Il Sangue Non Mente - Capitolo 4
CAPITOLO 4: I resti dell'eroina
L'interno del vecchio magazzino abbandonato sapeva di salsedine, legno marcio e cordame ammuffito. La luce della luna filtrava attraverso le assi sconnesse del tetto, proiettando lunghe lame d'argento sul pavimento polveroso. Al centro della struttura, tra casse sventrate e vecchie reti da pesca, una massa scura si contrasse con un brivido violento.
Il Grande Lupo era a terra. La Lupine Frenzy stava svanendo, e il prezzo da pagare per quella forza sovrumana stava riscuotendo il suo tributo di carne.
Kaelen spinse il portone di legno quel tanto che bastava per far scivolare il gruppo all'interno, tenendo l'arco teso. Valeria e Caspian lo seguirono a ruota, i cuori che battevano all'impazzata.
«Gloriana...» sussurrò il bardo, facendo un passo avanti.
Un ringhio roco, soffocato, lo fece arrestare. Ma non era più il boato trionfante del Palazzo dei Koor. Era il lamento di una creatura ferita a morte.
Davanti ai loro occhi, la maledizione iniziò la sua ritirata, ed era uno spettacolo strappalcore. I muscoli massicci della bestia cominciarono a contrarsi e a ridursi con spasmi violenti. La pelliccia nera si diradava, scomparendo sotto la pelle che tornava pallida, tormentata da brividi incontrollabili. Il cambiamento più doloroso colpì il volto: la struttura ossea del muso si spezzò con un sinistro rumore di cartilagine compressa, ritraendosi. Le zanne d'avorio si accorciarono, lasciando la bocca di Gloriana coperta di sangue e bava, mentre i suoi lineamenti umani riemergevano come un dipinto rovinato.
Con un ultimo, straziante gemito, la transizione si completò.
Della temibile creatura non rimaneva nulla. Sul pavimento di legno, rannicchiata in posizione fetale, c'era Gloriana. Era nuda, avvolta solo dai lembi strappati della sua sottoveste e dai pezzi distorti dell'armatura da parata che le erano rimasti incastrati sulla carne viva, lasciandole profondi tagli sulle spalle e sui fianchi. I suoi capelli castani erano bagnati di sudore e fango.
«Valeria... le bende, presto!» ordinò Caspian, scattando in avanti e inginocchiandosi accanto a lei senza esitazione. Si tolse il mantello da viaggio e lo stese delicatamente sul corpo tremante della ragazza.
Gloriana aprì gli occhi. Le pupille vitree del predatore erano scomparse, sostituite dalle sue iridi umane, ma lo sguardo era pieno di un terrore puro, infantile. Cercò di arretrare, artigliando il legno con dita che avevano appena perso gli artigli neri.
«No... no, vi prego... allontanatevi...» la sua voce era un sussurro spezzato, graffiato dallo sforzo della trasformazione. «Io... li ho sentiti. Li ho sentiti morire».
Valeria si inginocchiò dall'altro lato, poggiando le mani calde sulla fronte scotta di Gloriana. Una debole e rassicurante luce dorata emanò dai palmi della chierica, infondendo un po' di calore in quel corpo stremato. «Chi hai sentito morire, Gloriana? Sei al sicuro adesso. Ci siamo noi».
«Gli antichi... i cavalieri del Vestigio», lacrime di dolore e frustrazione rigarono il viso sporco di Gloriana. «Quando la rabbia monta... quel lupo... Fenris... sbrana i loro ricordi. Ho sentito lo spirito del primo campione della mia casata urlare mentre la bestia gli spezzava le ossa nella mia testa. Non è rimasto nulla di loro. C'è solo... un vuoto affamato».
Caspian strinse i denti, sentendo un nodo alla gola. La stirpe che aveva studiato, la gloriosa eredità che Gloriana doveva incarnare, era stata letteralmente divorata dall'interno dalla maledizione del morso.
Kaelen, rimasto di guardia vicino alle fessure del portone, non distolse lo sguardo dall'esterno. «La magia di Valeria calmerà il dolore, Gloriana, ma non spezzerà il legame. Tuo padre ha sguinzagliato l'intera guardia cittadina. Sanno che sei in questa zona. Se restiamo qui, ci troveranno entro l'alba».
Gloriana provò a sollevarsi, aggrappandosi al braccio di Caspian. I suoi muscoli erano esausti, svuotati di ogni energia, tipico collasso che seguiva la fine di quella frenesia innaturale. «Mio padre... vuole la mia testa, vero? Per l'onore della casata».
«Non gli permetteremo di toccarti», disse Valeria con fermezza, stringendole la mano. «Ma dobbiamo lasciare il Taldor. Subito».
«Kaelen ha ragione», intervenne Caspian, aiutando Gloriana a mettersi seduta, avvolgendola meglio nel mantello. «Le navi della darsena sono bloccate, ma se tagliamo attraverso le fogne prima dell'alba possiamo raggiungere i boschi del Verduran. Da lì, punteremo a nord. Verso le Terre dei Re dei Linorm. Se c'è una risposta a questo male, è tra i ghiacci e gli sciamani che conoscono i miti del Lupo Incatenato».
Gloriana guardò i suoi tre amici. Aveva perso il suo lignaggio, il suo futuro a corte, la sua stessa umanità era in bilico. Eppure, loro erano lì.
«Vi uccideranno se vi trovano con me», mormorò.
Kaelen si voltò, incoccando un'altra freccia, con un raro e accennato sorriso sul volto duro. «Ci dovranno prima prendere. In piedi, Lady Koor. La caccia è appena iniziata».
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