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Lo "Show don't tell" non è autoconsistente, produce narrativa stancante e oggettivamente brutta

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Riscrivo quanto ho detto in un altro post qualche giorno fa perché mi pare uno spunto interessante.

Ricordo che seguivo un blog: gamberi fantasy.

Non mi pare esista più.

Parlava di "show don't tell". Ricordo la disamina dei fondamenti, dei principi base di questo stile fatta da Gamberetta.

Dell'impostazione condivido la premessa: bisogna, nelle descrizioni, minimizzare l'energia necessaria al cervello per evocare l'immagine mentale di quanto si descrive.

Non condivido tuttavia la conclusione: io faccio un uso MASSICCIO di aggettivi.

Se voglio dare l'idea di un nerd magro e occhialuto userò gli aggettivi 'magro' e 'occhialuto'.... non cercherò, come prescritto, di fare in modo che il lettore inferisca queste informazioni dall'interazione tra il nerd e l'ambiente.... prospettiva folle: spreco di inchiostro dello scrittore, di energie intellettuali del lettore per un risultato molto probabilmente deludente.

Potrei continuare ma sono stanco, sono stato 9 ore davanti ad un monitor a combattere con python e, cosi, mi limito ad invocare Gemini in mio soccorso...

Ecco perché la tua prospettiva non è affatto folle, ma ha basi pratiche molto solide:

  • L'efficienza della parola esatta: Se un personaggio è un "nerd magro e occhialuto", dirlo direttamente richiede al cervello del lettore una frazione di secondo per decodificare l'immagine. Il lavoro è fatto, è pulito ed efficace.

  • Il rischio della pantomima letteraria: Cercare a tutti i costi di far dedurre la magrezza e la miopia (es. "Si spinse la montatura di celluloide sul ponte del naso ossuto, mentre la cintura, stretta all'ultimo buco, faticava a trattenere i pantaloni sui fianchi inesistenti") costringe a scrivere tre righe per veicolare un'informazione banale. Se quel dettaglio non è vitale per la scena, è solo "rumore di fondo" che rallenta la lettura.

  • Il controllo del ritmo: Il "Tell" (raccontare, usare aggettivi, fare sintesi) accelera la narrazione; lo "Show" (mostrare in tempo reale, far dedurre) la rallenta. Una storia scritta esclusivamente con lo Show è come un film girato interamente al rallentatore: estenuante.

L'Elogio dell'Aggettivo

L'uso degli aggettivi è stato ingiustamente demonizzato da un certo tipo di scuola di scrittura minimalista e dai vari guru del web. Tuttavia, la verità è che l'aggettivo è uno strumento di precisione. Un uso massiccio e mirato, se fa parte della tua voce autoriale e aiuta a inquadrare subito il bersaglio, è perfettamente legittimo. I grandi autori della letteratura non hanno mai avuto paura degli aggettivi quando servivano a evocare l'immagine giusta col minimo sforzo.

La scrittura deve servire la storia e la chiarezza, non un manuale di regole astratte.

Visto che preferisci un approccio più diretto e fai un uso deciso degli aggettivi per ottimizzare le energie del lettore, come gestisci invece le scene di puro dinamismo o di forte impatto emotivo: mantieni la stessa ricchezza descrittiva o tendi a snellire la frase per accelerare il ritmo?


In sintesi: lo "Show don't tell" è disfunzionale... evitatelo. Se vi chiedono perché rispondete semplicemente... perché si, perché è fantasy!

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  • Peran Valenhart
    Peran Valenhart

    Ciao Hero, ho letto il tuo messaggio e provo a dire la mia! Sono del Team Show 😁 conoscevo il blog di Chiara, ero un suo grande fun! Mi sono rattristito un po' quando recentemente ho visto che non esi

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Non conosco il blog che hai citato, pero' sicuramente una cosa che mi viene da dire e' questa... lo "show don't tell" e' una tecnica che a quanto mi risulta e' codificata e riconosciuta nel contesto della narrativa scritta (romanzi, teatro, eccetera) e del cinema. Questi sono tutti media in cui il creatore (lo scrittore, il regista) ha tempo e modo di pensare ad ogni scena, pianificare i dialoghi, scrivere e riscrivere scene, battute, descrizioni, e cosi' via. In un gioco di ruolo il GM di solito si trova a improvvisare tanti elementi, dalle descrizioni ai dialoghi alle scene. Si, magari se sai che un PNG comparira' in gioco penserai a grandi linee a come descriverlo, a come si comporta, se ha manierismi e cosi' via - pero' fondamentalmente una volta che sei al tavolo devi improvvisare e non hai tempo di pensare ad ogni dettaglio. Lo show don't tell mi pare molto poco applicabile nel contesto di un gioco live.

Il game master non e' uno scrittore, e secondo me pensarsi come tale (o come narratore) o rifarsi a tecniche definite nel contesto della narrativa scritta è un'idea balorda. Il pensare al GM come ad un narratore e' una delle nozioni piu' dannose che ci siano nel contesto dei giochi di ruolo. Per me il GM dovrebbe avere il ruolo di convogliare informazioni pertinenti ai giocatori - se poi sei anche bravo a fare descrizioni evocative al volo, tanto meglio, ma se si e' in dubbio, in un gioco di ruolo e' meglio "tell, don't show"

Faccio un altro appunto: per come intendo io il concetto, per me gia' dire che un personaggio e' "magro e occhialuto" e' gia' un'applicazione del principio "show don't tell", nel senso che da' l'idea di un personaggio intellettuale.

Secondo, non applicare il principio "show don't tell" sarebbe dire: "capite subito da come si atteggia e dal suo aspetto che è un intellettuale, un uomo il cui interesse principale sono le scienze e non molto a suo agio con la gente".

Se dici "davanti a voi si para un uomo magro e occhialuto, con un pesante libro di fisica sotto il braccio... sembra timido e impacciato, e tende ad evitare di guardarvi direttamente" stai già applicando il principio di show don't tell.

Una sorta di via di mezzo sarebbe "davanti a voi si para un uomo alto, magro e occhialuto, con un pesante libro di fisica sotto il braccio. Vi dà immediatamente l'idea di un tipo intellettuale e accademico. Sembra piuttosto timido, evita di guardarvi direttamente, balbetta... capite subito che avere a che fare con la gente non è il suo forte". Questo è di solito come tendo a fare io: descrizione, pero' generalmente daro' ai giocatori un'indicazione chiara su come interpretare cio' che hanno davanti.

Modificato da greymatter

Ciao Hero, ho letto il tuo messaggio e provo a dire la mia!

Sono del Team Show 😁 conoscevo il blog di Chiara, ero un suo grande fun! Mi sono rattristito un po' quando recentemente ho visto che non esiste più online, se non altro faceva ridere 😹

Ti scrivo da persona che scrive.

Sullo Show, dont Tell, il fatto è questo: la stragrande maggioranza delle volte lo show contiene più corpo, ritmo, azione e più intensità del tell. Non è solo una parafrasi inefficiente del “tell”, spesso è proprio un’altra categoria, un'altra forma di conoscenza. Le due modalità non sono semplicemente versioni una più breve, una più lunga dello stesso messaggio…

Il ragazzo "magro e occhialuto", non decodifica una immagine. Decodifichi uno stereotipo. Tu così non evochi un individuo, ma chiedi al lettore di estrarre dal magazzino mentale l’immagine standard del nerd prefabbricato da B movie. Invece con il mostrato riesci a creare combinazioni uniche molto più facilmente del raccontato.

Due personaggi possono essere entrambi “timidi” e non avere praticamente un cavolo in comune. Uno evita lo sguardo. Uno parla troppo proprio perché è agitato, uno diventa aggressivo, uno fa battute, uno invece resta perfettamente calmo, ma mentalmente prepara ogni frase dieci secondi prima di pronunciarla.

Per l'idea di “minimizzare l’energia necessaria al cervello”... questa presuppone che ogni lavoro cognitivo sia un costo. Non è così. Quando l’inferenza si trova un un range, in cui è abbastanza difficile da richiedere partecipazione, però è abbastanza facile da poter essere risolta, parte del piacere sta proprio nella ricostruzione!

Se mi dici “è geloso”, ricevo una classificazione già pronta. Se invece tu mi dai due o tre comportamenti coerenti e sono io a capire che è geloso, non ho semplicemente ottenuto la stessa informazione consumando più energia: ho formulato un’ipotesi, l’ho verificata e ho chiuso una piccola incertezza: quindi ho partecipato alla costruzione del significato. Questo è più piacevole per il cervello, perché:

1) Risolvere un’incertezza è ricompensante

2) Generare da soli l’interpretazione aumenta la partecipazione e l'appropriazione cognitiva del materiale

3) L’interpretazione rimane revocabile: Se mi dici “è geloso”, hai chiuso semanticamente il personaggio. Se me lo fai inferire, posso pensare “è geloso… oppure insicuro? possessivo? spaventato di perderla?”. Posso aggiornare il modello mentre leggo.

Il personaggio resta vivo.

  • Autore

Sono in un mostruoso viaggio verso la terronia che finisce alle 22.53. Domani rispondo!!

Tu lo sai, vero, che Gemini e tutti gli altri LLM sono progettati per darti ragione ed eccellono nella giustificazione a posteriori di una tesi?
Sul tema specifico, secondo me hai ragione in parte. Magari in certi contesti è più efficace dare una descrizione concisa e passare la palla ai giocatori. Altre volte, è meglio che il master sbrodoli un po' e favorisca l'immersione.

Mi sai che hai frainteso un paio di cose, lo show don't tell (come altre cose dei GDR) deriva da altre pratiche, come teatro, scrittura e così via (cioè, i primi GDR se non sapevi come giocare ai wargame c'era poco da fare)

Però nel GDR non è un semplice "al posto degli aggettivi descrivi tutt'altro" ha più che altro a che fare con l'immersione, che è un tratto che alcuni GDR approfondiscono più di altri, insomma, dipende sempre da cosa devi farci, anche perchè non è una cosa così faticosa farla in una sessione, è più una questione di abitudine e varia da persona a persona

Comunque brutta cosa chiedere a Gemini, se non fosse che non ho intenzione di farlo gli chiederei come rispondere a favore del show don't tell

Per quanto riguarda i GdR, credo che il gradimento per lo show, don't tell dipenda molto dal gruppo. In certi casi mostrare è sicuramente più efficace, ma ci sono anche situazioni in cui alcuni passaggi vanno necessariamente spiegati.

Quando faccio da narratore, preferisco mostrare piuttosto che raccontare. Nel mio modo di giocare, infatti, l'obiettivo principale non è uccidere PNG e mostri, bensì ottenere informazioni. Il vero tesoro sono le informazioni: dati affidabili, o comunque utilizzabili, che permettano ai personaggi di comprendere meglio la situazione. Per questo nelle mie campagne trovano spazio anche informazioni false, fraintendimenti, propaganda e quella che potremmo definire la "nebbia di guerra".

Come lettore, invece, ho gusti quasi opposti. Apprezzo molto il raccontato e leggo con maggiore piacere cronache, libri di storia e saggi. Leggo pochi romanzi e tendo a preferire la forma del racconto.

Tra gli autori che apprezzo di più ci sono Petronio, Apuleio, Giambattista Marino, Jean de La Fontaine e gli altri favolisti francesi del Seicento, oltre a Giambattista Basile. Mi piacciono anche E. T. A. Hoffmann, Gustav Meyrink, H. P. Lovecraft, Robert E. Howard ed Edgar Allan Poe. Tra gli autori italiani contemporanei apprezzo Stefano Benni e Italo Calvino.

Per quanto riguarda la fantascienza, prediligo la hard science fiction. In particolare apprezzo David Gerrold, Fred Saberhagen, Robert A. Heinlein e A. E. van Vogt, del quale però conosco e apprezzo soprattutto il ciclo dell'Universo degli Dei dell'Atomo, le altre cose che ha scritto già mi piacciono di meno.

In definitiva, direi che il mio rapporto con lo show, don't tell è piuttosto particolare. Come narratore tendo a privilegiare il "mostrare", perché permette ai giocatori di investigare, interpretare e trarre da soli le proprie conclusioni. Come lettore, invece, non ho alcuna diffidenza verso il "raccontare": anzi, spesso apprezzo opere che condensano idee, eventi e riflessioni in modo diretto. Più che una preferenza assoluta per l'uno o per l'altro approccio, per me conta che la tecnica scelta sia funzionale a ciò che l'autore o il narratore vuole comunicare.

11 ore fa, Daryl Silverfist ha scritto:

Tu lo sai, vero, che Gemini e tutti gli altri LLM sono progettati per darti ragione ed eccellono nella giustificazione a posteriori di una tesi?

(Questo è off topic)

Disclaimer: non sono favorevole all'uso indiscriminato delle AI (sebbene riconosca che in certi ambiti professionali sono ora lo standard), tuttavia non è vero che sono progettate per darti ragione. Anche io un tempo la pensavo così. In realtà dipende dal prompt che dai - potresti dare il prompt "trova punti deboli e falle in questa mia argomentazione", "critica questa mia argomentazione" e simili.

Detto questo, alla fine che i punti sopra siano sollevati da una AI o meno, conta il giusto. Conta la sostanza. I punti sollevati sono validi o no?

Modificato da greymatter

3 ore fa, greymatter ha scritto:

(Questo è off topic)

Disclaimer: non sono favorevole all'uso indiscriminato delle AI (sebbene riconosca che in certi ambiti professionali sono ora lo standard), tuttavia non è vero che sono progettate per darti ragione. Anche io un tempo la pensavo così. In realtà dipende dal prompt che dai - potresti dare il prompt "trova punti deboli e falle in questa mia argomentazione", "critica questa mia argomentazione" e simili.

Detto questo, alla fine che i punti sopra siano sollevati da una AI o meno, conta il giusto. Conta la sostanza. I punti sollevati sono validi o no?

Hai ragione, perdonami, sono stato impreciso.
Gli LLM sono progettati per fare quello che gli dici. A meno che tu non gli dica chiaramente di produrre un testo critico o avversativo, tenderanno a trovare motivi per cui quello che gli sottoponi è giusto.

Il che non significa che non vadano usate (io stesso sono titolare di svariati abbonamenti e ne faccio larghissimo uso). La mia opinione la trovi poco più sotto: secondo me ci sono contesti in cui ha senso fare Show e altri in cui ha più senso fare Tell. Dipende dalla rilevanza di quanto mostrato

  • Autore

@greymatter concordo: un narratore non è uno scrittore. Io qui scrivo, tolto il cappello da master e quello da giocatore, con il cappello da scrittore. Ecco perché ho scritto in off topic come sfogo: non è un argomento pertinente i GdR pur essendo tangente.

@Peran Valenhart

Per l'idea di “minimizzare l’energia necessaria al cervello”... questa presuppone che ogni lavoro cognitivo sia un costo. Non è così. Quando l’inferenza si trova un un range, in cui è abbastanza difficile da richiedere partecipazione, però è abbastanza facile da poter essere risolta, parte del piacere sta proprio nella ricostruzione!

Questo è un punto di vista nuovo e interessante: l'idea che ricostruire dei tratti, invece che leggerli direttamente negli aggettivi, generi piacere.

Il piacere è sempre soggettivo per cui non è facile confutarla.

Dirò però che se invece di scrivere 'magro', lascio capire al lettore che il personaggio è magro a via di azioni, di interazioni con ambiente e altri personaggi mi ritrovo a scrivere un gran numero di azioni (una o più frasi per ogni aggettivo che ometto).

Secondo me c'è un densità massima di 'azioni per unità di tempo' superata la quale la lettura diventa faticosa. Il lettore legge tre righe ogni 5 secondi? Ebbene si descrivono troppe azioni in quelle tre righe e il lettore si stanca. Infatti, leggendo il romanzo steampunk di Gamberetta, ho più volte sentito l'esigenza di rallentare la lettura proprio per capire bene 'cosa' venisse narrato.

Modificato da Hero81

On 8/9/2026 at 2:29 PM, Hero81 said:

Secondo me c'è un densità massima di 'azioni per unità di tempo' superata la quale la lettura diventa faticosa. Il lettore legge tre righe ogni 5 secondi? Ebbene si descrivono troppe azioni in quelle tre righe e il lettore si stanca. Infatti, leggendo il romanzo steampunk di Gamberetta, ho più volte sentito l'esigenza di rallentare la lettura proprio per capire bene 'cosa' venisse narrato.

Sicuramente!

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