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[Favola] - Il pastore e la principessa - Genere: fantastico


eddubeddu
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Ho scritto una piccola favoletta.. che ha preso forma nella mia testa una notte mentre vegliavo mio padre all'ospedale (ora sta bene!! ;-) ) e leggevo American Gods di Gaiman.. la mattina mi son fiondato a casa per buttarla giù sul mio pc.

E il risultato è su questo link:

http://eddubeddu.deviantart.com/art/Il-pastore-e-la-principessa-149773044

Spero che qualcuno la legga, e mi dica cosa ne pensa.. non ho mai scritto nulla che qualcuno poi dopo potesse leggere >,<

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Questo topic è stato visitato 38 volte (non da me :-p) e non ho avuto mezzo commento a riguardo.. :( provo a postarlo qui il racconto, magari è colpa del link che ho messo

In un tempo antico, quello di un regno lontano, un pastore passeggiava sospirando

"Ah" sospirava.

Era un uomo dalla pelle chiara, dello stesso colore del latte rancido. Qualche ciuffo di peluria rossa compariva qua e là, nascondendo approssimativamente venature viola che parevano disegnate ad inchiostro.

"Ah" sospirò nuovamente, aggrottando le rosse sopracciglia per poter guardare là in alto dove il castello si erigeva.

"Cosa darei per poter cogliere il fiore di cotanta beltà" si disse "ah" sospirò ancora pensando alla bella principessa.

Ed infatti in quel preciso castello abitava la più bella di tutte le principesse. Anzi, "la più bella tra tutte le donne di tutte le terre e di tutte le ere" come recitavano i bambinetti del reame. E non avevano mica torto.

In quel preciso castello, proprio ora la più bella tra le principesse stava sdraiata sul suo letto a baldacchino e, articolando delicatamente la piccola bocca dalle labbra rosse come ciliegie, chiamava uno ad uno i nomi dei suoi bellissimi animali di pezza che tutto intorno le stavano.

"Leone" suonò melodiosa la sua voce, e per rispetto il leone di pezza chinò lievemente il capo.

"Giraffa" chiese compiaciuta, ed anche la giraffa di pezza inarcò il suo lunghissimo collo. Risa divertite echeggiarono in tutto il castello quando la principessa vide l'inchino del goffo animale di pezza.

E così andò avanti.

La principessa era felice, non le mancava nulla. Il suo papà, il Re, le donava tutto ciò che lei potesse desiderare ed anche di più. Era tanto felice la principessa, che a sposarsi non ci aveva mai pensato e né mai lo aveva desiderato.

La principessa pertanto nel suo enorme castello colmo di giochi ed abiti e bon bon era felice, ma il Re no. O meglio, il Re era felice della felicità della sua Principessa, ma era triste perché ella ormai grande, ancora non aveva deciso di cercarsi un Principe.

E intanto continuava a riempirla di regali per svaporare quel velo di tristezza che gli aleggiava attorno al cuore. E per questo la principessa era sempre più felice, e meno che mai pensava a trovarsi un principe. E per questo il Re diventava sempre più triste.

Un giorno qualunque, al tavolo reale, Re e principessa mangiavano piatti delicati e prelibati. Compostamente seduta la principessa masticava, e con i suoi grandi occhi neri e profondi guardava il suo papà che masticava lento e con il grugno poggiato contro il pugno.

"Cosa vi turba, padre?" chiese delicatamente non appena ebbe deglutito.

"Perché non vi sposate?" il Re rispose ponendo una domanda.

Di colpo la bella principessa capì quello che era il desiderio del suo papà. Lei non voleva sposarsi, ma amava talmente tanto il suo papà che rispose "Ebbene" cominciò lentamente "mi sposerò" disse decisa.

Gli occhi del padre si illuminarono e un sorriso balenò sul suo volto incredulo.

"Si sparga la voce" continuò la principessa ammiccante "Il mio sposo dovrà essere un cacciatore, e sceglierò quello che porterà la pelliccia che tra tutte preferirò".

"Udite, udite!" le parole esplosero nella piazza più grande del regno, e riecheggiarono possenti in ciascuno vicolo. Un uomo in calzamaglia verde era salito su uno sgabello di legno, e srotolato fino ai piè manteneva un rotolo di carta gialla.

Si schiarì la voce e col viso teso continuò la sua lettura mentre tutti i presenti lo fissavano impietriti "La nostra amata principessa è in cerca del suo principe.**Il suo sposo dovrà essere un cacciatore" pausa "e sceglierà quello che porterà la pelliccia che tra tutte preferirà" concluse con convinzione.

Solennemente prese ad arrotolare il lungo rotolo sul quale era trascritto l'importante annuncio.

"Ah" sospirò un uomo dalla pelle chiara, dello stesso colore del latte rancido. Qualche ciuffo di peluria rossa compariva qua e là, nascondendo approssimativamente venature viola che parevano disegnate ad inchiostro. Stava guidando il suo mulo carico di lane per le strade del paese.

"Come vorrei essere io il fortunato sposo" si disse ad alta voce.

"E allora portale la pelliccia che tra tutte lei preferirà" gli suggerì il suo mulo con ovvietà.

"Vero!" esclamo l'uomo aggrottando le sopracciglia per poter guardare in alto, laddove il castello affondava le sue radici tra gli alti colli.

Fu così che il pastore si improvvisò cacciatore, e raccolto un coltellino si fiondò nelle terre selvagge alla ricerca di un animale da spellare.

Stentando a camminare nella fitta vegetazione, il pastore-cacciatore scrutava in ogni direzione. Tutto gli pareva così calmo e silenzioso eppure immensamente rumoroso.

Dagli squarci di luce che filtravano attraverso il manto di foglie della foresta riusciva a scorgere solo qualche allodola e qualche cincillà. Ma con le piume si sa, oltre che riempirci cuscini non si fa.

Aggrappandosi tenacemente al suo desiderio di sposare la bellissima principessa, il pastore continuò il suo ciondolare nel sottobosco alla ricerca di un animale da spellare.

Di tratto un maestoso cerbiatto gli apparve dinanzi. Era bellissimo, elegante e regale. Per una principessa era l'ideale. Il bell'animale si stava abbeverando alla sorgente, e non appena udì i passi del pastore si voltò. Lo vide e senza aspettare un niente scappò nel fitto della foresta.

"No!" gridò sconsolato il pastore che non aveva fatto neanche a tempo ad estrarre il suo misero coltellino.

Non potendo fare altro riprese a camminare. Seguendo il torrente scorse in lontananza una bestia dalla pelliccia bianca. Si avvicinò di soppiatto e vide che si trattava d'una lepre selvatica. Sembrava stesse rosicchiando qualcosa, e con il coltellino tra i denti, l'uomo lentamente riduceva la distanza. Quando fu vicino abbastanza si tuffò sulla bestiola, ma il leprotto più veloce fece un balzo e ridendo per lo scampato pericolo scappò dal pastore che tanto scoordinato aveva battuto il grugno sul terreno coperto di fango.

"Dannazione!" imprecò battendo i pugni nel fango, ma non si diede per vinto, e rialzatosi continuò la sua infruttuosa ricerca.

Continuando sulla riva del torrente, giunse sino ad una larga radura, dove il sole poteva battere incontrastato.

Su d'una roccia levigata una volpe stava sonnecchiando. Il pastore la vide, e apprezzò sinceramente la bellezza del suo manto rosso. Desiderò tanto poterla catturare e si decise a farlo. Si calmò, si guardò intorno**e si disse di non far rumore. Fece una quantità innumerevole di passi piccoli e delicati. Non sarà stato bravo a cacciare, ma almeno era bravo a non far rumore. Intanto la volpe dormiva beata, e tirava un lieve ronfo soddisfatto. Dal canto suo il pastore continuava la sua lenta ma inesorabile avanzata. Dopo un tempo ignoto il pastore giunse sino alla pietra levigata, e fortuna delle fortune la volpe era ancora addormentata. Lento e silenzioso il pastore alzò le mani al di sopra della bestia, e poi con uno scatto serpentino la afferrò per il collo.

"Ha! T'ho presa" gongolò esultante.

"Sì, m'hai presa" rispose la volpe "ma perché?"

"Perché ti devo spellare" rispose il pastore con un sorrisone.

"E perché mai?" chiese ancora la volpe mentre tentava di divincolarsi.

"Perché la principessa sposerà un cacciatore, e sceglierà quello che porterà la pelliccia che tra tutte preferirà" disse lui.

"Stolto" rispose mesta la volpe afflosciandosi nella presa del suo aguzzino.

"Perché dici questo?" chiese il pastore ora contrariato.

"Morrò invano" rispose seria la volpe "Perché un sempliciotto crederà di colpire la più bella tra tutte le principesse portando con sé la pelliccia d'una volpe"

"Continua" disse il pastore adesso interessato.

"La principessa possiede di tutto ed anche di più nel suo immenso castello" cominciò la volpe "chissà quante pellicce di volpe, volpino e volpe artica che possiederà".

"Vero!" osservò sconsolato il pastore "Ma tu sei l'unica cosa che son riuscito ad acchiappare, e varrà la pena per me tentare" aggiunse rialzando il capo.

"Sarà" fece spallucce la volpe "anche se.."

"Anche se??" chiese il pastore scuotendola spazientito.

"Anche se di sicuro una pelliccia d'orso, secondo me, la nostra principessa non l'avrà mai vista".

"Vero!" osservò il pastore "Ma come lo catturo un orso?" chiese ingenuo senza mollare la presa.

"Posso insegnartelo io" replico la volpe "Non c'è niente di più facile che cacciare un orso. Se mi lascerai libera te lo insegnerò".

"Affare fatto" strillò il pastore lanciando tre volte in aria il volpino, come a suggellare il loro patto.

Un cacciatore dalla pelle chiara, dello stesso colore del latte rancido camminava lento tra gli alberi. Sotto la poca luce che filtrava, poteva vedersi qualche ciuffo di peluria rossa che compariva qua e là, nascondendo approssimativamente venature viola che parevano disegnate ad inchiostro.

Il cacciatore era sicuro di sé mentre camminava, perché una volpe gli aveva insegnato un trucco infallibile per catturare gli orsi.

"Fingiti morto" gli aveva detto la volpe "gli orsi non attaccano gli animali che non respirano" e proprio così avrebbe fatto non appena avrebbe visto un orso. Si sarebbe gettato in terra ed avrebbe chiuso gli occhi, e così avrebbe atteso il momento in cui l'orso gli avesse voltato le spalle, e soltanto allora egli gli sarebbe saltato al collo per sgozzarlo, quando l'orso meno se lo fosse atteso.

"E' proprio vero" si disse "Non c'è niente di più facile che cacciare un orso".

Non dovette camminare molto prima di incontrare un gigante orso dalla pelliccia rossa.

Come da copione allora il pastore si gettò in terra, e chiusi gli occhi si finse morto.

L'orso gli si accostò. Lentamente. Con diffidenza lo fissava. Lo annusava un po' qua e un po' là.

Seppure spaventato il pastore rimase rigido, seguendo alla lettera il prezioso consiglio della volpe. E intanto aspettava il momento in cui l'orso si sarebbe voltato.

L'enorme orso fece un altro giro intorno al pastore. Lento e scrutatore zampettava pesantemente sulle foglie cadute.. Dando un'altra lieve annusata "E' proprio vero" si disse.

Il pastore non fece a tempo ad aprire gli occhi, che un tonfo sordo riecheggiò tra gli alberi della foresta.

Era un giorno di festa in tutto il reame. Tutti gioivano e cantavano, ed enormi campane tintinnavano al di sopra del tetto del cielo.

La principessa aveva scelto il suo principe, un cacciatore. E scelse quello che portò la pelliccia che tra tutte preferì.

Al matrimonio della sposa erano stati invitati tutti gli abitanti del reame. Ma proprio tutti tutti.

Una volpe elegante stava in prima fila, e fiera fece l'occhiolino allo sposo che teneva la principessa per la mano.

"Vuoi tu sposare la bellissima principessa, nonché mia amata figlia?" chiese raggiante il Re allo sposo nonché suo futuro genero.

"Sì" cominciò l'orso, che per mantella indossava della pelle chiara, dello stesso colore del latte rancido. Qualche ciuffo di peluria rossa compariva qua e là, nascondendo approssimativamente venature viola che parevano disegnate ad inchiostro.

"Lo voglio"

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La prima domanda che mi viene da farti, per riuscire a fare una critica è a chi è rivolto il racconto?

Ad occhio ha una struttura molto semplice e un registro che mi pare rivolto velatamente verso un pubblico di bambini, ma che vuole tentare di arrivare con una morale diretta anche agli adulti.

In questo è un tentativo carino.

Ci sono vari refusi sia nella composizione della frase che della struttura e sopratutto ci sono le classihe descrizioni aggettivate che non mostrano, ma raccontano, dando una visione statica.

Quello che però mi è impossibile ora come ora è capire quanto queste siano state volute come scelta stilistica precisa, atta a rendere un linguaggio semplice e familiare per i più piccini, oppure siano state fatte inconsciamente, secondo il "perché le favole le si scrive così".

L'intento dell'autore e il target di riferimento: le persone a cui parla, possono fare tutta la differenza del mondo nel giudizio.

Aloa!

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La prima domanda che mi viene da farti, per riuscire a fare una critica è a chi è rivolto il racconto?

non la intendo come una favola per bambini, soprattutto per come si conclude.

ci sono le classihe descrizioni aggettivate che non mostrano, ma raccontano, dando una visione statica.

è abbastanza vero.

Quello che però mi è impossibile ora come ora è capire quanto queste siano state volute come scelta stilistica precisa, atta a rendere un linguaggio semplice e familiare per i più piccini, oppure siano state fatte inconsciamente, secondo il "perché le favole le si scrive così".

Lo stile è stato scelto apposta. Soprattutto la parte centrale, è stata un pò più "cantilenante" per aggiungere un ritmo più fiabesco alla cosa, ma comunque ripeto, che non era una cosa intesa per un pubblico di bambini :D

Ad ogni modo, grazie per la critica :D

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Secondo me la favola è partita bene, a parte qualche leggera sbavatura stilistica e qualche ripetizione di troppo. Poi, però, l'interesse è scemato fino ad arrivare ad una conclusione scritta forse troppo in fretta.

Sarà che arrivo da un intero pomeriggio di studio, ma io l'ho vista così e aggiungerei al discorso di fenna il fatto che, ai miei occhi, se fosse rivolta ai bambini forse il lessico è un po' troppo complicato in alcuni suoi termini; se fosse invece rivolta agli adulti, trovo la costruzione un pochino macchinosa e rindondante,

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Ma questa non è la critica.

Questo è l'antipasto, se vuoi ci si becca in chat e ti faccio presente i punto per punto, poi vedrai se ti torna o meno.

Edit.

@Riki

Se è stata rivolta agli adulti, manca dell'ironia necessaria da renderla piacevole. Il che è abbastanza un punto debole.

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Ma questa non è la critica.

Questo è l'antipasto, se vuoi ci si becca in chat e ti faccio presente i punto per punto, poi vedrai se ti torna o meno.

ma non intendevo "critica" in senso negativo.. ringraziavo sul serio :D non mi sono offeso, ecco :D

anzi mi fà piacere che ti sei applicato tanto per commentare ;)

@ricky

le ripetizioni anch'esse sono una scelta stilistica.. forse è vero, possono scocciare, ma mi piaceva come idea che tutti parlassero della stessa cosa alla stessa maniera.

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@ricky

le ripetizioni anch'esse sono una scelta stilistica.. forse è vero, possono scocciare, ma mi piaceva come idea che tutti parlassero della stessa cosa alla stessa maniera.

No, io ho visto qualche ripetizione anche fuori dai discorsi. Concordo con il fatto che tu le abbia inserite nei dialoghi, è un'espressione molto favolistica, ma ne ho vista qualcuna anche nella narrazione.

Non che ce ne siano una miriade, però si potrebbero rendere alcuni tratti leggermente più fluidi. Secondo me quelli sono solo frutto di una svista o di una rilettura non troppo attenta, nulla di più.

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