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Cap.3.2 Una proposta inaspettata

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DM

Sabato 23 novembre 764sera

Le gallerie abbandonate della vecchia miniera sono silenziose, come sempre. L’unico suono è il gocciolio lontano dell’acqua che filtra dalle rocce e il fruscio leggero dei tuoi passi scalzi sulla pietra fredda. È notte fonda quando senti un rumore familiare: tre colpetti leggeri su una trave di legno marcito, il segnale che Dannath usa da anni. La ragazza appare poco dopo, avvolta in un mantello scuro per non dare nell’occhio. Ha il volto teso, più serio del solito. In mano porta un piccolo involto di tela: probabilmente pane, formaggio e qualche oggetto che le hai chiesto l’ultima volta.

"Sila non è una visita normale stavolta" La voce di Dannath è bassa, quasi un sussurro. Si guarda alle spalle prima di continuare. "Mio padre ha bisogno di te. Non lo dice apertamente, ma è preoccupato. Ha parlato con un gruppo di avventurieri con i quali sta lavorando. Amici suoi, dice. Devono raggiungere la Rocca attraversando le paludi a sud-est. Le paludi sono piene di spiriti inquieti, lo sai meglio di chiunque altro. Morti che non trovano pace, antiche presenze… cose che rendono il passaggio molto pericoloso. Mio padre ha raccontato solo una parte della storia per non far circolare voci pericolose. A me ha detto solo questo: le tue capacità saranno fondamentali. Devi guidarli e calmare gli spiriti, o almeno capire cosa vogliono in cambio per lasciarli passare indenni"

Dannath ti guarda dritto negli occhi. Per la prima volta sembra quasi nervosa. "So che non ti fidi delle persone. So che preferisci stare quaggiù con i tuoi ma mio padre non te lo chiederebbe se non fosse importante. E ti sto chiedendo di fidarti di me. Se accetterai, domani mio padre vorrebbe farteli incontrare Non dovrai entrare in città, ci incontreremo in un posto sicuro, credo"

La ragazza lascia l’involto accanto a te e fa un passo indietro, aspettando la tua risposta. Il silenzio della miniera sembra più pesante del solito

@Ard Patrinell

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Silas detto Cenere

Sono seduto sulle ginocchia, lo scarno sedere poggiato sulle caviglie sottili, a guardare i movimenti oscuri delle ombre in una grande pozza d'acqua.

Ogni tanto mi soffermo sul riflesso di me stesso, che mi restituisce l'immagine di un ragazzo smunto, con capelli castani sporchi di terra e cenere. Infossati in due cerchi scuri gli occhi marroni che sembrano enormi grazie alla pelle adesa sugli zigomi, labbra sottili le cui rughe d'espressione sono accentuate dalla lordura scura.

A rimarcare questa visione decadente un patchwork di vestiti lisi, sotto ai quali si intravede del cuoio, troppo grande per la mia stazza: l'armatura di mio padre. All'indice della mano destra un fascetta semplice di argento, l'anello di mia madre.

Al primo dei tre colpi sussulto, la mia immagine nella pozza scompare distrutta dal mio movimento repentino nell' alzarmi. Sgrano gli occhi, terrorizzato...ma al secondo e al terzo mi rilasso, accucciandomi nuovamente su me stesso.

Quando Dannath compare, attendo che mi raggiunga e senza dire nulla la osservo brevemente. Ascolto le parole della ragazza, ma senza mai guardarla direttamente, come se potessi essere in pericolo anche solo incrociando lo sguardo di qualcuno. Dopo che lei ha finito di argomentare, prendo l'involto e lo apro cominciando a mangiare con avidità, proteggendo il cibo come una fiera in cattività. Solo quando restano delle briciole che pilucco con l'indice, apro totalmente il panno afferrando dei gessetti: la mia sopravvivenza nelle caverne. Segnare sempre la strada, altrimenti potresti non uscire più vivo.

Dopo averli riposti giro la testa per tendere l'orecchio, deboli fruscii e lontanissimi ticchettii riempiono l'aria mentre socchiudo gli occhi per sentire, estraniandomi totalmente dalla realtà.

Poi, come in un repentino cambio di personalità, mi giro verso Dannath e la guardo, occhi enormi e voce sottile, da bambino, che esce stridula

Voglio la sua parola che nessuno mi farà niente...e voglio soldi, abbastanza soldi da andare via da qui. Oltre ad un mantello e il cibo. Altrimenti non se ne fa niente !!!

Per un attimo sembro sicuro, fermo, deciso ma appena dopo, chiudendomi nelle spalle, pian piano mi accartoccio su me stesso, ritornando lo stesso di sempre

Glielo ho detto papà, come mi hai suggerito...

Sussurro, senza curarmi se la figlia di Lazare possa sentirlo o meno.

Silas

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DM

La ragazza fa spallucce "Non so Silas, non posso dirti cosa succederà e cosa incontrerai.." abbassa gli occhi, come fai tu, quasi timorosa di incontrare il tuo sguardo "..non conosco quei tizi, però sulla questione dei soldi non penso avrai problemi. Mio padre fa solo da intermediario ma mi ha detto che sono persone che potrebbero farti cambiare vita, forse anche cambiare vita a tutti noi di Lago Diamante. So che il suo scopo ultimo è quello. Non fraintendermi ma.. la tua richiesta sul mantello e il cibo è.. un po'.. inutile. Ti daranno quello che serve, e del cibo e un mantello è il minimo"

Si ferma, per poi cercare il tuo sguardo "potresti cambiare vita, è un occasione che potrebbe non capitarti più.. io.. io non voglio vederti per sempre all'interno di queste rocce"

Una lacrima scende sul suo viso

Silas detto Cenere

Alla replica della ragazza mi alzo stancamente dalla mia posizione accucciata, lasciando cadere le vesti sbrindellate sulle gambe magrissime.

Mi avvicino alla ragazza ma mantenendo sempre una distanza adeguata ad una fuga improvvisa.

Niente è inutile - esordisco con la mia voce infantile - le cose vanno dette prima e anche così non vengono rispettate. Non mi interessa a chi cambieranno la vita e i loro scopi, mi interessa solo il mio.

Il mio slancio iniziale perde di tono, la voce diventa meno sicura, mi ingobbisco e quasi mi chiudo, mentre le seguenti parole sono tentennanti

Di... di a tuo padre che accetto se mi paga in anticipo...ed io aiuterò questi tizi ad attraversare la palude...vieni domani a darmi la sua risposta.

Muovo la testa di lato, come ad ascoltare qualcosa di lontano, poi alzo gli occhi su di lei, incontrando il suo sguardo per alcuni istanti.

E non piangere, tua madre si dispiace quando accade.

Un istante dopo mi allontano da lei, senza più girarmi e con passo affrettato vado a rifugiarmi nelle ombre della miniera, a cercare il mio solo conforto possibile: le anime dei miei defunti genitori.

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