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SSF - Emalaith Hedayat
Non rispondo, gettandomi sulla nave ed entrando di filato nella stiva. Non ho intenzione di fare altro che chiudermi in me stessa e lacerare la mia anima. Se Kurt non viene, in questi giorni mi crogiolo nel dolore, mangiando appena e facendomi vedere il meno possibile.
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"Allora vorrà dire che verrai a trovarmi spesso se hai così tanta paura che possa cercare rogna da qualche parte in mezzo a questi vicoli. Se vieni tu, non ci sarà bisogno di cercarselo, il problema." Mi fermo e lo squadro. Con un filo di voce velenosa. "Se pensi veramente che io sia venuta qui per farmi stuprare da un vecchio str0nzo perché cammino per strada, hai sbagliato di grosso. Ascoltami bene raccogli merda, nella tua stiva da stasera ci saranno le due cose più importanti che tu abbia mai sperato di trovare facendo questa vita del c4zzo. Una è la mia Veste da Specialista, l'altra è una genocida latariana di cui pensi di sapere qualcosa mentre invece non sai proprio una sega. Se vuoi dimostrarmi quanto sei uomo dentro e fuori, vendimi in questo sudicio mondo e vattene via gonfio di crediti come speri di fare. Ho tolto tutto a molti e la vita ha tolto tutto a me. Non ho più paura di morire. E sappi che non ho deciso dove nascere ma ho scelto chi essere in vita. Forse tardi, vero. Ma da uno che ha deciso di essere un raccogli rifiuti e chissà da dove è stato pisciato fuori in questo cielo fatto di stelle senza fine, non accetto la paternale. La mia parola è che non uscirò dalla nave, fino al giorno dell'asta. Chiudimi dentro la stiva e tu avrai chiuso con me. Se non ti va bene, picchiami. Non ti fermerà nessuno al centro di questa piazza. Forse addirittura ti faranno una statua se picchi una latariana davanti a tutta questa gente." Sono furente, con il cuore che pompa a mille. Duemila pensieri in serie sulla mia famiglia, su Marjane, la solitudine, la paura di essere buttata in gattabuia, il mio onore sporcato, i sensi di colpa per le atrocità commesse, questo c4zzo di Kurt che mi sta facendo venire voglia di saltargli addosso per strappargli la giugulare a morsi. F4nculo a tutti. Ho gli occhi lucidi. Me ne accorgo. Mi volto e tiro dritto verso la nave. Marjane, che cosa ne sto facendo di quello che mi hai regalato. Non sono degna. Non posso sopportarlo. Non dovrei essere il tuo Libro della Gioia. Forse sarebbe più adatto quello della Vergogna.
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"Il fatto è che credi di saperne abbastanza. E non è così. È peggio." Dico voltandomi per un istante. "E non dovrebbe essere normale neanche quello che dici tu." Lascio che si affianchi per procedere insieme. Adesso ho capito di tenere per le palle anche capitan contrabbando. E va bene così.
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Lo guardo con occhi grandi, per poi avvicinarmi a lui fino a tentare di abbracciarlo, con fare vittimistico. "Oh, Kurt!" Con voce tremante, quasi un piagnucolio. A. Se dovesse lasciarsi abbracciare. B. Se non dovesse lasciarsi abbracciare.
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"Ho imparato che per Suvali sarò una donna diversa. E le prove sono fatte per essere superate. Cercarti, complice, non sarà un grosso problema. Abbiamo molto da dirci. Il capitano Vonnegut avrà quello che si merita per il gesto. Non era un dovere pagare quanto chiesto senza trattare. Un vero gentleman, un uomo di altri tempi. Con questo, mi ha appena regalato il vestito da pecora. Mi fermo sulla porta, continuando a darle le spalle, dopo la sua ultima frase. Appoggio la mano destra allo stipite della porta, con un passo fermo a metà, che mette bene in mostra il fisico asciutto e ben impostato. Ho letto qualcosa nella mia vita, durante le notti senza sonno, a largo dei bastioni di Zadracarta: poemi interi dedicati a degli eroi. Grandi gesta, compiute con cuore candido, senza macchia o paura. Chi viene a conoscenza di questi uomini dovrebbe però ricordarsi di leggere tutti gli scritti ad essi dedicati. Troverebbe le stesse storie, raccontate dai vinti di questi ultimi. E ti assicuro che spesso quando si confrontano tali scritture, si smette di considerarli tali. C'è sempre un amaro rovescio della medaglia. Bisognerebbe capire se hai veramente intenzione di vederne l'altra faccia o se preferisci farti bastare ciò che ti viene mostrato. Nel tuo caso hai già scelto. Mi volto di profilo, lasciando intravedere un mezzo sorriso. Sono contenta del nostro incontro. Tornerò da te, quando avrò finito con Vonnegut, Eleni la Rossa."
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"Esistono modi migliori, non credi?" Mi dimostro dubbiosa. "Le amicizie non sono come gli affari. Non si gioca sporco con una amica. Sono fatte di confidenze, sorrisi, vittorie e sconfitte. Gli amici sono i fratelli o le sorelle che hai deciso di avere nella tua vita." Sorseggio il thè. "Io non sono un giocattolo. E della mancanza di una amica ci si accorge quando qualcosa nella propria vita non è al posto giusto." Finisco il thè e trasformo i miei modi fini in quelli di uno scaricatore portuale, battendo appena il bicchierino e asciugandomi la bocca con il dorso della mano. "Parliamo di quello che vuoi. E vediamo se posso aiutarti. Come farebbe una vera amica." Le sorrido. Non ho nessun motivo di mostrarmi contraria a questa relazione. Avrei soltanto problemi ad inimicarmi chi invece mi sta tendendo una mano con una richiesta di aiuto. Soprattutto quando sulla mano si trovano diamanti di Tharos che basterebbero per potersi comprare un regno. "Dimmi la tua storia Eleni la Rossa, il capitano Kurt può aspettarmi tutto il tempo necessario. Quello che doveva fare lo ha fatto." Ammicco, mettendomi comoda. Le spine su cui sedevo si stanno trasformando in rose col colore del potere, qualsiasi colore abbia qui su Suvali.
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"Con chi ho l'onore di parlare?" Nel frattempo mi massaggio i polsi, per poi afferrare con modo il bicchierino pieno di thè. "Da quello che vedo intuisco che siano gli affari ciò che le interessano più di ogni altra cosa. In pieno stile con la città. Solo che lei deve avere un business vincente o ottime capacità. O entrambe le cose. Un motivo in più per volerla dalla mia." Dico, riferendomi al mio ultimo discorso che la riguardava. Aspetto che sia lei a muovere il bicchiere per prima, non vorrei fosse un'altra mossa falsa, chissà cosa potrebbe voler dire. Magari una mancanza di rispetto. "Se si trova qui non è un caso. Vuole qualcosa da me. La domanda è: cosa?" Tiro i miei capelli all'indietro, cercando di farmi una coda alta. Li sento sporchi. Vorrei solo farmi una doccia e poter rilassarmi. Ma l'adrenalina di questo interrogatorio scorre ancora forte ed è come se fossi seduta sulle spine. Voglio sapere cosa diavolo vuole da me questa donna che si è prodigata nel raggiungermi da chissà dove per incontrarmi. Per un attimo penso a Kurt. Quante cose sanno di lui? Lo avevano già chiamato, addirittura. Spero sia incazzato. Così potrò mettergli le mani addosso con ancora più violenza.
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"Che controllare non le costerebbe niente, a questo punto." La fisso, seria. "Le chiederanno il perché di questo trattamento e mi faranno uscire di qui, mettendo in moto la classica situazione dove qualcuno sarà scontento di quello che è successo e avremo ripercussioni per tutti per una cosa che poteva finire tranquillamente sul marciapiede dove i vostri uomini hanno deciso di ammanettarmi per farmi vestire di vergogna fino alle mura sicure di questa centrale di polizia. Voglio essere più sincera con lei: cosa facessi sulla nave del capitano Kurt Vonnegut non riguarda Suvali ma Zadracarta. E parlarne potrebbe far precipitare questa situazione in un incidente diplomatico, dove saremo tutti investiti alla stessa maniera." Abbasso la voce, in modo da farmi sentire solo da lei. "Lei sogna una vita accanto ad un uomo che preferisce, viene screditata dalla famiglia perché a Suvali le vostre usanze vorrebbero relegarla ad una vita che ha già deciso di non voler avere. Ma a Zadracarta, beh... Potrebbe ricostruirsi una vita. Una di quelle vere, dove a scegliere sarebbe sempre e solo lei. Conosce la mia cultura e potrei aiutarla in questo senso, ha già un impiego rispettabile, sarebbe di grande aiuto per noi averla in un organico organizzato e di avanguardia: abbiamo bisogno di donne come lei, che con la sua testimonianza brillerebbe più di una pulsar nello spazio profondo. Questo se smettesse di considerarmi una criminale solo per aver camminato nel quartiere finanziario di Suvali come una persona qualunque, libera. Lei ha capito che tipo di persona sono e probabilmente capisce esattamente cosa intendo quando desidero il libero arbitrio su certe questioni, come la libertà di poter visitare un luogo senza doversi ritrovare in una centrale di polizia ammanettata come una bestia dopo essermi io stessa fatta condurre senza opporre resistenza." Osservo le sue reazioni con attenzione. "Ma se dovesse decidere di farla, questa chiamata, per alzare un polverone su una questione così irrisoria da riguardare un contrabbandiere di cui fino ad oggi non vi è importato niente... Mi eviterebbe l'imbarazzo di farla fare a me. Quando l'ho vista pensavo che potessimo risolvere la questione, invece che infittirla, parlando da donna a donna." O la va, o la spacca.
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"E' una parola grossa per me, mercante. Potrei pensare a qualche affare, sempre che non sia illecito farlo, ovviamente. Sto imparando a mie spese il vostro codice penale, non vorrei altri problemi." Mi sento veramente uno schifo in questo momento. Ammanettata ad un pavimento di una centrale di polizia perché un uomo pensava di potermi usare a suo piacimento in un parco. Beffardo, il destino mi sta riservando un sacco di smacchi. Passare da un estremo all'altro in qualche giorno. Aver perso tutto su Alabaster... Non saprei neanche da dove cominciare se dovessi dire con precisione quando ho pensato di aver commesso degli sbagli. Dei grossi sbagli. Ma adesso, incatenata come un animale, mi viene quasi da rimpiangere Zadracarta. Mi sento umana, dopotutto, a fare certi pensieri... A nessuno piace essere trattato come una bestia. Quanta introspezione negli ultimi giorni. Non che prima non ne facessi ma ultimamente ho rincarato la dose. E più mi trovo nella merda e più tutto quello che ho fatto pesa sempre di più.
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Le spiego che in altri mondi la virtù non si cela dietro delle vesti e che esse non esprimono significati così profondi. Sono semplicemente vestiti, modi per esprimere la propria indipendenza e libertà. Senza accuse, almeno in teoria. Non è che altrove sia tutto rose e fiori. "Mi trovo in città per avere il modo di conoscere Suvali, per eventuali commerci futuri che potrei decidere di mettere in pratica. La città a quanto ho capito offre molto per il commercio." Altrove, aggiungo, che non ci si deve vendere per appartenere ad un'altra persona di nostro interesse. Se lo si ama e si è ricambiati, questo è tutto il necessario affinché i due possano sentirsi uniti. Una cosa tanto cara come la virtù non dovrebbe essere una cosa che viene scambiata per denaro. Ci vuole altro, che non ha prezzo. A Zadracarta le cose sono diverse, come su Suvali. Le spiego un po' la situazione. Questo discorso, se l'universo fosse un posto giusto, non ci sarebbe bisogno di farglielo. Da una parte la capisco perfettamente. Dall'altra la sto detestando perché non riesce a guardare oltre la siepe. Crede di saperlo e le va bene così a quanto pare. Io stessa ho vissuto l'inganno così a lungo. Quanto possono esser forti le catene quando sei tu stesso a stringerle il più possibile?
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"Lo sono." Le rispondo in modo secco, il mio umore ed i miei pensieri stanno viaggiando alla velocità della luce da quando quel bifolco mi ha dovuto mettere in questo casino. Quindi alterno rassegnazione a momenti di rabbia in cui non riesco ad accettare questa situazione nel modo in cui potrei fare meno danni. Le parlo apertamente. "E lei invece, prima di essere donna è un ufficiale?" Sono satura del mio stesso veleno. Guardo quel velo che indossa e ci vedo una prigione per la mente ed il corpo. Fremo dalla rabbia, perché è un chiaro esempio di di come il maschio abbia sottomesso la donna da queste parti. E niente, proprio non mi va giù.
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Non ne uscirei bene da un tentativo di fuga su questo Toro di Stanford. E' come se la vita avesse deciso di mettermi alla prova sempre più. Stringo i pugni e chino la testa. Non devo pensare a queste cose stupide. Non potrei sopravvivere da fuggiasca. La mia vita ultimamente si sta dipingendo sempre più con della merda. Deglutisco a fatica e sussurro: "Va bene, va bene. Andiamo..." Dentro di me le urla per questa ennesima sconfitta riecheggiano fino alle sponde delle mie membra. Pagherò quello che devo in questa città. Anzi, Kurt pagherà. E al diavolo il mio 6%. Comincio a non essere sicura neanche di questo vista la situazione in cui mi trovo.
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Anteprima Ghosts of Saltmarsh #1: alcune mappe
Non impazzisco per il tema nautico ma tanta roba la mappa principale!
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"No, addirittura le manette, mi sembra esagerato." Mi scanso leggermente, arretrando di un metro. Prendo quegli ultimi attimi di tempo che mi sono disponibili. Non vedo altre vie di uscita. Sto pensando seriamente di darmi alla fuga.
- Serie tv de "Il Signore degli Anelli"
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"Lo vedo che siete civili." È per colpa di gente come voi che la Ginocrazia Latariana crede fermamente nello sterminio degli uomini. Posso solo immaginare cosa potesse essere una donna, nei tempi antichi, in un posto come questo. "Dunque, per evitare altro tempo perso, ci potremmo incamminare verso la mia nave, così potrei pagarvi la multa e segregarmi per non rischiare di offendere qualcun altro. Capisco che non sia il vostro lavoro ma come immagino, sarete in strada per pattugliare in modo che Suvali rimanga sempre un luogo sicuro e accogliente. Non vi distrarrei dalla vostra mansione, siamo di strada. Almeno su questo, venitemi incontro." Questo scenario, qualora lo accettassero, mi aprirebbe due possibilità. Sfruttare un buon momento per la fuga nel caso fossero senza malizia nei miei confronti o arrivare veramente dal mio Kurt, il mio amore. Mi farei pagare questa multa di merda, facendomi togliere la spesa dal guadagno della Veste da Specialista. In più devo spaccare la faccia a chi ha avuto la bella idea di farmi vestire come una tr0ia per la gente di questo posto. E quasi spero che sia stato proprio il mio amorevole compagno. Se solo ci penso mi ribolle il sangue nelle vene. Sorrido candidamente agli uomini in divisa, anche se in questo momento vorrei solo strappargli le palle.
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"Devo sapere a cosa vado incontro. Se decidessi di farmi arrestare perché non ho intenzione di venire meno ai miei sentiti obblighi nei confronti del mio uomo, cosa succederebbe?" Prendo tempo. Mi guardo intorno. Aguzzo la vista, voglio sapere se è possibile che tutta l'area sia controllata da telecamere, droni o quanto altro. Inoltre, come sono fisicamente questi uomini? Atletici? Che equipaggiamento mostrano? Inoltre, sarebbe possibile farsi perdere di vista fra la folla o c'è poca gente in giro? Stimo fattibile una fuga rocambolesca? Incalzo la risposta alla domanda precedente per guadagnare il più possibile dalla situazione. "E potrò chiamare qualcuno, una volta che sarò in caserma con voi, per pagare l'ammenda?" Devo farmi due conti per avere due possibilità: l'arresto o la fuga. Prima di farmi toccare nuovamente gli faccio vedere come si allena una donna che ha militato nel corpo Akharin Dastur.
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D&D: In Arrivo Quattro Nuovi Libri Per Giovani Avventurieri
Tanta roba. La direzione per ora mi piace un sacco. Ne vogliamo sempre di più!
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Mantengo la calma, anche se il gesto mi urta enormemente. "Credo di essere stata fraintesa. Lui potrà fare quello che vuole con una prostituta. E ribadisco di non esserlo. In secondo luogo, appartengo ad un altro uomo. Non posso sicuramente prestarmi a questo mercante come esso desidera, devo mantenerne l'onore." Sono seria quanto loro. "Ditegli che mi spiace, che non è un affronto. Tornerò alla mia nave per evitare altri spiacevoli equivoci." Non sono fuggita da Alabaster per farmi scopare da questo str0nzo. Nessuno può toccarmi senza il mio volere. Così diciamo tutte.
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"Non appartengo a Suvali, non conosco bene le vostre leggi. Spiegatemi cosa è una 'ajnabi e vi risponderò nel migliore dei modi." Cerco di argomentare con i due poliziotti. Nel frattempo penso già alla prossima mossa. Nel caso non volessero sentirne di nessun genere, spiego che sono qui per affari che mi appartengono e non per altro. Non credo che facciano così con tutte o donne che atterrano su questo pianeta. E se lo fanno, forse la Ginocrazia Latariana in questo caso sarebbe la giusta risposta.
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Mi guardo intorno, alla ricerca di qualcuno che potrebbe aiutarmi. "No! NO!" - grido a perdifiato, sperando che intervenga un passante. Nella mia mente è tutto molto chiaro. Sono fredda, non ho paura della presa di questo uomo. Lui non sa di cosa sono capace. Ma non voglio agire, sono sicura che avrei solo grane. Cerco comunque di non farmi spostare più di tanto, in modo da rimanere al centro dell'attenzione.
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Lascio le mie armi ed i miei unici averi a bordo, dentro un armadietto che si possa chiudere bene. Non ho intenzione di perdere ciò che è mio per un qualsiasi motivo. Conto le ore che mi separano da questa vendita, giro il distretto finanziario e faccio le mie prime considerazioni su Suvali. Guardo molto il rapporto uomo-donna, seguo in modo innocente per qualche minuto coppie affiatate per curiosità, mi fermo in questi parchi bio e fisso la struttura, perdendomi in pensieri lontani, ricordi di una gioventù mai avuta. I soldi sono tutto in questo posto. Devo cominciare a farne se voglio cominciare da qui. Penso a Kurt. Alla fortuna che potrebbe avere tra le mani. E al fardello che esso comporti.
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Indosso abiti altujjariani, nascondendo la mia Uniforme da Combattimento. Nei giorni precedenti alla vendita, voglio fare un sopralluogo del dar-almazad in cui ci è stato assegnato lo spazio chiuso. Mi interesso ovviamente delle zone prossime alla nostra, che tento di scrutare con più attenzione del resto. Il tutto mi sembra strutturato, se la Gilda di Suvali usa fare così, significa che tutto funzionerà come deve. Nel frattempo cerco di imparare qualcosa di questa metropoli. Nei tempi morti, voglio farmi un minimo di cultura. Una cosa è informarsi su posti lontani, come in genere ho sempre fatto prima d'ora. Un'altra cosa è viverli. Cerco di adeguarmi e di mantenere un profilo basso.
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"Mi fido." Tra tante virgolette. Se la divisa mi porta del beneficio, la tengo. Tento di cucirci sopra, alla buona, i vestiti anonimi che mi vengono dati. Copro al meglio eventuali simbologie. Lascio che il corso delle cose ci portino al momento. Ho cercato di cambiare aspetto, sto metabolizzando lentamente tutto quello che mi è successo. Non scoppio più di rabbia, mi trovo più in uno stato di constatazione. Mi lecco le ferite e penso a cosa fare. Adesso ho un solo obbiettivo: i crediti di questa vendita. E sfruttare al meglio Kurt, senza essere sfruttata a mia volta. Si sta dimostrando abile, in un certo senso mi sento quasi fortunata ad essere capitata con un tipo del genere. Ma non abbasso la guardia, anche se lo vedo concentrato al massimo per la vendita del mech.
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Lascio che Kurt prenda le sue decisioni. Sono i suoi soldi, è il suo mech. Io voglio conoscere il terreno su cui ci sarà lo scambio, non accetto a scatola chiusa un punto deciso da altri "perché sì". Inoltre, non voglio palesarmi latariana e esigo il massimo riserbo per quanto accaduto. Quindi chiedo a Kurt di dotarmi di alcuni cambi di vesti civili, bruciando di fatto la mia divisa. Dalla nostra chiacchierata, dove abbiamo intrattenuto l'accordo, mi sono sciolta e ora vorrei poter fingermi, almeno per questo periodo, parte del suo equipaggio. In realtà non prendo veramente parte a tutto ciò, mi limito però a sembrare qualcosa di diverso dal chi sono in realtà, se vista da fuori. Taglio i miei capelli della metà, addirittura li scurisco con qualche shampoo. Cerco di imparare qualche parola di uso comune di altre lingue e le mischio in slang giovanili, se necessario. Fortunatamente il mio viso mi fa sembrare anche un po' più piccola degli anni che ho in realtà, se mi trucco e gioco un po' con i capelli. In generale, prendo queste precauzioni. E per nessun motivo lascio totalmente incustodito il mio zaino (in cui c'è qualche piccola provvista, un kit di sopravvivenza scarno, la maschera per l'ossigeno ed il mio peluche) e le mie armi. Non porto niente con me, tranne per il coltello nascosto nello stivale. Se dovesse esserci qualche latariana potrebbe riconoscermi anche solo dal mio Sniper Rifle. In sostanza vorrei essere un'altra persona, mi faccio chiamare Eva, nel caso fosse necessario. Emalaith detta la Valchiria di Zadracarta è morta su Alabaster, combattendo al fianco della sua amata Marjane per qualcosa in cui credevano.