Il Sangue Non Mente - Capitolo 3
CAPITOLO 3: Sangue sui ciottoli
Kaelen si muoveva come un’ombra tra le pieghe di Oppara. Nel quartiere povero della capitale, lontano dai palazzi dorati e dai marmi splendenti, le strade si restringevano in un labirinto di vicoli fangosi, tetti spioventi e odore di pioggia stagnante. Per un ranger del Verduran, persino la pietra cittadina poteva rivelare una pista: una traccia di bava densa su un angolo di pietra, un rivetto strappato dall'armatura imperiale rimasto incastrato tra le assi di legno, e soprattutto il sangue.
Il sangue di Gloriana. Nero, denso, che fumava leggermente a contatto con il fango della notte.
«Si sta muovendo velocemente, ma barcolla», sussurrò Kaelen, sollevandosi da terra dopo aver esaminato un’impronta d'artiglio profonda nel terreno viscido. «La massa muscolare della trasformazione sta sovraccaricando il suo corpo. Il cuore le cede se non si ferma».
«Le guardie del padre si stanno dividendo», mormorò Caspian, tenendo la mano sul pomolo della sua spada corta, gli occhi che scattavano verso i tetti alti. «Ho sentito i loro segnali d'ottone due vicoli fa. Stanno stringendo il cerchio intorno alla vecchia darsena».
Valeria strinse il suo medaglione di Sarenrae, il respiro corto per la corsa. «Se la trovano mentre la frenesia svanisce, non avrà le forze per difendersi. Dobbiamo accelerare il passo».
Kaelen non rispose. Sollevò una mano, dita aperte: Fermatevi.
Dal vicolo adiacente, il riverbero arancione di una torcia accesa tagliò la nebbia bassa. Passi pesanti, ferrati, cadenzati dalla disciplina militare del Taldor. Erano in quattro. Indossavano i mantelli blu scuro della Casata Koor e stringevano balestre pesanti già caricate, con i dardi corti che luccicavano di una strana patina bluastra.
«Veleno d'argento», ringhiò Kaelen a bassa voce, riconoscendo la sostanza. «Non vogliono catturarla. Vogliono paralizzarla e finirla come un cane rabbioso».
«Chi va là? Spostatevi nel nome di Lord Valerius!» gridò il capo pattuglia, un uomo corpulento con una cicatrice che gli tagliava il sopracciglio, accorgendosi delle sagome dei tre avventurieri nella penombra.
«Siamo della scorta di Lady Gloriana», fece un passo avanti Caspian, usando il suo tono più diplomatico, le mani ben visibili. «La ragazza è malata, ha subìto una contaminazione magica nel Verduran. Possiamo aiutarvi a contenerla senza spargimenti di...»
«Nessun ordine di cattura, bardo», lo interruppe il soldato, sputando per terra. «Il Lord è stato chiaro. Quella cosa non è la Lady. È un abominio che ha profanato il nome dei Koor. E chiunque si metta tra noi e la bestia verrà giustiziato per tradimento. Balestrieri, mirate!»
Il clic metallico dei grilletti delle balestre spezzò il silenzio del vicolo.
Kaelen fu più veloce. Con un movimento fluido e fulmineo, forgiato in anni di imboscate forestali, sollevò l’arco lungo e scagliò una freccia prima ancora che il primo soldato potesse premere il grilletto. Il dardo del ranger colpì il balestriere alla spalla destra, facendogli deviare il colpo che andò a conficcarsi innocuo in una trave di legno sopra la testa di Caspian.
«Valeria, ora!» ruggì Kaelen, incoccando già la seconda freccia.
La chierica sollevò le mani al cielo, invocando la luce purificatrice della sua dea. Un lampo accecante di pura energia solare divampò dal suo simbolo sacro, illuminando il vicolo buio con la forza del mezzogiorno. I soldati del Taldor, abituati alla penombra del quartiere, urlarono coprendosi gli occhi, accecati dal bagliore divino.
«Giustizia e redenzione!» gridò Valeria, mentre Caspian scattava in avanti approfittando della confusione, estraendo la lama e colpendo di piatto il capo pattuglia alla tempia, facendolo crollare nel fango.
Kaelen non mirò a uccidere. Le sue frecce successive colpirono le gambe e le braccia degli altri due balestrieri, disarmandoli e rendendoli inoffensivi prima che potessero riprendersi dalla cecità temporanea. Nel giro di pochi battiti di ciglia, la prima pattuglia dei Koor era a terra, gemente ma viva.
Il ranger si avvicinò al capo pattuglia svenuto, strappandogli una boccetta di antidoto dalla cintura e lanciandola a Valeria. «Ci servirà se hanno già colpito Gloriana con quei dardi». Poi si voltò verso il fondo del vicolo, dove un pesante cancello di ferro battuto conduceva ai vecchi magazzini abbandonati della darsena.
Dal fondo della nebbia, un lamento basso, spezzato, umano e al tempo stesso terribilmente bestiale, echeggiò nell'aria. La frenesia stava finendo.
«È là dentro», disse Kaelen, l'espressione tesa come la corda del suo arco. «E il tempo è scaduto».
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