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Il destino di Bonnie

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Bluebonnet Thibodeaux

Hai girovagato a lungo per le terre selvagge, scoprendo nuovi monti, altissime cascate, e fitte foreste di aghifoglie . Non hai avuto bisogno di nessuno in questo viaggio. Troppo presa dal contemplare le meraviglie che scoprivi ogni giorno con il tuo vagabondare.

Ti sei arrangiata cacciando e procurandoti tutto ciò che ti occorreva dalla natura. È il tuo mondo e tuo zio e tutto la tua tribù ti hanno insegnato quanto serve per sopravvivere nelle terre selvagge.

Il tuo viaggio ti ha condotto però al limitare delle terre civilizzate , e mentre cammini ti accorgi come cambia il territorio. I boschi cedono il passo a grandi appezzamenti lavorati dall'uomo. I sentieri si immettono in grandi viali , strade composte prima da ghiaia e poi in un lastricato di pietra che non hai mai visto prima. Ma la cosa che ti stupisce di Più è la gran quantità di viaggiatori che incontro che vanno e vengono a piedi o con dei carri lo lungo la via.

Sei distratta dalla varietà dei colori e delle tipologie delle vesti, o delle merci trasportate dai carri. Ma nonostante la tua Costante meraviglia le tue orecchie non possono fare a meno di captare che da qualche parte c'è una grande festa che chiamano fiera. E tutta questa gente proviene da lì raccontando meraviglie che ti sembrano assurde o vi si sta recando carica di aspettativa.

In lontananza vedi quella che capisci essere la città di cui tutti parlano : un grande villaggio con case di legno e pietra circondata da mura .

La tua meraviglia cresce a mano a mano che ti avvicini e scopri quanto è grande la cittadina.

La folla inizia ad accalcarsi in prossimità della porta cittadina ove quattro guardie fanno i controlli alla popolazione che entra ispezionando i carri e facendo pagare i dazi regolari.

Poco più avanti di te vedi un grosso mezz'orco, probabilmente un cacciatore che sta discutendo perché le guardie vogliono che la sua sgrossa ascia venga assicurata con un laccio di cuoio e la lama coperta da un sacco di pelle rinforzato.

Dopo un po'il cacciatore desiste di fronte all'inflessibilità delle guardie che da quattro giorni fanno lo stesso lavoro e acconsente a far assicurare le armi che trasporta.

A quanto capisco le armi devono essere trasportate nel fodero e legate con il laccio per renderne difficoltosa l'estrazione.

Tra poco toccherà a te farti ispezionare per poter accedere a questa nuova e strana realtà.

@Dardan a te.

L'ingresso per i visitatori ala fiera è gratuita, un arma assicurata richiede un azione di movimento per essere sguainata. Se si viene beccati dalle guardie con l'arma non assicurata si paga una multa. Se beccati una seconda volta si viene espulsi dalla città o arrestati se si oppone resistenza. Ho già deviato dall'avventura originale... non riesco proprio ad essere fedele a quanto scritto... spero ti divertirai. Ovvio sentiti libero di espandere le descrizioni dal Punto di vista del tuo PG.

Modificato da Monkey77

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@ Presentazione

Scheda

https://www.myth-weavers.com/idunn/sheets/?id=d350f6c6-29ac-48c4-9749-c961749cf999

Aspetto

Davanti agli occhi dei passanti si presenta una ragazza umana decisamente giovane, dall'età apparente di circa diciassette anni. Ha una corporatura minuta, è alta un metro e cinquanta e pesa meno di cinquanta chili. I suoi lineamenti del viso conservano una purezza quasi infantile, incorniciati da una pelle chiara ma leggermente ambrata, segnata dal sole d'alta quota e dal vento dei ghiacciai. Sotto un cappuccio scuro e logoro si spalancano due grandi occhi espressivi di un nocciola chiaro, costantemente sgranati in un'espressione di perenne, sognante e quasi comica meraviglia. Cammina spesso a bocca aperta, distratta da qualsiasi colore o dettaglio del paesaggio, dimostrando una sbadataggine e un'inattenzione totali verso ciò che le accade intorno.

Indossa una veste marrone grezza, rattoppata grossolanamente sulle cosce con cuciture sfilacciate, e una mantella corta i cui bordi sono ornati da piume scure e scaglie opache. Attorno agli avambracci e ai palmi delle mani porta vistose ed eleganti fasce di tessuto azzurro vivido, che creano un forte contrasto con la povertà dei suoi abiti. Nonostante l'aspetto apparentemente indifeso e le braccia esili, la ragazza trasporta con impressionante disinvoltura sulla schiena una colossale spada a due mani, racchiusa in un fodero di legno massiccio, venato e pesantissimo. Dal pomolo dell'elsa sporge una singola piuma scura che oscilla a ogni suo passo felpato, un'arma monumentale che sembra del tutto sproporzionata per la sua stazza e che suggerisce la presenza di una forza fisica nascosta fuori dal comune.

BG

Cresciuta tra le vette silenziose e le valli sconfinate, lontano dalle pietre e dal baccano delle città degli uomini, la giovane Bluebonnet Thibodeaux ha sempre considerato la natura selvaggia come la sua unica, vera casa. Per tutti quanti lei è semplicemente Bonnie, una ragazza nata e cresciuta in seno ai Thibodeaux, un clan numeroso, rustico e rumoroso di boscaioli, conciatori e cacciatori del nord. La sua infanzia è stata scandita dal mutare delle stagioni, dal fischio del vento tra i pini e dal baccano costante delle risate e dei litigi dei suoi molti fratelli e cugini. Eppure, nonostante la presenza di una famiglia così grande, il destino di Bonnie ha preso una piega più solitaria e contemplativa. Un anziano zio del clan, un vecchio eremita che viveva isolato in una capanna di pietra lavica tra i ghiacciai superiori fungendo da custode e vedetta dei passi montani, vide in quella ragazzina qualcosa di speciale. Colpito dai suoi occhi sempre spalancati sul mondo e da una resistenza fisica fuori dal comune, lo zio decise di prenderla sotto la sua ala come apprendista, insegnandole a tracciare i sentieri, a prevedere il clima e a muoversi nel fitto dei boschi senza alterare l'equilibrio della vallata.

Per anni, Bonnie ha vissuto a metà tra i raduni festosi del suo grande clan e il silenzio rigoroso delle cime insieme a suo zio. Ha dovuto imparare a leggere ogni singola traccia impressa sul fango o sulla neve, sintonizzando i propri sensi sui respiri segreti della foresta. La sua veste marrone ha l'aspetto grezzo e logoro di chi passa i mesi a dormire all'addiaccio ed è stata rattoppata più volte sul campo con cuciture sfilacciate lungo le cosce, utilizzando ago e tendini di preda , le spalle e i bordi della sua mantella corta sono ornati da piume scure e scaglie opache, piccoli trofei ed elementi naturali raccolti insieme allo zio per mimetizzarsi meglio durante le lunghe ore di pattugliamento. Le fasce azzurre che Bonnie porta avvolte strette attorno agli avambracci e ai palmi delle mani richiamano cromaticamente il fiore selvatico da cui prende il nome, ma sono una protezione indispensabile per evitare che i rovi e la vegetazione fitta le graffino la pelle mentre si apre un varco nei boschi.

Invece di indurire il suo carattere, la vita trascorsa in solitudine ha preservato nel volto di Bonnie una purezza quasi infantile. Sotto il cappuccio scuro si spalancano grandi occhi espressivi di un nocciola chiaro, costantemente persi in un'espressione di genuina meraviglia e sorpresa, come se ogni dettaglio naturale fosse un miracolo da studiare per la prima volta. Questa sua perenne curiosità la porta spesso a camminare con la bocca leggermente dischiusa, del tutto distratta dalle minacce immediate perché affascinata dal paesaggio. Chi la incontra lungo i sentieri potrebbe scambiarla per una viandante smarrita e indifesa, ingannato dalla sua corporatura minuta e dalle sue braccia apparentemente esili. In realtà, quegli arti sottili nascondono fasci muscolari e tendini densi e compatti come flessibili radici di ferro, forgiati da anni di arrampicate e duro lavoro manuale.

Il vero simbolo della forza di Bonnie è la colossale arma ancorata alla sua schiena tramite una solida tracolla di cuoio. Si tratta di una gigantesca spada a due mani, racchiusa in un imponente fodero di legno massiccio, venato e pesante. Questa spada le è stata ufficialmente donata dallo zio quando ha completato il suo addestramento come esploratrice dei passi; era l'arma cerimoniale che il vecchio usava per aprirsi la strada tra i tronchi caduti o per difendere i confini del territorio familiare. Dal pomolo dell'elsa, che sporge obliquamente sopra la sua spalla destra, pende una singola piuma scura, un talismano beneaugurante legato dallo zio per augurarle un cammino sicuro...

Ora, del tutto libera di fare quello che vuole e padrona del proprio destino, Bonnie ha deciso di assecondare quell'indomita curiosità che l'ha sempre spinta a guardare oltre l'orizzonte. Ha salutato la sua numerosa famiglia e ha iniziato a camminare per il solo piacere di scoprire cosa si nascondesse al di là dei confini innevati che conosceva fin dall'infanzia. Senza ordini da eseguire o doveri da rispettare, i suoi passi l'hanno condotta per la prima volta lontano da casa, fino alle porte della civiltà. Ferma davanti alle imponenti mura bianche di una città fortificata, osserva quel labirinto di pietra con la consueta e sognante meraviglia, pronta ad esplorare questo nuovo e bizzarro mondo che si nasconde tra gli uomini...

Il suo clan

Nelle valli d’alta quota che tagliano le montagne del nord, la civiltà dei grandi regni e delle città fortificate non è altro che un’eco lontana, priva di qualsiasi importanza per la popolazione locale. Quei territori selvaggi e impervi appartengono da generazioni ai Thibodeaux, un clan umano numeroso, ramificato e tenace che vive secondo le proprie leggi ancestrali, ignorando i re, i confini e le tasse del mondo civile. Essi sono l’incarnazione dei più puri uomini dei boschi: una stirpe di boscaioli, cacciatori, conciatori e distillatori, temprati da un clima spietato e da una terra che non regala nulla a nessuno. Divisi in decine di famiglie che condividono lo stesso sangue, vivono in piccole comunità di baracche di legno massiccio e pietra lavica arroccate sui costoni di roccia, dove il fumo dei camini è l'unico segno di vita per miglia e miglia di isolamento.

La vita all'interno di questo clan è scandita da un bizzarro ma affascinante contrasto tra una rozza durezza quotidiana e un calore comunitario travolgente. I membri della comunità lavorano duramente dall'alba al tramonto nel fitto delle foreste; sono persone di pochissime parole con gli stranieri, diffidenti e guardinghe verso chiunque indossi abiti troppo puliti o armature cittadine sfarzose, che considerano simboli di debolezza. Ma tra di loro, nei raduni familiari attorno ai grandi fuochi durante i solstizi, il clan esplode in una caciara selvaggia e spensierata fatta di risate sguaiate, balli ritmati dal battito dei piedi sulle assi di legno e fiumi di un fortissimo liquore artigianale distillato segretamente con radici di montagna e grano selvatico, una bevanda capace di stordire un orco ma che i Thibodeaux bevono con allegria. Pur amando visceralmente la propria libertà individuale, la loro lealtà verso il sangue comune è assoluta e indissolubile: se qualcuno tocca un singolo membro dei Thibodeaux, l'intera vallata risponde imbracciando asce da boscaiolo e archi da caccia. Non combattono per la gloria, per il denaro o per la corona, ma per difendere la propria terra e l'autonomia della famiglia. Non hanno accademie d'arme o caserme, ma i patriarchi tramandano ai giovani come tracciare le bestie, leggere i mutamenti del vento e usare armi pesanti da lavoro con una forza tendinea spaventosa.

Il nucleo familiare più stretto di Bonnie riflette appieno lo spirito indomito e rurale di questa gente delle cime. Suo padre, un uomo massiccio e silenzioso con le mani perennemente segnate dalla resina, si chiama Gideon Thibodeaux, ed è considerato uno dei più abili tagliapietre della vallata, mentre sua madre, Maeve Thibodeaux, possiede lo stesso temperamento radioso della figlia ed è nota nel clan per la sua abilità nel conciare le pelli e preparare decotti medicinali. Bonnie è cresciuta in mezzo a una prole caotica e rumorosa, dividendo la baracca con i suoi fratelli maggiori Caleb e Silas, entrambi boscaioli già capaci di abbattere una quercia in pochi colpi, e con il fratellino minore Tobias, un bambino di soli otto anni che passa le giornate a imitare i grandi cacciando topi con una fionda. Tra le sorelle spiccano Clara, una ragazza laboriosa ed esperta nella tessitura che ha aiutato Bonnie a rattoppare la sua veste marrone prima della partenza, e la piccola Hanna, una bimba spensierata che ha intrecciato per prima i fili azzurri attorno alle sue protezioni. La guida spirituale di questa numerosa famiglia rimane tuttavia il vecchio Zio Bartholomew, l'eremita dei ghiacciai superiori e patriarca della stirpe che ha preso Bonnie sotto la sua ala, affiancato nelle decisioni importanti del clan dal burbero Cugino Jedidiah, il distillatore capo che custodisce i segreti del liquore di radici, e dall'anziana Zia Martha, una donna severa che custodisce la memoria orale e le leggende degli antichi montanari.

Le dita mi si stringono attorno alle fasce azzurre che avvolgono i miei palmi, quasi a voler cercare il contatto familiare con quel tessuto che odora ancora di muschio e del vento del nord della mia casa. Cammino a passi lenti, quasi esitanti, muovendomi con la grazia scattante e silenziosa che mio zio mi ha insegnato per non spezzare i rami secchi nel sottobosco. O meglio, mi muoverei così se la mia testa non fosse completamente altrove.

Ho la bocca leggermente dischiusa e i miei grandi occhi nocciola spalancati, persi in una meraviglia così assoluta da lasciarmi del tutto scoperta di fronte a ciò che mi circonda. Per giorni ho girovagato da sola tra montagne incontaminate e fitte foreste di aghifoglie, ma questo... questo bizzarro ammasso di pietra e carne mi sta mandando totalmente in confusione. Fisso il lastricato sotto i miei piedi, affascinata da come gli uomini siano riusciti a tagliare la roccia in forme così geometriche e innaturali; poi il mio sguardo si perde verso le merci trasportate dai carri, distratta dalla varietà di colori accesi delle stoffe dei mercanti, tinte così vive che tra le mie vette semplicemente non esistono. Sento i frammenti di discorso sulla "fiera", sulle prelibatezze e sulle stranezze che vi si trovano, e nella mia mente spensierata quelle parole risuonano come le vecchie storie di spiriti che il mio clan raccontava la sera davanti al fuoco. Una fiera. Una festa gigante. La mia anima montanara, abituata ai rari ma rumorosi raduni del clan Thibodeaux dove si balla fino all'alba, si risveglia con un sussulto di pura eccitazione. Voglio vedere. Voglio scoprire tutto.

Ma la folla inizia ad accalcarsi in prossimità della porta cittadina e lo shock della realtà mi piomba addosso sotto forma di quattro uomini in armatura rigida. Guardie. Li osservo incuriosita, studiando il modo in cui il sole si riflette sul metallo delle loro corazze pulite, pensando a quanto debbano essere goffi e rumorosi nel fitto di un vero bosco.

La discussione poco più avanti tra i soldati e quel grosso cacciatore mezz'orco mi ridesta parzialmente dal mio stato di trance sognante. Vedo la sua grossa ascia da caccia venire avvolta nel sacco di pelle e bloccata con quel laccio di cuoio. Sento le parole delle guardie ed esamino me stessa. Sotto la mia tunica marrone, logora e rattoppata più volte sulle cosce con tendini di preda, il mio giaco di maglia perfetto è completamente invisibile. Il mio arco corto da caccia è saldamente ancorato di lato allo zaino, accanto alla mia unica faretra con le venti frecce. Ma poi c'è lei. La colossale spada a due mani che mi svetta oltre la spalla destra, racchiusa nel mastodontico fodero di legno massiccio, venato e pesante che mi ha donato mio zio. Una lama del genere non si può nascondere. È l'arma cerimoniale della mia gente, uno strumento nato per abbattere i tronchi e difendere i confini del clan. La piuma scura che pende dal pomolo dell'elsa oscilla pigramente nel vento, quasi a ricordarmi il mio addestramento e la mia devozione ai sentieri selvaggi nel nome di Ehlonna.

So che se dovesse scoppiare una rissa là dentro, quel legaccio mi richiederà un'intera azione di movimento solo per liberare l'acciaio, ma il mio istinto mi dice di essere paziente. Dopotutto, non ho intenzione di fare del male a nessuno; voglio solo curiosare tra le bancarelle a bocca aperta e assecondare la mia curiosità.

Quando la fila avanza e tocca finalmente a me farmi ispezionare per accedere a questa nuova e strana realtà, faccio un piccolo passo avanti. Immagino che il contrasto sia quasi comico per loro , una ragazza dall'aspetto minuto, con le braccia apparentemente esili e un'aria del tutto innocente e spaesata, che trasporta sulla schiena un'arma monumentale adatta a un veterano del doppio della sua stazza. Sollevo lo sguardo verso la guardia più vicina, regalandole un sorriso limpido e radioso privo di qualsiasi malizia o diplomazia cittadina...

Salute a voi, uomini della città di pietra...esclamo, con la mia voce limpida che porta ancora l'accento ruvido delle comunità del nord...la mia gente non usa legare il ferro quando entra in un villaggio, ma non sono venuta qui per cercare il sangue...se la legge di questo strano posto dice che la spada dello zio deve riposare legata nel suo fodero, mostratemi pure come stringere questo laccio. Voglio solo vedere i colori di questa fiera di cui tutti parlano...

Mentre parlo, faccio scivolare leggermente la tracolla di cuoio sul petto e inclino il busto in avanti per permettere alla guardia di raggiungere più facilmente l'impugnatura e il fodero di legno dello spadone, offrendo la mia preziosa arma per l'ispezione con totale e spensierata fiducia, pronta a farmi legare la lama pur di varcare quella grande porta e scoprire cosa si nasconde tra gli uomini.

Modificato da Dardan

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L' ingresso.

La guardia, un signore di mezza età che entra a malapena nell'armatura imbottita di ordinanza ,che già di prima mattina puzza di sudore e con l'alito puzzolente per i denti marci ti ride in faccia di fronte il tuo ingenuo modo di parlare.

Ha ha ha..ragazzina sei molto divertente. Dai mi raccomando fai che quando ridarai la spada a tuo zio i legacci restino ben serrati. Se tuo zio è grosso come questa spada c'è nece ne accorgeremo subito se non la porta assicurata. E poi divertiti alla fiera, capito bimba?

Senza lasciarti modo di replicare ti mostra l'ingresso libero e passa a visionare la coppia di viandanti successiva.

La via principale si dischiude dinnanzi a te nel quarto ed ultimo giorno della fiera. Banchi dai tendaggi multicolori sono posizionati ai lati della larga via principale mentre, piccoli venditori ambulanti, acrobati e circensi occupano il centro.

Armi, ceramiche, stoffe, oggetto intagliati, gioielli... sono solo alcuni degli articoli a disposizione per chi gira tra i banchi. Invece venditori ambulanti di panini, focacce e dolcetti al miele vendono da mangiare a chi vuole mangiare mentre osserva gli spettacoli di mangiafuoco, acrobati, trampolieri ed altri artisti dalle vestii multicolore.

Stai girando osservando meravigliata questo spettacolo multicolore quando urti ( o vieni urtata) da un ometto più piccolo di te vestito in modo bizzarro che si schianta ai tuoi piedi rotolando sul selciato.

Haaarg! Guarda dove vai!

Esclama sgorbutico dopo il sonoro crack del banco portatile che porta al collo indica che ha subito un qualche tipo di danno.

Si rotola stringendosi il braccio prima di alzarsi mostrando un forte dolore

Ecco!.... l'hai rotto e ora come faccio a guadagnarmi da vivere? Aspetta non commentare..sono un potente mago...se vuoi e paghi ti posso leggere il futuro nelle carte. Non sei curioso quale amore destino e fortuna ti spetta ragazza? Per 10 monte d'argento posso farlo. Oppure possiamo scommettere a trova la carta, se indovino mi dai tu i soldi altrimenti te li do io, hai 59 possibilità di vincere contro 1 ci stai? Dai me li devi dopo lo spintone che mi hai dato?

Il piccolo uomo dalla pelle grigiastra e la lingua lunga ti guarda con uno sguardo carico di aspettativa dall'alto del suo metro e venti.

Non conosci i giochi di carte, ma il tipo sembra molto convincente nell'affermare le sue ragioni...come comportarsi???

@Dardan a te

Modificato da Monkey77

Rimango un attimo a bocca aperta a guardare la guardia che mi ride in faccia con i suoi denti marci, ma prima che io possa rispondergli che mio padre Gideon dice sempre che le risate allungano la vita, l'uomo mi ha già spinta avanti. Sento il peso dello spadone dello zio Bartholomew sulla schiena, stretto e impacciato da quel legaccio di cuoio cittadino che mi hanno messo attorno al fodero di legno ferreo. Mi sembra una regola che vale meno del fumo di un camino spento, ma per come la vedo io, se serve a non far agitare questi uomini di pietra con le armature strette, posso anche tenermelo.

Farsi solo tre passi oltre la grande porta e la testa mi inizia a girare per la troppa caciara. C’è più movimento qui che nel bosco profondo quando i lupi si contendono una cerva! Sbatto le palpebre, con gli occhi sgranati e la bocca leggermente dischiusa, del tutto rapita dai tendaggi multicolori, dal profumo dolce delle focacce al miele che solletica il mio naso da montanara e dai trampolieri che camminano alti come giovani pini. Sono così del tutto distratta a fissare un mangiafuoco, cercando di capire se stia usando la resina o qualche strano misticismo cittadino, che le mie orecchie non sentono il rumore dei passi che si avvicinano...

CRACK.

Ooh!...esclamo, facendo un balzo all'indietro con grazia, mentre un bizzarro ometto grigiastro, piccolo quasi come i cuccioli del mio clan, rotola sul lastricato proprio davanti ai miei piedi.

lo guardo rialzarsi tutto sgangherato, stringendosi il braccio e urlando contro di me...quando sento il sonoro rumore del suo banco di legno spaccato, il mio cuore si stringe per il dispiacere...mio zio mi ha insegnato a rispettare il lavoro di chiunque, e vedere gli attrezzi di questo piccoletto ridotti in pezzi mi fa sentire proprio in colpa, anche se io suppongo di averlo urtato solo perché avevo gli occhi persi a guardare altrove.

Mi inclino in avanti, abbassando il busto e portando le mani avvolte nelle fasce azzurre verso le ginocchia per guardarlo dritto in faccia, studiando la sua bizzarra pelle grigia con sincera e ingenua curiosità.

Oh, per tutti i furetti della foresta, mi dispiace un sacco, piccolo uomo!...esclamo, la mia voce limpida dal ruvido accento del nord che risuona genuina e senza un briciolo di malizia...Mio fratello Caleb dice sempre che chi cammina guardando le cime degli alberi finisce sempre per calpestare i nidi a terra...non volevo spaccare il tuo vassoio di legno, davvero.

Lo ascolto mentre si proclama un potente mago, parlando di carte, futuro, destini e scommesse bizzarre. Non ho mai visto un mazzo di carte in tutta la mia vita sulle montagne; la mia gente si sfida a chi solleva i ceppi di quercia più pesanti o a chi beve più distillato della notte senza cadere dalla panca, non con questi pezzetti di carta colorata...non ho mai visto un mazzo di carte in tutta la mia vita sulle montagne e, a essere sincera, tutte quelle parole e quei numeri bizzarri mi scivolano addosso senza che io ci capisca un granché , ma la sua parlantina è così fluida e convincente che mi sembra un tipo bizzarro ma amichevole...eppure, l'onestà dei Thibodeaux viene prima di tutto...

Un mago, dici? Beh, per come la vedo io, hai un aspetto davvero stravagante per comandare i misticismi della terra!...gli rispondo regalandogli un sorriso radioso e amichevole, del tutto ignara del fatto che stia cercando di imbrogliarmi...io non ne so nulla di carte e di fortune, e l'argento nel mio borsello preferisco tenerlo per comprare del cibo vero prima di rimettermi in viaggio , ma sono una ragazza onesta, e visto che il tuo banco si è preso un brutto spintone per colpa della mia sbadataggine, non mi sembra giusto andarmene senza rimediare...

Mi raddrizzo, infilo le dita sotto la tunica marrone logora e apro il mio borsello di cuoio, tirando fuori una singola, lucente moneta d'argento, mostrandogliela sul palmo della mano con assoluta trasparenza.

Non voglio scommettere sul mio destino, piccolo mago, perché mi piace essere libera come il vento che soffia sui ghiacciai e decidere da sola dove posare i piedi. Ma ecco, prendi questa moneta d'argento. Spero che ti basti per comprare dello spago robusto o della resina di pino per rimediare al crack del tuo legno. E se il tuo braccio fa ancora male, posso mostrarti come ci prendiamo cura dei tagli noi montanari, ci scommetto che tornerà solido come prima in un attimo!

  • Autore

... Lo gnomo dalla pelle smunta ti guarda deluso per un frammento di secondo prima di tornare alla carica. Oh non è un problema ti ringrazio comunque guarda che belle le mie carte... Ti si avvicina mostrandoti i tarocchi laminati in avorio, mentre li fa scorrere veloci tra le dita gli cascano su pavimento, hooops... Si china a raccoglierle poi si rialza e con una certa fretta si congeda.

Rapidità di mano 24 vs osservare 3 non so se ti interessa che mostro i tiri dimmi tu.

Mi è andata male questa volta ti saluto ragazza...

Si gira per andarsene quando vedi un crepitio scintillante e il suo viso muta per alcuni secondi in una espressione inebetita.

Una voce minacciosa proveniente dalle tue spalle ti fa sobbalzare.

Restituisci alla ragazza la scorsella con le monete se non vuoi finire incenerito all'istante.

Ti volti e vedi un uomo di mezza età, fai lunghi capelli biondo cenere e un'espressione poco rassicurante. I suoi abiti sono eccentrici ricoperti di scaglie colorate di un qualche rettile sconosciuto.

Sai cosa odio di più di voi mezzuomini dalla lingua lunga? I mezzuomini imbroglioni.

Lo gnomo ripresosi dallo stordimento scruta un secondo il pericoloso individuo che noti avere una mano con indice e anulare legati assieme da un laccio di cuoio mentre l'altra è libera da impedimenti , con le dita posizionate a toccarsi in modo strano.

Dopo aver analizzato la situazione il piccolo imbroglione lancia ai tuoi piedi il sacchetto in cui tenevi le monete e sbuffando si regola tra la folla.

Il misterioso arcanista osserva il ladruncolo sparire poi rilasa la mano ed inizia a riannodare le dita come prevede la legge cittadina.

Sbriga i tuoi affari e poi tornare e nei tuoi monti ragazza della foresta, le città nascondono bestie peggiori di lupi e orsi. E non pensare che io sia intervenuto per aiutarti, semplicemente odio i piccoli imbroglioni, e tutti coloro che manipolano ed ingannano. Tornatene di tui lupi e le tue alci.

Detto questo si volta e se ne va sparendo tra la folla lasciandoti sola in mezzo ad una fiera che non appare più così meravigliosa.

Comunque sei libera di esplorarla ed acquistare qualunque cosa desideri, dai vetri colorati alle piume di aquila gigante, ad armi di ottima fattura.

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@Dardan a te. I png tengo a farli parlare più con le azioni che con le descrizioni, non vorrei che pensassi che possano mettere in ombra il PG perché non è quella l'intenzione lo dico in anticipo anche se non credo che serva. Sei libero di esplorare fiera e città come desideri.

Modificato da Monkey77

Rimango lì a battere le palpebre per qualche istante, guardando lo gnomo che fa cadere le sue carte d'avorio e si congeda in tutta fretta. Sto ancora pensando a quanto siano goffi questi cittadini persino a tenere in mano dei pezzi di carta, quando la terra sembra quasi tremare sotto i miei stivali scamosciati.

Un crepitio di scintille, la faccia del piccolo mago che diventa tutt'a un tratto inebetita e, subito dopo, una voce che sembra il rombo di un tuono estivo proprio sopra le mie spalle mi fa fare un balzo che quasi mi porta a sbattere contro un banco di dolciumi.

Mi volto di scatto, con la bocca spalancata e il cuore che batte forte, non per la paura, ma per la pura sorpresa di quel misticismo improvviso. Davanti a me c'è un uomo biondo cenere che sembra uscito da una delle leggende più cupe dello zio Bartholomew: abiti eccentrici ricoperti di scaglie lucide come quelle di un rettile mostruoso e lo sguardo di chi non ha mai sorriso in tutta la sua vita. Osservo le sue mani, notando il laccio di cuoio che gli stringe le dita proprio come la legge di questo posto impone per le armi e gli incantesimi, e per un attimo mi domando se tutti i cittadini abbiano l'abitudine di legarsi i pezzi del corpo pur di vivere insieme.

Poi, con un sonoro rumore sulla pietra del lastricato, il mio borsello di cuoio ricade proprio tra i miei piedi.

Abbasso lo sguardo, confusa, e solo in quel momento realizzo quello che è appena successo. Mi tocco il fianco con le mani avvolte nelle fasce azzurre, scoprendo che la tasca della tunica è plumb vuota. Quell'ometto grigio mi aveva ripulito le tasche mentre raccoglieva le sue carte colorate, e io, con la testa persa tra le nuvole del mercato, non me n'ero accorta minimamente! Mi sento un furetto sciocco, una cucciola distratta che si è fatta distrarre dal luccichio di un falò.

Mi chino a raccogliere il borsello, stringendolo al petto, mentre lo gnomo sparisce tra la folla e l'arcanista biondo si volta per andarsene, sputando parole dure come pietre di fiume. Dice di tornarmene tra i miei monti, tra i miei lupi e le mie alci, perché la città nasconde bestie peggiori dei mostri dei boschi. Dice che non lo ha fatto per me.

Ma la gente del clan Thibodeaux non lascia mai un debito scoperto, e un avvertimento sincero per quanto ruvido merita sempre un ringraziamento , faccio due passi rapidi in avanti per non perderlo nella calca, parlando a voce alta per farmi sentire sopra il baccano dei venditori ambulanti.

Ehi, uomo con le scaglie di rettile!...esclamo, con la mia parlata lenta e l'accento ruvido del nord che taglia l'aria della fiera...Mio padre Gideon dice sempre che non importa se raccogli una mela caduta perché hai fame o solo perché odi vederla marcire a terra, l'albero ti è grato comunque! Io suppongo di essere stata una sciocca con la testa tra le nuvole, ma le tue scintille hanno salvato l'argento della mia famiglia, e questo per me vale molto di più delle tue parole da temporale.

Lo guardo sparire tra la folla, mentre le sue parole sull'oscurità di questo posto mi rimangono impresse nella mente. Abbasso lo sguardo sulla fiera. Per un momento, i colori dei tendaggi e il profumo delle focacce al miele sembrano meno luminosi, macchiati dalla consapevolezza che qui gli uomini usano la destrezza delle dita per rubarsi il pane a vicenda invece di aiutarsi...

Ma la spensieratezza dei Thibodeaux non è un ramoscello che si spezza al primo soffio di vento. Stringo la tracolla di cuoio del mio spadone, raddrizzando le spalle sotto la mantella di piume. Lo zio mi ha mandata a scoprire il mondo, e non sarà certo un piccolo imbroglione grigio a farmi scappare di nuovo verso i ghiacciai superiori prima ancora di aver visto cosa c'è oltre queste mura bianche. Anzi, ora la mia curiosità è ancora più grande: se questo posto nasconde bestie peggiori di lupi e orsi, allora significa che dovrò tenere gli occhi un po' più aperti e la mano vicina al ferro dello zio, legaccio o non legaccio.

Apro il borsello per controllare che le mie monete d'oro e d'argento siano tutte al loro posto, rassicurata dal loro tintinnio rurale. Ho ancora settanta monete che pesano sul fianco e un intero mercato da esplorare. Mi rimetto a camminare, muovendomi con un pizzico di attenzione in più tra i carri e la folla, ma lasciando che lo sguardo torni a farsi rapire dalle merci stravaganti.

Cammino lentamente tra i banchi, lasciando che la spiacevole sensazione del borseggio scivoli via come l'acqua piovana sulle piume della mia mantella. Questa città sarà anche pieno di insidie, ma io suppongo che ci sia ancora troppa bellezza da scoprire per starsene con il muso lungo.

I miei stivali scamosciati mi portano prima verso la bancarella dei vetri colorati , mi fermo lì davanti a bocca aperta, incantata da come quelle boccette e quelle lastre sottili riescano a intrappolare la luce del sole, spaccandola in frammenti azzurri, rossi e verdi che sembrano gemme di ghiaccio lavico. Ne sfioro una con le dita avvolte nelle fasce, chiedendomi se in città usino queste magie trasparenti per bere il distillato o solo per abbellire le finestre delle case.

Poi, un profumo selvaggio e familiare attira la mia curiosità di montanara verso una bancarella decisamente insolita, dove un mercante espone delle enormi piume di aquila gigante. Mi avvicino stiracchiando il collo, con gli occhi nocciola spalancati per la sorpresa. Guardo le piume scure cucite sulla mia mantella e poi guardo quelle: sono monumentali, larghe quanto la lama del mio spadone! Mi viene subito da pensare allo zio Bartholomew e a come gli brillerebbero gli occhi se potesse vederle...chissà da quale nido sperduto tra le vette più impervie provengono, o se appartengono a qualche rapace mitico benedetto da Ehlonna.

Infine, quasi per istinto, i miei passi si arrestano davanti a un banco pesante, carico di armi di ottima fattura. Non guardo le spade corte o i pugnali da cittadini, ma i grandi ferri da battaglia. Mi metto a osservare le asce bipenni e i grandi spadoni d'acciaio lucido esposti, confrontandoli mentalmente con l'arma che porto ancorata sulla schiena, stringendo per un riflesso protettivo la tracolla di cuoio ed penso a mio padre Gideon e ai miei fratelli Caleb e Silas, a quanto riderebbero nel vedere queste lame cittadine così lucide e senza neanche un graffio , e mi scappa un sorriso sincero mentre allungo il collo per spiare come sono fatti i pomoli delle spade degli uomini del sud.

Modificato da Dardan

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... mentre osservo l'incredibile varietà di armi da guerra esposte, notando la semplice, ma ottima fattura . Ti accorgi che dietro il pesante carro che espone la merce c'è un negozio con una insegna su cui è città la parola Fucina. Dall'interno senti un vociare di una lingua dura come la pietrame il rimbombo di un martello che Picchia con forza contro un incudine. Ma non è questo che ti spinge a varcare la soglia fumosa del negozio, quanto un disegno sbiadito sul portone spalancato di uno spadone fiammeggiante su campo rosso. È lo stesso simbolo inciso in piccolo nell'elsa del tuo gigantesco spadone. Hai passato ore su ore a prenderti cura dell'arma dello zio lucidando quel piccolo blasone immaginando l'enorme lama prendere fuoco.

I tuoi passi ti conducono fino al portone, dove la tua mano accarezza il legno ormai vecchio osservando da vicino il disegno sbiadito che tanto ti ha colpito. All'interno della stanza vedi un bancone che divide a metà la sala e dall'altra parte un nano muscoloso dai capelli rossi battere il martello su un incudine gigante, alternando la battitura al riscaldare il pezzo nella forgia rovente per evitare che l'acciaio diventi fragile.

In mezzo a quel calore c'è anche la figura di una vecchia nana, seduta su una sedia con piccole rotelle sotto i piedi. Il corpo e ormai gobbo, piegato da una vita dura di sacrifici, ma gli occhi sono due pozzi neri come caverne luccicanti di una lucida vitalità.

La sua voce, roca ma ancora potente ti risveglia dal tuo mondo di contemplazione.

Hei tu, bambina! Vieni da me e fammi vedere lo spadone che grava sulla tua schiena. Horglan fermati un momento abbiamo ospiti.

Nonostante la fragilità del corpo si pone come una donna forte abituata a dare ordini e vedere eseguito quanto dice senza essere contraddetta.

Il nano dai muscoli mantidi di sudore obbedisce all'ordine senza discutere e si mette da parte bevendo da un otre lasciando passare l'anziana nana che si avvicina al bancone con la sua sedia mobile.

Hai appena subito una truffa, ma l'anziana nana non sembra avere cattive intenzioni. Se assecondare la sua richiesta o meno è una decisione che potrebbe rivelarsi determinante per il tuo cammino.

@Dardan a te.

Modificato da Monkey77

Rimango immobile per qualche istante con il naso all'insù, con gli occhi sgranati a fissare quel disegno sbiadito sul portone spalancato , sfioro il legno vecchio con le dita avvolte nelle fasce azzurre, mentre la mia mente mette in fila i ricordi delle lunghe serate invernali passate a lucidare l'impugnatura dell'arma dello zio, accarezzando proprio quel piccolo blasone a forma di spada di fuoco....deve esserci un qualche strano misticismo della terra se i miei passi sbadati mi hanno portata dritta davanti allo stesso simbolo, proprio qui, in mezzo a tutta questa caciara di città.

Il calore della stanza mi investe il viso non appena varco la soglia fumosa, mischiandosi all'odore acre del carbone e dell'acciaio scaldato. Sgattaiolo all'interno a passi felpati, del tutto incantata dal rimbombo ritmico del martello del grosso nano dai capelli rossi, un suono così potente che mi vibra fin dentro le ossa del petto. Mio padre Gideon dice sempre che il ferro capisce solo la forza e la pazienza, e quel tipo ci sa decisamente fare.

La voce roca e potente della vecchia nana interrompe di colpo la mia contemplazione. Faccio un piccolo sobbalzo, sbattendo le palpebre e abbassando lo sguardo su quella sedia con le piccole rotelle. Ha il corpo curvo e gobbo come i vecchi rami di pino piegati dalla neve dei ghiacciai, ma quando incrocio i suoi occhi neri, vi leggo dentro la stessa lucida vitalità e la stessa severità di mia zia Martha. È una matriarca, si vede da come muove le mani e da come quel colosso di nano obbedisce ai suoi ordini senza fiatare. E nel mio clan, alle parole dei vecchi si porta sempre un rispetto sacro.

Faccio un passo avanti verso il bancone, del tutto priva di malizia o di paura, regalandole uno dei miei sorrisi più limpidi e spensierati.

Salute a voi, nonna delle fucine...esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona chiara sopra lo scoppiettio della forgia...Mio zio Bartholomew mi ha sempre detto che quando una donna con l'argento nei capelli e il fuoco negli occhi comanda, una ragazza saggia fa bene a stare ad ascoltare e a non fare storie...

Senza esitare un solo secondo, porto le mani dietro le spalle. Slaccio con mossa fluida la grossa tracolla di cuoio e sollevo il mastodontico fodero di legno massiccio, venato e pesante. Lo spadone è quasi più alto di me e grava sulle mie braccia, ma lo maneggio con la disinvoltura forgiata da anni di duro lavoro manuale sulle montagne.

Ricordo il laccio di cuoio che la guardia alla porta mi ha stretto attorno all'impugnatura per non farmelo sguainare, così non estraggo la lama d'acciaio. Poggio invece l'intero fodero sul bancone pesante con delicatezza, facendo scorrere le dita fino al pomolo dell'elsa, proprio dove pende la singola piuma scura che mi ha legato lo zio come talismano beneaugurante. Con il pollice indico il piccolo blasone inciso nel metallo, mostrandolo alla vecchia nana.

Questo ferro apparteneva a mio zio, il custode dei passi montani del nord...spiego, sporgendo il collo con ingenua curiosità per studiare la reazione sul suo volto rugoso....ha inciso sopra lo stesso identico disegno di spada fiammeggiante che avete dipinto sul vostro portone , io non ne so nulla di città e di blasoni, ma ci scommetto un furetto che questo acciaio ha una storia molto più lunga dei miei diciassette anni. Guardatelo pure finché volete...

Resto lì, appoggiata con i palmi delle mani al bancone di legno, con la bocca leggermente dischiusa e lo sguardo fisso sulla vecchia , del tutto impaziente di scoprire cosa sappia di quella lama che porto sulla schiena...

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...La leggenda.

Oooh si piccola ragazza dei boschi, questa storia è vecchia di secoli. E visto il rispetto che porti per gli anziani te la racconterò.

Si alza dalla sedia con le gambe tremanti e con le nodose mani artritiche slega il laccio che assicura lo spadone.

Con un movimento fluido estrae la tua arma a!mutandine la fattura e i rossi riflessi emanati dalle braci della forgia.

Soddisfatta di quanto visto, la appoggia sul bancone lasciandola sguainata.

Io mi chiamo Shoomma .Non ho idea di come questa lama sia arrivata nelle tue mani. Ma devi sapere che non è stata forgiata da un fabbro della tua razza. Ma da uno dei più grandi artigiani che la storia manica abbia mai conosciuto...Durgeddin il Nero.

Durgeddin era il capoclan ... Il nostro capoclan del regno della caverna scintillante. Eravamo un clan antico, rispettato. Ma un giorno orde orchesche hanno iniziato ad imperversare per i nostri monti. I nostri guerrieri erano valorosi...ma quelle creature erano troppe. Troppi nani perirono sotto le loro asce. Durgeddin si ritrovò dinnanzi ad una scelta difficile. Con il clan decimato spedì donne e bambini con un manipolo di guerrieri a sud. E lui con tutti i guerrieri che riuscì a radunare iniziò una crociata contro quelle immonde creature.

Creò una fortezza segreta tra i monti dove creò armi di impareggiabile fattura, armi magiche che entravano in simbiosi con il guerriero che le impugnava.

Da lì condusse una lunga guerriglia contro le armate orchesche. Guerra che durò 10 anni. Forse un tempo che a te sembra lungo ragazza,ma che per le montagne è poco più di un respiro.

Gli orchi scoprirono la fortezza e al costo di enormi perdite riuscirono a espugnarla e saccheggiarla. Da allora è un posto proibito e maledetto per noi nani.

Io ero una delle giovani nane fuggita al sud per volere del nostro capoclan. Sono cresciuta e ho portato avanti la memoria della nostra razza ora che siamo dispersi nel regno degli umani.

Perciò ricordo questa lama, arma forgiata Direttamente da Durgeddin per suo cugino Turak , Vergine Cruenta di Haela Brighaxe.. Vergine Cruenta è il nome con cui vengono chiamati i chierici di questa valorosa divinità non importa se maschi o femmine.

È evidente che il suo potere è sopito...ma con i riti che mi sono stati tramandati posso risvegliarla. Però devi essere pronta alla possibilità che possa rifiutarti se non dovesse ritenerti degna.

Inoltre non farei il rito per nulla. Attiverò lo spirito della lama se mi prometti che compiersi una missione per il clan. Ti dovrai recare al dente di pietra, sotto cui di nasconde la antica fortezza. Ne dovrai esplorare i recessi più bui e trovare la forgia di Durgeddin, non credo che tutto sia stato saccheggiato. Dovrai portare quí ogni lama che troverai da lui forgiata ed ogni iscrizione che illustri i suoi processi di forgiatura. Verrai ricompensata per ognuna di queste cose che dovessi trovare.

Sei disposta a compiere questa impresa ragazza dei boschi? O preferisci restare con uno spadone gigante di ottima fattura...sapendo che in realtà non sei degna di portarlo.

Vorrei tanto che fosse un membro del mio clan a recuperare la nostra eredità...ma mio nipote è un ottimo fabbro...ma manca del cuore del guerriero.

Senti il nano dalla chioma rossa irrigidirsi ma restare in silenzio.

E se il destino ha voluto che l'arma appartenuta ad un guerriero tanto valoroso finisse nelle mani di una simile fanciulla...chi sono io per oppormi al volere del fato.

La vecchia nana ti guarda fissa negli occhi in attesa della risposta che crede di sapere dall'istante in cui ti ha visto imbambolata dinnanzi al simbolo della sconsiderata divinità nanica.

@Dardan a te.

Modificato da Monkey77

Fisso la lama sguainata dello spadone che riflette i bagliori rossi della forgia, e per un attimo mi sembra quasi di non respirare. Ho passato anni a lucidare quel metallo, a togliere la ruggine e la resina dei boschi, ma vederlo così, nudo e splendente tra le mani nodose dell'anziana Shoomma, mi fa battere il core forte come un tamburo di guerra. Ascolto la sua storia, una storia di secoli, di battaglie, di montagne e di un artigiano chiamato Durgeddin il Nero, e nella mia mente sognante quelle parole pesano come macigni lavici crollati da una cima.

Quando la vecchia nana pronuncia il nome originale di questo ferro , Vergine Cruenta, sento un brivido freddo corrermi lungo i tendini delle braccia esili. Mio zio Bartholomew mi ha sempre detto che le grandi armi hanno un'anima profonda quanto le radici degli alberi antichi, ma io suppongo di non aver mai immaginato che la mia spada nascondesse lo spirito di un guerriero tanto valoroso del popolo della pietra.

Poi, le sue parole si fanno dure, affilate come il ghiaccio del nord. Mi chiede se sono disposta a viaggiare fino al Dente di Pietra, a scendere nei recessi più bui di quella fortezza maledetta per riportare indietro le lame perdute e le iscrizioni di Durgeddin. E mi sfida, guardandomi dritta negli occhi neri, chiedendomi se preferisco andarmene sapendo nel mio cuore di non essere degna di portare questo peso sulla schiena.

A quelle parole, la spensieratezza della ragazza dei boschi lascia il posto all'orgoglio indomito dei Thibodeaux. Raddrizzo la schiena sotto la mantella di piume, sollevando il mento e piantando i miei grandi occhi nocciola direttamente nei suoi, senza un briciolo di paura, radiosa di una determinazione fiera e sincera.

Nonna Shoomma, la mia gente è ruvida come la corteccia dei pini e non ama i doveri dei re, ma non c'è un solo Thibodeaux che abbia mai rifiutato di onorare il ferro che porta o la memoria di chi è venuto prima...esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona fiera nella fucina fumosa, interrompendo quel silenzio pesante...Mio zio Bartholomew mi ha consegnato questo spadone dicendomi che avrei dovuto proteggere i sentieri e farne buon uso nel mondo, e io ci scommetto un furetto che il destino non mi ha portata davanti al vostro portone spalancato per puro caso , se lo spirito di questa Vergine Cruenta sta dormendo e ha bisogno di un rito per risvegliarsi, io sono pronta a guardarla in faccia e a farmi giudicare. Non ho paura di non essere degna, perché il mio cuore è limpido come l'acqua dei ghiacciai superiori e la mia presa sul manico dello zio è solida.

Faccio un passo ancora più vicino al bancone, allungando le mani avvolte nelle fasce azzurre fino a sfiorare la guardia dello spadone sguainato, accettando l'impresa con totale e spensierata fiducia...

Vi do la mia parola di montanara: camminerò fino al Dente di Pietra e cercherò i segreti di Durgeddin nel buio profondo di quelle caverne. Se ci sono lame forgiate dal vostro capoclan che riposano nel fango, le riporterò quassù alla vostra forgia, una per una. Però, nonna... mi dovrete anche dire da che parte si deve camminare per arrivarci. Io conosco a menadito ogni singolo anfratto e sentiero ghiacciato delle mie cime del nord, ma in questo posto di pianura e di lastricati non so nemmeno dove guardare per trovare questo dente di roccia di cui parlate. Spiegatemi dove posare i piedi.

Faccio una breve pausa, spostando i miei grandi occhi spalancati direttamente sul grosso nano dai capelli rossi, guardandolo con totale e spensierata simpatia, prima di tornare a rivolgermi alla vecchia matriarca con un sorriso radioso.

E se dite che a vostro nipote Horglan manca il cuore del guerriero per compiere questa impresa, beh... per come la vedo io, il rimedio è molto facile , fatelo venire con me! Mio padre Gideon dice sempre che il coraggio non si impara restando seduti a guardare il fuoco del camino, ma si forgia affrontando il vento e la pioggia. Nel mio clan non lasciamo mai indietro nessuno che abbia bisogno di irrobustirsi i tendini. Lasciate che Horglan cammini al mio fianco , io suppongo che prima di arrivare a quel monte, a forza di marciare all'aria aperta e badare ai pericoli, il suo cuore ricomincerà a battere forte come il suo martello sull'incudine, e allora sarà lui a riportare a casa l'acciaio della vostra stirpe! Che ne dite? Facciamo questo rito e poi partiamo insieme?

Lascio cadere la proposta nella stanza fumosa, del tutto ignara di aver detto qualcosa che potrebbe ferire l'orgoglio del nano o sconvolgere la vecchia , restando in attesa per vedere come reagiranno entrambi a questa mia bizzarra idea da pratica montanara.

Modificato da Dardan

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... Dinnanzi alla tua onesta proposta la vecchia scambia uno sguardo con il nipote, il quale non tollera l'aspettativa insita nello sguardo profondo della nana.

Horglan sbuffa e dopo averti lanciato uno sguardo carico di risentimento batte i pugni contro un mobile e si volta uscendo rapidamente dalla stanza senza il coraggio di proferire parola.

La vecchia Shoomma abbassa lo sguardo,delusa per la reazione del suo erede.

Mi spiace giovane ragazza... è colpa mia. Mi sono tanto preoccupata di tutelare i giovani del clan per paura di perderli...che non gli ho dato modo di forgiare a dovere le loro ossa. Siamo diventati dei commercianti...e l'unico ricordo di un popolo guerriero risiede solo nella mia vecchia memoria.

Ora non posso forzare Horglan a venire con te , se non fa da solo questo passo sarebbe solo una zavorra per te. Rischiando di metterti in pericolo.

Vieni stasera dopo il tramonto per risvegliare la spada...e non mangiare cavoli. Ti consiglio inoltre di trovare un alternativa ad Horglan per accompagnarti in questo viaggio. Non ho una reale speranza che possa trovare il coraggio di lasciare la fucina in cui è tanto bravo per i rischi che la missione comporta.

La fiera ha attirato un sacco di avventurieri, di certo li troverai alla locanda della Medusa Danzante.

Poi volgendosi ala porta sul retro

Balin! Vieni quí a darmi il cambio. Ho da fare ora.

Esci dalla porta della fucina reimmergendoti nel caos della fiera...ma con un nuovo obiettivo da raggiungere.

@Dardan a te. Comunque è ancora tarda mattinata/ primo pomeriggio.

Modificato da Monkey77

Rimanendo un attimo a guardare la porta dove Horglan è appena scappato via, mi gratto la nuca sotto il cappuccio, sentendomi un furetto un po' sciocco. Io suppongo che le mie parole da montanara siano state ruvide come la corteccia d'inverno, ma per come la vedo io, se qualcuno ha il fuoco dentro ma lo tiene coperto dalla cenere, ha solo bisogno di un buon colpo di vento per farlo divampare di nuovo.

Annuisco con vigore quando nonna Shoomma mi raccomanda di tornare dopo il tramonto per il rito della spada e, soprattutto, di non mangiare cavoli. Non ho idea di cosa c'entrino i cavoli con la magia del popolo della pietra, ma la gente del mio clan sa che con i misticismi degli anziani non si scherza mica. Le regalo un ultimo cenno di saluto, guardando di sfuggita l'altro nano, Balin, che entra a darle il cambio, e poi varco di nuovo la soglia, reimmergendomi a bocca aperta nel fiume di colori e di caciara della fiera.

Il sole è ancora alto, a metà del suo cammino nel cielo, e l'aria puzza di dolciumi, sudore e cavalli e mentre cammino ripenso al consiglio di Shoomma sulla locanda della Medusa Danzante , non ho la più pallida idea di cosa sia una medusa e mi sembra un nome strambo per un posto dove la gente va a bere e a riposare, ma se la fiera ha davvero attirato cacciatori e avventurieri da ogni dove, io suppongo che quello sia il nido giusto in cui andare a guardare. Cammino lungo il lastricato chiedendo indicazioni a tre o quattro mercanti di passaggio , interrompendo ogni volta i discorsi perché mi incanto a guardare un saltimbanco o un carretto pieno di panni colorati , finché non lascio alle mie spalle il baccano del mercato principale per addentrarmi nei vicoli della città fortificata.

Il pesante portone di legno della Medusa Danzante cede sotto la spinta delle mie mani, e un'ondata di calore mi investe il viso facendomi arricciare il naso , l'aria qui dentro è spessa e grigia, satura del fumo pungente di decine di pipe di argilla e dell'odore forte di spezie bruciate e birra acida rovesciata sui tavoli. Sbatto le palpebre, sgranando i miei grandi occhi nocciola per abituarmi a questa penombra artificiale. La sala è enorme, molto più grande di qualunque baracca del clan Thibodeaux. È un labirinto di tavoli di legno scuro dove si accalca ogni genere di viandante , ci sono uomini con armature opache di fango, bizzarri tizi con mantelli sgargianti che sussurrano tra loro negli angoli, e persino cacciatori che ridono sguaiatamente lanciando dadi sull'asse di legno. Il frastuono delle risate, delle stoviglie che sbattono e di uno stravagante cittadino che pizzica le corde di uno strumento di legno in un angolo mi riempie le orecchie, ricordandomi la caciara dei nostri raduni del solstizio, solo che qui nessuno ha la faccia pulita delle mie montagne.

Con la bocca leggermente dischiusa per la curiosità, ignoro gli sguardi di un paio di tizi che si girano a fissare lo spadone cerimoniale dello zio Bartholomew che mi svetta oltre la spalla destra. Avanzo a passi felpati, muovendomi con la grazia leggera dei miei stivali scamosciati in mezzo a quel baccano, finché dei miei piedi non si arrestano davanti a un lungo e massiccio bancone di quercia che taglia in due la stanza.

Dietro il legno c'è un uomo corpulento con un grembiule di tela lordo di grasso, che pulisce i boccali con uno straccio che ha visto giorni migliori, muovendo le braccia muscolose con il ritmo stanco di chi fa questo lavoro da quando è sorto il sole. Mi arrampico su uno degli alti sgabelli di legno, lasciando che i piedi restino a penzoloni, e appoggio i palmi delle mani avvolte nelle fasce azzurre sul bancone, regalandogli un sorriso radioso, privo di ogni malizia.

Salute a te, oste della Medusa esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord taglia il baccano circostante con totale spensieratezza. Io suppongo che questo sia il nido più rumoroso e colorato di tutto l'ammasso di pietra! La vecchia nonna delle fucine mi ha detto che qui dentro avrei trovato persone con le gambe pronte per i sentieri selvaggi e il cuore da guerriero, e io ci scommetto un faretto che tu conosci ognuna delle anime che siede a questi tavoli.

Infilo le dita sotto la tunica marrone logora, apro il mio borsello di cuoio e faccio tintinnare le mie monete prima di tirarne fuori un paio d'argento, facendole scivolare sul legno lucido verso di lui come segno di rispetto.

Non voglio il vostro distillato, perché ho una promessa da mantenere al tramonto e mi hanno raccomandato di tenere la pancia pulita , ma sono una ragazza onesta e non amo chiedere senza dare nulla in cambio. Versatemi pure un goccio d'acqua fresca di sorgente, se ne avete, e ditemi... c'è qualcuno in mezzo a tutta questa caciara che abbia voglia di mettersi in viaggio verso quel posto che chiamano il Dente di Pietra? La vecchia Shoomma mi ha consigliato di cercare qui attorno un compagno che conosca i rischi della via prima di rimettermi in cammino, e io suppongo che i vostri occhi abbiano già visto chi possiede lo spirito giusto per una simile impresa.

Resto lì seduta sullo sgabello, inclinando la testa di lato con aria sognante mentre aspetto che l'uomo si decida a rispondermi, del tutto ignara degli sguardi incuriositi che la mia parlata e il mio spadone gigante stanno attirando dalle retrovie della locanda.

Modificato da Dardan

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Il grande oste ti guarda serio per un secondo, poi sorride e con una voce dolce, che non ti aspetteresti da un omone tanto grande ,ti risponde.

..Ed a ma la vita ha insegnato a non giudicare il Contenuto di una bottiglia dalle dimensioni di quest'ultima. Se ti manda Shoomma vuol dire che non sei una ragazzina da sottovalutare. Ne ho visti di avventurieri passare di qui, e non sempre i più forti erano grandi grossi e minacciosi.

Purtroppo la fiera è quasi finita e grandi gruppi di avventurieri hanno già sbrigato i loro affari e sono ripartiti...ma qualcuno che si differenzia dai mercenari o cacciatori che trovi ovunque ancora c'è.

L'oste che scoprì chiamarsi Bramm , ti indica vari individui per la sala.

La vedi quella donna muscolosa con il tatuaggio di una rosa su un sole nascente sulla schiena. Quella è un asceta devota al dio del sole che unisce pratiche marziali a mano nuda con la devozione verso il buon signore del mattino. È una brava persona che sa quando scherzare e quando tenere la bocca chiusa.

Poi c'è Marcus... L'ho conosciuto un anno fa ed era molto diverso da ora, era uno stregone eccentrico fissato con la storia che discende dai draghi . Era solare e sapevo avesse un figlio da qualche parte qui vicino. Sette mesi fa l'ho visto profondamente cambiato, stravolto dal lutto per il figlio , in circostanze ...poco chiare e piacevoli. Ora è molto cupo, secco ed aggressivo. Ma in fondo è capibile visto la tragedia vissuta no? Comunque non l'ho mai visto comportarsi male con chi non lo meritasse...anche se con certa gentaccia l'ho visto sfogare la rabbia che lo divora dentro.

Se invece hai bisogno di qualcuno di sveglio che eviti che tu finisca in una qualche trappola ne conosco diversi... purtroppo la maggior parte di questi individui si dedica anche ad attività truffaldine. E sarebbero fedeli solo alla paga che gli prometteresti. Ora non lo vedo ma l'unico che ha un qualcosa diverso è Todd, uno gnomo dalla pelle smunta che si professa mago ma in realtà è più un prestidigitatore . Non è perfetto...ma nonostante tutto ha un qualcosa di diverso dagli altri privi di morale, se decidessi di portarlo con te puoi star certa che non ti abbandonerebbe dinnanzi al pericolo.

Se poi cerchi qualcuno con delle capacità specifiche chiedi pure . Non so chi sia rimasto in città, ma se vengo a sapere che qualcuno ancora gira per la fiera te lo mando. Visto che hai già pagato senza consumare, vuoi una stanza per questa notte? Me ne si sono liberate un paio.

L'oste ti ha fatto una descrizione delle persone che ti consiglierebbe, ma nulla ti vieta di andare a parlare con il mezz'orco cacciatore che hai visto entrare in città e che sta bevendo con altri soldati a riposo, ne con il bardo che sta intrattenendo gli avventori con storielle in rima a sfondo piccante. Noti anche un elfo dalle orecchie a punta in armatura pesante che mangia della frutta in un tavolo il più possibile ritirato dal baccano.

In questo pomeriggio prima che il sole tramonti hai modo di conoscere qualcuno o girare ancora per la fiera ( o fare qualunque attività ti possa aggradare)

@Dardan a te.

Modificato da Monkey77

Ascolto le parole di Bramm stringendo le dita attorno alle mie fasce azzurre, ma quando fa il nome di Todd, sgrano gli occhi così tanto che mi sembra quasi che mi debbano uscire dalla testa. Sbatto i palmi sul bancone di quercia, interrompendo il mio atteggiamento distratto con un sussulto di caparbia incredulità.

Todd, dici? Un ometto grigio piccolo con un vassoio di legno appeso al collo? Beh, caro Bramm, io ci scommetto un faretto che quel tuo amico lo conosco già fin troppo bene! Non è passata nemmeno un'ora da quando quel finto mago mi ha ripulito la tasca della tunica alla fiera per pura disonestà. Se non fosse intervenuto un uomo vestito di scaglie di rettile che lo ha minacciato di incenerirlo, a quest'ora sarei rimasta senza un solo pezzo di metallo. Sarà anche fedele come dici tu, ma per come la vedo io, quel piccoletto ha le mani decisamente troppo leste per i miei gusti da montanara!

Sbuffo una mezza risata, scuotendo la testa parzialmente divertita da quanto sia bizzarra la gente oltre queste mura, poi frugo sotto la tunica marrone logora ed estraggo tre lucenti monete d'argento dal mio borsello di cuoio, facendole scivolare sul legno lucido verso l'oste con assoluta trasparenza.

Prendo molto volentieri una stanza per stanotte, Bramm. Ecco l'argento per il nido. Avere un posto sicuro dove poggiare lo spadone dello zio Bartholomew prima che faccia buio mi sembra un'ottima idea. Ma per il resto, io suppongo di aver già capito verso quale tavolo devono camminare i miei stivali scamosciati.

Senza aspettare la replica del taverniere, scendo dall'alto sgabello di legno. Ignoro la caciara della sala e mi dirigo a passi felpati, guidata dal mio istinto Caotico Buono, verso l'angolo più buio e appartato della locanda, là dove Bramm mi ha indicato la figura solitaria di Marcus. Man mano che mi avvicino nella penombra, le mie orecchie sorde finalmente si collegano ai miei occhi: riconosco subito quei lunghi capelli biondo cenere e, soprattutto, quegli abiti eccentrici ricoperti di scaglie lucide di rettile che avevo visto brillare sotto il sole della fiera. È lui. L'arcanista che ha fatto scattare le scintille contro il ladruncolo e mi ha ridato il borsello.

Mi fermo davanti al suo tavolo di legno scuro, lasciando che lo spadone che mi svetta oltre la spalla destra oscilli pigramente. Lo osservo con i miei grandi occhi nocciola spalancati, ma nel mio sguardo non c'è traccia di timore per la sua aria cupa, secca e ringhiosa. Vi si legge solo una profonda, sincera compassione da montanara, il dolore di chi sa cosa significhi perdere un pezzo del proprio sangue. Mi siedo sulla sedia di fronte a lui senza chiedere il permesso, appoggiando i palmi avvolti nelle fasce azzurre sul tavolo e sporgendo il busto in avanti per guardarlo dritto in faccia con totale e spensierata trasparenza.

Salute a te, Marcus. Ci incontriamo di nuovo. Poco fa, davanti alle porte del villaggio grande, mi hai detto di sbrigare i miei affari e tornarmene tra i miei lupi e le mie alci, perché le città nascondono bestie peggiori delle creature dei boschi. Io suppongo di essere stata una sciocca distratta a farmi borseggiare da quell'ometto grigio, ma le tue scintille hanno salvato l'argento della mia famiglia e un Thibodeaux non lascia mai un debito di gratitudine scoperto.

Appoggio la schiena alla sedia, studiando il suo viso biondo cenere e parlando con la mia parlata lenta e ruvida, lasciando che la mia onestà rurale riempia lo spazio tra di noi.

L'oste Bramm mi ha appena detto che la rabbia e il lutto ti stanno mangiando l'anima da sette mesi per via del tuo cucciolo che non c'è più, e che ora hai il viso scuro come i tetti di pietra prima di un temporale. La mia gente del nord dice che quando un lupo resta solo a masticare il proprio veleno, ringhia a chiunque gli si avvicini solo perché ha una ferita profonda che nessuno sa come fasciare. Io sono Bonnie, e visto che mi hai detto di tornarmene tra i miei monti, sono venuta qui a dirti che se hai bisogno di un po' d'aria pulita per far scivolare via questo fumo dalla testa, io sto per rimettermi in marcia devo camminare fino a quel posto che chiamano il Dente di Pietra per conto del popolo della forgia. Per come la vedo io, il vento delle cime fa bene a chi ha il cuore pesante se hai ancora della forza nelle tue braccia e nei tuoi misticismi e vuoi venire a respirare un po' di libertà lontano da questo lastricato grigio, il mio sentiero è aperto anche per te. Che ne dici, uomo con le scaglie di rettile, ti va di rimetterti in cammino insieme alla ragazza della foresta?

Resto lì immobile, con la bocca leggermente dischiusa in un'espressione d'ingenua ma incrollabile attesa, piantando i miei occhi nei suoi per vedere se quel padre ferito che mi ha salvata deciderà di accettare la mia mano o se proverà a cacciarmi via con un ringhioso rifiuto da cittadino.

Modificato da Dardan

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L'oste si mette a ridere quando racconti la tua disavventura con il piccolo gnomo dalla lingua lunga e la mani ancora di più. Riprendi una di queste monete ragazza, sei di manica troppo larga se continui così ti ritroverai senza monete. Fa per ridarti la moneta d'argento di troppo, quando ritira la mano. Anzi, ci ho ripensato, questa sera quando tornerai in stanza troverai una piccola sorpresa. Questa la tengo io per procurarmi il necessario.

Ti dirigo verso Marcus facendo la tua proposta , ingenua e di buon cuore con il tuo solito strano modo di parlare.

Lo stregone ti fissa con i suoi occhi che contengono a stento il fuoco oscuro che gli brucia dentro.

Vorresti che ti accompagnarsi per le tue scampagnate? Sei sicura?

Dice con voce piena di carica oscura.

Non hai idea di quale oscurità stia divorando il mio cuore. Altrimenti mi staresti lontana...o mi trafiggeresti con quel grosso spadone che porti con te. Facendo un favore al mondo...ed a me.

Se davvero non mi temi , e vuoi che ti accompagno in una quale landa desolata dimmi dove e quando mi vuoi pronto. Ma non aspettarti da me una figura paterna che ti incoraggi quando sarai in difficoltà. Da me puoi aspettarti solo pura energia distruttiva...od oscura. Non sono buono a fare altro ,a quanto sembra... è la mia vera natura. ...il suo sguardo si perde per un secondo in un qualche ricordo carico di nostalgia e aspettativa. Prima di riaccendersi nuovamente del fuoco rabbioso che lo divora attimo dopo attimo.

L'oste attira l'attenzione per mostrarti la tua stanza ora ripulita dalle tracce del precedente inquilino. Sei fortunata perché è una delle poche stanze singole. Piccola ma pulita ed accogliente con già una tinozza di acqua calda per poterti dare una lavata. Sul letto trovi un vestito da avventuriera di colore verde della tua taglia, piegato inframezzato da spighe di lavanda secca che le danno un gradevole profumo di pulito.

Evidentemente è questo il pensiero cui ti accennavo l'oste, qualcosa ti fa intuire che sia costato più di una moneta d'argento, ma il fatto che ti mandasse la vecchia e rispettata nana unità alla tua aria ingenua e pulita devono averti fatto entrare nelle grazie del buon uomo. Evidentemente nelle città puoi trovare persone buone come disoneste... bisogna solo prendersi il tempo per conoscerle.

@Dardan a te. Manca ancora qualche ora al tramonto vuoi fare altro?

Modificato da Monkey77

Fisso Marcus dritto nei suoi occhi carichi di quel fuoco oscuro e rabbioso, ascoltando le sue parole dure su quanto sia pericoloso stargli vicino e su come farei meglio a trafiggerlo con lo spadone dello zio Bartholomew. Per un attimo la sua carica distruttiva fa tremare l'aria del tavolo, ma per come la vedo io, questa rabbia di città non è poi così diversa dai grandi temporali che spaccano i pini sulle mie montagne: fanno un gran baccano e strappano le radici, ma prima o poi il cielo si pulisce sempre. Regalo a questo stregone secco e cupo un sorriso radioso, appoggiando le mie mani avvolte nelle fasce azzurre sul tavolo con assoluta e spensierata fermezza.

Io non ti temo mica, Marcus , mio zio mi ha insegnato a guardare in faccia i lupi feriti, e ci scommetto un furetto che sotto tutte queste tue scaglie di rettile c'è solo un uomo che ha bisogno di camminare tanto per consumare il veleno che ha dentro e non mi serve una figura paterna, perché per quella ho già Gideon e lo zio Bartholomew che mi aspettano sulle montagne , a me serve solo qualcuno che sappia dove posare i piedi e che non si spaventi se la via si fa impervia. Fatti trovare qui davanti alla Medusa domani mattina, non appena il primo raggio di sole bacerà i tetti di pietra. Per allora la mia spada sarà sveglia e noi saremo pronti a metterci in marcia verso il Dente di Pietra.

Gli faccio un cenno allegro con la testa e mi alzo dalla sedia, lasciandolo ai suoi pensieri carichi di nostalgia, proprio mentre Bramm attira la mia attenzione per mostrarmi la mia stanza.

Quando salgo le scale di legno e varco la soglia del mio nido per la notte, rimango a bocca aperta con gli occhi nocciola sgranati per la meraviglia. È una stanza piccola, ma pulita e accogliente, e al centro c'è una gigantesca tinozza di legno piena di acqua caldissima che fuma pigramente. Io non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia vita! Lassù al nord ci laviamo nei torrenziali ghiacciati saltando da una roccia all'altra, e l'idea di potermi immergere nel calore al coperto mi sembra un misticismo da re. Ma la sorpresa più grande è sul letto: un bellissimo vestito da avventuriera di un verde acceso, infilato in mezzo a spighe di lavanda secca che riempiono la stanza di un profumo selvaggio e pulito. Capisco subito che quel buon omone dell'oste ha speso molto più delle mie tre monete d'argento per farmi questo regalo, e il mio cuore si riempie di una gratitudine rurale così forte che mi fa dimenticare del tutto la disonestà del piccolo gnomo grigio. Nelle città ci sarà pure del marcio sotto il lastricato, ma io suppongo che ci siano anche anime d'oro che sanno come accogliere una ragazza dei boschi.

Senza perdere tempo, mi tolgo la tunica marrone logora e rattoppata e mi infilo nella tinozza, sguazzando nell'acqua calda come un cucciolo di lontra e ridendo da sola per il piacere di quel calore. Mi do una bella lavata e poi indosso il vestito verde profumato di lavanda: mi sta a pennello, leggero e scattante, perfetto per muovermi nei boschi nel nome di Ehlonna. Riposiziono il giaco di maglia perfetto sotto la stoffa pulita, nascondendolo alla vista, e mi riallaccio la tracolla del colossale spadone sulla schiena.

Scendo di nuovo nella sala della taverna che è ancora metà pomeriggio, con il sole che illumina le finestre prima di iniziare la sua discesa verso il tramonto. Ho ancora qualche ora libera prima di tornare alla fucina di Shoomma, e la mia testa tra le nuvole ha bisogno di fare qualcosa per non annoiarsi. Trovo un tavolo d'angolo un po' isolato, mi ci siedo sopra lasciando penzolare le gambe e tiro fuori dal mio Kit da Sopravvivenza un piccolo coltello da caccia e un ciocco di legno di pino che mi ero portata dietro dalle montagne.

Mi metto lì a intagliare il legno con pazienza, con la bocca leggermente dischiusa ed esageratamente concentrata sui dettagli delle venature, del tutto sorda e isolata rispetto alla caciara dei mercanti e dei cacciatori che continuano a bere intorno a me. Voglio intagliare una piccola figura di volatile o di furetto da regalare a Bramm come ringraziamento per il vestito verde

Sono così incredibilmente inattenta, tutta persa nel mio piccolo mondo fatto di trucioli e profumo di resina, che la mia testa si isola completamente da ciò che mi circonda, tanto che le voci degli avventori mi arrivano solo come un ronzio lontano di api nel fitto del bosco, eppure, proprio a causa di questa mia sognante distrazione, finisco per captare per puro caso dei frammenti confusi dai discorsi dei soldati a riposo e dei mercanti, mescolando le loro bizzarre storie cittadine con le vecchie leggende montanare che conosco fin da bambina, mentre aspetto pazientemente che le ombre inizino finalmente ad allungarsi sui lastricati per dare inizio al risveglio della mia Vergine Cruenta.

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...te ne stai nella sala grande ad intagliare il tuo furetto di legno, ignara della gente incuriosita di te e dell'enorme spadone. Marcus non c'è più al so tavolo, deve essersi andato a procurare il materiale per il viaggio che vi spetta. Sei talmente presa dal finire di intagliare il furetto di legno che ti accorgi del tempo che passa solo grazie alla luce rosata che entra dalla finestra rivolta ad Ovest.

Ripulisci in fretta il tavolo dai trucioli di legno e ti sbrighi ad uscire dalla grossa locanda temendo di arrivare tardi.

Le strade si stanno svuotando e i banchi di stanno apprestando a concludere le ultime trattative prima del coprifuoco notturno.

Cerchi di ricordarti lo svincolo da prendere per andare alla fucina quando vedi Todd, lo gnomo dai toni grigi sbracciare da un vicolo laterale a pochi metri da te attirando la tua attenzione

Pass...seguimi...dei brutti ceffi ti vogliono aggredire...vieni con me che ti conduco dove vuoi evitandoli...puoi fidarti non voglio ingannarti... davvero! Ma devi seguirmi subito.

Lo gnomo truffaldino ti lancia un ultima occhiata prima di farti cenno di seguirlo e sparire nel piccolo vicolo scuro.

@Dardan a te.

Modificato da Monkey77

Sbuco fuori dal vicolo a passi rapidi, ripulendomi ancora la gonna del vestito verde nuovo da qualche truciolo di pino rimasto impigliato nella stoffa profumata di lavanda, tutta preoccupata dall'idea di arrivare in ritardo alla fucina ora che il cielo a Ovest è diventato rosa come i fiori selvatici delle mie cime. Sono così concentrata a cercare di ricordare quale fosse lo svincolo giusto tra questi lastricati tutti uguali che quasi non mi accorgo dello gnomo grigio che sbraccia da un angolo scuro, attirando la mia attenzione con quel suo modo di parlare a macchinetta che sembra il fruscio delle foglie secche.

Mi fermo di colpo, sgranando i grandi occhi nocciola sotto il cappuccio mentre lo ascolto dire che ci sono dei brutti ceffi pronti ad aggredirmi e che devo seguirlo subito nel vicolo scuro se voglio evitarli. Per un momento mi viene quasi da ridere a sentire che qualcuno in questo villaggio grande vorrebbe dare fastidio a una ragazza dei boschi che porta sulla schiena un ferro cerimoniale monumentale come quello dello zio Bartholomew, ma la parlantina di questo Todd è così carica di aspettativa che il mio cuore buono non riesce proprio a lasciarlo lì senza rispondergli , non porto rancore per il borseggio di stamattina, perché mio padre Gideon dice sempre che persino la volpe più ladra merita un po' di attenzione quando ti avverte che sta arrivando il lupo, e io suppongo che questo piccoletto stia davvero cercando di farsi perdonare per quel brutto tiro che voleva giocarmi con il mio borsello.

Avanzo a passi felpati verso l'imboccatura del vicolo scuro, muovendomi con la grazia leggera dei miei stivali scamosciati ma facendo scivolare, stavolta con un pizzico di attenzione in più, la mano avvolta nelle fasce azzurre verso la tracolla di cuoio dello spadone, decisa a non farmi cogliere di nuovo con la testa tra le nuvole.

Ehi, piccolo mago dalle mani leste, io ci scommetto un furetto che corri più veloce di una pernice quando hai paura! esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord risuona calma nella penombra del vicolo, mentre allungo il collo con ingenua curiosità per non perderlo di vista tra le ombre delle case di pietra. Io non ho mica paura dei brutti ceffi di città, perché per come la vedo io i veri pericoli hanno le zanne dei lupi invernali e non le giacche pulite dei cittadini, ma ho una promessa da mantenere con nonna Shoomma prima che faccia notte fonda e non ho nessuna intenzione di far aspettare il fuoco della sua forgia. Se dici che questa via scorciatoia ci porterà dritti alla Fucina evitando i guai, allora ti vengo dietro volentieri, ma vedi di camminare dritto e non far ballare troppo quelle tue dita da baro, altrimenti ci penserò io a farti fare un altro bel salto come quello di stamattina!

Mi addentro nel vicolo scuro subito dietro di lui, pronta a vedere dove mi condurranno i piedi di questo strano alleato grigio prima che il sole si nasconda del tutto dietro i tetti del grande villaggio .

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No, no dico il vero dice mentre ti guida lesto per i vicoli della città a passo svelto. Ha le gambe corte ma le muove talmente veloci che ti devi impegnare per tenere il suo passo. Ero...in un posto, dove hem.. facevo...delle cose e lì c'erano anche....delle persone ....poco.. delle persone particolari. Quando le mie orecchie hanno udito ragazza minuta con lo spadone gigantesco...e .... Malmenare e derubare. Sai io non sono proprio un tipo... Cavalleresco.. però non mi piacciono i due mezz'orchi che sono stati ingaggiati... Tipi violenti che si lasciano prendere la mano, più di un poveretto c'è rimasto secco sotto i loro pugni . A loro piace versare il sangue con le mani. Io non dico di essere onesto, ma non faccio del male a nessuno.

...continuate ancora per un po' quando facendo un giro labirintico tra le case con il primo piano di mattoni o pietre ed il secondo di legno, arrivate alla traversa prima della fucina. La via è vuota, fatta eccezione per il nano dalla peluria rossa che sta svoltando l'angolo proprio in questo momento. È Horglan.

Nel vederti , lo osservo sobbalzare come se non si aspettasse di incontrare qualcuno...o di incontrare te.

Anche Todd sobbalza un attimo al tuo fianco, poi saltellando e tirandoti la manica lo indica gridando a gran voce.

Eccolo! È lui! È lui che confabulava con i brutti ceffi. Era lui che ti voleva derubare! Cavolo come ha fatto a trovarci, nessuno poteva seguirci con i giri che ho fatto.

Horglan impallidisce di fronte a tali accuse.

No! Io non volevo derubare proprio nessuno. Gnomo truffaldino stai mentendo! La tua parola non vale niente sparisci!

Il piccolo gnomo non si lascia intimidire.

Sei tu il bugiardo , la volevi uccidere mettendogli contro quelle canaglie? Sei un farabutto!

La faccenda è poco chiara, come reagire a questa nebulosa situazione?

@Dardan a te.

Modificato da Monkey77

Rimango un attimo a battere le palpebre, guardando prima lo gnomo grigio che saltella strillando e indicando con il dito, e poi il grosso nano dai capelli rossi che è diventato bianco in volto come la neve fresca. La caciara improvvisa tra questi due piccoli cittadini mi riempie le orecchie, e per un momento mi sento come quando nel bosco due scoiattoli si mettono a squittire furiosi per contendersi la stessa pigna.

Ascolto le accuse di Todd e le risposte piene di risentimento di Horglan, e la mia testa tra le nuvole cerca di mettere in fila le cose , mio padre Gideon mi ha sempre insegnato che per capire da dove viene il fumo bisogna guardare dove brucia il legno, non dare retta a chi urla più forte.

Faccio un passo avanti in mezzo a loro due con la grazia scattante dei miei stivali scamosciati, del tutto spensierata e priva di paura. Avanzo a testa alta portando le mani avvolte nelle fasce azzurre dietro la schiena, sporgendo appena il viso per guardare Horglan dritto nei suoi occhi carichi di vergogna e frustrazione, regalandogli un sorriso limpido e radioso

Oh, andiamo, per tutti i tassi della collina! Mettete giù le zanne entrambi, che mi state facendo girare la testa! esclamo, e la mia voce limpida dal ruvido accento del nord taglia quel baccano con assoluta trasparenza. Horglan, guardami un po', io suppongo che tu abbia la peluria della barba ancora rossa di rabbia per le parole che ti ho detto stamattina davanti alla nonna delle fucine, e ci scommetto un furetto che sei uscito di corsa a pestare i piedi sul lastricato perché l'orgoglio ti bruciava dentro come la tua forgia. Ma non credo proprio che un nano della tua stirpe, cresciuto tra il ferro onesto e il fuoco sacro, andrebbe a confabulare nei vicoli bui con dei brutti ceffi per far dare dei pugni a una ragazza dei boschi... la gente della pietra è ruvida, ma ha il cuore solido, mica la bava dei vermi.

Mi raddrizzo, spostando i miei grandi occhi nocciola spalancati su Todd, guardandolo con una smorfia parzialmente divertita ma ferma, scuotendo la testa sotto il cappuccio scuro.

E tu, piccolo mago dalle dita svelte, io ti ringrazio per aver corso a gambe levate pur di avvertirmi del pericolo, e suppongo davvero che tu non voglia vedere il mio sangue versato. Ma la tua testa corre troppo veloce e ci vede i lupi anche dove ci sono solo i ceppi di legno! Horglan è il nipote di Shoomma, ed è solo un bravo fabbro che ha la testa calda e il muso lungo perché non ha ancora trovato il suo coraggio, non un farabutto da vicolo.

Faccio scivolare leggermente la tracolla di cuoio sul petto, lasciando che il mastodontico fodero dello spadone dello zio Bartholomew oscilli pigramente sulla mia schiena, e allungo le mani aperte verso entrambi, invitandoli alla calma con totale e ingenua fiducia, mentre le ombre della sera si fanno sempre più lunghe.

Ora basta strillare, che siamo a un tiro di schioppo dal portone spalancato della Fucina e il cielo è diventato scuro. Io ho una promessa da mantenere con la nonna... Invece di ringhiare come cagnolini, venite dentro con me davanti al fuoco.... Che ne dite?

Modificato da Dardan

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