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Topic di Gioco: Edge of Thorns

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Newcastle, mattina del 24 giugno 2024.

Newcastle è grigia, eppure sotto questa coltre di cemento e nebbia pulsa una vita invisibile ai mortali. È appena iniziata l’estate: le giornate si allungano, l’aria è calda e i rumori della città vi arrivano vibranti, amplificati dai battiti dei vostri cuori da changeling, così in sintonia con le emozioni dei mortali con cui condividete la vostra agognata libertà. Siete stati da un paio di giorni testimoni del passaggio di corona dalla Corte della Primavera a quella dell'Estate, ma sembrate ancora in periferia rispetto ai vostri "compagni di vita".

Se vita questa si può definire. Siete stati rapiti, soggetti a interminabili torture, e ora che siete riusciti a riprendervi lo spazio che pensavate fosse vostro, la beffa. Non c'è più spazio per voi tra i normali. È passato troppo tempo, qualcuno ha preso il vostro posto. Ogni passo nella città vi ricorda quanto tutto sia nuovo, fragile, incerto. La Prigionia era orribile, certo, ma almeno aveva uno scopo. Per quanto il pensiero sia malsano, e sapete sia malsano, almeno sapevate cosa sarebbe successo di giorno in giorno con il vostro Custode.

Ora dovete sopravvivere, ed evitare di tornare nelle grinfie di Arcadia. Tra gli angoli dimenticati della città, le vecchie botteghe e le piazze fredde, la comunità dei Perduti vi osserva e vi giudica. Siete ancora dei lattanti in questo mondo. È il momento di cambiare le cose.

È lunedì, e qualsiasi cosa abbiate fatto nel weekend, vi siete rifocillati di Glamour, pronti ad affrontare i giorni che verranno.

Taiga Anzau @Mezzanotte

Sai che stai sognando. Il Giardino esplode in glicini grondanti sangue, petali che tagliano come lame mentre urla feroci risuonano tra gli alberi. Guerrieri chimerici si affrontano, artigli e zanne che lacerano carne e ossa sotto il sole di un’eterna battaglia. Vedi il vincitore mordere il cuore del perdente, il sapore di ferro e paura ti riempie la bocca. Il dolore ti scorre nelle vene mentre cerchi di fuggire tra radici contorte e spine affilate come coltelli. Le tue zampe tremano, il respiro corto, e capisci che stavolta sei stata sconfitta. Le zanne ti sfiorano la carne, l’agonia diventa estasi, ma qualcosa strappa via la realtà crudele.

Ti svegli nella tua nuova casa, per quanto possa dire che sia tua: Kevin ti sorride dal divano, l’aria profuma di sicurezza e normalità. Cosa strana, non ti sei abituata alla sicurezza e alla normalità, anche se hai combattuto con le zanne per garantirla a Kevin.

Un pensiero resta nitido, tra le nebbie del risveglio: la convocazione nello studio del nuovo re del Libero Dominio, a Drover’s Park. Non sai perché, speri non sia un'altra volta una richiesta di unirti alla sua Corte. Già è tanto che tu sia fedele al libero dominio.

Aaron Young @Theraimbownerd

Sai che stai sognando. Sei in groppa al tuo fido destriero, il vento ti strappa la voce mentre la tromba della battaglia rimbomba tra alberi contorti e fumi di guerra.
I soldati del Tiranno cadono a destra e a sinistra, sangue e polvere che ti ricoprono, ma tu continui a caricare senza paura. Un colpo improvviso, un fischio metallico: il destriero barcolla, lo senti rantolare sotto il peso del tuo stesso coraggio. Vedi le lame dell'anonimo nemico vibrare davanti ai tuoi occhi, il cuore del compagno ferito che batte a un ritmo folle. Un tentativo di fuga, ma la tua cavalcatura cede, facendo cadere anche te a terra come se la terra stessa vi volesse inghiottire. Il dolore ti schiaccia le ossa e l’anima, la sconfitta vibra fino alle dita, fino ai tendini.

Poi, un lampo di realtà: apri gli occhi nella tua nuova casa. Sul cellulare, un messaggio di... te stesso? Non sai ancora come definirlo. Insomma, il tuo rimpiazzo ti ha scritto se hai bisogno di qualcosa. È strano che sia premuroso con te.

Un pensiero resta nitido, tra le nebbie del risveglio: la convocazione nello studio del nuovo re del Libero Dominio, a Drover’s Park. Non sai perché, hai già rifiutato l'Estate, non fa per te. Credi di averglielo già dimostrato.

Manuel Vega @Ipergigio

Sai che stai sognando. Ti trovi in un corridoio di marmo infinito, le pareti ornate di specchi che riflettono dozzine di versioni di te stesso: servi, piegati, inchinati, tutti in attesa di ordini che non arrivano mai. Un clangore metallico riecheggia mentre porti vassoi carichi di cibi che bruciano come fiamme vive, ogni boccone esplode in urla e sangue dei commensali, tra le risate del tuo Custode fatato. I volti dei tuoi compagni di servitù cadono uno dopo l’altro, trasformandosi in maschere di dolore, mentre il Custode continua a ridere di gusto. Ti pieghi, senti dolori lancinanti da ogni articolazione, ogni passo è sofferenza, ogni gesto è un ordine che non puoi ignorare, eppure i tuoi occhi vedono solo l’infinito della corte del tuo Custode. Poi una porta si spalanca, una luce fredda e solida ti avvolge: il marmo svanisce, il sangue si asciuga, e senti il legno sotto i piedi.

Apri gli occhi nella stanza della servitù, le tende filtrano il sole del mattino. Sai che a qualche stanza da te la giovane padroncina dorme, ignara, e tu senti un fremito: la Prigionia è lontana, ma l’istinto del servizio è più vivo che mai.

Un pensiero resta nitido, tra le nebbie del risveglio: la convocazione nello studio del nuovo re del Libero Dominio, a Drover’s Park. Non sai perché, non è il tuo sovrano. Che ti abbiano venduto per rendergli un servizio? No, la tua regina non lo farebbe.

Lyam O'Doherty @Voignar

Sai che stai sognando. Le tue dita sfiorano le corde del violino, e ogni nota che suona raccoglie sussurri e segreti nascosti tra le ombre del palazzo. Volti e voci si intrecciano in trame contrastanti, e tu annota tutto sulla tua pelle con inchiostro invisibile, sentendo il peso di mille menzogne e intrighi. Ogni accordo rivela un complotto, e sulla tua pelle non c'è più spazio. Ti muovi silenzioso tra corridoi e lampadari, mimetizzato, il cuore che batte in sincronia con la musica e la paura. Poi un colpo improvviso: una lama tra le spalle, il metallo che penetra la carne, il tuo volto a contatto col freddo del pavimento, e il calore del tuo stesso sangue. Il volto del cospiratore emerge dal buio: il tuo Custode, il sorriso crudele che conosci così bene. Sopra di te, ormai immobilizzato da dolore e paura, un affresco che lo rappresenta ti osserva dal soffitto, le labbra piegate in una risata infinita, e le note sul pavimento danzano con il sangue.

I tuoi occhi si riaprono, e sei sommerso dai libri del negozietto che gestisci con quel vecchio pazzo di Cian Llewellyn. Che però è anche l'unico normale che ti ha creduto subito. Ormai ti è difficile capire il confine tra casa e negozio, ma va bene così: è un inizio.

Un pensiero resta nitido, tra le nebbie del risveglio: la convocazione nello studio del nuovo re del Libero Dominio, a Drover’s Park. Non sai perché, ma se le tue fonti sono serie, probabilmente ti vorrà affibbiare un qualche compito troppo noioso per il resto del libero dominio.

Off game @tutti

Ed eccoci qui! Partiamo con un inizio più "soft", così possiamo prendere confidenza con l'ambientazione. L'obiettivo (per niente celato) è di farvi incontrare dal Re, ma come dice il saggio: fate come vi pare. Iniziate pure descrivendo dove vi trovate, e interagite pure con l'ambiente e i vostri contatti mortali. Non preoccupatevi se i contenuti del sogno non sono perfettamente in linea con quanto ho descritto io: i sogni di Arcadia sono solo dei flash, fatti apposta per essere imprecisi.

Modalità di posting (che vi chiedo gentilmente di rispettare):

  • All'inizio del post scrivere nome e cognome del pg in grassetto o in grassetto sottolineato

  • Scrivere in prima persona presente

  • Spoiler per azioni separate dagli altri giocatori, dialoghi privati che altri non devono sentire, azioni meccaniche, regole e conversazioni dirette con me

Stili di formattazione:

  • Normale per la descrizione delle azioni (solito standard insomma)

  • "Grassetto fra virgolette" per il parlato

  • Corsivo per i pensieri

Sono introvabili gran parte dei siti che usavo per rollare dadi per le Chronicles of Darkness. Se avete suggerimenti, sparate. Altrimenti c'è questo:

https://tpsdice.appspot.com/CoD

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Aaron Young

Mi sveglio di soprassalto, il cuore che mi martella nel petto "Tayam!" Urlo il nome del mio megaterio, il sogno che si mescola con la realtà per un momento. Per un attimo i due lottano nella mia testa. Poi la realtà si afferma e spazza via il sogno. Non sono più ad Arcadia adesso. Sono a Newcastle, in un morbido letto. Nel mio monolocale. Beh, tecnicamente non è il tuo monolocale L' appartamento è di Aaron. Dell' altro Aaron. Però me lo affitta a un prezzo irrisorio, giusto per non destare sospetti. E tecnicamente lo pago con i suoi soldi. Un' altro dei suoi doni. Senza non so davvero dove sarei adesso. Probabilmente sotto un ponte.

Prendo in mano il mio cellulare e osservo il messaggio. Mi passo una mano sulla faccia prima di rispondere, provando a scacciare via i rimesugli di sonno. Gli dico che sto bene, mi sto adattando, ma lo ringrazio per la gentilezza. E' bene che si senta apprezzato. A me faceva piacere.

Chissà quanto mi somiglia davvero. Dentro. Per quanto riguarda l' aspetto esteriore potrei passare per suo fratello minore adesso. E' ancora decisamente più piacente di ogni altro politico della città, ma si vede che non ha il tempo di andare in palestra come una volta.

Mi infilo sotto la doccia, lasciando che l' acqua calda lavi via la stanchezza. Quando mi devo rivestire mi sorge un dubbio. Forse per incontrare un Re non dovrei andare in t-shirt e pantaloncini. Ma considerando il mio limitato guardaroba, non è che abbia moltissima scelta.

Alla fine decido per un compromesso. Un pantaloncino color kaki e una camicia bianca a maniche corte. Il re se lo dovrà far bastare.

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini

Piccole Guerre

Ho sognato l'odore dei glicini mischiato al fetore del sangue e delle feci che per me è l'afrore della gabbia.

Davanti allo specchio del cesso passo il polpastrello lungo la linea del costato dove dovrei essere squarciata. Non c'è nulla. La pelle percorsa dai marchi è perfetta. Liscia ed elastica sembra seta e acciaio sotto il mio tocco esitante.

Preferirei trovarmi dilaniata al risveglio.

Nel Giardino tutti noi soldati risorgevamo all'alba, in tempo per un altro spettacolo. I corpi miracolosamente risanati pronti per essere macellati ancora. E ancora. E ancora.

In me monta di nuovo la paura. Feroce. Irrazionale.

Con il pugno spacco lo specchio. Le nocche si rivestono di cremisi e sento il morso familiare del dolore, compagno fedele.

La sera prima ero ubriaca e ho dimenticato di tagliarmi.

Lo faccio sempre.

Devo sanguinare al sorgere del sole per essere certa che questo non sia ancora il Suo regno; un'illusione in cui mi ha avvolta per continuare a giocare con me.

Figlia di putt4na.

"Era di nuovo lo specchio del bagno, quel rumore? Taiga, ti prego, una volta tanto abbi pietà dei miei mobili!"

Tampono la ferita con l'asciugamano, raggiungo Kevin sul divano e mi piego su di lui, per baciarlo sulla fronte.

"Ti ho molestato ieri notte? Perché nel caso mi scuso. Ho avuto un combattimento, giù al club. Non mi hanno neanche sfiorata ma ero ubriaca, e sono sempre su di giri quando mi batto"

"Tu combatti ogni notte, Taiga. E non su di un ring. Ma no, non lo hai fatto"

mette il broncio e dopo un attimo aggiunge

"forse mi sarebbe piaciuto"

è costretto su una sedia a rotelle dall'ultima guerra del Medio-Niente, ma non ha perso tutte le funzionalità, lì sotto. Ha ancora delle necessità.

A volte me ne occupo, con vicendevole soddisfazione.

Gli passo il bicchiere con le pasticche. Lo costringo ad aprire la bocca per essere sicura che le mandi giù tutte.

"I nuovi farmaci sembrano funzionare. Sintomi avversi?"

"Vertigini, vomito. Le solite cose. Ma non voglio più spararmi un colpo in testa, se questo ti conforta. Per lo specchio come facciamo?"

"Te lo ricompro"

"Non hai il becco di un quattrino, mia cara"

sorride allegramente: trova rassicurante pensare sia la sua magra pensione di invalidità da veterano a tenermi legata a lui.

"per questo vivi come una parassita a casa mia"

"Allora ne ruberò uno, solo per te" gli sfioro l'orecchio con le labbra, prima di andare a prendergli la sedia a rotelle.

Mi piacciono. Mi piacciono molto queste nostre schermaglie. Piccole guerre fatte di affondi e ritirate. Offerte di pace e sesso. Lei non potrebbe imitarle neanche se volesse. Non ha mai capito un c4zzo degli esseri umani.

Vorrei continuare ma oggi vado di fretta: ho un re da incontrare.

"Aspetta"

Mi insegue lungo il corridoio, dando poderosi colpi di braccia sulle ruote.

La sua voce mi ferma quando ho già la mano sul pomello e la porta d'ingresso spalancata.

"Chi sei, da dove vieni? Piombi nella mia vita, mi sfasci casa, mi salvi dalla banca che vuole buttarmi in mezzo ad una strada anche se non ho la minima idea di come tu ci sia riuscita. Te lo devo chiedere: cosa sono io per te? Cosa siamo noi?"

Ci penso per alcuni, lunghi istanti.

Qualcuno, al semaforo, impreca in una lingua che non conosco per una precedenza non data, ma anche ora avverto la sua presenza.

Non mi lascia mai. Le nostre vite sono come fili d'erba per Lei.

Può immaginare mondi in cui costringerti a vivere. Ricostruire i corpi, ma non ridarci quello che ci ha strappato.

è l'unico vantaggio che ho su di Lei.

Non può levarci le nostre cicatrici.

Kevin.

Il caos della strada, l'aria inquinata dell'estate di Newcastle invade il suo tugurio e mi riempie i polmoni, grati.

Il predellino della sedia a rotelle mi preme contro la gamba, la sua mano è stretta attorno al mio braccio e non mi lascia andare.

"Due cani che si leccano le ferite a vicenda" rispondo.

Manuel Vega

Questa mattina mi risveglio bruscamente spalancando gli occhi, il ricordo dell'incubo disturbante che ho appena avuto è ancora vivido nella mia mente. Per alcuni lunghi secondi resto disteso ed immobile sul letto fissando il soffitto sopra di me. In questo momento sono consapevole che la mia maschera di maggiordomo diligente è caduta, per fortuna sono solo nella mia stanza e quindi nessuno può vedermi così confuso e vulnerabile.

Rivolgo lo sguardo verso la sveglia digitale sul comodino che segna le 6 e 15 del mattino. Mi concedo ancora un paio di minuti per ricompormi e ritrovare la mia lucidità: I giorni di Arcadia sono il passato ed io ho tutte le intenzioni di rifarmi una vita, il che mi riporta alla mente l'invito del Re d'Estate, potrebbe essere una buona occasione per solidificare la mia posizione nel Libero Dominio della città. Ma prima, devo adempiere ai miei compiti di maggiordomo.

Dopo aver recuperato la mia solita compostezza, mi alzo dal letto e posizionandomi davanti allo specchio mi vesto con cura affinché la divisa che vesto sempre con ostinata fierezza, mi calzi in maniera impeccabile come sempre. I miei movimenti sono calmi e calcolati, mi prendo tutto il tempo necessario affinché non ci sia nulla fuori posto e solo quando ogni cosa e perfetta, la mia giornata inizia davvero.

Sebbene la mia padroncina sia un tipo mattiniero, la lascio dormire ancora un po', quindi per prima cosa distribuisco gli incarichi quotidiani alla servitù assicurandomi che ogli cosa vada come deve, poi ritiro il quotidiano che attende appena fuori dal cancello della villa e come da consuetudine, lo porto a Padron Connor che dovrebbe già essere indaffarato nel suo ufficio.

"Signor Connor sono Manuel, posso entrare?" Domando mentre busso delicatamente alla porta. Nell'attesa do un'ultima sistemata al colletto della camicia e nel farlo ripenso al brutto sogno di questa mattina: che una parte di me non sia mai davvero fuggita da Arcadia? Che quella del maggiordomo impeccabile sia solo una delicata armatura che difende il mio animo ancora ferito? Pensieri futili che ricaccio subito in fondo nella mia mente.

Modificato da Ipergigio

  • Autore

Aaron Young @Theraimbownerd

Raggiungi l’edificio senza difficoltà: un anonimo palazzo d’uffici in centro, più simile a una piccola ambasciata dimenticata che a una corte. Un tempo impresa di carni, poi sede diplomatica di un paese africano di cui nessuno ricorda il nome, ora è la dimora dei Perduti.
È l’estate a tradirlo: davanti all’ingresso esplodono fiori tutti di una stessa specie, rossi violenti, viola profondi, gialli acidi, che crescono tra asfalto e cemento come se la città non avesse voce in capitolo. Oltre che sui vasi dei balconi che danno sulla strada, ovviamente.
L’aria è densa di calore, dolce e metallica insieme. Non c'è nessuno ad aspettarti davanti alla porta in vetro dell'ingresso. E, a quanto puoi vedere attraverso la porta, neanche nell'ingresso dell'edificio.

Taiga Anzau @Mezzanotte

Kevin lascia la presa, ridacchia e scuote la testa. "Va bene, fa’ il c@zzo che devi fare. Prometto che non andrò da nessuna parte." È sarcasmo, ma tu senti il peso vero di quelle parole. Per il Wyrd, l'energia di dramma e narrazione fatata, anche una promessa sarcastica è una promessa.
La città ti scorre addosso mentre ti muovi verso il centro, fino all’edificio della Corte: anonimo, un ufficio grigio, ma circondato da monarde rosse, viola e giallastre, nessun glicine, per tua precisa richiesta. Si trovano sia su asfalto che sui vasi dei balconi che danno sulla strada. Fa già dannatamente caldo, e il profumo dei fiori arriva alle tua narici. Davanti alla porta in vetro all'ingresso c’è già qualcuno. Un ragazzo giovane, con un Volto fatato troppo vivido per essere ignorato.

"Piume arcobaleno provenienti da uccelli esotici gli spuntano dai capelli, organizzati in un' elaborata serie di dread. Sulla spalle un mantello di viticci e fiori arriva quasi fino a terra, radicato profondamente nelle sue carni. I viticci virano però sul marrone più che sul verde, e i fiori sono di un azzurro pallido. La sua pelle è ricoperta di tatuaggi tribali, simili a quelli dei maori. Solo la sua faccia è completamente libera, candida come la neve."

Se ti ricordi bene, dovrebbe essere Aaron Young. Anche senza conoscerlo, sapresti che è “uno della tua razza”.

Offgame

Quella che ti ha fatto Kevin è una promessa che potresti sigillare. Non ti consiglio di farlo perché è una promessa inutile, ma è solo per farti vedere come potrebbe funzionare il potere del sigillo di un impegno. Se spendessi 1 Glamour, Kevin riceverebbe delle conseguenze se lasciasse casa.

Manuel Vega @Ipergigio

La voce del Signor Connor arriva secca da dietro la porta. "Avanti."
È già in camicia, maniche rimboccate, cravatta allentata, lo sguardo fisso su uno schermo pieno di numeri e grafici. Lo studio è pieno di carte e libri, ma tutto estremamente ordinato. In fondo, è il tuo lavoro che permette sia ordinato. Non alza nemmeno gli occhi quando entri: allunga il braccio e prende il giornale con un gesto automatico. "Buongiorno, Manuel." Burbero, diretto, ma non freddo. Sfoglia le prime pagine, poi ti lancia uno sguardo rapido. "Ci sono impegni particolari oggi di cui dovrei essere informato?"
Nel tono non c’è sospetto, solo fiducia: la fiducia di chi delega perché sa che le cose, con te, funzionano.

Manuel Vega

Avanzo di qualche passo nello studio del padrone, il signor Connor è già immerso nei suoi impegni già dalle prime ore del mattino, la stanza sembra infarcita di carte, libri e fascicoli, ma tutto è estremamente ordinato, proprio come piace a me. "Buongiorno a lei, Signore." Consegno il giornale e osservo in silenzio il mio padrone sfogliarne alcune pagine fino a che lui non parla di nuovo.

Tiro fuori da sotto la mia giacca un taccuino dalla copertina color amaranto, io prendo sempre appunti con carta e penna, non ho molta simpatia per aggeggi come tablet o smartphone, in qualche modo le mie competenze tecnologiche sono rimaste bloccate a prima che venissi portato in Arcadia, la tecnologia moderna è faticosa da comprendere per me. Quindi apro velocemente il mio taccuino e ne sfoglio alcune pagine "La sua agenda non ha subito cambiamenti Signore, se lo desidera posso riarrangiare i suoi appuntamenti per trovarle un po' di tempo libero."

Ripongo il taccuino "Andrei a svegliare la Signorina, la colazione sarà servita tra poco come al solito in soggiorno, ha qualche preferenza?"

Modificato da Ipergigio

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini

Saluto con un cenno Aaron, il ragazzo fatato. Non lo conosco, ma ho l'impressione si trovi lì per lo stesso mio motivo.

Taiga indossa scarpe da ginnastica, jeans strappati e una semplice canottiera stirata sulle sue forme tornite coperte di tatuaggi. Ovviamente la mano fasciata attira l'attenzione: è picchiettata di rosso, lì dove il sangue si è aperto la strada fra gli strati di garza.

"Al tuo Nobile dovevano piacere i pappagalli" commento poggiando la schiena contro un muro e gettando un'occhiata ai dintorni.

Spalle coperte. Ricognizione visiva.

Spunto sulla mia lista mentale della brava assassina.

"Ti è andata bene" aggiungo.

"La mia adora gli animali pericolosi. Sopra tutto i grossi e cattivi felini"

"Ora mi sballo con l'erba gatta e vado in calore ogni dodici giorni, c4zzo!"

Vorrei bastasse questo per odiarla.

Modificato da Mezzanotte

Aaron Young

Quando arrivo mi guardo attorno, provando a vedere se c'è qualcuno ad accogliermi. Ma l' unica persona vicino a me è una ragazza dai tratti felini. Un' altra perduta come me, chiaramente. Lei ha decisamente più l' aria di una appartenente alla corte dell' Estate rispetto a me, e le sue parole me lo confermano.

Gli piacevano le foreste tropicali. O le odiava e voleva distruggerle. Non sono mai riuscito a capirlo bene. Dico con un sospiro. Per quanto ricordi poco di Arcadia, l' umidità soffocante e le ombre profonde del reame appartenente al mio Nobile erano ancora presenze fisse nei miei incubi. Così come l' odore di fumo e cenere quando i soldati del Tiranno bruciavano la foresta per stanarmi.

Io sono Aaron Young comunque. Piacere di conoscerti. Anche tu sei qui per incontrare il Sovrano dell' Estate? Chiedo garbatamente, provando a ignorare la provocazione. A nessun Perduto è "andata bene". Nessuno.

Lyam

Il mio corpo si muove in modo così naturale, così semplice, le dita trovano le corde, il legno pesa dolcemente sulla mia spalla, e l’archetto si muove con più leggerezza di quanta io me ne ricordi

Le persone intorno a me parlano, si scambiano sguardi, intrecciano quelle bellissime sinfonie di menzogne e finte verità che io avevo tanta voglia di ascoltare; minuetti di imbrogli, valzer di tradimenti, infinte gighe di bugie che io potevo dirigere, alterare, far accelerare o rallentare ad una nota del mio violino

Poi, di colpo, sono a terra, il cuore che pompa sangue senza trovare le vene, un freddo gelido che mi trapassa le scapole da parte a parte. Il Suo volto è davanti a me, ride come ha sempre fatto, sghignazza soddisfatto a quello che è solo l’ennesimo scherzo

Io rotolo via, colpisco il pavimento, e l’urlo mi si strozza tra le labbra mentre scalcio frenetico la coperta. Non sono più alla Corte, ma in un sottoscala malamente riadattato a camera da letto

Riesco a uscire dal bozzolo e a trovare qualcosa da buttarmi addosso; sono stato convocato da un altro tipo di re, e non ho tutta questa voglia di farlo aspettare

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Taiga Anzau, Figlia dei Glicini (con Aaron Young)

"Taiga", mi limito a rispondere annuendo per rispondere alla sua domanda.

"Non volevo offendere, è che faccio sempre casini quando parlo con le persone"

sospiro.

"Me la cavo meglio con forme di comunicazione mmhh.. non verbali"

gli mostro la mano sanguinante, credo sia abbastanza intelligente per capire.

"Ma non potevo presentarmi dandoti un pugno in faccia"

Sto cercando di fare la spiritosa, immagino. Ma anche l'umorismo non è fra i miei punti di forza perciò suona più come una minaccia, anche se non era quello l'intento.

"Sia chiaro, non ti sto minacciando fisicamente o in altro modo. Cioè, non sto pensando di spezzarti il braccio sinistro all'altezza del gomito o farti una cravatta colombiana. Questo proprio no, devi credermi"

Pausa. Seguita da una frazione di secondo di panico.

"Non sai cosa è una cravatta colombiana, vero?"

Ridacchio nervosamente

"Ah, ah, bene! Grazie al cielo!"

Per qualche attimo fisso il nulla. La fronte mi si corruga nello sforzo, come avessi le parole incastrate in bocca e facessi fatica a tirarle fuori.

Alla fine sembro rinunciarci.

"Il mio strizzacervelli dice che devo parlare con le persone"

"Cioè, devo almeno provarci"

E mi limito ad annuire al vuoto.

Poi mi sembra di avere un'idea e aggiungo.

"Hai sete? Mi sembra di aver visto una macchinetta che distribuisce bevande"

C4zzo sì, vai alla grande: finalmente hai detto qualcosa di normale!

Modificato da Mezzanotte

Aaron Young

Si, magari presentarsi a pugni non è il massimo per farsi amici. Dico, con gli angoli della bocca che si alzano in un lievissimo accenno di sorriso, che però non raggiunge gli occhi.

Parlare è meglio. Dico, mentre inizio a entrare. Meglio entrare però. Non credo che il re della corte dell' Ira sia un tipo paziente. E effettivamente un po' d'acqua non sarebbe male.

Mi fermo per un attimo sull'uscio . E si, comunque si cos'è una cravatta colombiana.

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