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In arrivo la Guida di Van Richten a Ravenloft, la Guida Omnicomprensiva di Xanathar e lo Schermo del Dungeon Master Reincarnato

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By Lucane

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Le Sette Segrete


Lirenzo

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Che sia stato per un'ingiustizia, per il fato, per volere divino o per crimini commessi contro l'impero, molti furono rinchiusi nelle "Sette Segrete": le migliori prigioni che mai furono viste sulla faccia delle terre conosciute.
La maggior parte dei prigionieri facevano parte di alcune ribellioni che avevano avuto luogo in tutto il regno in seguito al continuo aumento di tasse e al prospettarsi di un'altra guerra di conquista, l'ennesima! Si giunse quindi alle più crudeli repressioni, dove chiunque fosse solamente sospettato, anche senza prove, di essere un ribelle o essere tra i loro sostenitori veniva incarcerato, e non in un posto qualunque, bensì in quelle famigerate prigioni.
Non esistevano nemmeno racconti o leggende di qualche prigioniero uscito vivo da quelle mura, nonostante già molti ci avessero provato.
Queste carceri erano strategicamente situate non fuori mano, in modo che potessero essere semplicemente raggiunte dai soldati, ma nemmeno troppo vicino alle città, in modo che il minor numero di persone possibili venisse a sapere cosa veramente avveniva all'interno di quei tetri edifici di morte.
I carcerieri erano i più crudeli, a volte persino addestrati al loro compito se non erano reputati abbastanza feroci nei confronti di chi dovevano torturare. A tutti era promesso, in cambio di una testimonianza, o qualche indizio sui ribelli, l'assoluta libertà, ma ovviamente non era vero: le torture cessavano, ma nessuno avrebbe mai lasciato quel posto, sarebbe stata una brutta situazione per i governanti che qualcuno sapesse troppo e fosse libero di parlare.
Così, chi non era torturato era sfruttato per "il bene comune" affidandogli lavori vari al fine di mantenere efficiente la struttura.
Poi tutto d'un tratto qualcosa cambiò: dalla prigione scomparve qualunque carceriere e qualunque guardia. La fattura di quella struttura era comunque sufficientemente ben fatta da permettere solo a coloro che erano in grado di aprire una serratura con cosa avevano con se di fuggire.
Gli altri morirono tutti, o do fame, o di sete, o di malattia, voi tra di loro.

Una scossa attraversò i vostri corpi. Riapriste gli occhi. Le immagini erano prima molto sfocate, poi si fecero lentamente più nitide. Eravate morti? Lo eravate stati, ora non più, non era una qualche sorta di non morte, bensì la stessa vita che aveva permeato i vostri corpi fino al fatidico giorno che ve la aveva tolta.
I muscoli non rispondevano ancora bene ai comandi impartiti dalle menti, sembravano volersi rifiutare di agire.
Le catene erano ancora presenti, ma in pessimo stato, esattamente come le sbarre e i cancelli di ogni singola cella, di cui diversi erano già caduti a terra.
I vostri corpi giacevano ancora nello stesso luogo della morte, anche se le ferite riportate un tempo erano molto meno evidenti, se non quasi scomparse del tutto nel caso di quelle meno gravi.
Una sola finestra illuminava il corridoio in mezzo alle stanze dove vi trovavate. Mentre eravate ancora tutti sul pavimento, non avendo ancora avuto tempo di riprendervi, qualcosa attraversò la luce. Un'imponente armatura fluttuante, dalla quale usciva un denso fumo a formarne gli arti e la parte inferiore del busto assorbiva la luce attorno a se, impugnava un enorme spadone ricurvo che riluceva di un colore viola chiaro in una sola mano e fermandosi davanti a ogni cella osservando chi ci fosse dentro, ma non sembrava far caso a nessuno di voi.
Poi l'essere proseguì.

Quando tutto fu tornato normale una voce risuonò infinitamente lontano, stridula e sgrazziata, tanto da essere poco più di un eco: "Chi siete? Dove siete? Io so!"

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Akon

Akon schiuse lentamente gli occhi. SI rese conto di essere vivo. La speranza che aveva avuto quando il suo cervello aveva ripreso a funzionare di essere un non morto, si era presto spenta. Era vivo come prima di piombare in quella specie di morte. Non capiva cosa era successo. E non capiva come mai ora era di nuovo vivo. E non gli piaceva per niente non capire qualcosa. Aveva fatto della conoscenza la sua ragione di vita. In particolar modo in quel campo: la morte!

Grugni' qualcosa di indecifrabile. I muscoli, come le corde vocali, sembravano non rispondere ancora a dovere. Era comprensibile. Chissa' da quanto tempio si trovava inq uella condizione. C'erano altri intorno a lui. Li riconobbe come prigionieri anch'essi. Cosa era successo in quella maledetta prigione? C'erano altri sopravissuti? Mentre stava rimuginando su questi quesiti, un essere fluttuante si avvicino' alla loro posizione. Ecco qualcosa di interessante... Una ruga di concentrazione gli si formo' nella fronte, mentre si concentrava per rovistare nei suoi ricordi per sapere cosa era quella cosa. Stava ancora pensando, quando si senti' la voce. Tutto quello non aveva alcun senso! RImase disteso pensando...

DM

Spoiler:  
Conoscenze Religioni 11+5=16 e Piani 2+5=7 per sapere se so qualcosa sull'armatura fluttuante. E per capire se la voce e' eterea o fisica.
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Aspetto

Spoiler:  
The_One_Arm_Elf_by_Aru_by_andresantos.jpg

Il braccio in realtà è assente direttamente dalla spalla, una benda insanguinata copre l'occhio sinistro. Il braccio destro in realtà è solo tatuato.

I miei occhi si riaprono... o meglio, il mio occhio.

Il terreno freddo mi da' di nuovo il benvenuto in questa cella che è stata il mio inferno in terra. Il freddo del pavimento lo sento ancora intorno al polso destro che viene tenuto sospeso in verticale rispetto a me, probabilmente molto piu' scomodo se qualcuno avesse avuto entrambi i polsi legati. Sentendomi il corpo indolenzito e dolorante come prima cosa faccio inconsciamente un check delle mie condizioni, un abitudine diventata costume in questo inferno senza finestre: sono ancora accasciata al suolo nella stessa posizione, in cui mi ricordavo di aver promesso l'anima a Calistria, dea della vendetta, pur di permettermi di decapitare uno per uno tutte le persone che hanno varcato la blindata porta di legno della stanza per quello che mi hanno fatto.

Cosa... cosa è successo...? Qui sembra tutto decomposto, distrutto... che la Dea della Vendetta abbia esaudito la mia preghiera?

Tossisco violentemente nel risveglio alzandomi retta sulla schiena seduta contro il muro gelido, abbassando lo sguardo su me stessa. Una rete di bende che fanno il giro della parte piu' alta del petto passando attorno alla spalla destra per fermare il bendaggio intorno alla spalla sinistra, per via dell'arto amputato. La benda è vecchia, consunta e per meta' lercia di sangue. Un altra benda ormai lercia, vecchia e consunta me la sento in volto, ricordandomi che la visione è particolarmente sfocata per via di un occhio reso inutilizzabile. L'occhio destro è nascosto da una benda che gira sotto i capelli intorno alla nuca. Sul mio corpo, prima costellato di ogni genere di ferita e cicatrice ora la maggior parte sono scomparsi, guariti e riassorbiti. Solo alcune gravi cicatrici sono rimaste, alcune incise sulla pelle per cattiveria in profondità per recare scritte o simboli ingiuriosi. La camicia ricavata da un sacco di tela probabilmente arrivara a mezzo braccio al braccio destro, era recisa al braccio sinistro con un evidente schizzata di sangue, indice che avevo addosso quella veste al momento della sua amputazione.

La veste arriva appena al bacino appena, nessun pantalone. Ai carcerieri erano scomodi che li avessi: rendeva meno pratico usarmi.

La catena è debole. Con un istinto quasi animalesco notando la loro debolezza do' un forte strattone col peso cadendo volontariamente in avanti per strattonare col peso fino a quando con un suono metallico la catena salta e cado in avanti, libera.

Libera, finalmente libera!

Ho appena le forze di tirarmi su in ginocchio, il dolore alle gambe ma sorpattutto al bacino è ancora troppo intenso appena noto il cavaliere passare. La porta di legno si doveva essere indebolita e giaceva al suolo.

Striscio a terra verso la ancora presente porta, cercando di capire cosa stesse succedendo.

Sono qua. Chi sei? gli chiedo a mia volta, notando ora dalle celle con le sbarre di ferro che altri sono vivi. Sei un araldo della Dea qui per noi?

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La morte, che mi aveva finalmente liberato da un'esistenza di follia e dolore, forse per crudeltà decide di riprendersi il dono dell'oblio. Ricordi degli ultimi istanti mi balenano nella mente come lampi indistinti: la fame, la lunga malattia che mi ha consumato lentamente e inesorabilmente, la respirazione affaticata e il dolore incessante. Il primo respiro di questa nuova vita risveglia in me la disperazione. "Perché? Perché?" mormoro fra me e me, senza riuscire a trovare una risposta. Mi sono state negate la libertà, la dignità e la salute e come se non bastasse anche la fine delle sofferenze. "Perché sono ancora vivo?" urlo di rabbia, la voce ancora rauca e impastata, le parole difficili da discernere. "Non è giusto, cosa ho fatto di male per meritarmi questo?" torno a mormorare per alcuni minuti, ossessivamente.

I muscoli non sembrano reagire bene a questa nuova condizione. Sono sdraiato a terra, la faccia nella polvere e le braccia in posizioni strane per adattarsi alla lunghezza delle catene. Inizialmente riesco solo a muovere le dita, debolmente e svogliatamente, poi l'istinto di conservazione mi spinge a reagire e, con calma, anche braccia e gambe cominciano a dar segni di risposta. In quel momento uno strano essere di fumo passa davanti alla mia cella, osservandomi attraverso la porta semidistrutta. Se ne fossi in grado mi rannicchierei in un angolo, ma gambe e braccia non sembrano voler ancora obbedire.

Stimolato da questa strana apparizione, lentamente, con il corpo attraversato da scariche e fitte di dolore, riesco a mettermi seduto, la schiena appoggiata contro la parete di fondo della cella. Mi guardo intorno, rendendomi conto per la prima volta che è passato molto tempo da quando ho esalato l'ultimo respiro. Sui muri si vedono ancora i segni delle unghie, ma più smussati. Se non fossero corrose dalla ruggine probabilmente si vedrebbero anche i segni dei denti sulle catene.

Osservo con cura il mio corpo. La camicia non esiste più da molto tempo, strappata a brandelli in un momento di dolore. La ragnatela di cicatrici che solcava la mia pelle sembra essere meno visibile, ad eccezione del teschio cerchiato che mi sono inciso sul petto. Ho usato il dolore per dimenticare la sofferenza. La lingua mi suggerisce che le zanne non sono ancora ricresciute. Non ci spero veramente, ma mi mancano.

Da seduto saggio la resistenza delle catene, dando dapprima lievi colpi e successivamente, con un possente urlo di rabbia, do un violento strattone, sperando che il metallo ceda.

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Lentamente i muscoli si riprendono dallo stato di torpore nel quale si trovavano al vostro risveglio in modo quasi doloroso.

Le catene sono ormai fragili e dopo alcuni tentativi cedono una dopo l'altra lasciando i prigionieri liberi di muoversi, anche le sbarre delle altre celle e le varie porte sembrano essere ridotte nello stesso stato, non dovrebbe essere un problema muoversi per quell'edificio.

Potendo osservare meglio il corridoio notate altri cadaveri, ma veri e propri cadaveri, senza alcuna scintilla di vita, alcuni sono scheletri, altri corpi in decomposizione avanzata, anche se l'olezzo è disperso da una corrente d'aria che attraversa il corridoio dalla finestra verso la porta al lato opposto. I pavimenti sono coperti di polvere di pietra e altri detriti, ma nulla di tanto grande da impedire il passaggio.

Della creatura al contrario non vi è alcuna traccia, ma la voce si fa risentire, ancora lontana: "Tic... Tac... Tic... Ohoh! Il tempo corre! Dove siete? È importante che vi trovi! Io so!"

Zyloth

Spoiler:  
La voce, nonostante non arrivi da un punto preciso sembrerebbe essere fisica.

L'armatura, probabilmente più di un oggetto animato sembra essere in parte permeata da energia negativa, non hai però memoria di particolari descrizioni a riguardo.

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Akon

Le catene si sbriciolano letteralmente. Ma quanto tempo sono rimasto "morto"? Cerco di alzarmi lentamente, osservando quelli intorno a me. Noto subito altri cadaveri. Peccato non avere a disposizione i suoi strumenti e il suo materiale. Avrebbe potuto far buon uso di quei cadaveri, forse. Al momento doveva far buon viso a cattivo gioco. Si rivolse ai vivi che aveva vicino: Sapete cosa sia successo qui? Cosa sia successo a noi? Ero sicuro di essere morto..e adesso...adesso non lo sono piu'. E non siamo non morti. Credetemi, so di cosa parlo! E questa voce, qualcuno sa chi sia e cosa voglia da noi? Perche' che voglia noi credo non ci sia il minimo dubbio!

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Il violento strattone polverizza la catena che mi lega un braccio, per l'altra devo insistere ancora un paio di volte. Fletto i muscoli delle braccia, torno a sentire l'antica forza su cui ho sempre potuto contare. Cautamente mi sollevo in piedi e attendo per alcuni secondi. Inizialmente la testa gira vorticosamente e provo un senso di nausea, poi finalmente il malessere passa. Con calma raccolgo le catene che trattengono i miei piedi ed assesto un colpo secco: entrambe si spezzano senza troppa fatica. Mi pulisco la ruggine dalle mani, poi mi avvicino alla porta della cella, da cui vedo filtrare la luce. Dopo aver controllato lo stato delle mie gambe, prendo un profondo respiro e assesto un violento calcio alla porta, un gesto che per lungo tempo ho sognato di poter compiere. Il legno marcito scricchiola all'impatto, ma comincia a cedere solo dopo alcuni rumorosi tentativi. Alla fine la porta cade a terra in frantumi.

Prudentemente affaccio la testa dalla porta e osservo il corridoio. Detriti e rifiuti affollano il pavimento, ma è sicuramente una vista migliore di quello che potrebbe offrire una pattuglia di guardie di passaggio. Mi aggiro per il corridoio in quella che ritengo essere la direzione da cui proviene la misteriosa voce. "Dove sei? Sei stato tu a riportarci in vita?" Propositi di morte affollano la mia mente a quest'ultima domanda.

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Noto tanti altri vivi che richiamavano la creatura a loro volta.

A terra afferro con il braccio lo stipite della porta tirandomi prima in ginocchio, poi con una fatica degna di un impresa titanica in piedi, sostenendo il mio peso contro la parete. Mentre mi alzo faccio evidenti mugugnii di dolore. Contro il muro, stando attenta a non mettere i piedi scalzi contro qualcosa come una vecchia vite arrugginita guardo l'uomo.

Non lo so. rispondo con una voce spossata. Io ho promesso l'anima a Calistria stessa pur di permettermi la mia vendetta. replico nel dolore stesso di stare in piedi vero di lui. Voi a chi l'avete promessa per stare vivi? Anche se credo che sia passato un po'.

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Master

Ancora state parlando tra di voi quando appare dalla porta che da su un altro corridoio una figura quasi fiabesca: si tratta di un vecchio dai capelli scompigliati e dall'aria molto fragile. Osservandolo vi stupite che sia comparso così all'improvviso, quasi correndo, nonostante la sua età.

Non sembra essere stanco per lo sforzo appena fatto, anzi, si ricompone e dice "Oh, vi ho trovati! - mostra nella sua sua mano destra una clessidra - Questo è il tempo che chi vive qua dentro ha per uscire. Non so il perché, giocare con la vita sembra la norma anche dopo tanto tempo! Ahahah. Strana la sorte, non trovate? scoppia ridere con un tono stridulo e rauco, non sembra pensare a quello che sta succedendo. In quelle poche parole riconoscete la voce che aveva richiamato più volte la vostra attenzione.

Giunge dietro di lui un altro individuo, non un umano, sembrerebbe piuttosto avere le fattezze di un gufo dalle piume dorate, che sembra aver patito decisamente di più lo scatto appena compiuto.

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Mi giro appoggiata alla parete, guardando la creatura con occhi chiusi quasi come una fessura. Lo sguardo è gelido, quasi rabbioso quando quella creatura tanto allegra parla e pure ridendo. Con gli occhi comunico un desiderio quasi omicida nei suoi confronti per solo ridere. La sorte è una pu****a. dico glaciale. Non basta che mi trattino come un animale per sapere dove fossero i miei compagni, non bastava tagliuzzarmi il braccio poco a poco, tagliarmi le orecchie ed un occhio. Dopo avere visto solo quelle mura e uomini su uomini che mi han trattata come un oggetto o come un divertimento per deridermi. Adesso pure un gioco che o scappiamo fuori o morte? La sorte è veramente una pu****a. concludo fredda provando a muovermi verso la figura ma cadendo miseramente al suolo lanciando un urletto di dolore come impatto al suolo, facendomi qualche semplice graffietto sulle cosce e caviglie nude impattando verso dei detriti di pietra. Con forza di volonta' mi appoggio di nuovo al muro, alzandomi di nuovo per stare in piedi sulle mie gambe leggermente tremanti per il dolore. Indicami l'uscita.

Guardo i miei compagni, girandomi a fatica. Forza, muovetevi e andiamo. Riesco a camminare io, ce la fate pure voi uomini grandi e grossi.

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Akon

Sto per rispondere che io non ho promesso di certo l'anima per vivere una vita da mortali inutili, quando quella strana figura, quella che aveva parlato a quanto pare, fa la sua comparsa . Quindi bisogna giocare? Ogni gioco ha un premio...e dei giudici. Sei tu il giudice? Comunque poco m'importa. L'importante e' uscire da questo buco di posto. Sai dove possiamo trovare dell'equipaggiamento? QUalcosa mi dice che non sara' sufficente dirigersi all'uscita, aprire una porta e salire come se niente fosse. Comunque, come dice la mia...mmm...graziosa compagna qui, indicaci dov'e' l'uscita. Rimane poi confuso dall'apparizione dell'altro essere. Cosa diavolo sara'?

DM

Spoiler:  
Conoscenza Piani 12+5=17, Conoscenza Religione 14+5=19 per sapere cosa e' l'essere pennuto
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Osservo in cagnesco il vecchio. "Un gioco? Mi hanno sempre detto che i giochi sono per bambini, ma qui siamo tutti adulti." Volto lo sguardo verso le altre persone, studiandole per qualche secondo. Mentre rifletto, l'istinto di conservazione lotta ferocemente con la subdola dolcezza dell'oblio. Gli altri sventurati che sono con me non sembrano in condizioni migliori, soprattutto l'elfa non ha un bell'aspetto. Però sembrano intenzionati a vivere, e Knud non può essere da meno. La decisione è presa e dopo lunghi secondi sovrappensiero continuo: "Quali sono le regole di questo gioco, vecchio?"

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TUTTI

Spoiler:  
Per ora questo è ciò che, dato che il master non sa ancora niente, posso dirvi.

Per stasera penso possa rispondere.

Zyloth

Spoiler:  
L'essere pennuto lo identifichi come un Syrinx e dall'aspetto anche ben curato (comunque più curato di voi dato che all'apparenza non sembra essere un prigioniero tornato in vita)
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Master

Il vecchio aspetta ancora per qualche momento quando tutti hanno finito di parlare prima di decidersi a parlare: "Ah, grande errore! Io non centro nulla con questo gioco io non sono né arbitro né giocatore! Mi sono rifiutato e ho vinto, nessuno ci è riuscito, perché nessuno conosce la prigione! Mi offro come guida se volete. Guida? Guidare? Ahahah! E pensare che sono entrato per cercare! ... Volevate qualcosa con cui combattere? Di armi ce ne sono, armi, buone armi, cattive armi, armi inutili, ar... Alcune sono dannose! Altre fanno la vostra salvezza! Ahahah! Io ve le mostro, voi potete rischiare. Chi viene con me? So di per certo che non sarete tutti."

Si guardò attorno passando in rassegna tutti i presenti, ma tranne coloro che erano già in piedi gli altri non sembravano avere intenzione di muoversi. Poi un uomo, che sembrava abbastanza robusto tra quelle quattro persone rispose alla domanda del vecchio: Perché dovremmo mai seguirti? Qua sembra che quelle creature non ci attacchino! E poi cosa ne sappiamo che tu non ci voglia portare alla morte? Io non mi fiderei se fossi in voi, compagni! È solo un pazzo!" tacque di nuovo tutto.

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Dopo quella lunga corsa rimasi un momento senza fiato, dato che per me è molto più facile volare. Nonostante tutto sono riuscito a strare dietro a quel pazzo.

Arrivati alla cella notai quel mucchio di corpi tornati in vita che si stava stiracchiando. "Affascinante..." . Nonostante ció probabilmente erano tutti troppo sconvolti per notare la mia presenza.

Dopo aver ascoltato il piccolo battibecco con l'uomo cercai di rimanere il più composto possibile e per dimostrare le nostre intenzioni non-ostili cercai di convincerlo "Beh non credere che quei cosi rimarranno innocui per sempre e poi se rimani qua farai semplicemente la stessa fine al quale sei già andato incontro. Vuoi seriamente rimanere ancora qui?"

DM

Spoiler:  
Tiro di diplomazia 17 +1 = 18 per convincere i prigionieri a seguirci
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Ho segli str***i da uccidere e vendette da portare a termine, non intendo rimanere qua un secondo di più! dico. Il tono chiaramente a metà fra l'irato e l'esasperato. Non ci ho capito un emerito ca**o di questa cag**a di gioco di cui parli, e sinceramente non voglio saperne. Portami alle armi, indicami l'uscita e come raggiungerla e basta.

Evidentemente malconcia per tutte le ferite, braccio assente, occhio assente e risveglio dopo X tempo mi mostro decisamente poco propensa a parlare e discutere, quanto piu' agire e muoverci nonostante le mie gambe mi reggano appena appena in piedi. Mi rivolgo a chi ha parlato. Mostri, mer*e o carcerieri io non resto un secondo di piu' qua dentro. Tu resta pure nel tuo buco e muori di nuovo di fame, io ho una vendetta da portare a termine. Calistria ha benetto la mia vendetta e non intendo sprecare questa occasione, piu' armi per chi vuole vivere.

Camminando reggendosi al muro raggiungo il gufo e la creatura.

Portaci subito dalle armi.

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"Se questo posto è davvero pericoloso anche senza guardie, allora non cambia molto se restiamo qui o se ce ne andiamo. I pericoli ci troveranno comunque. Però se usciamo i pericoli smettono di esistere. Credo." Mi gratto la testa, cercando istintivamente i capelli che non ci sono più, strappati brandello per brandello dagli aguzzini. "Forse fuori potrò dimenticare..."

Mi rivolgo al vecchio: "Ti seguo. Portaci fuori o portaci alla morte, per me non fa differenza."

@DM:

Spoiler:  
Tiro di Diplomazia +1 per convincere gli altri a seguirci. Se non funziona poi passo ad argomenti più convincenti. :D
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Master

Il vecchio scrolla le spalle: "Gioco? Boh, definiscilo come vuoi, d'altra parte sono convenzioni i termini! Uso quello perché qualcuno penso si diverta... Chi vuole mi segua, gli altri restino, non do nessuna certezza di salvezza a nessuno, aiuto soltanto." poi con passo calmo si allontana attraverso la porta dalla quale era giunto, non sembra avere alcun dubbio su dove andare, ma vuole piuttosto attendere con pazienza chi ha intenzione di fermarsi ancora un poco in quella che era stata la sua prigione per tanto tempo.

Dal gruppo di persone in disparte a un certo punto si alza una ragazza giovane e di bell'aspetto, non sembra essere mutilata e porta non troppe cicatrici, al contrario i suoi abiti sono più rovinati di quelli della maggior parte dei presenti, allontanatasi di qualche passo dice: "Non mi interessa cosa pensiate, se ho più probabilità di vivere allora me ne vado con il vecchio, sarà pazzo, sarà un ingannatore, non ho intenzione di fare di questo posto due volte la mia tomba!"

@GammaRayBurst

Spoiler:  
Tra il mio (18) e il tuo risultato (13) convinciamo lei...probabilmente gli altri vogliono morire...di nuovo.[emoji58]
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Akon

Sta per perdere la pazienza, Tutte quelle parole, tutti quei dubbi e quelle incertezze. Se avete finito di dare fiato alle vostre bocche, possiamo muoverci? Non voglio passare un secondo in piu' in questo posto. Chi vuole venire venga, gli altri possono anche perdersi nei sette inferni, per quello che mi importa! E si avvicina al vecchio e al suo compagno.

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