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Mondo Oscuro - La Resistenza
Il mulazim fa un cenno a due dei suoi, che subito avanzano nello stabile. "Non vi dispiacerà dunque se controlliamo. Mai metterei in dubbio la parola si un amchaq di Cimbar, ma mi hanno insegnato ad essere prudente." Poi si gira verso l'ultimo e dice qualcosa a bassa voce che i tre non colgono. Quello esce subito e scompare fuori dal rudere. Gli altri due controllano lo stabile, avvicinandosi decisi al campo allestito da Jebbeddo e i suoi amici, sempre armi in pugno, mentre Dorrak attende, calmo, l'arma bassa che sfiora la terra vibrando leggermente.
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Mondo Oscuro - La Resistenza
Il soldato non risponde subito. Abbassa l'arma e resta sulla soglia a studiare i tre, allerta ma più rilassato. Aspetta che arrivino altri due armigeri con lo stesso equipaggiamento, che si mettono a sbarramento della porta. Si guardano intorno attendono ancora ad entrare, ma non sembrano del tutto amichevoli malgrado la risposta molto furba di Jebbeddo che ha subito dichiarato il titolo guadagnato a Cimbar. Per ultimo arriva un quarto soldato, un personaggio davvero strano. Si muove con una calma deliberata mentre entra nello stabile, gli altri tre che si spostano per farlo passare. E' un imponente capitano di ventura il cui aspetto riflette qualche strano misto di razze e stirpi, planari e non. Ha la pelle scura e uniforme come la roccia vulcanica, leggermente irregolare e scabrosa. Qua e là, linee di colore grigio chiaro simili a venature di pietra attraversano il suo viso e le mani, e brillando debolmente sotto la luce. Ha spessi capelli neri come l’ossidiana, tagliati corti e squadrati con ciocche argentate che ricordano filoni di metallo prezioso e occhi marrone con sfumature dorate. E' equipaggiato con una corazza leggera ma robusta, fatta di scaglie decorate di bronzo brunito. Inciso sul pettorale Jebbeddo, per pura fortuna, riconosce il simbolo della città di Mordulkin, il porto a nord dei Cavalieri del Cielo. La sua scimitarra curva ha la lama color ferro antico e decorata con incavi riempiti di polvere d’oro, la guardia forgiata a forma di radici che si intrecciano, mentre l’elsa è avvolta in cuoio nero, intrecciato con filigrane d’argento. Infine due bracciali metallici che portano incise rune luminose scintillano ai suoi polsi. L'uomo si presenta, con voce profonda, calma e salda: "Sono Dorrak Pietrasalda, mulazim della città di Mordulkin. Stiamo cercando due fuggitivi, consegnateceli."
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Fuori inizia ad esserci parecchio baccano: un manipolo di soldati, dalla divisa che i tre non riconoscono, stanno battendo tutto il villaggio in cerca di qualcuno. Dopo poco uno di loro arriva alla porta del grosso stabile e urla ai compagni: "Devono essere qui, esce fumo dal camino." Detto ciò spalanca la porta con un calcio ed entra guardandosi intorno. È un omone alto quasi due metri, pelle scura, armatura pesante e lunga lama curva in mano, tenuta a due mani. Vede subito i tre e un'espressione incuriosita gli compare sul volto, anche se resta in guardia.
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Il turno di guardi di Keidros passa il suo turno tranquillo. Sente ogni tanto due voci lontane litigare, ma nessuno si avvicina più al loro rifugio. Fino al mattino tutto resta tranquillo. Ma Eldon sveglia i suoi compagni. "Rumori di cavalli, non sono quelli di stanotte. Stanno cercando qualcuno!"
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In realtà i due erano ancora fuori dalla porta che attendevano all'erta. Ma sentendo il tiefling decidono di stare alla larga da chi con tanta baldanza affronta gli sconosciuti nella notte. Il rumore di passi che si allontanano nella neve conferma che se ne stanno andando. Eldon guarda con un sorriso divertito Jebbeddo. "Sta volta siamo stati fortunati." I tre possono tornare a letto ora.
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Dopo le parole di Keidros il silenzio cala improvvisamente, anche all'esterni della struttura. Qualche secondo, poi la voce di Astom proviene da appena fuori la porta. "Scusate se vi abbiamo disturbato. Andremo via subito, stavamo solo cercando un riparo." L'altra voce poi borbotta. "Cavolo Astom avevi ragione..."
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I tre ora sentono distintamente alcune voci. "Astom ti prego sono sfinito fermiamoci. Un edificio vale l'altro!" "No idiota, dobbiamo capire se c'è qualcuno qui. L'ultima volta per poco non ci lasciavamo la pelle perchè non mi hai fatto controllare. Hai visto le orme? Qualcuno è stato qui da poco e cercava qualcosa, a giudicare dalle impronte. Controlliamo gli ultimi stabili e poi potrai riposare, pigro di un mezzorco." Le voci sono poco fuori dalla porta.
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Tutti sono svegli adesso e in silenzio. I cavalli non sembrano agitati ma i rumori fuori continuano. Forse si sente anche un brusio da un edificio vicino. I rumori continuano per qualche momento, poi si sentono nuovamente dei passi nella neve in avvicinamento, verso l'ingresso a doppia porta dello stanzone dove i tre stanno riposando.
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Il turno di Jebbeddo inizia nel silenzio. Il vento si è placato, ma il cielo resta coperto da pesanti nubi. La luce è praticamente nulla all'interno del casolare, ma Jebbeddo si tiene impegnato ascoltando lo scoppiettio del fuoco nella stufa e il saltuario sbuffare dei cavalli. Nel torpore della guardia solitaria lo gnomo viene scosso da un tonfo, lontano e attutito dalla neve. Potrebbe essere solo un blocco di neve che si è staccata da un albero, ma non c'è vento e di solito accade per il tepore del giorno, non in piena notte col gelo dell'inverno. Resta in ascolto qualche istante, fino a che non percepisce dei movimenti poco lontano, il tipico suono di passi nella neve.
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Eldon e Jebbeddo studiano il simbolo. Non sembra nulla di religioso nè tantomeno riportato nelle cronache a loro conoscenza. Poi lo gnomo ha un'intuizione. Apre il tomo trovato in casa Sandwisper con le informazioni sulle miniere e trova in calce il simbolo che si rivela essere quello di un gruppo di nani minatori organizzato in gilda contattati dal funzionario di Cimbar. "Forse questi due nani hanno proprio lavorato per lui?" Il campo viene preparato, i cavalli legati e nutriti. L'halfling preferisce sempre il primo turno e chiede se a loro va bene. Fuori il vento continua a fischiare potente.
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Lo stabile scelto per accamparsi ha un tetto abbastanza solido. È un basso e largo edificio a un piano in muratura e legno, con diverse finestre o aperture laterali alte e strette, la maggior parte troppo strette per far passare un uomo. Dal doppio portone principale invece i cavalli passano comodamente. All'interno i tre trovano quella che sembra la mensa o la sala comune, non proprio una taverna ma un grande spazio con tavoli, panche e bancone, occupato per un terzo da una grande cucina. Nella fila centrale sono ancora presenti diverse grandi stufe ed è chiaro che altri hanno usato questo luogo come bivacco: diversi mobili sono smantellati e accatastati da una stufa, forse quella meglio conservata, e usati come legna da ardere. La cucina invece non ha molto di utile rimasto se non pentolame bucato dalla ruggine e stoviglie fracassate. Contro il muro due scheletri di nani giacciono in posizioni poco naturali. Indossano semplici armature e portano armi rozze ma evidentemente le salme sono state vittima di qualche creatura o saccheggiatore: alcune parti sono mancanti, come una gamba, un braccio e la mascella, e i vestiti laceri. Cercando Eldon trova un piccolo simbolo molto particolare stampigliato nel cuoio della cintura: un ottagono irregolare, che molto ricorda una gemma, con al centro due picconi incrociati.
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Eldon concorda con Jebbeddo. "Ci vorrebbe un'altra nevicata per coprire le nostre tracce. Conoscevo un druido che poteva in qualche modo controllare i fenomeni atmosferici, ma credo abbia fatto una brutta fine dopo una strana questione con gli arpisti. Comunque credo ci siano parecchi stabili ancora utilizzabili. Visitiamone diversi così non lasceremo impronte solo in quello scelto. Sicuro starei lontano da lì!" dice indicando la miniera.
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Eldon passa lo sguardo dal tiefling e allo gnomo con aria confusa, non sapendo bene come rispondere. "Il Cammallanus intenti? Non credo sia qui in zona, è una creatura che abita gli stagni. Ma credo comunque sia meglio fermarsi." Dice alla fine. Esplorando il villaggio i tre capiscono che si trattava proprio di un avamposto minerario. Ci sono dormitori, sale comuni, mense, ripostigli, tutto in disuso, tutto marcio e corroso. Ma qualche spazio dove riposare si trova. Infine i tre si avvicinano all'apertura nella montagna dalla quale un gelo intenso sembra propagarsi tutto intorno. Per i primi metri l'apertura è molto grande ma poi si perde nel buio in uni stretto corridoio regolare. Da tracce nel terreno Keidros capisce che qualcuno ha usato recentemente il tunnel, anche se sulla neve fresca non ci sono impronte visibili.
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Dopo aver consultato la mappa i tre si rimettono in cammino. Le cavalcature tagliano agevolmente la pista, trovando il sentiero. Qua e là rischiano di perdere la via ma poi riescono a riprendere il cammino, rallentando ma senza smarrirsi. Il rudere era in una valletta molto esposta e lì la tempesta aveva picchiato duro, invece avanzando la strada sembra più sgombra, complice la temperatura più mite e il vento che spazza la neve e la scioglie in fretta. Qua e là la pista è incrociata dalle tracce di creature di svariata natura: piccoli animali, quadrupedi forse simili a cavalli, qualcosa di davvero grosso e non definito. A metà pomeriggio trovano un piccolo borgo abbandonato di fabbricati in legno e pietra quasi totalmente distrutti, addossato ad un picco calcareo su cui si apre una voragine, l'apertura di una miniera abbandonata. Sulla mappa questo insediamento è indicato con una x rossa, diversamente dai punti dove è consigliato fermarsi con un cerchio e qualche parola: rudere, focolare, stazione di posta. Ma il gruppo stima che non riusciranno a raggiungere il prossimo punto di sosta entro la notte. Possono proseguire e sfidare la notte o fermarsi qui.
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TdS - Topic di Servizio
simo.bob ha risposto a Hugin a un discussione Discussioni in Hanno fatto in tempo a morire di nuovo.già 😔
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La giornata termina con un pasto caldo e con la tempesta che inizia a calare di intensità. Il vento solleva grandi nuvole di neve. Eldon poi inizia a fare il turno di guardia mentre gli altri riposano. La notte passa abbastanza tranquilla, anche se Keidros e Jebbeddo restano in allerta quando sentono rumore di scontri tra i lupi poco lontano dal rudere. La mattina il vento si è calmato. Poco fuori dal rudere Eldon, uscito per le solite preghiere ai tumuli, scopre il corpo maciullato di un lupo, diviso a metà, con il volto devastato da un morso enorme. Tutto intorno impronte, sangue e altri corpi di lupi devastati. La notte è stata molto impegnativa là fuori. Ma il clima sembra favorevole tanto da permettere di riprendere la via ai tre.
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Per la giornata non se ne parla di partire, la tormenta continua fino a sera, anche se è più il vento che la neve a flagellare i Cavalieri. Eldon continua a preparare bevande calde per tutti a basa delle erbe della sua borsa, per portare un po' di conforto dal freddo. Intanto le fiamme ardono grazie al carretto, mantenendo il tepore all'interno del rudere. Jebbeddo intanto studia la pelle che così tanto crea disagio al suo amico. Sicuramente non ha mai visto nulla di simile. Il colore è un blu intenso e quasi luminoso, con venature viola profonde e irregolari. L'esterno è davvero strano, fatto come a scaglie ma invece che essere affilate come quelle di un rettile sono tondeggianti, quindi a ventosa, e leggermente gommose. L'interno poi è ancora più strano: un intricato labirinto di vasi sanguigni di un blu acceso su sfondo viola scuro, dalla dimensione di un capello fino a quella di un mignolo. Lasciata da parte la pelle, lo gnomo conclude finalmente la costruzione del giocattolo meccanico, facendo così passare il tempo in quella giornata noiosamente fredda. Eldon resta in meditazione, spesso esce nella tormenta e resta in preghiera vicino ai tumuli. Sta approfittando della pausa forzata per celebrare la Decomposizione. Poco prima del tramonto torna nel rudere:" I lupi sono di nuovo vicini, li ho sentiti ululare nella tormenta. Ma qualcosa li tiene lontani, e non siamo noi. Altro si muove qua intorno. Meglio fare attenzione."
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Eldon decide di restare al casolare per mantenere il fuoco acceso e fare l'inventario. Il viaggio potrebbe durare ancora qualche giorno e le scorte vanno ben considerate. Jebbeddo e Keidros intanto girano attorno alla ricerca di legna da ardere. Non trovano molto di utilizzabile visto lo strato di neve che si è depositato su tutto e faticano parecchio ad avanzare a piedi. Keidros però capisce che con il cavallo, una volta scesa la tormenta, potrebbero avventurarsi per il sentiero. Una volta tornati al rudere trovano Eldon che lavora sul carretto. Ha usato le pelli più grosse per chiudere le finestre e sta iniziando a smantellare le parti più piccole. "Questo dovrebbe bruciare bene". dice soddisfatto. Poi più preoccupato continua: "Quante razioni avete? Dobbiamo andare alla miniera e tornare, non so quanto cibo troveremo sulla strada. Il cavallo fuori se lo sono già mangiato i lupi o sarebbe stato una buona variazione del menu."
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Prima che lo gnomo esca Eldon suggerisce di tenere le cavalcature al chiuso nel casolare, per evitare brutte sorprese. "L'odore non sarà un granchè, ma anche noi dopo questo viaggio iniziamo a non sapere più di fresco pulito. E poi faremo effetto stalla, scalderemo l'ambiente. " La tormenta rende difficile anche raggiungere il riparo dei cavalli, coperti ma infreddoliti. Jebbeddo li trova uno vicino all'altro che tentano di scaldarsi tra loro. La paglia è congelata, ma gli animali dopotutto riescono comunque a mangiarla; sono bestie forti, scelte per la guardia, non abituate al freddo ma molto resistenti. Mentre preparano una frugale colazione Eldon va a controllare i tumuli. Ci sono evidenti segni di zampate tutto attorno, mentre il cadavere del cavallo è stato spolpato e ne resta solo metà, congelata e semicoperta dalla neve. "Dovremo recuperare anche della legna o non avremo più di che alimentare il fuoco." dice ai suoi compagni scaldando un pò di neve per farne un the caldo.
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Il turno di Jebbeddo passa in allerta. Un branco di lupi vaga intorno alla costruzione ma non si avvicina abbastanza da essere avvistato. Fortunatamente con le prime luci dell'alba gli animali si allontanano. La neve però continua a cadere e rende quasi impossibile avanzare senza perdere la via.
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Malgrado abbia apprezzato le monete, anche da distante Keidros può sentire la repulsione con la pelle nascosta in quel doppio fondo. Un fastidio, quasi un rancore, verso quell'oggetto inanimato quasi lo stupisce. Il rito di tumulazione viene completato in breve: Eldon incide alcuni simboli sulle pietre, ne dispone alcune in maniera opportuna, recita diverse preghiere e accende candele profumate. Poi i tre si organizzano per spostare la carcassa del cavallo fuori dal rudere e poco lontano dai tumuli, legandola ai cavalli e trascinandola di forza. Intanto la neve inizia a cadere copiosa e le temperature a scendere. "Sarà una notte fredda." dice l'halfling sfregandosi le mani. "SIamo fortunati ad avere questo modesto riparo. Io monto comunque la tenda, al chiuso si starà più al caldo." E così il campo per la notte è pronto. Sul fuoco i tre scaldano le razioni da viaggio e mangiano chiacchierando del più e del meno. Poi organizzano i turni e vanno a riposare. Eldon si propone come primo di turno e recita qualche preghiera sempre per onorare la Decomposizione. Più tardi l'halfling va a sveglire Keidros per il suo turno. A metà notte la neve sta ancora cadendo a grandi fiocchi, tanto fitta da impedire la vista dei tumuli dalla porta del rudere, malgrado fossero a pochi metri. Fuori lo strado di neve inizia ad essere abbastanza alto da rendere difficile l'avanzata a piedi, anche se i cavalli dovrebbero ancora riuscire ad avanzare. Poco prima di andare a chiamare Jebbeddo, il tiefling sente, nel silenzio ovattato della nevicata, ululati poco distanti, in avvicinamento. Poco dopo rumori distinti come di cani che ringhiano tra loro si sentono a qualche decina di metri dal rudere, in direzione della carcassa del cavallo.
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Mentre sposta i corpi, il tiefling fruga in cerca di qualcosa di interessante. I viaggiatori dovevano essere mercanti di pelli. Trova una decina di monete d'oro e tre boccette di tinture o pozioni di cui non conosce il contenuto, più un libro contabile con qualche indicazione. Sul carretto invece, oltre a pelli di diversi animali e in diversi stati di conservazione, i tre scoprono un doppiofondo rivelato dalla devastazione portata dai troll. All'interno sono presenti due sacchetti con 50 monete di platino l'uno e, molto più interessante, quella che sembra una strana pelle bluastra screziata di viola che subito a Keidros dà una pessima sensazione di repulsione e fastidio. Eldon intanto è ben felice della proposta di Keidros e decide di tumulare i corpi con le pietre cadute del rudere e celebrare un rito formale per celebrare e onorare la morte dei due sfortunati.
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I tre si dirigono verso il rudere, mentre Eldon si occupa di rattoppare le ferite dei compagni con le sue abilità e grazie ai poteri divini. "Ricordiamoci dei cavalli" dice Eldon. Una volta dentro i tre scoprono il motivo per cui i troll erano rifugiati là dentro: un carretto mezzo distrutto con sopra i corpi maciullati di due uomini e un cavallo è abbandonato a lato della stanza. Il cavallo ha qualche segno di morso sulle cosce: probabilmente avevano assalito i viandanti e ne stavano facendo il loro pasto. Il resto del rudere è per il resto desolato, ma comunque un buon rifugio per la notte con segni di vecchi falò.
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Il dardo colpisce il corpo sanguinante del troll che già iniziava a richiudere le ferite inferte poco prima. Ma la fiamma magica dello gnomo mette fine a quel processo rigenerativo tipico di quelle creature. Il troll ha un leggero spasmo e quindi si immobilizza, sancendo definitivamente la morte dell'avversario. Intanto anche Eldon pensa di fare la stessa cosa con l'altro, scagliando sul corpo una boccetta il cui liquido, una volta a contatto con l'aria, prende fuoco istantaneamente, consumando le carni della creatura. Un pessimo olezzo di carne bruciata inizia a sollevarsi sul campo di battaglia. Tutto intorno, schizzi di sangue e fango imbrattano il manto nevoso.
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Lo gnomo attacca dal basso il troll, cercando di colpirlo al torace, ma il nemico vede il suo movimento devia la lama con un feroce colpo di artigli. Keidros invece sfrutta questo brusco scatto dell'avversario e riesce nuovamente a bucare la difesa del troll e perforare la dura pelle lanugginosa all'altezza dello stomaco, facendo penetrare in profondità la lama dello stocco che trafigge e attraversa tessuti ed organi interni finchè l'elsa stessa dell'arma non arresta la sua corsa contro il ventre molliccio del nemico. Il mostro emette un gorgoglio sommesso e si accascia, rischiando di schiacciare Eldon il quale, per un soffio, riesce a scansare il corpo inerme che crolla al suolo.