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KotGV - Capitolo 1 - Il mistero di Melmoscura

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Sorella Mara Brannor

Ascolto i piani di coloro che saranno i miei compagni di ventura o meglio dire i miei complici per un furto durante una festa nobiliare.
Arrossisco un po' per la mia incapacità a decifrare una mappa, ma gli uomini a qualcosa dovranno pur servire.

Annuisco alla proposta di Jynxar.

"Anche io penso che sarà più facile portare via la pietra mentre tutti sono distratti e probabilmente alterati dal bere, piuttosto che intrufolarci quando la casa è chiusa ed allarmata!"

Un bagliore fa luccicare i miei occhi alla proposta del cast.

"Date le nostre formosità, potrebbe essere interessante che io e l'uomo mascherato interpretiamo una nobile coppia e voi di più ridotta statura i paggi al nostro seguito."

Propongo.

Guardo Plin, la sua proposta sembra sensata ma c'è un però.

"Invero potrei nascondere l'uovo nella mia gonna, ma come faccio a camminare? Non facile è muovere le gambe quando qualcosa devono sostenere. Servirebbe un recipiente o qualche ingegnoso oggetto che permetta di reggerlo lasciando le mie gambe libere di muoversi!"

Infine la mia attenzione si volge a Don Bastiano.

"Non temere amico! Deposi i nostri ori in un luogo sicuro. La cassa, qualunque essa sia, è comune."

Sorrido lasciando intendere che sono una monaca, mai ruberei quel che è anche mio.

"Andiamo dal sarto! Poi penseremo bene al piano, magari in un posto più intimo ed appartato... non vorrei che orecchie indiscrete udissero ciò che non dovrebbero."

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Mhaga

Lì per lì, avrei qualche suggerimento su come la Sorella può portare l'uovo tra le gambe. Lascio però cadere l'argomento, preso da altre considerazioni. I paggi? Ma non ci penso neanche. Ho l'occasione di molestare nobili tutta sera, se ci presentassimo come servitù, ci metterebbero con la servitù. Le nostre identità sono comunque scritte sugli inviti, dovremo adattarci a quelle.
Allungo le mani verso le lettere di invito per leggere a tutti chi sono le nostre cinque identità invitate al grande evento.
I paggi... Tzè... Ma pensa questa...

Plin

"..voi di più ridotta statura.."
"..paggi al nostro seguito.."

Stavo per girare i tacchi e dirigermi verso l'uscita quando sentire quelle parole mi fa bloccare e mi irrigidisco immediatamente.
Mi volto verso la donna, guardandola a partire dalle gambe per poi arrivare al volto con una lentezza snervante.
Non parlo subito, il silenzio si allunga per quattro..
..cinque..
..sei secondi, mentre la fisso dritto negli occhi dal basso. Molto dal basso vista la differenza tra noi due.

Faccio un solo passo verso di lei. Pesante. Poi un secondo passo con i pugni serrati lungo i fianchi e i muscoli delle braccia tesi fino allo spasmo.

"Paggi.." le dico, poi mi schiarisco la gola con un suono gutturale, profondo, tale che il torace mi vibri tutto, sporgendomi in avanti verso di lei, arrivandole a brevissima distanza, quasi le tocco gli alluci con la punta dei miei stivali
"..tu vedi una corporatura compatta, forgiata nella sofferenza e nella disciplina della solitudine, e la associ a portare vassoi di argento e riempire calici di vino di signorotti dalle palle mosce?"
Allargo le braccia con gesto ampio, sfiorando il tavolo e quasi travolgendo un bicchiere. La mia voce si alza, prendendo un ritmo solenne, cadenzato.. e molto ridondante.
"Io sono Plin. Io non porto i mantelli degli altri. Io indosso le stoffe che la gente comune non ha il coraggio di riempire! Se varco la soglia di quel posto, la nobiltà di Daggerford non vedrà un servitore che chiede il permesso di passare, vedrà la dignità incarnata che camminata a quattro dita da terra e vorrà sapere da quale antica casata del nord io provenga!"
In chiosa a questo proclama, la giaccia di taglia normale che porto (che per me risulta oversize) mi scende di lato, anch'essa con una lentezza disarmante. Basta una rapida occhiata e con un gesto della mano la ritiro su frettolosamente, come nulla fosse successo.

Giro poi il collo verso Mhaga e Don Bastiano, che sembrano molto più tranquilli di me: "Mhaga, assicurati che ci sia un giusto titolo per me. Non farò da cornice a nessuno"

Senza attendere la risposta di Mara mi avvio a passi lunghi e rabbiosi verso la porta, spalancandola con una manata sul legno, e rimango in attesa dei miei due compari poco fuori, tenendola aperta.

Sorella Mara Brannor

Scrollo le spalle vedendo le reazioni di Mhaga e Plin.

"Ma che caratteraccio! Non intendevo mica offendervi. Si tratterebbe di una recita!"

Questa volta sono io a fingermi offesa.

"Credete che a me faccia piacere fingermi nobildonna? È un'offesa all'ordine che rappresento! Vi sembro forse una dama fasulla che dietro a veli e a gonne sventolanti cela falsità?"

Scuoto la testa.

"Giammai! Pura come l'acqua di sorgente sono! Ma pur di riuscire nel piano sono pronta a fingermi qualsiasi cosa!"

Cerco il supporto dell'uomo mascherato.

"A quanto pare i nostri compari non intendono indossare i costumi di scena. Prendono una rappresentazione teatrale come una macchia sul loro orgoglio. A qualcos'altro dovremmo pensare."

La mia voce è piena di rammarico.

Mhaga

Ritiro il braccio che avevo con garbo offerto alla donna, un'espressione drammaticamente costernata sul volto
Mia cara, ti assicuro che qui nessuno qui sta rifiutando la recita! Stiamo rifiutando una specifica recita, dove saremmo relegati a ruoli non ottimali.
Quindi l'espressione di rabbonisce in un sorriso comprensivo Il fatto che la prima, spontanea idea che ti è venuta in mente e hai proposto sia di relegare i "piccoletti" a ruoli subordinati e i "grandi" a quello di primo piano è indice, secondo diversi studi peer reviewed, di persistenti bias cognitivi sovente operanti attraverso modalità in- e sub-consce, frutto di automatismi neuronali influenzati dal contesto educativo e culturale, sia personale che collettivo.
Mi scappa un inatteso ruttino, che soffio via di lato per poi concludere.
In parole più facili: sei un po' razzista, ma non lo fai apposta. Come la strada della parità di genere è ancora lunga, così lo è quella della parità di taglia Indico noi tre.
Ma non per questo non sapremo collaborare e costruire una bella squadra! E ora che abbiamo finito con le supercazzole, andiamo a questo negozio d'abiti.

  • Autore

Cassee ascolta preoccupata mentre Jynxar annuncia la sua intenzione di rubare la pietra direttamente durante il galà.
Non lo so, Jynx...ar. L'idea che voi mettiate in atto il furto proprio in mezzo a tutti mi mette un po' di ansia. Vedete voi, però cercate, per quanto possibile, di essere prudenti conclude poi, annuendo alla proposta di Mhaga, affine al suo modo di vedere.

La pietra è larga circa come il mio avambraccio, e alta un po' di più dice Cassee all'halfling, mostrando il suo braccio sul tavolo come riferimento. Pesa una decina di chili.

Purtroppo la mia conoscente non lavora al museo... ci collabora occasionalmente come me; ci è stata più spesso, ma sicuramente non sarà lì questa sera. Conosco di vista alcune guardie, ma non ci ho mai parlato aldilà di semplici saluti, e cambiano spesso. L'unica persona che conosco un po' meglio è la curatrice, ma evitate accuratamente di menzionarmi come vostra amica, altrimenti finirete cacciati dal museo prima di riuscire persino a vederla, la pietra.
Riguardo il lavoro al museo, sinceramente dubito proprio che possiate venire arruolati per stasera stessa, ma chi lo sa: magari potete provarci se pensiate sia una buona mossa!

Quando Bastiano propone di camuffare tutti quanti, Cassee annuisce in segno di approvazione.
Mi sembra un'idea sensata: non state andando in capo al mondo, per questo furto: il museo è a un paio di ore di carrozza da qui, e Daggerford sarà il primo o il secondo posto dove verranno a cercare i ladri. Se non sarete riconoscibili, mentre siete al museo, credo sarà tutto di guadagnato, per voi.

Cassee corregge infine Mara e Mhaga:
Per portare la pietra c'è sempre la mia borsa, Mara! E' una Borsa conservante , non una borsa qualsiasi! Pensavo fosse chiaro esclama stupita.
E gli inviti non sono nominali, Mhaga: però penserei comunque a dei nomi alternativi da esibire in caso ve li chiederanno all'ingresso o durante il galà, per sicurezza.

Bene, dunque! Andate a Gocce di moda, e se avete bisogno di prendere altre cose o altro, fate pure. Ci vediamo prima del tramonto nello spiazzo qui davanti: andremo in carrozza assieme, a Gillian's Hill, e mentre voi entrate io vi aspetterò, cercando di capire come distruggere quella maledetta pietra... una volta usciti, ci daremo alla fuga. A più tardi!

Uscite quindi tutti dalla locanda, e vi avviate verso Gocce di Moda, punto di riferimento di tutta la Daggerford bene che vuole distinguersi dalla marmaglia. Al vostro ingresso, venite investiti da un'ondata di profumo a cui la maggior parte di voi non è assolutamente abituato. La padrona del negozio inorridisce al vostro ingresso, ma quando le spiegate perchè siete qui e fate vedere il borsello tintinnante datovi da Cassee, accetta di servirvi con un sospiro.
Immagino che dovrò chiedere di nuovo ai chierici di lanciare "Santificare acqua" e "Protezione dal male" sui tinelli di lavaggio, quando ce li restituirete... ma si può fare.
Signorina, per lei suggerisco un bell'abito di raso rosa di Roccaraso, una località dedita alle attività ludico-sportive reso famoso di recente da una barda influenzatrice di masse, nei quali però ci sono anche molti telai prestigiosi. Guardi se le piace, se le piace se lo provi, e se le va bene lo prenda e tanti saluti. Altrimenti torni qui che capiamo come sistemarlo.
Lei invece con quella maschera strana, non si può proprio vedere... ma su, tutti questi colori, che pugno nell'occhio, cribbio! Si scelga un colore, massimo due se proprio, e torni da me che le cerco qualcosa di adatto, va bene? E andiamo, su.
Mentre voi tre, allora... per voi due grandi ho qualche abito halfling formale ed elegante, mentre per vostro figlio, o fratellino, nipote, che cavolo me ne frega, magari metterei una tutina un po' pettinatina con un bavaglino in coordinato, che almeno se poi deve mangiare non mi sbrodola la tuta, che dite?

@Tutti

Liberi di cercare / generare outfit per il vostro PG, se volete! Altrimenti faccio io nel prossimo post, che arriverà nel weekend ;)

Modificato da ilmena

Jynxar Vethal 

L’elaborata dissertazione di Mhaga sui bias cognitivi e la rabbiosa uscita di scena di Plin vengono accolte dal mio sguardo vitreo senza che la porcellana tradisca il minimo turbamento.

Mi volto dapprima verso la chierica.

Non addoloratevi, amica mia dico a Mara, lasciando che la consueta eco modulata della mia voce risuoni soffusa sul tavolo. In un’opera teatrale non esistono ruoli minori, ma solo attori che non comprendono la portata della scena. I nostri compagni cercano la dignità d'un titolo proprio; gliela concederemo. Sul proscenio del galà ognuno reciterà la parte che preferisce, purché la reciti alla perfezione.

Poi sposto la maschera bianca verso Mhaga e Don Bastiano.

Quanto al vostro timore di un'improvvisazione azzardata, Mhaga, è proprio nei canovacci più aperti che un vero attore trova la sua grandezza. Studieremo il palcoscenico e colpiremo quando la scena lo richiederà. E la vostra proposta, Don Bastiano, è quantomai opportuna: che l'illusione e il trucco celino i nostri lineamenti, mentre le stoffe faranno il resto.

Ascolto le ultime indicazioni di Cassee sui dettagli dell'uovo, la borsa conservante e la mappa, piegando la testa in un inchino formale.

La scenografia è chiara, Cassee. Mantieni la posizione e preparati per l'atto finale: noi vi riporteremo la pietra.

Usciti dalla locanda, seguiamo le indicazioni fino a Gocce di Moda. L'aria all'interno del negozio ci investe immediatamente, satura di un'essenza floreale fin troppo stucchevole che tenta invano di soffocare l'odore di sapone da bucato. La padrona dell'atelier ci accoglie con una smorfia di puro orrore, per poi ammorbidirsi non appena il metallo del borsello di Cassee fa la sua comparsa.

Quando la sarta rivolge la sua attenzione alla mia figura, criticando il mosaico di colori della mia armatura di cuoio e la maschera, le dedico un lento e teatrale inchino.

Un pugno nell'occhio, dite? mormoro, facendo un passo in avanti con grazia felina. Ebbene, concediamo alla platea la grazia di un abito più sobrio per la serata. Nero e viola scuro, mia cara signora. La notte e l'ombra che la cela. Due sole tinte per avvolgere il nostro completo, affinché la porcellana del volto possa risaltare senza distrazioni.

Mentre la donna si allontana borbottando per cercare la mia taglia, la mia attenzione si sposta sulla sua infelice battuta sul "bavaglino" destinato ai tre halfling. Piego leggermente il capo di lato, lasciando che la maschera dal ghigno doloroso appesa alla mia cintura oscilli piano.

Misurate le parole, madame... aggiungo a bassa voce, accompagnando l'avvertimento con la solita eco sovrapposta. Quei tre non sono fanciulli da accudire, ma attori di prim'ordine. E la loro commedia sa essere decisamente spietata con chi sbaglia il copione.

Lascio scivolare lo sguardo su Mara, intenta a valutare l'abito rosa di Roccaraso, e poi su Don Bastiano.

Una volta indossati questi costumi di scena e stabiliti i nostri falsi nomi, l'arte di Don Bastiano con trucchi e pennelli completerà la metamorfosi. Nessuno a Gillian's Hill riconoscerà il cast prima che il sipario cali.

Plin

L'ondata stucchevole mi colpisce dritto in faccia non appena varco la soglia: la fronte mi si arriccia istantaneamente in una smorfia disgustata e mi esce un colpo di tosse che si concretizza in una notevole scatarrata che adorna il pavimento, fin troppo pulito.
Ora va meglio.
Rimango a gambe larghe al centro del locale con le braccia conserte e la solita giacca da umano adulto che sfiora terra mentre osservo il ciarpame che c'è qui dentro.

Ascolto la proprietaria che parla, poi, DE BOTTO, il cielo della mia serenità mentale viene lacerato da alcuni fulmini:
"..vostro figlio, o fratellino, nipote.."
"..una tutina un po' pettinatina con un bavaglino in coordinato.."

Il tempo si ferma.
Non mi muovo.
Non sbatto nemmeno le palpebre.
Gli occhi mi si stringono fino a diventare due crepe nere, mentre la scarica di rabbia mi parte dai talloni e sale su arrivando al collo, terminando in un tic nervoso che mi fa tremare il sopracciglio sinistro.

Inalo grandemente e il petto mi si gonfia sotto la stoffa logora, quasi a voler spaccare le cuciture della giacca.
Avanzo di tre passi: ogni stivalata batte sul pavimento con la violenza di un maglio in un'udienza di un tribunale.
Mi arresto a pochi centimetri dalla donna, piego il collo all'indietro per guardarla dritto negli occhi con la testa sollevata al massimo e il mento piantato verso il soffitto con spietata ferocia. I pugni si serrano lungo i fianchi con le nocche che scricchiolano nel silenzio.

"Ba-va-gli-no" a labbra quasi serrate, con la voce che vibra di una minaccia cupa.
"Voi guardate questa stazza, temprata nell'acciaio delle catene di Daggerford e nell'onore della solitudine, e l'unica cosa che il vostro intelletto da forbice sa concepire è un tessuto per raccogliere la broda?"

Faccio un altro passo avanti, costringendola a fare un millimetro indietro per non calpestarmi le punte degli stivali.
"Io non indosso tutine del càzzo, io pretendo il vestito più elegante, formale e spietatamente nobile che avete in questa baracca per la mia taglia: stoffa pesante, cuciture rinforzate, e se la giacca richiede una piega o un risvolto voi lo farete con il rispetto che si deve a un signore del nord, o vi giuro sul mio nome che questo negozio avrà bisogno di un mastro muratore prima della fine della giornata"

Chioso, rimanendo a fissare la sarta con gli occhi infuocati, attendendo che vada a prendere le stoffe o il coraggio di affrontare la mia ira.

Sorella Mara Brannor

Guardo Mhaga, capisco meno di un terzo di quel che dice ma ne colgo invero il senso.

"Non pensare che apparire meglio abbigliato di altri releghi per forza ad un ruolo di spicco. La mia idea invero era che se abbigliati da paggi sareste più liberi di agire... ma non posso forzarvi a fare ciò che non desiderate."

Dopo aver udito le istruzioni di Cassee mi dirigo con gli altri verso il negozio della sarta.
Le parole della commerciante mi lasciano di stucco, ma che insolente.

"Signora! La mia pelle profuma di rose perché in un bagno pieno di petali mi immergo tutte le sere."

Il mio tono è garbato ma l'espressione non è tale, ma con l'immediatezza di un battito di ciglia il mio umore cambia quando vedo l'abito.
Ci passo la mano sopra come se stessi accarezzando l'addome ed il petto di un amante.

"Fattura deliziosa e più morbido delle mie grazie è il tessuto. Lasciatemi controllare se ci sono ritocchi da fare."

Con la disinvoltura di un gesto facile come portare il bicchiere alla bocca mi sfilo la tunica ed indosso il vestito.
Stringe un po' sul petto ma lentamente cerco di chiuderlo senza lacerare il divin tessuto.
Faccio un giro su me stessa, lasciando che le falde della gonna svolazzino in un cerchio danzante.

"Mi sta bene?"

MARA

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Modificato da shadyfighter07

Don Bastiano

Ci avviamo verso la nostra prossima destinazione e più rifletto su quanto ci attende più mi rendo conto che il gruppo, cosi com’e’ da troppo nell occhio. Sfruttando la prima idea della nostra compagna provo a buttare li un idea simile che possa unire l utile al discreto.

A proposito di pugni in un occhio, questo gruppo cosi’ com’e’ spunta come un cactus nel deserto.”

Esordisco in un momento di discrezione

Ripensandoci cara Mara, la tua prima idea ha senso ma forse possiamo aggiustare un po’ il tiro. Che ne pensate di dividerci in due gruppi? Tu ed il nostro verboso amico potreste interpretare la coppia di ricchi eccentrici mentre io ed i miei amici potremmo interpretare il gruppo diii…avventurieri? Ricercarcatori? Critici d’arte?”

Propongo mentre provo un completo con panciotto e bretelle

Così facendo, potremo sfruttare meglio le nostre peculiarità, daremo meno nell occhio, copriremo più spazio e potremo dare sfogo alle nostre personalità come meglio crediamo. Che ne dite?”

Modificato da Pentolino

  • Autore

L'anziana padrona di Gocce di moda impallidisce quando Plin dà in escandescenze verso di lei, e si affretta a porgere le sue scuse più sentite e a dargli la meritata priorità rispetto ai suoi meno irascibili vendicativi squilibrati importanti compagni.
Oh cielo! Mi perdoni, signore! L'ho scambiata per un infante a causa... a causa... a causa della mia forte miopia! Mi affretto subito a procurarle l'abito più elegante che ho! conclude, sfrecciando con inattesa agilità nel retrobottega.
Ne riemerge poco dopo con un abito effettivamente di ottima fattura, in velluto e broccato verde scuro e nero. La mano della sarta trema, mentre aggiusta alcuni dettagli alla corporatura minuta bambinesca statuaria di Plin, ma fortunatamente l'esperienza ha la meglio sul terrore.

Lord Plin

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Ora tocca a... lei! dice la sarta, asciugandosi copiosi litri di sudore dalla fronte con un fazzoletto che riconoscete essere di raso rosa di Roccaraso e indicando Jynxar. Le avrei preso questo, mi dica se le piace. Vuole delle maschere in coordinato? Se sì, se le vada a comprare! chiosa poi, avendo ripreso la sua verve.

Jynxar

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Ooooh finalmente una cliente che si arrangia da sola! Brava! Le sta da divinità. Esclama la donna rivolta a Mara, la cui disinvoltura nel cambiarsi davanti a tutti ha creato un capannello di maniaci curiosi che si sono assiepati alle finestre del negozio. Un paio di curiosoni un po' troppo in là con l'età vengono trasportati d'urgenza al tempio più vicino per un principio di infarto.
Però le aggiungerei una piccola tiara di bigiotteria sui capelli, e delle scarpe col tacco. Mica mi può andare in giro a piedi nudi, con questo abito qui, eh! Si dia un tono, diamine! continua la sarta, aiutando Mara a calzare un paio di scarpe.
Alcuni dei curiosi, delusi da quest'ultimo cambiamento, si lamentano e se ne vanno sconsolati.


Ah ha trovato anche lei qualcosa di suo gusto, vedo! Mi ha fatto risparmiare tempo, bravo. Questo non le farà risparmiare monete, beninteso! dice la proprietaria di Gocce di moda a Bastiano, che nel frattempo ha trovato un abito di suo gusto.

Bastiano

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Bene! Dovremmo aver finito! Ah no, manca lei... senta, non mi ha dato nessun'idea, voglio liberarmi di questi curiosoni che stanno lasciando macchie di saliva sulle finestre e poi fare l'inventario: ho già in mente un abito per lei: se le piace, bene, se non le piace se lo faccia piacere, mi faccia il piacere! conclude la donna, entrando nuovamente nel retrobottega e riemergendone dopo qualche minuto lanciando a Mhaga un pacchetto contenente un abito ricco di paccottiglie di bigiotteria che ingannerebbero al massimo un ubriacone ipovedente.

Mhaga

image.png


Bene, ora è davvero finita. Che fatica! Ora, sapete come funziona, vero? Se mi riportate in... QUANDO mi riporterete indietro gli abiti intatti, vi restituirò i due terzi della somma che mi avete versato, che è.... sufficiente per un paio di giorni al massimo, direi spiega la donna. Ora, signori, arrivederci! Buona giornata, tante belle cose!

Uscite dal negozio di abiti circa un'ora dopo il vostro ingresso. Una coppia di nobiluomini si leva il cappello e vi saluta con cortesia.
Buongiorno, distinti signori
Manca ormai poco all'orario di pranzo, e qualche ora all'appuntamento con Cassee.

Tiri

Plin Intimidire vs la padrona di Gocce di moda: 15/9 (Vant) +0 =15

Nuova foto di gruppo (Plin è in piedi)

image.png

Modificato da ilmena

Sorella Mara Brannor

Sorrido soddisfatta alle parole della donna, un complimento che arriva dal gentil sesso è sempre molto apprezzato perché non cela, almeno all'apparenza, doppi fini che mascherano pulsioni maschili dietro a dolci parole.

"Oh non si preoccupi signora, benché adori sentire il terreno sotto ai piedi nudi, ben so che devo indossare un paio di scarpe per entrare alla festa o mi scambieranno per una selvaggia."

Il paio di scarpe che mi aiuta a calzare si accompagna bene al vestito e la tiara in testa illumina il mio viso rendendolo splendente come un dì di primavera.

Dopo aver ringraziato la padrona del negozio torno in strada, ho qualche difficoltà a camminare sui tacchi, ma ondeggiando a dovere i fianchi riesco a trovare il giusto equilibrio.

Il nuovo abbigliamento sembra funzionare, una coppia di nobiluomini ci saluta con cortesia ed io rispondo in altrettanto modo garbato.

Guardo gli altri.

"Manca un po' all'appuntamento con Cassee, che ne pensate di andare a riempire la pancia per evitare di arrivare affamati alla serata?"

Propongo al gruppo.
La mia voce si fa più bassa, quasi un sussurro.

"Anco a discerner di come agire? Scartata l'idea di paggi e Signori, anco perché così abbigliati sembriamo tutti signori, prenderei davvero in considerazione la proposta di Don Bastiano. Critici d'arte o esperti di pietre preziose potrebbe essere un qualcosa che si conface allo scopo. Entriamo da sconosciuti et ognuno punta allo medesimo obbiettivo ma giungendo ad esso in modo diverso."

Jynxar Vethal 

L’uscita da Gocce di Moda ha tutto il sapore di un cambio di scena ben riuscito. Avvolto nel mio nuovo abito in velluto nero e viola scuro, con il mantello che ricade pesante attorno alla mia figura e la porcellana bianca che risalta nitida sul collo alto della veste, osservo il gruppo con misurato compiacimento. Perfino l’esplosione d'ira di Plin e l'incantevole sfacciataggine di Mara hanno trovato la loro perfetta collocazione nell'allestimento.

Il saluto ossequioso dei due nobiluomini per strada è la conferma che il pubblico ha già accettato la farsa.

Mi affianco a Mara con passo fluido e felino, lasciando che le tre maschere alla mia cintura oscillino sommesso sotto la stoffa scura, producendo un lieve e secco picchiettìo di cuoio.

Saggio suggerimento, mia cara mormoro alla chierica, lasciando che la solita eco sovrapposta e modulata accompagni il tono della mia voce. Un attore a digiuno rischia di perdere la concentrazione prima della scena madre, e il nostro palcoscenico richiede la massima lucidità.

Sposto lo sguardo vitreo verso Don Bastiano, per poi farlo scivolare su Mhaga e su Plin, ora agghindato da vero Lord del Nord.

La divisione in due nuclei proposta da Don Bastiano è una mossa drammaturgicamente ineccepibile riprendo, incrociando le braccia al petto...un gruppo compatto e così visibilmente eterogeneo attirerebbe gli sguardi come una torcia accesa nel buio pesto. Divisi, invece, diventeremo parte della folla. Io e Mara reciteremo la parte dei ricchi eccentrici guidati dal gusto del collezionismo; voi tre, invece, sarete gli eminenti studiosi o critici d'arte giunti a valutare il pezzo forte della serata.

Mi piego leggermente verso i tre halfling, inclinando la testa di lato.

Scegliamo una locanda tranquilla per questo pranzo, un angolo riparato dove concordare le nostre false identità e definire la sequenza dei segnali. Dobbiamo sapere esattamente quando il sipario si alzerà sulla Gemstone Wing...e chi di noi darà il via al furto.

Plin

Accarezzo la spalla del vestito e le maniche, per una volta, si fermano esattamente all'altezza delle nocche, lasciando scoperte solo le mani corte e muscolose. Mi do un'occhiata allo specchio con il mento sollevato e approvo la mia scultorea autorità.
Lascio tre monete sul bancone battendo il palmo sul legno con uno schiocco secco, poi mi avvio verso l'uscita.

All'esterno, quando i due nobiluomini di passaggio si sfilano il cappello salutandoci, la mia risposta non si fa attendere: inclino appena la testa di lato con un movimento lento, solenne, portando la mano destra sul collo della giacca e restituendo uno sguardo da signore del nord che concede un'udienza.

Ascolto poi Mara che parla di cibo e nuove strategie. "Monaca.. ho capito la metà delle parole che hai detto ma l'idea di gente venuta da lontano, esperta di robe d'arte, nobili con la passione per gli scarabocchi colorati.. quelle croste con i disegni che si mettono in casa loro.." rispondo "..e anche studiosi di minerali preziosi. un gruppo di intenditori che entra per ammirare il pezzo forte della serata.. mi piace. Te lo approvo". dico poi guardando il Don "Intendo approvo il tuo piano, Bastiano"

"E a te approvo l'idea di andare a mangiare" chioso verso Mara.

Mhaga

La visita al negozio restituisce giustizia alle nostre persone e affiatamento al gruppo. Ne esco raggiante, subito a mio agio nelle nuove vesti, che pianifico di indossare per le prossime ventordici primavere senza MAI toglierle. A meno di trovare di meglio, chiaramente. C'è sempre di meglio.
Finalmente una sceneggiata che riflette il nostro status! Make HAlflings Great Again!
Andiamo a pranzare, offre Cassee, e se le cuciture di questi abiti non resisteranno, sapremo dove porgere i nostri reclami.
Quando la coppia di nobiluomini ci passa accanto regalandoci un dignitoso saluto, scoppio ancora più forte a ridere.
La dimostrazione non solo che l'apparenza inganna, ma anche che l'apparenza conta!
Avrei volentieri contato anche i soldi del loro borsello, ma abbiamo altre priorità a cui badare...

Modificato da Dmitrij

Sorella Mara Brannor

Sorrido a Plin.

"Anche a me spesso capita di capire meno della metà delle parole di un discorso ma l'importante è cogliere quello che conta."

A quanto pare siamo tutti d'accordo di andare a mangiare qualcosa ed accolgo ben volentieri la novella esposta da Mhaga che sarà Cassee a pagare.
Per lo meno la cassa comune non sarà troppo alleggerita.

"L'abito non fa la monaca, ma una monaca ben abbigliata è pur sempre un bel vedere così come un uomo e mezzo che sia ben abbigliato sicuramente sarà ben rispettato. Non che io sia così superficiale da guardare solo la superficialità di una persona, ma purtroppo il mondo gira attorno all'apparenza." commento mentre camminiamo verso la taverna per il pranzo.

Passando davanti a una bancarella che vende pani e dolci mi fermo.

"Vi prego! Avviatevi... vi raggiungo subito!"

Se qualcuno segue Mara

Parlo con la mercante che subito si affretta a mettere in un sacchetto alcune delle sue mercanzie.
Dal posto segreto estraggo la sacca con i denari e pago la signora.
Imbocco un vicoletto, c'è un gruppetto di bambini e bambine seduti a terra, sporchi e vestiti di stracci.
Mi avvicino a loro e dal sacchetto estraggo pan dolce e altri deliziosi dolcetti donandoli loro.

"Non mangiateli tutti subito. Teneteli un po' anche per domani ed andatevi a fare un bagno al fiume o gli altri bambini non vorranno giocare con voi."

Dopo aver dato ad ognuno un bacio sulla fronte mi affretto ad imboccare la via principale per raggiungere gli altri.

  • Autore

La volpe che non riesce ad agguantare l'uva racconta a sè stessa che il grappolo è marcio, scrive in maniera molto più articolata ed elegante un famoso favoliere del Chessenta. Quello che non scrive è che, qualora qualcuno offrisse alla stessa volpe la stessa uva, improvvisamente essa cambierebbe idea riguardo al gusto e alla bontà degli acini.

Alla stessa maniera, il variopinto gruppo entrato un'ora fa a Gocce di moda, orgoglioso dei propri trascorsi non esattamente nobili, si ritrova ora soddisfatto e godereccio delle proprie fattezze benestanti, e tutti apprezzano la morbidezza degli abiti e la capienza delle loro tasche che prima, semmai, erano soliti svuotare.

Una cosa che sicuramente accomuna i meno abbienti ai ricchi (e ai falsi tali) è la sofferenza causata da una pancia vuota, perciò i cinque novelli compagni si dirigono prontamente (ed elegantemente) verso una locanda.

@Mara e chi la segue (o chi vuole un innocuo spoiler)

La monaca estrae dal suo procace davanzale un borsello ma, forse distratta dall'urgenza di fare del bene, dimentica di aver già dato i soldi offerti da Cassee al negozio di vestiti, e paga di tasca sua i dolci per i bambini. I piccoli, seppur di giovanissima età, rimangono estasiati dalle attenzioni di Mara e dal suo pur pudico bacio, e si affrettano ad obbedire alla donna. Trangugiano parte dei dolciumi e si fiondano al fiume a fare il bagno, dimentichi delle raccomandazioni delle madri di aspettare almeno due giorni per entrare in acqua dopo aver mangiato. I loro cadaveri non saranno mai ritrovati.

Sorridendo con animo lieto per la sua buona azione, Mara raggiunge quindi i suoi compagni in locanda.
Le prossime ore passano fra buon cibo, alcune discussioni sottovoce sugli ultimi dettagli del piano, e un improvviso litigio su chi debba pagare, visto che i fondi di Cassee su cui contavano tutti erano già stati spesi. Il gruppo opta quindi per pagare tutti in parti uguali, "alla Ordulinana".

All'ora concordata, poco prima del tramonto, il gruppo raggiunge di nuovo la Locanda del Fiume Splendente, dove Cassee li attende con una bella e capiente carrozza, guidata da un distinto signore dai capelli e baffi grigi.
Non preoccupatevi, Ambrogio è un vecchio amico di famiglia, è fidato esordisce Cassee, anche qui accompagnata da pergamene e tomi.
Le due orette di viaggio passano veloci, e arrivate presto al piccolo agglomerato di case e casolari che è Gillian's Hill.
A un certo punto, la carrozza si ferma.
Siamo a breve distanza dal museo: mi sembra che abbiate già stabilito i dettagli del piano, quindi non vi tratterrò oltre, anche perchè non credo di avere altro da suggerirvi. Io e Ambrogio facciamo qualche giro nei dintorni per non destare sospetti rimanendo fermi, ma ci faremo trovare in zona, e spero nel frattempo di aver risolto i miei ultimi dubbi su come fermare quell'essere prima che l'uovo si schiuda del tutto. Mi raccomando, ragazzi: prudenza. Non vi voglio sulla coscienza. E grazie davvero per l'aiuto.
Prima che Jynxar scenda dalla carrozza, l'archeologa lo ferma un istante. Soprattutto tu: stai attento a non dare troppo nell'occhio, con quella cosa in faccia. Mi devi ancora spiegare cosa è successo al ragazzo spensierato e... normale... che conoscevo.
Anche Mara viene trattenuta un istante prima di mettere piede sulla strada acciottolata E anche tu... non potrei sopportare che ti succeda qualcosa di brutto a causa mia dice la donna, sfiorando la mano della monaca con la sua.

Fuori dalla carrozza, dopo il limitare delle case di Gillian's Hill, si erge a circa duecento metri di distanza il museo. La facciata vanta grandi colonne e eleganti arcate scolpite nel marmo. Una frotta di visitatori si sta accalcando all'ingresso, molti dei quali indossando abiti da cerimonia.
Un paio di guardie controllano gli inviti all'ingresso.

Facciata del museo (indicativa e priva di persone)

image.png

@Tutti

Entriamo nel vivo, coraggio! Assumo che, dato che avete avuto ore per definire meglio la copertura, abbiate concordato per esempio dei nomi falsi: il primo che indicherà un nome per sè e/o per gli altri stabilirà quali siano questi nomi, che andranno poi adottati da tutti. Considererò anche che abbiate concordato un singolo elemento del piano che potrete sfruttare alla bisogna (es. Mhaga potrebbe scrivere "Avevamo concordato che, appena la curatrice Alda Arkin toglierà il telo dalla Pietra, tutti saremmo scattati verso di essa. Lancio quindi Ingrandire Persone su Plin per farlo arrivare alla cima del piedistallo" o cose del genere). Anche qui, il primo che userà questa piccola feature la esaurirà per tutto il gruppo.
Prossimo checkpoint sabato!

Jynxar Vethal 

Quando Cassee mi trattiene per la manica prima che io muova un passo fuori dalla carrozza, il contatto della sua mano risveglia un'eco lontana, quasi fastidiosa. La sua voce rimpiange il ragazzo spensierato e normale di un tempo. Dalla penombra della mia mente, avverto la presenza della Signora osservare la scena con gelido diletto, divertita da quella nostalgia per una vita che non mi appartiene più.

Mi volto lentamente verso l'archeologa. La porcellana bianca del mio volto riflette la tenue luce del vespro che filtra dal finestrino.

Il passato è soltanto un vecchio canovaccio che abbiamo già recitato, Cassee le rispondo a bassa voce, lasciando che la solita eco modulata e sovrapposta renda le mie parole distanti, quasi intessute di magia. La maschera non cela ciò che eravamo, ma protegge ciò che siamo diventati per compiere questa impresa. Voi pensate a distruggere la minaccia quando vi porteremo l'uovo , al resto penseremo noi.

Lascio la presa e scendo dalla carrozza, raggiungendo la strada acciottolata di Gillian's Hill.

A duecento metri di distanza si erge la maestosa facciata del museo. Il marmo chiaro della struttura brilla sotto la luce dorata dei bracieri posti ai lati dell'ampia scalinata d'ingresso. Grandi colonne ioniche e raffinate arcate incorniciano le finestre illuminate, da cui s'intravede già il viavai dell'alta società. All'ingresso, sotto l'imponente portale in legno intagliato, due guardie in livrea controllano minuziosamente gli inviti della folla in abito da sera.

Mi aggiusto il mantello di velluto nero e viola scuro, assicurandomi che la Borsa conservante fornita da Cassee sia ben celata sotto le pieghe della stoffa e che le tre maschere alla cintura restino coperte.

Mi affianco a Mara, che avanza con elegante ondeggio sui suoi nuovi tacchi, e faccio cenno a Don Bastiano, Plin e Mhaga di avvicinarsi per un ultimo e definitivo ripasso prima di mescolarci alla folla.

Ricordate i ruoli assegnati durante la nostra cena mormoro, lasciando che lo sguardo vitreo della porcellana passi in rassegna ciascuno di loro. I nostri nomi di battesimo restano fuori da quel portale. Io sarò il Conte Jalen von Vethal, un stravagante e facoltoso collezionista d'oltremare con il gusto per le rarità esotiche, e voi, mia cara Mara, sarete la Baronessa Maravel de la Sune, la mia distinta e affascinante mecenate.

Sposto quindi il capo verso Don Bastiano e i due halfling agghindati di tutto punto.

Don Bastiano, voi vi presenterete agli stipiti come il Mastro Castiano da Ordulin, illustre perito ed esperto di gemme arcaiche. Voi, Plin, sarete Lord Plinius di Casa Roccia, nobile studioso delle terre del Nord, e voi, Mhaga, il Mastro Antiquario Mhagano della Valle. Due cellule distinte, due inviti separati. Se qualcuno dovesse rivolgervi la parola, non ci conosciamo.

Piego leggermente la testa, ricordando l'asso nella manica che abbiamo stabilito a tavola mentre dividavamo il conto.

Abbiamo concordato un segnale preciso per il momento del recupero: non appena io o Mara attireremo l'attenzione della sala creando una scenata o una distrazione teatrale, Mastro Bastiano userà la sua arte per creare un'illusione sonora di un allarme antincendio al piano inferiore. In quel preciso istante di caos, con le guardie e i nobili presi dal panico, Plin e Mhaga avranno la strada spianata verso la Gemstone Wing per infilare la pietra nella Borsa senza che nessuno noti il furto.

Sistemato il collo alto del mio abito, offro il braccio piegato a Mara con impeccabile grazia nobiliare.

Il sipario sta per alzarsi, miei distinti compagni. Guadagniamo la scalinata ed entriamo in scena.

Modificato da Dardan

Sorella Mara Brannor

Ordunque ci siamo, sembrano passati secoli dalla convocazione di Cassee ma invero sono solo passate poche ore.
La missione è delicata e devo essere al massimo della forma pertanto trascorro il tempo in carrozza a dormire.
Forse anche complice l'abbondante mangiata in taverna la cui spesa, per mia fortuna, è stata divisa in parti uguali anche se io mangiai per tre.

Scendendo dalla carrozza mi stiracchio e faccio per fare dei piegamenti sulle gambe ma subito mi fermo temendo di poter deturpare il bel vestito.
Ho tuttavia un sussulto quando Cassee mi trattiene, mi volto di scatto, vorrei mi dicesse qualcosa che mi faccia battere il cuore ma sono semplici raccomandazioni, ma con cuore gonfio d'amore rispondo.

"Et io non sopporterei il non vederti più." le stringo la mano per un attimo e mi avvio insieme agli altri verso il museo.

Ascolto il ripasso del piano con la dovuta attenzione, tutto è chiaro ed abbiamo definito i minimi dettagli ma ripetere aiuta a rimembrare meglio.

"Tutto chiaro Conte Jalen" eseguo un plateale inchino "La Baronessa è pronta ad entrare in scena."

La mia espressione e la mia postura cambiano improvvisamente, la testa più alta come se guardassi tutti da un gradino più alto, le narici svasate come se ci fosse puzza sotto il mio naso e la schiena curva indietro come se dovessi capitolare da un momento all'altro.

Afferro il braccio del mio cavaliere e camminando come se temessi di schiacciare dozzine di uova mi avvio verso la scalinata.

"Che emozione" sussurro "fino ad ora ho recitato solo orgasmi, non mi pare vero di recitare davvero."

Plin - "Lord Plinius di Casa Roccia"

Ascolto le ultime indicazioni che arrivano da Jynxar e alla menzione del mio nuovo titolo, un'impercettibile scossa mi attraversa le spalle "Lord Plinius di Casa Roccia eh? Mi piace, sei stato bravo con la fantasia. sior Conte" e gli pianto una pacca amichevole sulla spal.. sul fianco.

Mi allontano poi di tre passi da Jynxar e Mara mentre i due si incamminano braccio a braccetto verso la scalinata. Allungo una mano verso la borsa di cuoio nascosta sotto le pieghe del vestito, accertandomi con un tocco rapido che la mia ascia sia ben sistemata all'interno della struttura magica fornita da Cassee.. non si sa mai.
Poi mi sposto di fianco a Mhaga e Don Bastiano infilando la mano nella tasca interna del broccato per sfilare l'invito.
"Andiamo, Mastro Mhagano e Castiano, è tempo che la nobiltà del Nord faccia il suo ingresso"

Avanzo verso i controlli a passi corti, ritmici e pesanti con la schiena tesa e la testa ben sollevata, incrociando lo sguardo della prima guardia senza battere le palpebre.

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