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  2. 2Cents: c'è chi pensa a D&D come una sorta di MMO al tavolo e chi pensa a tutte le correlazioni che potrebbero esserci in certe scelte... Sono visioni del gioco completamente diverse.
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  5. fino

    Per la 21° edizione, Ludicomix torna con 2 giorni di eventi, fumetti, cosplay, Giochi da Tavolo, GDR e tanto altro! Ci vediamo a Empoli 16 e 17 Maggio!
  6. Parole sante Una componente essenziale per divertirsi tutti insieme al tavolo. Da DM, è sempre più difficile convicnere i giocatori a non giocare cose strane che anche nei Forgotten realms verrebbero messe su una pira appena entrate in un villaggio. Da creatore di un'ambientazione, trovo però interessante la sfida di adattare D&D al mio modo di vedere il gioco. Ecco, diciamo che la 5.5 ha complicato molto il mio lavoro rispetto alla 5.
  7. non vorrei dire una fesseria... ma credo che il Dragonborn , cosi come era già stato anticipato nella 3.x dal mezzo-drago, in realtà sia stato introdotto per poter permettere ai giocatori di giocare una razza con la quale avevano avuto modo di interagire nell'ambientazione di Dragonlance. Ma la questione del giocare le razze dei mostri non nasce con la 3.x. Già in BECMI ( per AD&D sinceramente non ricordo) erano state introdotte le regole per giocare umanoidi (vedi il GAZ Orchetti di Thar), le razze silvane e fatate (Pc1) , i licantropi (PC3), etc... Ma erano regole accompagnate da istruzioni/spiegazioni/consigli per il DM su come inserire questa opzione all'interno del mondo di gioco (nel caso specifico Mystara) senza snaturarlo. Come ha detto @aza , il problema non è nel giocare un'opzione strana o alternativa, ma nel dare coerenza al mondo in cui si muovono i personaggi. E questo da tempo non accade, probabilmente per due motivi principali : l'obiettivo di inclusività di cui ho accennato in precedenza, e anche il non voler impegnare (tante) energie per realizzare una ambientazione 'coerente'. Perchè il creare a livello editoriale un mondo coerente richiede moltissimo tempo e il lavoro di molte persone. Forse anche maggiore rispetto alla creazione di un regolamento. E in questo il D&D delle ultime due edizioni 4e e 5.x ha perso probabilmente il suo ethos , al di là dell'apprezzamento sulle specifiche meccaniche di gioco.
  8. Secondo me però la differenza è proprio qui. Il monaco sarà anche stato un’aggiunta strana rispetto al nucleo originario di D&D, ma non ti obbliga a riscrivere il mondo. Lo puoi trattare come un individuo particolare, un membro di un ordine remoto, un tizio venuto da chissà dove. Fine. Non devi ripensare ogni villaggio, ogni città, ogni locanda e ogni PNG solo perché esiste un monaco. Il dragonborn invece sì. Il dragonborn non è “un tipo che combatte in modo strano”: è un lucertolone draconico senziente alto due metri che entra in una società prevalentemente umana, medievaleggiante e superstiziosa. Se lo prendi sul serio, la gente dovrebbe reagire. Il contadino lo guarda come un mostro, il prete si fa il segno sacro, la guardia gli punta la lancia addosso, l’oste non sa se servirgli da bere o chiamare aiuto. E invece oggi spesso no. Oggi entra in taverna il dragonborn, il tiefling con le corna, il drow, il folletto, il mezzo demone, il mezzo angelo, il gatto antropomorfo e nessuno batte ciglio, perché guai a dare peso alla coerenza dell’ambientazione. L’importante è che ognuno possa giocarsi la sua skin speciale, possibilmente con una backstory da protagonista assoluto. Ed è questo che a me, da giocatore vecchia scuola, fa abbastanza schifo della moda moderna. Non il fatto che esistano opzioni strane. Quelle sono sempre esistite. Il problema è che oggi spesso vengono buttate dentro senza conseguenze, senza logica, senza mondo. L’ambientazione non è più un luogo credibile con le sue regole interne: è uno sfondo di cartone che si piega a qualunque personaggio voglia portare il giocatore. Per me il dragonborn non è sbagliato in assoluto. Può funzionare benissimo in un’ambientazione pensata per includerlo. Ma se lo infili pari pari in un mondo umano-centrico, pseudo-medievale e superstizioso, e tutti lo trattano come se fosse solo un umano con le squame, allora non stai giocando un mondo fantasy coerente. Stai giocando un cosplay party con le statistiche.
  9. Come detto da altri, non è una questione di bilanciamento ma di "ambientazione implicita". D&D nasce con le sole quattro razze tolkieniane (elfi, hobbit, nani e umani) e tre classi (chierico, guerriero e mago vanciano). Negli anni le cose sono cambiate. A volte hanno introdotto nuove opzioni in linea con questa "ambientazione implicita", come i mezz'elfi, i ladri e i paladini. Altre volte hanno aggiunto roba che non c'entrava una mazza ma che negli anni sono diventati D&D, tipo il monaco. Il dragonborn è un caso interessante: non c'entra nulla con quello che era prima D&D ma è diventato abbastanza standard che chi come te ha iniziato con la quinta edizione lo trova assolutamente normale. E questo credo sia un buon esempio di come l'ethos sia mutato col passare del tempo. La differenza tra il monaco e il dragonborn? Il primo l'hanno aggiunto nel 1975.
  10. @Toradol vorrei esprimere il mio massimo apprezzamento per aver creato tale chicca di scheda, anche se sono passati non pochi anni dal tuo ultimo aggiornamento. Bel lavoro ❤️ Volevo dare alcuni suggerimenti per implementarla, se hai tempo/voglia. Aggiungere la sezione per salto in lungo e salto in alto, che dovrebbero essere calcolate come segue (approssimando per difetto al mezzo metro): Salto in Lungo = ( Str valore / 3) Salto in Alto = ( [Str modificatore + 3] / 3) Aggiungere l'autocompilazione per il calcolo della CA in basso, collegando il risultato finale nel box vicino all'Iniziativa, che potrebbe essere utile impostare come selezione a tendina o semplice somma dei valori immessi. Aggiungendo però alcuni parametri in particolare: Caselle per selezionare il tipo di armatura [leggera, media, pesante] ed il relativo modificatore alla destrezza da sommare [Pieno, +3, +2 e 0] Aggiungere il bonus dello scudo equipaggiato [+2,+3,+4,+5] Aggiungere l'autocompilazione per il calcolo del peso trasportabile (approssimato per eccesso) Capacità di trasporto = ( [Str valore x 15] / 2,2*) * fattore di conversione da Once a Kg Aggiungere l'autocompilazione per il calcolo della CD degli incantesimi ed il bonus agli attacchi magici sulla base della propria caratteristica da incantatore (solo una) Selezione a tendina fra Intelligenza, Saggezza e Carisma (da impostare alla 3 pagina) Collegamento del risultato con quelli nella pagina iniziale Aggiungere Intelligenza (investigazione) PASSIVA Ho esposto quei punti che potrebbero essere migliorati e che non prendono troppo spazio nella scheda Sinceramente D.
  11. Grazie @aza per la spiegazione. Infatti venne introdotto come razza di nicchia, quasi solo da razza che vive in disparte in posti sperduti in mezzo ai monti o nelle fogne cittadine, all'interno di "Guida degli avventurieri alla Costa della Spada". Ammetto che non mi piacque che il loro passato rimaneva fin troppo fumoso e avvolto dal mistero (e qui ritorniamo al post che ho scritto poco sopra sui difetti di storia e mitologia dell'ambientazione). Poi hanno un poco corretto il tiro con manuale di FIzban, ma rimane molto lacunosa la loro "venuta al mondo", la loro cultura e anche gli accampamenti principali che questa razza ha costruito lungo i Reami Dimenticati... I Coboldi sono molto meglio caratterizzati su questo lato. Quindi ve lo vorrei chiedere qua... Quali sono quelle razze che hanno visto la loro entrata in gioco letteralmente "dal nulla" con la 5° edizione? Ce ne solo altre che varrebbe la pena menzionare? Oltretutto, dove è possibile recuperare dettagli sui Dragonborn per dargli una caratterizzazione più approfondita come ho spiegato sopra? Sinceramente D.
  12. È anche una questione di credibilità della campagna e di coerenza del mondo di gioco. Le campagne fantasy, soprattutto nelle vecchie edizioni, sono sempre state in larga parte umano-centriche. Non a caso elfi, nani e halfling venivano chiamati “semiumani”: pur nelle loro differenze, restavano comunque abbastanza simili agli umani. Anche quando in villaggi isolati potevano essere guardati con sospetto o diffidenza, non apparivano come qualcosa di radicalmente estraneo. Tiefling e dragonborn, invece, sono oggettivamente molto più “alieni” agli occhi di una società prevalentemente umana. La domanda quindi diventa: in un mondo fantasy dove gli umani sono la razza dominante, come verrebbero percepiti individui del genere entrando in un villaggio sperduto tra i monti o in una cittadina isolata? Secondo me il punto divisivo era proprio questo. Non tanto il bilanciamento meccanico della razza, ma l’impatto sulla credibilità dell’ambientazione. Un dragonborn non è semplicemente “un umano un po’ diverso”: è una creatura dall’aspetto draconico, imponente, immediatamente riconoscibile come qualcosa di fuori dal comune. Se diventa una razza giocabile ordinaria, il mondo deve in qualche modo tenerne conto. È un discorso simile a quello che si poteva fare sugli eladrin in 4ª edizione e sul loro potere a incontro, il Fey Step. Potevano teletrasportarsi entro 9 metri verso un punto che vedevano. Ma se ogni individuo di una certa razza possiede naturalmente un’abilità del genere, la società dovrebbe cambiare di conseguenza in modi impensabili. Elementi banali come finestre, scale, mura, serrature e perfino la disposizione degli edifici assumerebbero un significato diverso. Quindi sì, capisco il tuo dubbio: rispetto a un mezzo-drago, il dragonborn può sembrare più bilanciato e più adatto a essere usato come personaggio giocante. Però la critica, almeno per molti giocatori delle vecchie edizioni, non era solo “è troppo forte” o “è una razza mostruosa”. Era piuttosto: “che effetto ha questa razza sulla coerenza della campagna?”.
  13. In breve è anche il mio pensiero, purtroppo.
  14. Nelle edizioni precedenti, nei manuali base, c'erano sempre e solo le razze classiche (in alcune edizioni la razza ERA la classe). L'introduzione di una razza aliena (tranne che per Dragonlance dove c'erano i dragonidi, ma erano soprattutto PNG e/o mostri) che era praticamente impossibile da giustificare nella lore tradizionale erano il primo motivo di discussione. Inoltre l'origine stessa di questa razza ha avuto, nel corso del tempo, diverse interpretazioni, spesso contradditorie, sulle sue origini, insieme a quella schifezza immonda della Spellplague, uno degli eventi "cambiamondo" peggiori mai scritti. Tieni anche presente che nelle vecchie edizioni di D&D (o AD&D) il bilanciamento NON ESISTEVA e ce se ne fregava altamente! Basta vedere gli elfi nel "complete book of elves", dove sono presentate delle classi devastanti, nettamente più potenti delle altre. Nelle versioni più recenti si trovano delle commistioni di razze per i pg imbarazzanti: tiefling/mezzo vampiro/un quarto drow/un sesto mezzo drago, tre quarti rettiliano... una mera ricerca della combo più devastante con un bel mix/max (abitudine che personalmente trovo odiosa). L'introduzione di queste razze, insieme alle modifiche fatte al regolamento, ha spostato la scelta della razza da interpretare da un semplice gusto "letterario" ad una motivazione meramente pratica per avere il pg più devastante durante le partite.
  15. Comunque volevo chiedere una precisazione su questo punto relativo alle razze. Come mai il Dragonborn fu divisivo all'epoca? E lo chiedo proprio perchè ho iniziato a giocare con la 5° edizione. Posso comprendere le altre razze menzionate nell'articolo, soprattutto quelle del Tiefling e del Drow (anche se sono ottime per le campagne con PG malvagi), ma sui Dragonborn non capisco il punto. Onestamente li trovo più bilanciati rispetto ad un Mezzo-Drago, che veniva usato sempre e comunque come razza mostruosa da affiancare o come PNG di supporto o come nemico da affrontare. Sinceramente curioso D.
  16. Power fantasy D&D originale? Decisamente no. Non lo era l'edizione originale, non lo era il BECMI, non lo era AD&D. Quando rischi di morire per il graffio di un gatto o il morso di un topo, di "power" c'è ben poco. Sempre che per power fantasy tu intenda la definizione comunemente adottata. La quarta edizione è stata un fallimento? Si, e lo dicono pure gli stessi designer in diverse interviste e video che si trovano facilmente su Youtube (attenzione, fallimento commerciale nel senso che non ha incontrato il favore del pubblico e a livello di vendite è stata un disastro), oltre che i bilanci finanziari di Hasbro all'epoca. Basta aver voglia di cercare le informazioni e si trova tutto nero su bianco. Quella che tu definisci logorrea, per me è invece è semplicemente dettaglio. L'autore si prende tutto il tempo che serve per spiegare un concetto astratto e complesso, dal quale traspare la passione per quello che scrive. E spiegarsi per bene è un'arte che sta andando perduta, visto che adesso si vuole una narrazione "asciutta e sterile", dato che la capacità di attenzione attuale di molti è inferiore ai 10 secondi, o di cinque righe. Dopo di che non ricordano nemmeno l'inizio del discorso. In merito a cosa sia D&D nel 2026... a mio avviso è un marchio senza lo spirito che lo ha alimentato per 5 lustri, buono solo per spillare soldi ai clienti più giovani. Un gioco di ruolo dove si impersonano delle semidivinità praticamente immortali fin dal primo livello, svuotato di ogni parvenza di sfida reale, votato ad un gioco mordi e fuggi per un pubblico distratto e volubile, con classi appiattite e simili una all'altra, un "politically correct" fastidioso e strisciante nella terminologia e nell'arte adottata nei manuali.
  17. Il problema del tuo commento è che, alla fine, non smonta davvero l’articolo. Ne critica soprattutto il tono. Che è diverso. “Che logorrea”, “troppa retorica”, “più incisivo, asciutto e puntuale”: ci sta che lo stile non piaccia. Anch’io posso trovare l’articolo ridondante e compiaciuto. Ma una critica di stile non è una confutazione logica. E infatti subito dopo ammetti di essere d’accordo “su diversi punti”, quindi stai già concedendo che il testo contiene elementi sostanziali. È, al massimo, prolisso e discutibile, non automaticamente sbagliato. La contraddizione più forte arriva quando attacchi il concetto di “ethos”. Dici che questo ethos sarebbe fantomatico, impossibile da centrare e non definibile in modo univoco nel 2026. Poi però provi tu stesso a definire cosa sarebbe D&D: dungeon crawling, personaggi fragili, rischio alto, accumulo di tesori, progressione da individui mediocri a figure straordinarie. Ma subito dopo aggiungi che già AD&D 2e, e poi ancora di più la 3e, si erano allontanate da quella concezione originaria. Quindi la tua stessa argomentazione dimostra il contrario di ciò che vorresti sostenere. Se D&D non coincide più da decenni con il suo modello originario, allora è evidente che la sua identità non può essere ridotta a una singola formula meccanica. Non è “D&D = dungeon crawl letale”. Non è “D&D = AD&D”. Non è “D&D = 3.x”. È una continuità più larga, fatta di regole, aspettative, estetica, lessico, ruoli al tavolo, progressione, immaginario, tradizione e riconoscibilità. Cioè, appunto, quello che l’articolo chiama ethos. Può non piacerti il termine. Puoi trovarlo fumoso. Ma non puoi liquidarlo come inesistente mentre poi ragioni tu stesso in termini di identità storica del gioco. Anche perché quando dici che oggi è impossibile definire D&D in modo univoco, non stai smentendo il concetto di ethos: lo stai rendendo necessario. Proprio perché D&D è cambiato nel tempo, serve una categoria più elastica per parlare di ciò che resta riconoscibile attraverso le trasformazioni. L’ethos non è una “essenza mistica”. È il fascio di continuità che fa sì che una cosa venga percepita come D&D anche quando cambia edizione. E qui entra anche il tuo richiamo a “system matters”. Dici di apprezzare molto quel concetto, ma il cuore dell’articolo è precisamente quello: il sistema, la presentazione, la curva di potere, la gestione delle specie, la struttura dei personaggi e il ruolo del DM cambiano il tipo di esperienza prodotta al tavolo. Quindi l’articolo, al netto della retorica, sta dicendo una cosa molto vicina a “system matters”: non basta che il logo dica D&D, bisogna vedere che esperienza concreta il sistema genera. Puoi contestare i singoli esempi. Puoi dire che alcune accuse alla 5.5 sono esagerate. Puoi chiedere più dati. Tutto legittimo. Ma non puoi liquidare l’intero ragionamento come semplice tiritera di opinioni solo perché non ti piace il registro. Sui dati, poi, il tuo argomento è solo parzialmente valido. Hai ragione quando chiedi: “Dov’è il fallimento della 5.5? Su cosa lo valutiamo?” Se parliamo di fallimento commerciale, a oggi non c’è una prova pubblica definitiva. Anzi, Hasbro ha dichiarato risultati molto forti per i manuali base 2024. Quindi sì, dire “la 5.5 è un flop” in senso economico è prematuro. Ma da qui a dire che l’articolo non stia toccando un punto reale ce ne passa. Perché il punto dell’articolo non è soltanto “ha venduto poco”. Il punto è: questa revisione genera una frizione identitaria? Sta creando confusione, rigetto, disaffezione, discussione sulla continuità con la 5e 2014? E lì qualche indizio c’è. D&D Beyond ha dovuto correggere la rotta dopo le polemiche sulle modifiche forzate ai contenuti digitali. Ha poi adottato una distinzione più esplicita tra 5e e 5.5e proprio perché la convivenza tra materiali 2014 e 2024 generava confusione. Questo non prova il collasso dell’edizione, ma prova che il problema di percezione non è inventato. Quindi la posizione più corretta non è: “la 5.5 è certamente fallita”. È: “il fallimento commerciale non è dimostrato, ma la frizione identitaria è reale”. E questa è esattamente la zona in cui l’articolo si muove. Anche il parallelo con la 4e, se lo leggi bene, non distrugge l’articolo. Lo raffina. Tu dici giustamente che la 4e non fu semplicemente un fallimento totale. Fu un caso misto: buon design sotto certi aspetti, ricezione spaccata, problemi di comunicazione, alienazione di parte della fanbase, concorrenza di Pathfinder, percezione di rottura con la 3.x. Perfetto. Ma tutto questo conferma che un’edizione di D&D non viene giudicata solo come regolamento astratto. Viene giudicata anche per continuità percepita, rapporto con la community, fiducia nel brand, riconoscibilità e compatibilità con ciò che i giocatori pensano di stare giocando. Ancora una volta: ethos. Il tuo commento quindi ha un’intuizione buona: chiedere più rigore e meno retorica. Ma sbaglia bersaglio quando tratta il concetto di ethos come un fantasma inconsistente. L’articolo è polemico, lungo, enfatico, forse sbilanciato. Ma il suo nucleo è sensato: D&D non è solo un set di regole intercambiabili. È anche una tradizione di aspettative. Quando un’edizione cambia troppe cose, o le cambia nel modo sbagliato, può generare rigetto anche se il design non è tecnicamente pessimo. Tu stesso, parlando di OD&D, AD&D 2e, 3e, 4e, 5e e 5.5, stai facendo esattamente quel tipo di discorso. La differenza è che l’articolo lo chiama ethos. Tu lo chiami “che cos’è D&D?”. Ma la domanda è la stessa.
  18. Che logorrea. Un articolo intriso di eccessiva retorica, che sarebbe stato molto più efficace se fosse stato anche più incisivo, asciutto e puntuale. E sono pure d'accordo su diversi punti, ma alla fine il nodo centrale è la questione di questo fantomatico ethos, che l'autore trova centrale all'esperienza D&D. Ma che nemmeno lui stesso sa centrare, ammettendo pure in più punti che è da sempre materia di ampia discussione. E per il resto, mancano i dati. Dov'è il fallimento di questa attuale "mezza" edizione? Su cosa lo valutiamo? La 4° Edizione è stata un fallimento? Ni. Lo è stata e non lo è stata. Ci sono ampi articoli al riguardo che spiegano bene la cosa, offrendo delle valutazioni più oggettive, sia numeriche, che realmente motivate. Ad esempio, uno degli errori enormi della Wizards fu condurre una campagna pubblicitaria di lancio iniziale basata fondamentalmente sul discredito della 3.X: si tratta di un elemento non irrilevante, che all'epoca infastidì parecchi giocatori, che si sentirono in qualche modo traditi. Manca proprio, in questo articolo, a mio avviso, il focus basilare (cosa che l'autore sostiene di saper individuare, ma che, invece, a mio avviso è impossibile da definire in maniera univoca, nel 2026): e cioè che cos'è D&D? D&D è un gioco tradizionalmente a base dungeon-crawling, nato qualche decennio fa come un power fantasy su un gruppo di personaggi, molto spesso mediocri, che rischiavano di farsi ammazzare facile nello sfidare un labirinto di trappole e mostri congegnato come un meccanismo da parte dell'arbitro di gioco; se sopravvivevano, avevano la possibilità di diventare individui straordinari a forze di accumulare ricchezze e ottenere esperienza progressiva. Già questa concezione, fortemente identitaria per l'edizione originale, è del tutto lontana dalla 3° edizione... ma non è nemmeno già più quella di AD&D 2° edizione. Quindi... boh. Per quanto io stesso sia un giocatore da mille sistemi e che apprezza molto il concetto di "system matters" (cosa agli antipodi della 5.X), trovo questa lunga tiritera di opinioni assolutamente non apprezzabile e molto vacua.
  19. SACRILEGIO!!!!! La maledizione di Pdorrr, figlio di Kmerrr della tribù di Starrr ricadrà su di te! 😁 Si tratta della serie di moduli T1-4 il tempio del male elementale, A1-4 il flagello dei signori degli schiavi, GDQ1-7 la regina dei ragni. Tutti questi moduli insieme compongono la Grand Campaign di Greyhawk. Un'esperienza che, a mio avviso, vale la pena di affrontare.
  20. Grand Campaign? quale Grand Campaign? 🤔
  21. Ieri
  22. Titolo Campagna: Stellarium Tipo Campagna: Land Gioco/Sistema: D&D2024 con sistema di regole Greater reality e Homebrew Ambientazione: Homebrew Genere: Misto Data e Orario: il sistema della Land non prevede orari. Giocatori e Master potranno entrare a ruolare in qualsiasi momento, ed i Giocatori potranno ruolare (fintanto che non si compiano azioni che abbiano impatto sul mondo di gioco) anche senza un Master a guidarli. Stato attuale: Abbiamo finito la prima beta, purtroppo ci sono stati dei problemi interni e quindi adesso ci ritroviamo a corto di personale. Il mondo di gioco ha una base, ma che deve essere lavorata ancora un pochino ed in caso è modificabile se volete apportare modifiche. Abbiamo già dei player presenti dalla precedente beta che il progetto è piaciuto. Cosa cerchiamo: Siamo alla ricerca di master ed in caso, anche aiuto master e personale per lo staff, che ci possano aiutare per questo nostro progetto e con una mente aperta alle storie Homebrew, proprio perchè come già scritto il mondo è interamente Homebrew. Se interessati potete scrivermi in privato su Discord (x_destiny_x) dove risponderò alle vostre domande. Vogliamo creare un posto dove i player possano divertirsi insieme a noi. Vogliamo persone con cui si possa comunicare e abbastanza brave nelle meccaniche di Dnd
  23. andreagrimi ha risposto a andreagrimi a un discussione Mi presento
    Ciao @MattoMatteo ! Ringrazio molto te e gli altri per il benvenuto! Volentieri! Ne parleró con il mio master post sessione questa settimana, e vediamo cosa puó fornirmi. Senz'altro sará qualcosa di interessante, metteró quanti piú dettagli possibili. Nel caso fossi interessato, ho aperto un thread in quella sezione circa una applicazione che abbiamo creato con il nostro gruppo di D&D. È opensource e selfhostabile, e la stiamo proprio testando nell'ultima campagna. A presto!
  24. MattoMatteo ha risposto a andreagrimi a un discussione Mi presento
    @andreagrimi per prima cosa benvenuto! Non è mia abitudine salutare i nuovi arrivati, a meno che il loro primo post contenga qualcosa di interessante, e nel tuo c'è: Da bravo autore di HR, materiale "home-made", ambientazioni e interi regolamenti (anche se, in molti casi, dopo lo spunto iniziale il progetto si arena... 😢) questa è una cosa che mi interessa molto... potresti postare una descrizione, anche breve, del vostro regolamento nella sezione "House rules e progetti"...
  25. Beh, non è strano. Il gruppo di sviluppo di Pathfinder 1 viene direttamente da chi scriveva contenuti per D&D 3.5. Era il gruppo editoriale di Dragon e di Dungeon.
  26. mi associo ai ringraziamenti per la condivisione dell'articolo 🙂 una analisi dell'autore che centra in pieno tanti, forse non tutti, punti reali e concreti su cosa sia D&D. Un aspetto che invece penso debba essere sottolineato, come @CreepyDFire ha già avanzato, è il legame della 'lore' che ha D&D, e che a partire dalla 5.x sembra quasi essere stata sterilizzata per inseguire l'obiettivo dell'inclusività. Obiettivo legittimo e più che condivisibile. Ma a mio modesto avviso, errato nel modo in cui è stato portato avanti. L'inclusività riguarda i giocatori che si trovano attorno ad un tavolo, non i personaggi nelle storie che possiamo/vogliamo raccontare. Qui credo, più che le vere e proprie meccaniche di gioco (anche se esiste una correlazione tra lore e meccaniche), WotC ha veramente commesso l'errore; presentando un gioco dalle regole buone (almeno per gli standard dei game designer moderni) ma completamente asettico, con l'illusione che possa andare bene per tutte le sensibilità. La stessa narrativa , soprattutto i grandi capolavori, utilizzano attriti, conflitti e in certi casi la crudeltà , ma non per 'dividere' o essere 'contro' qualcuno, piuttosto per insegnare a distinguere il bene dal male (in modo semplicistico) o il giusto dallo sbagliato. Così è anche per i nostri giochi. I vecchi manuali di ambientazione trasmettevano un senso di mistero, di avventura, di tensione che i manuali moderni non hanno. Ed erano colmi di possibilità che inducevano il lettore (DM o giocatore che fosse) a fantasticare, e paradossalmente a chiedere di saperne ancora di più. Ecco, forse il tornare a riunire una vera lore alle regole potrebbe essere un buon modo per far sì che D&D continui ad essere il D&D delle origini.
  27. da parte mia , con la 5.0 no . io gioco e faccio giocare .
  28. @firwood vecchio mio! Attualmente ci sto provando a recuperare quelle vecchie perle, perché mi piace leggere e avere spunti da introdurre nelle campagne che conduco. Purtroppo ritorniamo ad un commento che ho lasciato un paio di giorni prima proprio sul fatto di recuperare tali manuali... ed sta diventando impegnativo e dispendioso nell'epoca attuale (anche se traboccano le risorse in rete e anche qui su D'L avete fatto varei retrospettive nel tempo su mostri e regni). Per il resto mi piacerebbe che il manuali vengano considerati come una risorsa da utilizzare e non un mero soprammobile (che è anche una delle ragioni della crisi dell'editoria assieme al cambio delle abitudini di fruizione del sapere). Spero che si ritorni ai vecchi fasti dopo questa nasata... anche se sarà difficile Sinceramente D.

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