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Cap. 2.4: Colline e selvaggina

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DM

Il freddo nelle colline non è mai pulito. È un gelo umido che porta con sé l'odore acre del fumo delle fonderie e il sentore metallico delle miniere. Sei appostata tra le rocce grigie a pochi chilometri a est di Lago Diamante. Il peso dell'arco lungo sulle tue spalle è una presenza rassicurante, l'unica cosa che sembra darti un senso di controllo in un mondo che ti vorrebbe sottomessa. Accanto a te, tuo padre Filippe soffia sulle mani screpolate, gli occhi cerchiati di stanchezza che scrutano la nebbia.

"La vedi, Seraphine?" sussurra l'uomo, indicando una sagoma scura che si muove tra i rovi gelati. "Una cerva. Piccola, ma la sua pelle vale oro per tua madre. Se la prendiamo, questo mese non dovremo chiedere prestiti a nessuno degli esattori di Smenk."

Il nome di Smenk cade tra voi come un sasso in un pozzo nero. Tuo padre lo pronuncia con il timore di un uomo onesto che vuole solo sopravvivere; tu lo senti vibrare nelle ossa come un veleno. Guardi le tue mani: sono simili a quelle di Cristine, tua madre, segnate dal lavoro duro e dal tannino delle pelli, ma nelle tue vene scorre il sangue dell'uomo che ha distrutto la sua dignità. Quel segreto è una lama che tieni nascosta, affilata ogni giorno dal disprezzo.

Mentre tendi la corda dell'arco, pronta a scoccare, senti un rumore di zoccoli. Non è la cerva. Dalla strada secondaria che porta alle miniere di Pietradorata, vedi passare una piccola scorta. Sono sgherri in giubba scura, le facce grasse di chi mangia bene mentre la città muore di fame. Al centro del gruppo, una carrozza chiusa con le insegne della famiglia Smenk. Uno dei soldati si ferma, sputa verso il bosco dove siete nascosti e ride: "Ehi, cacciatori! Se prendete qualcosa di buono, portatelo al Cane Rabbioso. Il padrone festeggia stasera, e ha sempre spazio per carne fresca... di ogni tipo."

Filippe abbassa lo sguardo, restando immobile nell'ombra per evitare guai. Ma tu senti il calore salire al volto. La cerva è ancora lì, ma la carrozza è un bersaglio molto più invitante.

@Killua

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Seraphine

Le parole di mio padre lasciano sempre un po il segno quando fanno il nome di Smenk. Ma fa parte della mia vita, finché una delle mie frecce non trapasserà il suo cuore. È allora si che quel capitolo si chiuderà per sempre.

Ma il filo comune dei miei pensieri si interrompe quando la carrozza con le guardie del corpo si frappongono tra noi e il cervo. Le parole pronunciate dalla guardia non mi toccano per nulla, non è la prima volta che insinuano, fanno battute e fanno proposte. Attaccarli ora sarebbe complicato, fossi da sola potrei vagliare la possibilità ma con mio padre li, non è proprio concepibile... ma forse...

Incocco velocemente una freccia e punto l'arco verso il cervo e aspetto il momento giusto per far si che la freccia colpisca il cervo mentre passa davanti al muso di un cavallo, nella speranza di spaventarlo un minimo per far cadere la guardia che ha parlato. Chissà che non finisca a gambe all'aria!

Modificato da Killua

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DM

Trattieni il respiro. Il mondo intorno a te scompare: non senti più il gelo, non senti l’odore acre delle fonderie, c’è solo la tensione della corda contro il polpastrello e il ritmo del battito cardiaco della preda. Scocchi. La freccia sibila nell'aria gelida, una striscia di morte grigia che taglia il nevischio. Passa a un soffio dal muso del cavallo della guardia — senti quasi il calore dell’animale — e si conficca con un suono secco e sordo nel collo della cerva. Il povero animale crolla all'istante, ma l'effetto desiderato è immediato: il cavallo, spaventato dal sibilo improvviso e dal corpo che gli cade quasi tra le zampe, si impenna con un nitrito di puro terrore.

L'uomo, che stava ancora ridendo della sua stessa battuta, perde l'equilibrio. Con un grido strozzato e un fragore di metallo, scivola dalla sella sporca di fango e finisce dritto in una pozza di acqua gelida e letame proprio mentre la carrozza gli passa accanto.

"Figlia di putt.." urla l'uomo dal fango, cercando goffamente di rialzarsi mentre i suoi compagni scoppiano a ridere, non per solidarietà, ma per lo spettacolo ridicolo.Filippe sbianca. Ti afferra per una spalla, spingendoti a terra dietro il cespuglio. "Cosa hai fatto, Seraphine... per gli dei!!"

[Che fai?]

Seraphine

Shhh p-p-p-apà.. st-st-stai tranquillo. Gli metto la mano sulla spalla con calma facendo si che lui la lasci, per poi uscire in strada con larco a tracolla. Attraverso con calma la strada, passando lontano dall'uomo caduto per terra e arrivando alla preda. Stacco la freccia [se intatta] per rimetterla nella faretra, non si sprecando nulla. Trascino per alcuni metri verso la carrozza il cervo per poi chinarmi davanti alla porta della carrozza, sapendo che chi è all'interno o mi sta ascoltando o osservando. Sia-sia-siate cosi ggggggentili da accetttttare questa offerta, messere. Da papaparte mia ppppper il disguido inavvvvvertitamente arrrrrrecato. Più difficile parlare che scoccare con larco, come sempre.

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