Vai al contenuto

KotGV - Capitolo 1 - Il mistero di Melmoscura

Risposte in primo piano

Key of the Golden Vault - Capitolo 1 - Il mistero di Lizard Marsh

L'onestà è uno dei concetti più soggettivi che esistano. Per qualcuno è un'istituzione, una via immutabile scolpita nella solida pietra il cui abbandono condurrebbe a perdizione e catastrofe certa. Per altri, invece, l'onestà è un lusso che si può concedere solo chi ha la pancia sempre piena, un tetto sopra la testa o una noiosa mancanza di ambizione, e... immaginazione.
Per la maggior parte delle persone, diciamocelo, l'onestà somiglia forse più a un blocco di argilla: la sua forma e la sua interpretazione vengono plasmate, modellate a seconda dell'occasione e della necessità. Ciò che un mercante chiama "legittimo profitto" è, agli occhi di un contadino affamato, un furto legalizzato. Ciò che un guardia cittadina definisce "rispetto della legge" è spesso soltanto la difesa di un editto ad personam creato da un potente disonesto, per garantire il proprio modesto salario di tutore della legalità. Per ciascuno, la verità ha una sfumatura diversa, modellata sui debiti da pagare, sulle ambizioni sviluppate da ragazzini o sulle delusioni che segnano la pelle come vecchie cicatrici. In un mondo in cui persino i re mentono nei trattati e le divinità pretendono tributi per concedere il proprio favore, chiedersi cosa sia "giusto" diventa un mero esercizio accademico. Gli unici valori oggettivi sono forse la sopravvivenza e la ricerca del potere, e chiunque abbia mai camminato nel fango o abbia desiderato spasmodicamente qualcosa che non ha, sa bene che non esiste un solo uomo al mondo le cui mani siano completamente pulite, se non chi non ha mai avuto l'occasione di sporcarsele.

L'aria di Daggerford questa mattina d'autunno sa come al solito di nebbia, pesce essiccato e letame di cavallo. Incastonata lungo la rotta della Via dei Commerci, la città si presenta come un compatto bastione di pietra e legno scuro, dove il frastuono dei carri dei mercanti copre costantemente il vocio di una popolazione sempre in movimento. Non ha sicuramente la magnificenza dorata di Waterdeep, né fortunatamente la cupa spietatezza di Baldur’s Gate, ma Daggerford ha abbastanza abitanti da creare un buon numero di opportunità, senza imporre un rigido controllo ai suoi cittadini come le due metropoli. Tra le sue mura risuona spesso l'eco del Fiume Splendente, una locanda a due piani dall'aspetto solido e l'atmosfera caliginosa. Un tempo rifugio per i barcaioli di passaggio, il locale è divenuto con gli anni un punto d'incontro ideale per chiunque abbia un affare informale da concludere; le sue travi di quercia, annerite dal fumo del camino, e l'odore penetrante di idromele a buon mercato offrono un buon riparo da sguardi troppo curiosi.

In un angolo del tavolo più defilato della locanda, avvolta in un mantello da viaggio di pregevole fattura che tradisce le sue origini agiate, siede Cassee Dannels. L'archeologa ha lo sguardo fisso sui suoi libri e le occhiaie di chi quei testi li sta studiando da tanto tempo e ininterrottamente. I suoi gesti rapidi e nervosi e i due grossi bicchieri di liquore sul tavolo a quest'ora del giorno tradiscono un'ansia male celata, mentre continua a lanciare fugaci occhiate verso l'ingresso a ogni tintinnio del campanaccio sopra la porta. Ha un problema serio tra le mani, una storia a cui probabilmente nessuno sano di mente crederebbe sul momento, e il disperato bisogno di persone dai principi abbastanza flessibili da aiutarla a risolverlo.

@tutti

Taggo tutti in questo spoiler per facilitare la notifica: @Pentolino @Fezza @Dmitrij @shadyfighter07 @Dardan
Quando postate, descrivete pure il vostro arrivo in locanda e il vostro approccio a Cassee e agli eventuali precedenti arrivi.
Metterei anche una presentazione fisica del vostro PG, nel caso gli altri giocatori non lo sappiano 😊
Buona partita a tutti!

  • Risposte 39
  • Visualizzazioni 624
  • Creata
  • Ultima risposta

Utenti più attivi in questa discussione

Messaggi più popolari

  • Mhaga Ritiro il braccio che avevo con garbo offerto alla donna, un'espressione drammaticamente costernata sul volto Mia cara, ti assicuro che qui nessuno qui sta rifiutando la recita! Stiamo rifiutand

  • L'anziana padrona di Gocce di moda impallidisce quando Plin dà in escandescenze verso di lei, e si affretta a porgere le sue scuse più sentite e a dargli la meritata priorità rispetto ai suoi meno ira

  • Come tutti sanno, Daggerford è situata ad un crocevia commerciale molto trafficato, e di conseguenza la Taverna del Fiume Splendente può vantare nella sua clientela un'ampia varietà di persone e di st

Immagini pubblicate

Jynxar Vethal

L’aria greve della Taverna del Fiume Splendente, satura di idromele scadente e fumo di legna umida, viene scossa appena dal leggero tintinnio del campanaccio all'ingresso. Un'ombra scivola all'interno, muovendosi con una grazia teatrale che stona nettamente con il brusio ruvido dei barcaioli e dei viandanti della Costa della Spada.

Chiunque si volti a guardare il nuovo arrivato non trova un volto, ma una superficie vitrea e priva di vita. Una maschera di porcellana perfettamente bianca, liscia e senza tratti se non per due profonde fessure scure in corrispondenza degli occhi, cela interamente le mie fattezze. Indosso un'armatura di cuoio rinforzato dai colori vivaci e cangianti , un mosaico di stoffe e pellami che spazia dal viola al verde cupo, coperta solo in parte da un cappuccio scuro. Alla cintura, appese come grotteschi trofei di scena, tre maschere scolpite mostrano espressioni ben più umane e drammatiche: una risata sgangherata, un pianto dirotto e un ghigno di puro dolore.

Con passi leggeri, spazzo la sala con uno sguardo invisibile, ignorando i brusii e le occhiate perplesse degli avventori. La mia attenzione si fissa immediatamente sull'angolo più defilato, dove siede la figura nervosa di Cassee. Un attimo di esitazione, quasi impercettibile, blocca il mio incedere: nei miei occhi, dietro la porcellana, passa un'ombra di memoria e nostalgia di fronte ai bicchieri già svuotati e alle occhiaie segnate dell'amica d'infanzia. Ma la mia maschera non tradisce nulla.

Avanzo verso il tavolo e mi arresto a un passo da lei, proiettando la mia sagoma variopinta sulle pergamene dell'archeologa.

Il palcoscenico è pronto, ma l'attrice ci sembra decisamente in ansia per il primo atto...esordisco , la mia voce non ha il tono di un singolo uomo , risuona modulata, vibrante, con una lieve eco sovrapposta che sembra quasi provenire da più gole contemporaneamente, un coro sommesso nascosto nell'ombra.

Abbiamo ricevuto il vostro messaggio, Cassee Dannels. E noi siamo qui. Anche se vediamo che il tempo e la sorte hanno cambiato la forma della vostra recita... esattamente come hanno cambiato la nostra.

Facendo un lieve inchino teatrale, sfilo una sedia e mi siedo di fronte a lei, appoggiando le mani guantate sul legno del tavolo e attendendo che il primo sguardo dell'archeologa incontri il bianco totale del mio nuovo volto.

Sorella Mara Brannor

A che cosa mi porterà questo vagare?
Una speranza di un posto sicuro?
Una tappa per fuggire dai sensi di colpa che la notte mi fanno rigirare nel giaciglio?
O semplicemente una speranza di ritrovare quello che ho perduto?
Come si fa ad essere onesti con gli altri quando non si è onesti nemmeno con se stessi?
Ho sempre creduto di fare le cose giuste, non tanto per me quanto per gli altri, donare il mio corpo per dare piacere, rubare affinché chi non ha cibo potesse mangiare.
Si potrebbe definire tutto ciò onesto?
Probabilmente no. Ma allora cosa significa davvero?

Queste domande mi ronzano in testa mentre cammino per le strade di Daggerford, sento gli occhi degli uomini addosso mentre i miei piedi nudi calpestano il selciato. Indosso la mia tunica rossa di Sune, corta sopra il ginocchio, deliziosamente scollata. Qui posso farlo.

Tuttavia è inutile nascondere la verità a me stessa, so perché sto vagando per queste strade. Sono preoccupata per lei.
Non la vedo da due settimane. Sparita, dissolta nel nulla così come è apparsa.
Ho promesso a me stessa che non mi sarei mai legata a nessuno, solo alla mia dea. Allora perché questo vuoto da quando non la vedo?

Scaccio questi pensieri come fossero una mosca fastidiosa.
Ho la pancia vuota e la borsa delle monete piange. Devo trovare qualcosa da fare, qualcuno che abbia bisogno di un po' di compagnia e che sia disposto a sborsare per questo.
Ma quel che trovo è solo un bambino sorridente che mi consegna una lettera.
La prendo e lo guardo con circospezione, ma prima che io possa fare domande, sparisce.

Apro la lettera. Poche righe, ma chiare come una giornata estiva.
Ed è firmata da lei.

In che guaio si sarà cacciata?
Sono combattuta. Prima sparisce e ora chiede aiuto?
Accartoccio il foglio, se solo avessi un acciarino lo brucerei ma...

Il cuore mi batte e prima che la mente possa elaborare cosa fare, le mie gambe si stanno già muovendo verso la Taverna del Fiume Splendente.

Arrivata a destinazione apro la porta. L'aria sa di idromele scadente e fumo. Do una rapida occhiata all'interno e la vedo.

È lì, seduta tra libri, gli occhi stanchi, due bicchieri davanti. Sta bene... o almeno è quello che credo.

Sono alta 1.72 per 78 kg, tonica e formosa. Porto la mia tunica corta rossa di Sune senza maniche, la cintura larga verde con il Sole dorato che mi segna la vita stretta, i bracciali d'oro, il ciondolo a cuore al collo, il bastone da pellegrino con i nastri rossi stretto in mano. Cammino a piedi nudi, con le piante callose che sbattono sul legno sporco della locanda. Ho la pelle color miele caldo olivastra con le lentiggini cannella sul naso e sulle spalle, gli occhi grandi verde chiaro con pagliuzze oro, i capelli neri lunghissimi fino alla vita, mossi e selvaggi con fiori secchi dentro.

MARA

galleryContent4612450669936345237.jpg

Ho il cuore che batte e gli occhi lucidi.

Mi avvicino.

"Cassee!"

La mia voce mi esce più dura di quanto voglio, un po' tremolante.
Non aggiungo altro. Al suo tavolo c'è già altra gente.

Un uomo mascherato parla di un messaggio ricevuto. Un filo di gelosia mi brucia l'orgoglio. Non voleva vedere me ma... c'è qualcos'altro.

Rimango in piedi, schiena dritta come una guerriera, bastone piantato a terra, lo sguardo deciso e il volto freddo come una lapide di marmo. Come chi chiede spiegazioni.

Don Bastiano

Ce' da dire che, fin ora, il nostro non è stato un ritorno glorioso, né particolarmente dignitoso, ma almeno avevamo un tetto sopra la testa: il vecchio magazzino che Cassee ci aveva procurato. Un posto polveroso, un po’ umido, ma tranquillo. E soprattutto gratuito, cosa che per noi vale più dell’oro.

Dopo quel regalo inaspettato pero' Cassee non si è più fatta vedere né una visita, né un messaggio, né un “state attenti a non far crollare il soffitto”.

Sono passate ormai un paio di settimane e la noia sta diventando piu pesante dei nostri borselli e quella mattina mattina, mentre stavo cercando di convincere il mio stomaco che sì, il pane raffermo è ancora pane, qualcuno ha bussato alla porta. Un bambino del quartiere, con quel sorriso furbo che solo chi vive per strada può permettersi, ci ha porso una lettera.

“Ho urgente bisogno di voi. Per piacere, raggiungetemi appena possibile alla Taverna del Fiume Splendente. Cassee”

Non so in che guaio si sia cacciata, ma se Cassee scrive “urgente”, allora è davvero urgente.

Dopo una rapida consultazione , che nel nostro gruppo significa tre minuti di discussione e cinque di lamentele , abbiamo deciso di muoverci subito. La Taverna del Fiume Splendente… il luogo dove l’abbiamo incontrata la prima volta. Dove tutto è iniziato.

Il Fiume Splendente appare all’angolo della strada come un vecchio guardiano di pietra: una locanda a due piani, solida, massiccia, con le travi di quercia annerite dal fumo che sporgono come costole di un animale antico.

Le finestre sono appannate, e dietro il vetro si intravede la luce tremolante del camino. L’odore di idromele a buon mercato arriva fino alla strada, pungente e familiare, come un invito a dimenticare i problemi per qualche ora.

Una volta all interno noto la nostra amica in un agolo in compagnia di due strani individui, una donna in abiti succinti e un tizio mascherato. Mi avvicino al tavolo salutando la nostra amica e i suoi strani ospiti

"Che il Passolesto ci guidi, e che le sue dita veloci tengano lontani i guai… almeno finché non siamo pronti ad affrontarli!"

Descrizione

bastiano.jpg

Modificato da Pentolino

  • Autore

Come tutti sanno, Daggerford è situata ad un crocevia commerciale molto trafficato, e di conseguenza la Taverna del Fiume Splendente può vantare nella sua clientela un'ampia varietà di persone e di storie. Ciononostante, questa mattinata è particolarmente generosa di personalità variopinte e memorabili, e i pochi avventori presenti al momento racconteranno per diverse settimane le passerelle a cui assisteranno oggi.

Il primo a fare il suo ingresso è Jynxar, il quale, forse scambiando il legno della pavimentazione della locanda con quello di un palco, si esibisce nell'ingresso più teatrale mai visto fra queste mura, e si avvicina con grazia a Cassee. I pescatori e i manovali presenti, che di secondo lavoro squadrano e commentano ogni nuovo ingresso nella taverna, sospendono ogni altra attività per incollare i loro sguardi al misterioso figuro e sussurrare i loro giudizi.
"Ma come è conciato questo?"
"
Zitto, deficiente! Ma non vedi come è vestito?? E' sicuramente un potentissimo fattucchiero di Waterdeep, o qualche diavoleria del genere! Se ti sente ti fulmina o ti trasforma in un agone!"
"Sì, hai ragione, nessuno sano di mente si vestirebbe in quella maniera, se fosse un semplice avventuriero alle prime armi!"
"Ah sì, puoi dir giuro"

Anche Cassee alza lo sguardo, all'ingresso di Jynxar, ma lo riabbassa subito sui suoi libri e pergamene. Quando però l'amico di infanzia raggiunge il suo tavolo, l'archeologa risponde frettolosamente:
Ehm no, mi scusi, sono occupati, aspet... eh? il mio messaggio? continua Cassee, stavolta alzando lo sguardo interessata e confusa.
Ma io ho mandato il messaggio a... seguono alcuni secondi di silenzio meditabondo, al termine dei quali la donna sgrana gli occhi
Jynxar?!?! Sei tu? Ma... che ca...volo ti è successo? Come sei conciato?

La domanda non ha risposta immediata, però: mentre i due vecchi conoscenti parlano tra loro dopo tanto tempo, un'altra persona fa il suo ingresso nella taverna: Mara non è certo una novità, per gli avventori, ma ogni volta che la ragazza mette piede nella locanda i clienti vogliono essere sicuri che lei sappia quanto il suo arrivo sia apprezzato.
"Maraaa! Fammi un sorriso, ti prego!"
"Ah fantasticaaaaa!"
"Hai visto che cosce? Mio cugino mi ha detto che una volta, con quelle cosce, ** **** *** ****** ******* **** ** **** ******* ******* *** *****..."

Questa volta il vociare dei buzzurri bevitori viene placato, o per meglio dire placcato, da Barbara, la mezzorca proprietaria della Taverna del Fiume Splendente.
Ma non vedete che è agitata, caproni?! Se non la piantate voi vi pianto io... vi pianto in faccia le mie nocche, altro che le sue cosce!
Volendo evitare di finire dalla parte sbagliata delle cosce di Mara o delle nocche di Barbara, la platea si ammutolisce all'istante.

Cassee si volta non appena la monaca la nomina, interrompendo l'interrogatorio all'uomo seduto di fronte a lei. Esibisce un sorriso stanco e incerto, e ricambia il saluto.
Ciao Mara, oh grazie di essere venuta anche tu! esordisce, cercando di sfiorare con la mano il dorso della mano di Mara.
Lui è... Jynxar, un mio... vecchio amico, sì... Jynxar, lei è Mara, una mia... carissima amica.
Grazie per essere qui. Ho disperato bisogno di voi, ragazzi, mi dovete... eh che ca**o, pare che vi siate messi tutti d'accordo per interrompermi! conclude infine, quando nuovamente il campanello suona annunciando un nuovo ingresso noto.

@Tutti

Avevo voglia di scrivere un po', quindi ho iniziato a postare questo stasera!
Non ho reagito all'arrivo di Bastiano presumendo che entri con Plin e Mhaga. Faccio poi domani/martedì insieme agli altri (abbiamo detto che iniziavamo a settembre, quindi aspettiamo un po' di più se serve) ;)

Cassee Dannels

Dr. Cassee Dannell | Dreams of Mourning Wiki | Fandom

Modificato da ilmena

Plin

Il campanaccio della locanda non si limita a tintinnare: sussulta, scosso dalla veemenza con cui la porta viene spalancata per far strada alla figura più solenne, e al tempo stesso più minuta, che abbia mai calpestato l'asse di legno del Fiume Splendente. La mia.
Seguo Don Bastiano a ruota, anche se il mio passo non ha nulla del suo incedere felino o cauto.
Marcio. Avanzo con le braccia leggermente scostate dal busto ed un mantello visibilmente consunto.
I miei occhi scuri spazzano la sala con la severità di un inquisitore: sento i soliti sguardi posarsi dall'alto verso il basso, sento il peso di quella che il mio spirito percepisce chiaramente come un'offesa sistemica alla mia maestosa presenza.
Ma non è il momento di far saltare le rotule della plebe: la nostra mecenate ha chiamato.

Quando Don Bastiano offre il suo solito saluto, io muovo un passo avanti, superandolo di mezza statura morale e pianto gli stivali nel legno proprio di fianco alla sedia di Cassee, ignorando completamente l'uomo stranamente mascherato e la stangona praticamente svestita.
La mia attenzione è tutta per l'archeologa, mi schiarisco la gola con un suono che vorrebbe essere un ruggito cavernoso e che invece esce con il timbro di un halfling estremamente indignato:
"Interromperti, Cassee Dannels?" declamo, aprendo le braccia con un gesto teatrale che fa quasi incampanare le mie maniche sproporzionate. "Noi non stiamo interrompendo, stiamo rispondo alla chiamata del Destino!"

Faccio un passo verso il tavolo, alzando il mento al massimo delle mie possibilità per guardare tutti dal basso verso l'alto con spietata superiorità. "Se il pericolo ti bracca sappi che non permetteremo che la mano che ci ha dato un tetto gratis venga ritorta o spezzata. Parla! E rivelaci chi è che richiede di essere pestato e calpestato"

Rimango lì, a braccia conserte con l'espressione di chi attende che il bardo inizi a suonare la colonna sonora di cotanta presentazione e lo sguardo truce puntato a turno su Jynxar e su Mara, pronto a interpretare ogni loro singolo battito d'ciglia come una velata battuta sulla mia altezza.

Jynxar Vethal

L'incredulità nel tono di Cassee non mi sorprende , dietro il bianco porcellana della mia maschera, un sorriso invisibile solca il mio volto nel sentire il mio nome pronunciato con tanto smarrimento.

Il tempo è un regista spietato, cara Cassee... cambia i costumi e ridisegna le scenografie quando meno ce lo aspettiamo...rispondo con calma, mentre la mia voce modulata risuona soffusa tra i rumori del locale. Ma la sostanza della recita rimane la medesima. Siamo proprio noi.

Prima che io possa aggiungere altro per rassicurarla o spiegarmi meglio, la scena attorno al tavolo si affolla di nuovi, sgargianti interpreti.

La prima è Mara. L'energia che si porta dietro è palpabile, un'esplosione di rosso e devozione che fa ammutolire la parte più rozza degli avventori. Notiamo lo sguardo freddo che la ragazza mi riserva, rigido come il marmo, intriso di una malcelata gelosia e da un'evidente richiesta di spiegazioni. Non provo offesa; al contrario, la sua presenza scenica è impeccabile. Le dedico un lento, misurato inclinare del capo in segno di saluto, lasciando che le fessure scure della mia maschera studino la sua figura senza tradire alcuna emozione.

Poi, il campanaccio della porta sussulta di nuovo. L'ingresso di Don Bastiano e, soprattutto, la roboante declamazione del piccolo guerriero Halfling riempiono l'aria della taverna di puro dramma teatrale.

Osservo il piccolo combattente gonfiare il torace e piantare gli stivali a terra, sfidando il mondo intero a battuta d'occhio. La sua enfasi è deliziosa. Sfilo lentamente le mani dal tavolo, incrociando le braccia sul petto con un movimento fluido che fa oscillare le tre maschere tragiche e comiche appese alla mia cintura.

Una performance davvero memorabile»...mormoro, lasciando che la lieve eco della mia voce accompagni il parlato. A quanto pare, Cassee, il vostro appello non ha adunato soltanto spettatori, ma un intero, variopinto cast. E noi non potremmo esserne più affascinati.

Lasso passare qualche istante di silenzio teatrale per fare spazio all'Halfling e a Mara, poi rimetto lo sguardo bianco di porcellana su Cassee, piegando leggermente il busto in avanti.

Ora supponendo che tutti gli attori soniano saliti sul proscenio... diteci, amica nostra. Qual è la tragedia o la commedia per cui ci avete convocati?»

Sorella Mara Brannor

Immobile come una colonna, ignoro i commenti dei presenti mentre passo in mezzo ai tavoli.
Sono avvezza a simili esclamazioni e in altre circostanze probabilmente avrei approfondito i loro pensieri, rendendoli più intimi.
Donando loro la felicità che la loro squallida vita, non baciata dalla dea Sune, non riserva loro troppo spesso.
Ma ora c'è Cassee. Attendo spiegazioni, è il minimo che mi deve per avermi fatto preoccupare.

La mia fronte si aggrottà quando mi saluta in modo così formale e mi presenta Jynxar.
La buona educazione mi porta a sorridere all'uomo, tipo interessante e molto plateale, probabilmente sarebbe delizioso fare la sua conoscenza ma non ora.

Il corteo di convocati tuttavia non sembra finire, fanno seguito due piccoli individui, anche loro conoscenti di Cassee, ma... mia Cassee.
Apro la bocca, come per dire qualcosa, ma nessun suono esce, sembro quasi un pesce in cerca di ossigeno. Mi accade sempre quando sto per dire qualcosa che risulterebbe poco garbato e il cervello si muove più veloce della lingua e blocca le parole sul nascere.

Un attimo di riflessione e tutto si schiarisce.
Cassee non ha chiamato solo me, ha chiamato tutti noi.

L'uomo mascherato trova le parole giuste, non una banda, non una ciurma bensì un cast.

"Sì Cassee! Mi devi altre spiegazioni!" batto il piede nudo a terra e il legno della taverna rimbomba "Ma a quanto pare qualcosa sembra avere la priorità ora. Perché siamo qui?"

Allargando il braccio con un movimento lento e controllato indico la piccola folla riunita attorno al suo tavolo.

Mhaga

Eccomi, arrivo! Arrivo...
Entrato repentino in locanda, chiudo la porta d'ingresso con un po' troppa enfasi, le spalle appoggiate ad essa come a volerla sbarrare con la mia piccola ma panciuta persona. Il tempo di tirare due lunghi respiri, tergere il sudore dall fronte, poi riapro brevemente l'uscio per dare un'occhiata ancora all'esterno.
Tutto tranquillo...
Placato, lascio finalmente la porta per raggiungere gli altri.
Scusa Cassee, sono un filo in ritardo lo so, ma poco...
Sollevo lo sguardo sulla compagnia e il sangue si gela nelle vene, il viso bianco come un cencio. Anzi, come la porcellana che nasconde il volto dello straniero.
E' LUI! No, forse... Forse non è lui. No, non avrebbe senso.
Rinfrancato, raggiungo Bastiano e Plin al tavolo con le altre.
Salve! Mhaga, al vostro servizio.
Rapidamente ordino da bere e mi siedo nel posto dove, spalle al muro, posso tenere sotto controllo tutto il resto della sala.
Che si dice?
Lo sguardo passa inevitabilmente, rapidamente e continuamente da Cassee alle due sconosciute.

DESCRIZIONE

immagine.png

Modificato da Dmitrij

  • Autore

Se l'ingresso di Jynxar e (soprattutto) Mara aveva acceso gli animi degli avventori della Locanda, l'entrata di Plin fa invece scorrere una goccia di sudore freddo sulle loro fronti. Nessuno, fra i presenti, era stato risparmiato dal ricevere una sonora lezione, dopo il minimo commento fuori posto. Non potendo però da contratto esentarsi dall'esprimere un giudizio o una battuta su chiunque varchi quella soglia, i manovali e i barcaioli avevano dato dimostrazione di grande ingegno e dedizione, negli scorsi tempi, arrivando addirittura a imparare il Druidico, linguaggio fino ad allora riservato ai soli sacerdoti della natura, pur di poter parlare senza essere compresi... e malmenati.
Con un'espressione neutra e priva di ogni emozione come soltanto Jynxar riesce ad adottare, i comari si concedono alcune facezie:
"Eccolo qui! Quello è talmente basso, che si accorge che piove dieci minuti dopo gli altri"
"Già, già, ricordo che una volta ha rubato un fazzoletto a una damigella e l'ha usato come mantello"
"Sì, sì: è talmente piccolo che per andare a Waterdeep l'ultima volta si è spedito con una busta"
"Pfff" dopo quel vaghissimo accenno di risata, i clienti si voltano all'unisono terrorizzati verso l'halfling. Per fortuna, sta ancora parlando con Cassee. Con un rapido cenno di intesa, avendo adempiuto al loro dovere, il gruppo lascia qualche moneta sul bancone e si dirige frettolosamente verso l'uscita: ne hanno avuto abbastanza di emozioni, per oggi, e possono recarsi alle loro principali, più tranquille occupazioni.

Cassee accoglie i tre halfling con un sorriso affannato, ma sincero.
Grazie anche a voi di essere arrivati. Che bello che siete tutti accorsi alla mia richiesta di aiuto. Grazie davvero. Ma veniamo subito al dunque, perchè il tempo che abbiamo è davvero, davvero risicato. Dunque, da dove cominciare?


Cassee ordina quindi un altro bicchiere, questa volta di idromele, e inizia il suo racconto. Le sue parole sono frettolose e agitate, gli occhi spiritati, e la ragazza biascica spesso morsicandosi le unghie per poi riprendere a parlare.
Nelle scorse settimane ero occupata a seguire alcuni scavi a Lizard Marsh, dove hanno eretto un perimetro attorno al vecchio insediamento di Tavaray, ma non entrerò nei dettagli: non ci interessa. Fatto sta che a un certo punto, scavando nel fango, gli operai trovano questo enorme cristallo verde. Subito tutto il cantiere smette di lavorare e si precipita a vedere questa pietra. E' effettivamente molto grande, per essere un cristallo, e di un verde... strano, molto più chiaro dello smeraldo, e dalla forma irregolare e singolare. La pietra è rimasta al campo qualche giorno, e già allora guardandola avevo una strana sensazione di aver già visto qualcosa del genere... ma non ci ho dato troppo peso. Dopo pochi giorni, lo scavo ha venduto la pietra alla curatrice del museo di Gillian's Hill, e per qualche giorno gli scavi sono stati sospesi per formalizzare la vendita e... valutare i prossimi passi da fare, no?. Beh, in quei giorni sono tornata a casa, e ho cercato di capire dove avessi già visto qualcosa di simile a quella pietra, e diavolo se l'ho scoperto! Vi ricordate che, oltre che di archeologia, mi diletto di esoterismo e cose del genere, vero?
Cassee a questo punto prende con una mano tremolante un grosso volume fra quelli che ha posato sul suo tavolo, "Mostri interiori ed esteriori", e lo apre a una pagina in cui ha infilato un tovagliolo unticcio. La pagina mostra una specie di roccia, o qualcosa di simile, con all'interno quello che potrebbe essere un embrione di un essere sconosciuto.
Quella cosa è chiaramente un uovo di Vael’kurun. Vedete? "Cristallo verde chiaro", "Seppellisce le uova per secoli", "Preferisce ambienti umidi", le dimensioni della pietra corrispondono... insomma, è chiaramente questo, no?! Questo però è un dramma: una volta estratta la pietra ed esposta alla luce del sole, la crescita dell'embrione accelera vertiginosamente, quindi quella cosa uscirà da quella pietra... domani? Dopodomani? Non lo so... ma so che, se lo fa, sarà il delirio. Il libro non spiega con esattezza i poteri dei Vael'kurun, ma dice che porta morte e distruzione ovunque passi. Io ho parlato con la curatrice, Alda Arkin, ma la stronza mi ha dato della pazza e dell'ubriacona...tze!
Per farla breve: ho bisogno che voi recuperiate quella pietra, così da poterla distruggere e salvare la nostra città e forse l'intera Costa della Spada da una calamità antica di secoli. Questa sera al museo si terrà il galà di presentazione del nuovo ritrovamento, e prima di venire additata come una matta mi sono fatta mandare alcuni inviti. Potreste partecipare al galà, individuare la pietra e pianificare il suo furto, pensavo... Ecco, questa è la situazione.
Cassee termina quindi il suo racconto, spostando lo sguardo allampanato fra i suoi compagni di tavola, e riprendendo a mordicchiarsi le unghie delle dita.

Jynxar

Una voce molto familiare risuona nella tua testa
Che incantevole maschera indossa la tua amica, mio araldo. Una creatura che possiede ogni virtù della sostanza — oro, beltà, ogni morbido agio del mondo — e che pure sceglie di bearsi del proprio tormento, consumandosi nell'autolesione e piangendo le sventure sue e delle comparse che le ruotano attorno. Quale delizioso, grottesco ossimoro ricoperto di carne.

E quali bizzarre figure tessono la tela attorno a te... Il mio sguardo riposa su di voi con un'interesse insaziabile. Suvvia, mio araldo: mostrami le loro tragedie, fammi dono dei loro volti nei momenti in cui vengono arricchiti dalle emozioni più disparate

Jynxar Vethal

Mentre le parole di Cassee scivolano frenetiche sulla superficie del tavolo, tra embrioni dimenticati nel fango e galà imminenti, un'improvvisa vibrazione estranea si fa strada nella mia mente. È il contatto della mia Patrona , una presenza densa, avvolgente, che osserva la scena attraverso i miei occhi e descrive con morbosa fascinazione la sofferenza e le bizzarrie delle persone attorno a me, chiedendomi di nutrirla con le loro tragedie e i loro volti colmi di emozione.

@ DM

Avrai il tuo teatro, mia Signora le rispondo in un pensiero silenzioso e ossequioso, formulato nell'ombra della mia mente. Ti offrirò ogni maschera che questo palcoscenico saprà plasmare, ogni terrore e ogni speranza. Guarda attraverso di me e goditi il primo atto.

Chiuso il contatto, resto immobile per una frazione di secondo. Poi, dietro il bianco di porcellana che cela il mio volto, uno sguardo lento e misurato torna a fissare l'illustrazione unticcia sul libro prima di scivolare sui miei compagni.

Un furto al museo, una curatrice cieca di fronte al pericolo e un galà d'élite: la trama è fin troppo deliziosa per non essere recitata.

Lentamente, stendo la mano guantata verso il tovagliolo e il tomo di esoterismo, sfiorando l'immagine dell'embrione con la punta delle dita.

Un furto con scasso in abito da sera per scongiurare una catastrofe... mormoro, lasciando che la mia voce modulata e la solita eco sovrapposta riempiano lo spazio tra di noi.Il copione si fa decisamente intrigante. La signora Arkin ha preferito bollare la verità come pazzia, ma la pazzia, dopotutto, è soltanto una recita a cui il pubblico non è ancora pronto ad assistere.

Piego leggermente la testa di lato, e per un istante una delle tre maschere appese alla mia cintura , quella con il ghigno di puro dolore , oscilla leggermente, urtando il cuoio della mia armatura.

Un galà ci offre l'allestimento ideale. Luci, calici sollevati, volti altolocati coperti da sottili veli di ipocrisia... gli ingredienti perfetti per far sparire un piccolo cristallo prima che la commedia trasformi il teatro in cenere.

Riporto il mio volto privo di espressione direttamente su Cassee, per poi far scivolare lo sguardo su Mara, Bastiano, Plin e Mhaga.

Noi accettiamo la parte, Cassee. Ma infiltrarsi a una festa di nobili richiede la giusta presenza scenica e una divisione impeccabile dei ruoli. Consegnateci pure questi inviti. A quanto pare, questa sera saremo gli ospiti d'onore.

Sorella Mara Brannor

Ascolto con la debita attenzione le parole di Cassee. L'aver convocato un gruppo così variopinto e così deliziosamente completo nelle sue diversità mi fa capire che c'è qualcosa di grosso in pentola.

Tuttavia la menzione di un furto mi fa un po' arrossire. Non che non sia avvezza a simili azioni, ma rubare un uovo per distruggerlo... a chi potrebbe giovare?

Ma è Cassee a chiederlo. Non lo avrebbe fatto se non fosse davvero qualcosa di importante. Guardo i presenti uno ad uno, il dover lavorare con questo gruppo mi intriga e mi affascina allo stesso tempo.

"Il solo aver osato darti della pazza ubriacona merita una punizione. Sono cresciuta per dare amore ma so anche causare dolore a chi sentenzia simili villipendi!"

Lo dico con lo sguardo serio, una velata minaccia nei miei occhi, ma subito cambio espressione e un raggiante sorriso mi illumina il volto.

"Invero c'è un problema. Non posso andare ad una serata di gala vestita con la tunica della mia dea. Necessito di un vestito elegante per la circostanza o rischio di venir coinvolta in servizi che gli invitati si aspettino dai dettami del mio ordine."

Faccio un piccolo inchino, poi guardo Cassee e le strizzo l'occhio.

"Per Sune, ruberò quel cristallo. Ma prima dovete vestirmi."


Don Bastiano

Mi gratto la testa un po confuso. Ricordo bene quanto la nostra amica ami buttare giu' un bicchiere dopo l altro di roba buona , sembra su di giri e le cose che ci racconta sono un misto di farneticazioni che non le ho sentito dire nemmeno dopo le sbronze piu' sonore.

Sollevare qualche nobile dal peso del suo borsello e' un conto ma fare irruzione in casa sua per portargli via un oggetto che per giunta quella notte stessa sta celebrando e' tutt'altra storia ma la cosa non sembra preoccupare il tizio mascherato ne la signorina allegra, immagino siano scassinatori professionisti.

"Amica mia, per prima cosa forse sarebbe meglio cercare un posto piu' discreto per parlare di queste cose, questa taverna ha piu' orecchi che un condominio di comari."

esordisco invitando tutti alla calma

"Inoltre...sei proprio sicura di quello che dici? Io questo Vael...come diavolo si chiama, non l ho mai sentito nominare. Chi ci dice che quello che sembra un blocco di cristallo verde...non sia a tutti gli effetti un blocco di cristallo verde?"

chiedo curioso

"Dopotutto, il sottosuolo e' pieno di schifezze che luccicano"

proseguo

"E poi, non conosco questi tue due amici, da come parlano, sono sicuro si tratti di professionisti del furto, ma siamo sicuri che la sera del gala, quando il palazzo sara' pieno di gente, gente venuta li per vedere la pietra, sia il momento giusto per portarsela via?"

Modificato da Pentolino

Plin

"Bastiano.." intervengo, rivolgendomi all'amico, alzando il mento e stringendo gli occhi in una fessura fin quasi a chiuderli "..se Cassee dice che quel sasso è un guaio gigante, allora un guaio gigante.. è!
Non so di pietre antiche e libri polverosi come questi qua" indicando quelli sul tavolo "ma so che per spezzare grandi minacce serve un grande gruppo.. e noi siamo immensi, non grandi!" concludo, gonfiando i pettorali.
Giro lo sguardo verso Mhaga, quello intelligente: "Lui è quello delle magie, delle cose scritte, lasciamogli il compito di pensare a come fare girare la testa a questi nobili con la puzza sotto il naso: se dice che il suo piano regge, io sono pronto a rompere tutte le gambe che servono"

Poi sposto l'attenzione all'uomo con la maschera e alla donna che odora di buono. La mia giacca oversize scivola leggermente via dalle spalle per l'ennesima volta e con un gesto repentino la ritiro su, facendo finta che sia stato un gesto voluto, e continuo a fissarli dall'alto in basso.. o almeno ci provo.
"Quanto alla storia della recita" continuo, puntando un dito tozzo verso il mascherato "noi tre non facciamo da contorno a nessuno. Siamo halfling d'onore, abbiamo un onore gi-gan-te" sottolineo con enfasi l'ultimo aggettivo "..e operiamo con la massima determinanziazione" su quest'ultima parola tentenno, cercando un ricordo nella mente osservando le travi del soffitto per qualche istante, ma sono convintissimo di quel che ho detto, e annuisco con il capo, come a rimarcare la correttezza del mio vocabolario
"Andiamo a questa festa, ci vestiamo da signorotti e ci prendiamo quel sasso, seguendo il piano di Mhaga"

In ultimo, mi rivolgo direttamente a Casse: "Molla questi inviti, dicci solo dove dobbiamo picchiare se le cose andranno storte"

  • Autore

Cassee guarda dapprima Jynxar con uno sorriso lieto ma velatamente preoccupato, mentre il vecchio amico accetta di aiutarla.
Il suo volto si distende invece mentre Mara offre il suo aiuto.
Ma infatti! Passi "ubriacona", ma "pazza" è davvero inaccettabile!

Quando poi Bastiano pone dei dubbi e Plin scende nei dettagli, Cassee si fa più seria.

I tuoi dubbi sono ragionevoli, Bastiano, ma ti assicuro che se l'avessi visto in prima persona saresti convinto anche tu: il cristallo è davvero innaturale in quanto a dimensioni, colori e forma, e coincide perfettamente con la descrizione del tomo, incluso il tipo di ambiente in cui è stata trovata... non era nemmeno circondato da altra roccia, come vengono di solito rinvenuti i cristalli: era sepolto nel fango e nella terra. Di sicuro, non è nulla di naturale. E la posta in gioco è troppo alta...

Questi sono gli inviti dice Cassee, estraendo dalla sua borsa 5 strisce di carta colorata riportanti gli estremi dell'invito.
Non vi dico di rubare la pietra immediatamente sotto il naso della curatrice e degli ospiti. Se lo riterrete opportuno fatelo, ma potete anche uscire, attendere che il galà sia finito per poi introdurvi quando se ne saranno tutti andati, ma attenzione: una collaboratrice del museo mi ha detto che c'è una pattuglia di sicurezza notturna, e crede che abbiano anche alcuni incantamenti di allarme, non ho idea dove, che però le guardie possono superare indisturbate. Potete tornarci anche domani in giornata, quando sarà in teoria meno frequentato, ma ci saranno i lavoratori e l'uovo potrebbe essersi già schiuso... insomma, vedete voi!

Ha ragione Mara: direi che ognuno di voi ha bisogno di un cambiamento di stile: gli inviti sono stati inviati a gente di un certo ceto e di un certo portafoglio, quindi così come siete prosegue, passando in rassegna ognuno di voi e soffermandosi su Jynxar alzando il sopracciglio dareste decisamente nell'occhio. Non sarà una festa in maschera... continua, sempre fissando l'umano.
Tenete, queste dovrebbero bastare per noleggiare dei vestiti decenti da Gocce di moda qua all'angolo dice, mettendo sul tavolo un borsello tintinnante mentre questa potrà aiutarvi a portare appresso il vostro equipaggiamento conclude, mettendo sul tavolo la sua borsa E'... molto capiente; oh dai, avete capito benissimo cos'è, immagino.
Ultima cosa: vi ho già preparato, sperando in un vostro "sì", una mappa abbozzata del museo, sulle basi delle mie visite e dei racconti della mia conoscente. Non è sicuramente precisa, ma vi può dare un'idea.

Questo... sempre se confermate di volermi aiutare, ovviamente.

Mappa (metterò asap in una Discussione apposita)

image.png

Modificato da ilmena

Sorella Mara Brannor

Prendo l'invito che Cassee mi porge e con un gesto da prestigiatrice lo faccio sparire nella scollatura della mia tunica.

Guardo Don Bastiano e ribadisco quanto detto da lei:

"Penso che la nostra amica sappia riconoscere un uovo di..." mi risulta difficile pronunciare quella parola "...Vael'kurun da una pietra preziosa. Sai, noi donne riconosciamo un gioiello a miglia di distanza."

Tuttavia appena vedo il borsello pieno di monete allungo subito una mano per prenderlo.

"Questo lo custodisco io, non temete, le mie mani sono sicure!"

Osservo la mappa, sono sempre state un arcano mistero per me. Come fa l'uomo in senso generico a leggere qualcosa che si erge in cielo disegnato su un foglio piatto?
Sarebbe un po' come osservare una donna e non coglierne le curve.
Una cosa però la capisco, la pietra si trova al secondo piano, ma in quello che sembra un vicolo cieco.

"Non credo sarà un problema prendere l'uovo, ma lo sarà portarlo fuori!"

Esclamo pensierosa, indicando il punto sulla mappa dove c'è scritto LIZARD MARSH STONE HERE.

AZIONE:

Se occorre Rapidità di mano +5 per prendere borsa con monete

Jynxar Vethal

Mentre la trattativa entra nei suoi dettagli operativi e la mappa viene distesa sul legno del tavolo, un frammento delle parole di Cassee risuona nella mia mente come una sfida recitativa: Non sarà una festa in maschera.

I miei occhi, protetti dal fessurato porcellana bianca, si chinano sulla pianta del museo, studiandone i tratti a china. La pietra si trova nella Gemstone Wing, al secondo piano, poco lontana dai bagni e dalle scale che sembrano condurre alla soffitta.

Una disposizione quantomai scenografica...mormoro, picchiettando l'indice guantato vicino al punto segnato da Cassee, lasciando che la consueta eco modulata e sovrapposta accompagnatore il mio parlato. Notate come la Gemstone Wing sia vicina sia ai servizi che a una potenziale via di fuga verso il tetto o la soffitta. Una porta di servizio, o una finestra in alto, potrebbero offrire una quinta perfetta per sparire nel buio. Senza contare la baia di carico nel seminterrato...

Lascio scivolare lo sguardo dalla mappa alla borsa molto capiente lasciata da Cassee, prima di fermarlo sui frammenti d'invito e, infine, sulla figura dell'archeologa. Quando la sua occhiata perplessa e il suo commento sulla maschera e sugli abiti mi raggiungono, le dedico un lento e misurato movimento del capo.

Fare a meno della nostra maschera per compiacere l'etichetta dei nobili?»rispondo, alzando una mano guantata per sfiorare il bordo rigido della porcellana che cela il mio volto. Oh, cara Cassee... la vera farsa della nobiltà è che ognuno di loro indossa già una maschera, cucita con fili di ipocrisia e boria. La nostra è soltanto più sincera nella sua immobilità.

Lascio passare qualche secondo, facendo oscillare leggermente le tre maschere appese alla mia cintura prima di raccogliere uno degli inviti dal tavolo e farlo sparire tra le pieghe del mio mantello.

Tuttavia, rispettiamo le esigenze della scenografia. Visiteremo questa Gocce di moda per indossare i panni che la commedia richiede, ma il nostro volto resterà esattamente dove deve stare. Quanto al recupero... irrompere dopo la chiusura, con incantamenti di allarme e guardie in pattuglia, trasformerebbe un'opera di classe in una volgare rissa da strada. La nostra presenza al galà deve servire a valutare le difese, identificare le uscite e, se la sorte ci arriderà, far sparire il cristallo prima che l'ultimo calice di vino venga svuotato.

Inclino la testa verso Mara e i tre halfling, incrociando le braccia sul petto con grazia teatrale.

Noi siamo pronti per il cambio d'abito. E voi, miei distinti compagni di cast... quali ruoli intendete recitare?

Modificato da Dardan

Mhaga

Chi? Io? mi punto un indice contro il petto quando Plin mi chiama in causa, come fossi io quello che deve decidere per tutti cosa si farà stasera.
Ti ringrazio per la fiducia, mio bellicoso amico, ma qui serve lavoro di squadra e mi sembra che ciascuno dovrà metterci del suo.
Nascondo dietro a pretese di collaborazione la mia poca voglia di imbarcarmi in un'impresa troppo, troppo improvvisata per i miei gusti.
Il tempo è poco e dovremo far buon viso a cattivo gioco... quindi mi volto verso Jynxar pun intended.
Andiamo là, studiamo il posto e il museo, e vediamo di essere bravi a cogliere l'occasione giusta. Dovremo improvvisare, per forza. Se poi valutassimo la cosa troppo rischiosa, possiamo tentare di notte, dopo la fine della festa.
Ho quindi un po' di domande per Cassee
Quant'è grande questo "uovo"?
Conosciamo qualcuno che lavora al museo? Hai parlato di una conoscente...
C'è la possibilità che qualcuno di noi stasera trovi un lavoro al museo?
Quindi termino il mio bicchiere tutto d'un fiato e scendo dallo sgabello, porgendo il braccio a Sorella Mara.
Mia cara Sorella, se me lo concedi, sarà mia premura aiutarti a trovare il vestito più adatto a te.

Plin

Alla rapidità di mano della donna un solco profondo mi taglia la fronte tra le sopracciglia: pianto gli occhi sulle sue dita veloci e le labbra mi si aprono al massimo e poi si serrano in una linea sottile.. prima di far scivolare lo sguardo di traverso verso Don Bastiano, indicandogli con gli occhi che si muovono da lui alla tizia almeno 3 o 4 volte di seguito, il gesto repentino della monaca.
Sembro lasciar correre per ora.

Quando Casse stende la pergamena mi sporgo in avanti: sto in punta di piedi col mento sollevato per superare l'altezza dei bicchieri per vedere meglio.
Con il dito picchio tre volte sulla mappa, dove prima la donna e poi l'uomo attirano la nostra attenzione: "Bravo Mhaga, andiamo e vediamo.. ma prima i cessi" esordisco, con un tono che sembra pregno di sicurezza "..i cessi sono i posti preferiti dalla gente d'alto borgo: vanno a lavarsi le mani, le donne si sistemano i pizzi e sparlano degli altri invitati, ci perdono un sacco di tempo là dentro. Nessuno controlla sotto le gonne delle belle donne.. ci si può infilare di tutto là sotto" dico, girandomi verso la donna e poi verso Mhaga "Entriamo puliti e usciamo con il sasso. Eh?" chioso, convintissimo.

Poi, allungando il braccio, prendo uno degli inviti e lo ficco nella tasca interna della giacca.
"Andiamo da questo tizio, dal sarto. Se ci dobbiamo muovere in fretta voglio una roba che non si sfilacci.. e.." dico rivolto a Casse "..se chi tiene le forbici accenna un sorriso guardandomi le gambe.." mi fermo con le nocche della mano sinistra che si stringono a pugno fino a far diventare bianchi i tendini dell'avambraccio. Non aggiungo altro

Don Bastiano

Lancio un'occhiata basita alla ragazza dagli abiti succinti che, rapida come una vipera, afferra il borsello e se lo infila nella generosa scollatura.

"In quale delle due casseforti l'hai depositato?"

le chiedo, indicando con un cenno i suoi seni prosperosi.

"Sembrano entrambe decisamente capienti."

Ascolto le proposte del gruppo e annuisco.

"Sono tutte idee valide. La visita al museo mi sembra particolarmente sensata. L'unica cosa che mi preoccupa è che, per assurdo, il nostro amico mascherato è probabilmente quello che passa più inosservato tra noi."

Mi gratto il mento pensieroso prima di continuare.

"Per quanto mi riguarda, potrei chiedere aiuto al Piedelesto e alterare il mio aspetto. Non sarà una trasformazione perfetta, ma potrebbe bastare. Quanto a voi, se mi concedeste un po' di tempo, potrei truccarvi in modo da modificare almeno in parte i vostri lineamenti. Con un cambio d'abiti e un occhio poco attento, potremmo persino riuscire a passare per persone diverse e guadagnare quel minimo di discrezione che ci serve."

Modificato da Pentolino

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configura le notifiche push del browser

Chrome (Android)
  1. Tocca l'icona del lucchetto accanto alla barra degli indirizzi.
  2. Tocca Autorizzazioni → Notifiche.
  3. Regola le tue preferenze.
Chrome (Desktop)
  1. Fai clic sull'icona del lucchetto nella barra degli indirizzi.
  2. Seleziona Impostazioni sito.
  3. Trova Notifiche e regola le tue preferenze.