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Il Sangue Non Mente - Capitolo 7

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CAPITOLO 7: Le nebbie dell’Ustalav

L’Ustalav non accoglieva i viaggiatori; li inghiottiva.

Superati i confini meridionali, il paesaggio dell’Avistan era mutato drasticamente. I boschi rigogliosi del Taldor avevano ceduto il passo a colline brulle, alberi scheletrici dai rami contorti e una nebbia perenne, fredda e lattiginosa, che sembrava strisciare sul terreno come un sudario. L’aria stessa profumava di terra bagnata, resina amara e qualcosa di antico e decomposto.

Il gruppo viaggiava a piedi da giorni lungo i sentieri della contea di Soau, tenendosi lontani dalle strade principali. Gloriana indossava ora abiti pesanti da viandante, un mantello di lana grezza che nascondeva i resti tormentati della sua fisionomia e, soprattutto, teneva lo spadone imperiale avvolto in bende di tela grezza sulla schiena. Camminava con lo sguardo basso, tormentata da un mal di testa incessante. Da quando erano entrati in quella terra maledetta, il vuoto dentro il suo petto aveva iniziato a pulsare.

«Questo posto mi fa rizzare i peli sulle braccia», mormorò Kaelen, tenendo una freccia incoccata nell'arco lungo, lo sguardo che cercava di perforare la coltre grigia. «La foresta è troppo silenziosa. Persino gli uccelli hanno paura di cantare qui».

«L'Ustalav è una terra di vecchi traumi e spiriti inquieti», disse Caspian, sistemandosi lo zaino. «Gli antichi dicono che la terra stessa ricordi il passaggio del Tiranno Sussurrante. La magia qui è... malata».

«Non è la magia a preoccuparmi», intervenne Gloriana, fermandosi bruscamente. Il suo respiro creava piccole nuvole bianche nell'aria gelida. Le sue dita si contrassero intorno alle bende dello spadone. «È il richiamo».

Valeria le si avvicinò subito, posandole una mano sulla spalla. «Cosa senti, Gloriana?»

«C’è qualcosa nella nebbia. Qualcosa che... graffia contro la mia mente». Gli occhi di Gloriana brillarono di un riflesso ambrato per un brevissimo istante prima che lei riuscisse a imporsi il controllo. «Il lupo risponde. Vuole uscire non per difendervi, ma perché sente una chiamata. Come un cane che sente il fischietto del padrone».

Prima che Kaelen potesse fare una domanda, la nebbia intorno a loro si addensò, assumendo una sfumatura violacea, malsana. I cavalli bradi che pascolavano sulle colline in lontananza iniziarono a nitrire di puro terrore, un suono che si spense bruscamente.

Poi, il silenzio venne rotto da un rumore di passi strascicati.

Dalla coltre grigia emersero sagome umane, ma la loro andatura era spezzata, innaturale. Non erano i sicari del Taldor. Erano abitanti dei villaggi vicini, o ciò che ne rimaneva: i loro volti erano pallidi, gli occhi vitrei privi di intelletto e le vesti lacerate. Ma la cosa più terrificante erano le loro ombre. Sul terreno umido, le ombre proiettate da quelle creature non erano umane, ma avevano le forme allungate e mostruose di lupi giganti dagli artigli ricurvi.

«Ghoul della Stirpe Lupina», ringhiò Kaelen, riconoscendo le creature nefande che infestavano i cimiteri dell'Ustalav. «Non sono qui per caso. Qualcuno li sta guidando».

«Benvenuta a casa, piccola fuggiasca», una voce sibilante, che sembrava composta dal fruscio di foglie secche e ossa frantumate, echeggiò da ogni direzione attraverso la nebbia.

Dall'alto di una roccia sporgente emerse una figura scheletrica avvolta in un mantello di stracci neri. Il suo volto era coperto da una maschera d'osso di lupo, e nelle mani nodose stringeva un bastone sormontato da un teschio canino che brillava di una nefasta luce verde pallido. Un necromante del culto della Via Sussurrante, o forse qualcosa di ancora più antico legato alle maledizioni del sangue di quella terra.

«Sentiamo l'odore del sangue di Fenris che pulsa nelle tue vene», sibilò la figura mascherata, puntando il bastone osseo direttamente contro Gloriana. «Una stirpe così pura... così violentemente distruttiva. I fantasmi dei tuoi antenati sono stati un ottimo pasto per la Bestia, vero? Consegnati a noi. Il tuo sangue servirà a risvegliare qualcosa che farà tremare l'intero Avistan».

I ghoul lupeschi scattarono in avanti, emettendo versi gutturali, i loro artigli che fendevano la nebbia.

Kaelen scagliò la prima freccia, centrando in pieno petto il mostro più vicino, ma la creatura continuò a correre come se non avesse sentito nulla. Valeria sollevò il simbolo di Sarenrae, invocando una barriera di luce sacra per tenere indietro l'ondata, mentre Caspian iniziò a intonare un canto di battaglia per infondere coraggio ai compagni.

Gloriana rimase immobile per un secondo, il cuore che le batteva all'impazzata. Il necromante conosceva la natura del suo male. Sapeva del Grande Lupo. Sapeva dei Vestigi divorati.

La rabbia, mista a un profondo senso di violazione, divampò nel suo petto. Questa volta non era la paura a guidarla. Era il desiderio di mettere a tacere quella voce sibilante.

«Volete il mio sangue?» ringhiò Gloriana, afferrando le bende dello spadone e strappandole via con un unico, violento strattone. La lama d'acciaio imperiale brillò fredda nella nebbia dell'Ustalav. «Venite a prenderlo».

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