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DarthFeder

Circolo degli Antichi
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  1. Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Il mio stomaco brontola rumorosamente, reclamando a gran voce del cibo, ma sento che la speranza di un lauto pasto (possibilmente a scrocco) consumato stando comodamente seduti è ormai svanita. Andiamo dal Vecchio Timo, chissà se sarà più vecchio di me. Tra anziani ci si intende sempre, di sicuro sarà lieto di fornirci una mappa di questo luogo. Oste, c'è forse la possibilità di avere una porzione di zuppa da asporto?
  2. Da qualche parte, una campana suona due rintocchi. Giurereste di non averla mai udita in precedenza, ma ora il soffio teso del vento vi porta alle orecchie due "dong" tremuli e spettrali, carichi di tristezza e rimpianto. Eppure l'Abbazia non ha più campanili: avete visto la torre campanaria crollata e riversa al suolo durante la vostra ascesa lungo il pendio, allungata tra la neve e le rocce come la spina dorsale di un gigantesco drago.
  3. Urgok si avvicina guardingo alla porta chiusa, e sbircia con circospezione attraverso le fessure che separano le pesanti assi di legno scuro. Osserva una stanza rischiarata da una lanterna tremolante posata a terra, proprio al centro dell'ambiente. Quattro individui si stanno accanendo contro le pareti della sala, ansimando per la stanchezza ma animati da sguardi carichi di cupidigia. Guardando meglio, ti Urgok si rende conto che non stanno semplicemente martellando le pareti, ma bensì stanno asportando una serie di lapidi di marmo bianco. Le lastre vengono staccate dai muri e posate a terra o, se non si riesce a rompere la malta, vengono direttamente spaccate con malagrazia a colpi di piccone. Di otto lapidi, già cinque sono state asportate rivelando profonde nicchie scavate nella pietra. Mentre tre individui, vestiti di pesanti abiti invernali e con sciarpe e colletti alzati a coprire il volto dalla polvere, un quarto se ne sta rannicchiato all'angolo, in disparte, registrando mentalmente i progressi fatti dai suoi uomini nella faticosa attività. Lo riconosci: è lo stesso losco figuro che avete già avuto il (dis)piacere di conoscere alla locanda di Jore.
  4. Vi spostate rapidamente ma con circospezione attraverso il chiostro, costeggiandone la parete e restando al riparo del colonnato mentre la neve ricomincia a cadere. Dal centro del cortile, le statue di pietra bianca e nera vi osservano immobili, tanto maestose e sorridenti da stonare nel contesto decadente in cui si trovano. Giunti dinnanzi alla porta, il rumore vi giunge più chiaramente attraverso il legno spesso e conferma i vostri sospetti: pare proprio il suono di un piccone, forse anche più di uno. Il legno della porta deve essere molto spesso, per attutire i suoni così tanto, ed osservandola notate che è costruita di solido legno di noce con borchie di bronzo ed un pesante battente a modellato a di testa di cavallo. Lo stipite della porta reca un’incisione su pietra, che recita all’incirca: “Qui riposano coloro che furono Cavalieri della Heronguard”. Chiunque sia entrato qui, come testimoniano le impronte che avete scorto poc’anzi e che ora la neve sta cancellando, si sta dando da fare.
  5. Amici, io non ho molto da aggiungere sul lavoro encomiabile che state facendo, desidero solo - ancora una volta - esprimervi la mia stima ed il mio apprezzamento. Siete grandi!
  6. Un soffio di vento gelido si insinua attraverso l'inferriata e spazza il chiostro innevato, facendovi rabbrividire. Attraverso la griglia spesso di ferro arrugginito, inesorabilmente abbassata, scorgete il tortuoso sentiero che dalla foresta conduce all'ingresso principale dell'Abbazia. La folata d'aria porta con se l'odore di legno umido del bosco di abeti, ed anche - di nuovo - il rumore ritmico che avete percepito poco fa. Ora che sapete cosa ascoltare, lo percepite con maggior consapevolezza: è un suono ritmato di metallo contro pietra, che pare filtrare attutito attraverso la porta chiusa a sud-ovest, al lato opposto del chiostro rispetto all'erboristeria.
  7. Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Sta bene, seguiremo i gelsomini ed eviteremo la lavanda, certo dico in tono sbrigativo e poco interessato ma parlaci piuttosto di questo profumino succulento! Si direbbe un buon stufato, accompagnato da... annuso rumorosamente, l'aria odorosa di cibo entra a fiotti nelle mie narici tonde e umidicce ...funghi? Ma di una specie che non conosco, credo, è una specialità locale? Ho già l'acquolina in bocca!
  8. Idem. Buona Pasqua e Pasquetta a tutti!
  9. Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Di caverne, ovviamente, ne ho viste di ogni forma e dimensione! dico con l'aria di chi la sa lunga. Ma in queste grotte non c'ero mai stato prima. Non che ci sia mai stato motivo per desiderare di entrarci, prima d'ora.
  10. Vi avventurate fuori dalla falegnameria e vi dirigete verso sud, con Urgok che chiude la fila ad alcuni passi di distanza. Arrivate dunque dinnanzi alla porta a sud, di fianco alla quale è affisso un piccolo cartiglio sbiadito che recita "Erb__i_ter_a". Indugiate per qualche istante, poi aprite con una spallata la porta i cui cardini arrugginiti opponevano resistenza ai vostri tentativi di aprirla: vi trovate in un ambiente umido e privo di finestre, rischiarato dalla sola lama di luce, proveniente dal chiostro a cielo aperto, che si insinua attraverso la porta. L'area è stantia ed il tanfo nauseabondo di erba marcia vi riempie le narici facendovi salire un conato di vomito... quando i vostri occhi si abituano all'oscurità, iniziate a distinguere nel buio i profili di moltissimi scaffali affissi alle pareti: essi sembrano strapieni di boccette di vetro e di terracotta - alcune etichettate ed altre no - posate ordinatamente una accanto all'altra; alcuni scaffali hanno ceduto al trascorrere delle decadi rovesciando a terra quanto sostenevano e cospargendo il pavimento di frammenti di vetro acuminato. Dal soffitto penzolano come ragnatele dei mazzi di erbe ormai putride, che ondeggiano sospinti dalla corrente d'aria che si insinua attraverso la porta sollevando sbuffi di polvere grigia. Urgok ignora l'erboristeria e si posiziona in modo da poter osservare meglio il chiostro: al riparo del colonnato, studia con attenzione la saracinesca arrugginita che sbarra l'ingresso sud. Indugia poi sui tre archi che si aprono sulla parete nord: il centrale, il più grande dei tre, lascia intravedere una scalinata di marmo bianco che probabilmente un tempo conduceva ai piani superiori ormai crollati e che ora termina a mezz'aria, nella penombra appare spettrale e desolata come lo scheletro mutilato di un antico colosso. I due archi di destra e di sinistra, invece, sembrano condurre a dei corridoi inghiottiti nell'oscurità; le orme delle creature che vi hanno attaccato poc’anzi spariscono nel buio dell’arco di destra. A ovest, proprio all'altro capo del chiostro rispetto al mezzorco, vi è una piccola porta ad arco acuto, di legno rinforzato con borchie di metallo. Ha un'aria molto più robusta e a suo modo solenne rispetto alle semplici porte grezze e squadrate della falegnameria e dell'erboristeria. La serie di impronte che sbucano da sotto l'inferriata sembrano dirigersi verso di essa... Dalla fontana, l'acqua cristallina continua a zampillare con sfrontata vivacità dall'anfora sorretta dal re nero e dalla regina bianca i cui visi di pietra, eterei ed imperturbabili, sembrano rivolgere un muto saluto ai visitatori che giungono a Falkrest attraverso la saracinesca ora chiusa. L'ululato del vento, che inizia a portare di nuovo con se pesanti fiocchi di neve, vi fischia nelle orecchie in modo quasi assordante. @tutti
  11. Esplorare antiche tombe è un mestiere pericoloso. Scopriamo una storia di grande tristezza e dolore, ed un segreto terribile. Rischiamo la vita nella Piana di Giza, scendendo nel cuore della tomba che custodisce il corredo funebre di Nitocris. 1925, 7 marzo Le sabbie dell’Egitto non nascondono solo tesori, ma segreti che lacerano la mente e la carne. Scrivo queste righe con le mani ancora tremanti, mentre l’odore di polvere millenaria e morte sembra non voler abbandonare i miei vestiti. Ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi tre giorni trascende la logica e si addentra nei territori dell'incubo. Tutto è iniziato con l’incontro con Warren Besart. Quello che un tempo era l'orgoglioso contatto della Penhew Foundation è ora ridotto a una larva umana, una creatura svuotata di ogni dignità. È stato accudito da una donna, madre di un operaio della spedizione Carlyle, la cui vista mi ha gelato il sangue: metà del suo volto è stata strappata via, cancellata da un rituale empio che ha consumato tutti i presenti. Ci ha consegnato un frammento, un residuo di quell'orrore, che vibra di un'energia che non appartiene a questo mondo. La fuga dalla città vecchia del Cairo è stata un teso gioco di ombre. Hector Torres Rojas ha dovuto rischiare la vita attirando il pericoloso Hakim e i suoi sgherri in un vicolo, permettendo a me e a Oscar di fuggire con gli artefatti che avevamo faticosamente recuperato. In quel momento, il timore di finire accoltellati in un angolo buio della città era quasi tangibile, un’angoscia soffocante quanto il caldo del deserto. Ci siamo rifugiati al nostro hotel, dove ci siamo ricongiunti al resto del gruppo, circondati da oggetti sacrileghi trafugati alla spedizione Clive e a una loro sprezzante collaboratrice tedesca. Ma è all'Egyptian Museum che l'ignoto ha bussato con più forza alle nostre porte. Lì abbiamo incontrato nuovamente Ali Kafour , il bibliotecario, e stavolta ci siamo trattenuti più a lungo a parlare con lui. Il mio sesto senso, o forse Mickey, mi hanno suggerito di fidarci di lui e così gli ho mostrato quanto avevamo recuperato nei giorni precedenti, e lui ci ricompensa con delle rivelazioni shockanti. CI racconta di come suo fratello, Omar al-Shakti, ha aiutato Roger Carlyle e la sua spedizione al loro arrivo in Egitto. , guidandoli verso i secreti rituali da compiere per risvegliare la regina Nitocris. Ci racconta che tutto iniziò alla fine della terza dinastia: un individuo chiamato Nefren-Ka, un uomo dalla pelle scura come la notte, giunse con la volontà di riunire il Regno. Lui aveva la consapevolezza di essere non solo un re, ma anche una divinità! Era un essere che conosceva i desideri degli uomini, subdolo e manipolatore, il cui potere accresceva ogni giorno di più. Nyarlathotep! Dopo anni di regno venne rinchiuso e sigillato per sempre, e così una delle incarnazioni del caos strisciante venne sconfitta. Per tenerlo prigioniero venne creato un sigillo magico, chiamato Occhio del Bene e del Male: un potente artefatto al quale deve essere legato un ricordo triste che racchiude in se anche un ricordo felice… un incantesimo potente! Poi, alla fine della sesta dinastia, Nitocris lo liberò. Kafour ci spiega che spezzare l'Occhio del Bene e del Male non è affar semplice, ma richiede bensì rituali e grandi sacrifici - questo spiega come mai Notocris affogò la sua intera corte nelle acque del Nilo: era un sacrificio umano compiuto per rompere il sigillo e liberare Nyarlathotep! Essa espresse un desiderio: riportare indietro dal Duat il figlio morto durante il parto, offrendo in cambio centinaia di anime innocenti… ma qualcuno la tradì: due dei suoi scribi la imprigionarono nella piramide rossa, la cui ubicazione venne dimenticata per via di un incanto che annebbia la mente ed i ricordi, impedendole di riportare in superficie l'anima del neonato. Improvvisamente, tutto ci è chiaro: anche quel sigillo che abbiamo ricomposto in Perù nel 1919 doveva essere un artefatto di questo genere, con il quale contenere il Padre de Los Gusanos, una delle mille incarnazioni di Nyarlathotep! E poi, realizziamo che evidentemente Kafour non è un semplice bibliotecario. Ho avuto l'orribile sensazione che fosse proprio uno degli scribi della Regina Nitocris, la cui punizione fu la vita eterna nell'oblio, per provare ogni giorno sofferenza e pentimento. Kafour ci stupisce ancora, poi, posando sul tavolo gli altri due vasi Kanopi che custodiva gelosamente: ora sono tutti nelle nostre mani! E sono piccoli… piccoli perché contenevano gli organi non di Nitocris ma di un infante: suo figlio. Il tempo sembra essersi spezzato: quando abbiamo ricomposto il papiro di Nitocris, estraendo dai vasi kanopi gli ultimi pezzi mancanti, abbiamo visto l’impossibile. All'interno di un cartiglio vecchio di duemila anni, erano raffigurati i nostri volti. Eravamo lì, testimoni anacronistici di una storia di sangue, dove il fratello di Nitocris impediva brutalmente alla regina di concepire un erede. Guidati da un bambino ambiguo e inquietante di nome Mahmoud, che sembra conoscere ogni segreto proibito di El Cairo, abbiamo attraversato il Nilo con un barcaiolo per aggirare i posti di blocco verso la piana di Giza. Seguendo un'antica filastrocca sulla posizione dell'ombra della piramide, abbiamo trovato l'ingresso del sepolcro contenente il resto del corredo funebre della regina. Un raggio di sole, filtrato da un gioco di specchi, ci ha indicato la via verso le profondità della tomba sepolta da millenni. Lì, l'orrore ha preso forma. In una stanza dominata dai simboli del sole e del serpente Apophis, un errore fatale di Margareth ed Anne ha scatenato una trappola letale. La volta della cripta è crollata e una marea di sabbia ha iniziato a inondare i sotterranei, trasformando la stanza in una trappola mortale di sabbie mobili. Tra le grida, abbiamo trovato l'archeologo James Gardner, membro della spedizione Clive, quasi sepolto vivo. Con uno sforzo estremo e l'uso disperato di corde, siamo riusciti a trarlo in salvo da quella voragine che minacciava di inghiottirci tutti. Gardner, ignaro delle colpe della sua spedizione, stava seguendo la pista di piccoli vasi canopi destinati ai figli morti di Nitocris. Nelle profondità più oscure, nel cosiddetto Pozzo di Osiride, Margaret è discesa da sola. In una stanza semisommersa da acque venefiche dove galleggiavano scheletri, si è trovata davanti alla storia di Osiride e Set, smembrato e poi ricomposto. Ho visto Margaret cambiare: sembrava quasi posseduta dallo spirito di Nitocris, determinata e spietata mentre risolveva l'enigma dei quattro pilastri e nascondeva il secondo artefatto sotto la sua maglia, un segreto tra lei e la regina defunta della quale ora indossa anche la collana. Sta forse perdendo il senno…? Siamo riemersi alla luce delle stelle, risalendo una scala a spirale, stremati e segnati nell'anima. Fuori, abbiamo trovato Hector. Non era solo: era circondato da una gang di ragazzini criminali dei bassifondi, una piccola armata che ha riunito per i suoi fini oscuri. Il deserto ci osserva, e sento che Nitocris non ha ancora finito di reclamare ciò che le appartiene. Citazione Dammi la corona, Margareth. Ritorna in te!
  12. Ciao carissimo compagno di avventura, è un piacere incrociarsi ancora! Non dimenticherò mai l'epico finale di quella campagna di Strange Magic, la mia prima sul forum, con il tuo prode barbaro che si è sacrificato per la salvezza del gruppo! La mia campagna ha avuto un epilogo più... emotivo-sentimentale, dato che tra uno dei giocatori (un Chierico, poi divenuto Paladino dopo aver scoperto di essere la reincarnazione di Sergei) ed Ireena (reincarnazione di Tatyana) era da subito scoccato un colpo di fulmine. Anche nel nostro caso Strahd era riuscito a mettere le mani su Ireena ed a dare inizio alla celebrazione del matrimonio, sulla cima della torre. Il party è arrivato giusto in tempo, iniziando una battaglia in cima alla torre e scoprendo contestualmente dell'esistenza del terribile Cuore del Dolore - che hanno mandato in frantumi. Al che il Conte, indebolito e furente, si è rifugiato nella cripta sotterranea dove si è svolto lo scontro finale. Una battaglia senza esclusione di colpi, perché Strahd è decisamente uno degli avversari più potenti mai visti in D&D nonostante le statistiche "deboli" che il manuale fornisce (e che anche io ho adeguato verso l'alto dato che il party di 5 giocatori aveva ormai raggiunto il livello 13). Ne è seguito un tete-a-tete "extra-corporeo" in una sorta di limbo spazio-temporale con i Poteri Oscuri, che ancora una volta hanno tentato di corrompere i cuori dei personaggi, per poi finalmente infliggere il colpo finale a Strahd donandogli il riposo eterno e la pace in virtù del fatto che, rispetto a tutte le altre iterazioni del ciclo "Strahd vs reincarnazione di Tatyana", stavolta finalmente si è riusciti a chiudere il cerchio originale della storia: durante la sospensione dello spazio-tempo, dopo aver declinato definitivamente le tentazioni dei Poteri Oscuri, il nuovo Sergei e la nuova Tatyana si sono detti il "si" che non erano mai riusciti a dirsi in tutte le loro reincarnazioni precedenti. Ci abbiamo messo tre anni per finire la campagna, qualcosa come una sessantina di sessioni, ed arrivare a questo epilogo così sentito da tutto il gruppo è stato davvero emozionante per tutti.
  13. Di tanto in tanto, l'ululato del vento che si insinua tra le aperture e gli spifferi dell'edificio in rovina porta con se suoni ed odori: legno umido, pietra fredda, muffa, scricchiolii e fruscii, un cigolio sommesso... tra i rumori uno vi rimane impresso: tonfi a ritmi regolari, come di ferro che sbatte contro una lastra di pietra, e poi qualcos'altro di più lontano e confuso che il vostro cervello si sforza con tutte le sue forse di riconoscere ma che fatica a registrare.
  14. Sir Otis Mutreaker, anziano Galapa Bardo e Barbiere (Speranza 3) Dunque, che vogliamo fare? esordisco interrompendo il discorso dal quale inizio a sentirmi escluso. Pare sia scoccata una scintilla tra la piccola Sophie e il mio caro Enswynn... sono contento per lui, ed anche per Sophie: a quella ragazza serve qualcuno che sappia come girano le cose a questo mondo! Intendo dire: ordiniamo il pranzo o ci siamo seduti al focolare solo per parlare di caramelle di melma verde? E poi, che sia il caso di curiosare un po' in questo avamposto? Potrebbero esserci cose interessanti...
  15. Sollevate il nano con delicatezza e lo trasportate nel laboratorio, adoperandovi per accendere un piccolo focolare e per sprangare alla meno peggio la porta sfondata nel tentativo di garantirvi un minimo di protezione da eventuali intrusi. Adagiate il corpo, che è tanto rigido da sembrare una statua, il più vicino possibile alle fiamme guizzanti confidando che il calore possa bastare per risvegliare il nano... ma non è così: il fuoco pare non sortire l'effetto sperato, forse la condizione del poveretto ha origini più profonde, qualcosa che va oltre al semplice freddo.

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