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Il Sangue Non Mente - Capitolo 5

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CAPITOLO 5: Le fauci del sottosuolo

Le fogne di Oppara non avevano nulla a che fare con la magnificenza superficiale della capitale. Sotto i viali lastricati e i giardini profumati del Taldor si estendeva un labirinto di pietra bagnata, melma e oscurità profonda, dove il rimbombo costante dell'acqua di scarico copriva ogni altro suono.

Kaelen procedeva in testa, tenendo alta una torcia che proiettava ombre sformate sulle pareti curve di mattoni. Dietro di lui, Caspian sosteneva Gloriana. La ragazza camminava a stento, i piedi nudi nel fango viscido e il mantello del bardo stretto sulle spalle. La regressione dalla Lupine Frenzy l’aveva lasciata svuotata, con i muscoli che le tremavano per lo sforzo e la mente invasa da un vuoto doloroso. Valeria chiudeva la fila, lo sguardo teso e la mano costantemente vicina alla borsa delle componenti magiche.

«Ancora un chilometro», disse Kaelen, senza voltarsi. «Se i calcoli sono giusti, questo condotto scarica direttamente nel fiume Porthos, oltre la cinta muraria esterna. Lì potremo rubare una barca e lasciare la città».

«Dobbiamo sbrigarci», mormorò Gloriana, la voce ridotta a un filo di fumo. «Sento... sento il ferro».

Caspian la guardò, preoccupato. «Il ferro dell'armatura?»

«No», rispose lei, stringendo i denti mentre un brivido le scuoteva la schiena. «Il sapore del ferro. Nella mia testa. La bestia avverte l'odore delle lame dei sicari. Sono vicini».

«Non possono averci seguiti fin qui sotto così in fretta», ribatté Caspian, cercando di rassicurarla. «Nessuno conosce questi passaggi tranne i contrabbandieri».

«Tuo padre sì», la voce di Kaelen si abbassò di colpo, spegnendo ogni speranza. Il ranger si fermò bruscamente, piantando la torcia in una fessura del muro ed estraendo l’arco. «E non ha mandato le normali guardie cittadine».

Dal buio del tunnel davanti a loro, tre figure emersero dal velo di umidità. Non indossavano le vistose uniformi blu della Casata Koor, ma corazze di cuoio bollito oscurate, maschere di ferro che coprivano interamente i loro volti e lame ricurve progettate per sgozzare in silenzio. Erano gli Spettri di Seta, i sicari personali che Lord Valerius utilizzava per i lavori più sporchi, quelli che la corte del Taldor non doveva mai scoprire.

«Lady Gloriana», disse il capo dei sicari, la voce distorta e metallica a causa della maschera. «Tuo padre vi augura un glorioso funerale. Fate un passo indietro, mercenari. Consegnateci la bestia e le vostre vite saranno risparmiate».

«Dovrai passare sui nostri cadaveri, ombra», ruggì Valeria, facendo un passo avanti. Il suo simbolo sacro brillò di una luce dorata e, con una preghiera rapida a Sarenrae, scagliò una vampa di fuoco sacro verso i tre assalitori.

Il tunnel si illuminò di colpo, ma gli Spettri di Seta erano addestrati alla magia. Due di loro si tuffarono ai lati del canale di scolo, evitando le fiamme con agilità disumana, mentre il terzo scattò in avanti, la lama ricurva puntata direttamente alla gola di Caspian.

Kaelen scagliò una freccia che colpì lo scatto del sicario alla spalla, deviandone la traiettoria, ma gli altri due erano già addosso al gruppo. Uno scontro brutale divampò nello spazio ristretto della fogna. Caspian estrasse la spada corta, parando disperatamente un fendente ravvicinato, mentre Valeria cercava lo spazio per canalizzare un altro incantesimo senza colpire i suoi compagni.

Gloriana scivolò a terra, con le spalle contro il muro umido. Guardava i suoi amici combattere e sanguinare per lei. Caspian aveva un profondo taglio sul braccio; Kaelen era costretto a usare l'arco come un bastone da mischia per tenere lontano un sicario che tentava di aggirarlo.

Stanno morendo per colpa mia, pensò Gloriana. Perché sono debole. Perché non sono più l'eroina.

Dentro di lei, nel vuoto lasciato dai Vestigi, qualcosa rispose. Non era una voce d'onore. Era una vibrazione calda, violenta, un ringhio che pretendeva di essere liberato. Il sangue del Grande Lupo si destò di nuovo, nutrendosi del suo senso di colpa e della sua disperazione.

«Gloriana, no! Trattieniti!» urlò Valeria, accorgendosi che gli occhi della ragazza stavano cambiando di nuovo, diventando due fessure d'ambra lucida nella penombra.

Ma era troppo tardi. La paura per i suoi amici superò il terrore di se stessa.

Gloriana non urlò come una donna. Emise un boato soffocato che fece tremare i mattoni delle fogne. Le sue mani, aggrappate alla pietra, si contrassero mentre le unghie si ispessivano in artigli neri e affilati. La massa muscolare delle sue braccia esplose sotto il mantello di Caspian, lacerandolo. La mascella si allungò con un suono sinistro di ossa che si rimodellavano, rivelando file di zanne pronte a ghermire.

Non era una trasformazione completa come quella del palazzo, ma una manifestazione parziale, guidata da una rabbia disperata.

Con un balzo bestiale, la Bloodrager si scagliò contro il sicario che stava per sferrare il colpo di grazia a Caspian. Non usò una spada. Afferrò l'uomo per la maschera di ferro con una mano sola, sollevandolo da terra come se fosse un foglio di carta, e spalancò le fauci, affondando i denti direttamente sulla spalla protetta dal cuoio, spezzando l'osso sottostante con un morso netto (Maw of the Wolf).

Gli altri sicari, vedendo la furia della creatura ridestarsi in uno spazio così ristretto, esitarono per la prima volta. E in quel singolo istante di esitazione, Kaelen ne approfittò per piantare una freccia nel petto del secondo assalitore.

Il terzo Spettro di Seta, rimasto solo, fece un passo indietro nel fango, lo sguardo fisso sulle zanne insanguinate di Gloriana che ringhiava nella penombra, con la bava che le colava sul petto. L'assassino lanciò una bomba fumogena ai propri piedi, scomparendo nella nebbia artificiale prima che il Grande Lupo potesse sbranarlo.

Il silenzio tornò nel tunnel, rotto solo dal respiro pesante e animalesco di Gloriana.

Caspian, premendosi la ferita sul braccio, guardò l'amica. La parte superiore del suo corpo era ancora deformata dalla maledizione, le zanne scoperte e gli occhi privi di umanità. Ma non li stava attaccando. Li stava proteggendo.

«Gloriana...» disse il bardo, la voce che tremava leggermente. «Siamo noi. Va tutto bene. Sono scappati».

Il Grande Lupo inclinò la testa, fissando Caspian. Poi, lentamente, con un lamento che sembrava un pianto, le zanne iniziarono a ritirarsi.

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