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Capitolo 3 - Nel bosco degli elfi

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Arthur Hornraven - Mago Umano

L'atteggiamento più delicato e disteso di Calenhad mi fanno capire che la prima parte della trattativa diplomatica è andata a buon fine. Sono felice di essere stato efficace,ma tutt'altro che sereno. So bene che ho vinto una piccola battaglia ma la fiducia del loro re è tutt'altra storia, e per conquistarla stiamo mettendo a repentaglio la vita.

Le tue parole di stima mi onorano Sir Calenhad, ma le mie parole sono state pienamente sincere, rispetto e stimo la cultura elfica ma ciò che ci ha spinto ad intraprendere questo viaggio è proprio il credere che non esista altra scelta se non quella di unire le forze e appianare le divergenze per prepararci ad affrontare un qualcosa di terribile. Io sono giovane e sono giunto in questa isola da pochi decadi, ma già mi sono reso conto della gravità della situazione. Confido e spero nel buonsenso di tutti i leader delle varie razze che abitano qui. Ma nessuno oltre a voi ha una conoscenza e un ricordo così vivido dei fatti che sono iniziati decenni orsono.

Una benda cala sui miei occhi, sento poco distante l'elfo sussurrare un qualcosa in una Lingua a me sconosciuta e la sottile voce di Elyndra rispondere nello stesso codice. Un moto di gelosia si impossessa di me...ma è solo un attimo.

Sento la mano della giovane, bellissima e fiera druida cercare la mia tastando il mio braccio.

La cerco a mia volta e la stringo tirando la a me ,nutrendomi di quel contatto così vitale e determinante per me.

Ora sono pronto ad essere condotto nel cuore del regno elfico.

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Il mondo visivo scompare sotto le bende di lino grezzo, sostituito da una sinfonia di suoni ed odori: il profumo penetrante di muschio bagnato, lo scricchiolio di rami calpestati, il ritmo cadenzato dei vostri passi e, sopra ogni cosa, il sussurro leggero e quasi impercettibile degli elfi intorno a voi.

Non siete soli con Calenhad. Sentite i passi della scorta che vi circonda e, presto, anche le loro voci. Parlano in un elfico stretto, rapido, che non cura minimamente di nascondere il sarcasmo.

Sentite una voce femminile provenire da sopra le vostre teste e una voce maschile che risponde da terra, vicino a Thurin:

In elfico

"Guarda come li accudisce il nostro capo. Un altro po' e gli offre anche del vino speziato per il disturbo. Ha già dimenticato la lezione dell'ultima volta?"

"Lascialo fare, Liadrin. Calenhad crede ancora che gli stranieri abbiano un'anima. Pensa che basti insegnare loro le maniere per trasformarli in persone di cui fidarsi. Chiedilo al figlio del Sovrano se le buone maniere fermano una lama."

Calenhad non risponde subito, ma sentite una pausa nel suo passo. Quando parla, la sua voce è ferma, anche se incrinata da una stanchezza antica:

In elfico

"La legge del confine è la misura che ci separa dai barbari, Voron. Se smettiamo di essere giusti, la foresta ha già perso."

"Giusti o morti, Calenhad. Tu hai già scelto per te stesso, ma non scegliere per tutti noi."

La camminata dura quasi due ore. Il terreno cambia: dal fango cedevole passate a radici intrecciate come gradini naturali, poi a una pietra levigata e antica. L'aria si fa più calda, impregnata di resine e incenso selvatico. Poi, improvvisamente, il cammino si ferma.

Le bende vengono rimosse all'improvviso, accecandovi per qualche istante.

Siete all'interno di un immenso spazio circolare racchiuso nel tronco cavo di un albero secolare. In alto, la chioma lascia filtrare lame di luce dorata. Attorno a voi, decine di elfi vi fissano in un silenzio di pietra. Al centro, su un seggio che sembra essere cresciuto direttamente dalle radici dell'albero, siede quello che desumete essere il Sovrano degli elfi. Ha un volto antico come la corteccia, segnato da un dolore profondo. Il suo mantello è chiuso da una semplice spilla di ferro grezzo, priva di stemmi — un dettaglio anonimo che stona palesemente con la fattura regale dei suoi abiti.

Calenhad si inginocchia:

In elfico

"Mio Signore. Ho condotto gli stranieri secondo il protocollo. Hanno deposto le armi e rispettato la legge."

Il Sovrano non guarda Calenhad. I suoi occhi grigi, freddi e distaccati, si posano direttamente su di voi.

Si alza lentamente dal seggio di radici, appoggiandosi a un bastone di intarsio antico.

"Io sono Thiriel, Custode di questo bosco e Sovrano degli elfi di Tuern."

La sua voce rimbomba solenne nella cavità dell'albero, sottile e fredda come il vento d'inverno.

"Siete giunti nella mia dimora in tempi oscuri. Tempi scritti col sangue. Mentre la terra sotto le nostre radici trema per forze inquietanti e i nostri confini vengono profanati dal tradimento, voi vi presentate alla mia porta invocando antiche usanze."

Thiriel compie un singolo passo in avanti, la mano serrata sul bastone, e vi osserva uno a uno, indugiando per un istante sulle vostre mani nude e privi di armi.

"I miei guardiani vi hanno concesso il passaggio perché avete rispettato le nostre leggi di confine, ed è solo per questo che vi è concessa la parola. Ma la mia pazienza è sottile e la fiducia è un lusso che questo luogo non può più permettersi."

Abbassa leggermente il capo, fissandovi con severa fermezza.

"Parlate, dunque. Ditemi cosa spinge degli stranieri a cercare udienza davanti al mio trono?"

ELYNDRA - DRUIDA

Il cammino procede abbastanza spedito.
Di tanto in tanto sento dei sussurri in una lingua a me sconosciuta ma anche se non ne comprendo le parole ne riconosco l'antichità e la magnificenza di una razza che è riuscita a rallentare il tempo per ingannare la morte.
Tengo la mano di Arthur, la presa e la posizione non è confortevole ma se dovesse succedermi qualcosa è vicino a lui che voglio essere.

Finalmente ci fermiamo, le bende vengono rimosse, all'inizio la luce mi acceca ma subito dopo accarezza il mio viso.

Mi guardo intorno.
Occhi fissi su di noi.
Quando i miei occhi si posano sul sovrano hanno un fremito. Non è paura, non è timore ma tenerezza.
Mi aspettavo di vedere un essere imponente, forse lo è stato nel passato, ma a vederlo così mi sembra un vecchio albero secolare che potrebbe cadere per un soffio di vento.

Appoggio un ginocchio a terra, si è proclamato Custode dei boschi e come tale merita rispetto.

"Grazie per averci accolto, Thiriel Custode dei Boschi. Io sono Elyndra, figlia dei boschi."


Con la mano accarezzo il terreno, chiudo gli occhi e inspiro come per sentire se la sofferenza del Sovrano sia anche quella della sua terra.

Non aggiungo altro, non sono la più indicata a trattare con un Sovrano e attendo che anche gli altri si presentino.

X DM

Tiro su Natura (+2) o Sopravvivenza (+5) per capire se il male dei boschi e del Sovrano sono collegati

Eryn - Paladina

Delle mani delicate rimuovono la benda dai miei occhi e le corde dai polsi, la luce torna a illuminarmi le palpebre e assaporo quella fantastica sensazione per un istante, anche se l'eco che lascia dentro di me dura ben più a lungo.
Volto lo sguardo tutt'intorno per realizzare bene l'ambiente che ci circonda rimanendo meravigliata dall'incredibile luogo in cui ci troviamo. Il tronco d'albero che costituisce le pareti della stanza è a dir poco immenso.

Dopo qualche attimo riporto l'attenzione a ciò che abbiamo davanti, vedo la nostra guida inchinarsi mentre un elfo dallo sguardo duro e antico quasi quanto l'albero che ci circonda si alza da un trono di radici nodose che, sebbene abbia una forma specifica riesce a mantenere quell'aspetto naturale, come ogni altra cosa nella stanza.
Prima che possa presentarsi porto la mano destra al centro del petto e chino il capo con rispetto, in quello che dovrebbe essere il saluto in uso tra gli elfi, almeno per quel poco che conosco di questo popolo poi, seguendo l'esempio di Calenhad, piego il ginocchio destro a terra per mostrare il rispetto che è dovuto ai re e attendo che finisca di parlare dandoci, in un certo senso, il benvenuto.

"Sire, grazie di averci permesso di entrare nel vostro regno. Il mio nome è Eryn, paladina di Helm e rappresentante del Lord Reggente di Uttersea, sebbene con poteri limitati.
Siamo qui per chiedere consiglio e aiuto al vostro saggio popolo in questi tempi terribili e per il bene di tutte le genti che popolano quest'isola. Speriamo che la vostra profonda conoscenza e longevità conservino la memoria di quanto accadde a Flamefault in quello sventurato giorno e che possiate spiegarci come fermare chi o cosa sta generando il tremito della terra.
Veniamo anche per conto dei nani, di cui il mio compagno Thurin è rappresentante, il cui popolo è stato duramente colpito dai tremiti della terra.

Sappiamo che qualcosa di sinistro sta avvenendo nell'ombra ma siamo all'oscuro di cosa si tratti e il tempo non ci è amico. Se possiamo fare qualcosa per voi, a dimostrazione della nostra bontà d'intenti, chiedete pure.

Sebbene siamo consapevoli, almeno in parte, delle motivazioni che vi hanno condotti a ritirarvi in questa selva, vi preghiamo di concederci il vostro aiuto. Giuro sul mio onore e sulla mia stessa vita che non vi è menzogna alcuna nelle nostre parole nè tradimento nelle nostre intenzioni." concludo chinando nuovamente il capo, sebbene vorrei chiedere spiegazioni anche di ciò che è accaduto ai miei genitori.

Lo sguardo mi si vela visibilmente di tristezza ma non è il momento per le richieste personali, il bene comune è la nostra priorità assoluta, sebbene speri con tutto il cuore che si possa far luce anche su quel mistero per alleggerire il fardello che grava sul mio cuore e, ne sono sicura, anche su quello di mia sorella.

Arthur Hornraven - Mago Umano

Le parole che odo in elfico mi fanno capire che il re non è il solo ad essere diffidente, e che forse ci stiamo infilando in una situazione più complessa del previsto. Stringo la mano di Elyndra, sentendo mia la responsabilità per uscire da questa situazione spinosa.

Quando ci vengono tolte le bende la visione è stupefacente, ma vorrei essere qui in un altro tempo e in un altro clima.

Resto sbalordito e le due sorelle mi precedono.

Mi inginocchiò rapido seguendo l'esempio della paladina portandomi la mano sul cuore chinando il capo, per poi rialzarlo e fissare il re affinché possa vedere i miei occhi e capire che parlo col cuore senza menzogna... almeno spero.

In elfico

Onore a voi Thiriel, Custode di questo bosco e Sovrano degli elfi di Tuern, che la benevolenza dei Seldarine ti guidi e ti protegga dal magico reame di Arvandor.

Sono Arthur Hornraven, giovane mago e interprete di questa rappresentanza di uomini e nani.

La terra si è mossa portando morte e rovina che ho potuto vedere con i miei occhi.

Nulla di buono si sta muovendo...ma non sappiamo cosa sia né come fare a fermarlo.

So che in passato siete stati accusati, e se siamo qui è perché riteniamo quell'accusa ingiusta. Io non ero ancora nato e so che per voi la vita di un umano dura come una scultura di sabbia in riva al mare, non posso sapere cosa avete subito all' epoca o come mi è sembrato di capire dai discorsi dei vostri guardiani anche di recente.

Le due sorelle che accompagno dicono il vero altrimenti saremo stati dei folli ad entrare nel vostro regno...ma se abbiamo scelto di correre il rischio, anche delle nostre vite. È perché crediamo che solo mettendo da parte ciò che ci divide avremo qualche speranza per affrontare quanto sta per uscire.

Se possiamo fare qualcosa per dimostrare le nostre parole, faremo qualunque cosa.

E...

Ripenso un attimo a quanto vissuto a Grimstone, alla paura ai racconti dei morti nei villaggi vicini. Mi volto un attimo verso Thurin, che dietro la ruvida scorza nanica nasconde un cuore buono pronto a dare tutto per il suo clan e il suo popolo. Aggiungo in comune, sovrappensiero, rivolgendomi al re.

Vi prego...per i morti di tutte le razze che ci sono stati, e quelli che ci saranno se non riusciamo ad unirci per questa terra che condividiamo.

Le ultime parole stupiscono anche me ,che sono su quest' isola da poche settimane ma cui sento di appartenere come vi fossi stato. Quanto vissuto in questi giorni mi hanno segnato in un modo incredibile che mai avrei immaginato.

Siiuliven, El limandir...

  • Autore

Thiriel rimane immobile per diversi battiti di cuore, lasciando che le parole di Arthur sfumino nella cavità dell'albero. Il suo sguardo grigio e severo passa lentamente da Elyndra a Eryn, poi si posa su Arthur, per poi spostarsi — pesante e prolungato — sul nano Thurin, che rimane in silenzio.

Un’ombra di freddo disappunto attraversa il volto scolpito del Sovrano.

"Avete parlato con garbo, giovani stranieri" esordisce Thiriel, la voce come il fruscio profondo di foglie secche. "Elyndra sente la sofferenza della terra, Eryn offre la sua vita in giuramento, e Arthur pronuncia le formule del Seldarine nella nostra lingua. Parole nobili. Eppure..."

Il Re compie un singolo passo in avanti, battendo leggermente il bastone di frassino sul pavimento di radici. Il suono risuona solenne nella sala.

"...colui che porta il sangue della pietra sceglie il silenzio."

Thiriel fissa Thurin con chirurgica attenzione.

"Curioso. Parlate di un'alleanza spezzata, del tremore della terra e della piaga che ha colpito i nani, ma il vostro compagno non aggiunge una sola parola a supporto della vostra causa. Forse l'orgoglio del suo popolo gli impedisce di chiedere, o forse sa che la memoria della pietra è dura quanto la nostra."

Tra le balconate di legno si alza un mormorio sommesso tra le guardie elfe. Voron incrocia le braccia con un ghigno sottile, mentre Calenhad mantiene il capo chino, visibilmente teso.

Thiriel raddrizza la schiena, imponendo di nuovo il silenzio con la sola presenza.

"I vostri intenti sembrano sinceri, ma le parole e i giuramenti non ripagano il sangue né ricostruiscono la fiducia infranta a Flamefault. Se davvero credete che le accuse del passato fossero ingiuste, e se davvero siete disposti a dimostrare che non vi è tradimento nei vostri cuori, non vi chiederò giuramenti su divinità che non conoscete."

Il Sovrano sfiora con le dita la spilla di ferro grezzo che chiude il suo mantello — un pezzo di metallo anonimo e privo di stemmi che stona con la fattura regale del suo abito.

"Pochi giorni fa, una banda di predoni goliath ha violato i nostri confini orientali. Durante lo scontro, il capo di quei barbari si è appropriato di un cimelio della mia casata: il sigillo d'argento del mio lignaggio, la sola cosa che mi legava a chi non c'è più. Recuperate quella spilla e riportatela qui."

Il suo sguardo torna ad abbracciare l'intero gruppo.

"Fatelo per dimostrare la vostra lealtà. Riportatemi ciò che è mio, e io vi ascolterò. Vi dirò ciò che la memoria della Selva conserva sui tremori della terra e valuterò se concedervi il nostro aiuto. Rifiutate, o tornate a mani vuote, e i miei guardiani vi riaccompagneranno oltre il confine. E quella sarà l'ultima volta che metterete piede nella nostra foresta."

Non appena le ultime parole del Re sfumano nell'aria, un brusio immediato, sordo e carico di tensione si propaga in tutta la sala. Gli elfi della scorta si scambiano sguardi rigidi e sdegnati; la richiesta del Sovrano ha chiaramente urtato l'intero seguito. Tra la folla, una guardia si sporge leggermente in avanti, lasciandosi sfuggire una timida mezza protesta ad alta voce:

"Sovrano... concedere la nostra fiducia a degli stranieri per una questione simile? Non possiamo accettare che—"

Thiriel non alza la voce. Si limita a voltarsi lentamente, trafiggendo la guardia con un singolo sguard. Il gelo in quelle pupille è tale che le parole del guardiano gli muoiono in gola; l'elfo si raddrizza di scatto e china la testa, ricadendo nel silenzio. Nel giro di un secondo, l'intera sala torna muta come un sepolcro, lasciando agli stranieri la decisione circa una richiesta che sembra non piacere a nessuno dei presenti.

ELYNDRA - DRUIDA

Un brivido mi attraversa la schiena mentre le mie mani accarezzano il terreno, la consapevolezza che il Sovrano non soffra invero per il male che affligge la terra, ma piuttosto per qualcosa che tuttora gli fa sanguinare il cuore. Forse un lutto.

Ci ascolta, speravo di sentire la voce del nano, anche se poco melodica, ma non pronuncia parola ed è proprio a questo che si appella Thiriel.

Faccio un respiro.

"Signore! C'è chi del parlare fa la sua forza e chi non parla ed agisce con i fatti al momento del bisogno. Mastro Thurin appartiene a questa seconda categoria."

Esclamo in sua difesa.

"Pertanto se le parole non bastano a convincervi delle nostre ragioni, saranno i fatti a farlo. Recupereremo quella spilla. Lo faremo per suggellare un patto."

Ho preso la parola e spero che la mia decisione sia condivisa.

Abbasso appena lo sguardo, la mano ancora sul terreno.

"Se posso permettermi, Signore della Terra... sento che questa terra condivide il vostro dolore. La perdita della spilla è l'unica ferita che vi affligge, o ce ne sono altre che la selva piange con voi?"

Thurin

Le bende mi hanno tolto la vista, non gli altri sensi. Sento passi, voci, armi. Troppi elfi. E parlano sopra la mia testa e sotto come se non fossi lì. Avanzo con fierezza. Lo sguardo seppur cieco punta sempre avanti a noi. La terra sotto i piedi mi è amica, meno lo sono le radici che spuntano da essa.

Quando finalmente mi tolgono la benda, stringo gli occhi e osservo il cerchio di orecchie a punta che ci circonda. Il Consiglio di Grimstone, in confronto, era quasi piacevole. Quasi.

Poi ascolto il Sovrano. Faccio un passo avanti. "Thurin. Nano di Grimstone." no aggiungo altro. Osservo. Ascolto. Guardo Thiriel. Lascio che gli altri parlino. Poi intervengo.
"Non sono qui per antiche usanze. Sono qui perché la mia... nostra terra sta morendo." Respiro lentamente. "Il vulcano si è risvegliato. Villaggi distrutti. Miniere crollate. Morti." Abbasso per un istante lo sguardo. "Una generazione fa, mio padre Telchar era a Flame Fault quando esplose. Non tornò mai." Torno a fissarlo. "Da allora molti danno la colpa agli elfi. Io non ci ho mai creduto." Stringo la mascella. "Perché è una risposta troppo facile. Questa volta voglio sapere cosa sta succedendo davvero. E se voi sapete qualcosa, parlerete." sbuffo "Ho già avuto abbastanza consigli per una vita. Adesso cerchiamo le risposte. Ho fatto una promessa ai miei simili. Ci ho messo la faccia, dando priorità alla Vostra... sapienza."

Quindi sollevo appena il mento "Una precisazione, Sovrano. Non sono qui soltanto in nome dei nani." Guardo per un istante Eryn, poi torno su Thiriel. "Sono qui anche per conto di tutti quelli che hanno deciso di intraprendere questa missione. Loro forse hanno un po' più di cervello rispetto ai loro simili umani. Non siamo venuti fin qui per parlare a nome degli altri e poi lasciarli fuori dalle nostre parole."

Alcuni parlano troppo. Anche quando nessuno glielo chiede. penso ad Eryn

Poi ascolto la richiesta. Goliath. Predoni. Una spilla d'argento. Il ricordo mi attraversa la mente: quel goliath incontrato, e quel piccolo gingillo che portava con sé. Quello? Stringo appena gli occhi. "Forse abbiamo già incrociato la strada con quel goliath. Non mi sembrava un ladro." lo sguardo si assottiglia "Non voglio che l'odio tra i popoli rovini ancora una volta tutto quanto." Faccio una breve pausa lasciando che risponda a Elyndra.

Arthur Hornraven

Le parole del sovrano elfico mi fanno sussultare.

Per caso...il gioiello che vi è stato tolto è una foglia su lamina dorata finemente lavorata?

Sento gli sguardi su di me e deglutisco.

Credo... credo che abbiamo già incontrato il Goliath di cui parla ci ha aiutato a combattere un mostro uscito dalle viscere della terra...ma quando ho provato a domandare del ciondolo e di elfi la comunicazione...non ha funzionato molto.

Ma le assicuro che ora con la situazione molto più chiara recupereremo il simbolo perduto. Può contare su di noi.

Le mie po' parole si fermano quando il nano scioglie la lingua e pronuncia le sue volontà. Non è smielato ma liscia diritto e sincero come Pietra finemente levigata dalle sofferenze di una vita lunga e sostenuta.

Le sue parole, specie quelle sull'odio dei popoli mi gettano in una profonda riflessione sulla saggezza e il dolore che lo hanno portato a pronunciarsi in tal senso.

Paradossalmente è proprio dinnanzi alla core elfica che il nano brontolone concede al suo cuore di mostrarsi nelle sue parole dimostrando che che molto di più oltre la solita corazza che mostra. Il mio sguardo si ferma su Thurin mirandolo con una stima e affetto ancora maggiori.

  • Autore

Quando Elyndra tenta di giustificare il silenzio del nano ed azzarda la sua domanda sulla sofferenza della selva, Thiriel non muove un solo muscolo. Ma è quando Thurin compie quel passo avanti, citando la morte di suo padre a Flamefault e pretendendo che gli elfi "parlino", che nell'aria si addensa un gelo quasi fisico.

Thiriel abbassa lentamente lo sguardo sulla druida, trafiggendola con una distaccata, abissale superiorità.

"Non usate la lingua della natura per pretendere di leggere nei miei pensieri, giovane druida" La voce non si alza, ma ogni parola cade pesante come una sentenza. "Ciò che affligge questo Trono non spetta a voi indagarlo."

Il Sovrano sposta quindi le sue pupille d'ambra direttamente su Thurin. L'aria tra le radici dell'albero sembra farsi rarefatta.

"Mastro Thurin... figlio di Telchar" pronuncia Thiriel, e il nome del padre del nano risuona solenne e spettrale nella sala. "Dite che vostro padre non è mai tornato da Flamefault. I miei fratelli, invece, tornarono eccome. Ci allontanammo prima che il ferro si sciogliesse, e fu proprio quel nostro saggio ritirarsi a regalarvi il pretesto per accusarci di tradimento e sabotaggio. E oggi voi vi ergete qui, pretendendo che noi parleremo, accusando la nostra saggezza e insinuando che la nostra richiesta sia guidata da cieco odio verso i goliath che avete incrociato sul vostro cammino?"

Infine, lo sguardo severo del Re si posa su Arthur, che ha spezzato il silenzio per descrivere il ciondolo a foglia dorata visto sul petto del gigante. Un’ombra impercettibile di dolore attraversa i lineamenti del Sovrano.

"Sì, giovane umano" risponde Thiriel, con un tono che non ammette ulteriori repliche. "È la foglia d'oro del mio lignaggio. Quello che per voi è un semplice gingillo, per questo Trono è l'ultimo legame con ciò che è andato perduto. Se avete già incrociato quel goliath, sapete esattamente dove trovarlo: questo non fa che risparmiarvi tempo nella ricerca."

Thiriel si erge in tutta la sua statura, battendo il bastone di frassino sulle radici. Il suono zittisce anche il più piccolo respiro sulle balconate.

"Non siamo qui per negoziare patti, né per soddisfare le vostre pretese di verità."

Il Sovrano alza leggermente una mano scarnificata, ponendo termine a ogni ulteriore parola.

"La mia condizione è stata pronunciata e non sarà discussa. Portatemi quel sigillo e dimostrerete se la vostra presenza qui vale più del vento che sprecate in questa sala. Solo allora vi rivelerò ciò che la nostra memoria conserva sui tremori della terra. Rifiutate, e i miei guardiani vi riaccompagneranno oltre il confine prima del tramonto. A voi la scelta."

ELYNDRA - DRUIDA

Abbasso un po' la testa in segno di commiato alle parole del Sovrano.
"Non intendevo leggere i Vostri pensieri, Signore. La Natura mi parla ed io ascolto, tutto qui."
Dico per scusarmi.
Ci nomina uno per uno, non dicendo molto ma lascia comprendere che l'oggetto che dobbiamo trovare è molto importante e sembra la nostra unica ancora di salvezza per sperare in un aiuto.
La cecità di questo popolo mi mette a disagio, ma forse sono io stessa a non comprendere qualcosa che solo chi è longevo può vedere.
Ma la presunzione è qualcosa che mi lascia l'amaro in bocca.
Siamo tutti figli della terra.

Mi rialzo in piedi.

"Parteciperò alla ricerca di quel sigillo se questo è l'unico modo per avere anche una minima informazione che ci aiuti a salvare il nostro Mondo."

Mi inchino in modo rispettoso e se concesso mi allontano da questo bizzarro circolo, ho come la sensazione di essere circondata da carcerieri che aspettano una mossa sbagliata per avere un pretesto per abbatterci.
Sento il bisogno di respirare, cosa che non sono riuscita a fare fino ad ora.
Cerco un albero e mi siedo con la schiena appoggiata a un tronco, chiudo gli occhi e respiro profondamente, ascoltando il frusciare delle foglie, il cinguettare degli uccelli e il canto delle cicale.

Arthur Hornraven giovane mago

La situazione è molto tesa

S Si recupereremo il cimelio certo. Solo che...non è che un vostro esploratore potrebbe cortesemente indicarci dove vivono i Goliath? Abbiamo incontrato quel tizio solo per caso e non vorrei girare per le lande a casaccio.

Prima li troviamo e prima completiamo la missione.

Poi, immagino che una volta fuori dai territori elfici ci riconsegneranno il nostro equipaggiamento...non vorrei trovarmi dinnanzi a quei giganti totalmente sprovvisto di opzioni...non sarebbe piacevole...no no.

Parlo senza pensare troppo, ma l'idea di trovarmi un Goliath infuriato davanti senza possibilità di lanciare incantesimi... è terrificante. Poi spero di risolvere tutto con la diplomazia, ma non si sa mai.

.

Eryn - Paladina

"Sire, oltre alla guida richiesta da Arthur..." dico indicando il giovane incantatore "... sarebbe possibile parlare con qualcuno che ci spieghi la situazione attuale fra elfi e goliath? Magari sapendo cosa vogliono nel dettaglio avremo maggiori possibilità di riuscita." chiedo sperando nella benevolenza del re e nel comune interesse, visto che ci sta mandando a recuperare qualcosa di importante per se stesso e il suo popolo. Termino la mia richiesta chinando rispettosamente il capo.

Quando finalmente usciamo dalla sala del trono tiro un sospiro di sollievo, non perchè il pericolo sia passato, anzi, ma solo perchè la tensione era più che palpabile e decisamente logorante.

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