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Topic di Gioco: Edge of Thorns

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Lockham Behavioral Care Center

La donna dietro al vetro sembra cambiare atteggiamento quasi impercettibilmente, ma abbastanza perché la differenza risulti chiara a tutti voi. Le parole di Aaron, più che il tono di Taiga o le pressioni velate degli altri, sembrano trovare un terreno familiare: non è la prima volta che sente qualcosa del genere, e probabilmente non sarà l’ultima.

Si sistema appena sulla sedia, l’aria sempre stanca ma ora leggermente più collaborativa. Le dita scorrono sulla tastiera con una certa pigrizia, come se stesse svolgendo un compito ripetitivo che non richiede davvero attenzione. Dopo qualche secondo prende un foglio, lo controlla senza troppo interesse e infine annuisce tra sé e sé.

"La signora Sato… sì, è qui. Stanza 106". Vi comunica il numero della stanza con tono piatto, poi si alza, recupera il badge dal collo e si sposta verso una porta laterale accanto al banco. Con un gesto automatico la apre, facendo cenno di passare.

"Prego." Prima che vi muoviate, il suo sguardo torna brevemente su Aaron, e accenna una sorta di scusa distratta. "Mi scusi per prima… avvocato." Le provocazioni di Taiga, invece, sembrano non aver lasciato traccia. Quando parla, è quasi come se stesse commentando a voce alta un pensiero generico più che rispondendo davvero. "Qui è tutto di seconda mano," dice, senza guardarla direttamente. "Non come per voi medici… o avvocati. C'è sempre bisogno di aiuto." E fa il segno dei soldi con la mano. Poi scrolla leggermente le spalle, come a voler chiudere lì la questione. "In ogni caso, queste sono cose che gestisce la polizia. Se la paziente è qui, un motivo ci sarà. A me non interessa quale. Non è il mio lavoro."

Nel frattempo, mentre gli altri si muovono, Lyam nota meglio la ragazzina seduta nella sala d’attesa. Non è tanto il fatto che sia immobile a colpire, quanto la qualità innaturale di quell’immobilità. Solo osservandola con attenzione si accorge che le sue labbra si muovono appena, quasi senza suono. Eppure qualcosa esce, un filo di voce troppo basso per essere colto chiaramente, ma sufficiente da distinguere alcune parole spezzate. "…firma… le carte… dimissioni…" Le ripete con un ritmo irregolare, senza inflessione, senza intenzione. Non sembra stia ascoltando voi, e nemmeno reagendo alla vostra presenza. Piuttosto, è come se stesse riecheggiando qualcosa che ha già sentito, svuotato di significato. Sembra quasi catatonica.

Superata la porta, l’ambiente cambia in modo sottile ma percepibile. Il corridoio che si apre davanti a voi è lungo, illuminato da luci al neon che rendono tutto uniforme, quasi sterile. Le prime porte che incontrate sono uffici: alcune socchiuse, da cui filtrano voci basse, il rumore di una sedia che si sposta, il ticchettio regolare di una tastiera. Le stanze dei medici.

Proseguendo, sulla destra si apre una sala più ampia. È una stanza per attività, probabilmente usata per terapia di gruppo o occupazionale. Le sedie sono disposte in modo ordinato, ma lo spazio appare semivuoto. Due pazienti occupano angoli opposti della stanza: uno è seduto immobile, lo sguardo perso nel vuoto, mentre l’altro disegna su un foglio con movimenti lenti e ripetitivi. Un uomo è nella stanza con loro, a sorvegliarli più che ad aiutarli. Fa un cenno alla segretaria mentre passate, sorridendo.

Poco più avanti, una seconda porta separa quest’area da quella più interna. La receptionist passa il badge con un gesto ormai meccanico e la serratura scatta con un suono secco. Quando la porta si apre, la differenza diventa molto più netta.

Il corridoio oltre è identico nella struttura, ma completamente diverso nella sensazione che trasmette. Le porte sono tutte chiuse, allineate lungo le pareti, ciascuna contrassegnata da un numero.

Offgame

Probabilmente sareste passati anche con gli effetti del Contratto di Taiga, ma avreste faticato un poco di più perché la nostra segretaria odia stare lì.

@Voignar hai ottenuto due successi in un tiro di Prontezza + Empatia per capire meglio la ragazza. Che è, effettivamente, praticamente catatonica. Non reagisce granché agli stimoli esterni.

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Aaron Young

Il glamour fa il suo lavoro e la situazione si sblocca. Tiro internamente un sospiro di sollievo. Sarebbe potuto essere più difficile. A volte anche ai Perduti capita un minimo di fortuna.

Mi guardo attorno, inquieto. Non mi sono mai piaciuti gli ospedali. Ci sono finiti troppi dei miei amici al college, per questo o quel problema di salute mentale, droghe, e tutti quei mali che le loro assicurazioni non volevano pagare finché non li portavano sulla soglia della morte.

E questo sembra anche peggiore degli altri. Lo sguardo vuoto di pazienti e inservienti è vuoto allo stesso modo. Spero solo che la signorina Sato non sia così grave...penso, mentre cerco la stanza 106.

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini (con Aaron Young, Lyam O’Doherty, Manuel Vega)

Poggio una mano sulla spalla di Lyam, per distoglierlo dalla ragazza.

"Questa è una gabbia di matti: se ti fai distrarre da ogni schizzato che senti farneticare non ne usciremo mai. Vieni. Prima troviamo la Sato, prima sapremo qualcosa di più sulle sparizioni e potremo andarcene da questo cesso di posto"

Lyam

Vero, ma spesso i matti ascoltano più di quanto immaginiamo dico, sorridendo

Di certo provo un senso di pena per la povera ragazza, che continua a fissarci catatonica mentre ci incamminiamo dietro la receptionist, ma il mio timore è che qualcuno si faccia passare per un paziente ed in realtà ci stia sorvegliando; capisco da me che, forse, la mia è solo paranoia, ma preferisco perdere un momento a controllare una persona sicura, che non trovarmi un coltello nella schiena

Seguo il gruppo, prendendo nota della apatia dei medici e del piccolo numero di pazienti che vediamo; non so se considerarlo un buon segno o meno, lo sapremo quando potremo fare un paragone con la condizione della Stato

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Lockham Behavioral Care Center

La receptionist non vi accompagna oltre quella seconda porta. Dopo avervi indicato la direzione con un gesto sbrigativo, si limita a lasciarvi andare, come se per lei la questione fosse già chiusa nel momento stesso in cui ha dato l’informazione. Saluta solo Aaron. Man mano che avanzate, i numeri sulle porte scorrono lenti e regolari. Non ci sono suoni, né voci, né movimenti visibili. Solo il ronzio costante delle luci al neon sopra le vostre teste.

Quando arrivate davanti alla stanza 106, vi rendete conto che si trova esattamente a metà del corridoio. La porta è chiusa, semplice, bianca come il resto, senza finestrelle o spiragli che permettano di vedere all’interno. Nulla che distingua quella stanza dalle altre, se non ciò che si sente da dentro.

Perché qualcosa si sente.

Un rumore sordo, improvviso, come se un oggetto fosse stato spinto o urtato contro il muro. Dopo quel colpo, arriva un mugugnare basso, indistinto. Passano pochi secondi e il rumore si ripete. Un altro urto, seguito dallo stesso borbottio continuo.

Nessuno interviene e nessuno si affaccia. È evidente che questi suoni non sono un’eccezione, ma parte della normalità del posto, qualcosa che il personale ha imparato a ignorare, o che forse ha scelto di ignorare.

Aaron Young

I rumori che sentiamo da fuori non sono affatto un buon segno. Guardo gli altri, ma SOPRATUTTO Taiga e dico Qualunque cosa succeda o faccia...ricordate che qui dentro c'è una persona che vogliamo aiutare. Una persona che ha sofferto. Quindi cercate di essere gentili. Un pizzico del mio vecchio piglio da generale traspare nella mia voce quando lo dico, in contrasto con la mia solita mansuetudine. Poi, con grande delicatezza, apro la porta, dicendo a voce bassa e pacata Katie Sato?

Lyam

Faccio spallucce alle parole di Aaron, non mi sento ancora abbastanza in confidenza per ricordargli che non siamo qui per salvare la Sato, se è da salvare da qualcosa, ma perché lei ci fornisca informazioni sulle persone scomparse

Se per ottenere questo serve portarla via dalla struttura, curarla o altro, non mi opporrò certo, ma l’idea di fondo è cercare di risolvere questa storia inimicandoci il minor numero possibile di gente

Seguo Aaron dentro la stanza, cercando con lo sguardo la figura di Katie

Manuel Vega

Mentre ci avviciniamo alla stanza di Katie Sato, sento crescermi dentro una certa tensione mentre realizzo che anche io sarei potuto finire quì se solo fossi stato meno fortunato.

Raggiunta la porta della stanza 106 Aaron e gli altri entrano senza esitazioni. Io li seguo subito dopo, mi guardo attorno, l'idea che Sato possa essere di nuovo presa di mira continua a ronzarmi nella testa.

"Con permesso..." Mormoro varcando la soglia.

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini (con Aaron Young, Lyam O’Doherty, Manuel Vega)

Non dico nulla, mi limito a seguire.

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Lockham Behavioral Care Center

La stanza è nel caos più totale. Vestiti, cuscino e lenzuola per terra. Un letto è stato trascinato con forza fino a urtare contro il muro vicino alla finestra, lasciando segni evidenti sul pavimento. Una sedia è rovesciata, una delle gambe piegata. Il comodino è stato spostato in un angolo e il cassetto pende aperto.

Sopra il letto, vicino alla finestra spalancata (inspiegabilmente spalancata visto il posto in cui vi trovate che dovrebbe essere a prova di fuga) c’è qualcun altro. Un uomo. O almeno così direbbe chiunque altro che non sia della vostra "specie". Il suo corpo è un mosaico di cicatrici, composto da tagli sottili e profondi e vecchie ferite da arma da fuoco. Il naso è rotto in più punti. Sulla sua pelle, a eccezione del volto, spunta un pennaggio irregolare, opaco, nei toni sporchi del grigio, del verde e del violaceo. Non è elegante, e tantomeno non è maestoso: è consumato, come il resto.

Sta già passando oltre il davanzale. Con una mano tiene Katie, sollevata contro di sé, mentre con l’altra le copre la bocca in un gesto ormai inutile. La ragazza non oppone alcuna resistenza, il corpo molle come quello di qualcuno profondamente addormentato.

Nel momento in cui entrate, i suoi occhi scattano su di voi. Non vi aspettava. Accelera per uscire dalla stanza, trascinando Katie con sè.

Oltre la finestra, ciò che si intravede non è ciò che dovrebbe esserci. Non è il parcheggio, né la strada da cui siete arrivati. La luce è diversa, più fioca, come filtrata da qualcosa che non riuscite a vedere. Gli edifici, per quel poco che si scorge, sembrano più degradati, più consumati, in una versione persino più stanca e marcia di Lockham.

Il letto più vicino alla porta, quello praticamente accanto a voi, è perfettamente in ordine. Le lenzuola sono tirate, il cuscino sistemato. Sopra le coperte, una giovane donna dai capelli biondi, immobile, sdraiata sul fianco, dal volto rilassato e un po' smunto. Dorme. O almeno, così sembra. Beata lei?

Ritratto dell'individuo

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Modificato da SNESferatu

Lyam

Che dire, la mia speranza era di arrivare e trovare la Sato intenta a giocare alla pazza, vera o finta, e magari anche di saperla in un posto sicuro dove la corte di primavera avrebbe prestato un minimo di attenzione a cosa le succedeva

Era una speranza piccola, ma ovviamente non si avvera

Non credo che serva dire qualcosa ai miei colleghi, quindi mi limito a correre il più velocemente possibile contro lo strano uomo, provando ad afferrarlo e trattenerlo, nel mentre ne una come Taiga arrivi a darmi man forte

Aaron Young

Quando vedo la scena davanti a me i miei istinti sono molto più rapidi del mio pensiero razionale. Estraggo immediatamente la lama, un movimento ormai automatico dopo tanto tempo passato in guerra, e cerco di mettermi davanti alla finestra che non è una finestra, brandendola con fare minaccioso. Qualunque cosa sia quell'essere, se uno Sperduto o un Cacciatore, non gli permetterò semplicemente di andarsene con quella povera ragazza!

Manuel Vega

Tutti i miei timori erano fondati. I miei occhi registrano rapidamente il caos della stanza: Sato deve aver lottato, proprio come nel suo appartamento. Poi il mio sguardo si punta sull'individuo che sta trascinando la ragazza oltre quello che è ovviamente un passaggio verso la Siepe.

Non c'è tempo per domande od altro: mi scaglio verso l'intruso un mezzo secondo dopo Lyam. Non so ancora se cercare di afferrare Sato o bloccare il rapitore. Lo capirò tra un momento.

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini (con Aaron Young, Lyam O’Doherty, Manuel Vega)

Diamine, se c'è qualcosa che può fermare l'essere prima che scappi, quella cosa sono io.

Quick silver mode

Il mio Beneficio mi conferisce +3 Iniziativa e +3 Velocità

In più spendo 1 glam istantaneo per altri +10 Velocità.

E ho già un ragno in bocca per il Boon of the Scuttling Spider (mi metto a correre sulla parete della stanza e piombo in presa sulla creatura segnando Successi Straordinari). Se entrano:

Colpo partita: Triplo Filotto Reale Ritornato con Pallino! 😀

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Lockham Behavioral Care Center

Iniziativa

Individuo: 10 + 3 + 5 - 4 (causa Katie) = 14

Lyam: 7 + 6 = 13

Aaron: 5 + 4 = 9

Manuel: 1 + 5 = 6

Taiga: 4 + 3 + 3 = 10

Ordine Iniziativa: Individuo, Lyam, Taiga, Aaron, Manuel.


Succede tutto in una frazione di secondo, troppo in fretta perché possiate davvero coordinarvi, troppo in fretta perché anche solo l’istinto riesca a stare al passo con ciò che avete davanti.

L’uomo reagisce prima. Non c’è esitazione nei suoi movimenti. Con un movimento secco, quasi animalesco, si spinge all’indietro oltre il davanzale trascinando con sé Katie, il suo corpo inerte che oscilla appena tra le sue braccia. Poi la sua mano libera scatta e il vetro si richiude con un colpo netto.

Lyam è il primo ad arrivare, lanciato in avanti con una velocità sorprendente, abbastanza da sfiorare quasi il corpo di Katie mentre sparisce oltre la soglia. Ma ciò che incontra è solo la superficie fredda e improvvisamente solida del vetro. Evita per un soffio di finirci addosso.

Subito dietro di lui, Taiga si muove come una forza della natura, il corpo che scivola sulla parete con quella grazia innaturale che le appartiene, pronta a piombare sulla preda… ma la preda non c’è più. Anche per lei, l’impatto è mancato per un istante.

Aaron e Manuel si muovono a loro volta, ma ormai è troppo tardi. Formate una bella folla davanti a un pugno di mosche.

E quando i vostri occhi tornano oltre il vetro, non c'è più quel paesaggio improbabile. Solo Lockham, con la strada che avete percorso poco prima.

Off game

Ok, questo è il bello della diretta. Ho avuto troppa fortuna con i dadi nonostante il super malus che gli avevo assegnato. Lo scontro dovrà attendere.

@Mezzanotte: facciamo che non hai speso Glamour, se avessi saputo l'ordine di iniziativa non avresti mai attivato il Contratto. Per il futuro: usare un contratto è un'azione istantanea, quindi non potevi avere sia il +10 di Talon and Wing e attivare Boon of the Scuttling Spider.

Lyam

Dannazione! Non solo la nostra miglior pista è appena scomparsa davanti ai nostri occhi, ma ci troviamo in una situazione tremenda

Siamo entrati qui per parlare con la Sato, adesso lei è scomparsa, e noi possiamo finire ad essere sospettati di averla rapita o altro

Provo a ragionare in fretta, e noto che l’altra ragazza nella stanza continua a dormire placidamente

Dobbiamo agire in fretta, prima che la situazione esploda! Dico concitato andiamo a dire a quella segretaria che la Sato è fuggita, denunciamo noi la scomparsa prima che lo faccia qualcun altro; dovremmo contattare la Corte, avvisarli di cosa è successo, magari è una cosa da nulla, ma meglio lo sappiano subito; idee migliori? Domando, nella speranza che qualcuno abbia un asso nella manica che ci tiri fuori dai guai

Io intanto mi avvicino alla ragazza sul letto, provando a capire se si trovi sotto l’influsso di qualche incantesimo

Aaron Young.

Rimango sbigottito dalla rapidità dell' uomo pennuto. Nonostante sia appesantito dalla sua preda svanisce in un attimo, lasciandoci soli nella stanza insieme a una donna bionda catatonica.

Ascolto vagamente il piano di Lyam. Non trovo buchi, forse perché è un buon piano, forse perché sono troppo scioccato per trovare dei difetti. Posso solo annuire assente, mentre cerco di capire che diamine è successo.

Si...la corte deve sapere. È l' unica cosa che dico. Qui ci siamo messi in mezzo a qualcosa di molto più grande di noi.

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini (con Aaron Young, Lyam O’Doherty, Manuel Vega)

"Direi che adesso abbiamo la conferma che l'Arcadia è implicata nelle sparizioni, ma non possiamo ancora informare la Corte: ci servono più informazioni; inoltre se volessimo farlo dovremmo dividerci o perdere tempo, un lusso che a questo punto non possiamo permetterci. Se ci riusciamo, dobbiamo seguire la pista finché è ancora calda.

Per la stessa ragione non credo sia una buona idea allarmare i custodi di questo luogo, Lyam: potrebbero trattenerci per interrogarci e questo ci farebbe come minimo perdere tempo prezioso"

Anche io osservo brevemente l'altra ragazza nella stanza.

"Potrebbe essere utile interrogarla" dico, "ma non sembra in grado di rispondere; sarà sotto l'effetto di un incantesimo o di psicofarmaci. Forse non si è neanche accorta della Sato. Tuttavia, se qualcuno di voi vuole provare.. ma abbiamo poco tempo"

Torno a concentrarmi sulla finestra attraverso cui è sparita la creatura fatata con la sua preda. Ne sfioro il vetro con i polpastrelli. Mi sembra vibri sotto mio tocco.

C'è una sottile barriera fra il nostro mondo e quello fatato. Lo sento: è come se l'Arcadia sapesse di noi Perduti e ci bramasse senza sosta. Come se reclamasse la parte fatata di noi che gli appartiene.

"Se riuscissimo a passare anche noi dall'altra parte", aggiungo, "io potrei riuscire a tracciarli".

Lo dico, e subito dopo me ne pento.

Quello che ho detto ad Aaron, in macchina, è vero.

Temo davvero che Loro possano trovarci.

Ho la spiacevole sensazione che potremmo cacciarci in una trappola.

Manuel Vega

Il rapitore è stato più lesto di noi e ci ha beffati con estrema facilità. Mi sento intensamente frustrato ma devo mantenere la calma e spero che lo facciano anche gli altri.

"Se non ci lanciamo all'inseguimento subito perderemo la signorina Sato." Dico "Tuttavia entrando nella Siepe rischieremo di essere rapiti a nosta volta. Dobbiamo fare una scelta."

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