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I racconti dell'orco


Gorthar Bonecrasher

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Salve, primo post in questa sezione, prego perdonerete la scarsa qualità del mio lavoro...

Premessa: questo che segue è un racconto scritto per il BG di un mio personaggio, Drakan de Sarlac

Spoiler:  
un mezzorco innaturale, nel senso che non è il solito figlio degli stupri bensì un nobile nato da una donna maledetta mentre lo portava in grembo. In gioco si trattava di un paladino della tirannia, ma era ruolato come pg tormentato dalla sua doppia natura di mostro e di nobile.

A voi...

L’individuo mascherato entrò nel bordello accompagnato da due uomini, le vesti finemente lavorate drappeggiate sul corpo possente.

La maitresse fissò il cliente, un individuo di dimensioni superiori a quelle di un normale uomo, che celava il volto dietro una maschera in cuoio nero, finemente decorata con fili d’oro e d’argento. Da dietro la maschera un paio di occhi neri osservarono le prostitute all’interno del locale, indecisi su quale posarsi definitivamente.

Finalmente la vide.

Una breve contrattazione con la padrona del bordello terminò con il passaggio da una mano all’altra di una sacca piena d’oro e pietre preziose.

Drakan de Sarlac si avvicinò alla prescelta, una graziosa mezzelfa, le cinse le spalle con l’ampio mantello e con grazia la condusse nella lussuosa stanza che si era fatto preparare. Con un cenno del capo ordinò ai due uomini di attenderlo fuori e di far sì che non fosse disturbato.

Da sotto il mantello Drakan estrasse un involto che si rivelò essere un elegante abito da nobildonna; con voce calma e suadente chiese alla fanciulla di indossarlo.

Mentre lei si cambiava dietro un paravento, il nobile si fece portare una bottiglia di costoso vino. Riempì un calice per sé e uno per la ragazza, quindi estrasse una fialetta da una tasca e ne versò il contenuto nel calice della fanciulla.

La ragazza ormai era pronta, più bella di prima, simile ad una principessa in quello sfarzoso abito.

Drakan osservò rapito per un attimo l’incantevole fanciulla, il suo fisico statuario, le spalle pallide che il vestito lasciava scoperte, i lunghi capelli corvini, così simili ai suoi, le orecchie leggermente appuntite, le labbra delicate…

Con la mano guantata Drakan sfiorò gentilmente la sua guancia, fissando con sguardo colmo di tristezza gli scintillanti occhi verdi della mezzelfa.

Le porse il calice col vino.

Lei bevve lentamente.

Solo quando il calice fu svuotato del tutto Drakan de Sarlac si tolse la maschera dal volto, rivelando i suoi tratti decisamente non umani.

Il mezzorco aveva lineamenti più dolci rispetto a quelli tipici della sua razza, il volto era più affilato, barba e baffi ben curati ma i canini lunghi sino al labbro inferiore, il naso leggermente schiacciato, il colorito verde pallido e le folte sopracciglia lo identificavano chiaramente come un ibrido.

La ragazza fece un passo verso di lui. Non capiva perché, ma sentiva qualcosa ardere dentro di se, qualcosa che la spingeva verso quell’individuo, pronta a donarsi a lui con tutta se stessa, a lasciarsi andare tra le sue braccia, trasportata dalla passione, dal desiderio. L’unica cosa che ora la mezzelfa voleva era poter passare l’eternità con lui.

Drakan si accorse subito che la pozione d’amore aveva sortito i suoi effetti.

Lei lo abbracciò, le sue labbra protese a baciare il mezzorco in un impeto di desiderio.

Anche se ormai aveva vissuto quell’esperienza parecchie volte il nobile si sorprese delle sensazioni che quel bacio, quella mezzelfa e il suo ardore risvegliavano in lui.

Si abbandonò alla passione.

Ricambiò il bacio con trasporto, delicatamente spostò i capelli della fanciulla fino a scoprire il suo collo eburneo, andando lì a posare le sue labbra, inalando nel contempo il profumo della sua chioma.

Sempre con gentilezza cominciò a spogliare la fanciulla, slacciandole piano il vestito sul retro, mentre lei gli sbottonava la giacca.

I suoi baci si fecero più appassionati, scendendo piano dal collo, poi sulle spalle e più giù sino alla curva dei seni per poi risalire sino ad andare ad incontrare ancora le labbra della fanciulla.

Slacciò l’ultimo bottone.

Il vestito scese rivelando il corpo nudo della mezzelfa, ma Drakan preferì continuare a baciare la fanciulla piuttosto che godersi la vista delle sue nudità.

Baciandola ancora la prese in braccio e la portò gentilmente sul comodo letto matrimoniale della camera.

La tenne sopra di sé carezzandole gentilmente la schiena il velluto dei suoi guanti sulla vellutata pelle di lei.

Lei gli aprì la giacca, sollevò la sua camicia di seta scoprendo il petto muscoloso del mezzorco, lo baciò con passione, poi gli restituì tutti i baci e le carezze che lui le aveva elargito; labbra, collo, spalle, petto…

Lui la strinse più forte, traendo piacere anche dal solo contatto del suo corpo caldo.

Fecero l’amore lentamente, con dolcezza, mentre la fusione dei loro corpi trasmetteva loro sensazioni ben al di sopra del semplice piacere carnale.

Anche se nessuno dei due conosceva il nome dell’altro in quel momento era come se fossero sempre stati insieme.

La mente di Drakan ritornò alla sua giovinezza, quando i suoi coetanei lo prendevano in giro per i suoi tratti orcheschi e riversavano su di lui il loro odio e il loro disprezzo, quando le ragazze lo allontanavano, lui, il figlio del duca-conte Veldrath de Sarlac, secondo nella linea di successione, ma così diverso dai suoi genitori umani. Desiderava solo essere amato, ma l’assenza d’amore lo portò ad odiare quegli umani che pure sottoposti a lui lo rifiutavano.

Strinse ancora a se la mezzelfa.

Solo con l’aiuto della magia poteva avere un’illusione d’amore ma la cosa lo disgustava: non era quello l’amore che desiderava.

Ben diversa la relazione che aveva con sua cugina, che lo desiderava solo per la sua possanza fisica ma che lui aveva comunque accettato come sua unica amante perché quando giaceva con lei riusciva ad affogare il suo desiderio d’amore nelle perverse fantasie della sua giovane compagna.

Determinazione e tristezza apparvero contemporaneamente nei suoi occhi scuri.

Baciò la fanciulla, un bacio lungo, passionale, percependo il calore del suo respiro, il suo seno sul petto di lui, le sue gambe sinuose avvinghiate alle sue più muscolose.

Staccò un attimo la sua bocca da quella della ragazza.

“Ti amo…” le mentì.

Poi la baciò ancora.

Fu velocissimo: estrasse un pugnale d’argento e la colpì alla base del cranio con rapidità e precisione.

Lei morì senza neppure accorgersene, le sue labbra ancora unite a quelle di Drakan.

Stette fermo per qualche minuto, poi spostò delicatamente il cadavere della mezzelfa.

Con gentilezza rivestì il suo bellissimo corpo con l’abito che le aveva portato e lo dispose composto sul letto, come se dormisse un sonno tranquillo, le mani unite sul seno.

Con un ultimo, lento movimento le accarezzò i capelli.

Si rivestì dei suoi abiti nobiliari, agganciò la maschera alla cintura e assicurò la spada alle cinghie sul fianco.

Uscì dalla camera e subito gli altri due uomini lo affiancarono.

Attraversò il bordello tra gli sguardi basiti di avventori e prostitute che si trovarono davanti un mezzorco vestito come un nobile.

Urla e fischi si levarono intorno a lui.

La maitresse gli si parò innanzi urlandogli che non avrebbe mai dato la sua ragazza ad un mezzorco se solo lo avesse saputo. Insulti e grida di scherno si alzarono nel locale.

L’ira s’impadronì di Drakan.

Bastavano soltanto una maschera ed un pugno d’oro per meritarsi il rispetto degli umani?

Le parole si bloccarono in bocca alla maitresse quando il mezzorco l’afferrò per la gola.

Senza alcuno sforzo apparente sollevò la megera e la scaraventò contro un muro facendola ricadere con il collo piegato in una posizione innaturale.

Estrasse la spada e lanciò un grido: nel bordello irruppero una decina di persone con la stessa livrea dei suoi due compagni.

“Uccidete questi bifolchi e queste baldracche. Bruciate questo posto. Per ordine di Drakan de Sarlac, conte di Seterlac, distruggete tutto!”

Si allontanò da quel luogo con le vesti nobiliari lorde di sangue, la maschera sul volto mentre le fiamme divoravano quell’edificio ed i cadaveri dei suoi stupidi occupanti avvolgendo anche il corpo di colei che per una sola ora gli aveva dato, anche se indotto, quell’amore che tanto agognava.

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Nulla da dire, molto bello, inteso e piacevole da leggere.

Mi sorge però un dubbio: nel caso seguente(

ardere dentro di se,
) io avrei utilizzato sé, convinto che sia un errore utilizzare se, ma ho consultato il libro che sto leggendo, una monografia sullo stato di Lenin e di Stalin, e l'autore, Graziosi, utilizza spesso se...che le mie credenze siano sbagliate?...
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Altro racconto di BG per un personaggio... Il conte Zentih, attore-guerriero.

Critiche e commenti bene accetti

Ducato di Azimuth, una piovosa sera d’estate…

La pioggia sferzava le vetrate delle lussuose sale del conte Colter Velth mentre i nobili lì riuniti erano intenti a ordire la loro congiura.

Sì una congiura…

Cinque dei membri delle casate minori si erano dati appuntamento lì, con i loro più stretti collaboratori, per pianificare la caduta del tiranno di Azimuth, il duca Nadir, usurpatore del trono di suo padre, veneratore e paladino delle divinità votate alla tirannia.

I patriarchi delle casate Velth, De Raja, Biass, Lilaq e D’izar avevano da poco cominciato la loro riunione quando la porta dell’ufficio del conte si aprì per far entrare Ruger, il figlio più giovane di Colter Velth.

Socchiudendo appena gli occhi rossi, ereditati dalla madre wampyr*, per adattarsi alla penombra della stanza, si guardò attorno per trovare il padre e il fratello maggiore.

“Scusate il ritardo padre, ma stasera il vostro precettore di buone maniere davvero non voleva lasciarmi più andare…”

*Wampyr=esseri umani nati da donne vampirizzate mentre sono in cinta.

-----

Thud! Thud! Thud!

Tre colpi al portone della villa!

I congiurati si guardarono negli occhi… Chi diavolo era? Tutti quelli coinvolti nel piano erano già lì, e il conte non attendeva certo visite…

Ruger e il fratello, Sauer, estrassero le spade, e uscirono nel corridoio che dava sul salone principale.

Troppo tardi! Il maggiordomo aveva già aperto la porta ed ora era a terra, il tronco squarciato dalla lama curva del capo dei visitatori.

Otto uomini, in pesanti pastrani di pelle, i volti coperti da sciarpe nere… Sussurratori, la polizia segreta di Azimuth.

“Alle armi!” urlò Sauer, mentre quelli correvano verso di loro…

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Ferito, tamponandosi la guancia ferita e trascinando a fatica la spada Ruger uscì dallo scarico fognario…

Ricordava... Le urla… gli scontri di lama… il Sussurratore che lo aveva ferito alla guancia… suo fratello che lo afferrava e lo spingeva indietro… già era sempre stato lui il più bravo dei due con la spada… Poi ancora… il fratello che arretrando lo buttava nella sua camera e gli urlava di usare il passaggio segreto… il candelabro girevole… la galleria che portava alle fogne… e poi la pioggia di quella dannata serata…

La vista si stava appannando… a fatica si trascina in un vicolo, cade, cerca di rialzarsi ma scivola nel fango… medita di stare là e di lasciare che lo trovino, tanto gli altri saranno sicuramente già morti. Poi una voce calda: “Non sembri proprio in forma amigo… Avanti ragazzi aiutatemi a tirarlo su, ho visto le brutte facce degli sgherri del duca in giro.” Poi due paia di piccole braccia attorno alle sue spalle a sollevarlo… e poi il buio.

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La rappresentazione teatrale: un successo. Il finto combattimento: acclamatissimo! Del resto ci aveva messo dentro tutta la sua abilità schermistica. Dietro la maschera un sorriso mentre si inchinava al pubblico e poi a struccarsi, a far uscire in superficie la cicatrice sulla guancia.

“Ne hai fatta di strada da quella noche in quel vicolo Conte Zenith!”

“Sai benissimo che dietro le quinte puoi usare il mie vero nome Rodriguez! A proposito, ti ho mai ringraziato per avermi salvato la pelle quella volta?”

“Non ancora… questa settimana! Comunque sai bene, gringo, che l’ho fatto solo perché alla compagnia serviva un uomo alto.” L’halfling ammiccò.

“Raccontane un’altra! Ti ho dato una mano volentieri sul palco, anche se quando ho visto come vi presentate al pubblico La troupe di piccoli attori più grande del mondo ho davvero creduto di essere finito in un manicomio…”

“Quale compagnia di halfling commedianti ambulanti non lo è! Comunque soy mucho contiento che tu sia rimasto con noi per questi due anni! E’ un peccato doverci separare.”

“Già! Purtroppo la tournée vi riporta a Azimuth e io non posso rischiare di essere riconosciuto dagli uomini del duca Nadir… Non ancora almeno.”

“E’ per questo che ti sei abituato a portare la maschera anche fuori dal palco vero? Vabbè… Flora ha già preparato la tua sacca da viaggio, e ricordati di tirarti dietro quello…” l’halfling indicò il mezz’elfo che giaceva ubriaco su un pagliericcio “Non l’hai imparato? Quando salvi qualcuno devi prendertene cura!”

“Già… Bhe, prima della mia partenza abbiamo ancora un ultimo spettacolo da fare. Il conte Zenith torna in scena!”

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  • 2 weeks later...

Altro giro altra corsa. Questo è un'altro dei racconti di BG (non BG, solo racconti inerenti al BG) per un personaggio mai giocato. Jarrek Van Austen Guerriero (o Campione della legge se mi approvano la classe:-D) LM, conestabile ed esecutore (o boia) di un regno di un'ambientazione creata da MarkFMB dove certi individui possono manifestare il potere della propria anima nella forma di mecha spirituali (qualcuno ha detto managuerrieri?). Questo è solo il racconto introduttivo, nel seguito, se e quando vorrò scriverlo, spiegherò come Jarrek libera i poteri della sua anima. Sperem...

Graditi commenti, sputi e quant'altro.

Il guerriero avanzò tra la folla della capitale diretto alla bottega di Zaan Kriengle, il miglior armaiolo della città. Il messo gli aveva riferito che l’arma che aveva ordinato era pronta.

Tra i popolani la sua figura balzava sicuramente all’occhio. Alto quasi due metri, la testa rasata e coperta di tatuaggi, la parte inferiore del volto perennemente coperta da una sciarpa scura, l’armatura chiodata laccata di nero, tutto ciò faceva subito riconoscere a qualsiasi abitante della città la figura di Jarrek Van Austhen, conestabile e sommo esecutore della capitale.

Si fece schermo con le mani dalla luce solare; anni passati nelle segrete del palazzo reale gli avevano ormai precluso la possibilità di sopportare la luce del sole senza grande fastidio. Trovò il cartello che lo interessava, si imbucò in una serie di vicoli bui e umidi, finché non giunse davanti alla forgia di mastro Kriengle.

In quella zona della città, buia e silente, soltanto il ritmato battere del martello del fabbro tradiva la presenza di un qualche essere vivente.

Jarrek scostò le pesanti tende che fungevano da porta per la bottega e si addentrò in quel luogo oscuro, pieno di lame e di odore di olio, i bagliori della forgia che creavano strani giochi di luce sulla sua armatura.

La sagoma di Zaan, il fabbro nano, si stagliava massiccia contro le fiamme, il braccio che si alzava per poi calare un’altra martellata sul pezzo a cui stava lavorando.

“Mastro Kriengle…” –la fredda voce di Jarrek spezzò il monotono martellare.

“Conestabile…”

“Sapete bene che preferisco l’altro mio titolo… Mi è stato riferito che la mia lama è pronta.”

“Certamente conestab… esecutore. Se volete seguirmi di là.”

Il nano condusse il massiccio umano in una stanza attigua arredata spartanamente: un tavolo, una sedia, un candeliere.

Sul tavolo una cassa lunga circa un metro e settanta, larga una trentina di centimetri ed alta una decina.

“Deduco sia quella, mastro Kriengle.”

“Esatto! Se volete esaminarla…”

Jarrek si avvicinò alla cassa, la accarezzò facendo tintinnare tra loro le piastre del suo guanto d’arme, poi con lentezza la aprì.

Dentro, adagiata su un cuscino di velluto scarlatto, stava la più bella lama da giustizia che si potesse immaginare. La lama, seppur spartana, tradiva una cura particolare messa nella sua creazione, l’elsa era cesellata con motivi riportanti le parole LEX, SENTENTIA, JUSTIZIA concatenate tra loro, l’impugnatura era ricoperta con un drappo di seta nera riportante le stesse parole, mentre sul pomolo ricoperto d’avorio era stata intagliata l’immagine di un’esecuzione capitale con il condannato appena decapitato.

“Perfetta…- la voce tradiva un’eccitazione raramente provata dall’esecutore-… esattamente come la immaginavo.”

“Bhe… il merito è per la maggior parte suo. Ho seguito esattamente le specifiche che mi ha dato. Certo però che combinare i metodi di forgiatura delle spade lamellari e quello delle lame serrate è un esperimento mai tentato prima!”

“Sapevo che solo un fabbro della sua bravura ci sarebbe riuscito, mastro Kriengle…”

“Ora mi sta adulando, esecutore.”

“Per niente… del resto erano di ottima fattura anche le lame che ha costruito per il gruppo dei ribelli...

"Ribelli... Quali ribelli?" Il nano sembrava a disagio.

"I ribelli che hanno tentato di assassinare il re un mese fa…”

Zaan sbiancò in volto.

“Voi nani siete un po’ troppo orgogliosi delle vostre abilità metallurgiche, vero mastro Kriengle? Non ha resistito alla tentazione di imprimere il suo marchio- Jarrek indicò un piccolo disegno, raffigurante l’intersezione di una Z e una K, abilmente celato tra le incisioni dell’elsa della lama da giustizia- neppure su quelle lame criminali. Nascosto nel codolo, la parte più nascosta di una spada, piccolissimo ma c’era. Per gli dei! Ne ho smontate sette di quelle spade prima di riuscire a trovarlo! Ottime lame comunque. Hanno trapassato senza difficoltà le armature della scorta del re… purtroppo per loro quei sicari non erano alla mia altezza…”

“Erano nel giusto… il re è un despota! Non ti rendi conto di come fa vivere la gente del regno. Qui nella capitale la vita è ancora passabile, ma fuori… i villaggi sono impoveriti dalle tasse… la gente muore di fame!”

“E allora!? E’ il re! E’ re per diritto di nascita, non ha usurpato il trono! Egli è la legge! IO sono la legge! Non hai rispetto per l’ordine delle cose!? Attentare al legittimo sovrano significa attentare alle leggi stesse!”

“Le leggi! Che vuoi che me ne freghi delle leggi quando la gente soffre!”

Jarrek afferrò la sua nuova lama.

“Taci fabbro! Sei colpevole di alto tradimento e come tale verrai arrestato!”

“Provaci pure! Non mi prenderai vivo!”

“Invece sì! Perché la legge vuole che i colpevoli di tradimento muoiano sul patibolo!”

Jarrek vibrò un violento colpo al nano con il piatto della lama prima che quello potesse reagire. Decisamente il fabbro aveva fatto un ottimo lavoro, la spada si muoveva nella sue mani come se fosse un’estensione del suo stesso corpo.

Zaan andò a sbattere contro una pila di pezzi d’armatura di scarto. Prima di sprofondare nell’oblio vide l’esecutore avvicinarsi a lui con un paio di manette strette in mano.

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intanto ho letto il primo, e mi piace..

anzitutto perché, come già hai detto nell'introduzione, si tratta di un personaggio inusuale e complicato, che riesci a rendere in maniera piuttosto verosimile.. inusuale e complicata ho trovato essere anche la situazione: un bordello, la descrizione di un rapporto sessuale, per di più tra un mezzorco e una mezza elfa.. insomma, tutti elementi che mi fanno propendere per un giudizio positivo..

passiamo ai consigli, se possono interessare.. lavorerei un po' sul ritmo, l'intero racconto mi sembra un po' piatto, forse anche per i continui "a capo" che alla lunga sono un po' ripetitivi e tendono a dare pause uguali troppo spesso (non so se mi spiego).. ci sono dei climax nel tuo background, mi sembra si possano rendere un po' meglio con una punteggiatura più fitta e variegata..

inoltre, ma si tratta di puro gusto personale, forse addirittura più nello scrivere che nel leggere, eviterei alcuni didascalismi, come ad esempio "Drakan si accorse subito che la pozione d’amore aveva sortito i suoi effetti".. insomma, hai detto che drakan versa qualcosa nel suo vino, hai descritto gli effetti che il bere ha sulla ragazza, non trovo così necessario palesare così chiaramente che la ragazza si trova sotto gli effetti di una pozione, e ancora meno di una pozione d'amore.. è chiaro.. :-) .. ma ripeto, questo è più un mio gusto personale che un "errore" o qualcosa da correggere..

infine, c'è il problema del finale, forse l'hai un po' accelerato con il massacro di tutti all'interno del bordello.. diciamo che secondo me stona un po' con un racconto così insolito.. ancora una volta, niente di sbagliato o di scorretto, però mi manca una risoluzione diversa, particolare, memorabile..

questo è quanto, ma sono solo cavilli.. continua così!

ora leggo gli altri.. :bye:

edit: letto il secondo..

l'ho trovato molto più confusionario del primo, meno lineare, forse volutamente, ma anche meno piacevole da leggere (non credo volutamente :-)).. l'idea è molto originale e intrigante, nuovamente, quindi direi che ti confermi come amante delle situazioni e dei personaggi particolari.. ;-)

detto questo, non mi piace l'uso reiterato dei puntini di sospensione (so che io li uso troppo, troppo, troppo, ma mai nei racconti, sono decisamente da evitare, a mio parere).. in questo caso, inoltre, il didascalismo che nel primo racconto era solo una questione di mio gusto personale qua diventa fastidioso alla lettura (il dialogo della parte finale è un esempio chiaro di quello che intendo, non è verosimile che due persone che parlano si dicano esplicitamente così tanto del loro passato e delle loro esperienze comuni, perché solitamente sono cose date per scontate.. se le palesi a quel modo, significa che stai dando dei messaggi al lettore, messaggi diretti che alla lunga sono molto fastidiosi, sempre a mio parere)..

che altro dire? non saprei, mi sembra in generale meno curato del primo, più difficile da leggere e da comprendere, anche se devo ammettere che la struttura che hai voluto dare al racconto non è affatto semplice da sostenere.. sarebbe da rivedere, IMVHO.. :bye:

piccolo p.s.: se le prime tre parti fossero per caso la rappresentazione teatrale di un episodio realmente accaduto, quello che unisce i due personaggi che parlano nell'ultima parte del racconto, la cosa avrebbe un interesse e un senso tutti nuovi.. ma è solo una cosa che butto lì tanto per dire.. :-)

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Ciao, ho letto il primo racconto.

Salve, primo post in questa sezione, prego perdonerete la scarsa qualità del mio lavoro...

Mah, visto che il racconto mi è piaciuto, personalmente, ti perdono :-D :-D

Come storia per un background di un personaggio è sicuramente ottima.

La cosa più bella, infatti è proprio il personaggio: davvero interessante e potenzialmente perfetto non solo per il gioco di roulo, ma anche per la narrativa.

Segue qualche critica costruttiva, nell'ottica di migliorarlo come racconto "a sè stante" e non solo funzionale al bg di un personaggio. Il tutto secondo la mia modesta opinione, s'intende.

La transazione che c'è da:

Anche se nessuno dei due conosceva il nome dell'altro in quel momento era come se fossero sempre stati insieme.

a

Solo con l'aiuto della magia poteva avere un'illusione d'amore ma la cosa lo disgustava: non era quello l'amore che desiderava.

Mi sembra un po' repentina. Per una maggiore credibilità penso che i veri sentimenti di Drakan dovrebbero essere anticipati, o almeno suggeriti, prima nella storia.

Una cosa è voler sorprendere il lettore con qualcosa di inaspettato, un altra è farlo immedesimare in "una finzione". Secondo me sei in mezzo alle due vie, converrebbe essere un pochinino più onesti ;-) E' un uso un po' scorretto del punto di vista, secondo me. (Non so se mi sono spiegato, devi solo correggere un po' il tiro)

Il seguente brano:

La mente di Drakan ritornò alla sua giovinezza, quando i suoi coetanei lo prendevano in giro per i suoi tratti orcheschi e riversavano su di lui il loro odio e il loro disprezzo, quando le ragazze lo allontanavano, lui, il figlio del duca-conte Veldrath de Sarlac, secondo nella linea di successione, ma così diverso dai suoi genitori umani. Desiderava solo essere amato, ma l'assenza d'amore lo portò ad odiare quegli umani che pure sottoposti a lui lo rifiutavano.

Strinse ancora a se la mezzelfa.

Solo con l'aiuto della magia poteva avere un'illusione d'amore ma la cosa lo disgustava: non era quello l'amore che desiderava.

Ben diversa la relazione che aveva con sua cugina, che lo desiderava solo per la sua possanza fisica ma che lui aveva comunque accettato come sua unica amante perché quando giaceva con lei riusciva ad affogare il suo desiderio d'amore nelle perverse fantasie della sua giovane compagna.

è ok per un bg, poiché dice una serie di informazioni utili a conoscere alcuni eventi chiave della vita e le motivazioni del personaggio. In un racconto "fine a sé stesso" però, tale malloppo di informazioni stona, perché sembra immotivato. E' un cosiddetto "infodump". Andrebbe ripensato: sarebbe meglio far giungere al lettore forse anche meno informazioni, ma consentendogli di "viverle" nell'immedesimazione del personaggio, attraverso l'osservazione del suo agire.

In particolare la frase "desiderava solo essere amato..." quotata qui sopra spiega troppo esplicitamente le cose.

Ultima critica: sul finale c'è una "compressione" degli eventi, accentuata forse dal discorso indiretto. Sarebbe meglio inserire gli insulti dei presenti nel dialogo, descrivere le loro facce come le vede lui (e forse quello sarebbe un buon momento per ricordare la sua infanzia), far sentire meglio, insomma, la rabbia dal suo punto di vista. Altrimenti il gesto di radere al suolo il posto sembra po' gratuito.

Di nuovo complimenti per il bel personaggio e per la storia.

Cercherò di trovare il tempo di leggere e commentare anche gli altri.

Ciao

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Intanto vi ringrazio per aver letto e commentato:-)

Credo di non essere ancora riuscito a cogliere il giusto equilibrio tra un racconto per il BG di un personaggio e un racconto "serio".

Sul finale del BG di Drakan mi sono effettivamente lasciato andare, perchè in questo pezzo volevo concentrare l'attenzione più sul "finto amore" che Drakan si costringe a provare che non sulla tematica del pregiudizio.

Sul secondo racconto, effettivamente sono il primo ad ammettere che non è gran che (diciamocelo francamente, già a cominciare dai nomi -Azimuth, Nadir, Zenith-), è un esperimento di speed writing, dato che ho dovuto scriverlo in 20 minuti prima di una sessione e l'idea che mi era venuta era quella di una specie di "trailer" con spezzoni qua e là.

E i puntini di sospensione sono la mia croce e delizia... :-D:-D

Di sicuro cercherò di interpretare al meglio i vostri consigli per il prossimo racconto che scriverò.

Grazie ancora

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Naa, naaaah, i nomi che hai citato sono bellissimi, altro che fuffa!!!

Se hai bisogno di un nome basta alzare lo sguardo al cielo, puntare una stella col dito e, a patto che tu non abbia indicato "K-S 117 Beta" o simili, ecco un bel nome arabo apparirti... (o latino se sei stato meno fortunato)

*feroce sostenitore dei nomi delle stelle*

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letto anche il terzo, lo trovo ben ritmato e nuovamente intrigante nella figura che delinei come protagonista.. solo un paio di cose: data l'aura di autorità che hai costruito attorno a jarrek, trovo un po' curioso che il fabbro gli dia così apertamente del "tu"; ancora una manciata di didascalismo quando spieghi che cos'è il codolo della spada a uno che le spade le fabbrica..

per il resto, niente da eccepire, molto interessante.. mi piacerebbe anche vedere altro oltre a possibili background.. :-)

:bye:

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BHe, ancora grazie per aver trovato il tempo di leggere e commentare.;-)

data l'aura di autorità che hai costruito attorno a jarrek, trovo un po' curioso che il fabbro gli dia così apertamente del "tu"

Se noti bene Kriengle passa al "tu" soltanto dopo essere stato accusato, mentre prima usa il "voi"! Ho cambiato la persona perchè ritenevo che nello "stress" dell'essere scoperto i formalismi venissero dimenticati, tanto che lo stesso fa Jarrek, ma forse non sono riuscito a rendere bene questo stress:doh:

ancora una manciata di didascalismo quando spieghi che cos'è il codolo della spada a uno che le spade le fabbrica..

Aye, hai ragione... Deformazione professionale!

Direi che sarebbe molto meglio così:

Nascosto nel codolo, piccolissimo ma c’era.

e tra l'altro in questo modo evito pure la ripetizione "Nascosto-nascosta".

Grazie mille dei suggerimenti.

Per quanto riguarda qualcos'altro di diverso... Ce l'avrei, è un qualcosa di molto più antecedente, quindi abbastanza grezzo, e per certi versi molto più "personale", quindi aspetto un po' per postarlo.

Intanto, saluti!

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  • 3 weeks later...

Letto 1 e 2, il primo molto interessante come personaggio, per un BG va più che bene.

Ferito, tamponandosi la guancia ferita e trascinando a fatica la spada Ruger uscì dallo scarico fognario…

Ricordava... Le urla… gli scontri di lama… il Sussurratore che lo aveva ferito alla guancia… suo fratello che lo afferrava e lo spingeva indietro… già era sempre stato lui il più bravo dei due con la spada… Poi ancora… il fratello che arretrando lo buttava nella sua camera e gli urlava di usare il passaggio segreto… il candelabro girevole… la galleria che portava alle fogne… e poi la pioggia di quella dannata serata…

La vista si stava appannando… a fatica si trascina in un vicolo, cade, cerca di rialzarsi ma scivola nel fango… medita di stare là e di lasciare che lo trovino, tanto gli altri saranno sicuramente già morti. Poi una voce calda: “Non sembri proprio in forma amigo… Avanti ragazzi aiutatemi a tirarlo su, ho visto le brutte facce degli sgherri del duca in giro.” Poi due paia di piccole braccia attorno alle sue spalle a sollevarlo… e poi il buio.

Nel secondo attenzione a ripetizioni, ma soprattutto al tempo verbale, è una delle cose che, personalmente, mi infastidisce di più alla lettura

ciauz

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Ho letto il primo e il secondo racconto e devo dire che quello iniziale è più piacevole. Nel secondo, come dice Saky, attenzione ai tempi verbali, troppi cambi di tempo anche nello stesso periodo, costringono a ritornare al capoverso e rileggere per capire bene. Personalmente non apprezzo l'uso del punto esclamativo come in (Tre colpi al portone della villa! o Troppo tardi!, sempre nel secondo racconto) ma è una questione di gusti, è comunque corretto linguisticamente. Per il resto sono racconti piacevoli da leggere e mi piace anche l'idea del secondo, resa abbastanza bene. Dopo le lezioni vedrò di leggere gli altri.. ;-)

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Ecco, ho letto il racconto/BG col conte Zenith.

Personaggio molto interessante, e bel background. Anche la storia "come racconto" mi è piaciuta.

Ti dico alcune mie opinioni sullo stile, in alcuni passaggi.

Ducato di Azimuth, una piovosa sera d’estate…

[...]

“Scusate il ritardo padre, ma stasera il vostro precettore di buone maniere davvero non voleva lasciarmi più andare…”

E' un buon inizio, perché suggestivo e inserito in una "location" interessante. Solo si fa un po' difficoltà a capire, con tanti personaggi nominati che non servono molto al resto della storia.

Thud! Thud! Thud!

Tre colpi al portone della villa!

[...]

“Alle armi!” urlò Sauer, mentre quelli correvano verso di loro…

In questa seconda parte c'è una bella scena dove inizia l'azione. Lo stile sa un po' di telecronaca :-), a parte questo mi sembra ok.

Ferito, tamponandosi la guancia ferita e trascinando a fatica la spada Ruger uscì dallo scarico fognario…

Questo è al passato remoto, ok.

Ricordava... Le urla… gli scontri di lama… il Sussurratore che lo aveva ferito alla guancia… suo fratello che lo afferrava e lo spingeva indietro… già era sempre stato lui il più bravo dei due con la spada… Poi ancora… il fratello che arretrando lo buttava nella sua camera e gli urlava di usare il passaggio segreto… il candelabro girevole… la galleria che portava alle fogne… e poi la pioggia di quella dannata serata…

Questa parte mi lascia un po' perplesso: perché raccontarla come un ricordo? Sarebbe stata più bella raccontata mentre accadeva.

La vista si stava appannando… a fatica si trascina in un vicolo,

Qui il tempo è diventato al presente.

Poi: mi piace lo stacco temporale che c'è da questa all'ultima scena, con una ottima apertura del conte Zenith che si inchina al pubblico.

“Già! Purtroppo la tournée vi riporta a Azimuth e io non posso rischiare di essere riconosciuto dagli uomini del duca Nadir… Non ancora almeno.”

“E’ per questo che ti sei abituato a portare la maschera anche fuori dal palco vero? Vabbè… Flora ha già preparato la tua sacca da viaggio, e ricordati di tirarti dietro quello…” l’halfling indicò il mezz’elfo che giaceva ubriaco su un pagliericcio “Non l’hai imparato? Quando salvi qualcuno devi prendertene cura!”

“Già… Bhe, prima della mia partenza abbiamo ancora un ultimo spettacolo da fare. Il conte Zenith torna in scena!”

Questo dialogo porta alla luce varie cose importanti nel BG del personaggio, però suona falso per via dei continui "infodump". Il dialogo è forzato perchè gli interlocutori si dicono cose che già entrambi sanno, a beneficio del lettore. Sarebbe un po' da ripensare. E' un po' un peccato perché il dialogo è scritto bene, davvero. Sono le informazioni che si scambiano a essere innaturali.

E infine (pensavi di esserti salvato? :-)) non posso non criticare i famosi puntini di sospensione: troppi. Vabè, non dico altro: si sa che io li toglierei praticamente tutti :-)

Ciao.

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Ciao Gorthar, ho letto anche il tuo terzo racconto. Bello.

Jarrek Van Austhen è un gran bel personaggio. Mi ricorda molto un personaggio che portavo io anni fa, un sacerdote Legale Neutrale Molto Legale. Solo che il tuo mi sembra però molto più "dark".

Personaggi di questo tipo sono dei gran rompiscatole. Non ti dico che brutta fine ha fatto il mio per mano di altri PG (sigh) :-(

Qualche opinione sul testo.

anni passati nelle segrete del palazzo reale gli avevano ormai precluso la possibilità di sopportare la luce del sole senza grande fastidio.

La frase con due negazioni (precluso...senza) mi sembra un po intrecciata

Trovò il cartello che lo interessava, si imbucò in una serie di vicoli bui e umidi,

Non mi piace molto il verbo imbucare.

In quella zona della città, buia e silente, soltanto il ritmato battere del martello del fabbro tradiva la presenza di un qualche essere vivente.

"Buia": ripeti un aggettivo usato poco prima. "Silente": metterei "silenziosa" o altro (suona male per l'assonanza con "vivente"), oppure toglierei completamente l'inciso.

“Certamente conestab… esecutore. Se volete seguirmi di là.”

Ecco, questi puntini di sospensione sono ok perchè indicano proprio una frase lasciata in sospeso. Negli altri passaggi dove li usi (inutile dirlo :-)) li eviterei.

Il nano condusse il massiccio umano in una stanza attigua arredata

Qui potresti, invece che usare l'aggettivo "massiccio", dare prova della sua altezza; magari deve piegare la testa per passare nelle porticine della fucina di un nano.

IO sono la legge!

Judge Dredd docet. ;-)

Ciao e complimenti

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