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Beyond the Pale

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Bayla Rosenthal

In locanda a Kest

Non ci metto moltissimo a tornare al villaggio... non sarà casa, almeno non ancora, ma non c'è molto altro qui intorno. Involontariamente ascolto Yonkel che probabilmente parla a Ella di suo marito... mi spiace non poterla aiutare, ma non posso certo andare dagli indiani da sola.

Faccio anche io un cenno del capo a Yonkel di rimando. "Buongiorno anche a lei! Sto ancora cercando di ambientarmi... ma il paese è carino, e i boschi intorno quasi quasi mi ricordano casa." Mi rivolgo rapidamente a Ella. "Non ho ancora notizie di suo marito, abbiamo provato a chiedere anche agli operai, almeno, i pochi che ci sono stamattina, ma non sanno molto." Faccio spallucce, perché non so come consolarla. In fondo, non la conosco. "Non aveva motivi per allontanarsi, no?"

"Dagli indiani non siamo ancora passati a chiedere, io e le persone con cui sono arrivata ieri-" troppo presto chiamarli amici? "-ci siamo un attimo divisi, e io da sola non posso andare. Josek si è messo a lavorare. Pare l'unico con voglia di lavorare." Guardo dritto negli occhi Yonkel. Non so se anche Ella è al corrente di quello che mi ha chiesto di capire ieri, e non voglio rovinarne la reputazione.

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Locanda

Ella ti ringrazia per l'aiuto che stai dando, cara ragazza, mentre Yonkel ridacchia alla tua ultima frase "E le cose non miglioreranno. Quei bravi boscaioli sono stufi di farsi trattare come servi, te lo dico io. Anzi, sai cosa? Potremmo chiedere se vogliono aiutarci a trovare Karl, nel pomeriggio. Una cosa ben fatta, una buona azione, e la Holtz non potrà certo protestare per questo, vero?"

Col rabbino

Le scale non scendono a grande profondità, ma quando raggiungete il fondo vi trovate ad almeno un intero piano sotto il pavimento dello shul. Le mura che circondano le scale sono palchetti di travicelli, simili a quelle di certe miniere, ma in fondo la stanza ha pareti scavate nella pietra e puntellate con travi più spesse. Ma questa non è una miniera.
Siete sulla soglia di una stanza circolare, dalla quale si dipartono tre corridoi: uno a sud dirimpetto a voi, uno a sud-est e uno a sud-ovest.
Una linea di sale ininterrotta percorre il pavimento ad ogni soglia, ma il tuo sguardo viene attirato da ciò che si trova al centro della stanza: una scultura di pietra a forma di occhio, apparentemente incompleta.
Dal soffitto conico viene una luce molto forte, che ti impedisce di vedere il soffitto vero e proprio, e la luce è incrementata da una serie di specchi eterogenei posti nel punto dove la parete incontra il soffitto stesso... un modo davvero bizzarro di decorare una stanza!

Sopra ogni passaggio c'è un simbolo:

  • A nord (da dove ti sporgi) non c'è nulla.

  • A sud il simbolo è illeggibile, e in realtà il corridoio si interrompe subito in un muro di fango.

  • A sud-est c'è come simbolo un ramo spezzato, e da lì viene un suono d'acqua e un odore di fiori secchi.

  • A sud-ovest c'è come simbolo un martello.

Il rabbino ti trattiene per una spalla al di qua della riga di sale "Oltre c'è qualcosa di oscuro, un pericolo per il nostro spirito. Gli uomini richiamati per lavorare nella foresta hanno portato con loro un malessere dell'anima che finirà per distruggerci. La stessa malattia che si espande in ogni angolo di questa giovane nazione... abbiamo provato a combatterla, ma è difficile. Questo luogo è un Albero della Vita, lo abbiamo costruito a fatica negli ultimi anni. Un baluardo per noialtri. Eppure lunedì è stato devastato, compromesso. Ora dobbiamo porvi rimedio"

Accampamento

Il tempo passa, e il lavoro procede lento. Un po' perché all'inizio non lavora nessuno; poi perché anche quando arrivano i vari taglialegna è chiaro che la voglia di spaccarsi la schiena sia poca.
Le lamentele sono tante: gli indiani che danno fastidio, le ragazze di Kest che sono troppo serie e castigate, la locanda che non offre divertimenti, la Holtz che paga poco e ti sta sul collo, Yonkel che infastidisce tutti con le sue "idee comunitarie", il sindaco che fa la cresta su quello che gli gira la Holtz, il rabbino che fa la predica, etc etc...
Questi omaccioni sono stufi e annoiati, e la noia non fa che accrescere la loro insofferenza per la situazione.
Per l'ora di pranzo si fermano tutti e si comincia a mangiare "Allora, come la va? Ci prendete la mano?" chiede qualcuno.

Josek Lasczarny

Accampamento

"Ci prendo la... mano. Conosco il lavoro, era il mio, in... Europa. Sono solo... fermo... da tanto", dico, anche se non sono sicuro stessero dicendo a me.

Non devo sembrare un lavativo, ma nemmeno uno che si dà troppo da fare.

Bayla Rosenthal

Nella locanda

Mi sorprendo a sorridere quando Ella è contenta per il tentativo di aiuto. "È il minimo." dico, quasi sottovoce. Non sono ancora abituata a gentili davvero gentili. Però forse è gentile con me adesso, perché le servo. No, faccio andare via il pensiero. Mi sembra genuina.

Vorrei sbattere le mani sul bancone alla frase di Yonkel. Mi controllo. "Sì! Più siamo, meglio è! E Josek sicuro ci aiuta!" Però magari non sanno chi è Josek. E non è detto che Josek voglia aiutare, perché i soldi gli servono, ma loro questo non lo sanno. "Intendo... Josek. L'uomo che ci accompagna, quello silenzioso."

Però noto ora che Ella non ha detto se il marito aveva motivo di andare via. "Quindi... quando ha visto suo marito l'ultima volta? Cioè, da indiani siamo stati e nessuno ha parlato di uomo bianco, in foresta siamo andati e oltre quel totem che fa paura ai boscaioli non c'è altro..."

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