Il Sangue Non Mente - Capitolo 8
CAPITOLO 8: Il burattinaio di carne
Gloriana non aspettò che i ghoul la circondassero. Con un urlo che spazzò via la nebbia circostante, si scagliò in avanti. Lo spadone a due mani tracciò un arco d'argento perfetto, recidendo di netto la testa del primo mostro, ma mentre il corpo del ghoul crollava nel fango, la rabbia che le bruciava nei canali invisibili del sangue prese il sopravvento.
La pelle le bruciò. I muscoli si dilatarono con la foga di un torrente in piena, strappando le cuciture della spessa tunica di lana. Le sue dita si fusero in artigli che quasi saldarono la sua carne all'elsa dello spadone. Il muso si allungò, le zanne scattarono in avanti e gli occhi persero ogni traccia di umanità, diventando due fari di pura energia distruttiva. Il Grande Lupo era tornato.
Con la ferocia del Grande Lupo, Gloriana divenne una falciatrice di carne. Saltò nel mezzo del branco di ghoul, usando la spada come un artiglio pesante e le sue stesse mascelle per dilaniare i morti viventi con una foga così cieca da terrorizzare persino Kaelen, che continuava a scagliare frecce di supporto.
Dall'alto della sua roccia, il necromante emise una risata stridula, che sapeva di polvere e tombe aperti. «Sì... sì! Proprio come dicono le antiche pergamene della Via Sussurrante! La rabbia del Lupo Incatenato non ha intelletto, è solo fame! E la fame si può guidare».
L'uomo mascherato sollevò il bastone col teschio canino. La luce verde pallido si intensificò, diventando un raggio d'energia pulsante che colpì dritto in fronte il Grande Lupo nel bel mezzo del massacro.
Gloriana si irrigidì a metà di un balzo. Lo spadone le sfuggì di mano, conficcandosi nel terreno.
Un gemito soffocato, innaturale, uscì dalle sue fauci deformi. Nella sua mente, la frenesia selvaggia che di solito la rendeva immune a tutto venne improvvisamente incanalata, deviata. Il necromante non stava cercando di spaventarla; stava inserendo dei fili invisibili nella sua rabbia. Stava parlando direttamente alla bestia, scavalcando la coscienza sopita di Gloriana.
«Trova i tuoi veri nemici, Bestia», sibilò la voce del necromante nella testa di Gloriana. «Sbrana coloro che vogliono rimetterti le catene. Sbrana la carne calda».
La testa del Grande Lupo si voltò lentamente. Le pupille ambrate, ora velate da una nebbia verde e malsana, si focalizzarono... su Caspian.
«Gloriana?» il bardo fece un passo indietro, la spada corta che tremava nella mano. «Gloriana, guardami. Sono Caspian. Ricordi il Verduran? Ricordi la promessa?»
La creatura emise un ringhio basso che fece vibrare il terreno bagnato dell'Ustalav. Fece un passo avanti, abbassandosi sulle zampe anteriori, pronta a scattare. Non c'era riconoscimento nei suoi occhi. C'era solo l'ordine del burattinaio.
«È sotto il suo controllo!» urlò Kaelen, spostando istintivamente la mira del suo arco lungo dal necromante... alla spalla di Gloriana. Ma le dita sul rilascio della corda gli tremarono. Non poteva farlo. Non a lei.
«Non toccarla, Kaelen!» gridò Valeria, correndo in avanti e frapponendosi tra il Grande Lupo e Caspian. La chierica sollevò lo scudo d'oro, la luce di Sarenrae che divampò per creare un muro di pura energia radiosa tra loro e la loro amica posseduta. «Gloriana, combatti! Tu sei una guerriera del Taldor, non un cane da guardia di un necromante! Ricorda chi sei!»
Il Grande Lupo scattò. La massa muscolare d'ebano impattò contro lo scudo di luce di Valeria con la forza di un ariete da assedio. La barriera magica si incrinò con un suono simile a cristallo infranto. Valeria cadde sulle ginocchia, sputando sangue per il contraccolpo, ma continuò a tenere alto il simbolo sacro.
Dentro la prigione della sua mente, Gloriana stava urlando.
Era immersa in un mare di oscurità, bloccata sotto il peso di una zampa di lupo gigantesca che la schiacciava sul fondo. Poteva vedere, attraverso gli occhi del mostro, Valeria che sanguinava per proteggere Caspian. Poteva vedere Kaelen disperato.
No... no! pensò Gloriana, artigliando l'oscurità della sua stessa mente. I Vestigi sono morti per proteggermi... non diventerò il mostro che uccide i miei amici!
Sulla roccia, il necromante intensificò la stretta sul bastone, sudando freddo sotto la maschera d'osso. Sentiva la resistenza. L'anima di quella ragazza, pur privata dei suoi antichi spiriti guida, si rifiutava di spezzarsi.
«Caspian, la musica!» urlò Kaelen, colpendo un ghoul che cercava di approfittare della situazione. «Usa i versi della sua Stirpe! Qualcosa che la riporti indietro!»
Caspian capì al volo. Prese un respiro profondo, ignorando il terrore di avere il Grande Lupo a pochi metri, pronto a frantumare lo scudo di Valeria. Non usò uno strumento. Usò la sua voce, intonando la vecchia ballata dei Cavalieri del Vestigio, la canzone che Gloriana ascoltava da bambina a Oppara, prima che il morso le rubasse il futuro.
La melodia era pura, fiera, un barlume di civiltà taldoriana in mezzo alla nebbia corrotta dell'Ustalav.
Il Grande Lupo si bloccò con le fauci spalancate sopra lo scudo di Valeria. Il ringhio si spezzò, diventando un lamento confuso. La nebbia verde nei suoi occhi iniziò a fluttuare, combattuta dal richiamo del passato.
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