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TdG - Sussurri nella Cenere

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Il dragonide sembra colto di sorpresa dal tuo chiamarlo "uno di voi vivo", e forse anche dal "che bel colore di scaglie che ha", tanto che gli oggetti di vetro con cui stava trafficando gli sfuggono di mano e nel tentativo di non farli rompere lascia cadere invece la bottiglia di vino, che si frantuma dietro al bancone quando tocca terra.

Gli avventori si voltano di scatto verso di voi a causa del rumore, ma Wulfar li tranquillizza. "Tutto a posto ragazzi, mi è scivolata la bottiglia."

Torna a rivolgerti la sua attenzione. "Apprezzo il complimento forestiera, ma intende dire che ha solo visto draghi morti?" La sua voce è limpida tanto quanto i suoi occhi celeste, e non sembra nascondere alcun sentimento negativo per quello che hai detto.

Poggia gli oggetti di vetro sul bancone in modo che non possano cadere e si volta per spillare due birre da una grossa botte appesa alla parete. "Oggi ho dell'ottimo stufato di cervo, può andare? E questa la offre la casa, benvenuta al villaggio di Teniat, forestiera." Poggia uno dei due boccali sul bancone, mentre alza l'altro in segno di saluto e poi ne beve un cospicuo sorso.

"Sono due monete d'argento a notte, ti preparo la stanza. Siediti pure dove vuoi, arrivo a breve con il pranzo. Solo... scusami un attimo." Dopodiché prende un secchio e ci mette dentro i pezzi della bottiglia rotta, poi con uno straccio bagnato passa sul pavimento per pulire dal vino prima che rimanga una macchia troppo vistosa.

Quando ha finito di sistemare sparisce dietro una porta a lato del bancone: il retrobottega probabilmente. E un paio di minuti dopo ne esce con un bel piatto fumante del cibo che hai ordinato, accompagnato da qualche tozzo di pane. "Spero sia di tuo gradimento, buon appetito."

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Rimango un attimo sorpresa dalla reazione del dragonide ma è solo per un attimo...

Non ho mai visto un drago ma quando ero piccola il mio villaggio ha combattuto contro un altro villaggio situato si margini del grande mare gelato e quando i guerrieri sono tornati vittoriosi hanno portato con loro i cadaveri di due tuoi simili ma più piccoli e con le scaglie bianche come la neve...ho toccato le loro scaglie ed erano gelide come il ghiaccio, chissà se le tue sono calde...dico i fine guardando negli occhi il dragonide...

ma si...dico un attimo dopo...lo stufato di cervo va più che bene...prendo poi il boccale che mi offre e ne bevo una bella sorsata...

poi col boccale in mano mi siedo ad un tavolo e poggio la spada sul tavolo...So che non ti piace stare a terra  perciò ti metto sul tavolo ma cerca di fare la brava...dico alla spada prima che il dragonide torni con il mio cibo...

aspettandomi qualche risposta ma la spada non sembra aver voglia di parlare...

io mangio praticamente di tutto e sono certe che sarà ottimo...dico mentre sto per iniziare a mangiare ma poi mi fermo...

sapresti...chiedo infine al dragonide...se in questo villaggio c'è qualcuno che offre un lavoro, non so fare molto a parte uccidere ma posso adattarmi a fare altro...

  • 1 mese dopo...
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"Grande mare gelato?" Ti domanda incuriosito. "Non l'ho mai sentito nominare... sono troppo indiscreto se ti chiedo da dove vieni?" La sua voce sprigiona curiosità come nient'altro: certo è un locandiere e vivrà di informazioni, ma potrebbe essere pettegolo di natura. "Forse erano coboldi..." Ipotizza quando racconti dei suoi simili che hai visto. "Ma non ne ho idea in realtà; comunque per la cronaca le mie scaglie non sono calde, giusto... frizzantine. Toccandole potresti beccarti una bella scossa, ma dipende dai momenti."

Quando ti porta da mangiare fissa stupito la spada sul tavolo per un paio di secondi, poi pare far spallucce e lasciar stare. "Lavoro? Credo che per capacità come le tue, se ti ho inquadrata bene, potresti dare una mano a cacciare qualche animale nelle zone vicine al villaggio; robe di caccia normale per rifornire i negozianti di Teniat con un po' di carne, che non fa mai male. Non sarà difficile trovare un po' di selvaggina se ti allontani verso sud." Conclude sorridendo.

"Allora? È buono? Ti porto un altro giro di birra?"

Il grande mare gelato si trova molto a nord da qui oltre le montagne il mio villaggio si trova circa a metà strada all'ombra di una gigantesca montagna , io di persona l'ho visto solo una volta , non che ci sia molto da vedere è una immensa distesa gelata...poi mentre l'oste si allontana per prendermi da mangiare penso bene a ciò che ha detto prima di andare via e quando torna prima di mettermi mangiare ..e no , il sapore dei coboldi e differente...perciò sono sicura che non fossero coboldi...

poi tra un boccone e l'altro...

non sono molto esperta nel cacciare ma da queste parti non credo che avrò problemi e giusto per sapere anche la cane di mostro può andare bene ? casomai ne incontrassi qualcuno...

e si è molto buono , diverso ma buono...e per quanto riguarda il bere , si portami pure un altra birra...

a e un ultima cosa , per caso in questo villaggio c'è qualcuno che si intende di magia?

  • 1 mese dopo...
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"Oltre le montagne a nord? Devi aver fatto parecchia strada per arrivare fin qui, sarà stata dura..." Lascia la frase a metà, ma probabilmente è solo una domanda retorica.

"Non dovrebbero esserci mostri nei dintorni di Teniat, ma se ne trovi verrai sicuramente ricompensata per aver tenuto al sicuro le zone del villaggio. Qualsiasi cosa trovi portala pure a me, al resto posso pensarci io." Sorride e ti fa l'occhiolino.

"Magia?" Ripete dopo la tua ultima domanda; si passa una mano sul mento con espressione pensierosa. "Beh, non so come intendete la magia nel tuo villaggio forestiera, qui abbiamo solo un sacerdote di Chauntea che è stato mandato dal tempio di Runar per evitare che al villaggio si diffondessero malattie e pestilenze. La magia donata dagli dei è differente da quella tradizionale, ma se cercavi qualche informazione puoi sempre fare un tentativo: abita qualche casa più in là di questa locanda, accanto all'altare in onore della Dea." Indica una direzione mentre dice quest'ultima cosa; in effetti venendo qui ti pareva di aver visto qualcosa simile ad un altare, però comunque diverso rispetto a quelli che avevate al tuo villaggio.

"Tra l'altro se mi permetti preferirei evitare di continuare a chiamarti forestiera, qual è il tuo nome?"

Mastico l'ultimo pezzo di stufato, deglutisco con calma e appoggio le posate sul tavolo.

Poi alzo lo sguardo sul dragonide, piantando i miei occhi nei suoi, celesti e limpidi, lasciando che un lampo di assoluta serietà fenda per un istante la nebbia fitta e opprimente dei miei pensieri.

Il mio nome è Angbroda, esordisco, mantenendo la tonalità della voce ferma e profonda, nonostante le troppe notti insonni passate a fuggire verso meridione. Angbroda Belgermin, figlia di Hrothgar il Rompi-Scudi. E non darti pena per la strada che mi sono lasciata alle spalle... la fatica del corpo non è nulla, non mi spaventa affatto. È la quiete di questi posti che a volte pesa molto più del cammino stesso.

Lancio una rapida occhiata alla mia spada posata sul tavolo da pranzo. Controllo che l'arma stia continuando a fare la brava e a non attirare troppe attenzioni, poi torno a fissare Wulfar. Un sorriso amaro, quasi impercettibile, mi increspa le labbra mentre ripenso alle sue parole sul sacerdote e sulla sua divinità dei campi.

Il mio popolo non conosce i vostri dei del sud, così mansueti e dai nomi gentili, continuo, tenendo ben nascosto dietro una maschera d'indifferenza il tormento che spinge contro le mie tempie. Noi professiamo l'Antica Fede. Crediamo nelle forze primordiali della terra, del ghiaccio perenne e del sangue. Nelle entità inconoscibili che dormono nei tumuli sotto la grande montagna e oltre le stelle fredde, quelle che governano il caos primordiale...

Afferro il secondo contenitore di birra che il locandiere mi ha spillato, sollevandolo di pochi centimetri verso il suo muso scaglioso per sancire un brindisi silenzioso ma solenne.

Grazie per la bevanda e per le dritte sulla caccia, Wulfar. Se una qualche bestia feroce o un mostro innaturale dovesse spingersi troppo vicino ai confini di Teniat, ti porterò la sua carne da cucinare.

faccio per alzarmi ma proprio in quel momento, sento una strana e fulminea pressione contrarsi dietro le orecchie. Il tepore avvolgente della taverna e l'odore dello stufato svaniscono in un battito di ciglia, rimpiazzati da un brivido geometrico, assurdo e spaventosamente familiare che si irradia dalla base della nuca fino al midollo.

Non puoi nasconderti tra i deboli dell'estate meridionale... sussurra una frequenza gelida, strisciante e priva di labbra all'interno della mia testa. Il tuo destino è già stato tracciato sulla pietra... figlia del nostro sangue... rispondi al richiamo dell'abisso che ti appartiene...

La scatola cranica ricomincia a pulsarmi con violenza inaudita, minacciando di farmi cedere alla follia collettiva proprio qui, sotto gli occhi degli avventori. Sento il sangue pompare forte e la magia caotica risalire dallo stomaco come una marea ribollente.

Non posso cedere adesso. Non qui.

Allungo la mano sinistra sulla spada, stringendo le dita attorno all'elsa e sussurrandole a fior di labbra, con un filo di voce impercettibili...Sta' buona, muoviamoci da qui...Mi sembra quasi di avvertire una vibrazione d'assenso metallico provenire dalla guardia, una risposta secca che mi dà la forza di reagire.

Mi alzo di scatto dalla sedia di legno, che striscia sul pavimento producendo un rumore acuto. Afferro l'arma, me la rimetto a tracolla con un movimento rapido e secco, e lascio cadere sul bancone le monete d'argento pattuite per il vitto e l'alloggio, senza voltarmi a guardare Wulfar.

Spingo con decisione la pesante porta di quercia della locanda ed esco all'aperto, venendo investita in pieno dall'aria del villaggio. Prendo un lungo e profondo respiro per placare i battiti del cuore e costringere le Madri a tornare nel silenzio della mia mente. Mi guardo intorno, stringendo i denti, e focalizzo lo sguardo sulla direzione che mi ha indicato il dragonide. Con passo pesante ma risoluto, inizio a camminare , puntando dritta verso il tempio di Chauntea.

  • 2 settimane dopo...
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"È un piacere, Angbroda. Purtroppo qui al villaggio non è mai passato nessuno che venisse da oltre le montagne, ma se ti va di condividere qualche storia sul tuo popolo e sui vostri dei sarei felice di sentirla; magari stasera mentre ti gusti qualche birra." Sembra incuriosito e parecchio divertito dalla possibilità di imparare qualcosa di nuovo. "Nel caso dovesse raggiungerci uno dei pericoli di cui parli sarò felice di sapere che hai difeso Teniat." Conclude con un ultimo sorriso, poi poggia una piccola chiave sul tavolo e ti saluta con un cenno della mano. "La prima stanza sulla sinistra appena sali le scale." Poi si allontana per tornare al bancone, appena prima che le Tre cerchino di importi nuovamente la loro volontà; mentre cerchi di resistere al loro attacco mentale noti che ha ricominciato ad armeggiare con quella serie di oggetti di vetro. Forse alcuni avventori ti guardano dopo che ti sei alzata di scatto, ma sei troppo concentrata su altro per accorgertene davvero.

Paradossalmente uscire all'esterno con i rumori di tutto il villaggio ti aiuta di più a tornare in te, allontanando le voci delle Madri per il momento. Cammini velocemente verso la direzione indicata da Wulfar, arrivando in pochi secondi ad una casa davvero piccola, tutta in legno, con uno stile semplice e frugale; immagini che ci abiti una persona sola, anche perché non sembra grande abbastanza per avere spazi per due persone.

Fuori dalla casa, sulla destra, c'è un un piccolo altare di pietra grezza incastonato nei resti di un tronco, probabilmente un albero morto da parecchio; non è costruito come un monumento, ma sembra piuttosto una roccia naturale che è stata scelta perché levigata dalla pioggia delle stagioni. Attorno alla lastra e sui resti del tronco crescono erbe spontanee e fiori di campo, come se la terra stessa avesse deciso di stringerla in un abbraccio. Semi, spighe di grano e piccoli frutti sono stati lasciati come offerte, insieme a fasci di erbe legati con cordicelle consumate; non c’è nulla di solenne o intimidatorio: è un luogo semplice, vivo.

Stai osservando l'altare incuriosita, quando la porta della casa si apre e ne esce un'elfa molto bassa: sarà poco più di un metro e trenta, con un corpo esile ed ossuto, pelle pallida, capelli rosso scuro tendente al castano raccolti in una coda alta, occhi verdi come smeraldi e il naso tempestato di lentiggini, che si estendono su guance e zigomi fino alle orecchie a punta.
Indossa una tunica semplice, con ricamato sul petto il simbolo di Chauntea: una rosa in mezzo ad un mazzo di spine di grano.

Dietro di lei la segue un felino dal corpo snello e slanciato; il manto dorato è coperto di macchie nere irregolari, mentre le sue orecchie-eccessivamente grandi per la dimensione della testa- si muovono continuamente, attente a ogni suono. Ti osserva in silenzio con occhi chiari e immobili, mentre passa in mezzo alle gambe dell'elfa facendo le fusa.

"Oh, Justice! Sembra che abbiamo un'ospite." Dice al felino, facendogli una carezza sulla testa. "Salve viandante, sei passata dall'altare per offrire una preghiera alla Dea oppure necessitavi di una benedizione? Io sono Shanirrya, ma chiamami pure Shanny se preferisci; mentre lei, come avrai capito, è la mia compagna Justice." Ti sorride dolcemente, facendo infine un cenno verso il felino.

offgame

Se ti può interessare per capire meglio com'è fatto, il felino in questione è un servalo.

Stringo forte la tracolla della spada, sentendo il metallo freddo della guardia premere contro la spalla, come un'àncora che mi tiene legata alla realtà mentre il sangue nelle tempie smette finalmente di martellare. Le voci delle Madri si ritirano, lasciando al loro posto un vuoto gelido e tagliente.

Guarda questa debole creatura dell'estate, Angbroda. Un piccolo insetto che tremerà al primo soffio di vero inverno. Sei davvero ridotta a chiedere l'elemosina a dei contadini? sussurra la voce metallica e sprezzante della mia lama nella testa. Un dolore sordo e improvviso mi trafigge la nuca, facendomi contrarre i muscoli del collo. Digrigno i denti per l'irritazione e per la fitta che mi mozza il respiro. Viscida, arrogante, denigratoria tanto quanto le Madri; ogni volta che quelle entità o questa maledetta lama aprono bocca, la mia testa ricomincia a dolere come se volesse spaccarsi in due...

fortunatamente nel tempo del tragitto la testa smette di farmi farmi male...

e quando arrivo al tempio sosto a pochi passi dall'altare, sovrastando l'elfa con la mia statura imponente. Abbasso lo sguardo su di lei, poi sul felino dalle grandi orecchie, e infine sul tronco avvolto dai fiori. Tutto qui respira una vita così fragile, così diversa dalla pietra spoglia e dal ghiaccio perenne delle mie terre.

Nessuna preghiera, Shanny...esordisco. La mia voce è ancora ruvida per la tensione appena superata, ma ferma. Il mio popolo non conosce la Grande Madre, né sa come placare una divinità che si nutre di spighe e germogli. Da dove vengo io, la terra non offre nulla se non viene strappato con il sangue o con la fatica...

Faccio un passo avanti, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi, ma mantenendo una postura tesa, come una corda d'arco pronta a scattare. I miei occhi celesti studiano la figura esile della sacerdotessa, cercando di decifrare la totale assenza di paura nel suo sguardo.

Mi manda Wulfar...continuo, accennando con un movimento del mento verso la direzione della locanda..Mi ha detto che questo è il posto giusto se cercavo tracce di caccia, o se c'era bisogno di proteggere i confini di Teniat da qualcosa che cammina nell'ombra. Sono una cacciatrice. E in questo momento... ho bisogno di muovere le mani e di stancare il corpo. C'è qualche bestia, o qualcosa di meno naturale, che sta minacciando i tuoi campi o questo villaggio?

Mentre parlo, Justice muove le orecchie e il mio sguardo si posa per un istante sul felino. Un angolo della mia bocca si solleva in un accenno di sorriso aspro, quasi involontario.

Hai un compagno fiero, elfa. Sa come muoversi nel bosco. Dimmi dove guardare, e vi porterò la testa di qualunque cosa stia disturbando la quiete di questo posto.

  • 2 settimane dopo...
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L'elfa non sembra in alcun modo rispondere alla tua statura, la tua imponenza o l'impressione che potresti dare; ti sembra che non si sarebbe stupita come il resto degli abitanti del villaggio se ti avesse visto quando sei arrivata. Ti scruta invece con quei brillanti occhi verdi e per un paio di istanti hai l'impressione che possa guardarti dentro, o quantomeno comprenderti.

Quando parli ti rivolge quello che sembra un sorriso mesto, anche se la sua espressione si riallinea subito; non sai se sia per quello che hai detto oppure per altro. "Sei delle terre a nord delle montagne? La natura è certamente avversa agli umani in quel luogo, ma posso assicurarti che la Madre estenda la sua presenza e il suo sguardo anche lì; certo, non nel modo in cui tutti si aspetterebbero." Dopo aver parlato ti osserva in silenzio per una manciata di secondi, forse curiosa di come tu possa rispondere a ciò che ha detto. "Comunque," Riprende poi. "Teniat è un villaggio molto pacifico, situato in una zona dove è raro incontrare bestie feroci o creature avverse alla civiltà, quindi se vuoi posso indicarti dove andare a caccia. In questa stagione i cervi più anziani si allontanano dai gruppi per avvicinarsi alle montagne, dove incontreranno la fine del ciclo vitale; è il giusto momento per onorare il loro contributo alla natura e alla vita." Ti osserva di nuovo, con un piccolo sorrisetto stampato sul volto questa volta, forse aspettandosi che la caccia al cervo non ti interessi granché oppure che le sue parole ti abbiano un po' infastidita. "Oppure, se preferisci altro, potresti accompagnarmi per una piccola indagine: nella foresta oltre i campi coltivati ho trovato delle strane tracce durante l'ultima settimana, volevo spingermi più a fondo per capire di cosa si trattasse. Ti può interessare di più?"

Nel frattempo Justice ha smesso di fare le fusa tra le gambe di Shanirrya e ha bloccato lo sguardo su di te, come per valutarti. "Preferisco stare molto informale nelle conversazioni: come posso chiamarti?" In quel momento il felino si avvicina a te, annusando il terreno attorno ai tuoi stivali e cominciando a girare curiosa attorno alle tue di gambe.

Sosto a pochi passi da quell'altare che ai miei occhi appare così debole, sovrastando l'elfa con tutta la mia statura imponente. Stringo forte la tracolla della spada, sentendo il metallo freddo della guardia premere contro la spalla come un'àncora che mi tiene legata alla realtà. Sotto i miei piedi, i germogli e i fiori selvatici sembrano quasi finti, così fragili, così radicalmente opposti alla pietra spoglia, al ghiaccio perenne e agli abissi cosmici del mio Nord.

Cervi anziani che vanno a morire...ripete la voce della spada nella mia testa, un sibilo metallico che sprizza puro disprezzo...ti sta offrendo di fare la badante ai vecchi, Angbroda. Che insulto. Tagliale la gola e andiamocene.

Una fitta acuta e improvvisa mi trafigge la tempia destra, costringendomi a stringere i denti così forte che la mascella mi fa male. Digrigno i denti per l'irritazione e per il tormento che mi mozza il respiro; viscida, arrogante e denigratoria tanto quanto le Madri. Ogni volta che quelle entità o questa maledetta lama aprono bocca, la mia testa ricomincia a dolere come se volesse spaccarsi in due. Disprezzo profondamente questo oggetto e i suoi continui insulti, ma resto pragmatica. È forte, è pesante, è un'arma eccellente. Finché taglia la carne dei miei nemici e mi serve per sopravvivere, sopporterò la sua insolenza e il dolore fisico che mi scarica nel cranio.

Ignoro la lama e mi concentro sulla piccola elfa. Le sue parole sulla portata della sua debole divinità mi fanno salire il sangue alla testa, riaccendendo per un istante il fuoco fastidioso dietro la nuca.

Il mio nome è Angbroda, esordisco. La mia voce è ancora ruvida per la tensione della fuga, ma ha il peso di una frana di ghiaccio che si abbatte sulla vallata. E ti sbagli sulla tua Madre, Shanny. Lo sguardo di una divinità dei campi non può sopravvivere dove il sole stenta a spuntare e la roccia rigetta i semi con violenza. Lassù non c'è posto per la sua compassione o per i suoi fili d'erba. Le uniche cose che guardano il mio popolo dal cielo sono le stelle fredde, e l'unica cosa che risponde da sotto la terra è il caos primordiale che dorme nei tumuli. Noi professiamo l'Antica Fede, e sappiamo che questo mondo è dominato da antiche entità che non si curano dei vostri piccoli raccolti o dei vostri inverni miti.

Abbasso per un istante gli occhi su Justice. Il felino ha smesso di fare le fusa e ha bloccato lo sguardo su di me, come per valutare la minaccia. Si avvicina lentamente, annusando il terreno attorno ai miei stivali di cuoio consumati e iniziando a girare incuriosito attorno alle mie gambe. Rimango perfettamente immobile, rigida come un tronco gelato. Lascio che la bestia prenda il mio odore di sangue, grasso d'orso e neve profonda, senza fare movimenti bruschi che possano spaventarla, prima di spostare di nuovo i miei occhi celesti sulla sacerdotessa.

Faccio un piccolo, secco passo indietro per sottrarmi al cerchio di Justice, senza distogliere lo sguardo dal volto tempestato di lentiggini di Shanny. Un sorriso amaro, tirato e privo di calore mi increspa le labbra.

Non sono venuta fin qui per fare la carità a dei cervi moribondi, continuo, tenendo la mano sinistra salda sull'impugnatura della mia spada. Avverto la solita, sorda pulsazione di calore della magia selvaggia che mi preme contro lo stomaco, un flusso caotico pronto a scatenarsi se i miei pensieri dovessero farsi troppo densi e la testa troppo pesante. La morte pietosa e i cicli naturali sono concetti che appartengono a voi, deboli dell'estate meridionale. Nel mio villaggio si caccia per strappare la vita con la forza dalle fauci dei predatori, non per raccogliere ciò che la terra ha già deciso di scartare perché vecchio. Le strane tracce nella foresta mi piacciono decisamente di più. L'ignoto che striscia fuori dai confini protetti della vostra civiltà è un bersaglio degno del mio tempo.

Stringo le dita attorno all'elsa dell'arma, quasi a voler zittire con la pura forza di volontà qualunque altro commento velenoso che la lama vorrebbe riversarmi nel cervello.

Modificato da Dardan

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Quando le rispondi riguardo a Chauntea, di come le tue terre siano governate da ben altre forze, noti che l'elfa sorride e tenta di trattenere una risata, ma alla fine non ci riesce e, anche se poco educato, un candido risolino le sfugge dalle labbra mentre i suoi lineamenti si distendono in qualcosa di più dolce e divertito. "Angbroda, davvero un bel nome. Comunque ciò che volevo dire è che la Madre non è solo la divinità di campi ed agricoltura; il suo dominio è la vita stessa e il suo sguardo si estende su tutto il mondo." Dopodiché torna più seria, più diretta. "Ma non sono certo qui per istituire una disputa religiosa." Justice nel frattempo rimane fra le tue gambe anche quando ti sposti, appoggiandosi ad un tuo stivale e cominciando a fare le fusa. "Sembri piacerle molto." Dice Shanny con evidente felicità nel tono di voce.

"Torniamo a noi però: se vuoi aiutarmi nella ricerca non ho nulla in contrario e mi farebbe molto piacere. Seguimi pure, stavo giusto uscendo dal villaggio per raggiungere la foresta; su Justice, andiamo!" Conclude facendo un suono con la bocca, una sorta di schiocco di lingua, e il felino si drizza subito in piedi e la affianca; ora che lo vedi camminare esattamente accanto a lei noti che al garrese le arriva all'altezza del bacino, rendendo quasi comico il fatto che un'elfa sia così bassa.

Shanirrya cammina lungo le strade del villaggio, passate la bottega di Dragan e anche il negozio del conciatore, raggiungendo poco dopo la porta per uscire. "Lucan! Ci fai aprire la porta?" Esclama l'elfa verso il ragazzo sulla torretta che avevi già visto. Il portone in legno viene aperto da un'altra guardia così potete lasciare il villaggio e vi dirigete verso i campi seguendo la strada; riesci a notarli già da qua: un mare di spighe di grano giallo oro, con qua e là persone intente a mieterle.

"Dovremo attraversare parte dei campi per raggiungere rapidamente la foresta verso il punto dove ho incontrato quelle strane tracce, ci vorrà circa un'ora." Shanny indica oltre le spighe e distingui senza problemi le sagome degli alberi: sembra una foresta molto estesa. "Finché siamo in cammino dimmi, Angbroda, cosa ti ha portato ad attraversare le montagne per giungere fin qua?" Ti domanda con tranquillità. "Sempre se non sono troppo invadente... era giusto per passarci il tempo." Si gira verso di te e sorride.

Nel frattempo Justice si guarda intorno curiosa e annusa l'aria, sembra felice di poter girare in campo aperto.

Ascoltala, Angbroda. Ride di te. Ride dei veri padroni di questo mondo...sibila la voce metallica della lama, iniettando una scarica di veleno direttamente nei miei pensieri...quella formica con la gonna viaggia verso la foresta. Un colpo secco alla nuca e potremmo dare il suo sangue in offerta agli antichi dei .

Una fitta brutale mi trafigge da tempia a tempia. Chiudo gli occhi per un secondo, contraggo i muscoli del collo e stringo i pugni lungo i fianchi, respirando a fondo per ricacciare indietro il dolore e il delirio della spada. Quella risata mi ha urtato i nervi, ma la totale mancanza di malizia o timore in questa minuscola elfa mi costringe a mantenere un briciolo di lucidità. Persino il suo felino, Justice, sembra ignorare la mia ostilità, camminando al nostro fianco come se fossi una di loro.

Cammino al passo di Shanny, anche se la mia falcata ampia mi costringe a rallenare vistosamente per non distanziarla. Osservo in silenzio il profilo del villaggio che ci lasciamo alle spalle: la bottega del fabbro, il conciatore, le guardie sulla torretta. Tutto qui sa di statico, di protetto, di fragile. Superato il portone di legno, lo sguardo si perde in quel mare di grano dorato che i contadini stanno mietendo. Il sole del sud scotta sulla pelle, un calore fastidioso e pesante, così diverso dal freddo pungente che pulsa nelle mie vene.

Quando Shanny indica la foresta in lontananza e poi si gira a guardarmi con quel suo sorriso tranquillo, ponendomi la domanda, sento le tempie pulsare di nuovo. Dille la verità, figlia della montagna...sussurrano ora le voci delle Madri, una vibrazione strisciante che risale dal midollo. Dille che stai scappando da noi. Dille che appartieni all'abisso.

Fisso gli occhi azzurri sulla linea scura degli alberi in lontananza, tenendo il mento alto e la maschera d'indifferenza ben salda sul volto.

Ti muovi con troppa leggerezza per essere una che va incontro all'ignoto, elfa, rispondo, mantenendo la voce bassa e profonda, quasi a voler coprire il rumore dei falciatori nei campi. E fai male a ridere. Il giorno in cui il vuoto deciderà di risvegliarsi, la tua Madre di spighe sarà la prima a marcire. Ma non sono qui per farti prediche.

Faccio una breve pausa, lasciando che il silenzio della strada sterrata si frapponga tra noi prima di affrontare la sua domanda. Sfioro l'elsa della spada con la punta delle dita, cercando un contatto fisico che mi ancori al presente.

Cosa mi ha portato qui? Il vento e la necessità di muovermi, affermo, tagliando corto, mentre lo sguardo si indurisce. Le mie terre sanno essere spietate con chi non accetta il proprio ruolo. Sono venuta a sud perché avevo bisogno di spazio, di una strada abbastanza lunga per mettere distanza tra me e ciò che mi sono lasciata alle spalle. La fatica del viaggio è l'unico modo che conosco per fare silenzio. Quando il corpo soffre, i pensieri si fermano.

Guardo di sbieco Justice che annusa l'aria felice del campo aperto, poi torno a fissare la foresta che si avvicina.

Non amo parlare del mio passato, Shanny. Preferisco concentrarmi su ciò che ci aspetta tra quegli alberi. Un'ora di cammino è lunga se passata a fare domande. Parlami piuttosto di queste tracce , erano impronte di zampe, artigli, o qualcosa che ha strisciato distruggendo la vegetazione?

Modificato da Dardan

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