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Fuga dall'Abisso esce il 30 Luglio in italiano

In questi giorni la Asmodee Italia ha aggiornato la pagina del suo sito dedicata alle prossime uscite, rivelando finalmente la data di uscita di Fuga dall'Abisso, un'avventura per PG di livello 1-15 ambientata nel Sottosuolo dei Forgotten Realms e caratterizzata dalla presenza dei mostruosi Signori dei Demoni. Completamente tradotta in lingua italiana, l'avventura uscirà in tutti i negozi il 30 Luglio 2020.
Ovviamente è importante tenere presente che, come specificato sempre dalla Asmodee sul suo sito, le date da lei annunciate sono da considerarsi sempre indicative e potrebbero subire variazioni in caso di contrattempi.
Qui di seguito potrete trovare la descrizione ufficiale dell'Avventura, la copertina del manuale e la recensione da noi pubblicata su DL'.
Grazie a @AVDF per la segnalazione.
Fuga dall'Abisso
L’Underdark è un mondo sotterraneo ricco di meraviglie, un labirinto sterminato e contorto dove regna la paura, popolato da mostri orrendi che non hanno mai visto la luce del giorno. È quaggiù che l’elfo oscuro Gromph Baenre, Arcimago di Menzoberranzan, lancia un empio incantesimo con l’intenzione di infiammare l’energia magica che pervade l’Underdark: nel farlo, spalanca una serie di portali collegati al regno demoniaco dell’Abisso. Ciò che ne esce stupisce lo stesso arcimago, e da quel momento in poi, la follia che aleggia sull’Underdark non fa che crescere e minaccia di scuotere i Reami Dimenticati fin dalle loro fondamenta. Fermate la follia prima che divori anche voi!
Data di uscita: 30 Luglio 2020
Lingua: italiano
Formato: Copertina rigida
Articoli di Dragons' Lair:
❚ Recensione di Fuori dall'Abisso

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I vecchi manuali di D&D su DMs Guild ora hanno un Disclaimer

Disclaimer: vista l'alta sensibilità del tema trattato in questo articolo (considerato Tema a Rischio, come specificato negli articoli 1.6 e 1.12 del Regolamento di Dragons' Lair), abbiamo deciso di disabilitare i commenti. Si tratta di una soluzione temporanea, che abbiamo deciso di adottare in attesa di poter introdurre una versione più aggiornata del Regolamento. Nei prossimi giorni, infatti, lo Staff di DL' si riunirà per definire nuove linee guida riguardanti proprio la discussione di argomenti simili. Nel frattempo ci scusiamo per il disagio.
 
In linea con un annuncio sul trattamento della Diversità da lei rilasciato qualche settimana fa e in riconoscimento del fatto che, rispetto a 40 anni fa (quando D&D è nato), il mondo è cambiato, la Wizards of the Coast ha deciso di inserire all'interno dei vecchi manuali di Dungeons & Dragons pubblicati sul DMs Guild un Disclaimer riguardante il contenuto in essi trattato. Tale Disclaimer ha lo scopo di avvisare i lettori di oggi che quei manuali sono figli del loro tempo e che, quindi, possono contenere idee, concetti e affermazioni che non rispecchiano i valori del D&D di oggi. Un esempio di manuale in cui è stato inserito il Disclaimer è Oriental Adventures per la 1e.
Qui di seguito potete trovare la traduzione del Disclaimer in italiano:
Ed ecco qui la versione originale:
Fonte: https://www.enworld.org/threads/older-d-d-books-on-dms-guild-now-have-a-disclaimer.673147/
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By aza

ManaDinamica – Magia ed Entropia

La magia può sembrare una cosa meravigliosa: si tratta di uno strumento in grado di fare, in prima approssimazione, qualunque cosa.
Abbiamo tuttavia già visto nel precedente articolo che la faccenda non è così semplice: infatti, per ottenere un qualunque effetto magico che sia fisicamente coerente, abbiamo bisogno di spendere energia. E abbiamo bisogno di ottenere questa energia da qualche parte.
Ma il problema non si ferma qui: ogni volta che l’energia viene trasformata da una forma all’altra, una porzione di essa sempre maggiore viene dispersa, diventando inutilizzabile per il suo scopo originario
Oggi parliamo del secondo principio della termodinamica… applicato alla magia!

Calore e movimento
Se mettiamo a contatto tra loro due oggetti a diverse temperature, il più caldo comincerà a raffreddarsi e il più freddo a scaldarsi finché non raggiungeranno la stessa temperatura.
Questo fenomeno, detto “principio zero della termodinamica”, è evidente se mettiamo un cubetto di ghiaccio nell’acqua d’estate: il cubetto si scalda, sciogliendosi, ma nel farlo raffredda l’acqua.
Quello che è accaduto è che una certa quantità di energia, detta calore, ha abbandonato il corpo caldo, raffreddandolo, per introdursi in quello più freddo e riscaldarlo.
Questo passaggio di energia può essere “imbrigliato” per ottenere movimento: le macchine in grado di compiere queste trasformazioni sono dette Motori Termici, tra cui il motore a scoppio, il motore stirling e l’immancabile motore a vapore.

Un modellino di motore stirling. Una lieve differenza di temperatura tra il sopra e il sotto della base è sufficiente per far girare la ruota.
Un motore termico ha infatti bisogno di due “ambienti”, uno più caldo dell’altro, e la sua capacità di funzionamento dipende proprio da tale differenza di temperatura.
Quando, nel mondo reale, gli scienziati, ingegneri e inventori del ‘700 e ‘800 cominciarono a studiare il rapporto tra il calore fornito a una macchina a vapore e l’energia meccanica (cioè legata allo spostamento della vaporiera) che essa era in grado di rilasciare, si accorsero che una porzione di tale energia veniva perduta.
Infatti, parte di quel calore andava comunque a riscaldare l’ambiente esterno, più freddo ovviamente della caldaia: questo implica che, se da una parte l’aria esterna circola ed è in grado di rinnovarsi, la caldaia va via via raffreddandosi e richiede sempre nuovo combustibile.
Per quanto si possano migliorare numerose parti di un motore, per esempio riducendo gli attriti (che dissipano ulteriore preziosa energia), una porzione di dispersioni energetiche dovute a questo scambio di calore sarà sempre, inesorabilmente presente.
Tale evidenza portò a una delle formulazioni del “Secondo Principio della Termodinamica”, quella di Lord Kelvin: “È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea” 
Fu questa triste scoperta, l’inevitabile dispersione dell’energia, che portò gli scienziati del tempo alla definizione di una nuova grandezza fisica: l’Entropia.
Energie inutilizzabili
L’Entropia viene spesso definita come lo “stato di disordine di un sistema”, ma si tratta di una definizione che può confondere: infatti non si tratta banalmente di sistemi nei quali gli elementi siano “riposti ordinatamente”.
Due oggetti a temperature diverse e a contatto tra loro, infatti, sono ugualmente “ordinati” prima o dopo aver scambiato calore tra loro.
Quello che invece sappiamo grazie ai motori termici è che se due oggetti hanno temperature diverse è possibile usarli per generare energia meccanica, mentre questo è impossibile se hanno la stessa temperatura.
In questo secondo caso, infatti, la loro energia è stata “distribuita” tra di essi, mentre inizialmente essa era “disponibile” per generare lavoro.

Se immaginiamo le unità di energia termica come palline, esse possono essere utilizzate per produrre movimento solo finché sono separate
Badate bene che, dopo lo scambio di calore, tale energia non è stata “perduta” nel nulla: l’energia totale è conservata e così il primo principio della termodinamica, solo essa non è più “sfruttabile” alla stessa maniera.
La sua “qualità” è diminuita.
L’Entropia è, di fatto, la misura di questa “riduzione di qualità” dell’energia di un sistema.
Un’evidenza nata sia dall’osservazione naturale che dagli studi di Carnot è che l’entropia è sempre in continua, inesorabile crescita, e quindi la “qualità” dell’energia è in perenne calo.
Ciò ha portato a un’ulteriore formulazione del secondo principio della termodinamica: “in un sistema isolato l’entropia non può mai diminuire”.
Tutti i fenomeni spontanei, infatti, aumentano (o quantomeno mantengono inalterata) l’entropia del sistema: il calore fluisce da un corpo caldo a uno freddo, anche quando si cerca di imbrigliarlo con un motore, riducendo inevitabilmente l’efficacia del processo (come abbiamo già visto).
Tutti i fenomeni naturali che portano alla dispersione dell’energia sono prima o poi inevitabili: il ghiaccio fonde, gli oggetti cadono, il ferro si ossida, le pile si scaricano, le stelle si spengono e gli esseri viventi, alla fine, periscono.
Questo non significa che sia impossibile ottenere effetti opposti a quelli spontanei: abbiamo ad esempio inventato frigoriferi e condizionatori per abbassare la temperatura.
Tuttavia, tali macchinari si “limitano” a spostare il calore, ad esempio, del cibo congelato nell’ambiente fuori dal frigo, e consumano energia per farlo: parte di questa energia poi, ovviamente, non sarà utilizzabile per raffreddare gli alimenti ma verrà dispersa.
Se noi cercassimo di utilizzare la differenza di temperatura tra frigo e stanza per alimentare un motore termico, otterremmo ancora meno energia di quella necessaria per mantenere il cibo congelato.
L’energia necessaria per raffreddare un oggetto è insomma superiore a quella che si otterrebbe utilizzandolo come ambiente freddo per un motore termico: questo perché parte di quell’energia è stata dispersa proprio a causa dell’entropia.
Come per un cambio di valuta, scambiare euro per dollari avrà un costo: riscambiando indietro dollari con euro, un ulteriore costo, ci troveremmo in mano meno soldi di quelli iniziali.

Ogni trasformazione d’energia riduce quella disponibile per nella nuova forma, disperdendone inevitabilmente altra a causa dell’entropia
Inoltre, andando ad effettuare il calcolo, vedremmo che, dove l’entropia dell’interno del frigorifero è diminuita, quella del suo esterno è aumentata di una quantità superiore: l’entropia totale infatti aumenta sempre.
A seguito di un’azione su un sistema che ne riduca l’entropia ci sarà sempre un sistema più grande che lo circondi la cui entropia totale è aumentata (o al limite è rimasta identica): si dice in gergo che “l’entropia dell’universo” non può mai diminuire.
Come per i frigoriferi, anche i meccanismi degli esseri viventi riescono a mantenere sotto controllo l’entropia, a scapito tuttavia delle sostanze che espellono: gli scarti del corpo umano, se anche non fossero per esso dannosi, sarebbero comunque meno nutrienti dell’equivalente cibo necessario per crearli.
Se fossimo in grado di assimilare gli elementi nutritivi del terreno e produrre autonomamente determinate molecole biologiche necessarie per il nostro organismo, come alcune proteine, troveremmo svantaggioso nutrirci di piante e animali poiché il loro “passaggio” ha rubato energia.
Ogni trasformazione di energia ha, infatti, un determinato “rendimento”, cioè una percentuale dell’energia investita che è effettivamente utilizzabile dopo una trasformazione: il rendimento è sempre inferiore al 100% e tale perdita, dovuta all’entropia, va accumulandosi ad ogni passaggio.
Se, per esempio, della benzina viene bruciata per spingere un’automobile, tale processo è più efficiente (si ha cioè a disposizione più energia effettiva) che se tale motore fosse usato per produrre energia elettrica ed essa, a sua volta, utilizzata per alimentare un motore elettrico di un’automobile: motivo per cui le auto elettriche sono efficienti e meno inquinanti solo se ci sono scelte oculate nella produzione dell’energia elettrica.
A loro volta, i combustibili fossili come il petrolio, “fonti” di energia, non sono che l’effetto della degradazione di energie ben superiori accumulate milioni di anni fa durante la crescita, ad esempio, delle piante ormai fossilizzate e dell’azione dei batteri su di esse: l’energia spesa, insomma, per creare un albero e trasformarlo in carbone fossile è superiore a quella ottenuta bruciando quello stesso combustibile.
Per riassumere il concetto, l’entropia è la misura della degradazione dell’energia di un sistema: essa aumenta inesorabilmente a ogni trasformazione d’energia, rendendola sempre più inutilizzabile e portando spontaneamente a fenomeni come la dispersione del calore, dell’energia e la devastazione del tempo.
Gli effetti sulla magia
Ma quali effetti avrebbe l’entropia sulla magia, alla luce anche dell’articolo precedente?
Tanto per cominciare, l’energia magica disponibile sarebbe, se possibile, ancora meno.
Che sia accumulata fuori o dentro il mago, l’energia magica tenderebbe a disperdersi: sarebbe forse questo fenomeno a concedere l’esistenza di incantesimi che permettano la percezione della magia.
Questo implicherebbe, per esempio, che gli effetti magici vadano a svanire nel tempo e causino tutti quei classici eventi come l’indebolimento dei sigilli magici per trattenere chissà quale oscuro demone del passato.
Sarebbe anche molto in linea con tutte quelle ambientazioni nelle quali la magia si è via via ridotta e non sia più facile come un tempo produrre chissà quali effetti meravigliosi, un classico anche di tanti racconti  che pongono spesso le vicende in epoche successive a quelle degli dei e degli eroi: un tale sapore si respira, ad esempio, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, nel Signore degli Anelli ma anche, da un certo punto di vista, in ambientazioni dove magia e tecnologia si confondono come Warhammer 40.000.

Ma come giustificare la presenza di antichi artefatti di ere perdute in grado di garantire immensi poteri, come quelli tipici della terra di mezzo?
Una maniera per limitare lo scambio di energia al minimo è quello di utilizzare contenitori adiabatici, che riescono quasi ad azzerare lo scambio di calore (chiaramente non è possibile azzerare completamente le perdite per un tempo infinito… proprio per colpa dell’entropia!).
L’idea di ridurre la dispersione dell’energia è ampiamente utilizzata in ambito tecnologico per materiali isolanti (basta pensare all’edilizia o ai termos) nonché per altre applicazioni come i Volani, pesanti oggetti tenuti in rotazione nel vuoto su cuscinetti magnetici in modo che non disperdano il loro movimento rotatorio (il quale viene poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia).
Impedire a un oggetto magico di rilasciare energia potrebbe essere sia una maniera per allungare la sua vita sia, nell’ottica precedente, di celarne la natura.
Ma un oggetto di potere immenso in grado di durare millenni potrebbe somigliare di più a una forma di vita magica, che ottiene la sua energia dall’ambiente esattamente come le piante (entro un certo limite) dal sole.
In base a come funzioni il mana in un mondo di finzione, oggetti e creature che si nutrono di esso potrebbero ridurne la disponibilità magica in una determinata area, cosa che potrebbe portare a divertenti implicazioni.

Ma l’effetto più importante dell’entropia sulla magia è che la sua energia è ancora più preziosa: ad ogni trasformazione, infatti, viene dissipata, che sia per il passaggio dal metabolismo umano a una riserva magica, dall’ambiente circostante agli incantesimi stessi.
Gli incantesimi poi dovrebbero, se possibile, agire in maniera estremamente diretta: sollevare un masso, per esempio, dovrebbe evitare di richiedere l’apertura di un portale sul piano elementale dell’aria per manifestare una corrente ascensionale (anche se può darsi che un mero sollevamento non sia poi così facile da ottenere… ma ne parleremo oltre!).
Alla stessa maniera, una palla di fuoco potrebbe essere ottenuta separando ossigeno e idrogeno nel vapore acqueo presente nell’aria, spezzando i loro legami tra loro e ottenendo, per ricombinazione, un effetto esplosivo… ma questo richiederebbe un enorme dispendio di energia.
Perfino l’arco elettrico di un fulmine sarebbe molto più semplice da causare, ma richiederebbe comunque più energia di una punta affilata sparata magicamente sul nemico.
Diversa invece la situazione se queste energie magiche fossero presenti e pronte a svilupparsi in maniera selvaggia: in tal caso, il mago potrebbe limitarsi a gestire con perizia il flusso magico incontrollato, lasciando la dispersione energetica più grande alla fonte magica…

Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/22/manadinamica-magia-ed-entropia/

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By aza

ManaDinamica – Conservazione dell’Energia

Uno dei problemi da affrontare, nei giochi e nella fiction in generale, dovuto all’introduzione della magia è integrare tali fenomeni all’interno del mondo per creare un contesto coerente e in qualche modo credibile.
In questa rubrica, dedicata soprattutto agli inventori di mondi (che siano scrittori o dungeon master), cercheremo di analizzare come potrebbe funzionare una magia “fisicamente corretta” ed evitare la classica domanda: “ma perché, se c’è la magia, la gente continua a zappare la terra e morire in modi atroci?”.

IL PROBLEMA ENERGETICO
Se la magia fosse fisicamente corretta, dovrebbe rispettare alcune leggi fra le quali i famosi Principi della Termodinamica (o, per l’occasione, della “Manadinamica”).
Tra questi, il primo è il cosiddetto “Principio di conservazione dell’Energia” che richiede che l’energia totale coinvolta in un fenomeno sia conservata, cioè che la sua quantità totale al termine del processo sia uguale a quella iniziale (contando, in entrambi i casi, tutte le forme di energia presente).
Ma cos’è l’Energia?
L’Energia è una grandezza fisica che descrive vari fenomeni simili capaci di trasformarsi l’uno nell’altro: l’energia elettrica usata per alimentare una stufa si trasforma in energia termica, e quella termica in un motore produce energia meccanica sotto forma di velocità (energia cinetica) e/o sollevando pesanti carichi (energia potenziale).

Ma l’energia è anche la base del funzionamento del nostro corpo: noi otteniamo energia dal cibo che mangiamo (dove è accumulata in forma di energia chimica dei suoi costituenti nutritivi) e usiamo questa energia per muoverci, respirare, pensare e per il corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Possiamo dire tranquillamente che la stragrande maggioranza dei fenomeni che conosciamo prevede trasformazioni e scambi di energia, e la magia non può non ricadere in questo sistema: per sollevare un masso con il potere di un incantesimo, l’energia necessaria deve essere ottenuta da qualche parte.
È questo continuo richiamo al “pagamento” di energia che permette di creare un sistema magico fisicamente coerente. Non solo, l’incantesimo deve richiedere tutta l’energia necessaria per ottenere l’effetto desiderato: la generazione di temperature estreme di una palla di fuoco, la crescita di una pianta o lo spostamento di masse ingenti può richiedere una quantità estrema di energia, e talvolta anche difficile da calcolare (soprattutto quando ci sono di mezzo creature viventi o teletrasporti, ma avremo modo di parlarne in altri articoli).
Cerchiamo dunque di rispondere alla domanda: da dove proviene tutta questa energia?
MICROORGANISMI E CONDENSATORI
Una prima possibilità evidente è che l’energia possa essere ottenuta da quella del mago stesso.
Il corpo umano consuma l’energia ottenuta dal cibo per le sue attività, compresa una fetta importante (circa il 60-70%) unicamente per mantenere le funzioni vitali come la respirazione, la circolazione, il pensiero e il mantenimento della temperatura.
Un essere umano, in base all’età, al sesso e all’attività che compie, ha un consumo energetico quotidiano che può andare tra le 1500 e le 2500 kilocalorie circa: la stessa quantità di energia, espressa in Joule (l’unità di misura dell’energia nel sistema internazionale), oscilla tra i 6300 e i 10500 KiloJoule.
Se fosse possibile prendere una piccola frazione, ad esempio l’1% dell’energia di una “persona media” (8000 KJ per comodità), avremmo a disposizione 80 KJ, cioè 80.000 Joule.

Ma “quanti” sono 80.000 Joule?
Sono, ad esempio, pari all’energia necessaria per sollevare di un metro un masso di 8 tonnellate!
L’energia per una simile impresa titanica, ben lontana dalle capacità umane e facilmente assimilabile a un “prodigio magico”, è pari al solo 1% dell’energia consumata da un essere umano “medio”.
Ciò che impedisce a una persona di usare la sua energia in questa maniera è il concetto di “potenza”, cioè l’ammontare di energia che può essere emessa in un determinato ammontare di tempo. I nostri muscoli non sono abbastanza potenti da sollevare massi di una tonnellata (1000 kg) in alto di un metro, ma più che capaci di trasportare un oggetto di 10 kg per un dislivello di 100 metri: queste due azioni richiedono lo stesso ammontare di energia, ma la prima richiede molta più forza e molto meno tempo.

Se riuscissimo a rilasciare energia in tempi inferiori, potremmo letteralmente dare vita alla magia partendo dalla stessa energia dei corpi umani: ma come accumulare questa energia e rilasciarla tutta assieme?
Un mago potrebbe avere una “riserva” di energia magica che viene lentamente ricaricata dal suo stesso metabolismo e che può essere rilasciata rapidamente dando vita a effetti magici, e l’energia mancante del mago potrebbe giustificare la classica carenza di forza fisica che accomuna i maghi in molti giochi di ruolo.
Un’opzione potrebbe essere fare ricorso a sostanze prodotte dall’organismo e accumulate in appositi tessuti, come facciamo già nella realtà con i grassi, in grado di essere “bruciate” per ottenere un picco di energia.
Se invece non volessimo alterare la biologia umana, potremmo immaginarci un microorganismo simbiontico simile ai famosi Midi-Chlorian di Star Wars, in grado di sopravvivere solo in organismi molto specifici (magari in maniera simile a quello che accade con gli antigeni del sangue, solo più complesso).
Infine, il mago potrebbe ottenere energia sottraendola dagli esseri viventi circostanti, in pieno stile “rituali sacrificali” o, più semplicemente, prendendo ispirazione dalla recente serie di The Witcher.

Il rilascio dell’energia dovrebbe essere rapido, con un funzionamento simile a quello del flash delle macchine fotografiche. Le pile, infatti, non sono in grado di fornire una potenza sufficiente per il lampo: il flash, in questo caso, è ottenuto da un Condensatore, un componente dei circuiti in grado di accumulare al suo interno cariche elettriche (cioè, sostanzialmente, elettroni, le particelle che compongono la corrente elettrica) e di scaricarsi molto velocemente.
In questo modo, anche se la velocità di ricarica della pila è ridotta, il condensatore è in grado di fornire rapidamente una grande quantità di energia per il flash: allo stesso modo, un mago dovrebbe essere in grado di bruciare rapidamente la sua riserva energetica per ottenere, in poco tempo, grandi quantità di energia per dare vita ai suoi incantesimi.

Un condensatore. La vostra scheda madre ne è piena.
CATALIZZATORI
Se invece l’energia fosse ottenuta esternamente dal mago, come potrebbe egli averne accesso? E come giustificare una quantità limitata di uso di tale potere?
Sempre pensando a un consumo (almeno iniziale) di energia da parte del mago, si potrebbe ipotizzare un’interazione tra il mago e una sostanza esterna, simile alla Trama nel mondo di Forgotten Realms, grazie al quale il mago ottiene i suoi effetti facendo da catalizzatore.
In chimica, molti processi che trasmettono energia verso l’esterno (esoergodici) non avvengono spontaneamente, ma devono essere “stimolati” tramite una certa quantità di energia iniziale, detta energia di attivazione. Si può immaginare, ad esempio, che una certa reazione rilasci 5 Joule di energia, ma che la sostanza debba prima ricevere due Joule come energia di attivazione per avere inizio.
Un esempio pratico di questi fenomeni sono le combustioni, delle quali parleremo in un futuro articolo: un oggetto che brucia emette energia termica, ma ha prima bisogno di un innesco, un evento in grado di fornirgli l’energia necessaria per far partire la combustione.

Un Catalizzatore è un elemento, di solito una sostanza chimica, in grado di produrre un effetto di Catalisi, cioè di ridurre l’energia di attivazione: nell’esempio precedente la reazione potrebbe, grazie a un catalizzatore, richiedere un solo Joule per avere inizio.
Se il mago fosse in grado di agire da catalizzatore per la magia, questo spiegherebbe come mai solo i maghi sono in grado di usare tale potere, cioè perché l’energia di attivazione è troppo elevata e i non-maghi non sono in grado di abbassarla.
Contemporaneamente, se fosse sempre lui a fornire l’energia iniziale (ridotta grazie alla catalisi) si giustificherebbe anche un utilizzo limitato della magia da parte dell’incantatore.
MASSA ED ENERGIA
Un’ultima, notevole fonte di energia è la cosiddetta annichilazione della materia: la possibilità cioè di trasformare direttamente materia in energia mediante la famosa formula di Einstein.

Si tratta di una quantità di energia enorme: mezzo grammo di materia produrrebbe la stessa energia della bomba di Hiroshima.
Fortunatamente si tratta, nel mondo reale, di un processo assai complesso da ottenere: per avere una annichilazione è necessario far incontrare ogni particella del nostro materiale con la sua antiparticella. Queste ultime sono complesse da ottenere e prodotte solo da reazioni nucleari rare e altresì molto costose, in termini energetici (e non), da ottenere: all’attuale stato delle cose, il più grande apparato in grado di generare tali antiparticelle (il Large Hadron Collider, o LHC, del CERN di Ginevra) sarebbe in grado di ottenere un grammo di antimateria in… qualche milione di anni!
Tuttavia, immaginando di ottenere energia dai due processi precedenti, sarebbe forse possibile annichilire quantità di materia sufficientemente piccole da concedere comunque effetti prodigiosi… se l’antimateria fosse già presente. Infatti, produrre antimateria richiede processi molto più costosi (in termini di energie) di quanto poi riottenuto dall’annichilazione, fino a 10 miliardi di volte tanto.
Anche se, infine, essa fosse già disponibile al mago, questi dovrebbe assicurarsi di mantenere l’antimateria confinata nel vuoto, impedendogli di interagire con qualunque genere di materia, perfino l’aria: tale situazione viene comunemente ottenuta, nel mondo reale, tramite potenti campi elettromagnetici che possono risultare letali alle persone che si avvicinano troppo.

Sarebbe invece possibile ottenere parte dell’energia dagli atomi mediante fusione e fissione: in questo caso, tuttavia, la quantità di energia ottenuta da ogni atomo è molto inferiore e sarebbero necessarie quantità importanti di materiale (e il materiale giusto!), nonché condizioni peculiari di temperatura e pressione altrettanto complesse da ottenere (che richiederebbero ulteriori, drammatiche energie iniziali).
IL PREZZO DA PAGARE
Questa (relativamente) vasta serie di opzione potrebbe far pensare che ottenere energia possa essere semplice, ma si tratta di una conclusione errata.
Il mago dovrebbe indubbiamente pagare il prezzo iniziale consumando parte della sua stessa energia, energia che, se fosse accumulata in una sorta di condensatore magico, non sarebbe disponibile dell’incantatore (al di fuori del suo uso magico) e lo lascerebbe permanentemente spossato.
Se facesse inoltre da catalizzatore per una qualche fonte esterna di energia, essa si andrebbe, nel tempo, a consumare inevitabilmente la fonte di energia magica esterna proprio come i combustibili che diventano inutilizzabili dopo essere bruciati.
Infine, la stessa capacità di annichilire materia richiederebbe una grossa fonte di antimateria oppure energie tali da non giustificarne l’utilizzo, e anche l’energia nucleare si potrebbe sfruttare solo con condizioni estreme di temperatura e pressione.

E’ evidente dunque che l’idea di usare la magia per affrontare problemi altrimenti risolvibili è una mossa assai sconveniente, e che rivolgersi agli incantesimi dovrebbe essere giustificato solo da una necessità particolare e immediata.
E ancora non abbiamo parlato del fatto che non tutta quell’energia può essere utilizzata per lanciare una magia… ma per quello, aspettate il prossimo articolo di Manadinamica!
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/15/manadinamica-conservazione-energia/

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Exploring Eberron uscirà a Luglio 2020 su DMs Guild

Inizialmente previsto per Dicembre 2019, Exploring Eberron di Keith Baker - il creatore originale dell'ambientazione Eberron - ha finalmente una data di uscita definitiva: Luglio 2020. Come spiegato sul suo sito ufficiale, infatti, Kaith Baker si è trovato costretto a posticipare la pubblicazione del supplemento non solo per via del COVID-19 e di altri contrattempi personali, ma anche per darsi il tempo necessario a inserire al suo interno tutto il materiale promesso. Nonostante il ritardo, tuttavia, ora il manuale è nella fase conclusiva della sua produzione e sarà dunque disponibile a Luglio sul DMs Guild, lo store online ufficiale della WotC.
All'interno di Exploring Eberron, Keith Baker esplorerà nel dettaglio i luoghi e i piani d'esistenza di Eberron a cui i manuali del passato hanno prestato minor attenzione. E' possibile dare un primo sguardo al contenuto del manuale grazie alle Anteprime rilasciate dall'autore il Maggio scorso. Trattandosi di un manuale Terze Parti pubblicato su DMs Guild, invece, purtroppo non è possibile aspettarsi una sua traduzione in lingua italiana (a meno che la WotC decida altrimenti).
Inoltre, come rivelato dall'autore sul suo sito ufficiale:
Trattandosi di un manuale pubblicato da Terze Parti (si tratta di un supplemento realizzato da Baker e non dalla WotC), il materiale contenuto in Exploring Eberron non potrà essere considerato canone ufficiale di Eberron. Poichè, tuttavia, ogni gruppo può decidere da sé la forma che Eberron avrà al proprio tavolo (come ricordato da Baker stesso), starà ad ogni gruppo decidere se considerare valide o meno le informazioni pubblicate da Baker in questo supplemento.
  Exploring Eberron sarà disponibile sia in versione con copertina rigida, sia in versione PDF. La prima versione sarà un libro con copertina rigida premium da 8,5″ x 11″ (simile al formato dei manuali ufficiali WotC).
  Non è possibile preordinare Exploring Eberron (DMs Guild non consente le prenotazioni), quindi i tempi di consegna della copia cartacea cartonata sono di almeno 1-2 mesi, ma sarà possibile avere immediatamente la copia PDF. Prima di ordinare la versione cartacea, tuttavia, assicuratevi che su DMs Guild sia disponibile la spedizione nel nostro paese.
  Il supplemento avrà un totale di 247 pagine e conterrà 49 illustrazioni originali. Grazie a @senhull per la segnalazione.

Fonte: http://keith-baker.com/bts-exploring/
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Yanez

[Avventura 5e] Nuova avventura!

Recommended Posts

ciao a tutti ;)

volevo chiedervi qualche aiuto per cercare di buttare giù una buona avventura per un gruppo di giocatori di vecchia (e strana) data.

come gruppo di amici, abbiamo sempre giocato a dnd in una maniera forse un po' atipica, ma che ci ha sempre divertito. Avventure lunghe qualche sessione (diciamo non più di dieci) zeppe di mostri e dungeon. L'obiettivo è sempre stato quello di terminare tutto, buttare giù il mostrone finale e uscire dal dungeon completamente ricoperti da ogni sorta di liquido sanguinolento ma con una tonnellata di oggetti magici nelle mani e un sacco di xp.

Dopo aver speso centinaia di migliaia di paperdollari con la terza prima, terza e mezza dopo (la scimmia di dover possedere ogni manuale possibile e immaginabile), con dnd 4 pensavamo di aver trovato il nostro gioco e così è stato. Dopo un po' di giocare e una pausa di un paio d'anni, abbiamo deciso di ritirare su il gruppo per provare questa nuova edizione che, così ad occhio, sembra più vicina alla terza di quanto si vuole credere...

Questa premessa per dirvi che abbiamo un modo di giocare forse un po' strano, molto eumate, e a noi alla fine piace molto. Il gruppo è composto da me come master (che non ho proprio una vera vocazione, diciamo che "mi tocca"), un paio di amici poco di ruolo che apprezzano ottimizzazione e figaggini e un altro paio di amici che basta che tirano dadi e son contenti (avessero il gioco dell'oca sarebbe uguale :lol:)

Quindi:

Considerando le mie scarse competenze di master, il fatto che non ci vogliamo appoggiare a nessuna ambientazione (ma ne stiamo scrivendo una per noi per il nostro sollazzo generale), la disponibilità di pochissimi libri (di fatto solo phb e mm) e l'utilizzo di un regolamento per quanto semplice (così mi sta sembrando) comunque nuovo, può essere interessante iniziare una nuova partita con dnd 5 ?

Da quello che mi è parso di capire, fino all'uscita del dmg, sembra che l'impostazione del gioco versa su un tipo di gioco low-magic. Pochi oggetti magici e per niente considerati nell'ottica del bilanciamento. Sinceramente, per chi ci ha giocato: cosa vuol dire? Che le spade+1 si vedono solo al livello 20, che ci sono delle regole di ribilanciamento (tipo i vecchi bonus della 4° ai mostri) oppure che si da al master l'onere e l'onore di gestire il tutto?

Ho letto la regola della sintonia, che trovo interessante per limitare gli oggetti magici in uso, ma i vostri giocatori come hanno preso la cosa? A cosa servono centinaia di gp se non a comprarsi una bellissima spada+5 vorpal anatema delle puzzette volanti (ovviamente dal proprio mercante di fiducia sotto casa)?

La nostra ambientazione sarebbe low magic (in realtà no, diciamo che il mondo è pervaso dalla magia ma non è che i maghi nascano come i funghi come nel faerun, non esistono accademie di magia e così via... insomma una roba medievaleggiante però con un tocco di fantasy), direi che così su due piedi potrebbe anche funzionare, ma vorrei sapere all'atto pratico se le cose funzionano o no e soprattutto se i giocatori si divertono a giocare personaggi che funzionano quasi esclusivamente con le regole di classe. (ci piaceva discretamente nella 4° la possibilità di avere un tot di poteri in più attribuiti da ogni sorta di oggetto sbarluccicoso in saccoccia).

Se le premesse sono buone e lo spero, in quanto sto apprezzando diverse delle regole che sto leggendo nel manuale (prima tra tutte la gestione della magia finalmente rinnovata che strizza solamente l'occhio al vecchio sistema slot ma non lo copia spudoratamente) e che permettono un gioco un po' più fluido e divertente, vorrei farmi aiutare nella stesura di una piccola avventura iniziale per personaggi di primo livello...

ce la posso fare? :P

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Certo che ce la puoi fare :-)

Non conosco molto bene la 5ed ma da varie veloci letture è decisamente più semplificata il che si traduce in meno regole e quindi meno ricorso continuo ai manuali.

Per l'avventura io mi farei aiutare involontariamente dai tuoi pg. Mettetevi d'accordo sul livello di partenza e fatti inviare i background che secondo me sono la migliore fonte d'ispirazione.

Parti da lì, pensa ad una sorta di trama lasciando aperto il finale e prosegui modificando via via a seconda delle esigenze sfruttando le idee dei personaggi .

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In realtà le armi e le armature +1 possono essere trovate anche ai primi livelli di gioco, se si volesse.

La differenza fra la 5a edizione e le precedenti ultime due è che, questa volta, l'acquisizione degli Oggetti Magici non è scriptata in base al livello. Nella 5a edizione non esiste più la logica del "al tot livello il PG deve avere tot equipaggiamento di questo tipo".

L'assegnazione degli Oggetti Magici è, piuttosto, definita in base a due parametri:

- la discrezione del DM - dopo essersi accordato con i giocatori sul tipo di campagna da mettere in atto, è lui a decidere se gli Oggetti magici esistono nel mondo di gioco oppure quanto sono rari o comuni. E' il DM che decide i modi in cui possono essere trovati. Il gioco non decide più al posto del gruppo, non da per scontato che gli Oggetti magici si possano acquistare e nemmeno che si debbano trovare in giro. Gli Oggettio magici possono o meno essere trovati in vari modi, in base alla scelta del gruppo e alla discrezione del DM. In una campagna potrebbero non esistere oggetti magici, in un'altra possono essere strumenti rarissimi trovabili solo nelle tane di alcuni mostri particolari, in un altra invece essere oggetti diffusissimi acquistabili in negozi specializzati. Sempre a discrezione del DM è il livello dal quale i PG possono trovare gli Oggetti magici.

- la rarità degli Oggetti - L'unica regola che D&D 5a introduce riguarda la rarità degli Oggetti, indipendentemente che si voglia creare una campagna Low o High Magic. Ci sono Oggetti magici che risultano comuni, altri che sono unici e leggendari. Gli Oggetti Magici Comuni sono gli oggetti che più probabilmente si troveranno o, addirittura, in ambientazioni Low Magic potrebbero essere tra i pochi Oggetti magici realmente esistenti. Gli Oggetti Magici Leggendari, invece, sono oggetti unici, quelli celebri per le leggende o i miti che li circondano (un po' come Excalibur, la Lancia di Longino, l'Armatura di Achille, il Sacro Graal, ecc.) che forse non si avrà mai l'occasione di vedere in vita propria.

La combinazione dei due punti sopra descritti determina la presenza degli Oggetti magici in gioco.

I giocatori non potranno più pretendere di poter essere pieni di Oggetti magici. Sarà il DM a decidere se esistono, dove si trovano, come e quando possono essere trovati. Alcuni oggetti potranno essere trovati più facilmente altri, quelli rari, potrebbero essere trovati solo agli alti livelli oppure potrebbero non essere mai trovati o magari non si avrà mai la possibilità di utilizzarli. La facilità di ritrovamento di un Oggetti Magico dipende dalla combinazione di quei 2 punti: un Oggetto Magico Comune potrebbe essere trovato in ogni negozio in una Campagna High Magic oppure solo raramente nella dimora di un colezionista o nbella tana di un mostro in una Campagna Low Magic.

Questo, ovviamente, si sa in base a quanto mostrato durante il Playtest e in base alle dichiarazioni dei designer.

Le regole definitive sull'uso degli Oggetti magici si conosceranno solo una volta che verrà rilasciata la Guida del DM.

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grazie mille per le risposte

Effettivamente è vero, il feeling tra la quinta e la terza è probabilmente esclusivamente estetico e quello che ha detto db_Cooper è quanto di più vicino a quello che penso io: quello di non trovare quello che voglio (grazie per la sincerità :-) )

Però forse ho descritto male il mio gruppo di gioco: a noi piace picchiare e molto e della quarta avevamo apprezzato l'aspetto quasi esclusivamente tattico che i combattimenti davano, ma al contempo ogni combattimento risultava pacificamente uguale al precedente in termini di "divertimento", se mi permettete. Lungi da me voler dire "questa edizione è meglio di quella" che tanto si sa dove si va a finire, però quando giocavamo in terza le cose erano diverse.

Io, come master, sono un fanatico dei combattimenti, ma se un combattimento non è divertente NON SI DEVE FARE. Quello che nella quarta si era un po' perso era che, con l'ausilio di plancia e token, il mondo di gioco fosse una specie di fotografia che stava al di sotto del layer combattimento... mentre nella terza, sforzandoci (tutti master compreso :lol:) di immaginare le situazioni, i combattimenti erano più dinamici e non mancavano i colpi di genio. Che senso aveva nella quarta cercare di colpire la lanterna per dare fuoco all'olio sotto ai piedi dei mostri quando la mia capacità ad incontro faceva piovere uno sciame di meteore che detonava il dungeon e il paese più vicino? Inoltre, tutto il piacere descrittivo, che comunque abbiamo sempre apprezzato, nella quarta finiva nel giro di un paio di incontri: alla fine finiva che sparavi il nome della spell e lanciavi i dadi le volte che servivano (ok qui si potrebbe obiettare che magari non ci mettavamo verve, ma chi gioca a dnd4 secondo me sa).

Inoltre, e cerco di terminare qua i miei paragoni con la 4°, a noi serve un gioco più snello e veloce. Soprattutto nei combattimenti.

quando nella quinta ho visto il sistema di gestione degli incantesimi (magari i puristi ad&d storceranno il naso, ma quando ho visto la regola degli incantesimi preparati e degli slot disponibili mi sono reinnamorato del mago), la questione archetipi (che ricorda i paragon) e grazie a dio l'utilizzo dei rituali mi son detto: questa sembra l'edizione giusta (notare la profondità del master :P)

E' sull'itemizzazione dei personaggi che però forse nutro i più grandi dubbi: i miei giocatori non piangono se non hanno vorpal, ma gli oggetti magici ci piacciono e tanto. Ma un personaggio che deve contare solo sulle proprie forze sarà comunque interessante da giocare rispetto ad un personaggio che (ops, sto tornando a riparagonarmi alla quarta) era zeppo di oggetti in grado di scoreggiare fulmini e poteva in ogni istante tirare fuori dal cilindro qualcosa di figo? (d'altra parte era la cosa che più odiavo della quarta: daily a parte, anche dieci combattimenti in fila senza l'utilizzo di spell giornaliere e i personaggi all'inizio di ogni combat erano sempre full e felici grazie a quella ***** dei second wind e dei riposi brevi).

Ho anche la sensazione che il bilanciamento non sia comunque necessario in un gioco di ruolo. L'importante è che il gruppo si diverta sempre e che tutti i giocatori escano soddisfatti dalla sessione, poco importa se mago e guerriero sulla carta fanno gli stessi danni. L'importante è che un master, con delle regole nuove, riesca a prendere il tiro in poche sessioni e trovare il giusto compromesso tra difficoltà e divertimento e costruisca degli incontri funzionali al giocare (e qui ritorna la mia paura degli oggetti magici).

Insomma, cerco di tirare un po' le fila del mio sproloquio. Sono felice dell'acquisto che ho fatto - il PHB - , dopo aver giocato per tanti anni alla terza (che ho davvero adorato) e aver apprezzato il cambio di guardia della quarta, mi sembra che questa edizione possa farci salvare qualche nuova principessa. Non so neanche se il mio discorso vuole arrivare da qualche parte in sincerità, ho dei dubbi e vorrei diradarli prima di prendere in mano pennino e calamaio e scrivere l'avventura.

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Guarda, non fraintendermi: pur essendo un master narrativo, non nego l'essenza eroica del d&d e in quarta ho persino scritto degli articoli strategici per dm, per dirti che come dico sempre, ogni gioco ha la sua dimensione.

In quinta puoi benissimo fare quello che vuoi, contando anche che la plancia é opzionale e che puoi utilizzarla anche soltanto come riferimento rapido.

Dicevo solo che sotto molti aspetti, chi ama i grandi numeri difficilmente avrà il suo nirvana in 5e, contando che in termini molto spiccioli la differenza tra un tiro per colpire (visto che parliamo di combattimenti) dal primo al ventesimo oscilla di un +5/6 in media.

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No. Ammetto di essere un fanboy di dnd e quindi...

In realtà siamo giocatori di terza, con una capatina nella 3.5 e un discreto numero di sessioni (ma neanche troppe) nella 4°, ma non siamo un tavolo da campagne che durano anni. Avventure per lo più. Poi si molla il gioco e si riprende quando qualcuno dice: "ho voglia di giocare a dnd!"

Adesso proveremo comunque a giocarci dato che l'idea di usare un regolamento nuovo e acerbo è comunque sempre stimolante e quando la scimmia di provare qualcosa di nuovo sale è molto difficile farla scendere.

E' anche la prima volta che proviamo ad usare un setting che non sia forgotten realms o eberron e insomma...

Come lavorate voi per buttare giù un'avventura? Sono curioso di sapere da chi se la cava più di me nell'ambito !

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Lo stile di gioco che piace a voi non è nulla di astruso, anzi: si chiama dungeon crawling ed è il modo in cui si giocava il GdR ai suoi inizi (anche se non ti conviene scendere nei dettagli. L'archeologia del GdR è una terra oscura e nebulosa).

Scendendo nel dettaglio della 5e, gli strumenti che ti servono per preparare un buon dungeon sono due:

- D&D Basic per DM

- il Manuale dei Mostri (ma è opzionale, se non volete spendere soldi)

Il DM Basic contiene un'appendice che spiega come costruire gli incontri.

Ad esempio potresti stabilire che il tuo dungeon sia composto di sette incontri di difficoltà variabile secondo l'ordine facile > medio > difficile > medio > medio >facile > mortale.

A quel punto, ti basta consultare il DM Basic per vedere quanti PE hai a disposizione per ogni PG e poi cercare sul Manuale dei Mostri (o sul DM Basic) delle creature da "comprare" con quei PE.

Per farti venire le idee, lavora sui BG dei personaggi, o in alternativa sugli spunti forniti dal Manuale dei Mostri.

Puoi anche copiare da un libro/fumetto/serie TV/videogioco: lo scopo del GdR non è creare qualcosa di (presunto) artistico e (presunto) originale come alcuni sembrano pensare, è divertirsi. Chissenefrega se scopiazzi.

Pathfinder è D&D, non farti ingannare dal nome. È una versione ".5" della 3.5 fatta da designer insoddisfatti della 4e. Personalmente la consiglio sempre.

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Infatti...se volete un salto mentale corredato da un pó di sana pacconaggine, Pathfinder é per voi, senza contare un setting jnivoco e numerose avventure da cui prendere spunto (Adventure path).

Inviako da scartfon bai tapatolc

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come sempre, grazie delle risposte :)

Darò sicuramente un'occhiata a PF, che avevo comunque leggiucchiato a suo tempo, non trovandolo troppo diverso da dnd3 (stiamo comunque parlando del d20system) in quanto a meccaniche base.

Il monster manual è piacevole (più di quello della quarta sicuramente) e da degli spunti interessanti. Mi sembra, così ad occhio, che il CR di molte creature si sia abbassato, dando più interesse ai livelli bassi.

Comunque, sposto un po' il cuore della discussione (dato che il regolamento è stato già scelto :lol:) vi dico come procedo io nel creare un avventura (perchè ho voglia di chiacchera in questa mattinata inproduttiva :P)

All'inizio penso ad un paio, tre personaggi - per mio diletto personale - che ruotano su un paio di meccaniche che ho trovato interessanti. Niente PP, solo robe di interesse. Ho per esempio in testa un banalissimo gnomo illusionista impiegato in qualche negozio di orologi (FANTASTICA davvero la regolina riguardante gli gnomi) dal carattere un po' schizofrenico e un - ugualmente banale - umano ladro o ranger (ma non ho ancora letto bene la classe) con il talento Dungeon Delver (che trovo bellissimo) tipo lugubre e solitario che se ne va in giro a cercare tesori ma che conclude ben poco.

Questi personaggi di solito li uso come personaggi ricorrenti, diciamo che mi ci affeziono un po'.

Seconda cosa, penso ad una trama di ampio respiro, una vista d'insieme della storia che voglio costruire DAVVERO in grande, anche se - sicuramente - ne svilupperemo solo un pezzettino. Come avevo detto il setting è di nostro pugno e questa "campagna" voglio pensare che abbia a che fare con i piani. Piani di un mondo particolare, dove non servono mezzi magici per sportarsi tra un piano e l'altro, ma solo tanto spirito d'avventura. Il piano materiale è infatti un disco di terra di proporzioni gigantesche che fluttua su un oceano infinito costellato di isole (altri piani). Un'idea che ricorda One Piece credo (non sono un fan della serie, ma l'idea del grande blu mi piace). Sotto al piano materiale c'è un piano copia che è letteralmente il piano delle ombre (mai baciato dal sole). E' davvero una pensata esagerata, ma l'idea finale è pensare ad un "cattivone" che voglia verticalizzare il piano materiale e dare notte e giorno anche al piano delle ombre. Tra i due piani si estende il sottosuolo (che collega le due zone fisicamente) che servirà ai giocatori per farsi le ossa e guadagnare qualche livello (direi fino al 4-5).

Più in piccolo, cerco di costruire una piccola avventura. Ammetto di non essere un gran pensatore e di basarmi, molto spesso, su clichè ed opere già scritte. Poco male, secondo me se la cosa funziona. Per un motivo o per un altro i personaggi si stanno recando alla "Grande Città ®" e passano per il "Piccolo Paesino" ovviamente che sta vivendo un problema di qualche genere. Non ho ancora deciso, ma i "cattivi rapinano le carovane e seviziano le figlie" funziona sempre, anche se volevo pensare a qualcosa di più mistico che in pratica portasse i pg ad investigare su un tunnel che si era aperto (serie di incontri in dungeon!) e terminava con una porta che loro non erano in grado di aprire (pensavo ad un portone di pietra a mò di testa di drago sigillato dall'altra parte con una sedia che bloccava il pomello).

Qua ci sarà il combattimento mortale, dove prenderà parte anche l'umano dungeon delver - come nemico. Non servirà troppo ai pg per capire che in realtà lo spaccone è un prigioniero degli strani tizi che - per qualche stravagante motivo - stanno anche loro investigando nel dungeon.

Ecco, adesso ci sarebbe un enorme parentesi da aprire sugli stravaganti personaggi, ma credo di aver già scritto troppo...

cosa ne pensate come partenza?

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    • By Frusco
      Salve avventurieri! Io e un mio compare abbiamo programmato un bot di Telegram per ricercare gli incantesimi di D&D 5e in italiano. Questa cosa è nata per salvarci dai giocatori smemorati che fermavano la sessione per consultare il manuale. Vogliamo condividere con voi questo nostro piccolo progetto completamente open source.
      Sono presenti tutti gli incantesimi del manuale base e di Xanathar.

      Potete trovare il bot qui: https://t.me/SpellbookDnD5_bot oppure sulla barra di ricerca di Telegram come @SpellbookDnD5_bot
      Se fra di voi c'è qualche sviluppatore, può leggere il codice qui: https://github.com/FSBots/Spellbook ( Se ci volete bene lasciateci una stellina )
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      La massima lunghezza saltabile in lungo, con rincorsa di 3 m, è pari a: Forza x30 cm (il valore di Forza moltiplicato per 30 cm, cioè 1 piede).
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      Ora passiamo alle CD... per le quali non ho alcuna idea!
      Suggerimenti?
    • By SilentWolf
      In questi giorni la Asmodee Italia ha aggiornato la pagina del suo sito dedicata alle prossime uscite, rivelando finalmente la data di uscita di Fuga dall'Abisso, un'avventura per PG di livello 1-15 ambientata nel Sottosuolo dei Forgotten Realms e caratterizzata dalla presenza dei mostruosi Signori dei Demoni. Completamente tradotta in lingua italiana, l'avventura uscirà in tutti i negozi il 30 Luglio 2020.
      Ovviamente è importante tenere presente che, come specificato sempre dalla Asmodee sul suo sito, le date da lei annunciate sono da considerarsi sempre indicative e potrebbero subire variazioni in caso di contrattempi.
      Qui di seguito potrete trovare la descrizione ufficiale dell'Avventura, la copertina del manuale e la recensione da noi pubblicata su DL'.
      Grazie a @AVDF per la segnalazione.
      Fuga dall'Abisso
      L’Underdark è un mondo sotterraneo ricco di meraviglie, un labirinto sterminato e contorto dove regna la paura, popolato da mostri orrendi che non hanno mai visto la luce del giorno. È quaggiù che l’elfo oscuro Gromph Baenre, Arcimago di Menzoberranzan, lancia un empio incantesimo con l’intenzione di infiammare l’energia magica che pervade l’Underdark: nel farlo, spalanca una serie di portali collegati al regno demoniaco dell’Abisso. Ciò che ne esce stupisce lo stesso arcimago, e da quel momento in poi, la follia che aleggia sull’Underdark non fa che crescere e minaccia di scuotere i Reami Dimenticati fin dalle loro fondamenta. Fermate la follia prima che divori anche voi!
      Data di uscita: 30 Luglio 2020
      Lingua: italiano
      Formato: Copertina rigida
      Articoli di Dragons' Lair:
      ❚ Recensione di Fuori dall'Abisso

    • By SilentWolf
      La Asmodee Italia ha rivelato la data di uscita dell'Avventura nel Sottosuolo per D&D 5e.
      In questi giorni la Asmodee Italia ha aggiornato la pagina del suo sito dedicata alle prossime uscite, rivelando finalmente la data di uscita di Fuga dall'Abisso, un'avventura per PG di livello 1-15 ambientata nel Sottosuolo dei Forgotten Realms e caratterizzata dalla presenza dei mostruosi Signori dei Demoni. Completamente tradotta in lingua italiana, l'avventura uscirà in tutti i negozi il 30 Luglio 2020.
      Ovviamente è importante tenere presente che, come specificato sempre dalla Asmodee sul suo sito, le date da lei annunciate sono da considerarsi sempre indicative e potrebbero subire variazioni in caso di contrattempi.
      Qui di seguito potrete trovare la descrizione ufficiale dell'Avventura, la copertina del manuale e la recensione da noi pubblicata su DL'.
      Grazie a @AVDF per la segnalazione.
      Fuga dall'Abisso
      L’Underdark è un mondo sotterraneo ricco di meraviglie, un labirinto sterminato e contorto dove regna la paura, popolato da mostri orrendi che non hanno mai visto la luce del giorno. È quaggiù che l’elfo oscuro Gromph Baenre, Arcimago di Menzoberranzan, lancia un empio incantesimo con l’intenzione di infiammare l’energia magica che pervade l’Underdark: nel farlo, spalanca una serie di portali collegati al regno demoniaco dell’Abisso. Ciò che ne esce stupisce lo stesso arcimago, e da quel momento in poi, la follia che aleggia sull’Underdark non fa che crescere e minaccia di scuotere i Reami Dimenticati fin dalle loro fondamenta. Fermate la follia prima che divori anche voi!
      Data di uscita: 30 Luglio 2020
      Lingua: italiano
      Formato: Copertina rigida
      Articoli di Dragons' Lair:
      ❚ Recensione di Fuori dall'Abisso


      Visualizza articolo completo
    • By Steeve24
      Salve a tutti ecco una mia nuovo sottoclasse per lo stregone spero la apprezziate ( questa è solo una prima bozza quindi se avete consigli su come migliorarla li accolgo volentieri)
      Liv 1 Magia aliena
      Lo stregone impara due incantesimi da mago di 1o livello che sono considerati incantesimi de stregone per lui e non contano per definire il numero di incantesimi conosciuti
      Liv 6 Aspetto abberrante
      Lo stregone con un azione può spendere 2 punti stregoneria lo stregone muta il suo aspetto in una forma aberrante,quando è in questa forma qualsiasi creatura che si trova entro 3 metri o che finisce il proprio turno entro tre metri dallo stregone deve effettuare un ts su sagezza se fallissce è spaventato dallo stregone per un minuto o finchè non vede più lo stregone
      Liv 14 Mente spaziale
      Lo stregone ottiene competenza nei ts su intelligenza in più impara un incantesimo da mago di 2o livello
      Liv 18 Forma aberrante 
      Lo stregone con un azione bonus può spendere 5 punti stregoneria per rivelare la sua forma aberrante per 1 minuto quando è in questa forma lo stregone ha resistenza ai danni psichici e da fuoco e da ghiaccio inoltre aggiunge il suo modificatore di intelligenza a tutte le prove
       
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