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Il Sangue Non Mente - Capitolo 6

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CAPITOLO 6: Oltre le mura, verso il nord

L’aria fredda e pungente del fiume Porthos investì il gruppo come uno schiaffo rinfrescante quando emersero dall'ultimo condotto delle fogne. Erano finalmente fuori dalla cinta muraria di Oppara, ma nessuno di loro si illudeva di essere al sicuro. Il Taldor aveva braccia lunghe e occhi ovunque.

Gloriana camminava respirando a fondo, sorretta da Valeria. La trasformazione parziale era regredita, lasciandola di nuovo fragile, scossa dai brividi e coperta dal sangue dei sicari che si stava seccando sulla pelle. Caspian teneva la spada corta sguainata, gli occhi che scattavano verso le sagome delle chiatte ormeggiate lungo la riva nebbiosa, mentre Kaelen guidava i compagni verso un molo di legno marcio nascosto tra i canneti.

«Lassù», sussurrò il ranger, indicando una sagoma scura. Una barca dal profilo basso, priva di lanterne e con le vele ammainate, oscillava pigramente sull'acqua nera del fiume. «È la Lince d'Acqua. Contrabbando di spezie e reperti. Il capitano mi deve un favore da quando l'ho tirato fuori dai guai nel Verduran».

Il gruppo si affrettò lungo il pontile scricchiolante. Dalla nebbia sul ponte della barca emerse una figura tarchiata, avvolta in un pesante cappotto di pelle di foca. Aveva una pipa spenta tra i denti e una balestra leggera appoggiata al braccio.

«Kaelen», disse l'uomo con una voce che sembrava pietra triturata. «Sapevo che eri nei guai, ma non pensavo che ti saresti tirato dietro mezza guardia cittadina e... qualunque cosa sia quella ragazza». Il capitano, un uomo dell'Andoran di nome Jarek, fissò lo sguardo sui pezzi di armatura taldoriana che ancora pendevano dal corpo di Gloriana.

«Ci serve un passaggio, Jarek. Subito», disse Kaelen, senza perdersi in convenevoli. «Paga doppia. Ci porti fuori dalle acque territoriali del Taldor, risalendo il fiume fino ai confini del regno».

Jarek sputò nel fiume, guardando le luci di Oppara in lontananza. Sulle mura della città, i segnali d'ottone stavano suonando di nuovo. Le pattuglie stavano setacciando le sponde. «Quella ragazza è una Koor, vero? Ho sentito cosa è successo al palazzo. Dicono che una bestia abbia sbranato i nobili».

«È la mia amica», intervenne Caspian, facendosi avanti con lo sguardo fiero. «E se non ci fai salire, Jarek, la prossima volta che quella "bestia" si sveglia, non saremo noi a tenerla a bada».

Il capitano guardò Gloriana. Lei sollevò il capo, incontrando il suo sguardo. Nei suoi occhi non c'era più la furia distruttiva di Fenris, ma la dignità ferita di una guerriera che aveva perso tutto tranne l'orgoglio. Jarek grugnì, abbassando la balestra.

«Salite. Ma se i cacciatori ci intercettano, vi butterò in acqua», disse, facendo cenno ai suoi marinai di mollare gli ormeggi.

La barca scivolò via dal molo in un silenzio spettrale, spinta dalla corrente del Porthos e dal lavoro silenzioso dei remi. Man mano che la sagoma di Oppara e le sue torri dorate sbiadivano nella nebbia notturna, Gloriana si lasciò scivolare sul ponte di legno, appoggiando la schiena contro una cassa di merci.

Valeria le tese una coperta asciutta e una fiasca d'acqua. «Ce l'abbiamo fatta, Gloriana. Sei fuori dalle loro mani».

Gloriana guardò le sue mani umane, che tremavano ancora leggermente. Poteva ancora sentire il sapore del ferro e del sangue dei sicari sulle labbra. Sollevò lo sguardo verso il cielo notturno, dove le stelle dell'Avistan brillavano gelide.

«Siamo fuori dalle mura», mormorò, la voce carica di una cupa consapevolezza. «Ma io non sarò mai più libera. La prigione è qui dentro». Si toccò il petto, laddove un tempo risiedevano gli spiriti dei Vestigi e dove ora regnava solo l'ombra del Grande Lupo, in attesa della prossima catena da spezzare.

Caspian si sedette accanto a lei, aprendo una mappa logora dell'Avistan. Il suo dito scivolò lontano dal Taldor, superando i regni fluviali, oltre l'Ustalav, fino a puntare le montagne innevate e i fiordi del nord.

«Il viaggio sarà lungo, Gloriana», disse il bardo, guardandola negli occhi. «Ma troveremo un modo per farti tornare a essere l'eroina. O per insegnare a quel lupo a combattere per il bene».

Mentre la Lince d'Acqua spariva nell'oscurità del fiume, lasciandosi alle spalle l'impero del Taldor, il destino di Gloriana Koor prendeva ufficialmente la via del nord.

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