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La luna crescente

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SELYRA - Bardo Drow

Il sonno, nonostante il comodo giaciglio, non è stato cos' rilassante come avrei sperato, forse la presenza di quell'elfa la cui famiglia ha praticamente manipolato un villaggio mi ha scosso.

Anche la colazione ci riserva delle sorprese, all'inizio la presenza di elfi scuri mi ha messo di buon umore, ma vedendo come ci hanno ignorato e soprattutto la presenza di quei simboli sulle loro tuniche non è decisamente un buo auspicio.

"Sono d'accordo, muoviamoci il prima possibile. Alcune presenze sembrano coincidenze ma nulla avviena a caso sopratutto da quando la luna rossa incombe sulle nostre teste".

Guardo Zarath "Alcune pozioni di guarigione saranno sicuramente utili, ma siamo lesti."

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Shamàsh (Eoldred Leah)

Nonostante tutto il risveglio è leggero. Mi sento riposato. La colazione è discreta. Le presenze in linea col luogo dove siamo stati catapultati o che è stato catapultato nel nostro mondo. Non mi meraviglio di vedere drow seguaci di Lolth. Stringo i denti. Abbasso la testa per non lanciare sguardi duri. Osservo solo Selyra, di certo lei si trova più a suo agio. Gli altri col simbolo della bilancia? Forse mercenari. Quello stemma sembra proprio adatto a una compagnia di mercenari o di guardie cittadine.

Finita la colazione esco con gli altri. Con la punta del mento indico la carrozza "Meglio andarcene. Quella ha tutta l'aria di essere il mezzo della famiglia di nostra conoscenza." Gli unicorni però... sono bellissimi. Vorrei avvicinarmi e accarezzarli, strigliarli. Mi affascinano.

Quindi annuisco verso Selyra "Buona idea." le pozioni di guarigione non sono mai sufficienti. Osservo pure tutto il resto della compagnia allargata.

  • Autore

Uscite dalla locanda ed andate verso il carro e le vostre cavalcature che fortunatamente trovate illese d in ottimo stato , il carro sembra messo meglio di quando lo avete lasciato...

presa la vostra roba vi dirigete alla ricerca di un negozio che venda quello che cercate ma quando uscite dal perimetro della locando il villaggio che vi trovate davanti non è più quello che avete visto mentre lo attraversavate qualche ora fa...

l' architettura è un paradosso di solidità e decadenza: le case sono costruite in spessa ardesia scura e legno di quercia nera, con tetti dalle pendenze vertiginose progettati per far scivolare via non la pioggia, ma la cenere fuligginosa che talvolta cade dal nero cielo soprastante. Le strade sono strette, pavimentate con ciottoli irregolari che sembrano quasi denti conficcati nel fango.

Al centro del villaggio svettano strutture in stile gotico rurale, caratterizzate da archi rampanti ridotti all'osso e finestre strette, protette da pesanti grate in ferro battuto che emettono un gemito metallico al soffiare del vento. Non ci sono piazze aperte o giardini; ogni spazio è sacrificato alla difesa e all'isolamento. Le insegne dei negozi sono realizzate in osso sbiancato o metallo ossidato, illuminate solo dal riflesso scarlatto della luna superiore che tinge ogni ombra di un colore simile al sangue rappreso.

e anche le persone che incrociate hanno un aspetto singolare , sono di certo umani ma la loro pelle sembra quasi della pergamena antica, pallida e quasi traslucida, solcata da vene bluastre , indossano tutti vestiti simili , strati pesanti di lana grezza e cuoio bollito, prediligendo tonalità che vanno dal grigio antracite al marrone fango, colori che permettono loro di confondersi con le pareti delle case...

stupiti ed un pò spaesati trovate subito il negozio che vi interessa alla fine di un vicolo cieco , questo vi appare come un’escrescenza architettonica incastrata tra due caseggiati di pietra sbilenchi, dando l’impressione di una struttura che non dovrebbe esistere. La facciata è interamente rivestita di lastre di bronzo ossidato che hanno assunto una tonalità verde petrolio, fissate con grossi chiodi a testa quadra che sembrano sigilli arcani. Non ci sono finestre convenzionali, ma solo strette feritoie circolari protette da lenti di vetro spesso e convesso, simili a occhi di insetto che riflettono la luce scarlatta della luna, impedendo a chiunque di sbirciare all'interno....

l’elemento più distintivo è l’ingresso: una pesante porta circolare in metallo scuro, priva di maniglia, incisa con un intricato diagramma alchemico che raffigura un serpente che si morde la coda. Sopra l'architrave, una serie di piccoli camini in rame espelle ritmicamente sbuffi di fumo denso e iridescente, che non sale verso il cielo nero ma striscia lungo le pareti come se fosse dotato di una propria volontà. Un’insegna di ferro battuto, raffigurante una clessidra riempita di sabbia luminescente, oscilla senza che ci sia vento...

@ Tutti

A voi.

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Shamàsh (Eoldred Leah)

Stringo con calma i finimenti di uno dei cavalli, lasciando scorrere lo sguardo sul carro. Passo la mano sul pelo perfettamente strigliato. Accarezzo con gentilezza. Tutto è… troppo in ordine. Più di quanto dovrebbe essere.

Non dico nulla, ma il pensiero resta lì. Quando ci allontaniamo dalla locanda, il mondo cambia. Non lentamente. Non in modo naturale.
Semplicemente… è diverso. Le mie pupille si restringono appena, riflettendo e stonando la luce cremisi della luna. Le architetture, le strade, perfino l’aria sembrano appartenere a un’altra verità. Un’altra versione di ciò che abbiamo attraversato poche ore prima.

"Non è lo stesso villaggio." La mia voce è bassa, controllata, ma non cerca conferma. Osservo gli abitanti. La pelle sottile, le vene in evidenza, gli abiti spenti. Quando i loro sguardi incrociano il mio, non vedo solo curiosità. Vedo riconoscimento, o timore. O entrambe le cose.

Non rallento il passo, ma sono consapevole di ogni movimento attorno a noi. La mia armatura riflette quella luce malata, trasformandola. Non la respinge… la accoglie. Come avesse la volontà di mutarla di nuovo. Distolgo lo sguardo.

Il vicolo cieco ci inghiotte e il negozio si mostra per ciò che è: un errore. Una crepa nella realtà. Mi fermo a pochi passi dalla porta circolare, osservando il simbolo inciso. Il serpente che divora se stesso Un uroboro. La clessidra.

Tempo che si consuma. Tempo che si ripete. "Non è solo un negozio." mormoro, più a me stesso che agli altri. Sollevo una mano, sfiorando appena l’aria davanti alla porta, senza toccarla davvero. Come se volessi percepirne il respiro. Tempo… e forse spazio. Un passaggio. O una prigione. Inclino leggermente il capo, gli occhi luminosi fissi sull’incisione. "Se cerchiamo risposte… è probabile qui ce ne siano." Mi volto guardando gli altri. Soprattutto il vecchio, il Professor Fagelber.

E questa volta, non c’è esitazione nel mio gesto mentre mi preparo a entrare. O quantomeno ad agire a un'eventuale reazione dell'uscio al mio tocco.

Devras

Io ho la sensazione dico guardandomi attorno che troveremo solo altre domande rispondo laconico tu puoi chiedere al tuo dio? Io posso chiedere un responso su alcune azioni, ma niente di più. Oppure posso cercare di capire cosa c'è attorno, magari può essere utile

Per tutti

Devras parla di divination e commune with nature

Fiore della Giungla

Sembra essere un villaggio militare...la difesa da qualcosa è chiaramente la priorità qui. Lei cosa ne pensa professore? Dico, guardando interessata l' architettura circostante. Nonostante tutto quello che ci sta capitando, nonostante l'orribile notte appena trascorsa non posso fare a meno di essere curiosa verso questo nuovo, bizzarro mondo.

Master

Non so bene che conoscenze servano, probabilmente storia, ma lo stile architettonico e le persone mi ricordano qualcosa? Qualche civiltà simile è esistita nel nostro mondo?

SELYRA - Bardo Drow

Mi guardo intorno, stranamente taciturna ma con gli occhi che corrono su ogni dettaglio architettonico, vorrei avere piu tempo per conoscere più a fondo questo luogo, sembra un assurda contraddizione che contrappone solidità e decadenza allo stesso, ma si legge anche paura, come se tutto e tutti stessero sulla difensiva.

Di sottecchi guardo gli abitanti, strani individui, potrei dire che sembrino il mio esatto opposto.

"Anche io ho avuto la stessa sensazione!" rispondo a Shamash "sembra diverso da ieri, o forse ieri ci siamo fermati troppo presto per renderci davvero conto dove siamo giunti?"

Le mie parole sono domande probabilmente che non avranno risposta.

"E gli abitanti? Non vi sembrano tutti...uguali e così camaleontici?"

Cerco di far mente locale per capire se ho già visto, durante i miei viaggi, qualcosa di simile sia a livello architettonico che razziale.

AZIONE

Provo Storia +4

  • Autore

Il Professor Fagelber si sistema i piccoli occhiali sul naso aquilino, la pelle che pare ancora più cinerea sotto la luce color sangue della luna, l'unica fonte di chiarore in un cielo eternamente nero. Emette un sospiro che sa di polvere e vecchi tomi, poi risponde a Fiore della Giungla con voce tremante ma ferma.

Militare, cara ragazza? No... questa non è la disciplina della guerra. È il design della sopravvivenza estrema , vedete queste grate e questi archi ridotti all'osso? Non servono a respingere eserciti, ma a sopportare un peso che non è fisico. È come se l'intera architettura stesse trattenendo il respiro per non essere schiacciata dal cielo stesso."

poi volta poi verso Selyra, che cerca nel suo bagaglio di ballate e cronache una spiegazione...

@ Lelyra

Non c’è nulla nel faerun che somigli a questo , ma grazie alla tua preparazione comprendi che non siete finiti in un piano astrale o spirituale, ma in un Piano Materiale Alternativo , è un mondo gemello al vostro , ma regolato da una fisica differente: un luogo dove il sole non sorge mai e la biologia si è adattata a vivere sotto una perenne luna rossa. La pelle traslucida degli abitanti e il loro mimetismo non sono magia, ma la naturale evoluzione di creature nate nell'oscurità perenne.

Devras...interviene Fagelber guardando il druido...gli dèi qui potrebbero sembrare lontani, come grida soffocate da un cuscino. Questo posto puzza di alchimia e di una terra che non ha mai conosciuto il calore del sole, ma solo il freddo della notte eterna.

Mentre Shamàsh sfiora l'aria vicino alla porta di bronzo, il fumo iridescente dei camini gli avvolge le dita come un gatto ansioso, gelido come il tocco di questo mondo. Improvvisamente, l'insegna a clessidra smette di oscillare; la sabbia luminescente al suo interno inizia a fluttuare seguendo correnti invisibili. Con un rumore metallico di ingranaggi, il diagramma alchemico sulla porta ruota, le scaglie di bronzo del serpente stridono e il portale circolare scivola lateralmente, scomparendo nella parete.

Dall'interno non proviene luce, ma un odore intenso di ozono, pergamena bagnata e fiori funebri. Il laboratorio perchè altro non può essere si rivela come un labirinto di scaffalature circolari che sfidano la gravità, arrampicandosi lungo pareti concave rivestite di piombo. Al centro domina un enorme alambicco di vetro vulcanico, collegato a tubicini di rame che attraversano il pavimento come vene metalliche, pulsando di una debole luce azzurrina.

Ogni angolo è stipato di ingredienti impossibili: lingue di salamandra guizzanti e polvere di ossa d'angelo. Su un grande tavolo di pietra nera, inciso con cerchi di trasmutazione che brillano di un rosso cupo, centinaia di candele nere bruciano senza consumarsi , mentre il ticchettio di innumerevoli orologi ad acqua scandisce il ritmo di questo mondo senza alba...

dietro al grande tavolo di pietra nera vedete qualcosa...è una figura che sembra consumata dalle stesse reazioni chimiche che governa. Alto e curvo come un ramo di salice sferzato dal vento, indossa una pesante veste di velluto color prugna, talmente incrostata di sali rari, polveri metalliche e macchie di acidi sconosciuti da aver assunto una consistenza rigida, quasi simile a una corazza. Il suo volto è una mappa di rughe profonde, ma la pelle ha una lucentezza cerosa, innaturale, come se fosse stata trattata con balsami conservativi per sfidare il tempo.

L'elemento più inquietante è il suo sguardo al posto degli occhi naturali, possiede due protesi di vetro ambrato all'interno delle quali galleggiano minuscole pagliuzze d'oro in costante movimento, le sue mani sono guantate in sottile pelle di drago nero, macchiata d'argento vivo, e le dita non smettono mai di muoversi, come se stessero manipolando fili invisibili o rimescolando pozioni nell'aria , ogni suo respiro esala un tenue vapore azzurrognolo che profuma di mandorle amare , segno evidente che i suoi stessi organi interni sono stati alterati dai decenni di esposizione a sostanze trasmutative.

@ Tutti

A voi .

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

Modificato da Dardan

Fiore della giungla

Queste non sono condizioni in cui lavorare...cosa gli sarà successo? Penso, orripilata dal vedere un altro artefice di oggetti magici in queste condizioni. Ma forse in questo mondo assurdo...anzi, in questa mescolanza di mondo assurda è una cosa normale.psss...siamo sicuri che ci servono così tanto le pozioni? Sussurro ai miei compagni, il pelo ritto dietro la nuca.

Modificato da Theraimbownerd

Shamàsh (Eoldred Leah)

Lascio che i fumi avvolgano e accarezzino le mie dita. Non le ritraggo. Non mi allarmano in alcun modo. Ero certo qualcosa sarebbe accaduto al mio tocco ed ecco qui... il pesante disco scompare nella parete accompagnato da rumori metallici sordi. Un meccanismo basilare, alimentato da magia.

Curiosamente metto piede all'interno del laboratorio. Osservo la figura. Mi accosto a Fiore "Non cerchiamo pozioni. Ma risposte... ma le pozioni possono sempre tornare utili."

L'uomo ha un aspetto estremamente singolare. Il dubbio sia effettivamente un umano o addirittura una creatura vivente striscia leggero nella mia mente. Mi rivelo col mio nome di nascita, come se percepissi con questa creatura non possa nascondere nulla "Sono Shamàsh. Loro i miei compagni. Dove ci troviamo e con chi abbiamo il piacere di parlare?" che sia un laboratorio alchemico è evidente. La domanda abbracciava molti più significati.

SELYRA - Bardo Drow

Mi fermo, come se nella mia mente un'agghiacciante consapevolezza si fosse manifestata.

Guardo il Professore, gli occhi spalancati.

Non ho nemmeno sentito le sue parole, sto frugando nel bagaglio dei miei viaggi, nelle ballate che ho raccontato di storie provenienti da bocche di altri ma non riesco a trovare niente di simile a quello che vedo.

"Questo non è il nostro Mondo!" esclamo ,il tono della mia voce un po' troppo alto, "forse gli assomiglia ma non lo è!".

Sembra follia ma è la percezione che ho di questo luogo in questo preciso momento.

"Ieri non era così! Come è possibile?"

Le mie domande sono rivolte particolarmente al professore.

"E quando o dovrei chiedere dove è avvenuto questo passaggio?"

Rimango un attimo in attesa fuori dall'emporio in attesa di risposte prima di entrare. Lasciano che siano gli altri a parlare e a far domande cercando di metabolizzare quello che ho visto.

Zarath

Ascolto le domande degli altri ma... Non trovo un nesso logico in tutto quello che dicono, mi sembrava avessimo già appurato che eravamo in un altro mondo, quindi...

L'unica cosa che mi è parsa strana è quando la locandiera ha parlato del "Signore" o dei "Signori" , come se ci fosse un qualche Lord che governa qui. Proviamo a chiedere di quello, magari potremmo imparare chi governa in questo mondo.

Osservo il negozio anche ammirato, non avevo mai visto un negozio così complesso, anche se le parole del poi... Non le ho capite. Anche il discorso di Selyra... Sarà stata la concitazione, ma non avevo fatto caso a come fosse ieri. Scrollo le spalle.

Le pozioni servono sempre! Dico al tabaxi, per poi seguire il paladino che entra e si presenta. Mi affianco a lui, faccio un cenno del capo e attendo la risposta.

  • Autore

L'umanoide non solleva immediatamente il capo. Le sue dita, avvolte nella pelle di drago nero e macchiate d'argento vivo, continuano a danzare nell'aria sopra il tavolo di pietra nera, tracciando linee invisibili che fanno vibrare i cerchi di trasmutazione. Solo quando l'ultimo vapore azzurrognolo si dissolve, decide di riconoscere la vostra presenza. Il movimento del suo collo è lento, accompagnato da un leggero scricchiolio simile a pergamena vecchia che viene piegata sotto il peso di secoli di polvere.

Le protesi di vetro ambrato ruotano nelle orbite con un ronzio meccanico quasi impercettibile. Le pagliuzze d'oro al loro interno vorticano freneticamente, analizzando le vostre aure e il calore insolito che i vostri corpi emanano, prima di fissarsi su Shamàsh. Quando apre bocca, il suono è un attrito metallico che sembra graffiare l'aria stessa, una voce che ha dimenticato il calore della carne per assumere la precisione fredda dei suoi strumenti...

Shamàsh... un nome che risuona di una luce che questo mondo ha rigettato millenni fa...esordisce e un filo di fumo azzurrognolo al gusto di mandorla amara e ozono gli scivola tra le labbra sottili, disperdendosi nel laboratorio...siete giunti nell'ombelico della Grande Opera, dove la materia smette di ubbidire alle leggi della natura per piegarsi alla necessità dell'alchimia...Io sono Vesper il maestro alchimista di questo laboratorio e custode dei segreti che permettono a questo luogo di non collassare su se stesso....

Egli compie un gesto fluido con la mano guantata, indicando le scaffalature circolari che si arrampicano lungo le pareti concave...questo non è un emporio...èun santuario di distillazione , ogni ingrediente che vedete, dalle lingue di salamandra alla polvere di ossa d'angelo, serve a stabilizzare la realtà di Ouroboros. Senza l'alchimia a sigillare le crepe, l'oscurità esterna avrebbe già reclamato queste strade....

Si volta lentamente verso Selyra, le pagliuzze d'oro nei suoi occhi che brillano di una luce vitrea, riflettendo il tremolio delle candele nere...dite che non è il vostro mondo? La vostra percezione è acuta...vi trovate a Ouroboros, la Città Fortezza, uno degli ultimi baluardi di civiltà in un piano che ha dimenticato il calore del giorno. Esistono altri insediamenti, piccoli villaggi e cittadelle sperdute nel buio, ma spostarsi tra loro con mezzi comuni è pura follia...le rotte sono state inghiottite dalla notte e solo carovane pesantemente armate o viaggiatori folli osano sfidare le distanze...

Vesper si appoggia al tavolo di pietra, la sua voce diventa un sussurro stridente...non è l'essenza stessa di questo piano a voler schiacciare chi lo abita; il mondo è solo... indifferente...tuttavia, oltre queste mura, l'oscurità è popolata da creature che non hanno mai visto la luce , mostri nati dal fango e dal freddo eterno che considerano ogni battito di cuore come un richiamo...le mura di Ouroboros non servono a contenere una pressione astratta, ma a tenere fuori ciò che striscia e ruggisce nel vuoto...

L'alchimista inclina il busto in avanti, riducendo la distanza tra sé e Shamàsh...le pagliuzze d'oro nei suoi occhi rallentano, emettendo un fioco bagliore ambrato che sembra voler scrutare fin sotto la vostra pelle...Ascoltate bene...questa città non è un porto sicuro per i curiosi, ma un labirinto di verità sepolte...dietro ogni leggenda e ogni preghiera alla Luna Rossa, si nascondono sguardi che non appartengono agli dèi...qui le ombre hanno una memoria molto lunga e non perdonano chi porta con sé l'odore di un mondo lontano...

detto questo...siete qui , dunque la domanda è inevitabile...riprende con quel suo tono metallico...vi serve qualcosa?

@ Tutti

A voi .

@Cronos89 @Daimadoshi85 @Landar @shadyfighter07 @Theraimbownerd

SELYRA - Bardo Drow

Le parole criptiche dell'alchimista, anche se non troppo chiare nella concezione che io ho della realtà, scuotono il mio animo poetico, sto già pensando ad una ballata, dove eroi coraggiosi sfidano un mondo senza sole per muoversi tra una città ed un altra, abbandonando la solidità delle mura di Ouroboros per sconfiggere mostri e creature nate dall'ombra.

Ma subito una consapevolezza mi fa rabbrividire...

Guardo gli altri ed il Professore anche se la domanda che sto ponendo è soprattutto rivolta al padrone del negozio.

"Come faremo a tornare indietro?"

Ma subito capisco che sto riempiendo di domande questa creatura dall'aspetto insolito, dimenticando l'educazione ed il vero scopo per cui siamo giunti.

Sorrido in modo amabile.

"Ci servirebbero delle pozioni curative e..."

Guardo gli altri per capire se dopo questa rivelazione ci potrebbe anche servre altro.

Shamàsh (Eoldred Leah)

Osservo in silenzio. Lascio che le parole di Vesper scorrano come i suoi reagenti versati con precisione dentro al crogiolo. Non lo interrompo, non cedo alla tentazione di colmare i vuoti. Il mio respiro è lento, regolare. Il suo avvicinarsi non mi disturba… anzi, lo accolgo. Resto immobile mentre i suoi occhi artificiali scavano, setacciano, cercano. Non teme il contatto… o ha dimenticato cosa significhi temere. Il mio sguardo, luminoso, dorato e quieto, si muove invece nello spazio attorno a lui. Le scaffalature. I barattoli. Le polveri. Le lingue essiccate, le ossa finemente macinate… e oltre, i dettagli più sottili: incisioni, residui, piccole anomalie. Ogni cosa qui è al limite tra stabilità e rovina. Un santuario… o una diga che trattiene un mare in attesa di rompere.

Per un istante, il pensiero torna al simbolo sulla porta. L’anello che divora se stesso Ouroboros… contenere per esistere. Consumarsi per durare.

Quando Vesper termina, inclino appena il capo. Un cenno lento, rispettoso. Le sue parole sui forestieri non mi sorprendono. Diffidenza necessaria. In un mondo così… la fiducia è un lusso suicida. Sollevo lo sguardo su di lui, studiandolo con discrezione, senza invadere. Non cerco di smascherarlo… ma di comprenderlo. Dove finisce l’uomo e dove iniziano le sue creazioni. Annuisco alle parole di Selyra, ma intendo completarle e essere chiaro. Limpido. Poi parlo, con voce calma, controllata. "La vostra opera è notevole." una breve pausa, sincera "Resistere, quando tutto attorno cede... richiede più della conoscenza. Richiede volontà." Lascio che il riconoscimento resti lì, senza appesantirlo. Poi entro nel merito. "Non siamo semplici stranieri." i miei occhi non si distolgono dai suoi "O almeno non nel senso che intendete." Un respiro leggero "Veniamo da un altro mondo. O da quanto abbiamo compreso da un’altra versione del mondo." Una lieve esitazione, non di dubbio… ma di precisione. "Faerûn. Toril." Osservo se quei nomi accendono qualcosa, anche solo un riflesso nelle sue lenti. "Fino a poche ore fa eravamo lì. Poi… senza transizione, senza portale visibile… ci siamo ritrovati qui." Inclino appena il capo. "E da ciò che abbiamo compreso… non siamo i primi a subire questo passaggio."

Le mani restano rilassate lungo i fianchi. Nessuna minaccia. Nessuna richiesta forzata. "Speravo che qualcuno come voi, custode degli equilibri di questo luogo, potesse avere risposte." Un battito di ciglia lento, la luce dei miei occhi svanisce per un istante "O almeno, indizi." Una pausa. Poi aggiungo, con tono ancora più leggero "Conoscete una locanda chiamata ‘L'Ultimo Riposo’, gestita da una certa Valeria?" Infine, un piccolo cenno "Quando avremo compreso meglio dove siamo e cosa siamo diventati qui, se amici o prede, valuteremo se avremo bisogno dei vostri preparati."

Resto fermo.

In attesa.

Modificato da Landar

Devras

Si e vorremmo sapere di questa luna di sangue, se per caso può centrare con un culto vampiriaco dico guardandomi attorno incuriosito

Fiore della giungla.

Alchimisti...sempre drammatici Penso, quando ascolto le parole del negoziante. Gli alchimisti a prescindere dall' universo sono sempre pronti a mettere più misticismo nella loro arte di quanto effettivamente ne richieda. Però in mezzo al delirio mistico ci sono effettivamente informazioni interessanti.

Interessante...un piano difeso dall' alchimia. La mia idea sulla città in stato d'assedio a quanto pare era accurata. Rifletto ad alta voce.

Quindi c'è anche la possibilità che non troveremo proprio Linden...o almeno la Linden che stiamo cercando.

Poi l'illuminazione se il viaggio qui è così pericoloso ci serve una mappa. Non possiamo permetterci di andare alla cieca.

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