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Capitolo 4 - Londra 1923: Les Fleurs Du mal

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Ludwig Von Weber

Al tedesco fu subito chiaro che non sarebbe stato in grado di contribuire a interpretare le carte. La differenza di lingua, la qualità stessa dei documenti e la mole di note tecniche rendevano quelle informazioni più impenetrabili di una conversazione in gaelico.

Stava assistendo con ammirazione al destreggiarsi di Carter in quella matassa apparentemente informe, aspettando da un momento all'altro di vederlo esclamare 'Eureka' e mostrare il bandolo che avrebbe consentito di raggomitolare il tutto.

Invece il primo urlo fu tutt'altro che di entusiasmo.

Corse insieme alla donna per dare supporto, il bastone in mano pronto ad essere usato come un'arma d'offesa e non più come un elegante vezzo.

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Niklas Von Aerentha

Il nobiluomo guardò le carte sfruttando le sue competenze solitamente nascoste ai suoi compagni, stava per trovare qualcosa quando l'urlo dal piano di sopra interruppe il suo flusso di pensieri. Lasciò avanzare il medico e il padrone di casa, per soccorrere il bambino nel caso.

Forse per deformazione professionale, Niklas si tenne indietro, per un presentimento che non sapeva spiegarsi. D'istinto, prese in mano la mappa e tutti gli incartamenti utili. Se proprio doveva seguire il gruppo, almeno quelle informazioni fondamentali sarebbero venute con lui.

Terence

Il dottore seguì subito la donna ma sperava si trattasse solo di un incubo o della paura del buio.

  • Autore

#33

Mercoledì 10 Gennaio 1923 - Pomeriggio [freddo neve]

Quando i compagni salirono trovarono la bambina che correva disperata in braccio a sua madre. La donna la calmò ed entrò in camera con lei

Il dottore rassicurò tutti "Tutto a posto! Dice di aver visto l'uomo nero alla finestra: avrà fatto un brutto sogno"

Poi prese a scendere le scale "Torniamo a vedere le nostre carte" aggiunse

all

Potete farmi un check di percezione

Terence

Che spavento mi ha fatto prendere disse il medico, poi lanciò uno sguardo ai compagni (senza farsi vedere dal padrone di casa) per indicargli che voleva provare con un nuovo approccio: ultimamente ci sono capitate delle cose davvero strane, ai limiti del surreale, ed io ho i nervi a fior di pelle. Cerco di convincermi che ciò che abbiamo visto durante la nostra spedizione in Messico e poi tornati alla civiltà, siano solo coincidenze, ma continuiamo ad imbatterci in fenomeni spaventosi, a cui non sappiamo dare una risposta scientifica.

Quando la sua bimba si è messa ad urlare mi è balzato il cuore nel petto. Mi dica, non le è mai capitato di incappare in qualcosa di strano da quando abita qui?

  • Autore

post sbagliato

Modificato da AndreaP

  • Autore

#33

Mercoledì 10 Gennaio 1923 - Pomeriggio [freddo neve]

"No, niente di particolare" rispose Veronique "E poi come potrebbe uno arrampicarsi fino al primo piano?"

"Ma no io l'ho visto" disse la bambina

"Sarà stato un brutto sogno" la rassicurò subito la madre.

Niklas Von Aerentha

Niklas cercò, goffamente, di chiedere alla bambina. Non aveva mai gestito bambini, quindi si sentì quasi stupido nel farlo. Si abbassò all'altezza della bambina e chiese "Magari era solo un'ombra, ma ci racconteresti cosa hai visto?"

Ludwig Von Weber

Sorridendo apertamente alla bambina, l'uomo si diresse verso la finestra e osservò l'esterno con l'intenzione di aprire le ante, se non avesse visto nessuno. Voleva dimostrare alla piccola che non ci fosse pericolo, ma al contempo verificare il cornicione e la parte esterna, in cerca di tracce.

  • Autore

#33

Mercoledì 10 Gennaio 1923 - Pomeriggio [freddo neve]

"Era l'uomo nero te l'ho già detto" rispose "e guardava dentro dalla finestra" aggiunse indicando la finestra e le persiane aperte.

Ludwig osservò fuori dalla finestra. Fuori nevicava e per verificare se vi fossero tracce si sarebbe dovuto scendere al piano terra.

Ludwig Von Weber

«Se c'era qualcuno, ora non c'è più».

Sorrise, cercando di tranquillizzare la mamma insieme alla bambina.

«Avere tanti estranei in casa ha sicuramente condizionato i sogni di questa fanciulla. Forse per una notte potreste concederle di dormire più vicino alla sua mamma».

Poggiò una mano sul petto.

«Mi dispiace aver portato scompiglio».

Si preparò a lasciare la stanza, con l'intenzione di fare il giro intorno alla casa in cerca di tracce.

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