Dalle corna ramificate si dipartono fili e lacci, e da dietro il cranio spuntano ciocche di capelli o forse peli, ruvidi e sporchi. La creatura è immobile. Ti osserva. O almeno è questo che senti: il peso di uno sguardo antico, che trapassa la carne e cerca altro, più in profondità. Poi, lentamente, alza un braccio. Le dita lunghissime, quasi ossute, si tendono… e ti indicano. Senza dire una parola. Senza fare un solo passo. Solo quel gesto... Come un verdetto. Immagine @TheBaddus Scarlett Bloomblight Quando chiami Tanaka e gli dici che stai andando da sola, la sua reazione è immediata: disappunto, irritazione palpabile. «Che cavolo vuol dire che sei sola?» sbotta. Non ti dà nemmeno il tempo di rispondere. «Vabbè... ne parliamo di persona.» La linea cade subito dopo, lasciandoti con il tono acido della sua voce ancora nelle orecchie. Raggiungi il Violet Crown e ti fermi all’angolo della strada. Il locale è aperto, ma attraverso la vetrata appannata si intravedono solo pochi clienti sparsi, come sempre a quell’ora. La strada è quasi deserta: qualche auto di passaggio, luci fredde, silenzi sospesi. Poi la riconosci: una figura familiare sbuca da una laterale e cammina con passo sicuro verso l’ingresso. È Eliza. Si sistema meglio lo zainetto logoro sulla spalla destra, apre la porta e sparisce all’interno del pub. Non c’è altro movimento. Così, finalmente, ti infili nel vicolo sul retro. Deserto. Ti guardi attorno con attenzione, il corpo teso come una corda. Dopo tutto, questo lunedì ti ha già riservato eventi che basterebbero a traumatizzare ben più della metà dei tuoi coetanei. Stai per prendere di nuovo il telefono per rintracciare Tanaka, quando lo vedi sbucare alle tue spalle, dalla stessa direzione da cui sei arrivata tu. È solo. Il passo lento, l’aria seccata. Ti raggiunge senza dire una parola, senza salutare. Si ferma davanti a te e ti scruta come se avesse già deciso che qualunque cosa tu abbia da dire non sarà sufficiente. «Quindi?» fa, con quella sua solita supponenza addosso, aspettando una spiegazione. Sei consapevole che, in questa contrattazione, parti da una situazione di difetto… e la cosa non ti piace per niente. @Ghal Maraz Nathan Clark La tua attesa non dura a lungo. Poco dopo, scorgi Alice avvicinarsi con passo leggermente incerto. Indossa una gonnellina graziosa, collant pesanti di un giallo acceso e una giacchetta decisamente più sobria… un contrasto curioso, ma che su di lei funziona. Ti saluta con un cenno timido della mano, mentre una leggera ventata del suo profumo ti raggiunge, piacevole e ben calibrato, qualcosa che ti ricorda il fascino della Selva Fatata. È chiaro che si è preparata con cura per questa uscita. "Ti senti meglio?" ti chiede subito, la voce morbida, e non riesce a trattenere un sorriso sincero. È evidente che è felice che tu non abbia annullato l'appuntamento. Poi abbassa lo sguardo per un attimo sulla panchina accanto a te. "Preferisci restare qui o fare quattro passi?" chiede, lasciandoti la scelta. @SNESferatu Ana Rivero Max ti ascolta divertito mentre la canna torna nella sua mano. “No, ma dai! Troppo figa sta roba!” esclama, facendosi un’altra lunga boccata. “Ve lo immaginate se sotto la maschera da capra c’era davvero suor Margareth?” La battuta scatena una risata fragorosa nel ragazzo afro, che si piega quasi in due dal ridere. Quando accenni con lo sguardo alla canna, Max ti osserva senza alcuna sorpresa. Con la massima naturalezza, come se lo facesse ogni giorno, te la porge. La prendi tra le dita, la studi un momento. Ti chiedi che effetto potrebbe farti. Poi, con un gesto deciso, la porti alle labbra e aspiri lentamente. Ti aspetti qualcosa di forte, qualcosa che ti scuota... ma niente. Solo un retrogusto aromatico, piacevole, ma del tutto innocuo. Greg, però, rompe il tono scanzonato con voce più seria. “Io comunque non ci scherzerei troppo,” dice. “Mia cugina giura che lei e i suoi amici si sono cagati sotto e sono scappati via di corsa.” C’è qualcosa nel suo sguardo che ti fa capire che non sta raccontando solo per far colpo. Ci crede davvero. Max sbuffa e si lascia scappare un’altra risata. “Ma dai... chissà che si erano fumati loro!” “Anche tu una volta hai detto di aver visto dei draghi!” lo incalza il ragazzo afro. “Esatto Sean!” ride Max — e finalmente scopri come si chiama il ragazzo afro.“Uno era pure travestito da unicorno rosa, te lo ricordi?” Sean scoppia di nuovo a ridere e Max lo segue a ruota. “Ugh, finitela di prendermi per il culo!” sbotta Greg, cercando di restare serio mentre lancia un’occhiata rapida verso di te, chiaramente in imbarazzo. @Theraimbownerd Orion Kykero Il sapore amaro del kykeon ti riempie la bocca e ti brucia la gola mentre scende. Per un attimo, tutto resta immobile. Le candele tremolano appena, le tue sorelle sono ferme, con gli occhi chiusi e le mani giunte. Nessun suono. Nessun movimento. Poi… Un fremito. Prima lieve, come un battito nel cuore della terra sotto di te. Poi più forte. Il marmo dell’altare sembra pulsare sotto le tue mani. L’aria si fa densa, carica di un profumo inebriante che non viene da nessuna delle erbe presenti nella stanza. I tuoi occhi si chiudono da soli, o forse è la vista che ti abbandona. E nel buio… una voce. Bassa, rotonda, profondissima. Non è una voce che si ascolta: è una voce che ti attraversa. Vibra dentro di te, nei denti, nelle ossa, nei pensieri. “Vidisti, filiā mea. Nunc etiam scīs.” E con quelle parole, sei strappato via dal tuo corpo. Il seminterrato svanisce come fumo nel vento. Sprofondi in una corrente calda e buia, come fluttuare nel ventre stesso della Dea. Poi, visioni. Un corridoio della scuola, visto dall’alto, deserto. Una figura si muove con cautela dietro un distributore automatico: è un ragazzo… alto, atletico, pelle scura, con un berretto calcato sulla testa e uno sguardo vigile. Lo riconosci. È Terry Onwuachi, un terzo anno, uno dei fedelissimi di Jeremy Smith. Tiene in mano un telefono, lo solleva, zoomma su qualcosa fuori dalla finestra. Clic. Lo scatto arriva silenzioso, ma tagliente come un coltello. Poi via, veloce. Si dilegua. La visione cambia. Ora sei in un’aula. Jeremy Smith, seduto su un banco con la solita aria da predatore sornione, sta guardando il telefono che gli porge Terry. “Ben fatto!” dice Jeremy, inclinando appena il capo. Poi sorride. “Così si fa. Ora vediamo quanto resiste la reginetta della scuola.” Ride appena. Intorno a lui altri volti noti: secondi e terzi anni, ragazzi di buona famiglia, tutti in cerca di scalare il piccolo pantheon sociale che la scuola ha costruito negli anni. E Jeremy... Jeremy ha puntato al vertice.. ante, Orion. Poi buio. Il sapore del Kykeon ancora ti brucia in gola quando torni in te. Le candele tremolano. Il tuo cuore batte forte. Ora sai chi. E sai che presto dovrai decidere come rispondere. Tiro di dado Guardare nell’abisso: 9+1+1=11 Successo -> visioni chiare e hai un +1 a un tiro per azioni legate alla visione.
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TdS
Ah ok ok scusate! Avete ragione! Me l'ero perso! Allora si si.. hai il +1.
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TdS
Mmm.. stavo rileggendo ora il libretto della regina ma non mi risulta questa cosa.. a che meccanica ti riferisci?
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Theraimbownerd Orion Kykero Quando entri nella camera delle tue sorelle, trovi Diana seduta sul suo letto, immersa nella lettura di qualcosa sullo smartphone. Con l’altra mano si sta mordicchiando distrattamente una pellicina, in quel suo modo un po’ distratto e metodico. Juno, invece, si sta cambiando. La vedi solo per un attimo, di profilo, con la schiena nuda illuminata dalla luce tenue che filtra dalla finestra. Il suo corpo si muove con naturalezza, senza imbarazzo, mentre si infila la maglietta. È difficile non notare quanto si senta a suo agio con se stessa. È una consapevolezza che ti punge, seppur lievemente, dentro il petto. Una piccola fitta d’invidia. Lei può mostrarsi liberamente, mentre tu devi comprimere tutto dentro quel binder soffocante. E anche se hai imparato a conviverci, certe volte il confronto diventa inevitabile. Juno si gira verso di te, sorridendo, del tutto a suo agio. Nessun imbarazzo nei suoi occhi. In fondo, fino a non molto tempo fa, eri semplicemente una sorella per entrambe. Alla tua notizia, è proprio lei a reagire per prima: esplode in un gioioso “Urrà!” e ti corre incontro, gettandoti le braccia al collo. “Ottimo! Mando subito un messaggio a Ty per dirgli di tenersi libero, allora!” Diana, come al solito, è più composta. Ti sorride con tranquillità, e con un cenno della testa ti rassicura: “Certo, non ti preoccupare Orion. Ci penso io.” Poi ti strizza l’occhio in modo complice. Quando sposti l’attenzione al rituale per scoprire chi ha orchestrato la tua pubblica umiliazione, il loro entusiasmo cambia sfumatura. Entrambe sorridono, questa volta con una punta d’ombra e di determinazione negli occhi. “Oh sì, stavolta qualche testa dovrà cadere…” commenta Diana, con un tono più freddo e preciso. Vi muovete insieme verso il seminterrato, dove si trova l’altare della Dea. Il passo è deciso, l’intento condiviso. La luce si fa più bassa man mano che scendete, e la temperatura cambia, come se il luogo stesso vi stesse accogliendo in un silenzio rituale. Off game Vai.. ti lascio libertà sulla descrizione della stanza dedicata al culto della dea e ai modi per effettuare il rituale… poi, nel prossimo post immagino si attiverà la mossa “guardare nell’abisso”. @Ghal Maraz Nathan Clark Tornato a casa, cerchi di concederti un attimo di tregua. Ti togli le scarpe, ti lasci cadere sulla sedia della tua stanza e resti lì, in silenzio, per qualche minuto, osservando la parete davanti a te senza davvero vederla. Hai bisogno di decomprimere. Di scrollarti di dosso il peso delle ultime ore. Ti sforzi di aprire il libro di matematica, di riprendere il filo del capitolo che avevi lasciato a metà, ma le formule ti scivolano davanti agli occhi come se non avessero più significato. I pensieri si affollano altrove, più forti e più rumorosi di qualsiasi equazione. Non riesci a concentrarti, e presto ti rendi conto che l’ora dell’appuntamento con Alice si sta avvicinando. Sospiri, ti alzi e ti prepari in modo distratto. Non hai davvero voglia di vedere nessuno, ma il tuo senso del dovere nel mantenere la parola data ti vincola a farlo. Raggiungi l’inizio del sentiero che porta al Bosco, quello che costeggia il parco dietro le scuole. L’aria è fresca e profuma di terra e foglie bagnate. Alice non è ancora arrivata, così ti siedi su una panchina in disparte, facendo dondolare leggermente la gamba, in preda a un’inquietudine sottile. Ed è proprio mentre alzi lo sguardo, quasi per caso, che lo vedi. Darius. Si sta avvicinando al sentiero con passo cauto, lo sguardo attento. C’è qualcosa nella sua andatura, nel modo in cui guarda attorno, che ti fa drizzare la schiena. Poi lo vedi entrare nel Bosco, come se seguisse una direzione precisa. Come se sapesse esattamente dove andare. @SNESferatu Ana Rivero Max scoppia a ridere, un po’ per il tono che usi, un po’ perché, forse, non si aspettava davvero che restassi. “Così mi piaci, sorella! E guarda che qui nessuno pensa che stare con noi peggiori la tua reputazione. Se mai… le dà un po’ di brio.” Ti fa l’occhiolino, tutto compiaciuto. Poi prende una boccata dalla canna e la passa al ragazzo afro di cui non conosci ancora il nome, mentre tu annunci, con la tua solita teatrale misura, che concederai loro una mezzoretta. Lo sanno tutti che stai scherzando, ma il modo in cui lo dici ti fa sembrare la regina di una corte di reietti. E la cosa, per un attimo, ti piace. Ti fa sentire... centrata. Greg, alza lo sguardo quando lo chiami per nome con quel tono un po’ altezzoso. Sembra a metà tra l’offeso e l’ipnotizzato. “Eh? Ah, sì... mia cugina…” fa una smorfia di imbarazzo, ma Max lo incoraggia con una pacca sulla spalla. “Dai, racconta!!” Greg tossisce, poi riprende, impacciato. “Be’, tipo... è andata a un rave nel vecchio stabilimento vicino alle rovine sul fiume. Quello abbandonato, sai? Solo che poi... pare che abbia beccato una specie di setta che faceva roba strana. Gente che parlava in latino o greco o boh... e tipo, uno con una maschera di capra le ha detto che ‘l’alba sta arrivando’.” “Forte,” commenta il ragazzo afro con gli occhi già un po’ rossi. “Uno con la maschera di capra??? Creeeeepy,” dice Max, ammiccando in tua direzione. “Potremmo andarci anche noi il prossimo weekend! Sarebbe figo.” Lo dice come fosse uno scherzo, ma la scintilla nei suoi occhi ti dice che non lo è del tutto. Nel frattempo, la canna torna a fare il giro. Nessuno te la porge direttamente, ma basta che allunghi la mano e sarà tua. Il gruppo ti ha accolta. Senza drammi, senza parole grosse. E per un istante ti sembra di respirare meglio. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Chiusa la chiamata con Darius, lasci cadere il telefono da qualche parte sul letto, senza curarti troppo di dove vada a finire. Hai ancora un mezzo sorriso sulle labbra mentre ti allunghi sulla sedia davanti alla scrivania, apri il bauletto nascosto sotto i quaderni e tiri fuori i tuoi piccoli tesori. Cianfrusaglie, direbbero gli altri. Ma tu no. Tu li conosci uno per uno. Ogni graffio, ogni piccolo luccichio finto, ogni curva imperfetta. Cominci a lucidare gli anellini, le collanine, i bottoni decorativi, uno a uno. Le dita si muovono lentamente, con precisione, mentre l’erba che hai fumato comincia a scavare piano tra le pieghe dei tuoi pensieri. Ti senti leggera, come se il tuo cranio galleggiasse, un po’ più in alto del resto del corpo. Gli oggetti tra le mani sembrano brillare di una luce più viva, più affilata. Pensi a Nathan. Come portarlo dove vuole Tanaka? Ti torna in mente il suo sguardo incerto, quel modo di abbassare gli occhi quando parla, come se temesse di sbagliare ogni parola. Un giocattolo complicato, Nathan. Uno di quelli da maneggiare con calma, senza fretta. Emily. Sovrasta Nathan nei tuoi pensieri. Emily che non risponde al tuo messaggio. Chissà se è ancora con Tyler. Per un attimo te li immagini nudi… avvinghiati uno all’altra… Chissà se pensa a te mentre lo fa. Quella voce nella tua testa… Ti sta parlando anche ora? No… ma é tremendamente vicina… lo senti… Le tue mani si fermano per un attimo, osservi l’anellino d’oro pallido appoggiato sul palmo. Emily é proprio così... Avverti un pizzico di eccitazione. Come quella che hai sentito prima con Tanaka, quando hai visto il modo in cui ha abbassato lo sguardo alla fine della vostra conversazione. E poi con Darius, quella sua voce rotta alla fine. Che soddisfazione. Hai vinto tu! Come hai vinto anche con quel bastardo nel vicolo. Lui pensava di avere il potere. Ma ora lo sa. Sa chi comanda. Torni a pensare a Nathan. Se vuoi che venga con te, basterà fargli dire qualcosa, una cosa giusta. Bastano le parole giuste, dette nel momento giusto, e poi… beh. Sarà vincolato... Ancora Emily, poi Nathan di nuovo. C’è una risposta, lo sai. Ma è lì, avvolta in un turbine, nascosta sotto strati di voglie, impulsi e fumo. C'è una chiave, da qualche parte. Ma continua a sfuggirti di mano. Forse non serve trovarla adesso. Forse ti basta sapere che hai le mani abbastanza abili da forzarla, quella serratura. Quando sarà il momento. Guardare nell’abisso 7+1=8 ricevi visioni confuse. @Voignar Darius Whitesand Chiusa la chiamata con Scarlett, resti un attimo immobile a fissare lo schermo nero del telefono. Hai ancora nelle orecchie il tono di sufficienza con cui ti ha liquidato. Ha avuto la meglio, di nuovo. Ti brucia, anche se non vuoi ammetterlo. Sai che ha capito di avere il coltello dalla parte del manico e non sei affatto certo che manterrà la parola data. Ma che altro potevi fare? Sei andato pure oltre, molto oltre, per qualcosa che, a conti fatti, non ti riguardava neanche. Così decidi di liberarti da quella scia di fastidio e pensieri tossici e ti avvii verso il bosco. L’immagine di quelle strane pietre viste durante la campestre non ti ha mai lasciato veramente. Ti è rimasta addosso, come una sensazione spiacevole sotto pelle. Mentre cammini, il cellulare vibra. È Mei-lin. Il suo messaggio è breve, secco, tagliente. “Fa' pure come ti pare. Immaginavo già che non ti saresti presentato.” Seguito da un secondo messaggio, dopo una trentina di secondi: “Tanto, come sempre, hai cose più importanti che studiare.” Il parco della scuola è chiuso a quest’ora, quindi segui il sentiero secondario, quello più nascosto, che passa tra le sterpaglie e dietro le vecchie recinzioni. Ti guardi attorno un attimo, come se stessi facendo qualcosa di sbagliato, poi ti infili tra i rami. Il bosco è silenzioso, rotto solo dal suono dei tuoi passi che smuovono foglie secche e rami spezzati. Ci metti un po’, ma alla fine riesci a ritrovare il punto esatto: uno spiazzo tra gli alberi dove il muschio si fa più spesso e il terreno sembra… diverso. Le rocce sono ancora lì. Più grosse di quanto ricordavi, disposte in modo innaturale, come un piccolo cerchio rituale. E sulle superfici, con la luce fioca che filtra tra gli alberi, noti di nuovo quei simboli. Rune. Incise direttamente nella pietra, non dipinte. Alcune sembrano lettere dimenticate, altre non somigliano a nulla che tu conosca. Le linee sono marcate, ma sottili. Precise. E tra le fessure, in certi punti, noti delle venature rosso scuro. Ti chini, le osservi meglio. C’è qualcosa di inquietante in quelle incisioni. Una bellezza oscura, disturbante. E quelle venature… Possibile che sia sangue raggrumato??
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TdG - I sette Segreti
Raven Shadoweye - shadar kai - ladra/ranger Il pomeriggio d’attesa é stato lungo, ma fruttuoso. Le ore passate ad aspettare il calare della notte mi hanno permesso di osservare ancora un po’ le abitudini del drow e di elaborare un buon piano. “Siiii… faremo così! É un buon piano siiii!!” Quando tutto é pronto per l’attacco individuo una delle guardie più vicine al limitare del bosco. Mi avvicino a lei furtivamente, come un ombra, e le punto la mia lama alla gola. In quel momento intervengono anche gli altri miei compagni. Il teatrino di Kalaka mi fa capire che é il momento di agire. Perfetto! In solitaria Approfittando del fatto che il necromante sta attirando tutta l’attenzione su di lui, io trascino la guardia all’interno del bosco senza farmi vedere da nessuno. Le intimo di stare in silenzio e di camminare davanti a me… in direzione del nostro accampamento… in direzione della mia reale preda. Giunta quasi in prossimità degli ultimi alberi, mormoro a bassa voce delle parole arcane. Quando la guardia si volta verso di me, vede una copia perfetta di sé stessa… Ed è anche l’ultima cosa che i suoi occhi vedranno mai. Il mio stocco si conficca direttamente al centro del suo collo, strizzandogli qualsiasi rantolio di morte voglia emettere “Scusa… Niente di personale!” Mormoro , emettendo un risolino appena percettibile. Quindi adagio con cura il suo corpo a terra e mi sporgo in direzione dell’accampamento per identificare la posizione di Silock. Dm Mi sono lanciata camuffare se stesso per assumere le sembianze della guardia. Dura 1 ora. Ho osservato che Silock se ne sta spesso in disparte, non socializzando con gli altri tre accompagnatori. Il mio piano è di giungere alle spalle del drow furtivamente e assassinarlo. Se i tre all’accampamento dovessero accorgersene vedrebbero una guardia nemica compiere il gesto. Quindi scapperei subito verso il bosco dove giace il cadavere della guardia vera. Fammi sapere se é fattibile come cosa e come vuoi gestirla..
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TdS
Sì sì.. però diciamo che prima appunto era solo una cosa che la gente immaginava nel suo privato… ora diventerà un mormorio più diffuso nella scuola.. giusto per motivare la condizione.. Comunque scusate, ma ieri sera dopo lavoro avevo un mal di testa atroce, stamattina ho dovuto fare qualche lavoro in casa.. oggi pomeriggio recupero bene tutto e vedo di postare prima di sera.
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TdS
Comunque, essendoci la condizione, la voce in qualche modo circolera' 🤣🤣 Alla fine che condizioni scegli?
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TdS
Secondo me, visto tutte le ultime cose che hai scoperto su di lei, qualcosa legato al fatto che ha giri con persone poco raccomandabili.. qualcosa tipo "cattive frequentazioni".. Nel caso poi potresti proprio anche ruolarla come cosa che diffondi questa voce.. per giustificare che arrivi a tutti gli studenti
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TdS
@TheBaddus @Voignar , credo proprio che si incastri benissimo la dinamica dello spendere un filo di scarlett su darius + mossa gelare qualcuno. Gelare Scarlett su Darius: 5+1+2=8 -> successo parziale. Ergo.. Darius perde UN FILO su Scarlett Scarlett ha usato UN FILO su Darius Darius puoi dare a Scarletr una CONDIZIONE Ruolatela pure di conseguenza!! Un applauso a entrambi! Bellissima interazione tra pg!! Io oggi nel mentre dovrei riuscire a mandare avanti le trame degli altri.
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Lilac Hollow – Stagione 1: I Figli della Prima Notte
@Ghal Maraz Nathan Clark Quando proponi il luogo e l’orario di incontro con Alice, lei fa un segno d’assenso con la testa e ti risponde che per lei vanno bene. Una volta rimasto solo, ti prendi il tuo tempo per trovare il coraggio e la giusta sintassi del messaggio da mandare a Tyler. Ti incammini a testa bassa verso l’uscita della scuola. La risposta non tarda ad arrivare: “Non ti preoccupare Nathan… É tutto a posto… Oggi mi alleno con la squadra e stasera ho un impegno in famiglia… Ma se vuoi domani prima di scuola possiamo fare 4 chiacchiere!” Nella scuola sono rimasti ormai pochi studenti. La maggior parte si fa gli affari suoi. Qualcuno, invece, sembra lanciarti qualche occhiataccia… un misto tra curiosità e disapprovazione. Giunto infine al cancello della scuola, ti volti un attimo indietro. É stato decisamente un lunedì più intenso e complicato del previsto!! @Voignar Darius Whitesand Scarlett non risponde. Aspetti ancora qualche secondo, fissando lo schermo del cellulare come se il suo silenzio potesse sciogliersi solo col tuo sguardo. Ma niente. Alla fine, sospiri. Piano B, allora. Ti allontani di qualche passo dagli armadietti e ti infili in un bagno deserto dove nessuno può vederti. Ti porti una mano al petto, l’altra la chiudi a coppa davanti a te. Mormori sottovoce parole antiche, apprese durante gli allenamenti con tua madre. Un linguaggio antico. Non sei sicuro al cento per cento della formula… l’hai usata solo una volta, e in condizioni molto più semplici… ma è solo un rituale di individuazione, niente di particolarmente pericoloso. In teoria. Chiudi gli occhi. Visualizzi Scarlett nella tua mente: il suo volto, il modo in cui cammina, la scia di energia che lascia dietro di sé. Per un attimo nulla. Poi, come una lama sottile che fende la nebbia, la percezione arriva. Un’immagine. Confusa. Sconnessa. Strade grigie, muri scrostati, sporcizia ai bordi dei marciapiedi. Un vicolo. Un corpo che si muove in modo innaturale. Scarpe sformate, un giubbotto di jeans. Una voce… non la sua… che ride con un tono basso e sgradevole. Una mano che si allunga. Un colpo, un fiotto di dolore. Poi tutto si deforma. Le immagini si spezzano come vetro. Il vicolo svanisce. Vedi nero. Ma non un nero normale. È un buio vivo, denso come fumo, e dentro quel buio… Due occhi. Non umani. Due occhi d’ombra ti fissano con una calma glaciale, come se sapessero esattamente chi sei. Come se ti stessero aspettando. Ti strappi via dalla visione con un sussulto, come se ti mancasse l’aria. Ansimante, appoggi la mano al muro per non cadere. Il cuore ti martella nel petto e hai la sensazione che qualcosa, in quel rituale, sia andato oltre quello che volevi ottenere. @TheBaddus Scarlett Bloomblight Le mani del basta*do ti raggiungono il petto con quella stessa invadenza nauseante, mentre lo senti sogghignare vicino all’orecchio. «Ecco… brava. Vedo che hai capito, bambolina.» La voce è impregnata di un'autocompiacenza viscida, quella di uno abituato a non ricevere rifiuti. Dentro di te, però, la paura si contrae e si trasforma in qualcosa di più lucido. Di più affilato. Ti imponi di restare concentrata. Di aspettare il momento giusto. E intanto lo osservi, lo studi. È lì che lo noti: un piccolo angolo plastificato che spunta dalla tasca del suo giubbotto di jeans. Una bustina. Poi arriva l’attimo che cercavi. Lui abbassa per un istante la guardia, troppo sicuro di sé. E tu colpisci. Il tuo ginocchio schizza in avanti e lo centra in pieno, dritto tra le gambe. Il colpo è secco, preciso, rabbioso. Lui emette un verso soffocato, un gemito roco, quasi disumano, e si accascia, piegandosi su sé stesso. Non perdi tempo. Lo spingi contro il muro con tutta la forza che hai, senti il suo corpo impattare con un tonfo sordo e, con un gesto rapido, afferri la bustina prima di scattare via. «Questa me la paghi, putta**lla!! ME LA PAGHI!!!» La sua voce ti rimbalza contro i muri del vicolo mentre corri via, ma ormai è lontana. E tu sei viva. Solo quando arrivi al sicuro, nel fitto del bosco, ti permetti di rallentare. Di respirare davvero. Ti fermi, le mani che tremano ancora. Ti porti le dita al labbro. Fa male. È gonfio, tagliato… Non hai uno specchio, ma non servono riflessi per sapere che sarà impossibile nasconderlo. Non a tua madre. Non alla gente. Ti accendi una sigaretta con mani quasi stabili, mentre osservi meglio la bustina strappata al bastardo. Dentro, probabilmente qualche dose di cocaina. Non è la tua merda preferita, ma può avere il suo valore in qualche scambio futuro. Quello che però attira la tua attenzione è un piccolo foglietto attaccato con un pezzo di scotch trasparente. "Provala! Vedrai che è roba di qualità! E non farne parola con Anthony, chiaro?" Anthony. Quel nome lo conosci. È il capo di quella lurida banda di criminali da quattro soldi. E se lo odioso stava spacciando roba senza passare da lui… beh, potrebbe rivelarsi utile. Ti rigiri la bustina tra le dita una volta ancora, poi te la infili in tasca. Finalmente, ti incammini verso casa e tiri fuori il cellulare. Un messaggio di Emily: "Ehi? Tutto a posto??" Poi un altro, da Darius in cui ti chiede se potete vedervi. Entrambi sono stati inviati più di mezz’ora fa. @SNESferatu Ana Rivero Max ascolta il tuo monologo senza interromperti, in silenzio. Ma il suo volto, al contrario, dice molto: le sopracciglia si sollevano poco a poco, disegnando sul suo viso un’espressione sempre più stupita. Si gratta la nuca, appena sotto il berretto, poi abbozza un sorriso perplesso. «Ok… ok, sorella…» dice infine, con tono incerto. «Quindi sei venuta fin qui solo per scusarti con me?» Fa una pausa. Il suo sguardo si sposta per un istante verso i suoi amici. Non c'è ironia né vanteria nei suoi occhi, solo una sincera, condivisa perplessità. Come se stesse cercando negli altri la conferma di quello che sta vedendo: te, lì davanti, a chiedergli scusa. «Questo sì che è strano forte!» aggiunge poi, lasciandosi scappare una risatina. “Strano”. Di nuovo quella parola. Come Eliza, anche Max. E come con Eliza, capisci che non lo dice con cattiveria. Solo... sorpresa. Poi riprende, stavolta con un tono più leggero. «Beh… lo apprezzo!» dice, prima di fare un tiro alla sua canna. «Resti comunque una snob… ma una snob a posto!» Te lo dice sorridendo, mentre tende un braccio verso di te con la mano chiusa a pugno. Un gesto chiaro. Forse dovresti semplicemente battere il tuo pugno contro il suo? Un piccolo rito di tregua?? Alla tua domanda successiva, Max alza le spalle con noncuranza. «Niente di che, a dire il vero… un po’ di trick con lo skate, un po’ di fumo…» Poi indica con un cenno della testa il ragazzo basso e smilzo. «Greg ci stava raccontando di cosa ha combinato sua cugina nel weekend!» Ti guarda con un mezzo sorriso. «Ti va di unirti a noi, o devi mantenere intatta la tua reputazione da snob?» Il tono è scherzoso. C'è ancora forse un filo di risentimento sottopelle… ma niente che assomigli davvero a rancore. @Theraimbownerd Orion Kykero La osservi mentre ti ascolta, attenta e serena. Quando le dici che nel pomeriggio vorresti consultare la Dea insieme a Juno e Diana, cogli un bagliore di compiacimento nei suoi occhi. Un’espressione tenue, ma sincera, le addolcisce il volto. Inclina leggermente il capo, quasi a trattenere un sorriso, e posa le mani con grazia sul tavolo. «È bello sentire che vuoi consultare la Dea insieme alle tue sorelle» ti dice con voce calma, profonda, come se ogni parola avesse un peso antico. «Ricordare la forza che ci lega a Lei, e a ciò che rappresenta, è importante in momenti come questi.» Le sue parole ti scaldano, anche se percepisci qualcosa di più. Non comprendi a pieno se si riferisca a qualcosa di superiore o se semplicemente sia un modo velato per intendere la tua particolare situazione di identità di genere. Quando le chiedi della festa, la vedi riflettere. Resta qualche istante in silenzio, poi torna a guardarti. Ti sorride, stavolta apertamente. «Una festa, dici? Non mi sembra una cattiva idea. In fondo anche la gioia, quando è condivisa, è una forma di protezione.» Si alza con grazia. «Va bene. Purché resti una cosa contenuta… e soprattutto rispettosa. Niente eccessi. Tua sorella Diana si occuperà delle offerte purificatrici prima e dopo, giusto?» aggiunge, con un accenno di ironia affettuosa. Si muove verso la cucina, prende un bicchiere d’acqua e beve con calma. Poi ti rivolge un ultimo sguardo. «Questo pomeriggio sarò fuori. Ho delle commissioni da fare e ho promesso di far visita a una persona che sta attraversando un momento difficile.» Fa per uscire dalla stanza, poi si ferma un attimo e ti guarda ancora. Il suo tono si fa più sottile, più dolce, ma anche più profondo. «Se la Dea ti parla… ascolta. Anche se ti confonde. La chiarezza arriva sempre dopo l’umiltà.» Poi ti lascia lì, da solo, mentre la sua figura si allontana silenziosa con quella sua andatura leggera, quasi irreale.
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TdS
@SNESferatu tendenzialmente stai agendo per risolvere la tua condizione.. e volendo ai potrebbe anche togliere.. però, visto che hai preso la mossa "una tela bianca", tu le condizioni le puoi anche sfruttare per determinare la tua personalità e ottenere un +1 a un tiro... quindi ti chiedo.. preferisci tenerla?
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TdS
Si.. sto giro le è andata decisamente bene! I tiri giusti al momento giusto